L’omelia del Vescovo all’ordinazione diaconale di Ambrosi e Sabellico: «Il vostro sia un “sì” senza riserve»

8 Ottobre 2026

L’omelia del Vescovo all’ordinazione diaconale di Ambrosi e Sabellico: «Il vostro sia un “sì” senza riserve»

Omelia all’Ordinazione Diaconale di Lorenzo Sabellico e Lorenzo Ambrosi
Anagni, Cattedrale – 7 ottobre 2026

Carissimi Lorenzo e Lorenzo,

celebriamo con gioia e gratitudine la vostra Ordinazione Diaconale.
Ed è bello che entrambi portiate lo stesso nome, il nome di un Diacono. Benedico il Signore per voi che, per arrivare a questo giorno, avete compiuto un serio cammino di formazione e discernimento, accompagnati dai Superiori e dalla Comunità del Seminario di Anagni, ai quali sono davvero grato. E sono grato alle vostre famiglie, che saluto con tanto affetto, alle comunità dalle quali provenite, ai tanti amici che vi hanno sostenuto e oggi sono qui a pregare con voi e per voi. Grazie, dunque! E, insieme, ringraziamo il Signore e la Sua dolcissima Madre. La vostra Ordinazione avviene nella memoria della Beata Vergine Maria del Rosario, la cui devozione avete respirato nella pietà popolare della nostra terra. Con la Parola di Dio, mi piace individuare quattro consegne che Maria vi fa, perché restino a illuminare e indirizzare il vostro Ministero.


La prima consegna: un’immagine di Chiesa


La raccogliamo dalla prima Lettura (At 1,12-14), anche come un provvidenziale richiamo alla Lettera Pastorale, al tema che accompagnerà tutto l’Anno Pastorale e che sarà peraltro introdotto dal prossimo Convegno Diocesano.
L’Icona che ci viene presentata dagli Atti degli Apostoli è la Comunità riunita a Pentecoste, quando
la Chiesa si manifesta pubblicamente perché lo Spirito Santo, effuso sugli Apostoli riuniti con
Maria nel cenacolo, li rende capaci di annunciare con coraggio il Vangelo a ogni popolo (cfr At 2,1-
11), assidui «nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle
preghiere» (At 2,42): sono già qui, in germe, le note costitutive di ogni comunità cristiana — la
Parola, la comunione fraterna, l’Eucaristia, la preghiera.
La Pentecoste è la Chiesa visibile e i Diaconi, se ci pensiamo bene, incarnano questa visibilità
anzitutto nel servizio di carità. È il cuore della vostra vocazione, con la quale sostenete la Chiesa e i
pastori: voi “siete” la carità della Chiesa; “siete” la carità del vescovo!
Una carità che vi chiede di ripartire concretamente dagli ultimi, dai poveri della nostra terra, che
dovrete servire e “vedere”, facendo vostro l’amore del samaritano, che “non passa oltre” perché
“vede oltre”: vede l’uomo che soffre e la sua silenziosa richiesta d’aiuto, oltre le fragilità e le
classificazioni, le colpe o i giudizi che lo segnano…
Al fondo di questo amore, però, c’è la preghiera nella quale, come gli apostoli assieme a Maria e
alle donne, dobbiamo essere «perseveranti e concordi»; e quest’anno c’è uno speciale Rosario per la
pace, che il Papa ha affidato a tutti in questo mese di ottobre. Venite ordinati nel giorno della
Madonna del Rosario, nel mese dedicato al Rosario; vi chiedo che la pace sia il dono che implorate
da Dio, oggi, per l’umanità intera! E che sia un impegno profondo della vostra incessante preghiera.


La seconda consegna: un messaggio di unità


Nella Lettera agli Efesini (4, 1-7.11-13), San Paolo vi indica cosa avere «a cuore»: «conservare
l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace». È quasi un insistere di Dio sulla pace che,
per un cristiano, è un «vincolo» con cui si conserva «l’unità dello Spirito». Per questo, l’unità vi
deve stare a cuore; dovete esserne strumenti, anzitutto nella nostra Chiesa. Non lo dimenticate:
avere a cuore la pace significa sempre custodire la pace del cuore!
Non lo dimenticate. Nell’unità che la Chiesa “è”, la pace germoglia, allo stesso modo in cui
germoglia la vostra vocazione: «un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione…». Il Diaconato è dentro la Chiesa Corpo;
in questo senso è speranza e testimonianza di unità. E l’unità, ha detto recentemente il Papa alla
comunità del Pontificio Collegio Teutonico, è «un elemento essenziale per la credibilità della nostra
testimonianza».
Mi piace vedere qui quello che sarà il vostro servizio liturgico, sull’altare attorno al quale tutta la
comunità è radunata nell’unità, e sul quale si rinnova il memoriale del Sacrificio di Cristo,
Sacramento di unità e di comunione. 


La terza consegna: un “Sì” senza riserve


Nel Vangelo dell’Annunciazione (Lc 1,26-38), Maria è donna del Sì senza riserve, ma carico della
sua originalità, delle sue paure e domande, della sua stessa storia.
Il “Sì” di oggi si innesta nella vostra storia e vi aiuta a rileggerla come storia che trova senso
proprio in questo “sì”, primo grado del “sì” che vi porterà al sacerdozio.
È la storia che quasi richiama la storia della nostra terra e della nostra Chiesa: è la storia di fede
delle nostre famiglie, dei genitori e dei nonni che, per entrambi, sono stati primi educatori e
testimoni, accompagnandovi e, in alcuni momenti, mettendo in discussione la vostra scelta; è la
storia dei nostri paesi, con la loro bellezza, con la fede delle parrocchie e delle comunità religiose,
come l’Abbazia di Casamari che ha educato te, Lorenzo Sabellico, e le suore di cui parli tu, Lorenzo
Ambrosi; è la storia del nostro Seminario regionale di Anagni, faro di luce e di senso per i giovani,
con la formazione e la pastorale vocazionale; è la storia dei nostri poveri, che avete accostato nelle
esperienze pastorali e vi devono restare nel cuore. È, in definitiva, la vostra storia con Gesù che vi è
venuto incontro con amore di predilezione, “rubandovi” letteralmente il cuore e donando un nome
nuovo al vostro che è nome di un Diacono martire.
La vostra storia, da oggi, è la storia di un “Sì” aperto al martirio, al dono totale; non come frutto
della capacità propria o dell’autodeterminazione ma come disponibilità assoluta, trasparente,
arrendevole alla volontà di Dio.
Per fare questo non bisogna inventare nulla ma accogliere tutto; non bisogna elaborare programmi
ma meditare, ruminare, lasciarsi raggiungere e colpire intimamente dalla Parola di Dio. È alla
Parola, se ci pensiamo, che Maria ha detto quel “Sì”; una Parola alla quale Ella si era consegnata,
con l’ascolto dell’udito e del cuore.
Come non pensare qui al servizio alla Parola che, da oggi, vi rende annunciatori del Vangelo di
Cristo e strumenti di una Parola da spezzare, nelle catechesi e nelle omelie, ma, prima ancora, da
vivere con fede, speranza e carità.


L’ultima consegna: un canto di Lode


La lode esplode nel Salmo responsoriale, cantato oggi con il Vangelo di Luca (Lc 1,46-55): è il
“Magnificat”!
C’è, in questo stupendo canto, una splendida lettura della vocazione: un incrocio tra umiltà e
beatitudine, tra l’iniziativa di Dio e la risposta dell’uomo. E c’è lo stupore di vedersi strumenti di
quella storia della salvezza che Dio scrive attraverso di noi. Forse vi sembrerà strano, ma vi chiedo
di vedere in questa luce di lode, di canto del Magnificat, l’impegno del celibato che oggi prendete.
Cari amici, è un celibato sacro! Non è un semplice impegno di disciplina canonica: ha davvero
qualcosa di sacro, di profondo, oserei dire di mistico, che per voi, come per ogni sacerdote, è
necessario riscoprire. Quanto tempo perdiamo ad analizzare il celibato piuttosto che gustarlo,
perdendone di vista il senso profondo, il cuore!
Siate capaci di andare al cuore del celibato, per gustare la bellezza di un cuore, un corpo, un’anima,
una persona che appartiene totalmente a Cristo. Fatene un “Magnificat”, un canto di umiltà e
beatitudine, di risposta all’iniziativa di Dio che – ve ne renderete conto sempre più – vi precede con
la tenerezza e la forza del suo Amore sponsale, il quale vi renderà capaci di amare come Lui ogni
creatura.
Carissimi Lorenzo e Lorenzo, quello che inizia oggi sia un cammino che vi vede sempre più
rimanere dietro a Gesù: con lode e stupore, grati per la storia che ha scritto e vuole continuare a
scrivere nella nostra amata Chiesa; con la fedeltà a una preghiera nella quale dovete spesso, come
dite, mettervi in disparte per “riposarvi” nell’intimità con Lui (Mc 6,31); con il cuore spalancato su
ogni povero, che le vostre mani dovranno servire e accarezzare; con la fiducia nelle grandi cose che
il Signore continuerà a fare, anche attraverso di voi, facendovi strumenti della sua pace e della sua
speranza. Lui vi benedica, per intercessione della Vergine del Rosario. Magnificat! E così sia.

Santo Marcianò

*******

Ti potrebbe interessare

L’omelia del Vescovo all’ordinazione diaconale di Ambrosi e Sabellico: «Il vostro sia un “sì” senza riserve»

«Ora siete Diaconi per sempre!»: la cronaca di una celebrazione tra preghiera, lode ed emozioni

Gioia e rivoluzione dell’amore con Nuovi Orizzonti Music. Serata da non perdere all’assemblea interdiocesana

“L’ha amata!” – La Lettera Pastorale dell’Arcivescovo Santo sulla Chiesa

Cammino diocesano delle Confraternite, l’omelia del Vescovo