Marcianò ad Alatri: «San Sisto ci incoraggia a fare scelte controcorrente»

Omelia alla celebrazione nella Festa di S. SistoPiazzale dell’Acropoli – Alatri, 8 aprile 2026 Carissimi fratelli e sorelle, è Festa per questa Città di Alatri, che celebra il suo grande Patrono, San Sisto. È Festa dentro lagrande Festa di Pasqua, cuore della nostra fede, Festa da cui tutte le altre feste cristiane derivano.Che senso ha ricordare il Patrono in questo momento Liturgico? Mi piacerebbe dirlo con alcuneparole tratte dalle Letture che abbiamo ascoltato. La gioiaA lui cantate, a lui inneggiate, meditate tutte le sue meraviglie… gioisca il cuore di chi cerca ilSignore. È bello che, nelle parole del Salmista (Salmo 104 105]), la gioia sia legata alla ricerca diDio. Colui che cerca il Signore conosce la gioia del cuore, che ci accompagna nel cammino dellavita. E cosa significa oggi, per noi, cercare il Signore? Ciascuno potrà e dovrà dare le sue risposte.Ma San Sisto, nostro Patrono, come ogni Santo, dice che la ricerca di Dio avviene, in particolare,nella conoscenza e meditazione della Sua Parola, della preghiera che apre sempre più alla relazionecon Lui. La Festa Patronale, pertanto, è anzitutto un momento di preghiera, con la centralità diquesta Eucaristia, segno dell’amore di Gesù, da cui tutto sgorga, e dell’amore per Gesù, che hasostenuto la vita di San Sisto, la sua vocazione, nel tempo difficile della persecuzione dei primisecoli del cristianesimo. Egli è inizialmente indicato come martire, anche se l’ipotesi non èconfermata, ma è significativo ricordare come il dono di sé per Cristo, fino al martirio, sia una gioiaparadossale per la vita cristiana: appartenere al Signore e vivere come Lui. La condivisioneQuesta gioia ha un’altra caratteristica: non è fatta per essere vissuta in modo autonomo,autoreferenziale, solitario: si capisce nella condivisione. E la condivisione della fede,dell’esperienza di Dio, permette a Pietro di guarire lo storpio, come abbiamo ascoltato dalla primaLettura (At 3,1-10): «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di GesùCristo, il Nazareno, àlzati e cammina!». Lo prese per la mano destra e lo sollevò. Sì, il bene dellacondivisione può operare miracoli!La Festa del Patrono è una festa di popolo, di condivisione: non sarebbe immaginabile viverla inmodo privatistico. All’intimità con Dio, che offre autenticità e spessore interiore, si unisce il benegrande della fraternità. È il cuore della Chiesa: vivere la comunione ed essere strumento dicomunione con la gente, con il territorio, con la città.Come Pietro, noi doniamo ai fratelli ciò che possediamo: Gesù Cristo. E questo non significa tantoparlare di Lui quanto agire nel suo nome. Essere testimoni; accorgersi anche noi dei bisogni deglialtri, delle malattie, delle povertà, delle difficoltà lavorative o relazionali, delle solitudini e delledomande di senso… e rispondere con la carità che sgorga dallo stesso Cuore del Signore. Agire,cioè, non per pura filantropia – molti altri saprebbero farlo meglio di noi – ma nel nome delSignore.È, se ci pensiamo bene, l’approccio della Dottrina Sociale della Chiesa, che la nostra Diocesi sideve sempre più sentire spinta a testimoniare. E, anche se la sua teorizzazione è venuta dopo, apartire dal pensiero di Leone XIII, originario proprio di questa Diocesi, tutti i Santi, e tra loro PapaSisto, incarnano questo genere di carità e ci stimolano a farlo. La centralità di Cristo e l’affidamento a LuiQuesta carità nasce dunque dall’incontro con Gesù, anche se all’inizio non lo si riconosce. IlVangelo (Lc 24,13-35) descrive l’esperienza dei due di Emmaus: «Non ardeva forse in noi il nostrocuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». La Parola diDio fa ardere il cuore e la risposta è il fuoco della missione. I due viandanti sentono che Dio parla aloro; ma tale esperienza non si ferma lì, non li ferma: «Partirono senza indugio e fecero ritorno aGerusalemme», dice il testo.Il Santo Patrono, attraverso il suo esempio e la sua protezione, ci spinge ad annunciare il Vangelotornando alle nostre case, ai luoghi di lavoro, alle situazioni più complesse del quotidiano; ci spronaa fare la volontà del Signore, ciascuno nella fedeltà alla propria vocazione. A volte, Dio ci conducein sentieri duri, a volte le circostanze della vita sembrano mandarci fuori strada, a volte siamo noistessi a cambiare direzione, illudendoci che sia migliore la via più facile, quella che ci allontana dalSignore e dalle sue leggi di verità, di giustizia, di pace. E oggi il mondo sembra seguire le vie delconformismo dettate da ideologie, dal consumismo, dalle logiche del potere, del possesso,dell’apparenza, del successo.La Pasqua di Gesù conduce invece su altre vie, come ha detto Papa Leone nel Messaggio Urbi etOrbi. «Non mira all’interesse particolare, ma al bene comune; non vuole imporre il proprio piano,ma contribuire a progettarlo e a realizzarlo insieme agli altri. Sì, la risurrezione di Cristo è ilprincipio dell’umanità nuova, è l’ingresso nella vera terra promessa, dove regnano la giustizia, lalibertà, la pace, dove tutti si riconoscono fratelli e sorelle, figli dello stesso Padre che è Amore, Vita,Luce». Cari amici, è la strada del Risorto: seguiamola, pur se questo significa fare scelte difficili,controcorrente. D’altra parte, anche San Sisto ci incoraggia a camminare così; ci precede e ciaccompagna se è vero che, come la tradizione tramanda, egli è qui perché le sue Reliquie giunseroad Alatri a dorso di una mula, la quale cambiava direzione rispetto alla strada che l’avrebbecondotta altrove. Con questa obbedienza, cerchiamo di affidarci al Signore e alla Sua Volontà, diseguire l’azione della Provvidenza che guida la storia e ci chiede di andare nelle Sue vie: lìtroveremo la gioia e potremo aiutare i nostri fratelli, la nostra terra, il mondo, a cambiare le viedistorte del male in vie di giustizia, di solidarietà, di amore, di pace. Santo Marcianò In questa foto, la processione penitenziale che ha fatto seguito ai primi Vespri della festa e all’offerta del cero, da parte del sindaco Cianfrocca a nome di tutta la comunità di Alatri
Il Vescovo ad Alatri per San Sisto: «Camminiamo nella “strada verso l’altro”»

Omelia alla celebrazione in occasione della memoria della traslazione delle reliquie di San Sisto.Alatri, 11 gennaio 2026 Carissimi fratelli e sorelle, siamo qui, oggi, per vivere una memoria molto importante per questacittà di Alatri. Ricordare San Sisto I significa rinnovare una tradizione radicata nella nostra gente,ma il cui significato non si esaurisce nella storia, sebbene interessante.Una tradizione che impregna e ispira tanti altri gesti: io stesso ho fatto esperienza di uno tra questiquando, qualche mese fa, sono entrato a dorso della mula bianca nella città di Alatri, desiderandoentrare nel cuore della gente, delle sue tradizioni e delle sue speranze, per iniziare il MinisteroPastorale.È bello pensare così alle tradizioni: come a segni di speranza, tramandati di generazione ingenerazione non per evocare fatti folkloristici ma per dire che non siamo soli: c’è, infatti, una storiache ci precede e, per quanto a tratti drammatica, essa è guidata da Dio e volge sempre verso il bene;non perché si annulli il male e il dolore, la malattia e la morte ma perché il male non prevale e lamorte non ha l’ultima parola. Se Alatri ha scelto san Sisto come Patrono, in fondo, è proprio perquesto messaggio di speranza: perché si è sentita da lui non solo, per così dire, “scelta”, ma ancheprotetta.Sappiamo, però, che spesso la malattia non si vince; e sappiamo che tutti dovremo, prima o poi,affrontare la morte. Ma proprio le difficoltà della vita ancor più ci fanno apprezzare la necessità diaver accanto qualcuno che ci protegga e ci guidi verso Dio; che ci aiuti a essere noi stessi e avolgere tutto al bene.Nel lontano 1132, il giorno 11 gennaio, le Reliquie di Papa Sisto I giungevano ad Alatri a dorso diuna mula, la quale cambiava direzione rispetto alla strada iniziale che l’avrebbe condotta altrove. Sefosse stato solo il capriccio di un animale, la memoria di tale evento non si sarebbe certo tramandatadi padre in figlio, segnando così profondamente la vostra storia. Pertanto, se oggi siamo qui, èperché i nostri padri hanno letto in questo evento molto di più, lo dicevo pure ieri ai Vespri,trasmettendoci la testimonianza di una narrazione che supera il semplice racconto storico e ciproietta nell’ottica della fede. Si può qui scorgere, cioè, l’azione silenziosa della Provvidenza cheguida la storia e ci chiede di imparare a camminare nelle strade del Signore: quelle che fanno lafelicità perché realizzano in pienezza la nostra verità di persone.È questo che siamo invitati a fare anche oggi. E oggi, 11 gennaio 2026, celebriamo la Liturgia delBattesimo di Gesù, momento in cui si rivela a noi la strada di Dio, come era stato nella Festadell’Epifania. D’altra parte, anche il Battesimo del Signore è “epifania”, cioè “manifestazione”,“rivelazione” di Gesù e della Sua realtà divina e umana: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui hoposto il mio compiacimento», abbiamo ascoltato dal Vangelo; ed è la voce del Padre a pronunciarequeste parole, che rivelano chi sia Gesù e, al contempo, rivelano chi sia l’uomo. Cristo, dice infattiil Concilio, «proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l’uomoall’uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione» Gesù, dunque, ci dice che il primo passo per camminare sulle vie di Dio è sentirsi figli, avereconsapevolezza di essere «figli amati». È la nostra identità, quasi un DNA che ci definisce, a partiredal dono della vita e dal dono del Battesimo, che ci libera dal peccato e ci rende «figli nel Figlio». Il Battesimo del Signore non è come quello degli uomini, Egli non deve essere liberato dai peccati.Ma Lui, il Figlio, è inviato dal Padre proprio per liberarci dai peccati, manifestando al mondo chel’amore di Dio è salvifico ed è per tutti.Con il Suo Battesimo, inoltre, Gesù inizia la cosiddetta vita pubblica, il tempo della Sua missione,nella cui luce possiamo leggere anche la nostra, proprio a partire dal Sacramento del Battesimo. Ed«ecco la strada della missione: una strada verso l’altro», ha detto il Papa a Natale nell’Omelia.Cari amici, è bella questa Liturgia che la Chiesa oggi ci regala, unendo la Festa di Papa Sisto I alBattesimo di Gesù. È bella la strada che essa ci indica. Una strada che il nostro Santo ha seguito eche chiede pure a noi di percorrere: la «strada verso l’altro»!È una strada che si irradia in ogni ambito della nostra esistenza; meglio, che imprime una direzioneall’intera esistenza, con ricadute importanti su tutta la vita personale e familiare, sociale e persinopolitica. È la strada, squisitamente evangelica, del superamento di egoismi, bisogni autoreferenziali,smanie di potere, denaro e successo… dei tanti meccanismi che ci vedono concentrati su noi stessi eincapaci di volgere lo sguardo sugli altri, soprattutto sui più fragili, deboli, malati, migranti, poveri,bimbi piccoli o invisibili nel grembo; e tali meccanismi, germinati nello spazio di ogni cuore, sisviluppano poi fino a generare ingiustizie, violenze, guerre. La strada che le contrasta è la strada difraternità, amore, pace.Ecco pertanto l’augurio che oggi ci facciamo, ispirati e sostenuti dall’esempio di santità del nostroPatrono: iniziare a camminare nella «strada verso l’altro», rimanere su questa strada. E, se ci siamoallontanati, avere il coraggio di “cambiare strada”, come fece la mula tanti anni fa, sapendo diessere chiamati a percorrere la via della santità, per portare a molti la speranza, la gioia e la pace. Ecosì sia! Santo Marcianò
