Tre intensi giorni di spiritualità, preghiera e riflessione, di immersione nelle radici e al tempo stesso nella contemporaneità del messaggio francescano; ma anche tre giorni di amicizie vecchie e nuove e di sana allegria: così si potrebbe riassumere l’esperienza vissuta dai giovani delle diocesi di Anagni-Alatri e Frosinone-Veroli-Ferentino che, dal 28 al 30 dicembre scorsi, hanno partecipato al Campo vocazionale di Assisi, organizzato dal Centro diocesano vocazioni di Frosinone e dalle pastorali giovanili di Anagni-Alatri e Frosinone-Veroli-Ferentino.

In 29 sono partiti alla volta dell’Umbria e dell’Alta Sabina, un gruppo ben assortito di adolescenti e giovani, accompagnati e guidati da don Francesco Paglia, don Angelo Conti, don Alessandro Fraci, suor Silva Jaku e con la presenza – preziosa anche nella logistica e nella… guida dei tre pulmini – dei seminaristi Lorenzo, Federico, Lorenzo, Cristian e Samuele.

La prima tappa della “spedizione” è stata in quel di Fonte Colombo, uno dei cardini della Valle francescana, poco distante da Rieti: il freddo invernale è stato subito spazzato via dal tepore delle parole del giovane religioso, originario di Ferentino, fra’ Francesco Di Pede (va bene, ammettiamolo: aiutato anche da “fratello… pellett” e da una stufa presa d’assalto dai giovani) che ha guidato una profonda catechesi incentrata sul Mistero del Natale, sul Verbo fatto Carne ad abitare in mezzo a noi «e questo deve dirci qualcosa, del tipo: o seguiamo il Signore con tutto noi stessi oppure andiamo dietro agli oroscopi – ha detto tra l’altro il frate – perché il Verbo si è reso disponibile per noi, si è messo nelle nostre mani, si è fatto vedere!».

Dopo il pranzo al sacco (in realtà “sacco” per alcuni, perché c’è chi ha saggiamente portato dietro mezza cucina di casa da Vallecorsa e da Supino!), di nuovo in viaggio per una decina di km e di tornanti immersi nella nebbiolina per arrivare a Greccio, il paesino preso d’assalto da fedeli e turisti per le celebrazioni degli 800 anni del primo presepe. Un anniversario che uno dei frati francescani ha ben dettagliato al gruppo, suggestivamente seduto proprio di fronte alla pietra di quella prima rappresentazione della Natività, spiegando che in realtà il volere di Francesco fu quello di celebrare l’Eucarestia in maniera tanto semplice quanto solenne. A Greccio è stata celebrata anche la Messa, nell’adiacente santuario.

Di nuovo sui pulmini per arrivare in serata ad Assisi, con sistemazione presso la Casa di accoglienza dell’Abbazia San Pietro, affidata alle cure delle suore Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato: ospitalità perfetta in una “location” suggestiva, a due passi dalla Basilica. Il momento della cena, in un vicino ristorante, è stato caratterizzato – come tutti i pasti – anche da un momento di sana goliardia, a coinvolgere pure gli altri commensali.

Il secondo giorno è stato di una “full immersion” francescana totale: dopo la recita delle Lodi, subito a Santa Chiara per la celebrazione della Messa, cui ha fatto seguito un altro, intenso momento di riflessione personale, in silenzio, davanti al crocifisso di San Damiano. E poco importa, come ha sottolineato poi don Francesco, se il via vai di altri fedeli e turisti ha magari disturbato la concentrazione: l’importante era restare soli con sé stessi, guardarsi dentro e chiedersi: Gesù come mi guarda? E quindi “spogliarsi” anche di ogni esteriorità. E non a caso, proprio in una sala adiacente il vicino Santuario della Spogliazione, nella tappa successiva, tutti i partecipanti al Campo sono stati invitati a raccontare agli altri i pensieri, le riflessioni, ma anche i silenzi e il grido d’aiuto, scaturiti da quella mezzoretta davanti al crocefisso di San Damiano.  E questo, con delle condivisioni toccanti anche nella loro semplicità ma fatte con il cuore, è stato uno dei momenti centrali del Campo. Così come toccante è stata la visita, proprio nel santuario, alla tomba del Beato Carlo Acutis, esempio e figura di riferimento per molti ragazzi.

Di nuovo sui pulmini e di volata verso il… Mac Donald’s di Santa Maria degli Angeli, per una pausa pranzo piacevole, tra le app da scaricare per il menù e fiumi di ketchup sulle patatine. Ma ovviamente la tappa in questo borgo ha significato soprattutto la visita alla Porziuncola, preceduta da una sosta presso le suore di Gesù Bambino, dove suor Letizia, milanese trapiantata a L’Aquila, accompagnata dalla sua chitarra e da una voce stupenda, ha guidato una catechesi incentrata sul titolo “Solo per amore” e con tanto spunti penitenziali su quello che dovremmo far morire ogni giorno: il non senso quotidiano, la noia, l’irresponsabilità, l’immaturità, il non scegliere e dunque il rimandare, il fare ciò di cui ho voglia e quando e se ne ho voglia. Tutti spunti, ne siamo certi, che i giovani avranno raccolto anche per le successive confessioni alla Porziuncola, affidandosi ai sacerdoti del gruppo e ai vari frati confessori del santuario. E alla Porziuncola, dove tutto parla e “respira” di Francesco e del suo messaggio, i giovani hanno trascorso poi del tempo solo apparentemente lasciato  “libero”, perché in realtà riempito ancora da preghiere e riflessioni personali.

Una giornata indubbiamente piena, ma nonostante ciò dopo cena c’è stato ancora tempo e voglia di passeggiare per Assisi, con tappe pressoché d’obbligo per una cioccolata calda o un caffè.

Il terzo e ultimo giorno del Campo è stato dedicato, nella mattinata, alla Basilica e al momento davvero toccante della Messa celebrata sull’altare adiacente la tomba di San Francesco: impossibile trovare le parole per tentare di descrivere il raccoglimento e la particolare “atmosfera” vissute durante il rito. Dopo la visita alla Basilica, sia inferiore che superiore, un po’ di tempo libero in una Assisi invasa da fedeli e turisti e anche per un po’ di shopping niente affatto convulsivo, soprattutto per Rosari e Tao da riportare a casa, come quelli che, con un piccolo grande gesto, gli organizzatori del Campo hanno poi voluto donare a ognuno dei partecipanti.

Sulla strada del ritorno, ultima tappa a Santa Maria della Foresta, un altro dei punti nevralgici della Valle francescana, forse meno conosciuto degli altri ma non meno importante e suggestivo, come è stato spiegato ai partecipanti nella piccola chiesa del santuario, simpaticamente invasa anche da una colonia di gatti. Le ombre della sera e il freddo pungente forse non hanno aiutato del tutto ad ammirare quel paesaggio che ottocento anni fa ispirò a Francesco alcuni versi del Cantico dei Cantici, ma non di meno anche questa tappa ha riportato alla essenzialità del messaggio francescano.

E tra baci e abbracci, promesse di risentirsi ma soprattutto di rivedersi presto, il Campo è terminato con il ritorno a Frosinone.

di Igor Traboni

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