In quasi tutte le religioni la presenza delle montagne, come luogo di incontro fra Dio e l’uomo, diventa un simbolo. Le montagne nella Bibbia sono i luoghi scelti da Dio per manifestarsi. Vi è il monte Moria verso il quale Abramo sale con Isacco per offrirlo a Dio e dove incontra Dio che non vuole sacrifici umani. Mosè sale sul Sinai-Oreb ritenuti, per eccellenza, monti della rivelazione e incontra Dio. C’è quindi, e da sempre, un legame stretto tra la montagna, Dio e l’uomo. La montagna è un luogo dove si può trovare in silenzio e in preghiera un dialogo con Dio, avvicinandosi a Lui. La purezza del luogo, la natura incontaminata e i profumi del bosco ci liberano dai pensieri pesanti e negativi e ci danno sollievo per poter continuare la vita di tutti i giorni. Vivendo questa dimensione si possono imparare tante cose, il rispetto per il creato, tanto a cuore a papa Francesco e tema della sua enciclica ‶Laudato si’″, per gli animali, per la vita.
Nel 2002 le Nazioni Unite hanno proclamato la “Giornata internazionale della montagna” e da allora ogni  11 dicembre la si festeggia, anche come preziosa occasione per riflettere sulla responsabilità che hanno gli uomini per tutelarla. La montagna regala esperienze uniche ed irrepetibili, si impara che ogni salita, semplice o complicata che sia, ha dentro di se delle emozioni. La persona riscopre se stessa anche nella forma più estrema; riscopre quella solitudine che aiuta a fortificare l’anima ed è un modo per guardarsi dentro.
La montagna ci trasforma, ci aiuta a vivere e ad essere migliori ed è per questo che ha tutta questa magnificenza e contiene così tanti valori. Nella sua nudità ogni montagna ha tanto da dire…: insomma, è il luogo dove l’uomo si ritrova davanti al Signore. Salire in cima diventa allora la metafora dell’ascesi interiore che ognuno è chiamato a compiere. Raggiungere una vetta dopo grande fatica è un’esperienza liberante; ammirare il panorama dall’alto aiuta anche ad apprezzare la quotidianità e ad ammirare quella bellezza che tante volte dal basso non è nemmeno intuibile.
Nel nostro territorio ci sono montagne che si ergono, maestose come la Monna, la Rotonaria, il Viglio, il Cotento e tante altre che, come grandi fari, ci ricordano che, pur essendo mute, ci parlano continuamente. E torna in mente quanto disse San Giovanni Paolo II: la montagna è “la via della contemplazione, non solo come strada maestra per fare esperienza del Mistero, ma anche quale condizione per umanizzare la nostra vita e i reciproci rapporti”. E non a caso il santo pontefice polacco più volte amò ritirarsi sulle nostre montagne, da quelle del santuario della Santissima Trinità a quelle attorno a Piglio.
Emanuela Sabellico
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