I vescovi di Alatri, quella mula bianca e una ricerca degli studenti…

In vista dell’ingresso del nuovo vescovo Santo Marciano’ ad Alatri, domenica 28 settembre, gli alunni del corso A e B dell’IC Alatri 1 durante l’ora di religione, insieme al loro professore Gabriele Ritarossi, hanno avuto modo di approfondire la storia e l’origine dei vescovi di Alatri. Attraverso una serie di slides e una documentazione fotografica concessa dall’avvocato Remo Costantini, è stato possibile conoscere più da vicino la millenaria storia dei vescovi di Alatri a cominciare da Pascasio, primo vescovo di Alatri, che partecipò perfino al Concilio di Costantinopoli convocato dall’imperatore Giustiniano. Gli alunni si sono soffermati sui motivi biblici, storici e simbolici dell’ingresso a dorso della mula fino alla conoscenza dei simboli dell’episcopato (pastorale, anello, mitra e cattedra). Poi ci si è soffermati su alcuni vescovi importanti della Chiesa di Alatri, come Ignazio Danti ed Edoardo Facchini, sui quali gli alunni hanno poi lavorato con una ricerca da presentare in classe. «Molta la curiosità degli studenti sulla Bolla con la quale il Papa nomina un vescovo e sulla simbologia della mula, non solo legata alla memoria dell’arrivo delle reliquie di san Sisto ma soprattutto all’ingresso di Gesù a Gerusalemme e il riferimento alla cavalcata papale con la quale nel IX secolo i papi appena eletti raggiungevano la cattedrale di Roma», ha commentato il professor Ritarossi, che poi ha aggiunto: «Ho colto anche il fatto che, nonostante possa sembrare che i ragazzi siano lontani dalla Chiesa, in realtà la tradizione coltiva una identità e una passione che entusiasma i ragazzi, facendoli sentire parte di una storia e di una comunità. Inoltre, molti mi hanno chiesto l’orario e le informazioni principali per poter assistere all’ingresso del vescovo Marciano’; questo mi è sembrato un bel segno di chi riconosce in questi appuntamenti l’essere parte di una comunità che, attraverso i gesti antichi, dice paradossalmente qualcosa di nuovo». Le immagini d’epoca sono state gentilmente messe a disposizione dall’archivio dell’avvocato Remo Costantini. L’ultima foto si riferisce invece ad uno dei pannelli realizzati dagli studenti dell’IC Alatri del prof. Gabriele Ritarossi
Il San Sisto I del Cavalier d’Arpino rivive anche in un libro

Matematico, astronomo, cosmografo: studi e conoscenze che gli valsero il giusto appellativo di “vescovo scienziato”, Ignazio Danti, fu consacrato vescovo di Alatri nel 1583, e qui morì il 19 ottobre 1586, dopo essersi speso totalmente per la sua gente, con una particolare sollecitudine per i poveri ma senza dimenticare i suoi interessi culturali, compreso quello per la pittura, tanto che volle commissionare all’allora giovane Giuseppe Cesari, poi divenuto famoso in tutto il mondo con il nome di “Cavalier d’Arpino”, un ritratto di San Sisto I, conservato per l’appunto ad Alatri.Il dipinto è stato poi fatto restaurare dall’Associazione Gottifredo e restituito così in tutta la sua bellezza in una magnifica serata del luglio di 4 anni fa, all’Acropoli.Questa premessa è indispensabile per dire che ora, peraltro proprio nell’anniversario della morte di Danti, esce un volume dal titolo “Il San Sisto del Cavalier d’Arpino, l’affresco restaurato”, curatoda Mario Ritarossi, il docente del liceo artistico di Frosinone che tanta parte ha avuto in questa riscoperta. Il libro, prefato dal vescovo Ambrogio Spreafico e con una presentazione del presidente dell’associazione ed edizioni Gottifredo, Tarcisio Tarquini, si avvale di alcuni preziosi contributi critici dello stesso Ritarossi, di Maria Letizia Molinari e di Francesco Petrucci, ad introdurre gli appassionati – o anche i semplici curiosi che vogliano così avvicinarsi all’opera e a tutto il genio del Cavalier d’Arpino e di converso all’operato del vescovo Ignazio Danti – alle tecniche del restauro, alla precocità dell’arte di Giuseppe Cesari e alla sontuosità di un emblema encomiastico di antica e armoniosa bellezza.Scrive tra l’altro il vescovo Spreafico nella prefazione, riferendosi al dipinto: «Era un capolavoro che avevamo sotto gli occhi da secoli ma che non aveva mai ricevuto fino ai giorni nostri l’attenzione che meritava. Va reso merito a chi ha voluto richiamare questa attenzione con un’iniziativa che ha incontrato subito il favore del nostro predecessore, monsignor Lorenzo Loppa, e la collaborazione dell’Ufficio diocesano dei Beni culturali e l’Edilizia di culto e della sua responsabile Federica Romiti». Spreafico preannuncia inoltre questa importante novità: «Il San Sisto del Cavalier D’Arpino, sarà una delle bellezze che faranno parte del costituendo Museo diocesano di Alatri; in un certo senso, rappresenterà uno dei suoi beni più prestigiosi e ammirati».Igor Traboni
