Ecco le riflessioni del vescovo Lorenzo Loppa per “Ascolta, si fa sera”, la popolare trasmissione di Rai Radio Uno, condotta nelle quattro domeniche di febbraio

I

( puntata 7 febbraio)

Da più di quarant’anni in Italia, nella prima domenica di febbraio, si celebra la Giornata per la Vita. Oggi l’abbiamo fatto per la 43^ volta in un momento in cui ansia, smarrimento, paura, insieme a fiducia e speranza, combattono nel nostro cuore e lo costringono continuamente ad una specie di gincana dei sentimenti. Il tema della Giornata è stato “Libertà e Vita”. E la pandemia ci ha fatto e ci fa sperimentare in maniera inattesa e drammatica una limitazione impensata delle nostre libertà personali e comunitarie. La ricorrenza odierna è un’occasione preziosa per sensibilizzare tutti al valore dell’autentica libertà nella prospettiva di un suo esercizio a servizio della vita. La vera libertà va esercitata nella responsabilità. L’asse che unisce la libertà alla vita è la responsabilità. Chi crede nel Dio di Gesù Cristo sa che Dio stesso è il paradigma dell’uomo come responsabilità. E questa si spende come priorità dell’altro sull’io, per cui la felicità non nasce dalla realizzazione dei propri progetti, ma dalla risposta al bisogno altrui. La responsabilità è disponibilità all’altro e alla speranza. Dire “sì” alla vita dal suo inizio naturale al suo naturale tramonto è il compimento di una libertà che può cambiare la storia. L’essere umano è sempre un fine, mai un mezzo. La vita è mistero che coincide con il mistero stesso di Dio. Amare, promuovere, custodire la vita è il nostro modo di essere fedeli a Colui che ama la vita e fa della vita dell’uomo la Sua gloria.

II

(puntata 14 febbraio)

L’11 febbraio, memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes, abbiamo celebrato la XXIX Giornata Mondiale del malato. Un’occasione, che ogni anno ci viene offerta, per riservare un’attenzione speciale alle persone malate, a coloro che le assistono, a tutto il mondo della salute che si estende non solo agli ospedali, ma anche alle famiglie e alle comunità. In questo momento, in tutto il mondo, sono moltissimi coloro che subiscono gli effetti della pandemia da Covid-19. “La relazione di fiducia alla base della cura dei malati” è stato il tema della Giornata. Fermarsi, ascoltare, stabilire una relazione diretta e personale con l’altro, farsi coinvolgere con empatia nella sua sofferenza è importante sempre, ma soprattutto con le persone malate nel corpo e nello spirito.

La pandemia, da cui siamo squassati, ha fatto emergere tanti limiti e inadeguatezze dei sistemi sanitari con le conseguenti carenze nell’assistenza delle persone malate. Nello stesso tempo, ha messo in risalto la dedizione fino all’eroismo e al dono della vita di molti operatori, volontari, sacerdoti, religiose e religiosi. La terapia per riconquistare la salute è fatta di farmaci e di arti mediche, ma, prima di tutto, di sguardi, di attenzioni, di stima, di disponibilità, di rispetto, di valorizzazione della dignità di ognuno, di cura nel senso più pieno del termine. Il Cristianesimo annuncia il Vangelo di una sofferenza che salva, che non è materiale di scarto, ma può diventare moneta sonante per la crescita di chi deve ritrovare la salute e di chi l’accompagna.

III

(puntata 21 febbraio)

Da pochi giorni è iniziata la Quaresima che ritorna ogni anno a dirci la premura instancabile di Dio nel volerci vicini al Suo cuore come figli riconciliati. Per questo ci viene offerto un tempo propizio per ringiovanire spiritualmente, per riacquistare la nostra libertà, spesso spenta da tanti che decidono per noi, e recuperare la nostra identità di battezzati immersi nella grazia della Pasqua e nell’oceano d’amore della SS. Trinità. Le braccia aperte di Cristo Risorto, tese verso ognuno di noi, aspettano impazienti di stringerci in un abbraccio. La preghiera è il varco che ci presenta a quest’abbraccio. La misericordia ci fa sentire compassione per la sofferenza degli altri e ci invita a condividere quello che siamo e quello che abbiamo. Il digiuno ci fa provare la “fame” in solidarietà con i poveri, ci rende più presenti a noi stessi e più liberi per essere abitati dal Signore.

Ogni anno la Quaresima si apre con un gesto di potente semplicità e di grande concretezza. Lasciarsi mettere della cenere sulla testa rappresenta una forma di consapevole sottomissione. Non è un atto di mortificazione, ma di umiltà e di consapevole appartenenza. Siamo creature. Nessuno si fa da sé. Fin da quando veniamo al mondo, qualcosa in noi ci dice che bisogna essere di qualcuno per essere qualcuno. Il senso della vita è in questa umiltà di appartenere. Siamo figli e figlie amati prima di ogni nostra risposta e di ogni nostro merito. La fede è grazia. Ma ha bisogno di cura e va accudita. Ecco perché la Quaresima torna a dirci ogni anno che, è vero, siamo polvere di terra, ma siamo anche polvere di stelle.

IV

(puntata 28 febbraio)

Sono ormai due mesi che ci siamo addentrati in un anno che stiamo attraversando con un misto di ansia, paura, perplessità e, forse, rabbia; ma anche di fiducia e di speranza. Il virus da Covid-19 ha assestato un colpo fatale al nostro delirio di onnipotenza, alle nostre sicurezze, creando una profonda inquietudine e un deciso smarrimento per tanti effetti negativi che sono sotto gi occhi di tutti. Ma, guardando con la luce del Vangelo e con un pizzico di sapienza quello che abbiamo sotto gli occhi, possiamo ritagliare alcuni spiragli di luce. Intanto abbiamo potuto rilevare durante la pandemia il contrappunto del bene in tanti gesti di carità e di fede, in tanti atteggiamenti generosi e in molte scelte di servizio eroiche. E questi gesti sono fioriti in ambienti e situazioni diversi. Inoltre, tra tante difficoltà, abbiamo potuto assistere a molti eventi che hanno segnato una svolta positiva per persone e famiglie (nascite, matrimoni, raggiungimento di traguardi culturali e lavorativi …). Infine, se guardiamo la pandemia non tanto come una brutta parentesi, ma come una prova e un invito a crescere, possiamo cogliere più di  qualche ammaestramento. Due soprattutto. Essa, oltre ad essere un’emergenza sanitaria, economico-sociale, è anche un’emergenza spirituale. Non siamo padreterni. Siamo poveri e fragili. Non bastiamo a noi stessi. Abbiamo bisogno degli altri e di un Altro.

Infine, oltre ad imparare tante cose (come lavorare a casa, muoversi sul PC, pregare …) stiamo riacquistando la capacità di guardare al futuro meno smarriti e con più speranza. Siamo tornati a sperare …

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