Il “grazie” di Marcianò per i 20 anni da Vescovo: «Grido l’amore di Dio, la Sua fedeltà»

L’arcivescovo Santo Marcianò, che esattamente 20 anni fa (il 21 giugno 2006) veniva ordinato vescovo nella Cattedrale di Reggio Calabria, ha voluto ricordare questo anniversario, intervenendo con poche ma sentite parole al termine della celebrazione, presieduta dal cardinale Baldassarre Reina, per i 35 anni della Comunità In Dialogo, a Trivigliano: «Quando sono diventato vescovo, ero molto giovane, avevo 46 anni ed ero il vescovo più giovane d’Italia. Allora non avevo tanta luce davanti, ma tanta paura! Essere arrivato ora a questi 20 anni, da parte mia significa gridare una sola cosa: l’amore di Dio, la fedeltà di Dio. State certi: Dio è fedele. E ve lo dice un uomo limitato, peccatore, povero da tutti i punti di vista. Dio è fedele, se è Lui a chiamarci, ad operare, se è Lui il protagonista della nostra vita. E quando noi gli lasciamo un pochino di spazio, Lui opera cose grandi. Fidatevi, perché Dio trasforma le paure in fortezza, e anche questa è una virtù. Dio mi ama, ci ama, non dimenticatelo mai; vivete di questo amore, perché Dio ci sta accanto con il suo amore», ha concluso il Vescovo, raccogliendo il caldo e affettuoso applauso dei tanti presenti, che poi hanno voluto abbracciarlo e tributargli ancora vicinanza, amicizia e affetto. Prima di queste parole, Marcianò aveva ringraziato padre Matteo Tagliaferri per questi 35 anni della comunità fondata dal religioso vincenziano originario di Vico nel Lazio, «un grazie a nome di tutta la diocesi e personale. Grazie alla famiglia vincenziana, a padre Matteo, a tutti coloro che gli sono stati accanto in questi anni. Oggi c’è bisogno di profezia, di persone che credono e che con coraggio vivono quello che credono e che il Signore gli ispira. E i profeti spesso creano la Storia perché a loro il Signore chiede cose importanti che trasformano la storia. Dire questo “grazie” mi commuove molto perché io qui vedo la realizzazione dell’amore di Dio che non guarda limiti, peccati, barriere, ma che va sempre oltre Tu, padre Matteo, con la tua comunità sei un segno evidente di questo, te ne sarò grato per tutta la vita. Grazie a nome di una diocesi che vive della grazia di questo ministero, perché se le nostre diocesi vivono e vanno avanti e riescono a raggiungere dei risultati, è perché c’è questa grazia sommersa che proviene da tutti voi, dal bene che qui si fa. Ed è un “grazie” che responsabilizza sempre di più voi e anche me come vescovo», ha rimarcato il presule. di Igor Traboni L’arcivescovo Santo Marcianò con il cardinale Baldassarre Reina, Vicario generale di Roma, prima della celebrazione. Nelle altre foto, con i concelebranti e durante l’intervento di padre Matteo Tagliaferri, fondatore della Comunità In Dialogo di Trivigliano
Auguri a monsignor Marcianò, Vescovo da 20 anni!

Esattamente venti anni fa, il 21 giugno 2006, Santo Marcianò riceveva l’ordinazione episcopale, nella Cattedrale di Reggio Calabria, dall’arcivescovo Vittorio Luigi Mondello, co-consacranti gli arcivescovi Andrea Cassone e Salvatore Nunnari. Il 22 luglio il vescovo Marcianò prendeva possesso dell’arcidiocesi di Rossano-Cariati, alla cui guida Benedetto XVI lo aveva chiamato il 6 maggio precedente, all’età di 46 anni. Nato infatti a Reggio Calabria il 10 aprile 1960, monsignor Marcianò si è poi laureato in Economia e Commercio nel 1982 presso l’Università di Messina. L’anno successivo ha iniziato il cammino di formazione verso il sacerdozio presso il Pontificio Seminario Romano Maggiore; nel 1987 ha conseguito il Baccellierato in Teologia alla Lateranense. Nel 1990 consegue il Dottorato in Sacra Liturgia presso il Pontificio Ateneo ‘’S. Anselmo”. È stato ordinato presbitero il 9 aprile 1988 nella Cattedrale di Reggio Calabria. Nell’Arcidiocesi di Reggio-Bova ha ricoperto l’ufficio di direttore del Centro Diocesano Vocazioni e di Vicario per il Diaconato permanente e i Ministeri. Dal 1988 al 1991 è stato parroco a Santa Venere e fino al 1996 vicario di Santa Maria del Divino Soccorso, a Reggio Calabria. Dal 1991 al 1996 è stato padre spirituale nel Seminario Maggiore e dal 1996 al 2006 Rettore del medesimo Seminario. Il 10 ottobre 2013 papa Francesco lo nomina Ordinario militare per l’Italia. Il 1° luglio 2025, Leone XIV lo ha nominato Arcivescovo-Vescovo delle diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino e Anagni-Alatri, unite in persona Episcopi. E proprio le due Chiese formulano oggi i migliori auguri all’arcivescovo Santo Marcianò, unite nella preghiera e grate per il servizio che sta rendendo, con amore e umiltà. Nella foto, da Avvenire di Calabria, l’ordinazione episcopale di Mons. Marcianò, il 21 giugno 2006 nella Cattedrale di Reggio Calabria
I seminaristi Ambrosi e Sabellico ordinati Diaconi il 7 ottobre

Lorenzo Ambrosi e Lorenzo Sabellico verranno ordinati diaconi il prossimo 7 ottobre, dall’arcivescovo Santo Marcianò, nella Cattedrale di Anagni. E’ stato lo stesso Marcianò a dare ufficialmente la notizia – già nell’aria da qualche settimana – nel corso dell’ultima assemblea del clero, davanti a sacerdoti e religiosi delle due diocesi. Ambrosi e Sabellico hanno entrambi 26 anni e sono entrati al seminario Leoniano di Anagni, accolti dall’allora vescovo Lorenzo Loppa, nel 2019. Lorenzo Ambrosi aveva appena terminato gli studi al Liceo Scientifico di Fiuggi, cittadina di cui è originario; Lorenzo Sabellico, originario di Fumone, si era invece appena diplomato al Liceo Classico di Casamari. In questi anni di studio e formazione in seminario, entrambi hanno svolto servizio nei fine settimana in varie comunità della diocesi. Prima dell’ordinazione diaconale, per i due giovani ci sarà un’esperienza missionaria in questa estate: Ambrosi in Benin, il Paese africano da cui arrivano anche le suore che prestano servizio al Leoniano; Sabellico al Cottolengo di Torino. Nelle prossime settimane verranno resi noti i dettagli dei momenti di preghiera prima della cerimonia e dell’ordinazionale diaconale del 7 ottobre, che precede ovviamente quella sacerdotale, prevista da qui a 8-12 mesi. Lorenzo Sabellico e Lorenzo Ambrosi nel 2019, al momento dell’annuncio del loro ingresso in Seminario
Omelia dell’arcivescovo Santo per il Corpus Domini

Omelia alla Celebrazione della Solennità del Corpus DominiCattedrale di Anagni, Domenica 7 giugno 2026 «Ricordati»! Inizia così la Liturgia della Parola di oggi. «Mosè parlò al popolo dicendo: “Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere”», abbiamo ascoltato dalla prima Lettura (Dt 8,2-3.14b-16a). Ed è proprio “ricordare” il verbo che caratterizza la Solennità che celebriamo: il Corpus Domini.È una Festa che, nei nostri paesi e nelle nostre contrade, si colora ancora di tradizioni, canti, fiori, come era un tempo, lo può ricordare chi di noi ha più anni; potremmo dire che, nella pietà popolare, dopo le Feste Mariane e quelle dei Santi Patroni, è sicuramente una delle più sentite.Tra poco ci muoveremo in Processione dietro Gesù Eucaristia. Ripercorreremo il cammino che assomiglia a quello dei nostri padri nel deserto: staremo lì con le nostre storie, le tentazioni, le fatiche, le attese, l’impegno, le speranze… con la nostra fame e sete di giustizia, di bellezza, di amore… percorreremo le strade del nostro paese, metafora delle strade di tutto il mondo, perché i cristiani, come diceva la Lettera a Diogneto, non sono «del mondo» ma sono e devono essere «nel mondo»… Ma ciò verso cui tendiamo, in questo cammino, non è una semplice «terra promessa», bensì l’incontro con una Persona: con Gesù!Lo ha ripetuto con forza Benedetto XIV, fin dalla sua prima Enciclica: «all’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva». E’ Gesù questa Persona. Celebrare il Suo Corpo e Sangue ci aiuta a cogliere l’umanità di Cristo, con la quale, come dice Paolo nella seconda Lettura (1Cor 10,16-17), siamo «in comunione». E questo non in senso meramente spiritualistico ma in quanto – Gesù lo dice nel Vangelo (Gv 6,51-58) – siamo chiamati a «mangiare la sua carne e bere il suo sangue».Non c’è un gesto più intimo che l’Eucaristia, per spiegare la forza meravigliosa del legame tra Dio e l’uomo!Per fare questo dobbiamo «ricordare», un verbo essenziale, che introduce a ciò che, nella Liturgia, chiamiamo non semplicemente «memoria» ma «memoriale», ovvero un ricordo che attualizza. Se ci pensiamo bene, in ogni Messa noi ricordiamo, ripetiamo le parole che Gesù rivolse agli apostoli nell’Ultima Cena, andiamo con la memoria a quel momento… E le stesse parole diventano Vita. Cristo Vivo.D’altra parte nella cultura ebraica, di cui la Parola di Dio è intrisa, corpo e sangue sono simboli di vita; fare memoria non è solo ricordare ma rivivere. Sì, c’è qualcosa di “vivo”, nella Festa di oggi.C’è Gesù, il Vivente, che desidera camminare tra le strade del mondo: non solo attraverso le Celebrazioni, ma grazie alla nostra vita trasformata dall’incontro con Lui, dalla comunione con Lui. Dire Eucaristia, lo sappiamo, è dire comunione, con Cristo e con i fratelli: «Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane», dice ancoraPaolo. E partecipare dell’unico Pane significa, dicevamo, mangiare; significa mangiare insieme. «Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».Il cammino degli Israeliti nel deserto aveva conosciuto la fame, il cibo che non sazia, la morte. Gesù, invece, ci fa entrare in una vita piena, eterna, perché Egli “si fa cibo”.Pensare al cibo, oggi, significa entrare in una serie infinita di contraddizioni, a livello personale e sociale. Da una parte l’opulenza e i cibi raffinati, dall’altra la miseria e la fame; da una parte la malattia e la morte per mancanza di cibo, dall’altra la malattia e la morte per eccesso di cibo; da una parte l’inquinamento e la contaminazione che avvelenano i prodotti della terra, dall’altra le povertà che impediscono di utilizzare risorse di terreni fertili e incontaminati; da una parte lo scandalo degli sprechi alimentari, dall’altra le diete estreme provocare da ricerche eccessive di estetismo o a paure del cibo… Pensare al cibo, però, significa anche chiedersi cosa noi ingeriamo: non solo con labocca ma con gli occhi, con i desideri, con le ambizioni, con le dipendenze, con le tecnologie e le intelligenze artificiali…Arriva qui, pacata ma limpidissima, la prima Enciclica di Leone XIV, nella quale si fa strada la denuncia di una tecnologia che può invadere l’umano, sostituire l’umano, soggiogare l’umano ma anche creare nuove tasche di povertà ed esclusione persino quando sia di aiuto all’umano, se non è accessibile a tutti. Al contrario, scrive Papa Leone, «l’Eucaristia ci apre alla giustizia e alla condivisione, con un’attenzione preferenziale verso chi porta il peso della povertà e dell’emarginazione. E mentre le nuove reti economiche e tecnologiche possono generare esclusione, isolamento e dipendenze, la Chiesa, nutrita dell’Eucaristia, è chiamata a rendere visibile un’altra misura, custodendo legami, restituendo voce agli invisibili e orientando i processi verso la dignità delle persone».La dignità, ecco il cuore di tutto! E l’Eucaristia, potremmo dire, ci rivela questa dignità infinita, questa magnificenza dell’umano. Se, infatti, Dio si fa «cibo» dell’uomo, quanto è grande la dignità dell’essere umano? Se Dio si dona a noi e si fa mangiare per darci una vita che non muore e sostenere così il nostro cammino, quale importanza e valore deve avere la vita concreta di ogni persona, nel suo percorso terreno e verso l’eternità del Cielo?La Festa del Corpus Domini ci pone queste domande inquietanti; lo fa non in senso puramente teorico ma perché quel Dio che si fa cibo e ci nutre di Se stesso, come ogni cibo, ci cambia; converte il nostro cuore alla carità.Ecco la salvezza che, in questa Celebrazione Solenne, vogliamo accogliere e portare tra le strade del mondo!Cari amici, è bello il coinvolgimento che accompagna questa Festa e questa Processione: i fiori, i suoni, le coperte ai balconi… mi verrebbe di dire che è qualcosa di “visibile”, così come visibile, nella persona, è il corpo.Nell’Eucaristia, che ha la significatività e la visibilità del Sacramento, noi vediamo il Corpo di Cristo, Lo adoriamo e cogliamo l’invito del Papa «a
Don Andrea Sbarbada vice-rettore e amministratore del Santuario della Santissima Trinità di Vallepietra

L’arcivescovo Santo Marcianò ha disposto l’avvicendamento di alcuni parroci, anche tra le due diocesi: don Andrea Sbarbada, parroco a Madonna del Piano di Castro dei Volsci, in diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino, sarà vice-rettore e amministratore del Santuario della Santissima Trinità a Vallepietra, in diocesi di Anagni-Alatri (decreto Vescovile Prot. N.10/2026, a decorrere dal 1 maggio 2026) don Sergio Reali, ora parroco a Supino, sarà vicario della Cattedrale e delle chiese del centro storico di Frosinone; don Riccardo Mabilia, ora vicario parrocchiale nel centro storico di Frosinone, nuovo parroco a Patrica; Don Angelo Conti, Vicario generale della diocesi di Frosinone,, farà il suo ingresso come parroco della Cattedrale di Frosinone, di San Benedetto e dell’Annunziata, e inizierà dunque il suo ministero pastorale in queste comunità, domenica 14 giugno, con la Messa delle 18, presieduta dall’arcivescovo Santo Marcianò.
Studenti in pellegrinaggio alla Santissima e poi la “Notte prima degli esami” con il Vescovo

Un pellegrinaggio delle classi quinte (dai 18 anni in su) al santuario della Santissima Trinità di Vallepietra è stato organizzato, per sabato 13 giugno, dall’Ufficio catechistico diocesano. I giovani muoveranno verso la meta seguendo questo tema scelto per la giornata: “3 in 1: l’algoritmo perfetto. L’amore”. Il punto di incontro è fissato per le 7.45 nel paese di Vallepietra, presso la chiesa di San Giovanni, e da qui alle 8 ci si muoverà verso la montagna e il santuario. Alle 12 un momento centrale di riflessione e preghiera; alle 13 fraternità e condivisione, con l’invito degli organizzatori a portare un rustico da condividere e tanta voglia di gioire insieme. TROVATE TUTTE LE INFO NELLA LOCANDINA Sempre l’Ufficio catechistico diocesano ha promosso anche “Notte prima degli esami”, una serata con l’arcivescovo Santo Marcianò, per mercoledì 17 giugno presso l’oratorio Frassati di Anagni, con inizio alle 19, organizzato in collaborazione con le suore Adoratrici del Sangue di Cristo. Anche in questo caso, tutte le info nella locandina
L’arcivescovo Marcianò al santuario di Vallepietra per la festa della Santissima Trinità

Sabato 30 e domenica 31 maggio festa della Santissima Trinità al Santuario diocesano di Vallepietra, con la presenza dell’arcivescovo Santo Marcianò. Le origini del santuario si perdono nel tempo. I primi documenti certi risalgono al 1079 e al 1112 e sono conservati nell’archivio della cattedrale di Anagni: si tratta di atti di donazione alla chiesa, testimonianza di una devozione già consolidata. Alcuni studiosi ipotizzano che il luogo sia sorto su un antico tempio pagano di epoca romana, i cui resti sono stati rinvenuti all’interno della grotta, e che in seguito sia stato consacrato al culto cristiano dai Benedettini di Subiaco e dai monaci Basiliani. La tradizione locale attribuisce la sacralità del luogo a un episodio miracoloso: un contadino che arava il terreno in cima al Colle della Tagliata vide i propri buoi precipitare nel vuoto con tutto l’aratro. Sceso a valle, li trovò miracolosamente illesi, inginocchiati davanti a un affresco della Santissima Trinità apparso sulla parete di una cavità rocciosa. Quell’immagine — tre figure benedicenti alla maniera greca, unica nella storia della pittura per le sue grandi dimensioni — è ancora oggi il cuore del santuario e la meta della devozione dei pellegrini. Il pellegrinaggio alla Santissima Trinità è tra i più partecipati del Centro Italia, con fedeli provenienti da Lazio, Abruzzo e Campania. Ancora oggi il cammino conserva riti antichissimi: i pellegrini portano rami d’albero (“dendroforia”), edificano cumuli di pietre, e percorrono a ritroso il primo tratto di sentiero al momento della partenza. Il programma della festa Sabato 30 maggio 2026 Santuario dalle ore 7.00 Sante Messe fino alle ore 12.00 ore 17.00 Santa Messa ore 18.30 Santa Messa presieduta da S.E. Mons. Santo Marcianò, Vescovo di Anagni Alatri, con la partecipazione delle Compagnie Paese ore 17.00 Santa Messa ore 18.30 Santa Messa ore 20.30 Processione per le strade del Paese con la partecipazione delle Compagnie Domenica 31 maggio 2026 Santuario ore 5.00 Santa Messa dalle ore 7.00 Sante Messe fino alle ore 12.00 ore 15.30 Santa Messa
Veglia di Pentecoste, il vescovo Santo: «Lo Spirito è vita!». Le testimonianze e due Chiese sempre più «una cosa sola»

Troppo piccola la pur grande chiesa parrocchiale del Sacro Cuore, a Frosinone, per accogliere le oltre mille persone che nella serata di sabato 23 maggio sono arrivate dalla città capoluogo e un po’ da tutti i centri delle due diocesi, per partecipare alla Veglia di Pentecoste, interdiocesana, guidata dal vescovo Santo Marcianò. Preghiera, testimonianze, canti, la meditazione del presule: una serata di quelle che difficilmente si dimenticano e che lasciano dentro un senso di “pienezza” di «vita compiuta» grazie all’azione dello Spirito Santo, come monsignor Marcianò ha poi voluto sintetizzare, in un passaggio che riprenderemo tra poco. Preziose le quattro testimonianze, di fede e di speranza che hanno arricchito la veglia: i coniugi Amorati hanno raccontati della forza della preghiera che li ha aiutati, li sta aiutando, ad andare avanti nelle difficoltà del loro adorato Massimiliano, un amore di ragazzo che è stato sul punto di non farcela, ma sorretto proprio dall’amore fatto preghiera – e viceversa – di mamma e papà, capaci così di sopportare la pesantezza della Croce e di croci su croci, La forza della carità, nella testimonianza di Tonino Nobile, massima espressione del diaconato, ministero che si identifica proprio nella carità, che non più giovanissimo ha lasciato la sua Agrigento con la famiglia e ora vive nella Comunità In Dialogo di padre Matteo Tagliaferri, a Trivigliano, dove è carità piena quello spendersi per i giovani in difficoltà, quelli che la società etichetta come “scarti”. La forza della vocazione in Gabriele Marcoccia, di Castelmassimo di Veroli, che a 40 anni non ha saputo, e tantomeno voluto, restare sordo davanti alla chiamata dl Signore e che prossimi mesi entrerà in seminario, dopo aver lasciato la fidanzata e un lavoro ben avviato. La forza della missione in risposta all’azione dello Spirito Santo da parte di Fabio e Antonella Riscica, genitori di 3 figli e professioni ben avviate, ma hanno lasciato tutto e per 10 anni sono andati missionari laici in Siberia, con la loro unione poi benedetta dal sacerdozio di uno dei figli. Come prassi del Cammino Neocatecumenale di cui fanno parte, sono andati lì andati senza nulla e ora, tornati in Italia, si sono dovuti rimettere in discussione anche con il lavoro. Questi testimoni della discesa dello Spirto Santo sono stati poi caldamente abbracciati dal vescovo Marcianò, che nel corso del suo intervento ha poi voluto riprendere alcuni tratti salienti di storie in cui «lo Spirito Santo si è fatto alito di vita», ha rimarcato, tra la commozione generale (e in presa diretta abbiamo notato soprattutto lo sguardo attento, praticamente a bocca aperta, delle decine di scout e guide sedute ai piedi dell’altare). «Stiamo celebrando il compimento della Pasqua – ha detto il vescovo – E’ bello pensare che Gesù stia dinanzi al Padre in una continua preghiera di intercessione, a dire “Mi sono fatto uomo, ho assunto il peccato, la storia di tutto il genere umano”, è questa è la Passione. Il dono dello Spirito diventa la presenza di Dio in noi, lo spirito che continua Cristo nella Chiesa, attraverso la celebrazione dei sacramenti e la comprensione di quanto Gesù ha detto e ha fatto: Lui vi insegnerà ogni cosa. Il compimento della Pasqua è proprio in questa presenza che è forza, che è vita, perché lo Spirito ci trasforma in Lui: non sono più io che vivo ma Cristo che vive in me. No, non si può pensare ad una vita che non trovi il proprio compimento. E queste testimonianze ci hanno offerto la parola-sintesi di questa veglia: vita e vita compiuta! Questa veglia non è un fatto esclusivamente liturgico, emozionale, di segni, luci che si spengono e accendono, creano emozioni buone per il cuore, ma di discesa dello Spirito Santo. Lo Spirito abbonda, è vita che si compie nelle esperienze ascoltate: trasformazione! Lo Spirito è vita, vita, e vita piena! Ragazzi, Dio non si lascia vincere in generosità», ha rimarcato il vescovo, tanto più che la veglia è arrivata anche a conclusione del percorso “Revolution-La rivoluzione dell’amore”, guidato dal presule assieme alle pastorali giovanili e vocazionali delle due diocesi e al centro diocesano vocazioni di Frosinone. «Lo Spirito Santo – ha concluso così la sua meditazione il vescovo – ci ha convocati: questa è la Chiesa. E facciamo sì che queste due nostre sorelle Chiese, che stanno diventando, e di fatto sono una cosa sola, siano sempre più testimoni di questa universalità e di questo amore infinito di Dio». Un altro pensiero, monsignor Marcianò ha voluto poi rivolgerlo, prima della benedizione finale, ringraziando i presbiteri presenti (provenienti dalle due diocesi, con i vicari generali don Angelo Conti e don Roberto Martufi) e tutti coloro che hanno organizzato la veglia interdiocesana, ovvero associazioni e movimenti «nel rispetto del carisma di ognuno, ma tutti insieme per l’unità». di Igor Traboni
“Avvocati per la solidarietà” e Caritas insieme per i diritti

Avvocati per la solidarietà: è questo il nome di un gruppo di 15 legali del Foro di Frosinone che hanno deciso di mettere le loro professionalità, ma anche tanta umanità e vicinanza umana e cristiana, a disposizione dei meno fortunati, di persone con varie problematiche – anche per l’appunto di natura legale – già presi in carico dalla Caritas interdiocesana. Non si tratta di una nuova associazione, ma di un movimento spontaneo di questi professionisti che, con un cuore grande così, daranno ascolto e consigli legali, muovendosi in tutti gli ambiti della professione e dunque delle necessità di persone spesso vittime di violenze o i cui diritti civili sono stati violati: penale, civile, amministrativo, diritto del lavoro, della famiglia, bullismo, cyber bullismo e altro. Il tutto, come detto, raccogliendo le segnalazioni della Caritas interdiocesana, il cui direttore, don Onofrio Cannato, e i vari operatori e volontari (altri cuori grandi così…) nella mattinata di giovedì 21 maggio hanno presentato gli avvocati al vescovo Santo Marcianò. «Devo dirvi subito un grande “grazie” e il fatto che per me è un onore conoscervi – ha detto il presule – perché non è affatto scontato che professionisti come voi, si dedichino a questa vera e propria forma di carità, avvicinandosi al mondo dei poveri, di quelli che hanno bisogno. Il vostro gesto mi commuove – ha aggiunto Marcianò, che ha poi voluto conoscere uno ad uno i legali presenti – e alimenta in me tanta speranza. E anche la speranza che, grazie a persone come voi, è davvero possibile realizzare quella “rivoluzione dell’amore” di cui ho parlato fin dal mio arrivo in queste diocesi». Un incontro tanto significativo quanto semplice, e poi, subito al “lavoro”, cioè “al servizio”, con alcuni legali che hanno già affrontato i primi due casi segnalati dalla Caritas. di Igor Traboni
Il Vescovo Marcianò ha incontrato il delegato Cei per la Pastorale cinese: presto una missione anche nelle due diocesi

Nella mattinata di martedì 19 maggio 2026, presso la Curia Vescovile di Frosinone, l’arcivescovo Santo Marcianò ha ricevuto don Paolo Kong, incaricato nazionale della CEI per la pastorale cinese, accompagnato dal delegato diocesano per l’Ufficio Migrantes. Si è trattato di un incontro molto cordiale per gettare le basi per una missione alla numerosa comunità cinese presente in vari centri delle diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino e Anagni-Alatri. Monsignor Marcianò ha esortato don Paolo Kong a iniziare questa missione quanto prima; presto ci saranno altri incontri per la definizione operativa della missione.
