Il vescovo al santuario della Santissima: «Il vero pellegrinaggio inizia adesso, quando tornate a casa»

1 Giugno 2026

Il vescovo al santuario della Santissima: «Il vero pellegrinaggio inizia adesso, quando tornate a casa»

Nel pomeriggio di sabato 30 maggio, vigilia della festa, l’arcivescovo Santo Marcianò è di nuovo salito al santuario della Santissima Trinità per celebrare Messa nella chiesa all’aperto. Il benvenuto che il presule ha dato ai fedeli presenti è stato proprio «nel nome della Trinità, ovvero del nostro Dio uno e trino», ha detto all’inizio della celebrazione, no prima di aver salutato i padri salesiani per il prezioso servizio che prestano al santuario, così come i diaconi, le suore, i volontari, e alcune delle compagnie presenti (impossibile citarle tutte) , ovvero Subiaco, Colli di Monte San Giovanni Campano, Magliano dei Marsi, Ortucchio, Cerreto Laziale, Frosinone parrocchia San Paolo, Madonna della Figura di Sora, Piglio, Marano Equo, Rocca Santo Stefano.

«Quando si dice Vallepietra – ha quindi rimarcato Marcianò nell’omelia – un po’ ovunque si dice migliaia di persone che accorrono qu, e tra queste tanti giovani: li ho visti lo scorso anno, li vedo ancora oggi e so che i giovani sono veramente tanti. E se confrontiamo la grande frequenza in questo santuario, un santuario dedicato alla Trinità, questa cosa ci fa pensare e interroga: come mai tanta gente? Tanti giovani? Se è vero che la frequenza dei giovani alla vita sacramentale è un po’ diminuita rispetto a prima, così come in generale dei credenti cattolici, allora è una domanda che dobbiamo porci tutti, io per primo come vescovo, e poi coloro che qui confessano, che hanno responsabilità nell’organizzazione soprattutto spirituale. Qualcuno potrebbe rispondere: è la tradizione che ci fa venire qui, perché si è sempre fatto così. Ma questa risposta non basta, perché ci sono tradizioni che si sono spente e non tutte le tradizioni reggono. Allora penso che ci sia un motivo ancora più profondo: quel primato che è la fede della gente!».

Proseguendo nella sua riflessione scaturita dagli interrogativi iniziali, il vescovo ha aggiunto:  «Credo che Vallepietra in qualche modo interroghi il senso di Dio che portiamo dentro, che l’uomo porta dentro, perché l’uomo non è solo qualcuno che costruisce, che fa, ma è l’uomo che vive, che interroga la propria coscienza, l’uomo che si pone il problema dell’esistenza e quindi di Dio. Perché esserci, ed essere in relazione con gli altri, ti obbliga ad andare oltre, alla ricerca di un’origine ma anche di un fine della vita, di un senso. Tanti vivono rincorrendo beni, ricchezze, potere, dentro realtà che in qualche maniera sembrano soddisfare i bisogni della persona ma di fatto tradiscono questi bisogni e riducono la persona non ad essere una persona ma, come il figliol prodigo, ad allontanarsi dalla casa del Padre. E quindi credo che  i santuari, e quindi Vallepietra, facciano sorgere questa domanda in ogni pellegrino: perché vengo, cosa mi spinge, cosa mi muove? C erto, le compagnie sono cosa una cosa bellissima, il ritrovarsi insieme, fare il cammino a piedi, è anche  emozionante. Ma è questo il motivo? Vado a Vallepietra perché qui c’è un unicum, la Trinità!», ha sottolineato Marcianò, per poi aggiungere: «E’ difficile dare risposta a questa domanda   allo stesso tempo è difficile comprendere la Trinità. Ma noi crediamo in un Dio che è uno e trino: il cuore della nostra fede! L’uomo è portato alla ricerca della verità e c’è un assoluto nella verità, non ci sono verità relative, anche all’interno della fede ci sono degli assoluti. La Trinità è l’oggetto della fede dei cristiani, è Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, E’ il nostro Dio e noi crediamo in questo Dio. Ma la fede – ha detto ancora il presule, richiamando ulteriormente l’attenzione dei fedeli –  ha dei risvolti esistenziali, deve esprimersi nella vita, la Trinità deve dare un messaggio a ciascuno di noi, alla vita dei credenti. Credo che la parola sintesi della Trinità sia amore, comunione, fraternità, famiglia, chiesa, umanità! In queste categorie comprendiamo il messaggio di Dio e viviamo in pienezza, con autenticità la nostra fede, sapendo che Dio è Dio di misericordia».

Marcianò ha poi ricordato come per Sant’Agostino il Padre è l’amante, il Figlio amato e lo Spirito Santo l’amore tra padre e figlio «e questa circolazione di amore è un amore espresso, circolante, assoluto, perché Dio è l’amore assoluto. E quando penso al bisogno di trascendenza che l’uomo porta dentro,  penso al bisogno di amore che viene meno oggi, di comunione, di fraternità. L’esplicitazione esistenziale del mistero della Trinità ce la dice San Paolo ai Corinzi:  Siate gioiosi, se credete nella Trinità. Tendete alla perfezione, che non vuol dire vestitevi bene e mettetevi profumi, anche se curare l’umano è bello, ma la perfezione è altro, è del creato, dell’essere che passa attraverso la fede, la speranza e la carità. La fratellanza passa anche attraverso l’abbraccio e il bacio, come il saluto nell’antichità. E allora chiediamo al Signore, soprattutto per chi viene qui senza una fede adulta, che possa far maturare questa fede. E a noi devono stare a cuore i fratelli e la loro salvezza, testimoniatela questa fede, questo amore che Dio ci dona, perché tanti fratelli e giovani possano vivere questa fede».

Dopo la Messa, prima di chiudere il rito e di scendere in paese per salutare le compagnie, monsignor Marcianò ha invocato la benedizione «anche sui bisogni spirituali», rimarcando che  «chi viene a Vallepietra deve tornarsene con il desiderio di quella perfezione di cui parla Paolo e che riguarda l’anima e anche il corpo che esprime l’amore che Dio è. Portate Dio nelle vostre famiglie, pregate: la fede non si può rinchiudere, circoscrivere ed esaurire in un pellegrinaggio, perché il pellegrinaggio inizia adesso, quando tornate a casa, perché è il pellegrinaggio della vita! E si riprenda la preghiera in famiglia, insegnate a pregare ai vostri figli! E’ bello il pellegrinaggio alla Trinità se arricchisce l’anima. Ce lo chiede la Trinità, e la Trinità vi vuole bene, vi ama e vi ringrazia», ha concluso il vescovo, prima di intonare una preghiera a Maria «che ci indica la Trinità».

di Igor Traboni

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