Nella mattinata di domenica 7 gennaio il vescovo Ambrogio Spreafico si è recato in visita a Trivigliano. Prima tappa presso la comunità In Dialogo, fondata e diretta da padre Matteo Tagliaferri, il religioso vincenziano originario di Vico nel Lazio; qui il vescovo ha incontrato lo stesso padre Matteo, alcuni operatori e gli ospiti della comunità di recupero, dialogando con questi ultimi e apprezzando il lavoro di quanti si adoperano per il recupero dei giovani finiti nella spirale di varie dipendenze.

Subito dopo l’arrivo in paese dove, in piazza della Vittoria, Spreafico è stato accolto dal parroco don Rosario Vitagliano, dal sindaco Gianluca Latini e dalle note della banda musicale, in grande spolvero artistico nonostante il tempo inclemente. Nella vicina chiesa parrocchiale il vescovo ha quindi presieduto la celebrazione eucaristica, con il parroco don Rosario e tre religiosi attivi nella comunità In Dialogo.

Nel corso dell’omelia il vescovo, prendendo spunto da un recente fatto di cronaca di due sorelle di Recanati trovate morte in casa dopo mesi senza che nessuno sentisse il bisogno di andare a trovarle e vedere che fine avessero fatto, ha sottolineato proprio la necessitò di rompere la spirale della solitudine delle persone sole e anziane: «Non si può vivere da soli, far finta che l’altro non esista, perché la solitudine uccide», ha detto tra l’altro il vescovo, invitando altresì la piccola ma dinamica comunità di Trivigliano ad essere «segno d’amore, una comunità dove ci si vuole bene, perché dai piccoli paesi possono arrivare quei segni di amore, di vicinanza, di ascolto che poi cambiano il mondo, ad iniziare dal nostro mondo, dagli ambienti in cui viviamo».

Prima del termine della Messa, al vescovo sono stati donati tre libri: sulla storia del paese, sugli Statuti di Trivigliano e sulla vita di padre Agostino Di Meo, religioso triviglianese che spese la sua vita da missionario in Birmania. Dopo la Messa e prima di un momento conviviale, Spreafico ha incontrato i catechisti, i membri del gruppo liturgico e alcuni giovani, informandosi delle attività pastorali che portano avanti insieme al parroco e invitandoli a proseguire sulla strada così tracciata.

di Igor Traboni

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