Un applauso forte, ma soprattutto emotivamente e sonoramente affettuoso, ha salutato, alle 19.43 di mercoledì 7 ottobre 2026, le parole dell’arcivescovo Santo Marcianò: «I nostri fratelli Lorenzo e Lorenzo adesso sono Diaconi per sempre!», a suggellare la celebrazione per l’ordinazione diaconale di Lorenzo Ambrosi e Lorenzo Sabellico. In una Cattedrale di Anagni stracolma di fedeli e vestita a festa, anche per la letizia trasmessa dal coro interdiocesano, con una sessantina di sacerdoti, religiosi e diaconi delle diocesi di Anagni-Alatri e Frosinone a concelebrare, presente anche il vescovo emerito Lorenzo Loppa, che per primo li accolse 7 anni fa, i familiari dei “due Lorenzi” (come li ha appellati con affetto Marcianò) comprensibilmente commossi anche per le assenze di chi li ha preceduti in Cielo, i vicari diocesani don Angelo Conti e don Roberto Martufi, i raggianti giovani seminaristi del Leoniano, che in questi anni hanno condiviso il percorso di studi e formazione di Ambrosi e Sabellico, i sindaci di Anagni, Fiuggi e Fumone (da questi ultimi due paesi provengono i neo diaconi). E ancora: circa mille altre persone collegate via Facebook, comprese le monache di clausura dei monasteri delle due Chiese e quanti non hanno potuto essere presenti ad Anagni.
Ma il calore di altri applausi, a cingere i “due Lorenzi”, ha contrassegnato diversi ulteriori momenti di una cerimonia ricca di contenuti e significati, compresi momenti di giustificatissima emozione da parte dei due candidati al diaconato.
Presentati da don Emanuele Giannone, rettore del seminario regionale, i due neo diaconi sono stati così accolti dall’arcivescovo Santo Marcianò e da tutte e due le Chiese unite in persona episcopi, salendo poi sull’altare una volta ammessi all’ordine del diaconato.
Nell’omelia, monsignor Marcianò ha affidato ad Ambrosi e Sabellico quattro consegne, ad iniziare da quella definita “un’immagine di Chiesa” e così esplicitata dal presule: «La Pentecoste è la Chiesa visibile e i Diaconi, se ci pensiamo bene, incarnano questa visibilità anzitutto nel servizio di carità. È il cuore della vostra vocazione, con la quale sostenete la Chiesa e i pastori: voi “siete” la carità della Chiesa; “siete” la carità del vescovo! Una carità che vi chiede di ripartire concretamente dagli ultimi, dai poveri della nostra terra, che dovrete servire e “vedere”, facendo vostro l’amore del samaritano, che “non passa oltre” perché “vede oltre”: vede l’uomo che soffre e la sua silenziosa richiesta d’aiuto, oltre le fragilità e le classificazioni, le colpe o i giudizi che lo segnano…
Al fondo di questo amore, però, c’è la preghiera nella quale, come gli apostoli assieme a Maria e alle donne, dobbiamo essere «perseveranti e concordi»; e quest’anno c’è uno speciale Rosario per la pace, che il Papa ha affidato a tutti in questo mese di ottobre. Venite ordinati nel giorno della Madonna del Rosario, nel mese dedicato al Rosario; vi chiedo che la pace sia il dono che implorate da Dio, oggi, per l’umanità intera».
La seconda consegna ha fatto riferimento ad un messaggio di unità: «Nell’unità che la Chiesa “è”, la pace germoglia, allo stesso modo in cui germoglia la vostra vocazione: «un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione…». Il Diaconato è dentro la Chiesa Corpo; in questo senso è speranza e testimonianza di unità. E l’unità, ha detto recentemente il Papa alla comunità del Pontificio Collegio Teutonico, è “un elemento essenziale per la credibilità della nostra testimonianza”. Mi piace vedere qui quello che sarà il vostro servizio liturgico, sull’altare attorno al quale tutta la comunità è radunata nell’unità, e sul quale si rinnova il memoriale del sacrificio di Cristo, sacramento di unità e di comunione».
«La vostra storia, da oggi, è la storia di un “Sì” aperto al martirio, al dono totale – ha quindi aggiunto il vescovo, argomentando la terza consegna, quella per l’appunto di un “sì” senza riserve – non come frutto della capacità propria o dell’autodeterminazione ma come disponibilità assoluta, trasparente, arrendevole alla volontà di Dio.
Per fare questo non bisogna inventare nulla ma accogliere tutto; non bisogna elaborare programmi ma meditare, ruminare, lasciarsi raggiungere e colpire intimamente dalla Parola di Dio. È alla Parola, se ci pensiamo, che Maria ha detto quel “Sì”; una Parola alla quale Ella si era consegnata,
con l’ascolto dell’udito e del cuore».
Infine, la consegna di “trasformare” la vita in un canto di lode: «Siate capaci di andare al cuore del celibato, per gustare la bellezza di un cuore, un corpo, un’anima, una persona che appartiene totalmente a Cristo. Fatene un “Magnificat”, un canto di umiltà e beatitudine, di risposta all’iniziativa di Dio che – ve ne renderete conto sempre più – vi precede con la tenerezza e la forza del suo Amore sponsale, il quale vi renderà capaci di amare come Lui ogni creatura».
E l’atmosfera di preghiera e di lode della cerimonia, si è poi di nuovo caricata di emozioni quando i neo diaconi hanno letto un breve ringraziamento ciascuno a quanti li hanno aiutati e supportati in questi anni di cammino, ma soprattutto al Signore per il dono della vocazione.
Commovente anche l’abbraccio finale con il vescovo Santo, che li ha invitati a rivolgere un pensiero ai giovani come loro: «Non abbiate paura di innamorarvi del Signore», «Seguite il signore con generosità», sono state le spontanee parole dei due diaconi, prima dell’Ite Missa est pronunciato all’unisono.
Adesso i due diaconi proseguiranno gli studi: Sabellico all’Angelicum e Ambrosi alla Gregoriana. Ma da qui a meno di un anno, sarà ancora festa grande, con l’ordinazione sacerdotale.
di Igor Traboni
a questo link l’omelia completa del Vescovo e la fotogallery della celebrazione