Omelia alla Messa per la Professione delle monache clarisse Maria Chiara Camilla, Maria Chiara Aracoeli, Maria Chiara Aurora
Anagni, chiesa Santa Chiara – 26 dicembre 2025
Care sorelle clarisse, carissime Maria Chiara Camilla, Maria Chiara Aracoeli, Maria Chiara Aurora,
che dono ritrovarsi qui a celebrare la vostra Professione, in questo giorno particolare e in questo
tempo particolare! E proprio questo tempo liturgico regala alla nostra celebrazione alcune
suggestioni che segnano provvidenzialmente il vostro cammino di oggi e potranno rimanere come
piccola eredità per il cammino futuro. Ne colgo tre e ve le consegno, con sollecitudine e gioia
paterna.
La prima suggestione viene dal Natale
Siamo nel Tempo di Natale, nel giorno successivo al Natale. E Natale, se ci pensiamo bene, è la
festa della vita, quella vita che non possiamo non contemplare come la prima vocazione. Lo è la
vita di ogni creatura umana, “divinizzata” dall’Incarnazione del Figlio di Dio. Lo è la vostra vita,
care sorelle, in cui è scritto un mistero di unicità irripetibile nel quale si dispiega il disegno di Dio,
pensato per ciascuna di voi da sempre. Sì, parlare di vita è parlare di unicità.
Ma parlare di vita è anche parlare di concretezza, di quotidianità. È lì che la Grazia di questo giorno
vi raggiunge e vi conduce: una quotidianità che sarà trasformata dalla vostra trasformazione
interiore. «Alle tue mani, Signore, affido il mio spirito», abbiamo cantato con il Salmo
Responsoriale (Salmo 30 [31]). Lasciate fare a Dio, lasciatevi toccare e plasmare da Lui: nulla sarà
come prima, dopo oggi, e saprete così trasformare gli eventi concreti, anche quelli più difficili,
ricevendoli come Dono dalle mani di Dio e vivendoli come dono di voi stesse. Perché la vita è dono
ricevuto che, per sua natura, deve essere donato: ecco la risposta alla vocazione!
Una vocazione che non vi vede statiche ma chiamate a crescere. Parlare di vita, infatti, è anche
parlare di maturazione. Infatti, la vocazione alla vita cresce, matura e vi matura, conducendovi
verso il compimento preparato da Dio per voi: non pensate mai di essere arrivate o che la vita non
offra più nulla da scoprire. Oggi è solo l’inizio; per meglio dire, oggi è un nuovo inizio della vostra
relazione personale con Dio che è il «Dio delle sorprese», come diceva Papa Francesco. Lasciatevi
sorprendere da Lui, Sposo e Signore! Conservate lo stupore di Maria e Giuseppe dinanzi alla culla
di Gesù Bambino: e questo Natale segnerà per sempre la vostra vita impregnandola di gratitudine
già di fronte alle piccole cose.
La seconda suggestione è offerta dalla festa di oggi
Celebriamo Santo Stefano Protomartire, consapevoli che la vita cristiana, in particolare la vita
consacrata, non può essere capita fuori dello spirito del martirio. Non mi riferisco, ovviamente,
soltanto al martirio cruento ma a quell’attitudine, a quella testimonianza che si incarna nella totalità
del dono sponsale di sé.
Accanto al martirio del quotidiano che si consuma nella vita di preghiera e di comunione in
comunità, c’è il martirio che vi chiama a vedere un “oltre”, non visibile o dimostrabile, che Colui
che è più intimo a noi di noi stessi affida alla vostra contemplazione: vedere ciò che non si vede;
vedere Dio nel Volto di Gesù amato. «Ecco, contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta
alla destra di Dio», grida Stefano condotto al martirio, lo abbiamo ascoltato dalla prima Lettura (At
6,8-10.12; 7,54-60).
Papa Leone, in questo senso, ha messo in guardia da quello che ha chiamato il rischio di un
«“arianesimo di ritorno”, presente nella cultura odierna e a volte tra gli stessi credenti: quando si guarda a Gesù con ammirazione umana, magari anche con spirito religioso, ma senza considerarlo
davvero come il Dio vivo e vero presente in mezzo a noi» 1 . È questo Dio vivo e vero che voi, care
sorelle, siete chiamate a contemplare ogni giorno nella preghiera e a servire con amore,
testimoniando la comunione e la maternità, dentro e fuori la comunità. Stefano attinge alla preghiera
la forza di amare, di perdonare i suoi carnefici, e la sua testimonianza d’amore genererà Paolo, il
quale lo seguirà poi nello stesso martirio. Siate testimoni, martiri: con la fedeltà della preghiera e la
gioia di un’appartenenza totale, sponsale a Cristo.
L’ultima suggestione viene dalla gioia, dal Giubileo
Stiamo chiudendo un tempo di Grazia che è proprio tempo di gioia: giubilare significa anzitutto
gioire. E l’autenticità della vocazione, di ogni vocazione, ha un criterio irrinunciabile: la gioia!
Povertà, obbedienza, castità, non sono negazione o rinuncia ma vie concrete che la Grazia percorre
per impregnarvi nella totalità della vostra vita e del vostro amore. Si amerebbe davvero se non si
donasse liberamente a Dio il tutto del proprio avere, del proprio sentimento, della propria
autodeterminazione?
La gioia che tutto questo offre, tuttavia, non sta nella generosità istintiva di un momento ma nella
costanza di tutta la vita, nei tempi belli come in quelli duri. «Chi avrà perseverato fino alla fine sarà
salvato», dice Gesù nel Vangelo (Mt 10,17-22) E Santa Chiara, nel suo Testamento, lo ricorda:
«Poiché stretta è la via e il sentiero, ed angusta la porta per la quale ci si incammina e si entra nella
vita, pochi son quelli che la percorrono e vi entrano; e se pure vi sono di quelli che per un poco di
tempo vi camminano, pochissimi perseverano in essa. Beati però quelli cui è concesso di
camminare per questa via e di perseverarvi fino alla fine!» 2 . Sì, «beati», cioè felici! Non lo
dimenticate: senza perseveranza nessuna vocazione, soprattutto la vita consacrata e claustrale, può
gustare la vera gioia!
Care Maria Chiara Camilla, Maria Chiara Aracoeli, Maria Chiara Aurora, è la gioia, è la felicità il dono che oggi Dio vuole farvi, rivelandovene il segreto.
Custoditelo questo segreto: nel “sì” unico alla vita e alla vocazione; nel martirio di fedeltà alla
preghiera, alla comunione, alla maternità; nella gioia infinita di appartenere a Cristo in modo totale,
sponsale. Nel vostro quotidiano scrutare e indicare nel Suo Volto del Padre, che tutti ama
dall’eternità e per l’eternità. Lui vi benedica. Buon cammino. E così sia!
Santo Marcianò


