di Stefano Padoan, presidente Ac diocesi di Frascati

Un caldo insolito ha accompagnato l’ascesa al Monte Viglio da Filettino sul Sentiero Frassati, in occasione della “Festa della Croce” organizzata per  domenica 3 luglio dal CAI di Colleferro e dall’Azione Cattolica di Anagni Alatri.

Memore dell’esperienza vissuta lo scorso anno, sono arrivato qui dalla diocesi di Frascati per la seconda volta, invitato dalla presidente diocesana Concetta Coppotelli,  insieme a mia moglie, due dei miei figli e altri due soci  di Ac.

Non una semplice passeggiata, ma un vero percorso  nella natura e nella memoria ha accompagnato il  passo degli escursionisti, soprattutto del CAI, accaldati ma pieni di entusiasmo,  che in mattinata si sono radunati a Passo Serra S. Antonio per raggiungere la vetta.

Ci ha accolti ed accompagnato una natura sempre bellissima ma con un volto differente, in trasformazione, senza il bianco della neve che lo scorso anno appariva a sorprendere gli sguardi e a ricordarci che ci troviamo ad un’altitudine che va dai 1608 ai 2156 di altezza.  Una montagna dal volto asciutto, molto più pietroso e aspro, ingentilito solo un poco dal verde dei prati e dalle fioriture multicolori.

Mentre ne percorrevamo i sentieri sotto il sole, salendo i lunghi tratti  verso la cresta che mettono alla prova il fiato e la resistenza, ne abbiamo avvertito lo sguardo severo che ha suscitato spontanea la riflessione sull’impatto umano sull’ambiente e sui cambiamenti climatici, che sarebbe diventata di cogente  attualità solo un paio di giorni dopo, alla luce dell’immane tragedia della Marmolada.

La montagna “segno” di vita e spiritualità, come la intendeva il nostro Piergiorgio Frassati, che l’ha amata non in una maniera “sentimentalistica”, ma proprio come luogo di silenzio, di ascolto privilegiato di Dio che parla al cuore dell’uomo , di rivelazione e di discernimento, in cui si fa l’esperienza della fatica e del limite, ma anche della solidarietà e dell’aiuto reciproco.

Sono state  tante  infatti le mani che ho visto tendere nel corso del cammino, specialmente nei tratti più impegnativi, come ad esempio la scalata del famoso “Gendarme”, lo sperone roccioso da superare per affrontare l’ultimo tratto di strada, dal quale, finalmente si può scorgere l’azzurro della croce d’acciaio  fissata sulla vetta.

Si, perché  il cammino di quest’anno è stato ancor di più  all’insegna del ricordo in quanto il “custode” di quella croce, il dottor Nicola Caruso da qualche mese non è più con noi , ma percorre i sentieri del cielo. È stato proprio dalla sua voce che lo scorso anno ho appreso l’emozionante storia all’origine della sua istallazione nel 1973 , come ringraziamento per essersi salvati, da parte di alcuni giovani di Azione Cattolica,  un seminarista e un sacerdote, sorpresi da una tempesta di neve in vetta nel febbraio del 1968.

E proprio sulla croce del Viglio  è stata collocata una targa in ricordo del dottor Caruso, prima della S. Messa celebrata da don Augusto Fagnani, assistente del CAI e parroco di S. Bruno a Colleferro.

Don Augusto, dopo le sue intense e commosse parole sul  compianto Nicola, ha coronato e portato a compimento il cammino della mattina con una riflessione sulla “Laudato si” di Papa Francesco, in cui ha sottolineato la necessità dell’impegno di tutti, attraverso scelte di vita concrete, di ritrovare l’equilibrio tra uomo e ambiente per ricostituire  il “giardino della creazione” in cui Dio in origine ha posto  l’essere umano per coltivarlo ed esserne custode .

Nella discesa verso la strada del ritorno, accompagnati dallo sguardo della statua di Maria che dall’alto del Viglio  guarda e benedice la valle, dopo aver rigenerato il nostro spirito, con le borracce ormai vuote, una sosta presso la Fonte Moscosa ha rinfrancato anche  la nostra sete e ha dato sollievo alla calura di questa comunque indimenticabile giornata.

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