Delegazione di Ac nel carcere di Frosinone, perché “l’uomo non è il suo errore”

Sabato 8 novembre, invitati da don Guido Mangiapelo e da don Onofrio Cannato, responsabili della Pastorale penitenziaria delle diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino e Anagni-Alatri, una rappresentanza dell’Azione Cattolica diocesana, guidata dai vice adulti e accompagnata dall’assistente diocesano don Rosario Vitagliano, ha incontrato, presso la Casa circondariale di Frosinone (nella foto) alcuni detenuti, in occasione del Giubileo a loro dedicato. Un incontro voluto per portare ai detenuti il messaggio di speranza che l’Anno Santo ci ricorda ogni giorno e che noi, laici di AC ma soprattutto cristiani, siamo chiamati a portare in ogni luogo, anche in carcere. Incertezza, dubbio, paura e sicuramente anche curiosità: queste le emozioni che hanno avvolto ciascuno di noi. Varcare le soglie del carcere, tra permessi, perquisizioni, metal detector, cancellate rumorose che si aprivano e chiudevano alle nostre spalle, ci ha da subito scossi. Non abbiamo pensato che i detenuti, con le loro azioni, avessero meritato quel luogo, ma abbiamo provato forte empatia verso di loro, per la perdita di un bene prezioso, quello della libertà. Perché a stare lì dentro, anche per poco tempo ti manca proprio la libertà. E, purtroppo, ce ne siamo resi conto dal vivo. In un primo momento ci ha accolto Pasquale, operatore Caritas e membro della pastorale penitenziaria. Un uomo che, con grande umiltà, dedica il suo tempo a farsi prossimo dei detenuti, in particolare di coloro che al di fuori del carcere non hanno una famiglia alle spalle o che ce l’hanno, ma che non ha “accettato” lo sbaglio dei loro familiari. Una frase che spiega la difficoltà di comprendere appieno la loro condizione è: “L’uomo non è il suo errore”. Ci ha spiegato poi che in carcere, i detenuti godono di vitto e alloggio e di niente altro. Se non hai una famiglia che da fuori ti sostiene, è possibile che tu non abbia neppure spazzolino e dentifricio per lavarti i denti, oppure un rasoio per raderti o un paio di calzini da indossare dentro le scarpe, le scarpe stesse e tanto altro. E allora Pasquale e i tanti altri volontari delle varie associazioni che collaborano con la pastorale penitenziaria, si occupano di procurare loro questi semplici oggetti, che tanto semplici non sono, perché sono le piccole cose che danno dignità all’uomo, come potersi vestire o come potersi lavare i denti. Verso le 11 incontriamo alcuni detenuti, li immaginavamo vestiti tutti uguali, con tute anonime, come nei film, invece erano lì, come noi e non era un film. Don Onofrio ha preso la parola parlando di Giubileo e del suo significato, partendo dalle origini storiche e arrivando a quello che per noi è oggi. Subito dopo, ci ha invitati a vedere un video, il cortometraggio “Il circo della farfalla”. Venti minuti circa, ma pieno di significato per tutta una vita: se hai qualcuno che crede in te, puoi fare l’impossibile. Ed è stato proprio sul messaggio del film che ci siamo confrontati con i detenuti. Divisi in gruppo, ci siamo presentati e abbiamo lasciato libero sfogo alle emozioni che il film ha suscitato. Ed ecco allora che Mario chiede se davvero esistono persone che sono disposte ad aiutarti anche dopo che hai commesso degli errori, perché lui non ci crede. Del resto, la sua famiglia lo ha abbandonato da quando ha commesso ‘lo sbaglio’. Ma in carcere ha imparato l’arte della sartoria, ora sa cucire, sa usare le macchine e il suo sogno è quello di aprire un laboratorio una volta uscito dal carcere. E allora Mario, chi ti ha insegnato a cucire, non è forse una di quelle persone che tu pensi non esistano? Incontri Paolo che ama cucinare e che cucina nel carcere e che vorrebbe insegnare ad altri; c’è Marian, costruttore, che ha il sogno di “raddrizzare” la sua ditta di costruzioni per realizzare opere concrete. Siamo andati per testimoniare che nonostante la mancanza della libertà e dei tanti errori che si possono fare nella vita, è sempre possibile rialzarsi, soprattutto se siamo aiutati, se sappiamo chiedere aiuto, e se siamo accolti per quello che siamo, anche per i nostri errori, esattamente come Dio fa con noi. Siamo andati per portare speranza e speranza ci è stata donata. I vice presidenti di AC Diocesi Anagni-Alatri
