Paolo VI ad Anagni

Paolo VI ad Anagni 1 settembre 1966

                                      VISITA AD ALATRI, FUMONE, FERENTINO E ANAGNI
                                                                 SOSTA DI PAOLO VI
                                                         AD ANAGNI «CITTÀ PAPALE»
Giovedì, 1° settembre 1966
Il Santo Padre, sostando ad Anagni, insiste sul concetto fondamentale di questa visita e non
dimenticabile giornata: la continuità della Chiesa, nella sua storia, nei suoi insegnamenti, della sua
missione quaggiù.
Paolo VI si è soffermato sull’ininterrotto collegamento degli avvenimenti della Chiesa, che
sembrano vincere le distanze del tempo, e sulla necessità che i cristiani si facciano sempre
guidare dalla sapienza e dall’amore della Chiesa madre. Sono stato a venerare la memoria del
grande e santo Pontefice Celestino – ha soggiunto il Santo Padre – ma non si può rievocare la
memoria di questi senza ricordare anche quella del suo successore Papa Bonifacio che fu tanto
diverso da lui, formidabile nella sua azione per la Chiesa e che ha dato con la sua presenza e la
sua opera celebrità immortale a questa città.
Noi non stiamo qui – ha proseguito il Santo Padre – per avanzare rivendicazioni o tessere
panegirici, né commemorazioni, ma unicamente per cogliere l’aspetto più caratteristico dell’opera
di questo Pontefice. Nessuno ebbe, forse, più di lui tanti nemici, nessuno, come lui, fu tanto
bersagliato, calunniato e perfino oltraggiato. Perché? – si è chiesto Paolo VI -. Perché al di là di
certi atteggiamenti della sua personalità, della sua politica, del suo carattere, egli è stato il Papa
che più degli altri ha affermato l’Autorità del Romano Pontefice, la continuità che ad esso deriva
dall’aver ereditato il potere che Cristo aveva dato a Pietro e in Pietro a tutti i successori. Egli
svolse il suo mandato apostolico con forme di autentica luce. Bonifacio VIII – ha osservato il
Sommo Pontefice – ha fatto quello che oggi si vorrebbe fare senza forse riuscirci: quello che oggi
si chiama «la scala dei valori». Perché Bonifacio VIII ha avuto l’intrepida forza di affermare la
formula della più piena e solenne autorità pontificia, il concetto – che fu, poi, dagli altri Papi meglio
definito – dell’esistenza dei due poteri, uno spirituale, l’altro temporale, entrambi sovrani nel loro
ordine, salvo che nella loro applicazione nella vita umana: i valori dello spirito devono condizionare
gli altri valori umani. La lezione di questo Papa è il senso dell’appartenenza alla Chiesa, la
comprensione degli obblighi di lealtà alla gerarchia per ogni cattolico, dal momento che appartiene
a una società organizzata. La gerarchia, ha detto ancora il Santo Padre, è la causa efficiente, il
principio di vita della Chiesa. Dio – ha proseguito – non ci ha lasciato camminare come pecore
senza guida, ma ha incaricato qualcuno di organizzare il suo Corpo Mistico. Perciò alla gerarchia
dobbiamo obbedienza, una obbedienza, capita, professata, meditata, non come schiavi o vinti, ma
come figli che la reclamano, l’amano, la servono. Posso domandarvi – ha esclamato, a questo
punto, il Papa, suscitando come risposta un fervido e prolungatissimo applauso – la grazia che voi
non vi rifiutate di amare il Papa? «Amate il Papa», al quale senza suo merito o ricerca è affidata la
singolare missione di rappresentare il Signore davanti alla Chiesa universale e che non ha altra
aspirazione se non quella di salvare, di farvi felici, perché la sua autorità è un servizio: il servizio
del Servo dei servi di Dio.
Accennando agli avvenimenti storici vissuti dalla Cattedrale di Anagni da dove partirono le più
gravi scomuniche contro re e imperatori e dove ebbe inizio lo scisma d’Occidente, l’Augusto
Pontefice esprime l’augurio di pace, di fraternità, di amore; ed il voto che da questo stesso luogo
parta il fraterno invito a quanti sono ancora divisi dalla Chiesa perché sia ritrovata e raggiunta
l’unità e si faccia un solo ovile sotto un solo pastore. Perché questo avvenga – ha concluso il Papa
– voi dovete essere come lampade luminose nel cielo della Chiesa, esempio di carità e di
rinnovamento spirituale come vuole il Concilio.