Trisulti e gli sfollati del ’44: una grande pagina di storia. Marciano’: “Miracolo di accoglienza”

Sabato 15 novembre, nella suggestiva cornice della Certosa di Trisulti, si è tenuto il convegno dal titolo “La Certosa di Trisulti e gli sfollati del ‘44 – Una storia da raccontare”, un vero e proprio evento su una importante pagina di storia, non solo locale, organizzato dall’Associazione Trisulti Bene Comune, in collaborazione con il Ministero della Cultura – Direzione regionale Musei Nazionali Lazio, per commemorare l’ottantesimo anniversario della morte di padre Michele Celani, monaco certosino, nato nel 1903 a Ferentino e poi divenuto “procuratore” del convento di Trisulti. Il folto pubblico presente – tra cui numerosi parenti degli “sfollati del ‘44”, provenienti anche da fuori regione, inclusi cinque familiari di dom Michele Celani arrivati dalla Spagna – ha seguito con vivo apprezzamento i racconti dei narratori Damiana Leone e Giordano Cedrone, intervallati dai brani musicali a tema eseguiti dal gruppo I Trillanti, in un’atmosfera di grande emozione e partecipazione. Ad aprire l’incontro, la lettura – da parte di Maria Elena Catelli, instancabile presidente di Trisulti Bene Comune – del messaggio inviato dall’arcivescovo Santo Marcianò (il testo integrale lo trovate qui sotto) ad esprimere «ammirazione e stima» per il lavoro svolto e per l’impegno nel mantenere viva la memoria dell’accoglienza certosina durante i tragici eventi del 1944. A rappresentare la Direzione regionale Musei Nazionali Lazio è intervenuta Valentina Esposito, portando il saluto della Direttrice regionale Elisabetta Scungio e della Direttrice della Certosa, Ursula Piccone. Presenti tra gli altri il sindaco di Alatri, Maurizio Cianfrocca, quello di Ferentino, Piergianni Fiorletta, e l’onorevole Nicola Ottaviani che, nel portare un breve saluto istituzionale, ha ricordato l’alto valore artistico e storico della Certosa di Trisulti e, soprattutto, scandendo le parole «La Certosa non si tocca», ha riconosciuto l’immenso valore affettivo del territorio per il monumento, impegnandosi a salvaguardarlo in ogni modo, anche con degli ulteriori finanziamenti ministeriali per i necessari lavori di conservazione. Dopo un breve prologo storico a cura di Gioacchino Giammaria, è poi iniziata la narrazione, con la lettura di brani tratti da vari documenti di archivio e diari, incentrata sull’accoglienza che, in quei tempi tanto difficili e senza alcuna distinzione, i monaci di Trisulti riservarono a quanti cercavano rifugio nella Certosa. L’incontro è stato occasione per riaffermare il valore della memoria e il ruolo della Certosa di Trisulti come simbolo di solidarietà, storia e identità del territorio; un simbolo che la Ciociaria e tutta l’Italia ha rischiato di perdere per le note vicende legata alla concessione del complesso ad una Fondazione vicina a Steve Bannon (ideologo statunitense deciso a farne una sorta di “scuola dei sovranisti europei”) nel febbraio del 2018 da parte dell’allora ministro della Cultura, Dario Franceschini. Concessione che venne poi revocata, sempre dal ministro Franceschini, grazie soprattutto alla battaglia – legale e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica – intrapresa proprio dalla realtà associativa di Trisulti Bene Comune. Insomma, i fari si sono decisamente riaccesi su questo faro di storia, arte e spiritualità incastonato tra i monti Ernici e di certo altre iniziative non mancheranno in futuro, anche per dare una sorta di destinazione più certa all’intero complesso. Il convegno di sabato è stato preceduto, nella giornata di venerdì 14 novembre, dalla presentazione del libro di Marcello Cervini “L’Aquila e il Monaco” , presso la sede dell’Associazione Gottifredo di Alatri, sempre ispirato alle vicende della Certosa di Collepardo. Con l’autore hanno dialogato l ’architetto Marco Odargi, la giornalista Paola Rolletta (in videoconferenza) e il presidente dell’Associazione Gottifredo, Tarcisio Tarquini. QUESTO IL TESTO INTEGRALE DEL SALUTO INVIATO DALL’ARCIVESCOVO SANTO MARCIANO’, IMPOSSIBILITATO A PARTECIPARE PER UN CONCOMITANTE IMPEGNO Tra le ricchezze più grandi della Chiesa sono i luoghi in cui abita, o ha abitato, la preghiera silenziosa. Così è stato per questa stupenda Certosa di Trisulti segnata, nella sua storia, dalla preziosa presenza dei monaci. Ed è alla Comunità di monaci qui presente attorno alla metà del secolo scorso, che si deve il piccolo “miracolo” di cui oggi fate memoria: l’aver reso questo luogo un “rifugio” per circa tremila persone, nel tempo della Seconda Guerra Mondiale. Ricostruire e raccontare le loro storie è un evento altamente significativo e, direi, educativo. Quanto qui è successo è anzitutto il miracolo dell’accoglienza, che è uno dei fondamenti della vita monastica, a partire dalla tradizione benedettina. «Tutti gli ospiti che giungono in monastero siano ricevuti come Cristo, poiché un giorno egli dirà: “Sono stato ospite e mi avete accolto”», scrive San Benedetto nella sua Regola (cap. 53,1). L’accoglienza è molto di più di una porta che si apre. E, in quel tempo, fu un’apertura del cuore di tanti monasteri, istituti religiosi, chiese… che diventarono oasi di pace, nella guerra che infuriava e nelle persecuzioni razziali. Questa accoglienza si è consumata nel silenzio. Il silenzio della riservatezza e del segreto, necessari per la sicurezza di chi qui trovava rifugio. Ma anche il silenzio della gratuità, che non fa clamori, non fa notizia. La vera carità rimane sempre nascosta, anche a chi la fa. Accoglienza e silenzio, dunque, sono le parole che certamente interpretano le storie che oggi ricordate e che restano scritte, impresse nelle mura della nostra bellissima Certosa, Con ammirazione e stima invio a tutti il mio saluto e l’augurio di buon lavoro!
