Durante la settimana scolastica ci sono così tante materie, quelle che mi appassionano e quelle le cui ore sembrano interminabili. E poi c’è l’ora di religione, un tempo in cui ho avuto modo di riflettere sul senso della vita.
Durante i primi anni, in quell’ora ho viaggiato nel mondo delle religioni, nella millenaria storia dell’Ebraismo, del Cristianesimo e della Chiesa, nelle culture del Medio Oriente e del continente asiatico. È stato un viaggio affascinante, che mi ha permesso di acquisire consapevolezza circa le radici della cultura occidentale e del resto del mondo.
Poi è arrivato il giorno in cui abbiamo iniziato un percorso di studio sulla risurrezione di Gesù, dalle fonti ai risvolti che tale evento ha per la storia dell’umanità. L’argomento ha segnato una svolta profonda nella mia formazione e non solo a livello culturale. Durante le lezioni è emerso chiaramente che la questione non si limita alla fede personale: l’esistenza storica di Gesù è supportata da una quantità tale di fonti, che sarebbe praticamente irrazionale negarla, esattamente come non mettiamo in dubbio l’esistenza di grandi figure storiche del passato di cui studiamo le opere.
Il percorso è divenuto particolarmente coinvolgente quando siamo andati oltre la figura storica e abbiamo esplorato l’evento che più di ogni altro rivela l’identità di Gesù, la Sua risurrezione. Per analizzare e comprendere a fondo la portata di questo evento, abbiamo consultato i quattro Vangeli canonici. Ci siamo domandati se essi si riferiscono a un fatto realmente accaduto e siamo giunti a conclusioni che confermano l’autenticità storica delle testimonianze in essi contenute. Gli apostoli inizialmente potevano nutrire speranza, ma dopo essere stati testimoni oculari della risurrezione del loro Maestro, la speranza ha lasciato il posto a una fede viva. I racconti dei quattro Vangeli sono privi di elaborazioni fantasiose e trionfali apparizioni. Ad esempio, Gesù non appare, per rivalsa, a coloro che lo avevano condannato. Egli non è il protagonista di un fantasy, ma di una realtà che supera le nostre aspettative. Durante la lezione relativa alle fonti sulla risurrezione di Gesù, ho scoperto il significato più profondo del Battesimo: battezzare significa immergere, ecco che questo sacramento permette al Signore di entrare nella nostra vita e a noi di accoglierlo. Quindi, oggi sono consapevole che battezzare il proprio figlio non vuol dire costringerlo a essere cristiano, bensì fargli un regalo grande, prezioso per la sua vita.
Sono al termine del quinto anno del Liceo classico e, con i miei compagni di classe, ci siamo trovati di fronte a una delle scelte più importanti e difficili: cosa fare del nostro futuro. L’ora di religione ci ha aiutati a prendere una decisione più consapevole, perché la nostra insegnante ci ha guidati nell’esplorazione antropologica della dimensione della coscienza etica, facendoci riflettere sull’importanza di interpellare il nostro “grillo parlante” per cercare e trovare la giusta direzione nelle nostre scelte e essere un giorno donne e uomini realizzati, capaci di bene, capaci di generare bellezza, capaci di verità…….in una parola capaci di essere felici.
Nell’ultimo mese abbiamo affrontato temi di bioetica e per farlo abbiamo adottato un approccio multidisciplinare. Leggendo le riflessioni di filosofi e teologi, come Severino Boezio e Tommaso d’Aquino, abbiamo compreso il significato del concetto di persona e ora siamo più consapevoli del fondamento della nostra dignità e del nostro valore, così come della dignità e del valore dell’altro. Marco Tullio Cicerone nel suo trattato filosofico De natura Deorum, del 45 a.C., considera la religione uno dei pilastri dello Stato. Penso che, nel 2026, l’idea di Cicerone sia ancora valida. In un tempo in cui la dignità della persona umana rischia di essere di fatto negata, in un mondo interconnesso in cui i giovani sono spesso soli, in una società in cui la cura della dimensione spirituale sembra fuori moda, l’ora di religione a scuola è importante perché svolge una funzione civile: dona speranza, dona spazi di riflessione nei quali il nostro io può respirare e il nostro sguardo sulla vita può andare oltre la “siepe”.
di Sofia Celani – Classe V sez. A – Liceo classico “Dante Alighieri” di Anagni – FR