Tolkien, la “Magnifica Humanitas” e l’algoritmo: voci a confronto a Torre Cajetani

Per gentile concessione dell’Osservatore Romano riprendiamo questo articolo di Igor Traboni, pubblicato sul quotidiano della Santa Sede lunedì 10 agosto 2026 “L’uomo, il mezzo uomo e l’algoritmo” è stato il titolo del convegno tenutosi nel pomeriggio di sabato 8 agosto nel Castello Teofilatto a Torre Cajetani (Frosinone), nell’ambito della IX edizione de “La notte dell’anello”, una tre giorni che, con vari altri eventi, ha avuto come tema portante “La dignità dell’imperfetto: Tolkien e la Magnifica Humanitas sull’unicità dell’uomo”. Al convegno hanno preso parte Angelo Mereghetti (coadiutore salesiano), Lorenza Castagnacci (coordinatrice DesTEENnazione), Federico Iadicicco (Centro Studi Minas Tirith), introdotti dai saluti del padrone di casa, Pietro Teofilatto, che come sempre mette a disposizione gratuitamente la perla di storia del castello di famiglia, di Francesco Severa e Gabriele Ritarossi, dell’Associazione Radici, che ha organizzato il tutto assieme ai sodalizi Storicamente Torre e Turris in Fabula. Da specialista in comunicazione sociale, di cui si occupa al Centro Don Bosco di Roma, Mereghetti ha richiamato le parole-appello di Papa Leone rispetto ad una comunicazione odierna, ad iniziare dai social, «che vede solo una parte della verità e non nella sua interezza. Non cerca la verità ma si accontenta di un’immagine anche abbastanza statica, perché la verità richiede fatica, di essere accettata, di accompagnare». Un passaggio forte questo giovane studioso di Tolkien lo ha offerto anche su quella che il Papa chiama “ecologia della comunicazione”, ovvero «il saper cumulare le relazioni; non un manipolare la realtà ma presenza e ascolto: questa è una sana ecologia delle comunicazioni che serve alla democrazia perché altrimenti, senza confronto, non c’è la verità ma solo un mio punto di vista». Da qui ne deriva la necessità di un algoritmo «a servizio di un uomo che ha piena coscienza della propria coscienza, della propria capacità di discernere, di costruire relazioni. E questo credo sia l’insegnamento più bello che la Terra di Mezzo ci possa dare, legato al bel messaggio che il Papa ci ha donato con l’enciclica». Iadicicco ha definito «dirompente» l’enciclica di Leone già a partire dal titolo e si è poi addentrato in una lettura, che ha destato anche sana simpatia nei tanti presenti, «perché molti dicono che Leone è un papa tolkeniano, ma io ho cercato di capire se Tolkien non fosse un po’ leoniano». Ancora sull’enciclica, Iadicicco ha rimarcato come questa richiama tutti i principi della dottrina sociale della Chiesa, anche trattando l’IA, e il fatto che, se rimane nelle mani di pochi, «pone problemi legati alla democrazia sociale ed economica. Ed in virtù di questo problema, il Papa  richiama il principio della destinazione universale dei beni, che è uno dei principi cardine della dottrina sociale della Chiesa, dicendo che l’IA deve essere trattata come un bene pubblico, come l’acqua, perché impatta talmente tanto sull’umanità che l’accesso deve esser garantito a tutti. E questa la trovo una cosa rivoluzionaria e anche la politica è chiamata ad occuparsene». Originale il contributo – ed anche qui va un plauso agli organizzatori per averlo inserito in scaletta – di Lorenza Castagnacci, coordinatrice della sede di Alatri di “DesTEENazione”, spazio multifunzionale di esperienze e altre attività, progetto del Ministero del Lavoro «per rimettere al centro delle nostre azioni i ragazzi, i loro desideri, e fare in mondo che vengano realizzati, un po’ come un vecchio oratorio». Castagnacci ha richiamato le parole del Papa: “Il centro della storia rimane il volto umano che chiede di esser guardato” per sottolineare come i ragazzi chiedono proprio questo: «di essere guardati. E cercano relazioni autentiche, ascolto e appartenenza. E soprattutto adulti di riferimento di cui fidarsi». Anche perché spesso sono proprio i ragazzi, rispetto agli adulti, a trovare soluzioni ai problemi, «quei ragazzi che, alla fine della giornata, spesso dobbiamo rincorrere perché hanno dimenticato il telefonino. E che ci continuano a chiedere, anche nei colloqui con i nostri psicologi, che hanno bisogno di capire qual è la loro collocazione nel mondo. Anche per questo – ha concluso in maniera tolkeniana la giovane professionista – immaginiamo DesTEENazione anche come una piccola contea».

Torre Cajetani ha festeggiato San Michele Arcangelo

Giovedì 8 maggio la comunità di Torre Cajetani ha festeggiato San Michele Arcangelo, patrono del paese. Il programma religioso ha visto la celebrazione della Messa nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, presieduta dal vicario generale della diocesi, monsignor Alberto Ponzi, e concelebrata dal parroco, don Rosario Vitagliano. Alle 12 la supplica alla Madonna di Pompei e a seguire, prima della tradizionale processione per le strade del paese, c’è stata la benedizione del nuovo stendardo della Santissima Trinità, realizzato grazie alle offerte dei fedeli e della comunità parrocchiale, a rinnovare l’antica affezione del popolo tutto di Torre Cajetani verso il santuario di Vallepietra, da molti ogni anno raggiunto con un pellegrinaggio a piedi. «Desideriamo lasciarsi interpellare dalla figura di San Michele – ha detto tra l’altro don Alberto Ponzi nel corso dell’omelia – servitore e adoratore dell’unico Dio, vivo e vero. Michele è il campione del primato di Dio, non c’è nessuno pari a Dio o che possa sostituirlo. Chi è come Dio in un mondo dove si moltiplicano prepotenza e violenza?» Ma come cristiani abbiamo una risposta: Gesù che, ha aggiunto don Ponzi «è la nostra vittoria, la nostra possibilità di vivere, di aiutarci a sostenerci, lasciandoci guidare dalla Sua Parola, facendoci indicare la strada e le scelte di ogni giorno, anche quelle piccole. Per questo siamo qui insieme, abbiamo bisogno di ritrovare la gioia di essere popolo, comunità radunata attorno al Signore, sorelle e fratelli che si scoprono vicini e amici. L’Arcangelo Michele ci proteggerà e ci sarà d’aiuto, ma noi dobbiamo lasciarci aiutare e non fare sempre di testa nostra». (foto Nicola Paoloni)

“La preghiera per la pace” a “La notte dell’anello” di Torre Cajetani

“La preghiera dei popoli per la pace”, che il parroco di Torre Cajetani, don Rosario Vitagliano, guiderà alle ore 21 di sabato 31 agosto, sarà uno degli appuntamenti della settima edizione de “La Notte dell’Anello”, la manifestazione organizzata dall’Associazione culturale “Radici” di Alatri, in collaborazione con “Turris in Fabula” e il blog “Storicamente Torre” e che si terrà per l’appunto il 31 agosto a Torre Cajetani, presso il Castello Teofilatto. «La pace della “terra di mezzo” – fanno sapere gli organizzatori della kermesse culturale – che poi in fondo è il tema centrale del Signore degli Anelli ed è ciò che vogliamo anche che divampi da Torre, riprendendo anche l’invito del vescovo Ambrogio a pregare incessantemente per la pace. È un momento particolare e suggestivo che abbiamo voluto fortemente per fare nostro l’impegno per la pace». Ma diamo un’occhiata complessiva al programma, con il castello di Torre Cajetani che, con la sua imponente torre e l’atmosfera storica, è la location perfetta per questo evento. Ricorda le fortezze della Terra di Mezzo, offrendo ai partecipanti un’esperienza immersiva nel mondo fantastico di Tolkien. L’evento inizierà alle 17 con giochi a tema “Il Signore degli Anelli” per i più piccoli, seguiti da tre conferenze. Alle 17:30 Marco Sarandrea, Biagio Cacciola e Luigi Vacana parleranno dell’uso delle piante medicinali sia nel mondo di Tolkien che nel nostro. Alle 18:15, Pietro Teofilatto, Daniele Baldassarre, Ennio Quatrana, Gabriele Paris e Valentina Cardinale confronteranno le fortezze medievali della Ciociaria con quelle descritte ne “Il Signore degli Anelli”, esplorando l’influenza delle architetture medievali sull’immaginario tolkieniano. Dopo una pausa per la cena, la conferenza principale vedrà studiosi come Saverio Simonelli, Sir Percival, Paolo Gulisano, Angelo Astrei e Francesco Severa discutere il tema dell’umiltà nelle opere di Tolkien. Un aspetto che sarà analizzato nei suoi molteplici aspetti, con un focus sulla sua rilevanza contemporanea. L’intrattenimento musicale sarà curato da Luca Santucci e dal Quartetto Syrinx, che con le loro melodie medievali trasporteranno i partecipanti direttamente nelle atmosfere del libro. Alle ore 21, come detto, il parroco di Torre Cajetani don Rosario Vitagliano presiederà la preghiera dei popoli per la pace. “La Notte dell’Anello” è un appuntamento imperdibile per gli appassionati di Tolkien. Oltre a scoprire nuovi aspetti dell’autore, i partecipanti potranno riflettere sulla sua attualità, dimostrata dai numerosi adattamenti cinematografici e serie tv. Con l’uscita imminente della seconda stagione de “Gli Anelli del Potere”, l’evento offrirà un’occasione unica per approfondire la conoscenza di un autore che continua a influenzare la cultura popolare e a ispirare nuove generazioni di lettori.

Torre Cajetani ha ricordato fra’ Marcello, morto in odore di santità

La comunità di Torre Cajetani ha reso omaggio alla memoria di fra’ Marcello da Torre, un religioso originario del paese, insigne predicatore e morto in odore di santità nel 1609, con una Messa in suffragio celebrata dal parroco don Rosario Vitagliano nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta. “La morte di fra Marcello  – come scrive lo storico locale Gabriele Paris in una dettagliata pubblicazione – suscitò interesse nelle cronache Francescane e non solo del suo tempo. Un errore di trascrizione nella prima edizione degli Annali lo indicò originario di Torre in Sabina. Nonostante ciò, la devozione e la narrazione popolare dei torrigiani rimasero inalterate. Nei resoconti dell’epoca, fra Marcello è descritto come un autentico ‘penitente cristiano’, una figura straordinaria, esemplare nella virtù e dotata di grande eloquenza. Nel corso degli anni, gli abitanti di Torre fecero frequenti pellegrinaggi alla sua tomba a Priverno. Intorno alla metà del XVII secolo il suo corpo fu traslato nella chiesa locale, mantenendo intatta la fervente devozione dei compaesani; anche dopo la sua morte, si narrarono numerose grazie e miracoli attribuiti a lui. Con il passare del tempo, la venerazione andò progressivamente affievolendosi, finché nel 1872 l’Arciprete di Torre Don Serafino Dell’Uomo eseguì una prima ricognizione delle sue spoglie, ravvivando l’interesse. Nel 1946, su impulso di Giulio Cesare Gerlini, l’urna venne trasferita nel reliquiario della chiesa, contribuendo a rinvigorire la devozione grazie alle sue ricerche storiche e fotografiche. Nel luglio 1972, in occasione del centenario della prima ricognizione, fu eseguito un nuovo controllo sulle spoglie e l’urna fu spostata a destra dell’entrata della chiesa, dove precedentemente si ergeva l’altare delle Anime Purganti5. Infine, nel 2019, con i lavori di restauro della chiesa, l’urna fu collocata nella sua attuale sistemazione. Un’iscrizione sotto l’urna commemora questa storia, testimonianza di una devozione che ha attraversato i secoli”. Diversi i miracoli ricondotti a questo religioso, sia in vita che dopo la morte. Il nome preciso di fra’ Marcello, invece, non è stato ancora individuato. Nel 1664 il dottor Felice De Luca scrisse una biografia sul frate, ma ad oggi non è mai stata rinvenuta. In paese, inoltre, già nel 1900 non c’erano più suoi discendenti diretti, per cui non è stato possibile attingere ad altre fonti. Al religioso è stata dedicata anche questa poesia, scritta  da Maria Pia Fagiolo: FRA MARCELLINO (dalla Torre) Si partito dalla Tore pe’ i a fatte cappuccino – predicatore pe’ convertì la gente a nóstro Signore. Di sacrifici ni si fatti tanti, ca’ tinaristi sta’ tra gli Santi. Stai sulo in “odore di Santità” e pe’ ‘sta causa tèta pregà pe’ ottené le grazie ca ce vóto… pe’ diventà Santo te tinimota ‘nvocà vidi ‘n po’, se ‘nu miraculo iu po’ fa’. Nù ricurdamoce perciò quanno passimo denanze a fra Marcellino de di’ ‘n’orazione pi ‘stu Capuccino e de ghiedece de facce ca grazia che ghiedimo accusì, iu fao Beato e doppo Santo e pe’ la Tore sarà ‘n’atro vanto. Maruma me diceva che ‘nu scalino della chiesa, all’entrata laterale o alloco vicino, era iu cuscino de fra Marcellino. È vero o no, nu’ lu saccio ma lo vóglio raccuntà, è ’na tradizzione da tramandà. Ti prighimo fra Marcellino De prutegge i torriciani Che da oggi te pregheno tanto pure se nu’ t’ao fatto Santo.