Il Vescovo ad Alatri per San Sisto: «Camminiamo nella “strada verso l’altro”»

Omelia alla celebrazione in occasione della memoria della traslazione delle reliquie di San Sisto.Alatri, 11 gennaio 2026 Carissimi fratelli e sorelle, siamo qui, oggi, per vivere una memoria molto importante per questacittà di Alatri. Ricordare San Sisto I significa rinnovare una tradizione radicata nella nostra gente,ma il cui significato non si esaurisce nella storia, sebbene interessante.Una tradizione che impregna e ispira tanti altri gesti: io stesso ho fatto esperienza di uno tra questiquando, qualche mese fa, sono entrato a dorso della mula bianca nella città di Alatri, desiderandoentrare nel cuore della gente, delle sue tradizioni e delle sue speranze, per iniziare il MinisteroPastorale.È bello pensare così alle tradizioni: come a segni di speranza, tramandati di generazione ingenerazione non per evocare fatti folkloristici ma per dire che non siamo soli: c’è, infatti, una storiache ci precede e, per quanto a tratti drammatica, essa è guidata da Dio e volge sempre verso il bene;non perché si annulli il male e il dolore, la malattia e la morte ma perché il male non prevale e lamorte non ha l’ultima parola. Se Alatri ha scelto san Sisto come Patrono, in fondo, è proprio perquesto messaggio di speranza: perché si è sentita da lui non solo, per così dire, “scelta”, ma ancheprotetta.Sappiamo, però, che spesso la malattia non si vince; e sappiamo che tutti dovremo, prima o poi,affrontare la morte. Ma proprio le difficoltà della vita ancor più ci fanno apprezzare la necessità diaver accanto qualcuno che ci protegga e ci guidi verso Dio; che ci aiuti a essere noi stessi e avolgere tutto al bene.Nel lontano 1132, il giorno 11 gennaio, le Reliquie di Papa Sisto I giungevano ad Alatri a dorso diuna mula, la quale cambiava direzione rispetto alla strada iniziale che l’avrebbe condotta altrove. Sefosse stato solo il capriccio di un animale, la memoria di tale evento non si sarebbe certo tramandatadi padre in figlio, segnando così profondamente la vostra storia. Pertanto, se oggi siamo qui, èperché i nostri padri hanno letto in questo evento molto di più, lo dicevo pure ieri ai Vespri,trasmettendoci la testimonianza di una narrazione che supera il semplice racconto storico e ciproietta nell’ottica della fede. Si può qui scorgere, cioè, l’azione silenziosa della Provvidenza cheguida la storia e ci chiede di imparare a camminare nelle strade del Signore: quelle che fanno lafelicità perché realizzano in pienezza la nostra verità di persone.È questo che siamo invitati a fare anche oggi. E oggi, 11 gennaio 2026, celebriamo la Liturgia delBattesimo di Gesù, momento in cui si rivela a noi la strada di Dio, come era stato nella Festadell’Epifania. D’altra parte, anche il Battesimo del Signore è “epifania”, cioè “manifestazione”,“rivelazione” di Gesù e della Sua realtà divina e umana: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui hoposto il mio compiacimento», abbiamo ascoltato dal Vangelo; ed è la voce del Padre a pronunciarequeste parole, che rivelano chi sia Gesù e, al contempo, rivelano chi sia l’uomo. Cristo, dice infattiil Concilio, «proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l’uomoall’uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione» Gesù, dunque, ci dice che il primo passo per camminare sulle vie di Dio è sentirsi figli, avereconsapevolezza di essere «figli amati». È la nostra identità, quasi un DNA che ci definisce, a partiredal dono della vita e dal dono del Battesimo, che ci libera dal peccato e ci rende «figli nel Figlio». Il Battesimo del Signore non è come quello degli uomini, Egli non deve essere liberato dai peccati.Ma Lui, il Figlio, è inviato dal Padre proprio per liberarci dai peccati, manifestando al mondo chel’amore di Dio è salvifico ed è per tutti.Con il Suo Battesimo, inoltre, Gesù inizia la cosiddetta vita pubblica, il tempo della Sua missione,nella cui luce possiamo leggere anche la nostra, proprio a partire dal Sacramento del Battesimo. Ed«ecco la strada della missione: una strada verso l’altro», ha detto il Papa a Natale nell’Omelia.Cari amici, è bella questa Liturgia che la Chiesa oggi ci regala, unendo la Festa di Papa Sisto I alBattesimo di Gesù. È bella la strada che essa ci indica. Una strada che il nostro Santo ha seguito eche chiede pure a noi di percorrere: la «strada verso l’altro»!È una strada che si irradia in ogni ambito della nostra esistenza; meglio, che imprime una direzioneall’intera esistenza, con ricadute importanti su tutta la vita personale e familiare, sociale e persinopolitica. È la strada, squisitamente evangelica, del superamento di egoismi, bisogni autoreferenziali,smanie di potere, denaro e successo… dei tanti meccanismi che ci vedono concentrati su noi stessi eincapaci di volgere lo sguardo sugli altri, soprattutto sui più fragili, deboli, malati, migranti, poveri,bimbi piccoli o invisibili nel grembo; e tali meccanismi, germinati nello spazio di ogni cuore, sisviluppano poi fino a generare ingiustizie, violenze, guerre. La strada che le contrasta è la strada difraternità, amore, pace.Ecco pertanto l’augurio che oggi ci facciamo, ispirati e sostenuti dall’esempio di santità del nostroPatrono: iniziare a camminare nella «strada verso l’altro», rimanere su questa strada. E, se ci siamoallontanati, avere il coraggio di “cambiare strada”, come fece la mula tanti anni fa, sapendo diessere chiamati a percorrere la via della santità, per portare a molti la speranza, la gioia e la pace. Ecosì sia! Santo Marcianò