Il Vescovo ai giornalisti: «Dietro ogni comunicazione c’è la persona»

Omelia alla Messa nella festa di San Francesco di Sales, patrono dei GiornalistiFrosinone, Cappella della Curia Diocesana, 23 gennaio 2026 Carissimi, nel Vangelo di oggi (Mc 3,13-19) leggiamo: «Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli -,perché stessero con lui e per mandarli a predicare». In questo brano del Vangelo potrebbe essereracchiuso il senso della vostra professione, che si radica in una vocazione, in una chiamata di Dio.In un certo senso anche voi siete «mandati a predicare», potremmo dire con Gesù. Perché il vostroservizio, in qualunque modo si svolga – quotidiani o periodici, servizio online o fotografici, culturadell’immagine o scritti – è sempre servizio alla Parola. A una parola umana, che, quanto più umana,tanto più si avvicina a diventare trasmissione della Parola di Dio.Mi piace pensare a questo proprio alla Vigilia della Domenica della Parola di Dio, che si celebreràdomani, e che ha per tema: «La Parola di Cristo abiti tra voi». Una Parola che ci deve abitaredentro, vivere dentro, lavorare dentro prima di essere annunciata. Prima di essere «predicata».È bella l’espressione “predicare”: etimologicamente significa “dire prima”, o meglio “dire dinanzi”.È una parola che va detta, annunciata e non taciuta – voi lo sapete bene –, ma “dinanzi”, ovverotenendo presente che essa raggiunge sempre qualcuno, ci mette in relazione con qualcuno,suscitando una reazione.Predicare, dunque. Vorrei provare a coniugare questo verbo con altri tre verbi, tratti dalla Parola eda alcuni spunti che Papa Leone, in questi primi mesi di Pontificato, ha suggerito proprio a voigiornalisti: Ecco allora il secondo verbo: custodire.«Custodire voci e volti umani», titola così Leone XIV il suo Messaggio, esortando a rendersi contoche «il futuro della comunicazione deve assicurare che le macchine siano strumenti al servizio e alcollegamento della vita umana, e non forze che erodono la voce umana».Dietro ogni comunicazione c’è la persona. Ed è bello pensare che Gesù, prima di mandare i suoi apredicare, li chiami «per nome», dia loro un «nome».D’altra parte, ogni vocazione inizia così e dice la nostra unicità, originalità, insostituibilità. Èproprio vero: si può sostituire la mansione, non la persona!Il nome è identità. È appartenenza a una famiglia, a una storia, a una società. A un ambiente che voisiete chiamati a raccontare. Ma il nome è anche assunzione di responsabilità: è la “firma” cheponete sui vostri articoli o i vostri lavori, dietro i quali si riconosce un pensiero, uno stile, unamodalità di interagire che, in definitiva, è comunicazione di vita.Tutto questo va custodito, custodendo anzitutto se stessi. Fare in modo che le parole siano non solostudiate professionalmente ma misurate umanamente; capaci, cioè, di custodire l’umano, che siesprime nella voce e nel volto, dice appunto Papa Leone.Arriviamo così al terzo verbo: amare.Predicare non è sostenere un monologo dotto, per autocompiacimento o per far prevalere il propriopunto di vista; è desiderio di andare incontro all’altro, di condividere, aperti a dare e a ricevere.«Oggi, una delle sfide più importanti è quella di promuovere una comunicazione capace di farciuscire dalla “torre di Babele” in cui talvolta ci troviamo, dalla confusione di linguaggi senza amore,spesso ideologici o faziosi», diceva Leone XIV nel suo primo incontro con voi giornalisti, il 12maggio scorso. E continuava: «Perciò, il vostro servizio, con le parole che usate e lo stile cheadottate, è importante. La comunicazione, infatti, non è solo trasmissione di informazioni, ma ècreazione di una cultura, di ambienti umani e digitali che diventino spazi di dialogo e di confronto» Potremmo dire che predicare e comunicare è anche saper ascoltare.Cari amici, ritorna dunque il rapporto con la Parola di Dio e si fa preghiera. «In te si rifugia l’animamia; all’ombra delle tue ali mi rifugio», abbiamo cantato nel Salmo 56 (57). Mettiamoci sotto questeali, capaci di custodire il nostro pensiero, il nostro linguaggio, la nostra comunicazione perdiventare, come ha detto ancora Papa Leone ai media cattolici riuniti a Lourdes in questi giorni,«seminatori di parole buone, artefici di una parola che abbraccia, di una comunicazione capace diriunire ciò che è spezzato, di un balsamo sulle ferite dell’umanità». Dio vi custodisca in questomodo di predicare, comunicare, amare. E così sia! Santo Marcianò