A Fiuggi l’assemblea regionale di Azione Cattolica: la giusta strada per essere Chiesa oggi

Ritrovarsi, condividere, passare del tempo di qualità con fratelli e sorelle di tutto il Lazio. Questo è stata l’assemblea regionale di Azione Cattolica, organizzata presso l’Hotel Villa Lina di Fiuggi, il 28 febbraio e il 1° marzo. Due giorni di riflessioni, preghiera e anche di tempi lenti, pensati per viversi senza dover correre dietro a scadenze per attività o riunioni. Con questo spirito i membri dei consigli diocesani delle diocesi del Lazio, hanno dato vita all’assemblea, appuntamento annuale che apre all’ultimo anno del triennio associativo 2024-2027. Il sabato mattina, dopo la preghiera iniziale curata dall’assistente unitario don Nello Crescenzi, si parte con le introduzioni della delegata regionale Caterina Castagnacci. Nel suo discorso ha toccato molti temi della vita associativa, sottolineando la bellezza di vivere l’Ac come una famiglia, nei momenti belli e in quelli più faticosi. Segue l’intervento di Francesco Adamo, membro di equipe nazionale del Movimento Studenti di Ac, e riferimento per il Lazio, che ha raccontato il lavoro fatto in questi mesi per la nascita dei circoli Msac nelle nostre diocesi, ad oggi ben quattro in formazione. La mattinata si conclude con una lettera della Fondazione “Azione Cattolica Scuola di Santità Pio XI” in vista della prossima assemblea dei soci di giugno 2026, invitando le diocesi ad aderire per dare ancora più valore alle testimonianze delle figure di santità vissute nei loro territori. Il pomeriggio si è aperto con Maria Rosaria Soldi, membro dell’Area della promozione associativa, che ci ha aiutato a leggere con le giuste lenti l’andamento dei flussi di adesione alle nostre associazioni, fornendo numerosi spunti ai presidenti diocesani. Grazie al loro contributo come osservatori privilegiati dei loro territori, è nata una discussione ricca e molto aderente ai cambiamenti delle comunità cristiane che l’Ac (e non solo) sta attraversando. Nei laboratori del pomeriggio, spazio alla creatività dei partecipanti, chiamati a pensare all’Ac come a un cantiere aperto: quali sono le fondamenta della nostra associazione? Quali i punti di forza, le fragilità e le proposte per proseguire nel suo percorso? Nel costruire fisicamente un percorso, i gruppi hanno dato vita a una discussione accalorata e sincera sullo stato dell’Ac nelle diocesi, suggerendo alcuni punti a cui porre attenzione e da migliorare. A lavori conclusi, visto che l’obiettivo dell’assemblea era anche quello di vivere un tempo leggero, quale modo migliore che vedere insieme la finale del festival di Sanremo, anche se il nostro (per sempre) Sì lo diciamo ogni anno. La domenica si è aperta con la celebrazione eucaristica, occasione per rimettere al centro la nostra fede in un momento delicatissimo e di grande preoccupazione viste le notizie che ci arrivavano dal Medio Oriente. Ma il confronto con Gesù trasfigurato ci deve aiutare a riconoscere che nella vita anche se il male è tanto passerà, il bene, anche se poco, resterà. Nei successivi laboratori è stata data voce ai singoli settori condividendo, oltre alle attività svolte, anche come i responsabili stanno vivendo il loro servizio in rapporto alla loro vita personale, un aspetto delicato ma fondamentale per tutti. Non sono mancate riflessioni anche in vista del prossimo anno in cui verranno rinnovati gli incarichi diocesani e regionali. Infine, abbiamo accolto con gioia la visita di monsignor Santo Marcianò, vescovo delle diocesi di Anagni- Alatri e di Frosinone-Veroli-Ferentino. Nel suo saluto ha fortemente incoraggiato l’Ac, riconoscendo nei suoi tratti distintivi la giusta strada per essere Chiesa oggi. di Angelo De Santis, incaricato giovani di Ac per la regione Lazio Questo articolo è tratto da Avvenire Lazio Sette di domenica 8 marzo 2026
Il Vescovo ad Acuto: «In Santa Maria De Mattias la potenza del carisma»

Il giorno 4 marzo ha un grande significato storico per la cittadina di Acuto: l’anniversario della istituzione scolastica femminile, una delle prime «scuole per fanciulle» in un paesino di montagna, nel lontano1834.Un evento straordinario che ha dato inizio al riscatto dall’analfabetismo per centinaia di donne e alla promozione umana e cristiana della popolazione, ad opera di una donna venuta da Vallecorsa: Santa Maria De Mattias.La data segna anche il giorno di fondazione dell’Istituto delle Adoratrici del Sangue di Cristo, scopo principale che la Pioniera si portava in cuore lasciando il suo paese. Maria De Mattias fa parte della schiera di Santi che nel libro di Cristo Crocifisso hanno letto la dignità della persona umana, e come lui hanno voluto dedicare tutta la vita per il prossimo, nella sua concretezza.Ogni persona vale il sangue di Cristo – era la convinzione che ha portato Maria De Mattias a impiegare la vita per far conoscere a tutti il grande Mistero della Redenzione che ha reso possibile la salvezza dell’umanità.Una doppia festa quindi, solennizzata dalla presenza del nostro Vescovo, sua Eccellenza Santo Marcianò, che viene in Acuto per la prima volta.Protagonisti indiscussi, vitali, esuberanti e chiassosi della giornata: gli alunni. Dai piccoli studenti della scuola dell’infanzia, con gli occhi sempre pieni di meraviglia, ai rumorosi e dinamici delle classi di scuola primaria, ai più composti, compresi dell’avvenimento, della scuola secondaria. Sono stati loro, guidati dai rispettivi insegnanti, ad accogliere Sua eccellenza all’ingresso del paese, presso l’antica porta medioevale, la stessa che varcò la giovane vallecorsana per entrare nella modesta abitazione della prima scuola, posta proprio lì accanto.Il Vescovo ha immediatamente creato un clima festoso, caldo, amicale, unendosi al coro dei bambini, ritmando e mimando le parole del canto, come loro, accarezzando e stringendo mani, sorridente e benevolo, coinvolgente.E poi i saluti del primo cittadino, il sindaco Agostino Agostini, delle Adoratrici nelle loro massime autorità, la superiora Generale suor Maria Hughes e la superiora Regionale suor Milena Marangoni. La risposta del Vescovo non è una frase di circostanza, ma una dichiarazione di amore: vi voglio bene, vi porto nel cuore.Acuto sente l’abbraccio di un Pastore ricco di umanità, di calore, di amicizia, di affetto, e lo ricambia con la stessa intensità.Il cuore della celebrazione è stata l’Eucarestia che è seguita subito dopo, animata dalle Adoratrici con la collaborazione delle dodici novizie del noviziato internazionale, con canti e con la danza liturgica al momento della processione offertoriale.Nell’omelia il Vescovo ha sottolineato la potenza del carisma che lo Spirito dona a uomini e donne lungo la storia dell’umanità, fondatori e fondatrici di istituzioni che hanno come scopo di promuovere la dignità della persona umana, di condurla a Dio. Maria De Mattias ha guardato in modo prioritario a Cristo che versa il sangue per amore e dalla contemplazione di questo mistero è nata in lei l’urgenza di raggiungere il prossimo con tutti i mezzi possibili, per condurlo a Dio.Oggi può sembrare- ha detto più o meno tra l’altro il nostro Vescovo- che le Congregazioni stiano per tramontare. Ma l’albero di una congregazione continua a vivere se torna sempre a nutrirsi delle radici che lo hanno generato. E’ un augurio per noi, che mentre vediamo scomparire tanti rami, assistiamo alla fioritura di nuovi germogli, che parlano altre lingue, hanno colore diverso, ma trasmettono la stessa forza delle origini perché rimangono radicati nel comune carisma. La celebrazione di una ricorrenza serve anche a questo: fare memoria di un evento perchédiventi memoriale. Angela Di Spirito asc
Il “Sì, lo voglio” dei Ministri straordinari della Comunione davanti all’Arcivescovo Santo

La chiesa del Sacratissimo Cuore di Gesù a Frosinone è stata il centro di una funzione liturgica particolarmente emozionante che, per volere dell’Arcivescovo Santo Marcianò, ha riunito, come in un abbraccio paterno, le diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino e Anagni-Alatri, la cui “unione” è ormai sempre più solida e strutturata. L’Arcivescovo Marcianò ha scelto la II domenica di Quaresima, legata al Vangelo della Trasfigurazione, per rinnovare il mandato ai Ministri straordinari della Comunione di entrambe le realtà diocesane: un esercito pacifico di oltre 400 cristiani ha così aderito a questa chiamata, manifestando pubblicamente la volontà di prestare questo servizio speciale: «Grazie per la vostra presenza così numerosa – ha affermato il presule – e ricordate sempre a quale servizio siete stati chiamati, quale responsabilità comporta avere Cristo tra le vostre mani per portarlo agli ammalati, agli anziani, ai sofferenti. La vostra presenza è di supporto al parroco, ma non limitatevi a fare i distributori: dovete avere cura di chi servite, facendo attenzione anche ai bisogni spirituali suggerendo e favorendo l’incontro con il sacerdote, soprattutto per la confessione. Il vostro servizio è straordinario perché sorge quando vi è necessità, nel momento del bisogno. Non dovete dimenticare Chi portate con voi, sostenete il vostro impegno con la preghiera, affinché si dica di voi ciò che si diceva di San Francesco: è un uomo che è diventato preghiera. Pregate incessantemente, perché chi vi vede, dica: “ecco un uomo di preghiera!”. e non semplicemente: “ecco un uomo che prega”. Siamo nel mondo per essere preghiera, non restiamo chiusi nel nostro cuore, scendiamo dal monte della Trasfigurazione per portare Gesù al mondo». I Ministri straordinari che hanno scelto di proseguire il loro servizio sono stati ricevuti da Maria Angela Campioni, direttrice dell’Ufficio Catechistico di Frosinone-Veroli-Ferentino, e presentati all’Arcivescovo da don Piotr Jura, direttore dell’Ufficio Liturgico di Frosinone, con accanto monsignor Bruno Durante, direttore dello stesso Ufficio per la diocesi di Anagni-Alatri. Ad ogni domanda imposta dal rito, è riecheggiato solenne quel “Sì, lo voglio”, che ripetuto con forza e ad una sola voce ha fatto tremare l’aria, suscitando commozione negli altri fedeli presenti, i quali hanno accolto il rinnovo di questa adesione con un applauso spontaneo. di Lidia Frangione
L’arcivescovo alle audizioni per la Capitale italiana della Cultura: «Territorio originale e originante»

L’Arcivescovo Santo Marcianò ha partecipato questa mattina, giovedì 26 febbraio 2026, all’audizione finale – tenutasi presso il Ministero della Cultura a Roma – per la candidatura delle città di Anagni, Alatri, Ferentino e Veroli a Capitale italiana della Cultura 2028, con il progetto “Hernica Saxa”, unitamente ai sindaci delle quattro città e a numerose altre personalità in rappresentanza delle varie “anime” della provincia di Frosinone. Nel suo breve intervento, che ha concluso la serie di quelli previsti, monsignor Santo Marcianò ha sottolineato come il territorio delle quattro città, che peraltro ricadono tutte nelle due diocesi di cui è arcivescovo in persona episcopi, «rappresenti una straordinaria unicità, che non ho trovato altrove, pur avendo girato a lungo l’Italia per il mio ministero. Un territorio unico, originale e originante, capace di offrire tante e importanti testimonianze culturali e religiose, con i due aspetti che d’altro canto spesso vanno di pari passo». Un territorio che merita dunque il titolo di Capitale italiana della Cultura, come perorato anche dall’arcivescovo Marcianò in attesa della decisione finale, prevista per il 27 marzo.
Il Vescovo alla Giornata del malato: «Il Signore è accanto alla nostra sofferenza»

Una bella e sentita partecipazione per la XXXIV Giornata del malato, tenutasi a livello interdiocesano e organizzata dagli uffici della Pastorale della salute delle due diocesi, presso la parrocchia Santa Maria della Mercede, in località La Fiura ad Alatri, sabato 14 febbraio.Presieduta dall’arcivescovo Santo Marcianò e concelebrata dai direttori degli uffici di Pastorale della salute delle diocesi di Anagni-Alatri e Frosinone, don Alexandre Tannaus e don Giuseppe Vitelli, dagli assistenti delle Unitalsi delle due diocesi, don Pietro Bonome e don Francesco Frusone, da diversi sacerdoti delle due Chiese, con una celebrazione arricchita dalla presenza dei volontari che quotidianamente si occupano di disabilità nel territorio delle due diocesi: le Unitalsi diocesane, la Siloe e l’associazione Peter Pan. Presente anche l’Arvas (Associazione Regionale Volontari Assistenza Ospedaliera) che ogni giorno fa assistenza ospedaliera in ospedale. Presente anche sindaco di Alatri, Maurizio Cianfrocca. «Che bello essere qui con voi, oggi, nella trentaquattresima Giornata del Malato – ha esordito il vescovo Santo nell’omelia – Voi malati non siete soggetti passivi, ma siete soggetti attivi, siete i protagonisti di questa Giornata. Spesso ci chiediamo: che cosa posso fare io? Tutti noi abbiamo un talento, dei talenti. Gesù si è caricato della nostra sofferenza e delle nostre fatiche, andando sulla Croce. Il Cristianesimo è prossimità, è farsi prossimo, è amore e compassione ed è donazione di sé stessi. La preghiera si lega con la speranza e attraverso la sofferenza viviamo la Pasqua del Signore, dobbiamo vivere la dimensione dell’amore del Signore, dobbiamo vivere nella sua dimensione. Papa Leone ci parla anche dell’importanza della cura. Attenzione: non è che il Signore non soffre con noi, il Signore vive accanto a noi, alla nostra sofferenza, una sofferenza che non è solo fisica ma è anche psichica. E la sofferenza psichica distrugge tutto. L’evangelista Luca, nel Vangelo, ci parla del Samaritano a cui fascia le ferite con la cura, ma ci parla anche di chi scende e chi sale perché la vita è un po’ come una salita e una discesa di chi si è fatto prossimo al Samaritano, chiediamo al Signore di aiutarci», ha concluso il presule. Particolarmente importante il momento dell’unzione degli infermi, che l’arcivescovo ha voluto sottolineare come un atto di cura integrale della Chiesa verso chi soffre, che trasforma la malattia in un momento di unione con Cristo.Ricordiamo che la Giornata del malato coincide con la festa della Madonna di Lourdes perché Lourdes è il simbolo della sofferenza, della malattia e della guarigione da essa attraverso la fede, come certificato dalla guarigione di Antonietta Raco, una donna italiana, guarita in modo inspiegabile dalla Sclerosi Laterale Primaria nel 2009 durante un pellegrinaggio con l’Unitalsi. Riconosciuta come il 72° miracolo di Lourdes, la sua guarigione ha comportato la scomparsa immediata dei sintomi dopo un bagno nelle piscine. La celebrazione interdiocesana si è conclusa con la fiaccolata in chiesa aux flambeaux e il canto dell’Ave Maria di Lourdes, in onore della Vergine Maria. di Francesco Santoro
Il vescovo ha incontrato l’Aiam, Associazione interparrocchiale Anagni medievale

Nella serata di sabato 7 febbraio, nel salone del seminario regionale Leoniano, l’arcivescovo Santo Marcianò ha incontrato i membri dell’Aiam, l’associazione interparrocchiale Anagni medievale. Protagonisti indiscussi della serata sono stati i figuranti e i collaboratori delle contrade medioevali che hanno avuto modo di incontrare e conoscere l’Arcivescovo. Tra i vari interventi, quelli dei responsabili cittadini e regionali. L’arcivescovo di Anagni-Alatri e Frosinone-Veroli-Ferentino è stato accolto dal presidente dell’Aiam e parroco della Cattedrale di Anagni, don Marcello Coretti, dal vice presidente dell’associazione, Carlo Cerasaro. Tra i vari ospiti, don Rodolfo Baldazzi, presidente regionale della Federazione Manifestazione Storiche del Lazio e presidente della Federazione Italiana Giochi Storici, che ha tra l’altro preannunciato la nomina del giovane anagnino Carlo Cerasaro a segretario nazionale della Federazione Italiana Giochi Storici. Nel suo intervento, Marcianò ha invitato i componenti dell’associazione ed i figuranti ad essere portatori di speranza «continuando a seminare i valori fondanti dell’AIAM» ed ha altresì esortato i giovani a seguire il virtuoso cammino intrapreso, ricordando loro che la città di Anagni è anche «cattedra di sapienza e crocevia di diplomazia». Dopo l’incontro, l’Aiam ha così espresso, attraverso i proprio canali social, la piena soddisfazione per l’esito della serata: «Vogliamo ringraziare monsignor Marcianò per le bellissime parole rivolte alla nostra associazione. Accogliamo il suo invito ad essere portatori di speranza nella nostra città continuando a seminare i valori fondanti dell’Aiam».
Gorga ha abbracciato con gioia il vescovo Santo

Nella giornata di domenica 8 febbraio 2026 la piccola comunità di Gorga ha accolto con grande gioia il vescovo Santo Marcianò. Tante persone si sono radunate in piazza Vittorio Emanuele II per dare il benvenuto al vescovo, giunto in paese per conoscere più da vicino la parrocchia di San Michele Arcangelo e l’intera comunità. In piazza era presente il parroco, padre Efrain Mora Garcia, il sindaco, Andrea Lepri, altri esponenti dell’amministrazione comunale e le autorità militari. A rendere ancor più festoso il clima ha contribuito la presenza del complesso bandistico “Cipriani”. Il parroco ha avuto cura di porgere al vescovo Santo, a nome di tutta la cittadinanza, un caloroso saluto di benvenuto. Durante un breve itinerario all’interno del paese, il vescovo ha avuto modo di visitare il laboratorio di restauro in piazza Ernesto Biondi, dove è in atto il recupero di pregevoli tele appartenenti alle diverse chiese di Gorga e, successivamente, il palazzo Cardinal Santucci e la vicina chiesa dei “frati” sulla quale sono stati recentemente fatti importanti interventi di ristrutturazione. Accompagnato dalle gioiose note della banda, il corteo si è avviato verso la chiesa di San Michele Arcangelo per la celebrazione della Messa. Numerose e sincere le manifestazioni di affetto tributate al vescovo dai fedeli durante il tragitto, tutte calorosamente corrisposte dal presule. All’interno della chiesa aleggiava un’atmosfera calda, colma di attesa per le parole che il pastore avrebbe pronunciato al suo gregge. Ai piedi dell’altare i bambini che frequentano il catechismo hanno accolto e salutato il vescovo offrendo, raccolte in un cartellone, alcune lettere per esprimere, con affetto sincero, la gioia del momento. La celebrazione della Messa è stata animata dal coro parrocchiale, attenta e composta la partecipazione dei fedeli. Il vescovo, nell’omelia, ha ricordato come in questi tempi difficili, sia sempre valida l’ esortazione di Gesù ad essere «luce del mondo e sale della terra», al fine di dare un senso alla nostra vita ed a quella delle persone a noi vicine. Conclusa la celebrazione monsignor Marcianò si è recato al palazzo del Municipio per il saluto da parte del sindaco e dell’Amministrazione comunale. La mattinata si è chiusa con un momento conviviale condiviso con la comunità. di Ernesta Tosco
Giornata del malato: celebrazione interdiocesana nella chiesa della Fiura

Mercoledì 11 febbraio 2026 ricorre la XXXIV Giornata Mondiale del Malato. Il tema scelto da Papa Leone XIV è «La compassione del Samaritano: amare portando il dolore dell’altro». In questo messaggio il Papa invita ognuno di noi a riflettere sulla figura dell’uomo che ci insegna ad amare portando il dolore dell’altro; l’amore ha bisogno di gesti concreti di vicinanza, soprattutto per farsi carico di chi vive la malattia. Nelle nostre Diocesi di Frosinone – Veroli – Ferentino ed Anagni – Alatri, questo solenne momento verrà vissuto insieme ai Cappellani degli ospedali di Alatri e Frosinone e alle associazioni che quotidianamente operano in questo ambito, sabato 14 febbraio alle ore 11 presso la parrocchia Santa Maria della Mercede ad Alatri, località Fiura, con una Messa solenne e l’unzione degli infermi che verrà celebrata da Monsignor Santo Marcianò, Arcivescovo Vescovo delle due Diocesi.
Pronti, via: è partita la “rivoluzione dell’amore” dei nostri giovani!

Una rivoluzione dell’amore che passa attraverso la preghiera e il “silenzio che parla” dei giovani raccolti davanti al Tabernacolo; così come attraverso la gioia e l’allegria dei piccoli ministranti che servono all’altare. E proprio con due appuntamenti per altrettante fasce di età è entrato nel vivo il calendario di “Revolution – La rivoluzione dell’amore”, il denso programma di incontri, momenti di dialogo, preghiera, condivisione, varato dalle pastorali giovanili e vocazionali delle due diocesi. E se dell’incontro dei ministranti di domenica 25 gennaio a Frosinone parleremo più diffusamente in un altro articolo, vediamo invece cosa di “bello” e importante è successo venerdì 23, nei locali del vecchio Seminario di Veroli, quando alcuni giovani delle due diocesi si sono incontrati con il Vescovo Santo e tra di loro, accompagnati e seguiti da don Francesco Paglia, don Simone Cestra, don Santino Battaglia, don Dino Mazzoli, don Luca Fanfarillo, don Pierluigi Nardi, don Federico Mirabella, presenti anche i seminaristi diocesani Lorenzo Ambrosi e Lorenzo Sabellico. Un incontro aperto dal vescovo Santo, che ha commentato un passo della Genesi sulla vocazione di Abramo, quindi l’Adorazione nella Cappella del seminario e la suddivisione in gruppi dei presenti, arrivati da varie realtà delle due diocesi, per un momento di confronto e condivisione, prima di… condividere anche la cena. Ma vediamo meglio come proprio i diretti protagonisti di questo primo incontro hanno commentato il tutto sui social. Nel post del Centro diocesano vocazioni di Frosinone si legge: «Ascolto, preghiera, condivisione, fraternità. Tanti i momenti che hanno caratterizzato questo primo incontro dei giovani con il nostro Vescovo nel percorso vocazionale appena iniziato! Siamo solo all’inizio di questa nuova grande avventura!!!». Ed ecco la narrazione che arriva dalla Pastorale giovanile di Anagni-Alatri: «Nel primo incontro di questo cammino vocazionale ci siamo fatti guidare dalla figura di Abramo: come lui siamo chiamati ad andare “senza mappa” seguendo la voce di Dio. La vocazione nasce da una Parola ascoltata a lungo che ci porta a diventare ciò che ancora non siamo, lasciando andare le nostre sicurezze, le aspettative degli altri su di noi, le identità che abbiamo ricevuto dagli altri. Come Abramo, che non sa quale sarà il suo futuro, ma si fida di un Dio che vede per lui, anche noi siamo chiamati a camminare verso ciò che Dio vede di noi».
Il Vescovo a Mole Bisleti: «Amicizia e comunione, i doni più belli»

«Quello dell’amicizia è il dono più grande. Quanto è bello dire: tu sei mio amico, un altro me stesso! Ma ricordiamoci pure che si impara a diventare amici, perché il dono dell’amicizia si accoglie». Con queste parole – che sono risuonate anche come un ulteriore augurio di proseguire nel cammino già intrapreso – l’arcivescovo Santo Marcianò ha concluso l’omelia della Messa celebrata nel tardo pomeriggio di giovedì 22 gennaio nella chiesa parrocchiale di Mole Bisleti, nell’ambito della sua visita all’unità pastorale delle “Parrocchie in comunione con Maria”, formata anche dalle comunità di Pignano, Laguccio, Sant’Emidio e Basciano, affidate a don Luca Fanfarillo. E non poteva esserci filo conduttore migliore di quello dell’amicizia nell’incontrare delle comunità che in questi ultimi anni hanno saputo unirsi, pastoralmente ma non solo, proprio nel segno di una “comunione” a tutto tondo, dando vita a molteplici attività e con una serenità negli animi che è apparsa evidente anche nella gioia con cui è stato accolto il vescovo, culminata in un bel momento conviviale dopo la celebrazione. Una Chiesa-comunione che è stato l’elemento ulteriore colto da Marcianò, che ha detto tra l’altro: «Se dovessimo definire la Chiesa, non solo quella di mattoni, parleremmo di una unione di cuori. E qui questo è ancor più vero perché tutti collaborate e la comunione parla più delle parole: testimoniamo Dio attraverso il volerci bene. L’amore è il grido di verità di Dio. Quando due persone si vogliono bene, si alleano per amore. E questa è la vera alleanza di cui oggi c’è bisogno. Nell’amicizia bisogna credere nella misura in cui due cuori sono in uno. In quell’amicizia che scaturisce dall’Amico per eccellenza. Lui che ha dato la vita per i suoi amici, per tutti, senza mai chiamare nessuno “nemico”. Chi ama è una persona libera. E allora, domandiamoci: io come sono un amico, cosa faccio per i miei amici?». Il vescovo Marcianò, che prima della celebrazione ha visitato la vicina cooperativa che accoglie persone fragili «e sono rimasto incantato dall’amore degli operatori», è stato accolto dal parroco don Luca Fanfarillo, che ha presentato la molteplicità delle iniziative parrocchiali, presenti anche don Rodrigues Muzola Diyamona, sacerdote congolese collaboratore parrocchiale, il diacono Giovanni Straccamore, il sindaco Maurizio Cianfrocca, i seminaristi diocesani Lorenzo Ambrosi e Lorenzo Sabellico. All’inizio della celebrazione, don Luca Fanfarillo ha illustrato al vescovo le varie attività interparrocchiali: i gruppi liturgici, quello dei catechisti, la Caritas. E poi i gruppi di servizio: dal Santa Marta, che si occupa della pulizia delle chiese, al San Giuseppe, che provvede alla manutenzione ordinaria degli edifici sacri; dal San Camillo, accanto agli anziani al San Lazzaro, vicino alle famiglie nel tempo del lutto. E ancora, i comitati che si occupano delle feste parrocchiali. Insomma, una comunità viva che, anche alla luce della Lettera pastorale del vescovo Santo, ha preso l’impegno di dare ancora più attenzione alla cura delle famiglie, dei giovani, dei bambini, della catechesi. E di lasciare un segno concreto, anche oltre il Giubileo, con l’avvio del progetto di una casa-alloggio per anziani e persone fragili. «Andate avanti così – ha poi detto il vescovo unendo tutte queste componenti in un solo, grande “grazie” – e mi raccomando, perché io mi aspetto ancora altre grandi cose da voi!». di Igor Traboni
