Tra Babele e Gerusalemme: il disegno sul selciato. Con i maestri infioratori di Piglio e Serrone

Nel cuore millenario della cristianità, dove i passi dei pellegrini calpestano la memoria di imperi e secoli, alcune sere fa si è compiuto un miracolo di grazia transitoria che ha trasformato i sampietrini del Vaticano in un tappeto di colori vibranti, una cattedrale a cielo aperto i cui pilastri non sono di marmo, ma di petali. Quest’opera, destinata per sua stessa natura a dissolversi al primo soffio di vento o sotto il passo della storia, offre qualcosa che va ben oltre il mero godimento estetico, rappresentando una parabola visiva e un linguaggio simbolico capaci di raccontare la duplice natura dell’essere umano: la sua profonda fragilità terrena e la sua immensa dignità. Nell’atto di chinarsi a terra per disporre i fiori, i maestri infioratori delle comunità di Piglio e Serrone, affiancati dagli studenti e dai docenti dell’Istituto Comprensivo “Ottaviano Bottini”, con il prezioso contributo delle Pro Loco e delle parrocchie delle due comunità, insieme alle famiglie e ai numerosi volontari, non hanno soltanto composto un disegno, ma hanno dato vita a una testimonianza corale nella quale il lavoro dell’uomo, l’arte, la fede e il creato si sono armoniosamente incontrati. È proprio questa alleanza tra persone, istituzioni educative, realtà associative ed ecclesiali a conferire all’Infiorata il suo significato più autentico: quello di un’opera che nasce dalla comunione prima ancora che dall’abilità artistica. Questa esperienza risuona profondamente se riletta attraverso la lente profetica di Papa Leone XIV che, nella recente enciclica Magnifica humanitas, richiama l’umanità a custodire la propria vocazione più autentica in un tempo profondamente segnato dall’avanzata della tecnica e degli algoritmi. Il Pontefice ricorda che la finitudine, quando è accolta nella verità, non impoverisce l’essere umano, ma lo apre al riconoscimento del volto di Dio e dell’altro. Proprio perché sperimenta il limite – la vulnerabilità, il dolore, il fallimento – l’uomo può riconoscere la propria e l’altrui dignità come inviolabile, restando capace di intuire una fraternità più grande di sé e di riconoscere l’ingiustizia come uno scandalo. La cultura e l’arte autentiche custodiscono questa scintilla che impedisce la normalizzazione del male, e l’Infiorata stessa dimostra come l’umanità non debba essere sostituita né superata, ma possa accogliere i progressi della tecnica senza rinnegare la propria capacità di relazione e di amore. Come afferma Papa Leone XIV, «l’intelligenza creativa dell’essere umano è un dono» che deve rimanere orientato al bene comune, alla giustizia, alla cura dei più fragili e del creato. Per questo siamo chiamati a scegliere se costruire un progresso al servizio della persona e dei popoli oppure lasciarlo piegare a logiche di dominio. Quando la potenza cresce mentre il cuore si inaridisce e i legami si spezzano, il rischio è quello di una «nuova Babele», capace di innalzare grandi opere ma incapace di custodire la dignità dell’uomo. Interrogarci su questa alternativa significa guardare al nostro cuore e a ciò che ci guida, poiché le nostre relazioni e le nostre istituzioni nascono da ciò che amiamo davvero, sia come singoli che come società. Sullo sfondo di questa meraviglia passeggera si riattualizza così la storica riflessione di Sant’Agostino sui due amori che fondano due modi di abitare il mondo e due città: la città terrena, costruita sull’amore di sé fino al disprezzo di Dio e del prossimo, e la città celeste, animata dall’amore di Dio fino al disprezzo di sé. L’Infiorata vaticana si staglia così come un gesto splendidamente controcorrente rispetto all’utilitarismo del nostro tempo: investire ore di fatica collettiva per un’opera destinata a sfumare nello spazio di una notte dimostra che la costruzione di Gerusalemme inizia in ciascuno di noi e che il valore della nostra umanità non si misura dall’accumulo materiale, ma dall’intensità dell’amore con cui ci si dona agli altri. Quando il sole salirà alto sul Cupolone e i piedi dei passanti disperderanno inevitabilmente i petali sul selciato, questa bellezza cesserà di esistere nella sua forma visibile, ma la sua traccia rimarrà incancellabile come un profumo persistente. Rimarrà soprattutto l’esempio di una comunità che ha saputo unire scuola, associazionismo, Chiesa e territorio in un’unica opera di fede, cultura e bellezza. All’Istituto Comprensivo “Ottaviano Bottini”, alle Pro Loco di Piglio e Serrone, alle parrocchie delle due comunità, ai docenti, agli studenti, alle famiglie e a tutti i volontari va il più sincero ringraziamento per aver dimostrato che il vero capolavoro non è soltanto quello disegnato con i petali, ma quello costruito dalla collaborazione, dalla dedizione e dal servizio. È questa, in fondo, la lezione che la Magnifica humanitas consegna al nostro tempo: «il vero progresso dell’umanità» nasce ogni volta che l’uomo sceglie di mettere la tecnica al servizio della persona, la forza al servizio della fraternità e il proprio talento al servizio del bene comune. di Vincenzo Brusello
