Omelia di Marcianò alla Messa con i Vescovi amici del Movimento dei Focolari

Cattedrale di Anagni, sabato 5 settembre 2026 Carissimi Confratelli, vi accolgo con gioia in questa Cattedrale, grato che ne abbiate voluto fare una meta di pellegrinaggio in questo incontro che vi vede assieme, nella condivisione fraterna del carisma che custodite e coltivate più da vicino, come vescovi vicini al Movimento dei Focolari.E la Liturgia della Parola, oggi, ci aiuta a riscoprire quel “Gesù in mezzo” che era l’ideale sperimentato e vissuto, fin dall’inizio, dal Chiara Lubich e dalle sue compagne e che oggi unisce voi, unisce noi.Gesù è “in mezzo” nel suo essere «Signore del sabato», dice Egli stesso nel Vangelo (Lc 6,1-5); Egli è «Signore della storia», diceva Paolo VI; si erge nel mezzo della storia, nel mezzo della vita e delle vicende di ogni uomo, delle nostre stesse scelte pastorali. Ci chiede di leggere la storia superando il livello puramente umano, innestandoci in questa sua centralità che irradia di luce vera l’esistenza e illumina concretamente le vie da seguire.Ed è significativo che questa centralità sia stata la prima direttiva offerta un anno fa da Papa Leone quando, appena eletto, incontrava i vescovi italiani, indicando l’importanza della «collegialità» e declinando «alcune attenzioni pastorali»; anzitutto, «uno slancio rinnovato nell’annuncio e nella trasmissione della fede. Si tratta – dice appunto il Papa – di porre Gesù Cristo al centro e, sulla strada indicata da Evangelii gaudium , aiutare le persone a vivere una relazione personale con Lui, per scoprire la gioia del Vangelo. In un tempo di grande frammentarietà è necessario tornare alle fondamenta della nostra fede, al kerygma. Questo è il primo grande impegno che motiva tutti gli altri: portare Cristo “nelle vene” dell’umanità, rinnovando e condividendo la missione apostolica: “Ciò che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi” (1Gv 1,3). E si tratta di discernere i modi in cui far giungere a tutti la Buona Notizia, con azioni pastorali capaci di intercettare chi è più lontano e con strumenti idonei al rinnovamento della catechesi e dei linguaggi dell’annuncio».Siamo oggi in un luogo significativo. Una Cattedrale che ha una storia splendida e offre scorci di straordinaria bellezza. Un luogo che, nella sua arte e nella sua storia, è espressione della centralità di Gesù ed è, al contempo, un linguaggio di annuncio, è una catechesi in se stessa. Come interpretare diversamente gli affreschi della Cripta, sunto della Storia della Salvezza?Ma Anagni, per il Movimento dei Focolari, è ed ha una storia particolare. Siamo nel secondo dopoguerra quando, attraverso l’incontro tra una delle prime compagne di Chiara Lubich e una donna di Roccasecca, il Movimento arriva in Ciociaria e si diffonde poi ad Anagni, in particolare grazie all’opera di don Francesco Cardinali, un sacerdote che, nel suo “testamento”, lo definirà «la mia seconda famiglia» e parlerà di «Chiara, mia seconda mamma», ringraziandola per avergli «dato fiducia» e affidato tanti suoi «figli spirituali»… egli coinvolge altri sacerdoti, tra i quali don Luigi Sementillio; che porterà il Movimento a Frosinone e, negli anni 60, farà conoscere Chiara a Mons. Giuseppe Marafini, vescovo di Veroli e Frosinone, favorendo un’amicizia spirituale che darà grandi frutti.Oggi, guardando a questi eventi, ci immergiamo in un tempo di grande fecondità per la Chiesa italiana, espressa, peraltro, in contesti sociali segnati da complessità. Il “crollo” provocato dai due grandi conflitti mondiali del ventesimo secolo da una parte, la ripresa economica con le sue illusioni dall’altra, il profilarsi di quel rivoluzionario 68 che avrebbe messo in crisi molte certezze e aperto la strada a una ben più ampia rivoluzione antropologica, le cui conseguenze ancora oggi ci stanno dinanzi…Le ragazze, i giovani, le famiglie di questa zona scoprivano allora l’ideale evangelico, come roccia a cui aggrapparsi e come tesoro da portare al mondo, rivivendo l’esperienza di Chiara e delle sue compagne, che avevano imparato a leggere il Vangelo tra i bombardamenti. Scoprivano quel “Dio Amore” che è risposta alle crisi e alle domande dell’uomo di tutti i tempi.«Tutto vince l’Amore!», ricordava Chiara in una lettera del novembre 1948 alle «carissime sorelle di Anagni», esortandole ad attuare «perfettamente la Divina volontà», nella certezza che «Dio ci butterà in tutti i campi dell’umana società, come tizzoni di fuoco che incendieranno ogni ambiente». Quanto sembrano attuali queste parole! Quanto bisogno abbiamo anche oggi di «incendiare» i campi dell’umana società, dell’umano in senso ampio!Questa Diocesi di Anagni ha dato i natali a Papa Leone XIII, al quale si deve l’intuizione profetica di quella Dottrina Sociale della Chiesa che, provvidenzialmente, Leone XIV ha voluto riproporre con forza al nostro tempo, fin dalla scelta del suo nome e svelandone il principio portante nella prima Enciclica: la Magnifica Humanitas: l’«umano», appunto. E «questa magnifica umanità in Gesù Cristo diventa la Via, la Verità e la Vita, aprendo per ciascuno di noi la strada per crescere verso la pienezza».Ancora una volta Cristo al centro: fondati in Lui, spiega il Papa, «possiamo contribuire con impegno a tutte quelle iniziative che costruiscono un mondo più giusto, e possiamo chiamare altri a collaborare con noi nella promozione dello sviluppo integrale di ogni essere umano… in dialogo con tutti gli uomini e le donne del nostro tempo».Il cristocentrismo diventa spiritualità del dialogo, della pace, della comunione, dell’unità, spesso ribadita da Papa Leone, che impregna di carità i vari campi dell’umano. Penso, solo come esempio, all’“economia di comunione”, così cara ai Focolarini, rileggendola eucaristicamente alla luce delleparole di Gesù: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame?Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, ebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?». Sì, la comunione, l’amore. Perché “Gesù al centro” è il “Dio Amore”! E questa è la risposta della Chiesa, in ogni tempo e ai mali di ogni tempo.Una risposta che si incarna in anime sante come, nel nostro tempo, in Chiara Lubich o MadreTeresa, della quale oggi ricorre la memoria. Anime che costruiscono un mondo nuovo senza mezzi e trionfi umani, ma rivivendo l’esperienza di Paolo (1 Cor 4,6b-15: essere «stolti a
Il Vescovo Santo conduce “Ascolta, si fa sera” su RaiRadio1

Per tutti i lunedì del mese, a partire dal 7 settembre, l’arcivescovo Santo Marcianò condurrà le riflessioni della trasmissione “Ascolta, si fa sera”, sulle frequenze di Rai Radio 1, alle 20.55. Si tratta di uno dei programmi radiofonici più ascoltati, in Italia e all’estero, disponibile anche su Rai Play, e di una delle trasmissioni più longeve, visto che va in onda ininterrottamente dal 1970, proprio per il grande successo che riscuote da sempre. Durante la settimana, dal lunedì al venerdì, al microfono si alternano esponenti di diverse confessioni religiose; al lunedì, per l’appunto, è la volta di un sacerdote cattolico per alcuni minuti di riflessioni spirituali e morali.
Il “Dopo di Noi” ha una casa anche a Fiuggi per i diritti delle persone con disabilità

E’ stata una giornata ricca di emozioni quella vissuta mercoledì 2 settembre a Fiuggi: con l’apertura della casa del “Dopo di Noi Fiuggi”, infatti, il territorio compie un passo fondamentale sul fronte dell’inclusione sociale. La casa è stata fortemente voluta e realizzata grazie all’impegno sinergico della Cooperativa Sociale La Meridiana, che gestisce altre tre case nei Comuni del Distretto A di Frosinone (Anagni, Alatri, Guarcino), e all’impegno della famiglia Callori che ha consegnato, nella stessa data del 2 settembre 2026, le chiavi della struttura completamente restaurata. La struttura nasce per dare una risposta concretamente umana alle famiglie che credono nella L.112/16 che tutela i diritti delle persone con disabilità e dà loro la possibilità di vivere una vita autonoma e indipendente rispetto alla famiglia. Alla cerimonia inaugurale hanno preso parte numerose autorità civili, religiose e militari del territorio, insieme ai rappresentanti della Cooperativa La Meridiana, agli operatori sociali, ai volontari e, soprattutto, a tante famiglie. Nel corso degli interventi è stata sottolineata la centralità di un traguardo che trasforma un diritto sulla carta in una realtà tangibile di civiltà. Con questa inaugurazione la cooperativa La Meridiana consolida ulteriormente la rete di protezione sociale già attiva in provincia di Frosinone, sul territorio del Distretto A, trasformando il “Dopo di Noi” da timore a speranza concreta, fondata sui pilatri della dignità, della cura e del diritto a una vita indipendente. All’inaugurazione sono intervenuti tra gli altri l’arcivescovo Santo Marcianò, che ha benedetto i locali, Maria Assunta Trinti, dirigente del Comune di Fiuggi, Sara Battisti, consigliera regionale, Maria Teresa Formisano, Garante per la tutela delle persone con disabilità della Regione Lazio.
Anagni, festa di San Magno: l’omelia del Vescovo Santo

Omelia alla celebrazione in occasione della festa di San MagnoAnagni, 18 agosto 2026 «Non abbiate paura», dice Gesù nel Vangelo (Mt 10,28-33). Lo dice a una umanità, quella di ieri e quella di oggi, afflitta da paure di vario genere. E lo dice in un giorno che, per la nostra Diocesi, è giorno di Festa.Celebriamo San Magno, Patrono di Anagni, vescovo e martire. Noi celebriamo il martirio ma sperimentiamo la paura. L’essere umano ha paura. San Magno, certamente, l’ha avuta. Gesù stesso l’ha avuta, nel momento estremo della sua vita terrena. Come vincerla, possiamo chiederci, al punto da dare la vita nel martirio? E perché dona la vita un martire? Di cosa egli, come San Magno per noi, diventa “testimone” – è questo, lo sappiamo, il significato della parola “martire” – con la sua vita e la sua morte?Il martire dona la vita per amore, per fede. Questo è certamente vero. Ma ci rendiamo conto che c’è un “di più”. Non tutti coloro che amano e vivono una profonda fede, neppure tutti i Santi, sono chiamati al martirio cruento.Ed ecco la prima verità. Il martirio è una chiamata, una vocazione, la cui risposta traduce la forza di vincere la paura. Come ogni chiamata, infatti, implica una Grazia che ci precede. «Gioirò per la Tua Grazia, Signore», dice il Salmista (Salmo 30 [31]). «La grazia di Cristo è il dono gratuito che Dio ci fa della sua vita, infusa nella nostra anima dallo Spirito Santo per guarirla dal peccato e santificarla», leggiamo nel Catechismo della Chiesa Cattolica. È «grazia santificante o deificante, ricevuta nel Battesimo» ma «comprende anche i doni che lo Spirito ci concede per associarci alla sua opera, per renderci capaci di cooperare alla salvezza degli altri e alla crescita del corpo diCristo, la Chiesa»; tra questi, ci sono «le grazie speciali chiamate anche carismi con il termine greco usato da san Paolo, che significa favore, dono gratuito, beneficio». Il martirio è grazia, dono speciale offerto da Cristo; in quanto carisma, è anche mistero: nessuno riesce a spiegarlo completamente, forse neppure chi lo riceve, pur rispondendo con libertà e con una speciale gioia. Al martirio, infatti, si risponde con gioia. E tale gioia non è una ingenua spensieratezza ma «perfetta letizia»¸ dice San Giacomo nella seconda Lettura (Gc 1,2-4.12), parlando proprio di chi subisce «ogni sorta di prove».«Perfetta», nel linguaggio teologico, significa “matura”. La gioia, cioè, è il un frutto maturo di una fede messa alla prova; e si associa alla pazienza, alla virtù della fortezza. Ma dire che qualcosa è davvero maturo, nella fede, vuol dire che è finalizzato alla carità, all’amore.Ecco: la gioia matura del martirio si spiega con quella carità che il versetto alleluiatico chiama «consolazione». Penso a quanti, tra noi, sono in questo momento provati da «qualsiasi genere di afflizione», come dice la Parola di Dio (cfr. 2 Cor 1,3-4). San Magno oggi si propone come un testimone ma anche come fratello, amico che consola, aiutandoci concretamente ad affrontare le difficoltà e i drammi della vita, che sono per noi martirio.Forza, cari fratelli e sorelle! L’esempio di San Magno ci fa sentire la Presenza di un Dio che ci consola e ci rende strumenti di consolazione per i fratelli.Che carità grande e necessaria la consolazione! Vogliamo gridarlo con forza, in un tempo in cui la tragedia della solitudine rende più dura ogni sofferenza, ogni prova, e apre la strada alla tentazione di impossessarsi in vario modo della vita. La consolazione del Signore, invece, è vicinanza e ci raggiunge pure attraverso l’amore fraterno. Questa consolazione sfocia nell’affidamento. Il martire si affida totalmente alle Mani di Dio; mentre il suo corpo è annientato, il suo cuore, come il Salmista, rincorre il Volto del Padre, il quale non può abbandonare i Suoi Figli.Gesù ce lo assicura: «tutti i capelli del nostro capo sono contati». Il martire ha la profonda certezza di appartenere a Qualcuno e sa di avere un infinito valore ai Suoi occhi; un valore tale che Egli non potrebbe permettere per noi alcun male: «Voi valete più di molti passeri».La paura è vinta dall’affidamento filiale. Come ogni martire, San Magno testimonia che il nostro non è un Dio lontano ma un Padre che tiene noi, Suoi figli, nel palmo delle Sue mani (Is 49,16); che sussurra a ciascuno: «tu vali “più”»! Un più che non ha prezzo, se non l’amore; un “più” che ha portato Cristo a dare la vita sulla Croce per amore nostro. Capire la Paternità di Dio, l’Amore di Gesù ci aiuta a cogliere il nostro valore, il valore della creatura umana, infinito e insostituibile in ogni fase della vita.È per annunciare questa verità che San Magno ha dato la vita. Il suo martirio è stato una via di evangelizzazione, una forma di paternità; un donarsi perché altri avessero la salvezza. Noi siamo figli della generatività di San Magno; figli della sua predicazione, del suo annuncio evangelico portato al punto estremo. Ed è stupendo pensare che la nostra terra sia stata cristianizzata da un vescovo che era fuggito dalla persecuzione ma non ha «rinnegato» il suo Signore, neppure davanti alla morte, come dice Gesù.Sì, San Magno ci ha “detto” e ci ha “dato” Gesù! E anche noi dobbiamo fare questo per il mondo. Egli ci ha evangelizzati dapprima con la parola e poi senza parola, ovvero offrendo la propria vita per poter «più» assomigliare a Colui che annunciava. Al «più» dell’amore di Cristo, il martire risponde con questo «più» di amore. E lo stesso amore umano, se inondato dalla Grazia di Dio, conosce questo «più»: può perdonare senza vendetta, superare ogni tradimento, sopportare disprezzo e rifiuto, rispondere al male con il bene… Non sono parole. È vita concreta, come forse molti tra noi stanno sperimentando.Questo «più» permette un’intima conoscenza di Gesù che, dice la prima Lettura (Sap 3,1-9), dona capacità di vedere ciò che altri non vedono: vita dove c’è morte, pace dove c’è dolore, eternità dove c’è la fine. Il martire vede il futuro con gli occhi di Dio, così genera Bellezza. E pure
La Madonna di Lourdes alla Santissima Trinità: gemellaggio spirituale tra i due Santuari

Qualche tempo fa, in un servizio pubblicato sul settimanale “Maria con te”, il rettore don Alberto Ponzi aveva rivelato un desiderio suo e di tanti fedeli: un “angolo mariano” al Santuario della Santissima Trinità di Vallepietra. Con tanto di gemellaggio spirituale con il Santuario di Lourdes. E mercoledì 12 agosto 2026 questo desiderio-auspicio si è realizzato, con l’inaugurazione e la benedizione di una grotta dedicata alla Madonna di Lourdes, con la collocazione dell’immagine dell’Immacolata Concezione lungo il percorso che conduce al Santuario della Santissima Trinità. Un evento di fede raccontato con dovizia di particolari dal sito di informazione anagnia.com, che ringraziamo con il suo direttore Ivan Quiselli per averci concesso di riprendere la notizia e per le foto. Adesso, quindi, i pellegrini diretti allo speco della Santissima Trinità incontreranno anche Maria, nella sua immagine di Lourdes, prima di proseguire il cammino verso il Santuario. Il passaggio decisivo perché il tutto si realizzasse, è arrivato nel 2024, quando, grazie all’impegno e alla collaborazione di Damiano Ippoliti, Angelo Ludovisi, padre Michel Dauban, Carmine, Paolo e Flavio, è stato possibile incontrarsi al Santuario di Lourdes e gettare le basi concrete per quello che oggi è diventato un vero e proprio gemellaggio spirituale. Da quell’incontro è iniziato un percorso fatto di rapporti umani, amicizia, fiducia e condivisione. Un percorso che ha permesso di trasformare un’idea in un progetto e un progetto in una realtà concreta. Un luogo nel quale fermarsi, pregare, affidare a Maria le proprie intenzioni e poi riprendere il cammino verso la Santissima Trinità. Tra l’altro, questa giornata mariana è coincisa con il 48° anniversario di ordinazione sacerdotale di don Alberto, 26 dei quali spesi, senza stancarsi mai, alla guida del Santuario della Santissima Trinità e della comunità di Vallepietra. Dopo la recente visita privata di Papa Leone, insomma, un altro giorno che resterà scolpito della storia del Santuario di Vallepietra.
Seminaristi della Guinea accolti nelle due diocesi

Nella serata di martedì 28 luglio, in occasione della Messa solenne a Ceprano per la festa del patrono S. Arduino, l’arcivescovo Santo Marcianò ha accolto i seminaristi Pierre e Roger, provenienti dalla Guinea. Roger e Pierre, insieme ad un altro seminarista che giungerà in Italia tra qualche settimana, saranno ospiti delle nostre diocesi di Frosinone e di Anagni per concludere i loro studi teologici e, una volta ordinati sacerdoti, presteranno il loro servizio qui per qualche anno. Fino al momento dell’ingresso al Seminario regionale Leoniano di Anagni, nel prossimo autunno, i giovani seminaristi africani saranno ospiti del convento dei Carmelitani, a Ceprano. Don Sergio Reali, vicario della Cattedrale di Frosinone, sarà il punto di riferimento/responsabile dei giovani seminaristi. In questa foto, i due seminaristi della Guinea con don Sergio Reali e il carmelitano padre Rocco.
Papa Leone a sorpresa al Santuario della Santissima. Il vescovo Marcianò: «Una grande gioia»

Visita a sorpresa e in forma strettamente privata di Papa Leone al Santuario della Santissima Trinità di Vallepietra, in diocesi di Anagni-Alatri. Il Pontefice è arrivato nella mattinata di mercoledì 22 luglio, qualche minuto prima delle 10, proveniente dalla residenza estiva di Castelgandolfo, inerpicandosi con il piccolo seguito sulle strade di montagna. Accompagnato tra gli altri dal fratello, Papa Leone è stato accolto da don Alberto Ponzi, rettore del santuario diocesano, da alcuni religiosi che qui prestano servizio ogni giorno per le confessioni, dalle suore Cistercensi della Carità che hanno la cura del santuario, da alcuni negozianti che hanno le caratteristiche “bancarelle” lungo la strada pedonale per il santuario e da una ottantina di pellegrini in visita in quel momento, sorpresi per l’inaspettata visione del Papa che poi ha voluto salutarli uno ad uno, con tutti scambiando qualche parola. Dopo essersi fermato in preghiera proprio davanti all’affresco della Santissima Trinità, Papa Leone si è quindi affacciato dalla piccola loggia delle benedizioni, rivolgendo alcune parole ai presenti: «Questo santuario così bello ci fa ricordare il desiderio che è nel cuore di tutti noi di cercare Dio, di cercare la santità, di cercare l’aiuto di Dio che non ci abbandona mai». Il Papa è quindi sceso nel piazzale della grande chiesa all’aperto e ha poi visitato la chiesa sotterranea intitolata a San Giovanni Paolo, che da pontefice pure si recò a sorpresa in questo santuario, e gli ambienti che ospitano gli ex voto dei devoti alla Santissima Trinità, mèta ogni anno di circa centomila pellegrini provenienti anche dalla regioni limitrofe e spesso a piedi, dopo una marcia di giorni Dopo aver preso un caffè ed un bicchier d’acqua nel piccolo locale usato come foresteria dal personale del Santuario, il Papa ha lasciato il sacro speco dopo circa un’ora. «La visita del Papa è stata per tutti noi una grande gioia – ha commentato monsignor Santo Marcianò, vescovo di Frosinone e Anagni-Alatri – uno sprone in più per continuare nel nostro cammino di Chiesa, fedeli al suo magistero. Siamo davvero felici e anche commossi per l’onore che ci ha voluto riservare. Nel prossimo mese di settembre organizzeremo un grande pellegrinaggio interdiocesano a Roma per ricambiare la visita». di Igor Traboni
Tutte le nomine dei nuovi parroci e vicari parrocchiali

L’arcivescovo Santo Marcianò, in data 4 luglio 2026, ha comunicato le seguenti nomine di nuovi parroci e vicari parrocchiali. I nuovi incarichi decorreranno a partire dal mese di settembre (salvo diversa indicazione) e le date degli ingressi saranno comunicate successivamente dall’Arcivescovo. DIOCESI ANAGNI – ALATRINOMINE NUOVI PARROCI E VICARI PARROCCHIALI FORANIA DI ANAGNI Parrocchie: FORANIA DI FIUGGI Parrocchie: Parrocchie: Parrocchie: Parrocchie: Parrocchia: FORANIA DI ALATRI Parrocchia: Parrocchia: Parrocchie: Parrocchie: Parrocchia: Parrocchie:
Anagni: professione perpetua per due suore Cistercensi della Carità

Festa grande per la famiglia delle suore Cistercensi della Carità: lunedì 29 giugno, nella Cattedrale di Anagni alle 18, durante la celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo Santo Marcianò, ci sarà la professione perpetua di suor Maria Alupo e suor Christine Thorach, entrambe ugandesi. Una cerimonia che avviene in una data assai particolare per la congregazione, visto che cade nella solennità dei santi Pietro e Paolo e nella commemorazione del giorno della morte di madre Claudia della Croce, fondatrice delle Cistercensi della Carità, nata ad Anagni il 5 aprile 1675 e morta, sempre ad Anagni, 40 anni dopo.
Il messaggio dell’arcivescovo Marcianò ai partecipanti al convegno nazionale su Leone XIII

Messaggio ai partecipanti al 6° Convegno Nazionale Leone XIII – Roma, 27 giugno 2026 Carissimi,rivolgo a tutti il mio saluto più cordiale, seppur rammaricato di non poter essere presente all’evento odierno. L’eredità di Leone XIII, con la sua enciclica Rerum Novarum ci consegna il patrimonio della Dottrina Sociale della Chiesa e lo fa analizzando quei germi di «novità» che spingono avanti il mondo e intravedendone in anticipo potenziali pericoli e potenziali ricchezze. Nella linea di questa eredità, Leone XIV ha spiegato il motivo della scelta del suo nome: «Diverse sono le ragioni, però principalmente perché il Papa Leone XIII, con la storica Enciclica Rerum Novarum, affrontò la questione sociale nel contesto della prima grande rivoluzione industriale; e oggi la Chiesa offre a tutti il suo patrimonio di dottrina sociale per rispondere a un’altra rivoluzione industriale e agli sviluppi dell’intelligenza artificiale, che comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro» (Leone, XIV, Discorso al Collegio Cardinalizio, 10 maggio 2025).Oggi, la Magnifica Humanitas risuona come ulteriore spiegazione di queste parole. Ed è proprio su questo che il nostro Convegno vuole riflettere. Su come il legame tra i due Pontefici, lo sviluppo della dottrina e la comunanza di pensiero, sfoci in azione pastorale. Sia, cioè, un concreto accompagnamento della Chiesa e del mondo ad attraversare il mare della storia, affrontandone le onde nuove con la luce profetica della Parola e la memoria maestra del passato. Nel formulare il mio compiacimento e l’augurio per i vostri lavori, desidero dire un grazie speciale a tutti coloro che hanno promosso questa iniziativa; un grazie che viene dal Pastore della terra che ha dato i natali a Papa Pecci e si sente interpellata e, al contempo, privilegiata nel riscoprirne quella peculiare memoria che solo i luoghi più familiari di una persona riescono a rivelare. Una memoria che è e deve diventare sempre più patrimonio di tutta la Chiesa, nel presente guidata da Leone XIV e da lui sospinta verso un futuro di cui non avere paura ma da governare con discernimento e responsabilità, con un’azione pastorale centrata sulla custodia della dignità umana, riflesso della Bellezza e dell’Unicità di Dio. Come il Papa afferma, «ogni generazione riceve in eredità il compito di dare forma al proprio tempo: di far maturare la storia come luogo in cui la dignità di ogni persona sia custodita, la giustizia promossa e la fraternità resa possibile». Riflettere insieme, oggi, significa prendere sul serio tale compito e cogliere l’invito ad alzare «gli occhi verso Dio», certi che «questa magnifica umanità in Gesù Cristo diventa la Via, la Verità e la Vita, aprendo per ciascuno di noi la strada per crescere verso la pienezza» (Leone XIV, Lettera Enciclica Magnifica Humanitas, 1). A tutti l’augurio di buon lavoro!Frosinone, 26 giugno 2026 Santo Marcianò, Arcivescovo
