Prima celebrazione ad Alatri: l’omelia del Vescovo Santo

Omelia alla prima Celebrazione nella Concattedrale di AlatriDomenica 28 settembre 2025 Carissimi fratelli e sorelle, giungo a questa Concattedrale dopo aver percorso la strada sul dorso della mula; una scelta e un’esperienza alla quale ho dato un profondo significato.L’ho fatto, certamente, per rispettare le tradizioni e la storia bellissima di questa terra e di questo popolo che il Signore mi affida. Le mura dell’Acropoli, le Chiese, le torri, le cime dei monti… il nome stesso di Alatri che pare richiami lo stemma cittadino: Torre alata o Alata Turris, da cui Alatris. Quale che sia il suo significato, mi piace pensare che la città porti nel suo nome le “ali” e che, così, ci rimandi verso l’“Alto”. Mi sembra una chiamata per la nostra Chiesa a “volare”, a testimoniare un respiro più grande, più “alto”.È il respiro del Trascendente, che arriva a innestarsi nelle nostre tradizioni, attraverso il linguaggiodella «pietà popolare». Espressione, questa, che San Paolo VI ha introdotto nell’Enciclica EvangeliiNuntiandi, considerandola una «pedagogia di evangelizzazione», portatrice dei «valori dei semplicie dei poveri»: la «sete di Dio», la «generosità e il sacrificio»; il senso di «paternità, provvidenza,presenza amorosa» del Signore; e poi «pazienza, senso della croce nella vita quotidiana, distacco,apertura agli altri, devozione» 1 …Quasi un Programma Pastorale, che ritroviamo nelle parole con cui San Paolo, nella secondaLettura (1Tm 6,11-16), indica a cosa il Vescovo debba tendere: «alla giustizia, alla pietà, alla fede,alla carità, alla pazienza, alla mitezza». È quanto io sono chiamato a perseguire, nella «missioned’insegnare a tutte le genti e di predicare il Vangelo ad ogni creatura» per compiere la quale, comedice il Concilio, «Cristo Signore promise agli apostoli – e ai Vescovi loro successori – lo SpiritoSanto e il giorno di Pentecoste lo mandò dal cielo, perché con la sua forza essi gli fossero testimonifino alla estremità della terra, davanti alle nazioni e ai popoli e ai re» 2 . Ma tutto ciò riguarda purevoi, popolo a me affidato: il dono dello Spirito è per evangelizzare il mondo, missione checoinvolge l’intera comunità – sacerdoti, consacrati, laici – in unità, collaborazione ecompartecipazione.E qui c’è la gioia del popolo e del Vescovo, come recita la bella Orazione che la Liturgia ci fapregare nella Festa di San Gregorio Magno: «Signore, dona il tuo spirito di sapienza a coloro chehai posto maestri e guide nella Chiesa, perché il progresso dei fedeli sia gioia eterna dei pastori». Sì,i doni del Vescovo sono per il progresso nella fede di tutti. Ecco la gioia! Ecco, per così dire, le“altezze” a cui siamo proiettati! Ma, chiediamoci, come arrivarci?Il Vangelo (Lc 16,19-31) oggi descrive un contrasto che richiama le Beatitudini e la prima Lettura( Am 6,1a.4-7 ): «Beati i poveri… guai ai ricchi…».C’è da una parte un uomo avvolto dalla ricchezza, che non solo gode dei vestiti, dei cibi, ma lo fa inmodo esagerato, in una sovrabbondanza di lusso che oscura la pietà e la carità. Dall’altra parte c’èun uomo immerso in una povertà esagerata, sovrabbondante; è addirittura leccato dai cani, ovveroimmondo.È un contrasto reale, persino nella nostra città; e noi siamo chiamati a denunciarlo, a individuare edare voce allo scandalo delle povertà più esagerate e sproporzionate, contrastanti con eccessi diricchezza, successo, potere. Così si costruisce la giustizia, il bene comune; si rispetta la dignità e la vita umana, si edifica la pace… E questa è l’“altezza” verso cui desideriamo tendere insieme, Chiesa e società!È interessante notare che nel Vangelo il povero ha un nome: Lazzaro, forma greca di Eliezer: «ilmio Dio aiuta». Il ricco invece non ha nome, lo ha smarrito: così, non capisce la sua umanità né ilsenso della vita.Cari amici, dobbiamo dare un nome non solo alle povertà ma ai poveri, ai nostri poveri! Che bellose riuscissimo a conoscerli, ad ascoltarne i bisogni, le storie, i ricordi… Consegnandoci questaParola, Dio ci affida la missione di chiamare per nome i nostri poveri, gli ultimi, i bimbi non nati, imalati, i morenti; e poi «gli oppressi, gli affamati, i prigionieri, i ciechi, chi è caduto, i giusti, iforestieri, l’orfano e la vedova» come esorta il Salmo 145, per ricordare a loro, e a noi, che ognicreatura umana è unica e irripetibile, preziosa agli occhi di Dio: la sua vita e la sua dignità sonosacre e inviolabili!Ma il Signore ci chiede di accompagnare pure i ricchi, i potenti, perché ricordino che anch’essihanno un nome: vengono dal Padre e condividono il destino dei fratelli. La lotta contro ogniingiustizia, violenza, abuso, guerra, per la Chiesa si unisce all’impegno nella formazione,l’educazione, la cultura.Tornando alla Parabola evangelica, dopo la morte il povero è nel seno di Abramo, immagine cherichiama l’amore; il ricco è negli «inferi» che, ha detto Papa Leone, «sono non tanto un luogo,quanto una condizione esistenziale: quella condizione in cui la vita è depotenziata e regnano ildolore, la solitudine, la colpa e la separazione da Dio e dagli altri». Il ricco era solo nel godere, oraè solo nel tormento; Lazzaro, invece, non è solo perché è in relazione con Dio, fin dal suo stessonome. Ecco la “beatitudine” della povertà, ecco il “guai” della ricchezza! E non si tratta di premioo punizione ma di una trasformazione: i beni terreni, cioè, si trasformano in tormenti, la povertà inconsolazione. Ora possiamo scegliere, ma arriva un tempo in cui non ci si può «ravvedere», comeper il ricco del Vangelo; e il greco metanoéin, usato da Luca, richiama la metànoia, la conversionesuscitata dall’ascolto della Parola di Dio.Cari amici, assieme all’ascolto di quello che Papa Francesco chiamava il grido dei poveri e dellaterra, è tempo di ascoltare la Parola di Dio, ciò che Essa dice a me: da qui può iniziare latrasformazione della vita. Noi cercheremo di farlo assieme, per essere comunità che si lasciatrasformare nella carità; ed è un invito che rivolgo a voi credenti e a voi non credenti, a voi checercate e a voi che accompagnate, a voi giovani e a voi adulti… ascoltiamoci, ascoltiamo insieme!È qui il cuore di una Chiesa sinodale, unita, fraterna, seme di unità e pace per la città e il mondointero.Il ricco si accorge di avere