Vico nel Lazio ritrova la sua chiesa (e le tradizioni) di San Biagio

7 Febbraio 2026

Vico nel Lazio ritrova la sua chiesa (e le tradizioni) di San Biagio

La comunità di Vico nel Lazio è tornata a festeggiare San Biagio, grazie alla riapertura dell’omonima chiesa benedettina, eretta nel secolo XI°. Si deve al nuovo proprietario Umberto Protani il ripristino dell’antica struttura, lasciata in completo abbandono per decenni. Numerosi fedeli sono accorsi per partecipare alla Messa, celebrata dal parroco don Luigi Battisti ed animata dal coro parrocchiale, diretto dal Maestro Luigi Tarquini. Al termine della celebrazione, si è svolto il tradizionale rito dell’olio alla gola e della distribuzione del pane (o dolci) ai fedeli presenti. La locale banda musicale, diretta dal maestro Gianpaolo Ascani ha, infine, allietato l’evento.

Con l’occasione, è opportuno fornire alcune notizie storiche – così come le riceviamo in una dettagliata nota del comune di Vico nel Lazio – sull’intero complesso San Biagio, un tempo di proprietà dei Benedettini. Quest’ordine religioso, fondato da Benedetto da Norcia, ha una particolare devozione alla Madonna, quale Madre e Regina dei loro monasteri. Tuttavia, anche san Biagio, vescovo martire del III° secolo dopo Cristo, e san Bartolomeo apostolo, sono santi onorati dai Benedettini. Infatti, nella chiesa, troviamo raffigurati nella pala d’altare (riproduzione della tela originale del XVI° secolo) sia la Madonna con il Bambino, sia san Biagio, san Bartolomeo, san Brunone e santa Lucia. In apposite nicchie laterali della chiesa sono presenti anche statue di terracotta del 1500 di Biagio, Bartolomeo e della Madonna con il Bambino.

La presenza a Vico nel Lazio dei monaci Benedettini risale all’anno mille, con san Domenico da Foligno (o di Sora), che vi soggiornò, predicando e celebrando Messa nella chiesa di Sant’Angelo (attuale Collegiata San Michele Arcangelo), prima di recarsi nell’eremo di Trisulti, presso cui rimase diversi anni. Successivamente, su invito del nobile Rainerio Gastaldo, si recò a Sora dove fondò un’Abbazia sui resti di una villa, appartenuta a Marco Tullio Cicerone, messa a disposizione da detto nobile. Il monaco Domenico, ancora in vita, era già una figura carismatica, capace di coinvolgere migliaia di fedeli, tanto che le comunità di Vico e Collepardo gli donarono il bosco d’Ecio, negli anni 1004/1005. Fu proprio in questo luogo che i benedettini, seguaci di Domenico, costruirono l’abbazia dedicata al Santo (poco più avanti dell’attuale certosa), mentre nel 1204 papa Innocenzo III fece costruire la Certosa di Trisulti, affidandola ai Certosini, che subentrarono ai Benedettini, venendo in possesso di tutti i loro beni. Anche le proprietà benedettine a Vico nel Lazio, passarono nella disponibilità dei Certosini. Furono proprio questi ultimi ad iniziare nel nostro paese la consegna ai fedeli del pane di san Biagio e a dare un notevole impulso alla grangia, facendola diventare un fiorente centro di attività commerciale , artigianale, oltre ad essere anche luogo di deposito e custodia dei prodotti dell’agricoltura.

Alcune recenti ricerche dello storico locale Salvatore Iacobelli, condotte presso l’archivio di Trisulti, hanno infatti evidenziato che presso la grangia di Vico erano presenti ben 30 salariati, addetti alle varie mansioni, da quelle artigianali a quelle della pastorizia e dell’agricoltura. Anche l’attività caritatevole dei Certosini verso la popolazione era notevole, tanto che in una lettera d’archivio si fa riferimento alla presenza di circa tremila persone, accorse anche dai paesi vicini, per ricevere il pane, il 3 febbraio, festa del santo. L’afflusso di fedeli era tale che, per evitare molestie alle donne, il pane veniva consegnato alle stesse presso la vicina chiesa (non benedettina) di San Giorgio, mentre gli uomini lo ricevevano presso San Biagio. Fu Napoleone a interrompere questa presenza dei Certosini, con la confisca di tutti i beni monastici, venduti ai privati. Nel 1810 la famiglia Sterbini comprò questi beni, per poi rivendere il tutto alla famiglia Cerquozzi nel 1870/’75. Da ultimo, Umberto Protani ha acquistato il complesso San Biagio, compresa la grangia e la chiesa.

Un momento della cerimonia dell’unzione della gola, da parte del parroco don Giggino Battisti

*******

Ti potrebbe interessare

Il Vescovo Marcianò ai funerali dei tre operai di Acuto: «Grazie per essere stati un dono»

Il Miracolo Eucaristico di Alatri e quelli nel mondo raccontati dagli studenti

Il Vescovo celebra per il Miracolo Eucaristico di Alatri: «Che sia l’inizio di una preghiera intensa»

Giornata di preghiera e digiuno per la pace: l’invito del Vescovo

A Fiuggi l’assemblea regionale di Azione Cattolica: la giusta strada per essere Chiesa oggi