Il Vescovo Marcianò ai funerali dei tre operai di Acuto: «Grazie per essere stati un dono»

Omelia di Mons. Santo Marcianò alla celebrazione delle esequie di Valentino Perinelli, Emiliano Martucci, Mauro Agostini – Acuto 15 marzo 2025 Carissimi fratelli e sorelle, siamo qui per abbracciarvi, per pregare, per condividere il pianto di un momento di grande dolore, per il tragico incidente che ha falciato le vite dei nostri Emiliano, Mauro, Valentino. Siamo qui perché non avremmo saputo stare lontano da voi, carissime famiglie. Ci siamo tutti, la comunità cittadina e parrocchiale. Il lutto di oggi è lutto di tutta Acuto. Lo viviamo in silenzio e anch’io voglio dirvi solo poche parole, delle quali sento tutto il limite. Come si fa a parlare dinanzi al dolore straziante di una madre, di un padre, di fratelli e sorelle, di parenti e amici, di giovani e colleghi…? Solo la Parola di Dio, solo Lui il Signore Risorto, può illuminare il nostro cuore ottenebrato e darci consolazione. Siamo nel tempo della Quaresima e la Liturgia di questa Domenica sembra capire il nostro sgomento perché ci parla del buio. È il buio sperimentato dal cieco nato, di cui parla il Vangelo (Gv 9,1-41); è il nostro buio in questo momento drammatico. E buio significa che le cose non si vedono, che non si vede la strada, che non si vede il futuro. Che ci sembra di essere davanti al “nulla”! Sì, in un attimo, si è fatto buio! Lo avete sperimentato e lo potete dire soprattutto voi, care famiglie e persone vicine a questi nostri ragazzi. Si è fatto buio nei legami affettivi, nella quotidianità della vita, nel pensiero del domani; «buio su tutta la terra» (cf. Mc 15,33), come ascolteremo nel Vangelo della Passione di Gesù, nella Settimana Santa. È buio, non possiamo negarlo! E anche noi, come i discepoli nel Vangelo, chiediamo «perché»? Chi ha sbagliato, chi ha peccato, perché egli nascesse cieco? Perché, Signore? Perché proprio lui? Perché proprio loro? Cosa hanno fatto di male? Valentino, il più giovane, troppo giovane. Un giovane gioioso, innamorato della fidanzata, che tutto viveva con passione: dai cavalli alla natura, dal lavoro condiviso con il papà, socio dell’azienda, all’amore della famiglia: mamma, fratello, zii, nonno… Mauro, un giovane semplice, che ha conosciuto tanto dolore ma che ha trovato sostegno e conforto proprio nell’impegno lavorativo, portato avanti con precisione e soddisfazione. Emiliano, un giovane umile, educato; segnato dalla sofferenza, assieme alla compagna Anita, ma dotato di una straordinaria bontà, come tanti testimoniano. Tre persone speciali che, come dice la seconda Lettura (Ef 5,8-14), vivevano cercando «di capire ciò che è gradito al Signore», che «non partecipavano alle opere delle tenebre»… tre giovani bravi, luminosi, che portavano luce nelle loro famiglie, nella comunità, sul lavoro. Certo, possiamo lasciarci prendere da tante recriminazioni, pensare alla sicurezza sulle strade e sul lavoro in genere, provare rabbia e sconforto; possiamo e dobbiamo riflettere sulla prevenzione di tali tragedie. Ma resta la domanda profonda: perché? Una domanda destinata, per certi versi, a rimanere senza risposta. Non riusciamo a capire. Non possiamo capire. Non capite voi, care famiglie dei nostri giovani, ieri ricche della loro presenza, oggi distrutte dal distacco. Non capite voi, giovani e colleghi qui presenti. Non capiamo tutti noi. Ma, nel buio, Qualcuno ci tende la mano. È Gesù! Come dinanzi al buio del cieco nato, Egli non risponde, spalma del fango, tocca gli occhi di colui che non Gli aveva chiesto nulla. Una Mano che guarisce, quella di Cristo. Che, in certo senso, ripete il gesto originario con cui Dio ci ha creati. Dunque, una Mano che dona vita. E’ la mano del Cristo Risorto che ha vinto la morte. Certo, il buio resta, cari amici, ma la fede ci fa dire questo: che Valentino, Emiliano, Mauro, hanno incontrato quella Mano che dona vita sempre, anche nella morte. Nel momento che noi chiamiamo fine, questa Mano li ha raggiunti, toccati, salvati, ricreati, accompagnati. È la Mano di Gesù, Buon Pastore, la cui presenza abbiamo cantato nel Salmo 22, che tutti accompagna, nei sentieri bui della vita e della morte. Ed è la stessa Mano che accompagna anche noi, nel buio di oggi. La «valle è oscura», senza dubbio. Ma «Tu sei con me», ripete il Salmista. E questa è l’unica certezza che può strapparci il nostro cuore alla desolazione del “nulla”. Nella valle oscura della morte, i nostri giovani sono stati afferrati da questa Mano, non hanno incontrato il nulla. Del resto, essi non hanno vissuto per il nulla, come purtroppo fanno molti; hanno invece consumato la loro esistenza per fare il bene, pur con fatiche e difficoltà, ma trovando un senso alla vita: nei loro interessi, negli affetti profondi, nel lavoro condiviso, per il quale, nella loro semplicità, si sentivano scelti, vivendolo con dedizione e impegno, come un servizio. Cari amici, se oggi siamo sgomenti, straziati, è paradossalmente anche per questo: perché abbiamo sperimentato, nella vita di Emiliano, Mauro e Valentino, un dono per tutti noi. Un dono di cui sentiamo il vuoto, nello strappo della separazione. Ma è un dono; e il dono rimane, pur se rimane il buio. Rimane nella testimonianza, nel ricordo che ci sostiene, soprattutto nell’amore che ha portato. Grazie, cari Emiliano, Mauro, Valentino, per essere stati un dono per i vostri cari, per i vostri amici, per il vostro ambiente di lavoro, per la comunità cittadina e cristiana di Acuto, per la nostra Chiesa. Grazie per l’esempio di impegno e dedizione che ci lasciate. Grazie, soprattutto, per l’amore che avete saputo seminare in molti, nella semplicità e nella concretezza del quotidiano. Perché l’amore non muore. Mai! Cristo è Risorto! A Maria, nostra Madre, che ha vissuto l’abisso del dolore ma ha toccato la gioia della Risurrezione del Figlio, chiediamo di aiutarci a capirlo e a trovare la forza, umanamente impossibile, di lasciare che tutto questo dolore si trasformi in amore, il buio in luce, la morte in vita. In Gesù Crocifisso e Risorto, che ci tende la Mano e ci ripete: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, avrà la luce della vita»! (cf. Gv 8,12), poniamo
Il Vescovo celebra per il Miracolo Eucaristico di Alatri: «Che sia l’inizio di una preghiera intensa»

Omelia alla celebrazione in ricordo del Miracolo EucaristicoConcattedrale di Alatri, 13 marzo 2026 Carissimi fratelli e sorelle, è festa! È la Festa del Miracolo Eucaristico di Alatri che ci rimanda all’Eucarestia, cuore di tutta la nostra fede e della nostra vita. In ogni Eucaristia si rafforza la fede, si rinnova la vita. In ogni Eucaristia si rende presente la Vita di Cristo, il Suo Dono per noi, il Suo sacrificio sul Calvario, la Sua gloriosa e gioiosa Risurrezione… si rende presente il Mistero dell’Amore che ci salva.Nell’Eucaristia di oggi, noi desideriamo ricordare un evento del quale conosciamo i particolari che ci sono stati tramandati e che rimangono incisi nelle pietre di questa nostra città.Tale Miracolo, a suo tempo riconosciuto dalla Bolla Fraternitatis Tuae di Papa Gregorio IX 1 è unsegno soprannaturale che viene in aiuto alla fede del popolo di Dio, e ci rimanda al valore unicodell’Eucaristia, che supera ogni altro segno. Vogliamo dunque farne oggi memoria.Quando si celebra l’Eucarestia si fa memoria della Pasqua di Cristo, la si rende presente (CCC1264). «Ogni volta che il sacrificio della croce viene celebrato sull’altare, si rinnova l’opera dellanostra redenzione» (L.G. 3)E l’Eucaristia, che è memoriale del Sacrificio di Gesù, è pure memoria del cammino che il Signoreci fa fare nella vita: dei tempi di deserto, delle fatiche e delle speranze, della liberazione che vieneda Lui. Del nostro incontro con Lui!Oggi vogliamo metterci davanti al Signore, davanti a Gesù Eucaristia, la nostra storia, la nostraquotidianità, i nostri ricordi, quello che ci preoccupa, ci interroga, ci fa soffrire e gioire.E, davanti a Signore, vogliamo rileggere anche la memoria del Miracolo Eucaristico. Se cipensiamo bene, l’Ostia Consacrata, trafugata da quella donna su indicazione della maga per essereusata in modo sacrilego, si trasforma in modo da “rimanere” e, di fatto, rimane ancora oggi.L’Eucaristia è memoriale che ci rende contemporanei a Gesù, è certezza della Presenza del Signorenella Sua Chiesa, nella storia, nell’anima di ciascuno di noi. Sempre. Anche oggi, e mentre siamoattoniti e impauriti per il clima di violenza, guerra e incertezza intorno a noi, il Miracolo Eucaristicoinsegna che, davvero, il Signore non ci abbandona: «Egli mette pace nei tuoi confini e ti sazia confiore di frumento.», abbiamo cantato con il Salmista (Samo 147).Dio ci dà pace e ci sazia. Egli è nutrimento.Forse ci pensiamo poco ma l’Eucaristia fa questo: ci nutre. Nutre la nostra vita spirituale, allo stessomodo in cui il cibo materiale nutre la vita fisica. Gesù non abbandona il mondo e non abbandonaquesta nostra bella terra; rimane per essere sostegno del nostro cammino; ma noi abbiamo bisognodi «mangiare» Lui. Senza Lui non viviamo! «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangiadi questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo», Egli dicenel Vangelo che abbiamo ascoltato (Gv 6,51-58). Cosa significa?Per mangiare, anzitutto, bisogna fare spazio, non essere riempiti e saziati da altro.Ci chiediamo allora: quali cose nutrono le nostre giornate? A cosa dedichiamo il tempo, ilpensiero… a cosa ci affidiamo? Ci sono cibi che ci appesantiscono e talora ci intossicano:pensiamo, come esempio, all’uso smodato dei social, alle dipendenze, al volere a tutti i costi soddisfare bisogni di ogni genere… è un cibo che ci fa “ingrassare”, per così dire; ci porta ad averesempre di più, a volere sempre di più; ma finisce per lasciarci nella solitudine.Il Miracolo Eucaristico sta lì, segno piccolo e povero, a ricordarci che c’è un altro Cibo, al qualepossiamo fare spazio nelle nostre giornate, nelle nostre vite, e che possiamo «mangiare», lasciandoche diventi parte di noi, ci trasformi. È Amore e ci trasforma in amore!Amore, comunione: ecco il significato più profondo dell’Eucaristia!Se ci pensiamo bene, è anche il messaggio centrale del nostro Miracolo Eucaristico. La trasformazione dell’Ostia in Carne avvenne in quel lontano 13 marzo 1228 come risposta a una mancanza di fede.È dunque l’Amore che sostiene la nostra fede piccola, povera, incredula. È con l’Amore che Diocolma la nostra incredulità, perdona il peccato, ci accoglie ogni volta che dubitiamo di Lui o persinoLo rifiutiamo.Questo Amore che Egli ci dona nell’Eucaristia, e con il quale ci trasforma, diventa amore fraterno,comunione, nella Chiesa e per il mondo: «Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, unsolo corpo», dice Paolo nella seconda Lettura (1 Cor 10, 16-17). Diventa la risposta al male dellaguerra, della violenza, dell’ingiustizia; diventa sostegno nelle nostre difficoltà, consolazione nelletribolazioni. Diventa senso e stile della nostra vita.Se non amiamo, vuol dire che non ci lasciamo nutrire dall’Eucaristia; che siamo troppo pieni di noistessi, per far spazio a Lui e ai fratelli. Ma se Lo accogliamo anche una sola volta, anche pentiti dalpeccato più grave, come fu per la giovane donna di Alatri; anche soltanto in punto di morte, come il“buon ladrone”, Egli ci dona nuova vita, ci fa risorgere con Lui!Davanti a tutto questo Amore, possiamo dire una sola parola: grazie! E rispondere con l’Adorazione.Sì, cari amici: «l’ora dell’amore è l’ora della preghiera», come vi ho scritto nella mia prima LetteraPastorale, dove vi chiedevo: «Come testimoniare la Bellezza dell’Adorazione Eucaristica, viaprivilegiata di relazione personale e intima con Gesù, facendo crescere la sensibilità e ladisponibilità per l’Adorazione Eucaristica continua, anche notturna, in una terra toccata dallaGrazia dei Miracoli Eucaristici di Alatri e Veroli?».È una domanda che voglio riproporre in questo giorno, in questo luogo, in questa terra benedetta.Facciamo dunque in modo che la giornata di oggi segni l’inizio di una preghiera intensa, diun’Adorazione Eucaristica che ci fa crescere nell’amore e nella santità, specchio e dono del MisteroEucaristico e ci prepara all’importante anniversario del 2028. Che esso rifulga nella vita e nellasantità di ciascuno di noi! Santo Marcianò
Giornata di preghiera e digiuno per la pace: l’invito del Vescovo

Amare la pace disarmata e disarmanteGIORNATA DI PREGHIERA E DIGIUNO PER LA PACE Venerdì 13 marzo 2026 Carissimi,in questo momento drammatico che l’umanità si trova ad attraversare, ci sentiamo tutti chiamati a intensificare la preghiera per la Pace. Le drammatiche notizie che provengono dal Medio Oriente ci interpellano a stringerci con più forza nella preghiera di supplica, di intercessione, di fiducia! Raccogliamo con profondo senso di comunione ecclesiale l’appello della Chiesa Italiana, sensibilizzando le nostre comunità a offrire per la Pace la Giornata di digiuno e preghiera del prossimo 13 marzo. Le parrocchie e le comunità religiose potranno seguire le indicazioni e le proposte per la Celebrazione Eucaristica, la Via Crucis e il digiuno offerte dalla CEI.Sentiamoci uniti in questa comunione, assieme a tutte le diocesi italiane, in una supplica incessante e insistente. Con coraggio e abbandono, non stanchiamoci di intercedere, con Cristo, per Cristo e in Cristo: Egli, che è Principe della Pace ed è la nostra Pace, protegga tutti gli uomini, specie i più piccoli e inermi; illumini le menti di chi può farsi promotore di processi di dialogo e riconciliazione, tocchi i cuori bruciati dall’odio e dalla sete di potere, convertendoli al Bene sommo e insostituibile della Pace, Dono unico e prezioso di Dio. Il Signore benedica la nostra dedizione e la nostra preghiera. Santo Marcianò
A Fiuggi l’assemblea regionale di Azione Cattolica: la giusta strada per essere Chiesa oggi

Ritrovarsi, condividere, passare del tempo di qualità con fratelli e sorelle di tutto il Lazio. Questo è stata l’assemblea regionale di Azione Cattolica, organizzata presso l’Hotel Villa Lina di Fiuggi, il 28 febbraio e il 1° marzo. Due giorni di riflessioni, preghiera e anche di tempi lenti, pensati per viversi senza dover correre dietro a scadenze per attività o riunioni. Con questo spirito i membri dei consigli diocesani delle diocesi del Lazio, hanno dato vita all’assemblea, appuntamento annuale che apre all’ultimo anno del triennio associativo 2024-2027. Il sabato mattina, dopo la preghiera iniziale curata dall’assistente unitario don Nello Crescenzi, si parte con le introduzioni della delegata regionale Caterina Castagnacci. Nel suo discorso ha toccato molti temi della vita associativa, sottolineando la bellezza di vivere l’Ac come una famiglia, nei momenti belli e in quelli più faticosi. Segue l’intervento di Francesco Adamo, membro di equipe nazionale del Movimento Studenti di Ac, e riferimento per il Lazio, che ha raccontato il lavoro fatto in questi mesi per la nascita dei circoli Msac nelle nostre diocesi, ad oggi ben quattro in formazione. La mattinata si conclude con una lettera della Fondazione “Azione Cattolica Scuola di Santità Pio XI” in vista della prossima assemblea dei soci di giugno 2026, invitando le diocesi ad aderire per dare ancora più valore alle testimonianze delle figure di santità vissute nei loro territori. Il pomeriggio si è aperto con Maria Rosaria Soldi, membro dell’Area della promozione associativa, che ci ha aiutato a leggere con le giuste lenti l’andamento dei flussi di adesione alle nostre associazioni, fornendo numerosi spunti ai presidenti diocesani. Grazie al loro contributo come osservatori privilegiati dei loro territori, è nata una discussione ricca e molto aderente ai cambiamenti delle comunità cristiane che l’Ac (e non solo) sta attraversando. Nei laboratori del pomeriggio, spazio alla creatività dei partecipanti, chiamati a pensare all’Ac come a un cantiere aperto: quali sono le fondamenta della nostra associazione? Quali i punti di forza, le fragilità e le proposte per proseguire nel suo percorso? Nel costruire fisicamente un percorso, i gruppi hanno dato vita a una discussione accalorata e sincera sullo stato dell’Ac nelle diocesi, suggerendo alcuni punti a cui porre attenzione e da migliorare. A lavori conclusi, visto che l’obiettivo dell’assemblea era anche quello di vivere un tempo leggero, quale modo migliore che vedere insieme la finale del festival di Sanremo, anche se il nostro (per sempre) Sì lo diciamo ogni anno. La domenica si è aperta con la celebrazione eucaristica, occasione per rimettere al centro la nostra fede in un momento delicatissimo e di grande preoccupazione viste le notizie che ci arrivavano dal Medio Oriente. Ma il confronto con Gesù trasfigurato ci deve aiutare a riconoscere che nella vita anche se il male è tanto passerà, il bene, anche se poco, resterà. Nei successivi laboratori è stata data voce ai singoli settori condividendo, oltre alle attività svolte, anche come i responsabili stanno vivendo il loro servizio in rapporto alla loro vita personale, un aspetto delicato ma fondamentale per tutti. Non sono mancate riflessioni anche in vista del prossimo anno in cui verranno rinnovati gli incarichi diocesani e regionali. Infine, abbiamo accolto con gioia la visita di monsignor Santo Marcianò, vescovo delle diocesi di Anagni- Alatri e di Frosinone-Veroli-Ferentino. Nel suo saluto ha fortemente incoraggiato l’Ac, riconoscendo nei suoi tratti distintivi la giusta strada per essere Chiesa oggi. di Angelo De Santis, incaricato giovani di Ac per la regione Lazio Questo articolo è tratto da Avvenire Lazio Sette di domenica 8 marzo 2026
Il Vescovo ad Acuto: «In Santa Maria De Mattias la potenza del carisma»

Il giorno 4 marzo ha un grande significato storico per la cittadina di Acuto: l’anniversario della istituzione scolastica femminile, una delle prime «scuole per fanciulle» in un paesino di montagna, nel lontano1834.Un evento straordinario che ha dato inizio al riscatto dall’analfabetismo per centinaia di donne e alla promozione umana e cristiana della popolazione, ad opera di una donna venuta da Vallecorsa: Santa Maria De Mattias.La data segna anche il giorno di fondazione dell’Istituto delle Adoratrici del Sangue di Cristo, scopo principale che la Pioniera si portava in cuore lasciando il suo paese. Maria De Mattias fa parte della schiera di Santi che nel libro di Cristo Crocifisso hanno letto la dignità della persona umana, e come lui hanno voluto dedicare tutta la vita per il prossimo, nella sua concretezza.Ogni persona vale il sangue di Cristo – era la convinzione che ha portato Maria De Mattias a impiegare la vita per far conoscere a tutti il grande Mistero della Redenzione che ha reso possibile la salvezza dell’umanità.Una doppia festa quindi, solennizzata dalla presenza del nostro Vescovo, sua Eccellenza Santo Marcianò, che viene in Acuto per la prima volta.Protagonisti indiscussi, vitali, esuberanti e chiassosi della giornata: gli alunni. Dai piccoli studenti della scuola dell’infanzia, con gli occhi sempre pieni di meraviglia, ai rumorosi e dinamici delle classi di scuola primaria, ai più composti, compresi dell’avvenimento, della scuola secondaria. Sono stati loro, guidati dai rispettivi insegnanti, ad accogliere Sua eccellenza all’ingresso del paese, presso l’antica porta medioevale, la stessa che varcò la giovane vallecorsana per entrare nella modesta abitazione della prima scuola, posta proprio lì accanto.Il Vescovo ha immediatamente creato un clima festoso, caldo, amicale, unendosi al coro dei bambini, ritmando e mimando le parole del canto, come loro, accarezzando e stringendo mani, sorridente e benevolo, coinvolgente.E poi i saluti del primo cittadino, il sindaco Agostino Agostini, delle Adoratrici nelle loro massime autorità, la superiora Generale suor Maria Hughes e la superiora Regionale suor Milena Marangoni. La risposta del Vescovo non è una frase di circostanza, ma una dichiarazione di amore: vi voglio bene, vi porto nel cuore.Acuto sente l’abbraccio di un Pastore ricco di umanità, di calore, di amicizia, di affetto, e lo ricambia con la stessa intensità.Il cuore della celebrazione è stata l’Eucarestia che è seguita subito dopo, animata dalle Adoratrici con la collaborazione delle dodici novizie del noviziato internazionale, con canti e con la danza liturgica al momento della processione offertoriale.Nell’omelia il Vescovo ha sottolineato la potenza del carisma che lo Spirito dona a uomini e donne lungo la storia dell’umanità, fondatori e fondatrici di istituzioni che hanno come scopo di promuovere la dignità della persona umana, di condurla a Dio. Maria De Mattias ha guardato in modo prioritario a Cristo che versa il sangue per amore e dalla contemplazione di questo mistero è nata in lei l’urgenza di raggiungere il prossimo con tutti i mezzi possibili, per condurlo a Dio.Oggi può sembrare- ha detto più o meno tra l’altro il nostro Vescovo- che le Congregazioni stiano per tramontare. Ma l’albero di una congregazione continua a vivere se torna sempre a nutrirsi delle radici che lo hanno generato. E’ un augurio per noi, che mentre vediamo scomparire tanti rami, assistiamo alla fioritura di nuovi germogli, che parlano altre lingue, hanno colore diverso, ma trasmettono la stessa forza delle origini perché rimangono radicati nel comune carisma. La celebrazione di una ricorrenza serve anche a questo: fare memoria di un evento perchédiventi memoriale. Angela Di Spirito asc
Il “Sì, lo voglio” dei Ministri straordinari della Comunione davanti all’Arcivescovo Santo

La chiesa del Sacratissimo Cuore di Gesù a Frosinone è stata il centro di una funzione liturgica particolarmente emozionante che, per volere dell’Arcivescovo Santo Marcianò, ha riunito, come in un abbraccio paterno, le diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino e Anagni-Alatri, la cui “unione” è ormai sempre più solida e strutturata. L’Arcivescovo Marcianò ha scelto la II domenica di Quaresima, legata al Vangelo della Trasfigurazione, per rinnovare il mandato ai Ministri straordinari della Comunione di entrambe le realtà diocesane: un esercito pacifico di oltre 400 cristiani ha così aderito a questa chiamata, manifestando pubblicamente la volontà di prestare questo servizio speciale: «Grazie per la vostra presenza così numerosa – ha affermato il presule – e ricordate sempre a quale servizio siete stati chiamati, quale responsabilità comporta avere Cristo tra le vostre mani per portarlo agli ammalati, agli anziani, ai sofferenti. La vostra presenza è di supporto al parroco, ma non limitatevi a fare i distributori: dovete avere cura di chi servite, facendo attenzione anche ai bisogni spirituali suggerendo e favorendo l’incontro con il sacerdote, soprattutto per la confessione. Il vostro servizio è straordinario perché sorge quando vi è necessità, nel momento del bisogno. Non dovete dimenticare Chi portate con voi, sostenete il vostro impegno con la preghiera, affinché si dica di voi ciò che si diceva di San Francesco: è un uomo che è diventato preghiera. Pregate incessantemente, perché chi vi vede, dica: “ecco un uomo di preghiera!”. e non semplicemente: “ecco un uomo che prega”. Siamo nel mondo per essere preghiera, non restiamo chiusi nel nostro cuore, scendiamo dal monte della Trasfigurazione per portare Gesù al mondo». I Ministri straordinari che hanno scelto di proseguire il loro servizio sono stati ricevuti da Maria Angela Campioni, direttrice dell’Ufficio Catechistico di Frosinone-Veroli-Ferentino, e presentati all’Arcivescovo da don Piotr Jura, direttore dell’Ufficio Liturgico di Frosinone, con accanto monsignor Bruno Durante, direttore dello stesso Ufficio per la diocesi di Anagni-Alatri. Ad ogni domanda imposta dal rito, è riecheggiato solenne quel “Sì, lo voglio”, che ripetuto con forza e ad una sola voce ha fatto tremare l’aria, suscitando commozione negli altri fedeli presenti, i quali hanno accolto il rinnovo di questa adesione con un applauso spontaneo. di Lidia Frangione
L’arcivescovo alle audizioni per la Capitale italiana della Cultura: «Territorio originale e originante»

L’Arcivescovo Santo Marcianò ha partecipato questa mattina, giovedì 26 febbraio 2026, all’audizione finale – tenutasi presso il Ministero della Cultura a Roma – per la candidatura delle città di Anagni, Alatri, Ferentino e Veroli a Capitale italiana della Cultura 2028, con il progetto “Hernica Saxa”, unitamente ai sindaci delle quattro città e a numerose altre personalità in rappresentanza delle varie “anime” della provincia di Frosinone. Nel suo breve intervento, che ha concluso la serie di quelli previsti, monsignor Santo Marcianò ha sottolineato come il territorio delle quattro città, che peraltro ricadono tutte nelle due diocesi di cui è arcivescovo in persona episcopi, «rappresenti una straordinaria unicità, che non ho trovato altrove, pur avendo girato a lungo l’Italia per il mio ministero. Un territorio unico, originale e originante, capace di offrire tante e importanti testimonianze culturali e religiose, con i due aspetti che d’altro canto spesso vanno di pari passo». Un territorio che merita dunque il titolo di Capitale italiana della Cultura, come perorato anche dall’arcivescovo Marcianò in attesa della decisione finale, prevista per il 27 marzo.
Il messaggio dell’Arcivescovo Santo per la Quaresima 2026

L’Amore è tutto… è il cuore della conversione La Quaresima è tempo di conversione. La Chiesa ce lo ricorda ogni anno e Leone XIV lo sottolinea nel titolo del suo Messaggio: Ascoltare e digiunare. La Quaresima come tempo di conversione. La conversione ci aiuta a «rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita», a proiettare su Lui il nostro amore. La conversione sarebbe impensabile senza l’amore, perché il cambiamento di rotta, di scelte, di vita, non è diretto a dei comportamenti ma a una Persona: Dio. A Lui e con amore! L’Amore è tutto, vorrei ripetere richiamando il titolo e l’invito della mia prima Lettera Pastorale; l’Amore è il cuore della conversione. Il Papa ci invita a declinare tale conversione in tre parole: ascoltare, digiunare, insieme. Provo a riproporle suggerendo alcune modalità concrete per viverle. Ascoltare: ama il tuo Dio e ama il tuo fratello L’esperienza dell’ascolto ci introduce nel valore della Parola di Dio da conoscere, meditare, amare, amando in essa Dio stesso. Egli ci parla ma anche, ricorda il Papa, ci ascolta, «ascolta il grido dei suoi figli». Egli ci insegna, così, ad ascoltare, «tra le molte voci che attraversano la nostra vita personale e sociale», il grido dei fratelli, specie quello «che sale dalla sofferenza e dall’ingiustizia». – Scegli una modalità di ascolto quotidiano della Parola di Dio: il Vangelo del giorno, un Libro della Bibbia letto di continuo, un semplice versetto ripetuto nel cuore… fallo anche per pochi minuti, ma andando nella profondità di te stesso, per intercettare la Voce di Dio. E fai attenzione al grido di aiuto di qualche fratello: un familiare, un vicino, una situazione più difficile… cercando di rispondere generosamente, più che concentrarti sulle tue esigenze. Digiunare: ama il tuo corpo e ama il bene Il digiuno ci educa a questo. Ci fa passare dal “mangiare-fare ciò che mi va”, al “mangiare–fare ciò che devo”, secondo la persona che scelgo di essere. Possiamo farlo perché il corpo ne è capace, data la sua dignità; e l’agire così ci permette di «disciplinare il desiderio, di purificarlo e renderlo più libero, ma anche di espanderlo, in modo tale che si rivolga a Dio e si orienti ad agire nel bene». – Proponiti una forma di digiuno, anche piccola ma reale: evitare un tipo di cibo; regolare il tempo sui social; ridurre la mole di lavoro e di impegni per stare di più in famiglia, con gli amici, con Dio nella preghiera. E prova a digiunare «dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo», imparando a «coltivare la gentilezza» e a desiderare il bene dell’altro. Insieme: ama la tua Chiesa e la tua comunità Cercare il bene altrui ci porta a vivere per l’altro e con l’altro; e la Quaresima, ci ricorda il Papa, è alla fine un tempo da vivere «insieme». È un tempo di Chiesa, in cui sperimentare «la dimensione comunitaria dell’ascolto della Parola e della pratica del digiuno», consapevoli che «la conversione riguarda, oltre alla coscienza del singolo, anche lo stile delle relazioni». È un tempo per crescere in quella comunione che ci fa Chiesa unita e missionaria; per crescere nell’Amore che è tutto! – Cura le tue relazioni, nella comunità familiare, lavorativa, ecclesiale. E aiuta gli altri, e fatti aiutare, alla fedeltà nel cammino di conversione, promuovendo, in parrocchia o in comunità, momenti di preghiera condivisa, per camminare insieme nell’amore di Dio e dei fratelli. Affidiamo a Maria il cammino quaresimale: ci doni Lei di vivere, anche attraverso piccoli propositi, la gioia della perseveranza e la grazia della conversione, aprendo il cuore verso la luce della Pasqua Frosinone, 18 febbraio 2026 Santo Marcianò Arcivescovo-Vescovo di Anagni-Alatri e di Frosinone-Veroli-Ferentino
Gli auguri dell’Arcivescovo alla comunità islamica per il Ramadan

Cari fratelli e sorelle della comunità islamica, vi raggiungo all’inizio del Ramadan, tempo per voi prezioso, scandito dalla pratica del digiuno e che, quest’anno, inizia in contemporanea alla Quaresima, il tempo che prepara i cristiani alla Santa Pasqua, in un cammino di conversione aiutato dalla preghiera e dal digiuno.Il digiuno, antica pratica religiosa, si fonda sulla convinzione che l’uomo sia capace di andare oltre sé stesso, di dirigere sé stesso, superando anche bisogni molto semplici, per seguire determinate regole o per essere educato a vincere egoismi e istintualità; e a farlo riconoscendo il primato di Dio. E se l’uomo è capace di vincere i propri egoismi, può crescere in lui, e attraverso di lui, una cultura della cura dell’altro,del rispetto dell’altro, della comprensione dell’altro… una cultura della fraternità, primo germe della cultura della pace.Promuovendo il riconoscimento della dignità di ogni persona umana, le diverse religioni possono così contribuire a ricostruire una forte cultura della vita e della pace, nel mondo e anche nella nostra terra di Ciociaria. Si tratta di passi piccoli, ma che hanno grande valore e le cui conseguenze possono essere straordinariamente significative, sul cammino dei singoli e delle comunità.A nome di tutta la comunità cattolica, desidero pertanto esprimere l’augurio più caro alla comunità islamica: il cammino del Ramadan sia occasione di rinnovamento e preghiera perché, camminando l’uno accanto all’altro verso l’Unico Dio, sappiamo tutti collaborare a costruire un mondo più giusto, più bello, più umano, accogliendo la Sua guida e il Suo amore! Santo Marcianò Arcivescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino e Anagni-Alatri Frosinone, 18 febbraio 2026
Il Vescovo alla Giornata del malato: «Il Signore è accanto alla nostra sofferenza»

Una bella e sentita partecipazione per la XXXIV Giornata del malato, tenutasi a livello interdiocesano e organizzata dagli uffici della Pastorale della salute delle due diocesi, presso la parrocchia Santa Maria della Mercede, in località La Fiura ad Alatri, sabato 14 febbraio.Presieduta dall’arcivescovo Santo Marcianò e concelebrata dai direttori degli uffici di Pastorale della salute delle diocesi di Anagni-Alatri e Frosinone, don Alexandre Tannaus e don Giuseppe Vitelli, dagli assistenti delle Unitalsi delle due diocesi, don Pietro Bonome e don Francesco Frusone, da diversi sacerdoti delle due Chiese, con una celebrazione arricchita dalla presenza dei volontari che quotidianamente si occupano di disabilità nel territorio delle due diocesi: le Unitalsi diocesane, la Siloe e l’associazione Peter Pan. Presente anche l’Arvas (Associazione Regionale Volontari Assistenza Ospedaliera) che ogni giorno fa assistenza ospedaliera in ospedale. Presente anche sindaco di Alatri, Maurizio Cianfrocca. «Che bello essere qui con voi, oggi, nella trentaquattresima Giornata del Malato – ha esordito il vescovo Santo nell’omelia – Voi malati non siete soggetti passivi, ma siete soggetti attivi, siete i protagonisti di questa Giornata. Spesso ci chiediamo: che cosa posso fare io? Tutti noi abbiamo un talento, dei talenti. Gesù si è caricato della nostra sofferenza e delle nostre fatiche, andando sulla Croce. Il Cristianesimo è prossimità, è farsi prossimo, è amore e compassione ed è donazione di sé stessi. La preghiera si lega con la speranza e attraverso la sofferenza viviamo la Pasqua del Signore, dobbiamo vivere la dimensione dell’amore del Signore, dobbiamo vivere nella sua dimensione. Papa Leone ci parla anche dell’importanza della cura. Attenzione: non è che il Signore non soffre con noi, il Signore vive accanto a noi, alla nostra sofferenza, una sofferenza che non è solo fisica ma è anche psichica. E la sofferenza psichica distrugge tutto. L’evangelista Luca, nel Vangelo, ci parla del Samaritano a cui fascia le ferite con la cura, ma ci parla anche di chi scende e chi sale perché la vita è un po’ come una salita e una discesa di chi si è fatto prossimo al Samaritano, chiediamo al Signore di aiutarci», ha concluso il presule. Particolarmente importante il momento dell’unzione degli infermi, che l’arcivescovo ha voluto sottolineare come un atto di cura integrale della Chiesa verso chi soffre, che trasforma la malattia in un momento di unione con Cristo.Ricordiamo che la Giornata del malato coincide con la festa della Madonna di Lourdes perché Lourdes è il simbolo della sofferenza, della malattia e della guarigione da essa attraverso la fede, come certificato dalla guarigione di Antonietta Raco, una donna italiana, guarita in modo inspiegabile dalla Sclerosi Laterale Primaria nel 2009 durante un pellegrinaggio con l’Unitalsi. Riconosciuta come il 72° miracolo di Lourdes, la sua guarigione ha comportato la scomparsa immediata dei sintomi dopo un bagno nelle piscine. La celebrazione interdiocesana si è conclusa con la fiaccolata in chiesa aux flambeaux e il canto dell’Ave Maria di Lourdes, in onore della Vergine Maria. di Francesco Santoro
