Quaresima: tempo di semina assidua, paziente e fiduciosa 

Al Presbiterio e ai Fedeli

della Chiesa di Anagni-Alatri 

Carissimi,      

         seminare nella speranza contro il virus della stanchezza e dell’abitudine: è la parola d’ordine e è l’impegno della nostra Quaresima per giungere ad un rinnovamento personale e comunitario nella luce e con la grazia della Pasqua. Ed è anche questo il tenore del Messaggio di Papa Francesco per quest’anno a commento di un testo della lettera dell’Apostolo Paolo ai Galati. Nell’avviarsi verso la conclusione della sua lettera, dopo aver indicato la via sulla quale è possibile mantenersi nella libertà della carità, l’apostolo invita i suoi cristiani a “camminare nello Spirito” vivendo il servizio fraterno. Seminare il bene nello Spirito, senza stancarsi e senza scoraggiarsi, per l’apparente insignificanza del Regno e l’apparente inutilità dei  nostri sforzi: è il programma di ogni vita cristiana autentica. Ecco il testo commentato da Papa Francesco:

Non stanchiamoci di fare il bene; se infatti non desistiamo,

a suo tempo mieteremo. Poiché dunque ne abbiamo l’occasione,

operiamo il bene verso tutti” (Gal 6,9-10a).

Qui San Paolo evoca l’immagine della semina e della mietitura e parla di un “kairòs” (un tempo propizio), un’occasione favorevole per seminare il bene in vista della mietitura. Qual’ è questo tempo propizio? Certamente lo è tutta la nostra vita, ma in modo particolare lo è la Quaresima, questa “decima dell’anno”, del quale la Quaresima stessa è un immagine molto significativa (Sant’Agostino).

La Quaresima è un tempo di rinnovamento spirituale e di ringiovanimento del cuore, una bella “primavera dello spirito” che fa appello alla nostra responsabilità di fronte al dono del Battesimo. Nell’indirizzare il nostro sguardo alla Veglia pasquale e al rinnovo delle promesse battesimali, la Quaresima ci invita a passare dal deserto della tentazione (I^ domenica) al monte della Trasfigurazione (II^ domenica) attraverso un cammino di conversione e di sincero confronto con la Parola di Dio, che non ci vuole portare alla autocommiserazione o al senso di colpa ma a ricentrare tutta la nostra vita sulla Trinità e sulla Pasqua, cioè su quell’oceano d’amore in cui siamo stati immersi il giorno del nostro Battesimo. Convertirsi non significa guardare indietro con rincrescimento, ma in avanti con speranza; non in basso alla nostra manchevolezza, ma in alto all’amore di Dio; significa guardare non a ciò che non siamo riusciti ad essere, ma a ciò che con la grazia divina ora possiamo diventare. Nella nostra vita troppo spesso prevalgono la superbia, l’ambizione, il desiderio di avere, di consumare … La Quaresima ci invita a cambiare mentalità cosicchè la vita riacquisti la sua verità e bellezza non tanto nell’avere quanto nel donare; non tanto nell’essere da più degli altri, ma nel servire; non tanto nel possedere quanto nel seminare il bene e nel condividere… Ascoltare la Parola e praticare la misericordia, seminando il bene non come peso, ma come grazia, ci unisce attivamente al Signore che nella Sua umanità ricomincia ogni giorno a creare e sostenere ciò che esiste.

Non stanchiamoci di fare il bene”: non stanchiamoci di vivere quel tirocinio del cuore e quella disciplina spirituale attraverso i cui elementi la Quaresima è “sacramento della nostra conversione”.

Non stanchiamoci di pregare. Abbiamo bisogno di tanta speranza per riprendere slancio, fiducia, coraggio che rischiano di affievolirsi vista l’inutilità degli sforzi sostenuti, vista la stanchezza e il senso di vuoto che la pandemia ha contribuito a diffondere nelle persone, nelle famiglie, nelle comunità … Nella preghiera si alleva la speranza derivante dalla conoscenza del mondo e della storia secondo Dio senza la quale non possiamo avere stabilità (cfr Is 7,9). La fede non ci risparmia le tribolazioni della vita, ma ce le fa attraversare con la forza della speranza che non delude perché l’amore di Dio è stato seminato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo (cfr Rm 5,1-5).

Non stanchiamoci di combattere contro il male e il peccato. Il digiuno, non solo alimentare, ci fa sperimentare la fame di Dio in solidarietà con i poveri. Ci educa alla libertà interiore, ridestando in maniera più viva la coscienza che siamo superiori ai nostri appetiti. Le rinunce, anche costose, non hanno nulla di mutilante. Servono a liberare la nostra fede da tante incrostazioni, dalla facilità dell’apparenza, dei compromessi e degli accomodamenti.

Non stanchiamoci di fare il bene nella carità operosa verso il prossimo. Se è vero che tutta la nostra vita è tempo per seminare il bene, approfittiamo in modo particolare di questa Quaresima per farci vicini a chi è ferito sulle strade della vita, “per cercare, e non evitare, chi è nel bisogno; per chiamare e non ignorare chi desidera ascolto …; per visitare, e non abbandonare, chi soffre la solitudine …”. La Quaresima è un tirocinio del cuore: il digiuno è l’anima della preghiera e la misericordia è la vita del digiuno (cfr San Pietro Crisologo).

E la mietitura? Possiamo vederla a cerchi concentrici. “Chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà” (2 Cor 9,6): il primo cerchio del nostro raccolto sono i riflessi del bene seminato in noi stessi e nelle nostre relazioni quotidiane. Nemmeno il più piccolo gesto d’amore sarà cancellato dal libro della vita, anche un semplice bicchiere d’acqua. E sicuramente ci sarà dato di vedere solo una piccola parte di quanto seminiamo.

La Parola di Dio, però, ci annuncia che la mietitura più vera è quella che riguarderà l’orizzonte ultimo del nostro cammino quando il futuro nostro si ritroverà tra le braccia del futuro di Dio, e quando tutto ciò che è stato seminato nella miseria risorgerà nella gloria e ogni germe di bene e di amore sarà promosso e accolto nel cuore di Dio (cfr 1Cor 15,42-44). E questo è il cerchio ultimo del raccolto.

Il Vangelo di Giovanni, però, dopo l’incontro con la Samaritana, nel colloquio con i discepoli, mette in bocca a Gesù un proverbio che riguarda la distanza tra chi semina e chi miete: “Uno semina e l’altro miete” (4,37). E’ questo il problema. E’ il cerchio non immediato del raccolto! La stanchezza è in agguato perché, in genere, ci è dato di vedere solo una piccola parte di ciò che abbiamo seminato … Allora, partecipando alla magnanimità di Dio, non dobbiamo desistere, avviando processi i cui frutti saranno raccolti da altri. Continuare a seminare il bene con il sorriso sulle labbra ci libera dalla strettoia del tornaconto personale e regala al nostro agire il profumo della gratuità, inserendoci nel meraviglioso orizzonte del disegno di Dio che va avanti, con noi o senza di noi non importa, ma con la certezza incrollabile che “se non desistiamo, a suo tempo mieteremo”. Il digiuno prepara il terreno, la preghiera irriga, la carità feconda.

E proprio la “Quaresima della carità” ci permetterà di sostenere in maniera generosa la missione dei Frati Minori Conventuali a Cuba. I religiosi sono molto vicini alla popolazione della Capitale e delle zone circostanti provate più volte da uragani tropicali che hanno creato non pochi danni.

Buona Quaresima a tutti con un cammino spedito verso Pasqua

 

Anagni, 2 marzo 2022

Mercoledì delle Ceneri

+ Lorenzo, vescovo

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