Santuario della Santissima verso la chiusura con le Messe di tre Vescovi

Domenica 19 ottobre l’arcivescovo Santo Marcianò salirà per la prima volta al santuario della Santissima Trinità di Vallepietra dove, una volta accolto dal rettore monsignor Alberto Ponzi, celebrerà Messa alle 11, davanti alle numerose compagnie di fedeli che continuano a salire al santuario. Domenica 12 ottobre, sempre alle 11, la Messa verrà invece celebrata dal vescovo emerito Ambrogio Spreafico. Domenica 26 ottobre l’altro emerito, monsignor Lorenzo Loppa, celebrerà Messa, sempre alle 11. Sabato 1 novembre le Messe verranno celebrate ogni ora, dalle 9 alle 12. Domenica 2 novembre, prima della lunga pausa invernale, chiusura del santuario, con la Messa alle 10.30. La riapertura è prevista, come da calendario di ogni anno, per il 1° maggio del prossimo anno.
Il saluto di Spreafico a Marcianò

Cara Eccellenza Santo Marcianò, benvenuto tra noi in questa antica Diocesi di Anagni-Alatri. Abbiamo camminato lungo le strade di questa antica città, città dei Papi, come viene chiamata per i quattro pontefici qui nati, tra cui Bonifacio VIII, colui che ha indetto il primo Giubileo Cristiano nel 1300, nel cui Palazzo ci siamo preparati per la celebrazione, dove si conserva la memoria del famoso schiaffo di Anagni. Siamo giunti in questa Cattedrale, conosciuta come la Cappella Sistina del Medioevo, per gli affreschi della Cripta, che celebrano il Cristo centro del creato e della storia universale. Sono tesori di fede e cultura che tu potrai conoscere e apprezzare con la saggezza e l’umanità della tua lunga storia al servizio della Chiesa come vescovo della Diocesi di Rossano-Cariati dal 2006 e poi come Arcivescovo Ordinario militare dal 2013. La storia di questa città ci ricorda che i cristiani vivono nel mondo, anche se non sono del mondo, e sanno annunciare il Vangelo nel tempo in cui si trovano, come fecero i nostri predecessori. Oggi i tempi sono profondamente cambiati. La fede cristiana fatica ad andare oltre le pur preziose e suggestive antiche tradizioni per diventare stile di vita, pensiero, testimonianza. Sembra che essa non riesca più a scalfire una cultura dell’io, in cui prevale la ricerca del proprio interesse a scapito degli altri, soprattutto dei più fragili e dei poveri. Basta vedere l’abitudine all’incuria del territorio in cui siamo fino al disprezzo di chi lo umilia con l’inquinamento pur di fare i propri affari. Le nostre comunità, però, grazie all’impegno dei sacerdoti e dei diaconi, dei consacrati e consacrate, della gratuità e generosità di molti laici, rimangono dei presidi di relazioni, di comunione, di amicizia, di fraternità, attorno a quella Parola di vita eterna che celebriamo nell’Eucaristia. Soprattutto, sono case rifugio per i poveri, gli scartati, i migranti, i piccoli, gli anziani, di cui ci prendiamo cura con amore. Siamo ancora un bel segno di come si può vivere insieme. Il tuo spirito ecumenico, che conosco da quando lavoravamo insieme nella Commissione della Conferenza Episcopale per l’ecumenismo e il dialogo, arricchiranno l’impegno di molti per costruire ponti con mondi diversi o lontani. Incontrerai tanti uomini e donne generosi, che hanno dato vita a movimenti e associazioni, che nella Chiesa e nella società civile rendono possibile venire incontro agli altri, coinvolgendo in una cultura solidale e pacifica, per non rimanere prigionieri della rabbia e della prepotenza. Ti auguro di gustare la gioia che ho esperimentato, sebbene solo per pochi anni, in questa cara Diocesi, per costruire con tutti un Paese solidale e pacifico, collaborando con le autorità civili e militari della nostra amata Italia, come lo testimoniano gli esponenti del governo e delle istituzioni qui presenti, che saluto e ringrazio di cuore, come le autorità civili e militari di questa terra, che con generosità e spirito di servizio ci aiutano a vivere insieme nel rispetto della legge e dell’armonia sociale. Grazia allora, cara Eccellenza, e benvenuto tra noi! + Ambrogio Spreafico Anagni, 21 settembre 2025
Incontro operatori Caritas

Venerdì 19 settembre a Fiuggi, presso il Centro pastorale di via dei Villini, con inizio alle 19 ,si svolgerà un incontro degli operatori della Caritas attivi sia presso le strutture diocesane chepresso le singole Caritas parrocchiali delle tre vicarie della Chiesa di Anagni-Alatri. L’iniziativa verteràsul tema “La carità per donare speranza in un tempo di crisi”. Tante infatti sono le emergenzeche si ravvisano anche sul territorio diocesano, comprese le cosiddette “nuove povertà” diquanti hanno perso il lavoro, di quelli che non riescono a trovarlo, di quanti hanno difficoltà anchenel sostentamento quotidiano. All’incontro parteciperà il vescovo Ambrogio Spreafico, che inquesti due anni e mezzo di presenza in diocesi non ha mai lesinato la sua vicinanza agli operatoridella Caritas.
Il saluto del vescovo Ambrogio alle due diocesi: il testo dell’omelia

Cari fratelli e sorelle, è una gioia essere qui insieme e vi ringrazio per aver accettato l’invito a prendere parte a questa celebrazione di saluto. Da 17 anni sono stato in mezzo a voi come vescovo della Diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino, e solo da poco più di due anni anche della diocesi di Anagni-Alatri. Ho cercato con i miei limiti e la mia umanità di essere come vostro pastore segno di unità e comunione. Ogni vescovo porta in sé la sua storia di fede e di cultura. Non ci sarà mai né il vescovo perfetto né, tanto meno, il vescovo che piace a tutti o che uno desidera secondo il suo modello e le sue aspettative. Il mio successore, l’arcivescovo Santo Marcianò, verrà come padre e servo, con la sua storia e umanità. Siamo chiamati ad accoglierlo e a volergli bene. Ho provato, in questi anni, a vivere la missione a cui il Signore mi ha chiamato in maniera larga, incontrando tanti. La Chiesa, infatti, non vive per se stessa, ma tra la gente, nel mondo e nella cultura del luogo dove si vive e si cresce. Ed insieme a voi sento di essere cresciuto anche io, di aver imparato a conoscere e a voler bene a questo luogo e ai suoi abitanti, con le ricchezze e le fragilità della nostra amata Ciociaria, a cui, purtroppo, non sempre tutti hanno voluto bene. Basti vedere lo scarso impegno nel riparare il disastro ambientale. La nostra terra, profanata dall’inquinamento, geme e soffre ancora, come ci ricorda l’Apostolo Paolo nella lettera ai Romani! Chi raccoglierà questo grido? Vorrei chiedervi di ascoltarlo di più e di sentirci custodi del creato, finché nessun bosco delle nostre colline sia dato più alle fiamme, nessun fiume sia avvelenato e neanche una goccia d’acqua vada più persa. Vorrei chiedervi di ascoltare la sete di futuro dei nostri giovani, che sono costretti e invogliati ad andarsene altrove. Vorrei chiedervi di non essere indifferenti alla criminalità organizzata, i cui tentacoli inducono al silenzio e alla complicità! Alla prepotenza, ci si può sempre opporre con la forza mite e attiva del bene, come ci suggerisce oggi il libro del Siracide. Ma io lascio questa terra con fiducia. In tanti di voi ho incontrato semi di bene, di speranza, di futuro. Ringrazio chi di voi ha compiti di responsabilità, a cominciare dal Prefetto dott. Ernesto Liguori, fino agli esponenti delle forze dell’ordine e a quanti rappresentano le amministrazioni locali e provinciali, assieme alle realtà culturali, associative e imprenditoriali del territorio. Ho cercato di favorire un clima di dialogo sincero, nel rispetto e nella varietà delle nostre mansioni, trovando tanti alleati per il bene e la crescita spirituale, culturale e sociale di questa terra. Cari sacerdoti e diaconi, cari religiosi e religiose, caro padre Abate, cari fratelli e sorelle delle nostre comunità. Grazie per la vostra amicizia e il vostro impegno. Come sapete, sono un biblista di formazione. Ho cercato di comunicare quella forza di amore e di senso che viene dalla Parola di Dio, senza cui non esiste né chiesa, né pastorale, e neppure quell’umiltà indispensabile per il dialogo e una convivenza pacifica. Nel mondo avviene spesso il contrario, come sempre dice il Siracide: “Molti sono gli uomini orgogliosi e superbi … e per la misera condizione del superbo non c’è rimedio”. Quando Maria, oggetto di tanta bella devozione nella nostra terra, riceve il Vangelo, la buona notizia della nascita di Gesù, subito loda Dio perché ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore e ha innalzato gli umili. Come rovesciare i potenti dai loro troni di violenza e di guerra? Come abbiamo fatto insieme, ponendo al centro delle nostre comunità la Domenica, il banchetto dell’Eucaristia: essa ci rende popolo, comunità riunita dall’amore di Dio. Dal nostro essere comunione di sorelle e fratelli attorno all’Eucaristia, la Parola alza lo sguardo oltre noi stessi, accende in noi il desiderio di Dio, l’amore per tutti e la speranza di un mondo rischiarato dalla luce del Signore. Ogni anno abbiamo preparato insieme l’Assemblea Diocesana, confrontandoci e ascoltandoci, come ogni anno abbiamo celebrato la Domenica della Parola, per indicare in essa il nutrimento della nostra umanità. Ringrazio i Consigli Presbiterale e Pastorale per il lavoro comune che abbiamo fatto coadiuvati dai Vicari Generali, don Nino e don Alberto, dagli uffici diocesani e interdiocesani, come l’Istituto Interdiocesano per il Sostentamento del Clero. Solo insieme si costruisce la Chiesa. Mai da soli, mai padroni, mai battitori liberi confrontandosi solo coi propri simili. La ricchezza del dialogo nei gruppi, che si è rafforzato dopo l’Assemblea Ecclesiale di Firenze del 2015, ha reso possibile un vero cammino sinodale, con il coinvolgimento di molti facilitatori e moderatori, che ci hanno consentito di riflettere ogni mese a livello vicariale, parrocchiale e associativo, ma anche con molti altri. Anche ad Anagni abbiamo ripreso lo stesso cammino con grande coinvolgimento e partecipazione, continuando nello spirito ereditato dal Vescovo Lorenzo. Grazie per aver condiviso questo prezioso impegno, che ci ha fatto camminare come popolo, condividendo gioie e fatiche della gente della nostra terra. Una vera ricchezza, rifluita quasi naturalmente come uno stile di vita nella celebrazione del Sinodo della Chiesa del nostro Paese. Celebrazione della Domenica, Parola di Dio, e infine cura dei poveri e dei fragili. La mia esperienza nella periferia di Roma con la Comunità di Sant’Egidio fin dagli anni ‘70 mi ha fatto toccare con mano il bisogno materiale e spirituale di tante persone. Con voi, anche accogliendo con gioia l’eredità del vescovo Salvatore, mio predecessore, ho trovato terreno fertile per l’impegno non solo delle Caritas, ma anche di tante persone e realtà che si sono assunte la responsabilità di venire incontro a situazioni di povertà, abbandono, solitudine. Penso alla dedizione per i senza fissa dimora, per gli immigrati, per le famiglie in difficoltà, per gli anziani, al prezioso coinvolgimento nei centri di ascolto e di molti giovani nelle raccolte alimentari. Mi immagino una Chiesa sempre casa rifugio per tutti, dove ciascuno possa trovare accoglienza, ascolto,
Anagni: l’omelia del vescovo Ambrogio per San Magno

San Magno (Anagni, 18 agosto 2025) Sapienza 3,1-9; Giacomo 1,2-4.12; Matteo 10,28-33 Cari fratelli e sorelle, ci ritroviamo anche quest’anno per fare festa per il patrono di questa nostracittà. Siamo di fronte e un uomo che ci troviamo come patrono proprio per aver annunciato ilVangelo anche qui. La sua testimonianza ha toccato i cuori dei nostri predecessori tanto daconservarne il ricordo in modo solenne in questa cattedrale eretta da un altro vescovo, San Pietro daSalerno, che custodisce la memoria di San Magno, come si ammira dalla cripta, tesoro prezioso diquesta città. Vescovo di Trani, fu costretto alla fuga per le persecuzioni dei cristiani, ma nonrinunciò a continuare il suo impegno missionario, che lo portò in molti luoghi del Lazio, tra cui lanostra città. Cari amici, chi ascolta il Vangelo e si fa toccare dalla parola di Gesù non può nonesserne testimone, comunicando agli altri la forza di una parola che dà vita, speranza, chearricchisce la nostra umanità.Vedete, a volte noi cristiani facciamo fatica a vivere la ricchezza della parola di Dio, che, se vabene, ascoltiamo la domenica alla Messa, ma che poco diventa proposta di un’umanità rinnovata,migliore, più fraterna e pacifica. In fondo ci accontentiamo di belle cerimonie, ripetiamo anchemomenti importanti delle nostre comunità, come oggi ad esempio. Chiediamoci: come puòl’incontro con il Signore nella sua Parola, che diventa pane di vita con l’Eucaristia, lasciare traccianella nostra vita? Ci si abitua a tutto, alle cose belle e anche a quelle brutte, come la guerra, laviolenza, la prepotenza, la mancanza di rispetto, ormai diventate una cultura del vivere e delconvivere. L’importante, molti dicono, che sto bene io, possibilmente facendo il mio interesse, a perqualcuno anche i propri affari a scapito degli altri.Con le nostre incertezze e paure oggi siamo qui, perché confidiamo nell’aiuto di Dio perintercessione di San Magno. “Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo…”, ci dice ilSignore. Sì, anche noi abbiamo paura davanti alla forza del male, che appare quasi incontrastabile,impossibile da fermare. Basta vedere quanto sta succedendo in Ucraina, a Gaza, ma talvolta anchenella violenza delle nostre città. Eppure, il Signore non ci fa mancare mai la sua protezione se noiconfidiamo in lui. La preghiera è sempre una forza che ci avvicina a Dio e che ci apre agli altri,all’amicizia e alla solidarietà. Lo ha ricordato molte volte papa Leone in queste settimane, parlandoai giovani alla GMG e al mondo, invocando la pace.La lettera di Giacomo ci aiuta a trovare risposte nei tempi difficili e in quei momenti della vita incui capita di lasciarsi andare, di rimanere indifferenti, chiudendoci in noi stessi nella tristezza di unasocietà che sembra non aiutarci a vivere, che lascia spesso soli gli anziani, poco capace di sostenerechi fatica a tirare avanti o che costruisce muri nei confronti dei poveri invece di ponti di solidarietà. Quanto ha fatto l’Italia accogliendo 114 palestinesi di Gaza, tra cui 31 bambini con le loro famiglie,per essere curati, è un segno importate in un’Europa che fatica ad accogliere chi fugge da guerre ecalamità naturali. Pensate solo che in un Paese come il Sudan, che ha circa 50 milioni di abitanti, acausa di una guerra civile ancora in corso, ben 12 milioni sono sfollati, cioè hanno perso tutto erimangono nel Paese o nei Paesi limitrofi.Dice la lettera di Giacomo: “Considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni sorta diprove, sapendo che la vostra fede, messa alla prova, produce pazienza. E la pazienza completil’opera sua in voi, perché siate perfetti e integri…”. Come avere perfetta letizia nella prova?Difficile. Eppure, ricordate Francesco d’Assisi che si rivolse a frate Leone dicendo che perfettaletizia è proprio quando gli altri non ti accolgono nel bisogno e non fanno ciò che ti aspetteresti:questa è perfetta letizia che crea pazienza. Siamo spesso impazienti. L’impazienza e la fretta spessodominano la vita. Così non ci si ferma e non ci si ascolta. Vorremmo attenzione, riconoscimenti,gratitudine, ma non si è mai contenti. Manca sempre qualcosa che gli altri ci dovrebbero. Perfettaletizia nasce dalla pazienza di un amore che sa dare con generosità, senza calcoli. San Magno,vescovo e martire, ha resistito al male continuando ad annunciare la forza del vangelo. Resistettealla tentazione di lasciar perdere, di andarsene senza far niente davanti a chi aveva bisogno del suoaiuto. Continuò a dire che nel Signore possiamo salvare la nostra vita e quella degli altri. Cosìarrivò qui e il vangelo da lui annunciato divenne sorgente di vita, come viene raccontato neimiracoli descritti nella cripta, dal bimbo caduto in un pozzo alla giovane contadina affetta daparalisi, guarita dopo lunghe preghiere. Sorelle e fratelli, lasciamoci guidare dalla Parola di Dio, chepuò rivestire anche noi di una forza che guarisce e salva, e da soli nessuno avrebbe. Nonrassegniamoci al male. Resistiamo nel bene con la preghiera e l’amore reciproco, così da rendereancor più bella e umana questa città e la terra in cui siamo. Lo chiediamo con insistenza al Signoreper intercessione di San Magno, perché aiuti il mondo e noi a ritrovare le ragioni della pace e dellafraternità. Preghiamo perché i colloqui iniziati tra Trump, Putin, Zaleski e i leader europei, sianol’inizio di un dialogo, che solo potrà portare alla pace. Affidiamo al Signore chi soffre per ladevastazione a Gaza, per gli ostaggi nelle mani di Hamas, perché torni presto la pace e israeliani apalestinesi possano a vivere insieme. Amen
L’Azione Cattolica diocesana saluta il vescovo Spreafico e l’arcivescovo Marcianò

L’Azione Cattolica della diocesi di Anagni-Alatri ha rivolto due indirizzi di saluto al vescovo Ambrogio Spreafico, che sta per lasciare la diocesi, e all’arcivescovo Santo Marcianò, che sta per fare il suo ingresso. Di seguito li pubblichiamo integralmente: Eccellenza Reverendissima,ma con affetto, carissimo don Ambrogio,vogliamo riprendere le parole che ci ha donato durante la celebrazione dei suoi cinquant’anni di sacerdozio: «La Paroladi Dio ci guida sempre a riscoprire il senso della grazia e della benevolenza di Dio, che tutto può cambiare anche neitempi difficili, come era quello di Israele esiliato a cui si rivolge il profeta: “Non pensate più alle cose passate, non pensatepiù alle cose antiche! Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia; non ve ne accorgete?” Sorelle e fratelli, avolte siamo ancorati al passato e tristi nel presente, un po’ senza futuro. La Parola di Dio ci risveglia a una speranza vera,umana, gioiosa, vivibile. Se ascolti il Signore che ti parla, tutto può cambiare, perché è anzitutto Dio che ti cambia, tirinnova, ti offre una nuova strada su cui camminare, quella del bene, della giustizia, della pace, della cura degli altri, dicui il mondo ha estremamente bisogno in questo tempo di tante guerre, di troppo odio, rivalità, di io che camminano senzagli altri, con la testa bassa, oppure pronti a giudicare e a condannare, tanto per sentirsi migliori. Gesù sa quanto è facilevivere per sé stessi, ma conosce anche la nostra fragilità, il nostro peccato, il bisogno di amore e di salvezza.E allora corriamo come pellegrini di Speranza, in una vita ripiena della presenza di Dio perché il Vangelo sia luce inquesto tempo buio, pieno di paure e di solitudini, di pessimismo e di tristezza! Sì, non c’è tempo da perdere attorno a séstessi. Il mondo ha bisogno di questa speranza che viene dalla luce di Dio, che irradia perdono e amore, fraternità e pace.”L’Azione Cattolica della Diocesi di Anagni-Alatri a nome della Presidenza, del Consiglio Diocesano e di tutti gli associati,vuole farle arrivare un abbraccio fraterno, grati al Signore per il tempo che ha vissuto nella nostra Chiesa Diocesana.senza mai farci mancare la sua paterna vicinanza all’associazione. Un grazie sincero e riconoscente dall’associazionetutta!L’accompagneremo innanzitutto con la preghiera, grati per il suo ministero pastorale nella nostra diocesi e l’affidiamo aMaria donna forte e modello di ogni virtù in questo nuovo tempo che si troverà a vivere. La Presidente Concetta Coppotelli, l’assistente don Rosario Vitagliano, la Presidenza e il Consiglio Diocesano AzioneCattolica Anagni-Alatri e tutti i soci Eccellenza Reverendissima,vogliamo iniziare il nostro saluto, con le parole del Santo Padre Leone XIV!«La pace sia con tutti voi!»«Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio,Dio che ci ama tutti incondizionatamente».L’Azione Cattolica della Diocesi di Anagni-Alatri si rallegra della sua nomina e formulando i migliori auguri legarantiamo la piena collaborazione al suo ministero, assicurandogli la preghiera.Si apre un nuovo cammino pastorale per la nostra chiesa diocesana, e come sempre, continueremo a camminare accantoal nostro Vescovo per seguire insieme l’unico Maestro e Pastore, Gesù, Signore della vita e della storia! Su questastrada, nella corresponsabilità, cercheremo di essere insieme artigiani di pace, cercatori di un infinito che intercetta ilimiti per farne possibilità, costruttori infaticabili di speranza!Insieme a tutta la Chiesa abbiamo salutato con profonda gratitudine Papa Francesco e accolto con gioia Papa Leone XIVe sentiamo rivolto a noi il suo invito “a costruire ponti, con il dialogo, con l’incontro, unendoci tutti per essere un solopopolo sempre in pace”. L’Azione Cattolica, in quanto associazione ecclesiale, si pone in stretta relazione con il nuovovescovo, offrendo il proprio sostegno e collaborando attivamente nella vita della diocesi. Il Papa ci dice è che la veraappartenenza ecclesiale si misura nella capacità di amare, di costruire ponti, di mettersi a servizio.Le consegniamo le nostre esperienze di evangelizzazione rivolte ai ragazzi, ai giovani, alle famiglie e agli adulti comeopportunità di crescita e formazione di un laicato responsabile, all’altezza dei tempi e capace di relazioni ecclesialiautentiche e mature.A Lei chiediamo di sostenerci, favorendo la costante verifica del modo di pensare la Chiesa e le vocazioni in essa,aiutandoci a costruire relazioni “familiari” tra presbiteri, diaconi e laici. La accompagneremo innanzitutto con la nostrapreghiera perché trovi comunità ospitali e generose.Grazie per il generoso Sì! L’attendiamo in Diocesi. La Presidente Concetta Coppotelli, l’assistente don Rosario Vitagliano, la Presidenza e il Consiglio Diocesano AzioneCattolica Anagni-Alatri e tutti i soci.
Il Bene, il Bello e quelle storie che cambiano il (nostro) mondo

Intense e significative le “storie di cittadinanza attiva”, secondo il titolo della manifestazione, raccontate nella serata di lunedì 21 luglio a Frosinone, nello spazio incantato a bordo (e… strabordante di pubblico) della piscina WeSport ex Enal, uno spazio diventato negli anni ricettacolo di scarti, anche umani, ma restituito al cuore della città dalla “Parsifal”, come ha raccontato il presidente del Consorzio, Daniele Del Monaco. Ospiti della serata – promossa anche dalla Rete Trisulti Bene Comune e dalle diocesi di Anagni-Alatri e Frosinone-Veroli-Ferentino – il regista e conduttore tv Pif (pseudonimo di Pierfrancesco Diliberto) e tre giovani della cooperativa sociale La Paranza, che a Napoli gestisce anche le catacombe di San Gennaro e lo Jago Museum. E proprio prendendo spunto dall’iniziativa nata nel quartiere Sanità, grazie anche all’intuizione del parroco don Antonio Loffredo, nel suo saluto iniziale l’amministratore apostolico Ambrogio Spreafico ha rimarcato due parole chiave: sdegno e coraggio «che però ci richiamano anche alla speranza, tema del Giubileo, in un tempo così difficile, dove in tanti Paesi c’è la guerra, e rispetto al quale non possiamo continuare a dire: ma io cosa posso fare? E lamentarci e basta, dando la colpa agli altri. E’ necessario provare sdegno, davanti alle ingiustizie e alle violenze, sdegnarsi davanti a tutte le guerre, alle vicende dell’Ucraina, di Gaza, del 7 ottobre. Così come è necessario costruire. E voi – ha detto ai ragazzi della Paranza – avete deciso di costruire un mondo migliore attraverso la Bellezza, avete riconosciuto che c’era un seme di bene in tutti, che doveva fiorire e diventare giardino». Anche Maria Elena Catelli, presidente di Rete Trisulti Bene Comune, ha portato un saluto, sottolineando che «questo incontro, come quello del mese scorso con Tomaso Montanari all’Accademia di Belle Arti, vuole essere un’occasione per confrontarci su come la responsabilità personale e collettiva, espressa in particolare nella cura del patrimonio culturale, possa divenire uno strumento concreto, non solo per migliorare i luoghi in cui viviamo, ma anche e soprattutto per migliorare noi stessi. Il prof. Montanari ci ha detto la volta scorsa che se ci prenderemo cura della Certosa di Trisulti, scopriremo che sarà la certosa la nostra cura. Don Antonio Loffreda, in un passaggio di una intervista, ha detto: “Non so dire, oggi, se sono stato io a prendermi cura del rione Sanità o il rione Sanità a prendersi cura di me”. Ecco, il prendersi cura della bellezza, del creato, del nostro patrimonio culturale, del prossimo, a noi della Rete sta particolarmente a cuore. C’è tanta strada da fare e possiamo e dobbiamo farla insieme». I giovani della cooperativa napoletana – opportunamente stimolati dalle domande e dalle riflessioni del giornalista e presidente dell’Associazione Gottifredo di Alatri, Tarcisio Tarquini – hanno quindi raccontato le loro esperienze personali e, in un colpo solo, il passato, il presente e soprattutto il futuro della coop e del quartiere in cui è immersa, non poi così “difficile” se la voglia di cambiarlo arriva da esperienze come questa. Daniele, Antonio e Giuseppe, come la cooperativa ha poi tenuto a rimarcare sui social, hanno condiviso «la storia di un gruppo di giovani che ha scelto di restare nella propria città, prendersi cura di un luogo abbandonato, trasformandolo in un’opportunità per sé e per gli altri. Con Pif ci siamo ritrovati a riflettere su qualcosa che spesso diamo per scontato: la cultura non è solo qualcosa da conservare, ma un modo di abitare i luoghi e costruire comunità». E proprio Pif è stato un po’ il mattatore della serata, con i suoi racconti che hanno spaziato anche sul ruolo di una certa tv di inchiesta, sul suo far venire allo scoperto certi temi di denuncia sociale ma il non essere giornalista («Le risposte poi devono darle le istituzioni, la politica, la magistratura»), senza sottacere del suo legame forte con Frosinone, a motivo di parentela, laddove dalla sua Palermo e dalla sua decisione di entrare nel mondo del cinema «ma senza fare niente perché questo accadesse», “rischiò” di finire per lavorare come assicuratore, chiamato da una zia. Su tutto, uno dei suoi lavori più conosciuti , “La mafia uccide solo d’estate”, e una certa narrazione di un’antimafia divenuta un po’ un clichè, ma che invece è nella storia e nell’operato personale di ognuno e di tutti i giorni, «anche nell’operatore ecologico che si adopera per pulire bene il suo quartiere di Palermo o di Napoli». di Igor Traboni
Il 31 agosto a Casamari il “grazie” delle due diocesi al vescovo Spreafico

Per salutare e ringraziare il vescovo Ambrogio Spreafico per il servizio e la presenza nelle diocesi di Anagni-Alatri e Frosinone-Veroli-Ferentino, domenica 31 agosto si terrà una celebrazione eucaristica, alle 19, nell’abbazia di Casamari. Il “grazie” delle due Chiese, dunque, al vescovo che le ha servite a lungo: 17 anni per Frosinone-Veroli-Ferentino (il 28 luglio 2008 prese possesso della diocesi e il 18 ottobre successivo ne divenne vescovo ordinario, alla morte del predecessore Salvatore Boccaccio) e quasi tre anni per Anagni-Alatri (il 10 novembre 2022 la nomina anche per questa diocesi, succedendo a Lorenzo Loppa, dimessosi per raggiunti limiti di età) dopo l’unione in persona episcopi. La domenica successiva, 7 settembre, il nuovo vescovo di entrambe le diocesi, che restano dunque unite in persona episcopi, monsignor Santo Marcianò, farà poi il suo ingresso a Frosinone e domenica 21 ad Anagni, secondo modalità e orari che verranno resi noti a breve attraverso i siti e i social delle due diocesi. Un “grazie” commosso che a sua volta monsignor Spreafico ha già avuto modo di esternare in varie occasioni, ad iniziare dal 1° luglio scorso, giorno ufficiale della nomina del successore, quando ha detto tra l’altro: «Credo di avere cercato in coscienza di impegnarmi per il bene di questa terra, che è bella ma anche tanto sofferente per l’incuria e gli egoismi così diffusi anche oggi. Ho voluto bene alla Ciociaria, ho cercato di rispondere a ciò di cui era necessario, sforzandomi di rendere il nostro ricco patrimonio di fede e cultura, ereditate dal passato, vive anche oggi, capaci di comunicare quell’umanesimo biblico che riscopro ogni volta che mi chino sulle pagine del Sacro Testo».
Il saluto e il “grazie” del Vescovo Ambrogio

Carissimi e carissime, vi ringrazio di essere qui per questo momento particolare per una diocesi: l’annuncio della nomina da parte del Santo Padre Leone del nuovo vescovo delle Diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino e di Anagni-Alatri, unite in persona episcopi. Questo mostra sempre la paternità della Chiesa, nostra madre, che si preoccupa che tutto avvenga nell’unità e nella comunione, come papa Francesco ha più volte evidenziato soprattutto da quando ci ha fatto pellegrini di speranza con il Cammino sinodale. Sono vescovo della Diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino dal luglio 2008 e di Anagni Alatri solo dal gennaio 2023. Conosco credo tutti voi personalmente. Con molti di voi, a partire dai sacerdoti, dai diaconi, dai consacrati e dalle consacrate, con i quali esiste un rapporto più frequente, ho avuto modo di lavorare insieme nella reciproca fiducia. Ho sempre apprezzato la sincerità, al di là delle normali differenze di opinioni che fanno la nostra ricchezza, senza la quale non si può mai costruire un rapporto fraterno che concorra al bene di tutti e non anzitutto al proprio. Anzi, chi si impegna per il bene altrui fa sempre anche il suo. Al contrario, l’io su cui a volte ci concentriamo, non fa che il nostro male oltre a quello degli altri. Vi ringrazio per l’affetto che molti di voi hanno nutrito per me, nonostante i miei limiti. Qui nel lavoro comune e a Fiuggi, ho trovato persone che sanno lavorare insieme mettendo a frutto le proprie capacità, ma soprattutto aiutandosi e facendosi aiutare, mostrando che solo lavorando insieme con impegno e gentilezza, si possono raggiungere i propri obiettivi. Grazie, perché insieme abbiamo davvero realizzato cose belle, degne di una vera comunità di intenti che si preoccupa di mettere a frutto le proprie competenze e talenti. Penso al grande impegno della Caritas, insieme a Diaconia, per i poveri, i migranti, gli anziani, i senza fissa dimora, i diversamente abili. E quanto è importante la presenza continua nel Carcere. Le Aggregazioni e movimenti laicali hanno contribuito con i loro carismi in tanti modi a rendere il Vangelo parola che irradia amore, compassione, cura degli altri, insieme al fondamento della preghiera. La mensa per i poveri, la cura degli anziani, l’impegno con i giovani, ne sono un esempio. Penso all’impegno e alla fantasia creativa dei responsabili dei Beni Culturali ed edilizia di Culto, perché avete reso il vostro impegno comunicativo, non chiuso negli edifici di cui siete custodi. Una fede che diventa cultura è oggi più che mai indispensabile. Potrei dire molto di tutti i responsabili degli uffici di curia, dalla Scuola alla Liturgia, alla catechesi, alla scuola dei ministeri, all’impegno per la Pastorale giovanile e vocazionale, all’ufficio pellegrinaggi, al prezioso impegno dei Cancellieri e del Tribunale. Insomma, grazie a tutti voi. Non posso non ringraziare l’economato e gli economi, da don Mauro e da ultimo Marco Arduini e Stefano Ambrosi, che ci hanno aiutato ad ogni livello a ristabilire anzitutto delle regole generali di amministrazione e di gestione dei beni mobili e immobili, senza cui non si può andare avanti e conservare il patrimonio che abbiamo ereditato e di cui nessuno è padrone, sempre con uno sguardo al futuro. L’IISC ha seguito con competenza tutti i cambiamenti e le necessità dei sacerdoti delle due diocesi. Grazia anche a voi. Grazie Roberta, che negli anni con competenza, pazienza e soprattutto riservatezza, hai curato il lavoro di segreteria senza risparmiarti. Lo stesso devo dire di Antonella, anche se solo da pochi anni. Infine permettetemi di dire un grazie particolare a Mons Giovani Di Stefano, don Nino, che mi ha coadiuvato per molti anni come Vicario Generale, accettando di rimanere almeno fino al termine del mio mandato, nonostante la fatica dell’età. La tua saggezza e le tue relazioni paterne con i sacerdoti sono stati un dono prezioso. Grazie a anche a don Alberto Ponzi, che tra la Santissima e altro mi ha aiutato a entrare con rispetto e affetto nella Diocesi di Anagni-Alatri. Credo, cari amici, di avere cercato in coscienza di impegnarmi per il bene di questa terra, che, come spesso dico, è bella ma anche tanto sofferente per l’incuria e gli egoismi così diffusi anche oggi. Ho voluto bene alla Ciociaria, ho cercato di rispondere a ciò di cui era necessario, sforzandomi di rendere il nostro ricco patrimonio di fede e cultura, ereditate dal passato, vive anche oggi, capaci di comunicare quell’umanesimo biblico che riscopro ogni volta che mi chino sulle pagine del Sacro Testo. Ringrazio per questo le autorità civili e militari, a cominciare dal Prefetto, con le quali ho sempre cercato di costruire un rapporto sincero in vista del bene comune, mai rinunciando a dire la mia, o meglio, a dire la nostra come Chiesa, facendoci sempre e ovunque partigiani dei poveri e dei deboli, oltre che della salvaguardia della bellezza del creato. Questo nessuno ce lo potrà mai togliere! E se qualche volta abbiamo esagerato, capirete che la Chiesa è anche profetica, soprattutto quando si tratta della difesa dei poveri e del loro diritto a vivere con dignità. Infine, cari sacerdoti, spero che porterete nel cuore almeno l’impegno e la passione con cui ho cercato di farvi innamorare delle Sante Scritture, come luogo di incontro con l’umanità del Dio Trinità, che si è fatto Parola per noi e con noi, affidandoci allo Spirito di verità non per affermare le nostre piccole verità, usate a volte per difendere noi stessi senza sincerità, ma l’unica verità lì custodita e trasmessa dalla tradizione della Chiesa come un patrimonio di vita e di cultura. Essa chiede di essere rinnovata nel tempo in cui siamo, tempo della forza, che si impone ovunque con violenza e prepotenza, con l’unico interesse che è se stessi, il proprio io o il proprio gruppo, qualunque esso sia. Vorrei affidarvi le parole che papa Leone ha rivolto ai sacerdoti nella Giornata della Santificazione sacerdotale: “In un mondo segnato da tensioni crescenti, anche all’interno delle famiglie e delle comunità ecclesiali, il sacerdote è chiamato a promuovere la riconciliazione e generare comunione. Essere costruttori di
Indicazione per la diocesi durante la sede vacante

Di seguito pubblichiamo l’atto ufficiale, redatto dalla Cancelleria Vescovile, contenente le indicazioni liturgiche, la nomina del Delegato ad omnia e le disposizioni da seguire da parte degli Uffici Diocesani. Tale atto ha lo scopo di garantire che, anche in questo tempo di sede vacante, la Diocesi possa proseguire con ordine e serenità il proprio cammino, a servizio del bene della Chiesa di Anagni-Alatri.
