Anagni, festa di San Magno: l’omelia del Vescovo Santo

Omelia alla celebrazione in occasione della festa di San MagnoAnagni, 18 agosto 2026 «Non abbiate paura», dice Gesù nel Vangelo (Mt 10,28-33). Lo dice a una umanità, quella di ieri e quella di oggi, afflitta da paure di vario genere. E lo dice in un giorno che, per la nostra Diocesi, è giorno di Festa.Celebriamo San Magno, Patrono di Anagni, vescovo e martire. Noi celebriamo il martirio ma sperimentiamo la paura. L’essere umano ha paura. San Magno, certamente, l’ha avuta. Gesù stesso l’ha avuta, nel momento estremo della sua vita terrena. Come vincerla, possiamo chiederci, al punto da dare la vita nel martirio? E perché dona la vita un martire? Di cosa egli, come San Magno per noi, diventa “testimone” – è questo, lo sappiamo, il significato della parola “martire” – con la sua vita e la sua morte?Il martire dona la vita per amore, per fede. Questo è certamente vero. Ma ci rendiamo conto che c’è un “di più”. Non tutti coloro che amano e vivono una profonda fede, neppure tutti i Santi, sono chiamati al martirio cruento.Ed ecco la prima verità. Il martirio è una chiamata, una vocazione, la cui risposta traduce la forza di vincere la paura. Come ogni chiamata, infatti, implica una Grazia che ci precede. «Gioirò per la Tua Grazia, Signore», dice il Salmista (Salmo 30 [31]). «La grazia di Cristo è il dono gratuito che Dio ci fa della sua vita, infusa nella nostra anima dallo Spirito Santo per guarirla dal peccato e santificarla», leggiamo nel Catechismo della Chiesa Cattolica. È «grazia santificante o deificante, ricevuta nel Battesimo» ma «comprende anche i doni che lo Spirito ci concede per associarci alla sua opera, per renderci capaci di cooperare alla salvezza degli altri e alla crescita del corpo diCristo, la Chiesa»; tra questi, ci sono «le grazie speciali chiamate anche carismi con il termine greco usato da san Paolo, che significa favore, dono gratuito, beneficio». Il martirio è grazia, dono speciale offerto da Cristo; in quanto carisma, è anche mistero: nessuno riesce a spiegarlo completamente, forse neppure chi lo riceve, pur rispondendo con libertà e con una speciale gioia. Al martirio, infatti, si risponde con gioia. E tale gioia non è una ingenua spensieratezza ma «perfetta letizia»¸ dice San Giacomo nella seconda Lettura (Gc 1,2-4.12), parlando proprio di chi subisce «ogni sorta di prove».«Perfetta», nel linguaggio teologico, significa “matura”. La gioia, cioè, è il un frutto maturo di una fede messa alla prova; e si associa alla pazienza, alla virtù della fortezza. Ma dire che qualcosa è davvero maturo, nella fede, vuol dire che è finalizzato alla carità, all’amore.Ecco: la gioia matura del martirio si spiega con quella carità che il versetto alleluiatico chiama «consolazione». Penso a quanti, tra noi, sono in questo momento provati da «qualsiasi genere di afflizione», come dice la Parola di Dio (cfr. 2 Cor 1,3-4). San Magno oggi si propone come un testimone ma anche come fratello, amico che consola, aiutandoci concretamente ad affrontare le difficoltà e i drammi della vita, che sono per noi martirio.Forza, cari fratelli e sorelle! L’esempio di San Magno ci fa sentire la Presenza di un Dio che ci consola e ci rende strumenti di consolazione per i fratelli.Che carità grande e necessaria la consolazione! Vogliamo gridarlo con forza, in un tempo in cui la tragedia della solitudine rende più dura ogni sofferenza, ogni prova, e apre la strada alla tentazione di impossessarsi in vario modo della vita. La consolazione del Signore, invece, è vicinanza e ci raggiunge pure attraverso l’amore fraterno. Questa consolazione sfocia nell’affidamento. Il martire si affida totalmente alle Mani di Dio; mentre il suo corpo è annientato, il suo cuore, come il Salmista, rincorre il Volto del Padre, il quale non può abbandonare i Suoi Figli.Gesù ce lo assicura: «tutti i capelli del nostro capo sono contati». Il martire ha la profonda certezza di appartenere a Qualcuno e sa di avere un infinito valore ai Suoi occhi; un valore tale che Egli non potrebbe permettere per noi alcun male: «Voi valete più di molti passeri».La paura è vinta dall’affidamento filiale. Come ogni martire, San Magno testimonia che il nostro non è un Dio lontano ma un Padre che tiene noi, Suoi figli, nel palmo delle Sue mani (Is 49,16); che sussurra a ciascuno: «tu vali “più”»! Un più che non ha prezzo, se non l’amore; un “più” che ha portato Cristo a dare la vita sulla Croce per amore nostro. Capire la Paternità di Dio, l’Amore di Gesù ci aiuta a cogliere il nostro valore, il valore della creatura umana, infinito e insostituibile in ogni fase della vita.È per annunciare questa verità che San Magno ha dato la vita. Il suo martirio è stato una via di evangelizzazione, una forma di paternità; un donarsi perché altri avessero la salvezza. Noi siamo figli della generatività di San Magno; figli della sua predicazione, del suo annuncio evangelico portato al punto estremo. Ed è stupendo pensare che la nostra terra sia stata cristianizzata da un vescovo che era fuggito dalla persecuzione ma non ha «rinnegato» il suo Signore, neppure davanti alla morte, come dice Gesù.Sì, San Magno ci ha “detto” e ci ha “dato” Gesù! E anche noi dobbiamo fare questo per il mondo. Egli ci ha evangelizzati dapprima con la parola e poi senza parola, ovvero offrendo la propria vita per poter «più» assomigliare a Colui che annunciava. Al «più» dell’amore di Cristo, il martire risponde con questo «più» di amore. E lo stesso amore umano, se inondato dalla Grazia di Dio, conosce questo «più»: può perdonare senza vendetta, superare ogni tradimento, sopportare disprezzo e rifiuto, rispondere al male con il bene… Non sono parole. È vita concreta, come forse molti tra noi stanno sperimentando.Questo «più» permette un’intima conoscenza di Gesù che, dice la prima Lettura (Sap 3,1-9), dona capacità di vedere ciò che altri non vedono: vita dove c’è morte, pace dove c’è dolore, eternità dove c’è la fine. Il martire vede il futuro con gli occhi di Dio, così genera Bellezza. E pure