Inaugurati a Fumone i locali per l’attività pastorale e la canonica

Sono stati inaugurati, nel pomeriggio di mercoledì 11 luglio, la casa canonica e i locali per l’attività pastorale delle parrocchie di Fumone, in località Pozzi, presso la parrocchia San Pietro Celestino V e San Paolo VI. La struttura, costruita ex novo con i fondi Cei dell’8xMille, viene inaugurata ad un anno dalla cerimonia della posa della prima pietra. La celebrazione eucaristica, presieduta dal Vescovo Monsignor Ambrogio Spreafico,con concelebranti il parroco don Roberto Martufi, il vicario generale della diocesi mons. Alberto Ponzi, mons. Claudio Pietrobono, don Antonio da Padova -sacerdote del Ruanda in servizio nella nostra Diocesi- e dal diacono Vincenzo Pesoli, ha visto la grande partecipazione della comunità di Fumone e proprio nell’omelia il Vescovo ha ricordato come questi nuovi locali possano diventare vivi proprio attraverso le persone, sottolineando l’importanza di fare le cose insieme, perché solo così si può costruire qualcosa di bello e crescere in un cammino di fede e comunione fraterna. Dopo la celebrazione eucaristica sono stati inaugurati, con la benedizione da parte del Vescovo Spreafico e il consueto taglio del nastro, i nuovi locali pastorali. I ringraziamenti del parroco vanno a tutti coloro che si sono impegnati nella realizzazione del centro, a partire dalla Ditta Paolo Costantini che ha consegnato i lavori nei tempi prestabiliti, l’Ufficio dei Beni culturali e l’edilizia di Culto della diocesi che ha portato avanti le pratiche del progetto, e tutti coloro che in ogni ruolo si sono messi a disposizione per la pulizia e la sistemazione dei locali. Don Roberto Martufi ha ricordato, poi, come questa struttura sia stata progettata e sognata come punto di incontro e ritrovo per le attività pastorali della comunità. Il sindaco di Fumone Matteo Campoli dal canto suo ha ringraziato il Parroco per le belle parole e l’impegno costante e il Vescovo per aver permesso la costruzione del complesso, facendo omaggio di una targa con il nome della struttura “Centro Pastorale San Paolo VI”. Il Vescovo e il Parroco hanno infine ricordato, prima della benedizione, l’importanza dei fondi Cei dell’8xMille alla Chiesa Cattolica italiana, perché è proprio grazie ad essi che si possono realizzare strutture come questa, ovvero un centro parrocchiale che servirà come luogo di aggregazione per le attività della parrocchia. Il pomeriggio si è concluso con un momento di agape fraterna. di Chiara Campoli

Il vescovo in visita al Centro estivo “Al Sicomoro” di Fiuggi

Il vescovo Mons. Ambrogio Spreafico nella mattinata di mercoledì 3 luglio ha fatto visita al Centro estivo “Al Sicomoro”, presso la chiesa Regina Pacis di Fiuggi.Il Centro ospita numerosi bambini e ragazzi di tutte le età che, con i loro educatori, vivono il periodo estivo all’insegna del gioco, dello sport, dell’amicizia e della preghiera.Il Vescovo, accolto dal parroco padre Enzo Iannacone, ha presieduto un momento di preghiera ricordando a tutti che si può vivere insieme in pace e senza guerra.Mons. Spreafico si è poi soffermato sulla bellezza della diversità, dicendo tra l’altro che anche se siamo tutti diversi possiamo essere tutti amici, così come Gesù che ha voluto accanto a sé degli amici per stare insieme come comunità. Insieme possiamo costruire la pace come veri fratelli, il Sicomoro è proprio questo: vivere insieme un cammino di fede e di amicizia.

«Il Signore è il Dio della vita»: l’omelia del vescovo Ambrogio nella Messa per la professione perpetua di suor Evelyne

Questo il testo dell’omelia pronunciata dal vescovo Ambrogio Spreafico nella celebrazione per la Professione perpetua di Sr. M. Evelyn (Cistercensi della carità), in Anagni, domenica 30 giugno 2024 Sorelle e fratelli, concludiamo il giorno del Signore con la professione perpetua di Sr. M. Evelyne ela benedizione del “Giardino dello sposo”, voluto da Madre Claudia come luogo di incontro con ilSignore e con la bellezza del giardino di Dio. Cara Sr. Evelyne, non poteva esserci giorno miglioreper la tua consacrazione solenne al Signore, perché nelle rose di questo giardino tu possa crescerecome rosa che profuma dell’amore di Dio.Il Signore è il Dio della vita. Lo abbiamo ascoltato nella prima lettura. E’ bene ricordarselo in unmondo pieno di morte e di violenza, che generano paura, chiusura, indifferenza, che fannodimenticare che abbiamo la responsabilità di aiutare tutti a vivere, dai piccoli che devono nascere ecrescere con la pazienza dell’amore, ai vecchi che non possiamo abbandonare come inutili, daimigranti che hanno diritto di vivere come noi fino ai giovani che spesso giudichiamo e aiutiamopoco a non crescere nell’illusione di una felicità effimera.Il Vangelo ci indica la via per come vivere, per tornare a vivere, come fece Gesù a quella donna ealla figlia di Giairo. Quella donna stava perdendo la vita (il sangue rappresentava la vita). Tutticonoscevano la situazione della donna, anche i medici a cui aveva fatto ricorso. Ma la vita nonriprendeva. Possiamo capire la vergogna di quella donna. Sì, la malattia talvolta fa vergognare,perché il corpo si indebolisce fino a diventare irreposcibile. Quella donna si confonde tra la folla,ma vuole arrivare a Gesù, almeno a toccare il lembo del mantello. Non è un gesto magico. Quellembo rappresenta il lembo del mantello della pregheria che gli ebrei indossavano. Lei sa chequell’uomo è un uomo di Dio, un uomo di preghiera. E Gesù se ne accorge. Ma come poteva contutta quella gente che si accalcava attorno a lui? Lo dicono i discepoli con grande meraviglia. Lodiremmo anche noi. Chi si accorge dei tanti che cercano guarigione, aiuto, speranza, che vorrebberoincontrare, toccare qualcuno per dire che esistono, che vorrebbero essere considerati, aiutati, guariti.Chi si accorge di loro? La folla ha sempre fretta. Noi abbiamo sempre fretta! Siamo in un mondo didistratti da se stessi, abbiamo sempre da fare. Chi se ne importa – sembra sentir dire – se tantianziani, poveri, deboli, profughi, avrebbero bisogno del tuo aiuto, avrebbero bisogno di esseresalvati? Ma così non c’è vita. E così o giovani si perdono, i vecchi muoiono soli, i migrantimuoiono nel mare o nei deserti, mentre i grandi si chiudono nella paura.Sorelle e fratelli: venite in questo giardino. Lì c’è Gesù. Lui ti può aiutare, salvare, guarire dallamalattia congenita del to io, della tua indifferenza. Fermati! Riposati! Fai come Giairo. Nonrassegnarti! Non smettere di cercare Gesù, di importunarlo con le tue parole, con la preghiera. Lui èli per ascoltarti. 2Oggi Madre Claudia vorrebbe dirti: vieni in questo giardino in un mondo di donne e uomini chenon sanno fermarsi, che non colgono il fiore della bellezza, che distruggono il creato perl’arroganza e l’affarismo dei ricchi e dei potenti. Il Signore, lo sposo, ti aspetta. Qui troverai pace,troverai parole, sentimenti, pensieri, potrai dare riposo alla tua umanità. Potrai guarire dal maledell’indifferenza e dell’egoismo, dalla paura e dalla tristezza, che ti paralizzano e ti impediscono diamare. Rendi un giardino il tuo cuore e il luogo dove vivi ogni giorno! Rendi un giardino il desertodi amore e di carità, quella per cui Madre Claudia ha voluto vivere e che ci lascia come eredità.Cara Suor Evelyne, gusta la bellezza e la gioia del giardino di Dio, dove ha voluto porre l’umanitàfin dall’inizio perché le donne e gli uomini potessero vivere insieme in pace, come sorelle e fratelli.Tu vieni dall’Uganda, un grande Paese di un continente dimenticato o sfruttato da tanti perimpossessarsi delle sue ricchezze, ma pieno di giovani, di speranze, di futuro. Preghiamo perchénon ci dimentichiamo di loro! La preghiera sia la tua forza, come indica il braccio verticale dellacroce. La fraternità e la carità la cura della tua umanità e di quella degli altri, come indica il braccioorizzontale. Non ci siano mai confini per la tua carità. Siete come Cistercensi della Carità unpiccolo fiore nel numero, ma potete essere un roseto di speranza per la vostra testimonianza diamore e di cura per i piccoli e per tutti, un seme della presenza amorevole di Dio in questo mondo.Lo auguro a voi tutte, mentre noi vi accompagneremo con la preghiera in questo luogo checustodisce la memoria di una lunga storia della Chiesa e che da oggi è arricchita da questo“Giardino dello sposo” rinnovato nella sua bellezza.

Un libro, una professione perpetua e un roseto nel segno di Madre Claudia De Angelis

Da mercoledì 26 a domenica 30 giugno Madre Claudia De Angelis, fondatrice della congregazionedelle Cistercensi della Carità, verrà ricordata nella sua città natale di Anagni con una serie di celebrazioni religiose, che avranno il culmine nella professione perpetua di una suora, la presentazione di un libro e l’inaugurazione del “roseto di Madre Claudia”. Più nel dettaglio, dal 26 al28 giugno si terrà un triduo di preghiera guidato da don Bruno Sperandini, nella chiesa dei Santi Cosma e Damiano, con celebrazione eucaristica alle 17.30 e adorazione dalle 20 alle 21. Sabato 29, presso la sala delle lapidi alle 19, la presentazione del libro “Con Claudia nel giardino dello Sposo”, di Autori vari. Domenica 30 giugno il vescovo Mons. Ambrogio Spreafico presiederà la celebrazione per la professione perpetua di suor Maria Evelyne Alinaitwe (chiesa Santi Cosma e Damiamo, alle 18), cui seguirà l’inaugurazione del roseto. Per quanto concerne il libro, preziosi sono i contributi sugli interventi di restauro e conservativo per la nuova sistemazione del giardino pensile nel complesso della casa madre delle Cistercensi e di cui trattano, anche con dovizia di corredo fotografico, i progettisti Luca Ciocci e Umberto Tommasi, con la collaborazione di Matteo Marcoccia. La parte più corposa del libro è affidata a Federica Romiti, direttore dell’Ufficio diocesano per i beni culturali e l’edilizia di culto, mentre suor Patrizia Piva cura l’introduzione e scrive tra l’altro: “Quello che proponiamo è un testo a più mani che ha l’intento di valorizzare la nostra “Casa museo” incastonata nello splendido scenario architettonico del Palazzo Bonifacio VIII. Questa pubblicazione è la realizzazione di un sogno che da tempo, insieme alla mia Famiglia religiosa, avevamo nel cassetto. Una realizzazione resa possibile dalla sinergia di diverse menti e competenze, in un progetto di studio dettagliato che tende alla valorizzazione, ma anche a far conoscere questa ‘dimora mirabile’. Ognuno degli autori che ha messo mano a queste pagine è mosso da diversi ‘amori’: quello per l’arte, la cultura, la città di Anagni e il valore degli spazi verdi; ma in modo particolare e speciale per l’amore verso la figura di una donna anagnina, Claudia De Angelis della Croce, madre e fondatrice della Congregazione Suore Cistercensi della Carità”. Una volta inaugurato, il roseto verrà messo a disposizione anche per eventi spirituali, culturali, musicali e altro. di Igor Traboni

Giornata dei giovani: all’Acquapark con il vescovo Ambrogio

Preghiera, incontro, testimonianza, giochi: sono questi gli ingredienti che renderanno dicerto tutta da vivere la “Giornata dei giovani – Estate 2024”, programmata per sabato 15 giugno all’Acquapark, tra Frosinone e Tecchiena, con ingresso gratuito dalle 10 alle 18. Con igiovani ci sarà anche il vescovo Ambrogio Spreafico, per una iniziativa organizzata dalle Pastorali giovanili e vocazionali delle diocesi di Anagni-Alatri e Frosinone-Veroli-Ferentino.A proposito di iniziative estive a cura della Pastorale giovanile e vocazionale della diocesi di Anagni-Alatri, ricordiamo anche l’appuntamento con il pellegrinaggio a piedi ad Assisi, sulla via di Francesco e con partenza in prossimità delle Fonti del Clitunno, dal 10 al 13 luglio prossimi.

Il Vescovo al Corpus Domini: «Riscopriamo che Lui è al centro della nostra vita»

Questo il testo completo dell’omelia pronunciata dal vescovo Ambrogio Spreafico per la solennità del Corpus Domini – Anagni, 2 giugno 2024 Sorelle e fratelli, ci stringiamo oggi con le nostre comunità attorno al Signore, che ancora una volta ci offre un luogo in cui possiamo ritrovarci insieme come sorelle e fratelli, resi tali dal suo corpo offerto per noi e dal sangue dell’alleanza versato per tutti. Siamo come quei discepoli, incerti e impauriti, che tuttavia accolgono l’invito del Signore, proprio prima della sua passione e morte, a celebrare la Pasqua con lui, mentre ancora non avevano neppure un posto già stabilito. Pensate, la prima Pasqua con Gesù raccontata dai Vangeli è frutto di una ricerca. Non c’era neppure un posto, anche perché la Pasqua ebraica si celebrava in famiglia, mentre nessuno di loro stava con la sua famiglia. Noi siamo abituati ad avere già tutto prefissato. Non ci mancano i luoghi. Anzi, ne abbiamo fin troppi! E talvolta i luoghi creano abitudine, ci privano di quella giusta inquietudine, che non è solo la fatica di prepararli adeguatamente (sarebbe il minimo richiesto!), quanto di preparare noi e il nostro popolo ad accedervi come a un luogo santificato dalla presenza del Signore.    Alcuni sacerdoti ricorderanno le preghiere che dovevano precedere la celebrazione dell’Eucaristia fin da quando si indossavano i paramenti sacri. Oggi a volte siamo troppo di fretta, e la fretta rischia di diminuire quella necessaria attenzione al mistero di grazia che si va a celebrare, così si cede all’improvvisazione. Cari amici, l’abitudine umilia il mistero, la forza santificatrice della celebrazione. Gli apostoli devono cercare un luogo adatto, che viene loro indicato in una casa al piano superiore con “una grande sala, arredata e già pronta”.    Quei discepoli non vissero la Pasqua con la loro famiglia di sangue, ma per la prima volta con la nuova famiglia di Gesù, quella in cui si è generati “non da sangue né da volere di carne, né da volere uomo, ma da Dio”. L’alleanza che nasce con quella Pasqua costituisce la famiglia dei fratelli e delle sorelle del Signore Gesù, morto e risorto per noi. È una famiglia senza confini e senza esclusioni, segno dell’umanità rinnovata dall’amore di Dio, in cui tutti ci riconosciamo figli di un unico Padre.    Qui noi infatti celebriamo la morte e resurrezione del Signore, forza di amore e di vita per noi e per il mondo. Nella Parola divenuta cibo per noi si nasconde la forza di una vita, da cui Dio non ha voluto escludere nessuno. Per questo l’antica sequenza che oggi si recita dice: “Ecco il pane degli angeli, pane dei pellegrini, vero pane dei figli, non deve essere gettato.” Qui ci nutriamo del pane degli angeli, che viene dato anche a noi pellegrini, donne e uomini che, come Israele, viviamo molte volte come in un deserto, a causa delle tante solitudini, della fatica delle relazioni, della poca umanità. Così talvolta ci perdiamo, preferiamo sfamarci da altre parti, rimpiangendo il cibo che perisce. Il pane dell’Eucaristia, fratelli e sorelle, ci rende figli, ci fa entrare nella famiglia di Dio. L’Eucaristia infatti fa la chiesa, fa la comunità. Da essa viene la nostra forza, da essa sgorga una nuova umanità, quella famiglia universale, senza confini, in cui tutti si possono riconoscere figli di Dio e fratelli e sorelle tra loro. Lo dice l’Apostolo Paolo nella prima lettera ai Corinzi: “Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane”. La liturgia eucaristica è sacramento di unità, avvicina chi è lontano, sana le ferite dell’inimicizia, è perdono, insegna la misericordia e la gratitudine, libera dal rancore e dall’ira, perché è comunione con il Corpo di Cristo.    Potremmo chiederci allora: ma noi che dobbiamo fare? Qual è la nostra responsabilità in un mondo in cui facilmente si affida solo agli altri la responsabilità del cambiamento, della pace e dell’unità? Mosè, concludendo l’alleanza tra Dio e il suo popolo, “prese il libro dell’alleanza e lo lesse alla presenza del popolo. (Ed essi) dissero: Quanto ha detto il Signore, noi lo eseguiremo e lo ascolteremo”. Ci sorprende il fatto che il popolo dica prima “lo eseguiremo” e poi “lo ascolteremo”. Non è un invito a non ascoltare anzitutto. Anzi, è bene che noi impariamo a vivere la Parola di Dio anche quando non abbiamo ancora capito tutto e ascoltato tutto. Il Signore ci parla ed è bene che noi viviamo la sua parola, senza sempre fare i maestri, i cristiani che già credono di sapere tutto e ripetono solo se stessi, umiliando il Vangelo ridotto alle nostre abitudini e scelte. Sorelle e fratelli, in questa festa del Corpus Domini riscopriamo che solo Lui è il centro della nostra vita e la salvezza del mondo. Affidiamoci a lui, saziamoci della Parola che ci dona e del pane che ci nutre, perché possiamo essere segno e strumento di unità, di fraternità e pace per tutti. Questo siano le nostre comunità: non solo luoghi dove si ripetono riti o si ripropone se stessi, ma case dove è sempre imbandita la tavola della fraternità in cui tutti possono trovare posto ed essere felici. Camminare con Gesù per la nostra città ci renda seminatori di bene e di amore, ci dia lo stesso sguardo amorevole con cui il Signore guarda alla nostra vita. Il Signore, passando per queste vie, sia di benedizione per chi è malato, solo, anziano, piccolo o fragile, povero. Sia per tutti sorgente di amore e di pace. Amen

Chiamati ad essere samaritani. Presentato il libro “Le guarigioni nella Bibbia”

In un pomeriggio denso di significati, giovedì 30 maggio, presso il Centro pastorale di Fiuggi, è stato presentato il libro “Le guarigioni nella Bibbia”, edito da Morcelliana nella collana “Cieli aperti” e che ha tra gli autori il vescovo Ambrogio Spreafico, assieme a Maria Cristina Marazzi e Francesco Tedeschi. Alla presenza dello stesso Spreafico, vescovo di Anagni-Alatri e Frosinone-Veroli-Ferentino, la presentazione, organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio, ha visto come primo intervento quello di Vito Grazioli, medico e fondatore di A.N.C.D.A.. Grazioli ha tracciato la valenza del libro seguendone il canovaccio dei titoli dei capitoli, a partire da quel “Perché la malattia” che «è una domanda che attraversa i secoli e va anche da Giobbe a Gesù, con il primo che fa un percorso per comprendere che Dio non l’ha abbandonato e Gesù che si farà carico della sofferenza», ha detto Grazioli, che poi ha anche parlato delle attività dell’Ancda, associazione contro il disagio e l’alcolismo che proprio a Fiuggi ha dato vita al Villaggio dell’Ottavo giorno «dove abbiamo costruito case, e non stanze, per la cura di tutta la famiglia e non solo del singolo», ha chiosato Grazioli, preannunciando peraltro che il tema del libro sarà anche quello del campo-lavoro che si terrà in agosto presso il Villaggio. La necessità di riscoprire l’opera di misericordia della visita ai malati, che poi è uno dei perni di questo libro come ricorda anche Marco Impagliazzo nella prefazione, è stata quindi sottolineata all’inizio del suo intervento da don Paolo Cristiano, docente di Teologia biblica al Leoniano di Anagni e parroco della Cattedrale di Frosinone: «Un’opera di misericordia spesso messa tra parentesi, così come quella della visita agli anziani che oggi soffrono di un’altra grave malattia: la solitudine. E questo libro ci aiuta a fermarci accanto a chi soffre, a farci samaritani. Invece oggi ci sono degli schematismi nei confronti della malattia, come quello della rassegnazione o del dire “ha smesso di soffrire”, espressioni che andrebbero abolite dal nostro vocabolario di cristiani: Dio ascolta sempre il nostro grido, non ci lascia mai soli, ci spinge ad uscire dalle nostre idee scontate e dai pregiudizi. No, la rassegnazione non è un sentimento cristiano, perché Gesù davanti alla tomba di Lazzaro si è commosso fino alle lacrime», ha rimarcato don Cristiano che poi, da fine studioso dell’Antico Testamento, ha tracciato anche dei parallelismi con quanto contenuto in alcuni libri forse poco conosciuti, da Tobia al Qoelet al Siracide. Il terzo intervento è stato affidato a Loredana Piazzai, pediatra, della Comunità di Sant’Egidio di Frosinone: «Questo libro ci parla di problemi della nostra vita, della malattia, di come affrontarla, anche di come accettare la non guarigione. E ci dà risposte che partono sempre dalla saggezza della Bibbia, che ci parla ancora oggi», ha rimarcato la Piazzai, andando anche all’etimologia di parole come guarigione «che vuol dire “riparare”» e alla sua esperienza di medico, anche in Paesi africani dove opera la Comunità di Sant’Egidio o nell’ambulatorio multiculturale di Frosinone: «Come medici siamo prima chiamati ad ascoltare il malato: se ti ascolto, ti accolgo, ti parlo, ho già fatto una parte del cammino di cura. Perché curare è preoccuparsi dell’altro. Una parte della guarigione, oltre ai farmaci, arriva proprio da questo aspetto di socialità. Come cristiani partiamo dal dolore e arriviamo alla speranza, cardine della nostra fede. Relazionarsi con gli altri è fondamentale», si è avviata a concludere la Piazzai, rimarcando come il libro «ci aiuta anche ad accettare il dolore, muovendo dalla Parola di Dio». E’ stato quindi il vescovo Ambrogio Spreafico a trarre le conclusioni, in un breve indirizzo di ringraziamento ai numerosi presenti e rimarcando quello che ha definito «il cuore del libro: Dio riconosce in ognuno di noi l’umanità. Noi siamo abitati da Dio, fatti a sua immagine e somiglianza. In ognuno di noi c’è l’impronta di Dio e, con la forza della fede e la preghiera, Gesù ce la fa ritrovare. E Dio non ci parla come vogliamo noi ma, come a Giobbe, ci fa capire  che siamo parte di quella meraviglia che è il Creato». di Igor Traboni (nella foto, da destra: il vescovo Ambrogio Spreafico, Vito Grazioli, Loredana Piazzai, don Paolo Cristiano)

“La bellezza veicolo del bene”: un successo il Festival musicale del Creato

«Avete dimostrato come la bellezza possa essere il veicolo straordinario del bene» – Così mons. Ambrogio Spreafico, vescovo delle diocesi di Anagni-Alatri e Frosinone-Veroli-Ferentino, si è espresso a conclusione della I edizione del Festival del Creato, un’iniziativa delle due diocesi, presa nell’ambito dell’itinerario sinodale, in collaborazione con il Conservatorio Licinio Refice di Frosinone. Lunedì 27 maggio 2024, nell’Auditorium Daniele Paris del Conservatorio frusinate, davanti a 300 giovani incantati per l’emozione e la bellezza, i giovani musicisti dell’Ensemble Contemporaneo del Conservatorio hanno eseguito gli 8 brani, appositamente composti per il Festival. È stato il m° Luca Salvadori a coordinarli e a presentare le loro composizioni che sono state ispirate dal libro di Genesi, dall’enciclica Laudato si’ di papa Francesco, dal libro “Il creato imperfetto” di mons. Spreafico, dalla poetessa francese Cecile Sauvage, uno commovente testo composto quando attendeva il figlio Olivier Messiaen, dal Cantico delle creature di Francesco d’Assisi. «Un insieme fulgido di bellezza e di libertà», come l’ha definito il m° Salvadori.  E questo voleva appunto essere il Festival del creato, una festa della bellezza, capace di raccontare la vita. E così Daniel Ezquerra ha presentato Vitae custodes, ispirato al Libro di Genesi, per voce recitante, flauto, clarinetto, clarinetto basso ed elettronica mentre Pierpaolo Di Stefano ha fatto ascoltare Alea marina per flauto contralto, clarinetto, clarinetto basso, vibrafono e pianoforte. Poi  Rosy Cristiano, giovane compositrice di Mignano Montelungo, ha presentato  ‘Dal Cielo al centro della Terra’ per due flauti, clarinetto, clarinetto basso, fisarmonica, pianoforte, percussioni cui ha fatto seguito Antonino Caracò con  Nature, lasse-moi mêler à ta fange su testo di Cécile Sauvage, con voce recitante, pianoforte e due percussionisti. Quindi è stata la volta di Massimiliano Piscitello con  Conversazione con un bosco per flauto, clarinetto e percussioni e di Virgilio Volante con Iter aeris per flauto, clarinetto, clarinetto basso, timpani. Le ultime due composizioni sono state quelle di Ruben Doda: Laudes Creaturarum, su testo di San Francesco d’Assisi, per voce recitante, flauto, clarinetto, clarinetto basso, fisarmonica e di Alessandro Di Maio: Bardo – Intermediate State, per video e fixed media a cura della Scuola di Musica Elettronica. Ciascun compositore ha dialogato con gli studenti presenti che venivano dal II e IV circolo di Frosinone, dall’Istituto Comprensivo di Ripi Torrice, dall’Istituto Bragaglia, dall’Itis Volta di Frosinone, dal Liceo di Ceccano, dall’Itis Don Morosini di Ferentino, dall’Istituto Superiore di Ceccano. L’Ensemble contemporaneo del Conservatorio Licinio Refice ha interpretato i brani con i flauti Elide Recine, Sofia Del Monte, il clarinetto Anastasia Ambrosetti, il clarinetto basso Piergiorgio Fabrizi, la fisarmonica Edoardo Gemmiti, le percussioni Giuseppe Iazzetta e Giammarco Madia, il pianoforte: Antonino Caracò  e Virgilio Volante, le voci recitanti Cristina Conflitti e Adriano Testa. Il Festival è stato coordinato dal m° Luca Salvadori, insieme al m° Riccardo Santoboni e al m° Maurizio Giri, in collaborazione con le classi di Canto, Flauto, Clarinetto, Fisarmonica, Percussioni, Pianoforte, Storia della musica. In sala, insieme al vescovo, erano presenti il direttore del Conservatorio, il m° Mauro Gizzi e varie altre personalità. Nel salutare tutti i giovani intervenuti, mons. Spreafico li ha ringraziati per l’impegno profuso nella composizione e nell’esecuzione dei brani e anche per il coraggio di misurarsi su temi così importanti ma ha voluto complimentarsi anche con il pubblico dei ragazzi che ha mostrato grande attenzione ed interesse di fronte alle proposte artistiche. «Non rinunciate mai a pensare – ha concluso – è la cosa più importante che abbiamo insieme alla cultura e allo studio». Il vescovo ha anche proposto di realizzare una pubblicazione del Festival del Creato, con il video, le partiture e i testi che sono stati utilizzati. di Pietro Alviti link dell’evento:https://youtube.com/live/Kkv1t7m4PXM?feature=share  foto Vittoria D’Annibale

“Le guarigioni nella Bibbia”: presentazione del libro del vescovo Spreafico

Ognuno di noi, più o meno direttamente, ha fatto esperienza della malattia, finendo con il porsi delle domande: perché la malattia, il dolore, la sofferenza? E le nostre risposte spesso non bastano o comunque sono insufficienti o lacunose; a meno che su tutto non si posi uno sguardo altro e alto, che è quello della Bibbia, scrigno inesauribile anche rispetto e davanti a temi come questi. E ad offrire la giusta inclinazione per questo sguardo arriva il libro “Le guarigioni nella Bibbia. Da Giobbe a Gesù”, scritto dal vescovo Ambrogio Spreafico assieme a Maria Cristina Marazzi e Francesco Tedeschi. Biblista e docente di Sacra Scrittura monsignor Spreafico; medico e docente universitario la Marazzi; mentre Tedeschi è sacerdote e docente di Liturgia e Teologia Sacramentaria , accomunati dall’impegno nella Comunità di Sant’Egidio verso i più deboli. Il libro è stato pubblicato dalla Morcelliana nella collana “Cieli aperti” (nella nuova serie anche volumi di Andrea Riccardi e Mario Marazziti) della Comunità di Sant’Egidio. Un libro che in diocesi di Anagni- Alatri verrà presentato giovedì 30 maggio, al Centro pastorale di Fiuggi alle 18.30, con gli interventi di Loredana Piazzai (pediatra, Comunità di Sant’Egidio), don Paolo Cristiano (docente di Teologia biblica al Leoniano di Anagni), Vito Grazioli (medico, fondatore di Ancda) e alla presenza del vescovo Spreafico. «Le pagine di questo libro – scrive Marco Impagliazzo nella prefazione – aiutano l’uomo e la donna contemporanei, abitatori di un oggi liquido e a volte superficiale, a leggere in maniera più fruttuosa “i segni” del tempo, anche quelli amari e indesiderati del dolore (…) Emerge l’invito a non scoraggiarsi, a lasciarsi contagiare dalla speranza, a cercare “nel contatto con Gesù una buona notizia per la propria vita”». Come a rispondere ad un sos che spesso non osiamo neppure lanciare – quasi provassimo una sorta di pudore a confrontarci con la malattia – questo libro, conclude Impagliazzo, «ci aiuterà a non fare come il levita e il sacerdote, ma ad essere “samaritani”, e cioè più umani». Queste pagine fanno così comprendere come rispetto alla malattia, e per tornare al termine di paragone iniziale, ci sono anche sguardi inusitati e valori spesso dimenticati. Come quello dell’amicizia, che gli Autori presentano da par loro nel capitolo sul paralitico di Cafarnao e nel gesto che oggi definiremmo “eroico” dei quattro amici che issano il ploro amico sopra la casa, scoperchiano il tetto e lo calano davanti a Gesù, facendosi carico della vita dell’uomo paralizzato fino a diventarne le sue gambe e le sue braccia. E, tornando invece ai grandi interrogativi che ci poniamo rispetto alla sofferenza, uno dei più frequenti è il “perché Dio manda le malattie?”. E qui gli Autori rispondono in un altro capitolo del volume, così denso di riflessioni che non si può certo sintetizzare nelle poche righe di una recensione, non a caso intitolato “Dio non manda le malattie”, attraverso l’episodio ben noto del cieco nato e il suo autentico e niente affatto recondito significato: dopo aver riacquistato la vista, quel cieco deve comunque imparare a guardare perché tutta la sua vita – esattamente come la nostra – torni ad essere luminosa. Oltremodo preziose queste pagine perché pongono il lettore anche davanti ad episodi e figure bibliche che sovente diamo per scontate, probabilmente senza conoscerle a fondo. E’ il caso dell’emorroissa, che gli Autori offrono come paradigma delle pagine in cui affrontano un altro tema delicato e pure questo un po’ rimosso da certa narrazione contemporanea: la vergogna di non esser sani. Anche qui l’indicazione è netta: «C’è uno “sfogo” silenzioso del dolore dei malati che bisogna imparare a comprendere e ad ascoltare. Ed è a volte il segno di una fede nascosta che non si riesce ad esprimere con parole e preghiere». Quella donna si aggrapperà dunque al lembo del mantello di Gesù: «La sua non è una fede particolare, ma è la fede di una donna che non ha perso la speranza di guarire». di Igor Traboni

Santuario della Santissima Trinità di Vallepietra chiuso per motivi di sicurezza

Come disposto dai Vigili del fuoco per motivi di sicurezza, l’accesso al santuario della Santissima Trinità di Vallepietra è attualmente interdetto ai fedeli e ai visitatori. Le celebrazioni di domenica 26 maggio sono state tutte annullate. Si sono invece svolte nel paese di Vallepietra quelle di sabato 25, alla presenza del vescovo Ambrogio Spreafico. Seguiranno altre informazioni.