Un pomeriggio intenso, sentito, ricco di parole che hanno toccato il cuore. Il 17 agosto, nella chiesa di Santa Maria Assunta di Trivigliano, si è tenuto un convegno in occasione del 25° anniversario dalla scomparsa di padre Angelo Di Meo, missionario del PIME in Birmania, originario proprio del piccolo borgo ciociaro. Una figura che ha lasciato il segno, non solo tra i monti dell’Asia ma anche nella memoria viva del suo paese natale.
La comunità ha risposto con calore e partecipazione. Presenti, tra gli altri, il sindaco Gianluca Latini, la presidente della Pro Loco, professoressa Sara Bonanni, i professori Ennio Quatrana e Luigi Potenziani, la dottoressa Arianna Massimiani, la professoressa Valentina Cardinale e il parroco, don Rosario Vitagliano. Il convegno è stato un’occasione preziosa per
ricordare anche don Alessandro Pietrogiacomi, storico parroco di Trivigliano, recentemente scomparso: due uomini, due pastori, due testimoni di fede concreta.
Un uomo, una missione, una comunità che non dimentica
Il prof. Quatrana ha aperto l’incontro con una riflessione sulla grande opera
missionaria di padre Angelo: non solo Vangelo, ma anche scuole, ospedali, chiese.
Rapporti profondi, come quello con don Alessandro, che furono fondamentali per la
comunità triviglianese.
Il sindaco Latini ha sottolineato con orgoglio l’importanza del giardino intitolato a
Padre Angelo e delle tante iniziative — come il concorso scolastico — che
testimoniano la volontà di mantenere viva la sua eredità. Anche la presidente della Pro
Loco, la Professoressa Sara Bonanni, ha rimarcato il valore educativo di questi eventi
per le nuove generazioni, raccontando con emozione l’impatto del concorso sui
ragazzi e il disegno toccante in cui Padre Angelo veglia su di loro dal suo giardino.
Don Rosario ha centrato il cuore dell’incontro: “Parlare meno, vivere di più il Vangelo”.
Una frase semplice che riassume la vita di questi due grandi sacerdoti. La fede, quella
vera, non è nei discorsi, ma nella concretezza quotidiana Tra testimonianza storica e spirituale.
Il prof. Luigi Potenziani, autore del libro “Padre Angelo Di Meo – Un testimone fedele”
, ha approfondito il profilo biografico e spirituale del missionario, arricchito da nuovi
documenti e dal diario personale rinvenuto negli archivi del PIME. Il ritratto che emerge
è quello di un uomo determinato, umile e vicino agli ultimi, capace di trasformare le
difficoltà in testimonianza vivente.
La dottoressa Arianna Massimiani, promotrice del concorso scolastico, ha raccontato
come questa iniziativa sia nata per far conoscere Padre Angelo anche ai più giovani,
grazie al coinvolgimento diretto delle scuole, dei docenti e degli storici locali.
Particolarmente toccante l’intervento della professoressa Valentina Cardinale, che ha
letto ed analizzato alcune delle lettere scritte da padre Angelo. Un vero e proprio
epistolario dell’anima, da cui emerge la voce di un uomo di Dio che ha saputo unire
spiritualità e affetto umano, gestione concreta e delicatezza pastorale.
Una fede che continua a generare
A chiudere il cerchio, le parole accorate di don Marino Pietrogiacomi sulla personalità
semplice e autentica di padre Angelo, amatissimo dalla comunità di Trivigliano, e il
saluto finale del prof. Quatrana, che ha ricordato l’invito di San Paolo a “continuare il
cammino e conservare la fede”.
Commovente e inatteso, l’intervento della prof.ssa Anna Ceci, che ha condiviso un
ricordo personale: una messa d’estate, più di trent’anni fa, celebrata da Padre Angelo
sull’altare della chiesa. Un’immagine semplice, eppure fortissima. Come tutta la sua
vita. Coltivare la memoria per educare alla speranza.
In tempi frenetici e spesso distratti, giornate come quella vissuta a Trivigliano non
sono solo commemorazioni. Sono un atto di gratitudine, un investimento sulla
memoria, un ponte tra generazioni. Ricordare figure come padre Angelo Di Meo e don
Alessandro Pietrogiacomi non è un gesto nostalgico: è un gesto di responsabilità.
Significa scegliere di non dimenticare chi ha costruito — con fede, sacrificio e amore
— le fondamenta di una comunità.
E significa anche dire ai giovani: ci sono storie vere, esempi luminosi, testimoni
credibili. Basta ascoltarli.



