“Il cielo d’Etiopia”: il viaggio di fede e incontro di una famiglia di Anagni

Sabato 20 giugno è stato presentato a Palazzo Bacchetti ad Anagni, davanti ad un pubblico numeroso e con gli interventi moderati da Gaetano D’Onofrio, il libro “Il cielo d’Etiopia”, scritto da Consiglia Marino, Daniele Imperia e Mattia Imperia. Tra le figure centrali di questa storia missionaria di un’intera famiglia (gli Autori sono infatti marito, moglie e un figlio e il sottotitolo del libro non a caso recita “Un viaggio di fede, famiglia e incontro”) c’è quella di don Giuseppe Ghirelli, per tutti “don Peppe”, a lungo fidei donum proprio in Etiopia, prima di rientrare in diocesi, morto 4 anni fa. Presenti anche, e visibilmente commosse, Marisa e Gustava, sorelle di don Peppe. La terra d’Etiopia, ma soprattutto il suo cielo con tutti i significati che questa immagine niente affatto retorica racchiude, si è fatta ancor più presente nel corso dell’incontro grazie ai videomessaggi di don Stefano Ferraretto e don Nicola De Guio, sacerdoti missionari in quel lembo d’Africa e che pure rappresentano figure centrali della vicenda narrata nel libro, così come la testimonianza di Ilaria Scocco, mentre Veronica Giuliani ha letto alcune pagine del libro. Gli Autori hanno inoltre raccontato alcuni particolari della loro esperienza missionaria, di fede e di famiglia. Di una famiglia di Tufano di Anagni che nel 2019, grazie a don Marcello Coretti, ha conosciuto don Giuseppe Ghirelli e da allora ogni anno in estate si reca in Etiopia, “trascorrendo” così le ferie. Ogni anno organizzano anche mercatini di beneficenza, così come il ricavato di questo libro (per acquistarlo è possibile rivolgersi direttamente agli Autori) verrà donato sempre alla missione in Etiopia. Preziose anche le parole di Giorgia e Francesco Imperia, gli altri due figli di Daniele e Consiglia e fratelli di Mattia, che hanno letto un pensiero affettuoso dedicato proprio ai genitori e al fratello. Don Marcello Coretti, parroco della Cattedrale, autore della prefazione e tra i curatori dell’opera, ha condiviso il significato del progetto editoriale e ha letto i messaggi inviati dal vescovo Santo Marcianò e dal vescovo emerito Lorenzo Loppa, impossibilitati a essere presenti ma desiderosi di esprimere la propria vicinanza agli autori e ai partecipanti. Messaggi che qui di seguito riportiamo: Cari amici, desidero far giungere il mio saluto a Daniele Imperia, Consiglia Marino e Mattia Imperia, autori del volume “Il Cielo d’Etiopia”, e con loro a tutti quelli che partecipano alla presentazione di questo libro che racconta un’esperienza umana e cristiana di grande valore. Mi sarebbe piaciuto essere presente, ma le celebrazioni di questo sabato, tra cui la festa di Santi Silverio e Ormisda, Patroni di Frosinone, non mi consentono di essere con voi. Attraverso le pagine scritte a più voci dagli autori emerge la bellezza di una missione che ha saputo coinvolgere una famiglia intera, aprendola all’incontro con un popolo e una Chiesa lontani geograficamente, ma vicini nel comune cammino della fede. La loro testimonianza richiama con gratitudine la figura di don Giuseppe Ghirelli, sacerdote della nostra Chiesa di Anagni, che ha speso tanti anni del suo ministero come missionario fidei donum in Etiopia. Le opere da lui promosse e il bene seminato continuano a parlare attraverso le persone che ha incontrato e coinvolto, e questo libro ne è una significativa conferma. Pur non avendo conosciuto personalmente don Peppe né condiviso direttamente questa esperienza missionaria, ho avuto modo di coglierne il valore attraverso le parole di don Marcello e le pagine di questo libro. Per questo sono lieto che la memoria di un così prezioso servizio alla Chiesa possa essere custodita e trasmessa anche mediante queste pagine. Saluto tutti con tanto affetto e ringrazio gli autori per aver condiviso una testimonianza che certamente aiuterà molti a riscoprire la bellezza del Vangelo vissuto nel dono di sé. Santo Marcianò Carissimo Don Marcello e carissimi Amici tutti, mi spiace di non poter condividere con Voi il momento di umanità e di grazia che state vivendo! Ho tra le mani ”Il cielo d’Etiopia”, lo sfoglio, lo giro e lo rigiro. È uno scrigno straordinario che custodisce le perle di un viaggio di fede, di amore, di vita, di relazioni e di incontri. Dio benedica i tre protagonisti di questa avventura, che hanno saputo dare spessore e continuità alla passione e all’entusiasmo del nostro caro Don Giuseppe. Lui occuperà in pianta stabile il cielo d’Etiopia, ma brilla anche sul nostro cielo per ricordarci sempre che il Cielo comincia qui, oggi, ed è possibile portare il Cielo sulla terra. Basterebbe vivere in un altro modo, con maggiore responsabilità e coraggio, con maggiore attenzione per la vita degli altri. Basterebbe guardarsi dentro e scoprire il tesoro di cui siamo portatori: ci scopriamo come figli e figlie, fratelli e sorelle. Alle esequie di Don Giuseppe, quel 23 Agosto del 2022, ebbi modo di affermare che Don Giuseppe d’Etiopia era buono come il pane e solido come una roccia. Era “malato” di dedizione e di disponibilità, portatore di un virus e di un contagio che – se preso – potrebbe cambiare il mondo. Ringrazio il Signore per chi, attraverso lui, s’è fatto contagiare da Gesù e dalla Sua passione per tutti noi. Carissimi Consiglia, Daniele e Mattia grazie e Dio vi benedica! ”Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8)”. La Vostra avventura faccia profumare di pane la vita di tanti altri. Come profuma di pane “Il cielo di Etiopia”. Un abbraccio. Lorenzo Loppa Don Peppe Ghirelli in Etiopia
I seminaristi Ambrosi e Sabellico ordinati Diaconi il 7 ottobre

Lorenzo Ambrosi e Lorenzo Sabellico verranno ordinati diaconi il prossimo 7 ottobre, dall’arcivescovo Santo Marcianò, nella Cattedrale di Anagni. E’ stato lo stesso Marcianò a dare ufficialmente la notizia – già nell’aria da qualche settimana – nel corso dell’ultima assemblea del clero, davanti a sacerdoti e religiosi delle due diocesi. Ambrosi e Sabellico hanno entrambi 26 anni e sono entrati al seminario Leoniano di Anagni, accolti dall’allora vescovo Lorenzo Loppa, nel 2019. Lorenzo Ambrosi aveva appena terminato gli studi al Liceo Scientifico di Fiuggi, cittadina di cui è originario; Lorenzo Sabellico, originario di Fumone, si era invece appena diplomato al Liceo Classico di Casamari. In questi anni di studio e formazione in seminario, entrambi hanno svolto servizio nei fine settimana in varie comunità della diocesi. Prima dell’ordinazione diaconale, per i due giovani ci sarà un’esperienza missionaria in questa estate: Ambrosi in Benin, il Paese africano da cui arrivano anche le suore che prestano servizio al Leoniano; Sabellico al Cottolengo di Torino. Nelle prossime settimane verranno resi noti i dettagli dei momenti di preghiera prima della cerimonia e dell’ordinazionale diaconale del 7 ottobre, che precede ovviamente quella sacerdotale, prevista da qui a 8-12 mesi. Lorenzo Sabellico e Lorenzo Ambrosi nel 2019, al momento dell’annuncio del loro ingresso in Seminario
In tanti alla Santissima e a Vallepietra per la Festa dell’Apparizione

Si sono conclusi sabato 21 febbraio 2026 a Vallepietra i solenni festeggiamenti in onore della Festa dell’Apparizione della Santissima Trinità, uno degli appuntamenti spirituali più sentiti e partecipati del territorio laziale. Le celebrazioni si sono chiuse con la Messa presieduta da Lorenzo Loppa, vescovo emerito della diocesi di Anagni-Alatri. Una tradizione secolare nel cuore dei Monti Simbruini La Festa dell’Apparizione affonda le sue radici in una tradizione antichissima legata al Santuario della Santissima Trinità, situato sul Monte Autore, nel cuore dei Monti Simbruini. Da secoli il luogo rappresenta una mèta privilegiata di pellegrinaggio per fedeli provenienti dal Lazio e dalle regioni limitrofe. Il santuario, che durante il periodo invernale rimane chiuso a causa delle condizioni climatiche, apre straordinariamente le sue porte proprio il 16 febbraio, giorno della Festa dell’Apparizione, offrendo ai pellegrini l’opportunità di venerare la sacra immagine in un momento unico e particolarmente significativo. Il pellegrinaggio del 16 febbraio: fede e partecipazione I festeggiamenti hanno avuto inizio lunedì 16 febbraio, giorno della ricorrenza dell’Apparizione. Alle ore 7.00, presso la chiesa parrocchiale di Vallepietra, si è svolta la benedizione del tradizionale pellegrinaggio a piedi verso il santuario sul Monte Autore. A impartire la benedizione ai quasi mille pellegrini presenti è stato Mons. Ambrogio Spreafico, vescovo emerito della diocesi di Anagni Alatri, insieme al rettore del santuario, Mons. Alberto Ponzi. I fedeli, provenienti da diversi comuni della provincia di Frosinone, da Roma e da altre città del Lazio, hanno quindi intrapreso il cammino verso il santuario, accompagnati per un tratto dallo stesso Vescovo Spreafico, che ha recitato con loro il Rosario. Giunti al santuario, i pellegrini hanno potuto venerare la sacra immagine della Santissima Trinità nell’unico giorno di apertura invernale straordinaria. Alle ore 10.30, presso la chiesa nuova dedicata a San Giovanni Paolo II, è stata celebrata la solenne Eucaristia presieduta dal Vescovo Spreafico e concelebrata dal rettore Mons. Ponzi e da altri sacerdoti. Durante l’omelia, è stata sottolineata l’importanza crescente della Festa dell’Apparizione per la vita del santuario, testimoniata dalla straordinaria partecipazione di fedeli nonostante la ricorrenza in un giorno feriale. All’inizio della celebrazione è intervenuto anche il Sindaco di Vallepietra, Daniele Mioni, che ha ringraziato i pellegrini per la numerosa presenza e ha ribadito l’impegno dell’amministrazione comunale, in collaborazione con il rettore, per rendere il santuario sempre più accogliente. Al termine della Messa, la comunità di Vallepietra insieme a Leone ha offerto ai pellegrini un momento di ristoro sul piazzale del santuario, prima del rientro a piedi verso il paese di Vallepietra La conclusione dei festeggiamenti: fede, tradizione e comunità La festa si è conclusa sabato 21 febbraio a Vallepietra con la celebrazione eucaristica presieduta da Mons. Lorenzo Loppa. Nel corso dell’omelia, il Vescovo emerito ha espresso la sua gioia nel tornare a Vallepietra e al santuario, luogo che ha frequentato per molti anni durante il suo ministero episcopale. Ha inoltre sottolineato come sia particolarmente significativo iniziare il cammino quaresimale proprio nel contesto della Festa dell’Apparizione, insieme ai pellegrini. Al termine della celebrazione si è svolta la tradizionale processione per le vie del paese con il quadro della Santissima Trinità, accompagnato da 25 compagnie con stendardi e fazzoletti, tra canti e preghiere, animati anche dalle note della banda musicale di Trevi nel Lazio. Un momento di intensa partecipazione che ha visto il paese animarsi di colori, fede e devozione. In piazza, il rettore Mons. Alberto Ponzi ha ringraziato tutti i presenti, in particolare i capi compagnia per il loro costante impegno, ricordando che l’edizione 2026 della festa è stata dedicata in modo speciale alla pace nel mondo. L’appuntamento per tutti i fedeli è stato fissato al 1° maggio, giorno tradizionale di apertura della nuova stagione del santuario. La celebrazione si è conclusa con la benedizione solenne e i fuochi d’artificio, suggellando giorni intensi di preghiera, fraternità e profonda devozione popolare. La Festa dell’Apparizione si conferma così non solo come evento religioso, ma come patrimonio spirituale e culturale che unisce generazioni di pellegrini nel segno della fede e della tradizione, mantenendo viva una storia secolare che continua a rinnovarsi ogni anno. Un ruolo importante lo ha svolto la comunicazione, che ha permesso a diverse persone soprattutto anziani di poter seguire e partecipare da remoto alle celebrazioni eucaristiche sia al Santuario che a Vallepietra.
Santuario della Santissima verso la chiusura con le Messe di tre Vescovi

Domenica 19 ottobre l’arcivescovo Santo Marcianò salirà per la prima volta al santuario della Santissima Trinità di Vallepietra dove, una volta accolto dal rettore monsignor Alberto Ponzi, celebrerà Messa alle 11, davanti alle numerose compagnie di fedeli che continuano a salire al santuario. Domenica 12 ottobre, sempre alle 11, la Messa verrà invece celebrata dal vescovo emerito Ambrogio Spreafico. Domenica 26 ottobre l’altro emerito, monsignor Lorenzo Loppa, celebrerà Messa, sempre alle 11. Sabato 1 novembre le Messe verranno celebrate ogni ora, dalle 9 alle 12. Domenica 2 novembre, prima della lunga pausa invernale, chiusura del santuario, con la Messa alle 10.30. La riapertura è prevista, come da calendario di ogni anno, per il 1° maggio del prossimo anno.
Il saluto di Spreafico a Marcianò

Cara Eccellenza Santo Marcianò, benvenuto tra noi in questa antica Diocesi di Anagni-Alatri. Abbiamo camminato lungo le strade di questa antica città, città dei Papi, come viene chiamata per i quattro pontefici qui nati, tra cui Bonifacio VIII, colui che ha indetto il primo Giubileo Cristiano nel 1300, nel cui Palazzo ci siamo preparati per la celebrazione, dove si conserva la memoria del famoso schiaffo di Anagni. Siamo giunti in questa Cattedrale, conosciuta come la Cappella Sistina del Medioevo, per gli affreschi della Cripta, che celebrano il Cristo centro del creato e della storia universale. Sono tesori di fede e cultura che tu potrai conoscere e apprezzare con la saggezza e l’umanità della tua lunga storia al servizio della Chiesa come vescovo della Diocesi di Rossano-Cariati dal 2006 e poi come Arcivescovo Ordinario militare dal 2013. La storia di questa città ci ricorda che i cristiani vivono nel mondo, anche se non sono del mondo, e sanno annunciare il Vangelo nel tempo in cui si trovano, come fecero i nostri predecessori. Oggi i tempi sono profondamente cambiati. La fede cristiana fatica ad andare oltre le pur preziose e suggestive antiche tradizioni per diventare stile di vita, pensiero, testimonianza. Sembra che essa non riesca più a scalfire una cultura dell’io, in cui prevale la ricerca del proprio interesse a scapito degli altri, soprattutto dei più fragili e dei poveri. Basta vedere l’abitudine all’incuria del territorio in cui siamo fino al disprezzo di chi lo umilia con l’inquinamento pur di fare i propri affari. Le nostre comunità, però, grazie all’impegno dei sacerdoti e dei diaconi, dei consacrati e consacrate, della gratuità e generosità di molti laici, rimangono dei presidi di relazioni, di comunione, di amicizia, di fraternità, attorno a quella Parola di vita eterna che celebriamo nell’Eucaristia. Soprattutto, sono case rifugio per i poveri, gli scartati, i migranti, i piccoli, gli anziani, di cui ci prendiamo cura con amore. Siamo ancora un bel segno di come si può vivere insieme. Il tuo spirito ecumenico, che conosco da quando lavoravamo insieme nella Commissione della Conferenza Episcopale per l’ecumenismo e il dialogo, arricchiranno l’impegno di molti per costruire ponti con mondi diversi o lontani. Incontrerai tanti uomini e donne generosi, che hanno dato vita a movimenti e associazioni, che nella Chiesa e nella società civile rendono possibile venire incontro agli altri, coinvolgendo in una cultura solidale e pacifica, per non rimanere prigionieri della rabbia e della prepotenza. Ti auguro di gustare la gioia che ho esperimentato, sebbene solo per pochi anni, in questa cara Diocesi, per costruire con tutti un Paese solidale e pacifico, collaborando con le autorità civili e militari della nostra amata Italia, come lo testimoniano gli esponenti del governo e delle istituzioni qui presenti, che saluto e ringrazio di cuore, come le autorità civili e militari di questa terra, che con generosità e spirito di servizio ci aiutano a vivere insieme nel rispetto della legge e dell’armonia sociale. Grazia allora, cara Eccellenza, e benvenuto tra noi! + Ambrogio Spreafico Anagni, 21 settembre 2025
Incontro operatori Caritas

Venerdì 19 settembre a Fiuggi, presso il Centro pastorale di via dei Villini, con inizio alle 19 ,si svolgerà un incontro degli operatori della Caritas attivi sia presso le strutture diocesane chepresso le singole Caritas parrocchiali delle tre vicarie della Chiesa di Anagni-Alatri. L’iniziativa verteràsul tema “La carità per donare speranza in un tempo di crisi”. Tante infatti sono le emergenzeche si ravvisano anche sul territorio diocesano, comprese le cosiddette “nuove povertà” diquanti hanno perso il lavoro, di quelli che non riescono a trovarlo, di quanti hanno difficoltà anchenel sostentamento quotidiano. All’incontro parteciperà il vescovo Ambrogio Spreafico, che inquesti due anni e mezzo di presenza in diocesi non ha mai lesinato la sua vicinanza agli operatoridella Caritas.
Il saluto del vescovo Ambrogio alle due diocesi: il testo dell’omelia

Cari fratelli e sorelle, è una gioia essere qui insieme e vi ringrazio per aver accettato l’invito a prendere parte a questa celebrazione di saluto. Da 17 anni sono stato in mezzo a voi come vescovo della Diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino, e solo da poco più di due anni anche della diocesi di Anagni-Alatri. Ho cercato con i miei limiti e la mia umanità di essere come vostro pastore segno di unità e comunione. Ogni vescovo porta in sé la sua storia di fede e di cultura. Non ci sarà mai né il vescovo perfetto né, tanto meno, il vescovo che piace a tutti o che uno desidera secondo il suo modello e le sue aspettative. Il mio successore, l’arcivescovo Santo Marcianò, verrà come padre e servo, con la sua storia e umanità. Siamo chiamati ad accoglierlo e a volergli bene. Ho provato, in questi anni, a vivere la missione a cui il Signore mi ha chiamato in maniera larga, incontrando tanti. La Chiesa, infatti, non vive per se stessa, ma tra la gente, nel mondo e nella cultura del luogo dove si vive e si cresce. Ed insieme a voi sento di essere cresciuto anche io, di aver imparato a conoscere e a voler bene a questo luogo e ai suoi abitanti, con le ricchezze e le fragilità della nostra amata Ciociaria, a cui, purtroppo, non sempre tutti hanno voluto bene. Basti vedere lo scarso impegno nel riparare il disastro ambientale. La nostra terra, profanata dall’inquinamento, geme e soffre ancora, come ci ricorda l’Apostolo Paolo nella lettera ai Romani! Chi raccoglierà questo grido? Vorrei chiedervi di ascoltarlo di più e di sentirci custodi del creato, finché nessun bosco delle nostre colline sia dato più alle fiamme, nessun fiume sia avvelenato e neanche una goccia d’acqua vada più persa. Vorrei chiedervi di ascoltare la sete di futuro dei nostri giovani, che sono costretti e invogliati ad andarsene altrove. Vorrei chiedervi di non essere indifferenti alla criminalità organizzata, i cui tentacoli inducono al silenzio e alla complicità! Alla prepotenza, ci si può sempre opporre con la forza mite e attiva del bene, come ci suggerisce oggi il libro del Siracide. Ma io lascio questa terra con fiducia. In tanti di voi ho incontrato semi di bene, di speranza, di futuro. Ringrazio chi di voi ha compiti di responsabilità, a cominciare dal Prefetto dott. Ernesto Liguori, fino agli esponenti delle forze dell’ordine e a quanti rappresentano le amministrazioni locali e provinciali, assieme alle realtà culturali, associative e imprenditoriali del territorio. Ho cercato di favorire un clima di dialogo sincero, nel rispetto e nella varietà delle nostre mansioni, trovando tanti alleati per il bene e la crescita spirituale, culturale e sociale di questa terra. Cari sacerdoti e diaconi, cari religiosi e religiose, caro padre Abate, cari fratelli e sorelle delle nostre comunità. Grazie per la vostra amicizia e il vostro impegno. Come sapete, sono un biblista di formazione. Ho cercato di comunicare quella forza di amore e di senso che viene dalla Parola di Dio, senza cui non esiste né chiesa, né pastorale, e neppure quell’umiltà indispensabile per il dialogo e una convivenza pacifica. Nel mondo avviene spesso il contrario, come sempre dice il Siracide: “Molti sono gli uomini orgogliosi e superbi … e per la misera condizione del superbo non c’è rimedio”. Quando Maria, oggetto di tanta bella devozione nella nostra terra, riceve il Vangelo, la buona notizia della nascita di Gesù, subito loda Dio perché ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore e ha innalzato gli umili. Come rovesciare i potenti dai loro troni di violenza e di guerra? Come abbiamo fatto insieme, ponendo al centro delle nostre comunità la Domenica, il banchetto dell’Eucaristia: essa ci rende popolo, comunità riunita dall’amore di Dio. Dal nostro essere comunione di sorelle e fratelli attorno all’Eucaristia, la Parola alza lo sguardo oltre noi stessi, accende in noi il desiderio di Dio, l’amore per tutti e la speranza di un mondo rischiarato dalla luce del Signore. Ogni anno abbiamo preparato insieme l’Assemblea Diocesana, confrontandoci e ascoltandoci, come ogni anno abbiamo celebrato la Domenica della Parola, per indicare in essa il nutrimento della nostra umanità. Ringrazio i Consigli Presbiterale e Pastorale per il lavoro comune che abbiamo fatto coadiuvati dai Vicari Generali, don Nino e don Alberto, dagli uffici diocesani e interdiocesani, come l’Istituto Interdiocesano per il Sostentamento del Clero. Solo insieme si costruisce la Chiesa. Mai da soli, mai padroni, mai battitori liberi confrontandosi solo coi propri simili. La ricchezza del dialogo nei gruppi, che si è rafforzato dopo l’Assemblea Ecclesiale di Firenze del 2015, ha reso possibile un vero cammino sinodale, con il coinvolgimento di molti facilitatori e moderatori, che ci hanno consentito di riflettere ogni mese a livello vicariale, parrocchiale e associativo, ma anche con molti altri. Anche ad Anagni abbiamo ripreso lo stesso cammino con grande coinvolgimento e partecipazione, continuando nello spirito ereditato dal Vescovo Lorenzo. Grazie per aver condiviso questo prezioso impegno, che ci ha fatto camminare come popolo, condividendo gioie e fatiche della gente della nostra terra. Una vera ricchezza, rifluita quasi naturalmente come uno stile di vita nella celebrazione del Sinodo della Chiesa del nostro Paese. Celebrazione della Domenica, Parola di Dio, e infine cura dei poveri e dei fragili. La mia esperienza nella periferia di Roma con la Comunità di Sant’Egidio fin dagli anni ‘70 mi ha fatto toccare con mano il bisogno materiale e spirituale di tante persone. Con voi, anche accogliendo con gioia l’eredità del vescovo Salvatore, mio predecessore, ho trovato terreno fertile per l’impegno non solo delle Caritas, ma anche di tante persone e realtà che si sono assunte la responsabilità di venire incontro a situazioni di povertà, abbandono, solitudine. Penso alla dedizione per i senza fissa dimora, per gli immigrati, per le famiglie in difficoltà, per gli anziani, al prezioso coinvolgimento nei centri di ascolto e di molti giovani nelle raccolte alimentari. Mi immagino una Chiesa sempre casa rifugio per tutti, dove ciascuno possa trovare accoglienza, ascolto,
Anagni: l’omelia del vescovo Ambrogio per San Magno

San Magno (Anagni, 18 agosto 2025) Sapienza 3,1-9; Giacomo 1,2-4.12; Matteo 10,28-33 Cari fratelli e sorelle, ci ritroviamo anche quest’anno per fare festa per il patrono di questa nostracittà. Siamo di fronte e un uomo che ci troviamo come patrono proprio per aver annunciato ilVangelo anche qui. La sua testimonianza ha toccato i cuori dei nostri predecessori tanto daconservarne il ricordo in modo solenne in questa cattedrale eretta da un altro vescovo, San Pietro daSalerno, che custodisce la memoria di San Magno, come si ammira dalla cripta, tesoro prezioso diquesta città. Vescovo di Trani, fu costretto alla fuga per le persecuzioni dei cristiani, ma nonrinunciò a continuare il suo impegno missionario, che lo portò in molti luoghi del Lazio, tra cui lanostra città. Cari amici, chi ascolta il Vangelo e si fa toccare dalla parola di Gesù non può nonesserne testimone, comunicando agli altri la forza di una parola che dà vita, speranza, chearricchisce la nostra umanità.Vedete, a volte noi cristiani facciamo fatica a vivere la ricchezza della parola di Dio, che, se vabene, ascoltiamo la domenica alla Messa, ma che poco diventa proposta di un’umanità rinnovata,migliore, più fraterna e pacifica. In fondo ci accontentiamo di belle cerimonie, ripetiamo anchemomenti importanti delle nostre comunità, come oggi ad esempio. Chiediamoci: come puòl’incontro con il Signore nella sua Parola, che diventa pane di vita con l’Eucaristia, lasciare traccianella nostra vita? Ci si abitua a tutto, alle cose belle e anche a quelle brutte, come la guerra, laviolenza, la prepotenza, la mancanza di rispetto, ormai diventate una cultura del vivere e delconvivere. L’importante, molti dicono, che sto bene io, possibilmente facendo il mio interesse, a perqualcuno anche i propri affari a scapito degli altri.Con le nostre incertezze e paure oggi siamo qui, perché confidiamo nell’aiuto di Dio perintercessione di San Magno. “Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo…”, ci dice ilSignore. Sì, anche noi abbiamo paura davanti alla forza del male, che appare quasi incontrastabile,impossibile da fermare. Basta vedere quanto sta succedendo in Ucraina, a Gaza, ma talvolta anchenella violenza delle nostre città. Eppure, il Signore non ci fa mancare mai la sua protezione se noiconfidiamo in lui. La preghiera è sempre una forza che ci avvicina a Dio e che ci apre agli altri,all’amicizia e alla solidarietà. Lo ha ricordato molte volte papa Leone in queste settimane, parlandoai giovani alla GMG e al mondo, invocando la pace.La lettera di Giacomo ci aiuta a trovare risposte nei tempi difficili e in quei momenti della vita incui capita di lasciarsi andare, di rimanere indifferenti, chiudendoci in noi stessi nella tristezza di unasocietà che sembra non aiutarci a vivere, che lascia spesso soli gli anziani, poco capace di sostenerechi fatica a tirare avanti o che costruisce muri nei confronti dei poveri invece di ponti di solidarietà. Quanto ha fatto l’Italia accogliendo 114 palestinesi di Gaza, tra cui 31 bambini con le loro famiglie,per essere curati, è un segno importate in un’Europa che fatica ad accogliere chi fugge da guerre ecalamità naturali. Pensate solo che in un Paese come il Sudan, che ha circa 50 milioni di abitanti, acausa di una guerra civile ancora in corso, ben 12 milioni sono sfollati, cioè hanno perso tutto erimangono nel Paese o nei Paesi limitrofi.Dice la lettera di Giacomo: “Considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni sorta diprove, sapendo che la vostra fede, messa alla prova, produce pazienza. E la pazienza completil’opera sua in voi, perché siate perfetti e integri…”. Come avere perfetta letizia nella prova?Difficile. Eppure, ricordate Francesco d’Assisi che si rivolse a frate Leone dicendo che perfettaletizia è proprio quando gli altri non ti accolgono nel bisogno e non fanno ciò che ti aspetteresti:questa è perfetta letizia che crea pazienza. Siamo spesso impazienti. L’impazienza e la fretta spessodominano la vita. Così non ci si ferma e non ci si ascolta. Vorremmo attenzione, riconoscimenti,gratitudine, ma non si è mai contenti. Manca sempre qualcosa che gli altri ci dovrebbero. Perfettaletizia nasce dalla pazienza di un amore che sa dare con generosità, senza calcoli. San Magno,vescovo e martire, ha resistito al male continuando ad annunciare la forza del vangelo. Resistettealla tentazione di lasciar perdere, di andarsene senza far niente davanti a chi aveva bisogno del suoaiuto. Continuò a dire che nel Signore possiamo salvare la nostra vita e quella degli altri. Cosìarrivò qui e il vangelo da lui annunciato divenne sorgente di vita, come viene raccontato neimiracoli descritti nella cripta, dal bimbo caduto in un pozzo alla giovane contadina affetta daparalisi, guarita dopo lunghe preghiere. Sorelle e fratelli, lasciamoci guidare dalla Parola di Dio, chepuò rivestire anche noi di una forza che guarisce e salva, e da soli nessuno avrebbe. Nonrassegniamoci al male. Resistiamo nel bene con la preghiera e l’amore reciproco, così da rendereancor più bella e umana questa città e la terra in cui siamo. Lo chiediamo con insistenza al Signoreper intercessione di San Magno, perché aiuti il mondo e noi a ritrovare le ragioni della pace e dellafraternità. Preghiamo perché i colloqui iniziati tra Trump, Putin, Zaleski e i leader europei, sianol’inizio di un dialogo, che solo potrà portare alla pace. Affidiamo al Signore chi soffre per ladevastazione a Gaza, per gli ostaggi nelle mani di Hamas, perché torni presto la pace e israeliani apalestinesi possano a vivere insieme. Amen
L’Azione Cattolica diocesana saluta il vescovo Spreafico e l’arcivescovo Marcianò

L’Azione Cattolica della diocesi di Anagni-Alatri ha rivolto due indirizzi di saluto al vescovo Ambrogio Spreafico, che sta per lasciare la diocesi, e all’arcivescovo Santo Marcianò, che sta per fare il suo ingresso. Di seguito li pubblichiamo integralmente: Eccellenza Reverendissima,ma con affetto, carissimo don Ambrogio,vogliamo riprendere le parole che ci ha donato durante la celebrazione dei suoi cinquant’anni di sacerdozio: «La Paroladi Dio ci guida sempre a riscoprire il senso della grazia e della benevolenza di Dio, che tutto può cambiare anche neitempi difficili, come era quello di Israele esiliato a cui si rivolge il profeta: “Non pensate più alle cose passate, non pensatepiù alle cose antiche! Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia; non ve ne accorgete?” Sorelle e fratelli, avolte siamo ancorati al passato e tristi nel presente, un po’ senza futuro. La Parola di Dio ci risveglia a una speranza vera,umana, gioiosa, vivibile. Se ascolti il Signore che ti parla, tutto può cambiare, perché è anzitutto Dio che ti cambia, tirinnova, ti offre una nuova strada su cui camminare, quella del bene, della giustizia, della pace, della cura degli altri, dicui il mondo ha estremamente bisogno in questo tempo di tante guerre, di troppo odio, rivalità, di io che camminano senzagli altri, con la testa bassa, oppure pronti a giudicare e a condannare, tanto per sentirsi migliori. Gesù sa quanto è facilevivere per sé stessi, ma conosce anche la nostra fragilità, il nostro peccato, il bisogno di amore e di salvezza.E allora corriamo come pellegrini di Speranza, in una vita ripiena della presenza di Dio perché il Vangelo sia luce inquesto tempo buio, pieno di paure e di solitudini, di pessimismo e di tristezza! Sì, non c’è tempo da perdere attorno a séstessi. Il mondo ha bisogno di questa speranza che viene dalla luce di Dio, che irradia perdono e amore, fraternità e pace.”L’Azione Cattolica della Diocesi di Anagni-Alatri a nome della Presidenza, del Consiglio Diocesano e di tutti gli associati,vuole farle arrivare un abbraccio fraterno, grati al Signore per il tempo che ha vissuto nella nostra Chiesa Diocesana.senza mai farci mancare la sua paterna vicinanza all’associazione. Un grazie sincero e riconoscente dall’associazionetutta!L’accompagneremo innanzitutto con la preghiera, grati per il suo ministero pastorale nella nostra diocesi e l’affidiamo aMaria donna forte e modello di ogni virtù in questo nuovo tempo che si troverà a vivere. La Presidente Concetta Coppotelli, l’assistente don Rosario Vitagliano, la Presidenza e il Consiglio Diocesano AzioneCattolica Anagni-Alatri e tutti i soci Eccellenza Reverendissima,vogliamo iniziare il nostro saluto, con le parole del Santo Padre Leone XIV!«La pace sia con tutti voi!»«Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio,Dio che ci ama tutti incondizionatamente».L’Azione Cattolica della Diocesi di Anagni-Alatri si rallegra della sua nomina e formulando i migliori auguri legarantiamo la piena collaborazione al suo ministero, assicurandogli la preghiera.Si apre un nuovo cammino pastorale per la nostra chiesa diocesana, e come sempre, continueremo a camminare accantoal nostro Vescovo per seguire insieme l’unico Maestro e Pastore, Gesù, Signore della vita e della storia! Su questastrada, nella corresponsabilità, cercheremo di essere insieme artigiani di pace, cercatori di un infinito che intercetta ilimiti per farne possibilità, costruttori infaticabili di speranza!Insieme a tutta la Chiesa abbiamo salutato con profonda gratitudine Papa Francesco e accolto con gioia Papa Leone XIVe sentiamo rivolto a noi il suo invito “a costruire ponti, con il dialogo, con l’incontro, unendoci tutti per essere un solopopolo sempre in pace”. L’Azione Cattolica, in quanto associazione ecclesiale, si pone in stretta relazione con il nuovovescovo, offrendo il proprio sostegno e collaborando attivamente nella vita della diocesi. Il Papa ci dice è che la veraappartenenza ecclesiale si misura nella capacità di amare, di costruire ponti, di mettersi a servizio.Le consegniamo le nostre esperienze di evangelizzazione rivolte ai ragazzi, ai giovani, alle famiglie e agli adulti comeopportunità di crescita e formazione di un laicato responsabile, all’altezza dei tempi e capace di relazioni ecclesialiautentiche e mature.A Lei chiediamo di sostenerci, favorendo la costante verifica del modo di pensare la Chiesa e le vocazioni in essa,aiutandoci a costruire relazioni “familiari” tra presbiteri, diaconi e laici. La accompagneremo innanzitutto con la nostrapreghiera perché trovi comunità ospitali e generose.Grazie per il generoso Sì! L’attendiamo in Diocesi. La Presidente Concetta Coppotelli, l’assistente don Rosario Vitagliano, la Presidenza e il Consiglio Diocesano AzioneCattolica Anagni-Alatri e tutti i soci.
Il Bene, il Bello e quelle storie che cambiano il (nostro) mondo

Intense e significative le “storie di cittadinanza attiva”, secondo il titolo della manifestazione, raccontate nella serata di lunedì 21 luglio a Frosinone, nello spazio incantato a bordo (e… strabordante di pubblico) della piscina WeSport ex Enal, uno spazio diventato negli anni ricettacolo di scarti, anche umani, ma restituito al cuore della città dalla “Parsifal”, come ha raccontato il presidente del Consorzio, Daniele Del Monaco. Ospiti della serata – promossa anche dalla Rete Trisulti Bene Comune e dalle diocesi di Anagni-Alatri e Frosinone-Veroli-Ferentino – il regista e conduttore tv Pif (pseudonimo di Pierfrancesco Diliberto) e tre giovani della cooperativa sociale La Paranza, che a Napoli gestisce anche le catacombe di San Gennaro e lo Jago Museum. E proprio prendendo spunto dall’iniziativa nata nel quartiere Sanità, grazie anche all’intuizione del parroco don Antonio Loffredo, nel suo saluto iniziale l’amministratore apostolico Ambrogio Spreafico ha rimarcato due parole chiave: sdegno e coraggio «che però ci richiamano anche alla speranza, tema del Giubileo, in un tempo così difficile, dove in tanti Paesi c’è la guerra, e rispetto al quale non possiamo continuare a dire: ma io cosa posso fare? E lamentarci e basta, dando la colpa agli altri. E’ necessario provare sdegno, davanti alle ingiustizie e alle violenze, sdegnarsi davanti a tutte le guerre, alle vicende dell’Ucraina, di Gaza, del 7 ottobre. Così come è necessario costruire. E voi – ha detto ai ragazzi della Paranza – avete deciso di costruire un mondo migliore attraverso la Bellezza, avete riconosciuto che c’era un seme di bene in tutti, che doveva fiorire e diventare giardino». Anche Maria Elena Catelli, presidente di Rete Trisulti Bene Comune, ha portato un saluto, sottolineando che «questo incontro, come quello del mese scorso con Tomaso Montanari all’Accademia di Belle Arti, vuole essere un’occasione per confrontarci su come la responsabilità personale e collettiva, espressa in particolare nella cura del patrimonio culturale, possa divenire uno strumento concreto, non solo per migliorare i luoghi in cui viviamo, ma anche e soprattutto per migliorare noi stessi. Il prof. Montanari ci ha detto la volta scorsa che se ci prenderemo cura della Certosa di Trisulti, scopriremo che sarà la certosa la nostra cura. Don Antonio Loffreda, in un passaggio di una intervista, ha detto: “Non so dire, oggi, se sono stato io a prendermi cura del rione Sanità o il rione Sanità a prendersi cura di me”. Ecco, il prendersi cura della bellezza, del creato, del nostro patrimonio culturale, del prossimo, a noi della Rete sta particolarmente a cuore. C’è tanta strada da fare e possiamo e dobbiamo farla insieme». I giovani della cooperativa napoletana – opportunamente stimolati dalle domande e dalle riflessioni del giornalista e presidente dell’Associazione Gottifredo di Alatri, Tarcisio Tarquini – hanno quindi raccontato le loro esperienze personali e, in un colpo solo, il passato, il presente e soprattutto il futuro della coop e del quartiere in cui è immersa, non poi così “difficile” se la voglia di cambiarlo arriva da esperienze come questa. Daniele, Antonio e Giuseppe, come la cooperativa ha poi tenuto a rimarcare sui social, hanno condiviso «la storia di un gruppo di giovani che ha scelto di restare nella propria città, prendersi cura di un luogo abbandonato, trasformandolo in un’opportunità per sé e per gli altri. Con Pif ci siamo ritrovati a riflettere su qualcosa che spesso diamo per scontato: la cultura non è solo qualcosa da conservare, ma un modo di abitare i luoghi e costruire comunità». E proprio Pif è stato un po’ il mattatore della serata, con i suoi racconti che hanno spaziato anche sul ruolo di una certa tv di inchiesta, sul suo far venire allo scoperto certi temi di denuncia sociale ma il non essere giornalista («Le risposte poi devono darle le istituzioni, la politica, la magistratura»), senza sottacere del suo legame forte con Frosinone, a motivo di parentela, laddove dalla sua Palermo e dalla sua decisione di entrare nel mondo del cinema «ma senza fare niente perché questo accadesse», “rischiò” di finire per lavorare come assicuratore, chiamato da una zia. Su tutto, uno dei suoi lavori più conosciuti , “La mafia uccide solo d’estate”, e una certa narrazione di un’antimafia divenuta un po’ un clichè, ma che invece è nella storia e nell’operato personale di ognuno e di tutti i giorni, «anche nell’operatore ecologico che si adopera per pulire bene il suo quartiere di Palermo o di Napoli». di Igor Traboni
