Pellegrini sui passi di San Giovanni Paolo II, guidati dal vescovo Marcianò

Un pellegrinaggio sulle orme di San Giovanni Paolo II, un viaggio della fede per continuare ad essere pellegrini di speranza anche nelle fatiche quotidiane e lievito per le comunità: questo, in estrema sintesi, il senso del pellegrinaggio che per cinque giorni ha portato un gruppo di fedeli delle diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino e Anagni-Alatri in Polonia, con tappe principali a Czestochowa e Cracovia, ma non solo, come diremo meglio tra poco. Sotto la guida dell’arcivescovo Santo Marcianò, al suo primo pellegrinaggio interdiocesano, al viaggio hanno partecipato anche don Mauro Colasanti, parroco a Frosinone e direttore dell’Ufficio diocesano pellegrinaggi, don Santo Battaglia, segretario del vescovo, don Luigi Crescenzi, parroco a Strangolagalli e che nel penultimo giorno del viaggio ha festeggiato anche il nono anniversario di ordinazione sacerdotale; presente nel gruppo di fedeli, provenienti da diverse parrocchie delle due diocesi, anche Bruno Calicchia, direttore dell’Ufficio pellegrinaggi di Anagni-Alatri. Il primo giorno, il 6 luglio, partenza del viaggio, in collaborazione con l’Opera Romana Pellegrinaggi, dall’aeroporto di Roma fino a Cracovia e subito trasferimento in bus a Czestochowa, con la visita al monastero dei padri Paolini (nella foto sotto), dove si trova il miracoloso quadro della Vergine Maria, detta anche la “Madonna nera”, uno dei più importanti e frequentati siti di pellegrinaggi di tutta Europa, con fedeli che arrivano da ogni parte del mondo. Proprio all’altare della Madonna, il vescovo Marcianò ha presieduto la Messa, conclusa con l’atto di affidamento a Maria, dopo averne ricordato lo sguardo e la presenza materna che sempre ci accompagna, in un clima carico di preghiera e commozione. Il secondo giorno del pellegrinaggio è stato dedicato alla visita ai campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau dove, durante la seconda guerra mondiale e l’occupazione della Polonia, i nazisti internarono e uccisero più di un milione di persone innocenti. I pellegrini hanno visitato tra l’altro le celle dove furono rinchiusi Edith Stein, la monaca carmelitana che Giovanni Paolo II ha poi dichiarato patrona d’Europa, e padre Massimiliano Kolbe (entrambi poi santificati dal pontefice polacco),  il fondatore della Milizia dell’Immacolata che più volte soggiornò anche nel convento francescano di Piglio, ospite del confratello e amico padre Quirico Pignalberi e che proprio nel paesino ciociaro iniziò a buttar giù le fondamenta di quel grande movimento di preghiera oggi presente in tutto il mondo. Nel pomeriggio, trasferimento a Wadowice, la cittadina dove il 18 maggio 1920 nacque Karol Józef Wojtyła, La casa natale del futuro pontefice, in parte trasformata in museo, è stata visitata dalla comitiva ciociara, assieme alla dirimpettaia chiesa parrocchiale dove il piccolo Karol venne battezzato il 20 giugno 1920. La mattinata del terzo giorno è stata interamente dedicata alla visita della città di Cracovia, con la sua Cattedrale, la collina e il castello di Wawel, la città vecchia, il palazzo degli arcivescovi, dove abitò il futuro Giovanni Paolo II da arcivescovo metropolita e poi da cardinale, la chiesa dei francescani, situata proprio difronte, dove Wojtyla si recava spesso a pregare e dove è stato conservato il banco dove era solito inginocchiarsi. Una immersione totale, dunque, nei luoghi del santo polacco e dove tutto parla di lui. Nel pomeriggio, la visita a Lagiewniki, con la visita al santuario della Divina Misericordia dove è conservato il quadro “Gesù, in te confido”; un luogo che Giovanni Paolo II ha proclamato “il centro della Divina Misericordia”, durante la sua visita nel 2002, e che ha poi introdotto questa festa nella Domenica in Albis. Nel santuario, il vescovo Marcianò ha guidato la recita della coroncina alla Divina Misericordia. Il 9 luglio, ultimo giorno effettivo  di questo intenso pellegrinaggio, è proseguita la visita di Cracovia, con tappa anche presso la nuova Basilica dedicata a Giovanni Paolo II, e quindi partenza per Wieliczka, cittadina a 10 km, dove è presente la miniera di sale, una delle più antiche al mondo e ancora operativa (in funzione dal Medioevo), meta incessante di turisti da ogni dove che nel 1978 è entrata nella lista Unesco come patrimonio dell’umanità. La miniera forma una vera e propria città sotterranea, con laghi e tunnel e la più grande cappella sotterranea esistente al mondo, dedicata a Santa Kinga e interamente scolpita nel sale. E proprio qui (nella foto sopra) monsignor Santo Marcianò ha presieduto la Messa, facendo opportuno riferimento al passo di Matteo “Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini”, con l’invito ai pellegrini presenti, da estendere alle comunità di provenienza, ad esser per l’appunto sale di testimonianza e di speranza, ad avere sempre «il gusto della fede», facendolo assaporare anche agli altri nella vita di tutti i giorni, con una sempre più spiccata vita comunitaria anche tra le due Chiese diocesane di Frosinone e Anagni. Prima di preparare i bagagli per il viaggio di ritorno del mattino dopo, c’è stato anche un bel momento di svago serale in un locale tipico polacco, con danze e canti di quella tradizione. Il prossimo pellegrinaggio interdiocesano, sempre guidato dal vescovo, si terrà a Lourdes dal 2 al 5 ottobre e ci si può ancora iscrivere. (Tutte le info e i contatti nel manifesto qui sopra) di Igor Traboni

Tutte le nomine dei nuovi parroci e vicari parrocchiali

L’arcivescovo Santo Marcianò, in data 4 luglio 2026, ha comunicato le seguenti nomine di nuovi parroci e vicari parrocchiali. I nuovi incarichi decorreranno a partire dal mese di settembre (salvo diversa indicazione) e le date degli ingressi saranno comunicate successivamente dall’Arcivescovo. DIOCESI ANAGNI – ALATRINOMINE NUOVI PARROCI E VICARI PARROCCHIALI FORANIA DI ANAGNI Parrocchie: FORANIA DI FIUGGI Parrocchie: Parrocchie: Parrocchie: Parrocchie: Parrocchia: FORANIA DI ALATRI Parrocchia: Parrocchia: Parrocchie: Parrocchie: Parrocchia: Parrocchie:

Il “grazie” di Marcianò per i 20 anni da Vescovo: «Grido l’amore di Dio, la Sua fedeltà»

L’arcivescovo Santo Marcianò, che esattamente 20 anni fa (il 21 giugno 2006) veniva ordinato vescovo nella Cattedrale di Reggio Calabria, ha voluto ricordare questo anniversario, intervenendo con poche ma sentite parole al termine della celebrazione, presieduta dal cardinale Baldassarre Reina, per i 35 anni della Comunità In Dialogo, a Trivigliano: «Quando sono diventato vescovo, ero molto giovane, avevo 46 anni ed ero il vescovo più giovane d’Italia. Allora non avevo tanta luce davanti, ma tanta paura! Essere arrivato ora a questi 20 anni, da parte mia significa gridare una sola cosa: l’amore di Dio, la fedeltà di Dio. State certi: Dio è fedele. E ve lo dice un uomo limitato, peccatore, povero da tutti i punti di vista. Dio è fedele, se è Lui a chiamarci, ad operare, se è Lui il protagonista della nostra vita. E quando noi gli lasciamo un pochino di spazio, Lui opera cose grandi. Fidatevi, perché Dio trasforma le paure in fortezza, e anche questa è una virtù. Dio mi ama, ci ama, non dimenticatelo mai; vivete di questo amore, perché Dio ci sta accanto con il suo amore», ha concluso il Vescovo, raccogliendo il caldo e affettuoso applauso dei tanti presenti, che poi hanno voluto abbracciarlo e tributargli ancora vicinanza, amicizia e affetto. Prima di queste parole, Marcianò aveva ringraziato padre Matteo Tagliaferri per questi 35 anni della comunità fondata dal religioso vincenziano originario di Vico nel Lazio, «un grazie a nome di tutta la diocesi e personale. Grazie alla famiglia vincenziana, a padre Matteo, a tutti coloro che gli sono stati accanto in questi anni. Oggi c’è bisogno di profezia, di persone che credono e che con coraggio vivono quello che credono e che il Signore gli ispira. E i profeti spesso creano la Storia perché a loro il Signore chiede cose importanti che trasformano la storia. Dire questo “grazie” mi commuove molto perché io qui vedo la realizzazione dell’amore di Dio che non guarda limiti, peccati, barriere, ma che va sempre oltre Tu, padre Matteo, con la tua comunità sei un segno evidente di questo, te ne sarò grato per tutta la vita. Grazie a nome di una diocesi che vive della grazia di questo ministero, perché se le nostre diocesi vivono e vanno avanti e riescono a  raggiungere dei risultati, è perché c’è questa grazia sommersa che proviene da tutti voi, dal bene che qui si fa. Ed è un “grazie” che responsabilizza sempre di più voi e anche me come vescovo», ha rimarcato il presule. di Igor Traboni L’arcivescovo Santo Marcianò con il cardinale Baldassarre Reina, Vicario generale di Roma, prima della celebrazione. Nelle altre foto, con i concelebranti e durante l’intervento di padre Matteo Tagliaferri, fondatore della Comunità In Dialogo di Trivigliano

L’arcivescovo Marcianò al santuario di Vallepietra per la festa della Santissima Trinità

Sabato 30 e domenica 31 maggio festa della Santissima Trinità al Santuario diocesano di Vallepietra, con la presenza dell’arcivescovo Santo Marcianò. Le origini del santuario si perdono nel tempo. I primi documenti certi risalgono al 1079 e al 1112 e sono conservati nell’archivio della cattedrale di Anagni: si tratta di atti di donazione alla chiesa, testimonianza di una devozione già consolidata. Alcuni studiosi ipotizzano che il luogo sia sorto su un antico tempio pagano di epoca romana, i cui resti sono stati rinvenuti all’interno della grotta, e che in seguito sia stato consacrato al culto cristiano dai Benedettini di Subiaco e dai monaci Basiliani. La tradizione locale attribuisce la sacralità del luogo a un episodio miracoloso: un contadino che arava il terreno in cima al Colle della Tagliata vide i propri buoi precipitare nel vuoto con tutto l’aratro. Sceso a valle, li trovò miracolosamente illesi, inginocchiati davanti a un affresco della Santissima Trinità apparso sulla parete di una cavità rocciosa. Quell’immagine — tre figure benedicenti alla maniera greca, unica nella storia della pittura per le sue grandi dimensioni — è ancora oggi il cuore del santuario e la meta della devozione dei pellegrini. Il pellegrinaggio alla Santissima Trinità è tra i più partecipati del Centro Italia, con fedeli provenienti da Lazio, Abruzzo e Campania. Ancora oggi il cammino conserva riti antichissimi: i pellegrini portano rami d’albero (“dendroforia”), edificano cumuli di pietre, e percorrono a ritroso il primo tratto di sentiero al momento della partenza. Il programma della festa Sabato 30 maggio 2026 Santuario dalle ore 7.00  Sante Messe fino alle ore 12.00 ore 17.00  Santa Messa ore 18.30  Santa Messa presieduta da S.E. Mons. Santo Marcianò, Vescovo di Anagni Alatri, con la partecipazione delle Compagnie Paese ore 17.00  Santa Messa ore 18.30  Santa Messa ore 20.30  Processione per le strade del Paese con la partecipazione delle Compagnie Domenica 31 maggio 2026 Santuario ore 5.00  Santa Messa dalle ore 7.00  Sante Messe fino alle ore 12.00 ore 15.30  Santa Messa

Veglia di Pentecoste, il vescovo Santo: «Lo Spirito è vita!». Le testimonianze e due Chiese sempre più «una cosa sola»

Troppo piccola la pur grande chiesa parrocchiale del Sacro Cuore, a Frosinone, per accogliere le oltre mille persone che nella serata di sabato 23 maggio sono arrivate dalla città capoluogo e un po’ da tutti i centri delle due diocesi, per partecipare alla Veglia di Pentecoste, interdiocesana, guidata dal vescovo Santo Marcianò. Preghiera, testimonianze, canti, la meditazione del presule: una serata di quelle che difficilmente si dimenticano e che lasciano dentro un senso di “pienezza” di «vita compiuta» grazie all’azione dello Spirito Santo, come monsignor Marcianò ha poi voluto sintetizzare, in un passaggio che riprenderemo tra poco. Preziose le quattro testimonianze, di fede e di speranza che hanno arricchito la veglia: i coniugi Amorati hanno raccontati della forza della preghiera che li ha aiutati, li sta aiutando, ad andare avanti nelle difficoltà del loro adorato Massimiliano, un amore di ragazzo che è stato sul punto di non farcela, ma sorretto proprio dall’amore fatto preghiera – e viceversa – di mamma e papà, capaci così di sopportare la pesantezza della Croce e di croci su croci, La forza della carità, nella testimonianza di Tonino Nobile, massima espressione del diaconato, ministero che si identifica proprio nella carità, che non più giovanissimo ha lasciato la sua Agrigento con la famiglia e ora vive nella Comunità In Dialogo di padre Matteo Tagliaferri, a Trivigliano, dove è carità piena quello spendersi per i giovani in difficoltà, quelli che la società etichetta come “scarti”. La forza della vocazione in Gabriele Marcoccia, di Castelmassimo di Veroli, che a 40 anni non ha saputo, e tantomeno voluto, restare sordo davanti alla chiamata dl Signore e che prossimi mesi entrerà in seminario, dopo aver lasciato la fidanzata e un lavoro ben avviato. La forza della missione in risposta all’azione dello Spirito Santo da parte di Fabio e Antonella Riscica, genitori di 3 figli e professioni ben avviate, ma hanno lasciato tutto e per 10 anni sono andati missionari laici in Siberia, con la loro unione poi benedetta dal sacerdozio di uno dei figli. Come prassi del Cammino Neocatecumenale di cui fanno parte, sono andati lì andati senza nulla e ora, tornati in Italia, si sono dovuti rimettere in discussione anche con il lavoro. Questi testimoni della discesa dello Spirto Santo sono stati poi caldamente abbracciati dal vescovo Marcianò, che nel corso del suo intervento ha poi voluto riprendere alcuni tratti salienti di storie in cui «lo Spirito Santo si è fatto alito di vita», ha rimarcato, tra la commozione generale (e in presa diretta abbiamo notato soprattutto lo sguardo attento, praticamente a bocca aperta, delle decine di scout e guide sedute ai piedi dell’altare). «Stiamo celebrando il compimento della Pasqua – ha detto il vescovo –  E’ bello pensare che Gesù stia dinanzi al Padre in una continua preghiera di intercessione, a dire “Mi sono fatto uomo, ho assunto il peccato, la storia di tutto il genere umano”, è questa è la Passione. Il dono dello Spirito diventa la presenza di Dio in noi, lo spirito che continua Cristo nella Chiesa, attraverso la celebrazione dei sacramenti e la comprensione di quanto Gesù ha detto e ha fatto: Lui vi insegnerà ogni cosa. Il compimento della Pasqua è proprio in questa presenza che è forza, che è vita, perché lo Spirito ci trasforma in Lui: non sono più io che vivo ma Cristo che vive in me.  No, non si può pensare ad una vita che non trovi il proprio compimento. E queste testimonianze ci hanno offerto la parola-sintesi di questa veglia: vita e vita compiuta! Questa veglia non è un fatto esclusivamente liturgico, emozionale, di segni, luci che si spengono e accendono, creano emozioni buone per il cuore, ma di discesa dello Spirito Santo. Lo Spirito abbonda, è vita che si compie nelle esperienze ascoltate: trasformazione! Lo Spirito è vita, vita, e vita piena! Ragazzi, Dio non si lascia vincere in generosità», ha rimarcato il vescovo, tanto più che la veglia è arrivata anche a conclusione del percorso “Revolution-La rivoluzione dell’amore”, guidato dal presule assieme alle pastorali giovanili e vocazionali delle due diocesi e al centro diocesano vocazioni di Frosinone. «Lo  Spirito Santo – ha concluso così la sua meditazione il vescovo –  ci ha convocati: questa è la Chiesa. E facciamo sì che queste due nostre sorelle Chiese, che stanno diventando, e di fatto sono una cosa sola, siano sempre più testimoni di questa universalità e di questo amore infinito di Dio». Un altro pensiero, monsignor Marcianò ha voluto poi rivolgerlo, prima della benedizione finale, ringraziando i presbiteri presenti (provenienti dalle due diocesi, con i vicari generali don Angelo Conti e don Roberto Martufi) e tutti coloro che hanno organizzato la veglia interdiocesana, ovvero associazioni e movimenti «nel rispetto del carisma di ognuno, ma tutti insieme per l’unità». di Igor Traboni

“Avvocati per la solidarietà” e Caritas insieme per i diritti

Avvocati per la solidarietà: è questo il nome di un gruppo di 15 legali del Foro di Frosinone che hanno deciso di mettere le loro professionalità, ma anche tanta umanità e vicinanza umana e cristiana, a disposizione dei meno fortunati, di persone con varie problematiche – anche per l’appunto di natura legale – già presi in carico dalla Caritas interdiocesana. Non si tratta di una nuova associazione, ma di un movimento spontaneo di questi professionisti che, con un cuore grande così, daranno ascolto e consigli legali, muovendosi in tutti gli ambiti della professione e dunque delle necessità di persone spesso vittime di violenze o i cui diritti civili sono stati violati: penale, civile, amministrativo, diritto del lavoro, della famiglia, bullismo, cyber bullismo e altro. Il tutto, come detto, raccogliendo le segnalazioni della Caritas interdiocesana, il cui direttore, don Onofrio Cannato, e i vari operatori e volontari (altri cuori grandi così…) nella mattinata di giovedì 21 maggio hanno presentato gli avvocati al vescovo Santo Marcianò. «Devo dirvi subito un grande “grazie” e il fatto che per me è un onore conoscervi – ha detto il presule – perché non è affatto scontato che professionisti come voi, si dedichino a questa vera e propria forma di carità, avvicinandosi al mondo dei poveri, di quelli che hanno bisogno. Il vostro gesto mi commuove – ha aggiunto Marcianò, che ha poi voluto conoscere uno ad uno i legali presenti – e alimenta in me tanta speranza. E anche la speranza che, grazie a persone come voi, è davvero possibile realizzare quella “rivoluzione dell’amore” di cui ho parlato fin dal mio arrivo in queste diocesi». Un incontro tanto significativo quanto semplice, e poi, subito al “lavoro”, cioè “al servizio”, con alcuni legali che hanno già affrontato i primi due casi segnalati dalla Caritas. di Igor Traboni

Il Vescovo Marcianò ha incontrato il delegato Cei per la Pastorale cinese: presto una missione anche nelle due diocesi

Nella mattinata di martedì 19 maggio 2026, presso la Curia Vescovile di Frosinone, l’arcivescovo Santo Marcianò ha ricevuto don Paolo Kong, incaricato nazionale della CEI per la pastorale cinese, accompagnato dal delegato diocesano per l’Ufficio Migrantes. Si è trattato di un incontro molto cordiale per gettare le basi per una missione alla numerosa comunità cinese presente in vari centri delle diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino e Anagni-Alatri. Monsignor Marcianò ha esortato don Paolo Kong a iniziare questa missione quanto prima; presto ci saranno altri incontri per la definizione operativa della missione.

Veglia di Pentecoste con l’Arcivescovo

Sabato 23 maggio, si terrà la veglia di Pentecoste interdiocesana, presso la parrocchia del Sacratissimo Cuore, a Frosinone, con inizio alle 20.30 e guidata dall’arcivescovo Santo Marcianò. Si tratterà di un ulteriore momento di comunione e unità tra le due diocesi unite in persona episcopi, con la preparazione della veglia – tra momenti di preghiera, riflessioni e canti – che in questi giorni sta coinvolgendo anche le realtà associative e i movimenti delle due Chiese locali. Così come particolare sarà il coinvolgimento delle pastorali giovanili e vocazionali, quale ultima tappa del percorso “Revolution – La rivoluzione dell’amore”, voluto dal vescovo Santo.

Il Vescovo Santo a Torre Cajetani «Pastore tra il suo popolo»

L’8 maggio a Torre Cajetani la festa in onore di San Michele Arcangelo ha vissuto uno dei momenti più intensi e significativi degli ultimi anni. Una giornata che ha unito spiritualità, memoria storica e senso profondo di appartenenza, riportando la comunità torrigiana a riscoprire il valore delle proprie radici. La Messa solenne è stata presieduta dall’arcivescovo Santo Marcianò, accolto con grande affetto dalla popolazione sin dal suo arrivo in piazza. Ad attenderlo c’erano i bambini del paese insieme alle mamme dell’oratorio, che avevano preparato uno striscione semplice ma carico di significato: “Pastore tra il suo popolo: benvenuto, Eccellenza!” Ed è stato proprio questo il tratto più bello della mattinata: vedere il Vescovo mescolarsi alla sua gente con naturalezza, senza distanza, dispensando sorrisi, strette di mano e abbracci ai bambini e ai presenti. Un’immagine autentica di Chiesa vicina al popolo, accompagnata dalle note della banda torrigiana che hanno reso ancora più solenne e calorosa l’accoglienza. Durante l’omelia, Sua Eccellenza ha richiamato con forza il valore della vicinanza alla Chiesa come guida contro la corruzione morale e contro tutto ciò che nasce dalla presenza del maligno. In questo cammino di fede, centrale è la figura di San Michele Arcangelo, difensore del bene e simbolo della vittoria della luce sulle tenebre. Parole profonde, ascoltate in un silenzio partecipe da una chiesa gremita e da una comunità raccolta attorno al proprio Patrono. Nel corso della celebrazione, il Vescovo ha voluto rivolgere anche parole di grande stima e affetto per il parroco della comunità, don Rosario Vitagliano, sottolineando quanto Torre Cajetani sia fortunata ad avere una guida spirituale così presente e vicina alla sua gente. Sua Eccellenza ha evidenziato come don Rosario, oltre a essere un sacerdote preparato e profondo, rappresenti ogni giorno un punto di riferimento autentico per il suo popolo, sempre disponibile, attento e partecipe nella vita della comunità Particolarmente significativa è stata anche la presenza dei sindaci dei paesi limitrofi, giunti con i loro stendardi istituzionali, guidati dal sindaco di Torre Cajetani, Silverio Ubodi. Un segno concreto di rispetto e condivisione che ha dato ulteriore valore civile e comunitario alla celebrazione. Ma questa visita episcopale assume un significato ancora più profondo se letta alla luce della storia del paese. Curiosando tra le antiche Visite pastorali, dal 1599 al 1897, emerge infatti come quella dell’8 maggio non sia stata un’eccezione nella vita religiosa di Torre. Nei secoli, la presenza del Vescovo nel giorno della festa patronale ha rappresentato un riconoscimento importante della centralità spirituale della comunità torrigiana. Anche la memoria fotografica custodita negli scatti del maestro Gerlini restituisce traccia di questi momenti: memorabile fu la prima visita pastorale a Torre di Luigi Belloli, avvenuta proprio l’8 maggio 1988. Un filo invisibile lega dunque passato e presente, confermando come la devozione verso San Michele Arcangelo continui a rappresentare il cuore pulsante della vita del paese. La festa di quest’anno ha mostrato ancora una volta il volto più autentico di Torre Cajetani: una comunità capace di stringersi attorno alla propria fede, alle proprie tradizioni e alla propria storia. Emozionante è stata la partecipazione della popolazione, il raccoglimento durante la celebrazione, la commozione negli sguardi degli anziani e l’entusiasmo dei più piccoli. Tutti uniti in un unico abbraccio al Santo che, da generazioni, rappresenta protezione, identità e speranza. In un tempo in cui spesso i piccoli paesi rischiano di perdere memoria e coesione, giornate come questa ricordano quanto siano preziosi i legami costruiti attorno alle tradizioni. Perché la festa patronale, a Torre, non è soltanto una ricorrenza religiosa: è il racconto vivo di una comunità che continua a riconoscersi nella propria storia e nella protezione del suo Arcangelo. di Valentina Cardinale (articolo pubblicato su storicamentetorre.wordpress.com, che ringraziamo per la concessione, assieme all’Autrice dello stesso)

Raduno dei Ministranti, il vescovo Santo: «Gesù ci chiede la bellezza del cuore»

La parrocchia di Mole Bisleti ha ospitato, nella giornata di domenica 26 aprile, il secondo raduno interdiocesano dei Ministranti, con il vescovo Santo Marcianò che ha presieduto la Messa, concelebrata dal parroco don Luca Fanfarillo, da don Pierluigi Nardi, parroco a Trevi e responsabile assieme a don Luca della Pastorale giovanile e vocazionale, a don Alessandro Fraci, parroco di Vallecorsa, a don Santino Battaglia, segretario del vescovo, presente anche il diacono Giovanni Straccamore e i seminaristi delle due diocesi e animata ottimamente dal coro parrocchiale. Il vescovo ha dapprima voluto conoscere la provenienza dei ministranti, arrivati da Fumone, Filettino, Trevi nel Lazio, alcune parrocchie di Ferentino, quelle dell’unità pastorale delle “parrocchie in comunione con Maria” e da Tecchiena Castello. Rifacendosi subito alla domenica del Buon Pastore, il vescovo Santo ha conversato soprattutto con i chierichetti, nel corso dell’omelia, ma ovviamente anche con i fedeli più grandi, sottolineando come «il termine “buono” si accompagna anche al “bello”. Ma la bellezza non intesa come qualcosa di estetico o dell’andare in palestra, anche se del proprio corpo è comunque giusto prendersi cura perché è un dono di Dio, ma di quella bellezza che è soprattutto “la bellezza del cuore”. Perché è così che Gesù ci conduce sulla strada della bellezza, della verità, di quel paradiso che possiamo vivere già su questa terra», ha aggiunto il presule, che ha trovato un… aiutante d’eccezione nel piccolo Elia, della parrocchia di Fumone, tanto simpatico quanto preparato nell’interloquire con il vescovo, che poi, con corrisposta simpatia, lo ha insignito dello zucchetto! Simpatia travolgente anche in tutti gli altri ministranti, così come nei bambini della parrocchia… aspiranti chierichetti. Certo, i partecipanti non sono stati tantissimi, e il vescovo non lo ha sottaciuto, ricordando come bisogna ancora lavorare, a livello di presbiterio e di laici, per creare una Chiesa sempre più comunità. Ma non di meno la giornata è stata bellissima, proseguita poi con il pranzo e con dei giochi al pomeriggio e di certo saranno proprio i piccoli grandi partecipanti a coinvolgere altri amichetti per la prossima edizione di una Giornata, organizzata dalle Pastorali giovanili e vocazionali delle due diocesi, coincisa peraltro con quella mondiale di preghiera per le vocazioni. E proprio una preghiera per tutte le vocazioni, composta dal vescovo Santo, è stata poi letta al termine della Messa di Igor Traboni