Custodire, rinnovare, sperimentare: il cammino comune di Azione Cattolica nella prima assemblea interdiocesana

22 Ottobre 2026

Custodire, rinnovare, sperimentare: il cammino comune di Azione Cattolica nella prima assemblea interdiocesana

Domenica 18 Ottobre 2026 abbiamo dato avvio all’itinerario che ci accompagnerà verso la XIX Assemblea Nazionale dell’Azione Cattolica Italiana dal titolo «E vi fu grande gioia in quella città» (At 8,8), nella splendida cornice del Pontificio Collegio Leoniano di Anagni, da sempre un luogo nel cuore dell’AC.
L’assemblea, appena vissuta ha coronato il lavoro preparatorio svolto tra le due realtà diocesane unite in persona episcopi! Per la prima volta l’Azione Cattolica di Anagni e di Frosinone, si sono ritrovate insieme per vivere un momento di confronto, ascolto e progettazione condivisa. Una giornata ricca di testimonianza e comunione, condivisione di cammino, idee: un’Ac che ci ha fatto sentire ancora una volta parte di una “Chiesa viva” e non da soli. Ma anche una giornata destinata a rimanere nella storia perché per la prima volta le due associazioni laicali hanno celebrato la propria Assemblea annuale in modo unitario seppur con due Presidenze distinte.
Non è stato semplicemente un appuntamento da aggiungere al calendario associativo ma, un’occasione nuova, una pagina che cominciamo a scrivere insieme. Ognuno di noi è arrivato con la propria storia, le proprie esperienze, le proprie tradizioni, le proprie fatiche e le proprie speranze. Tutto questo non è qualcosa da mettere da parte per costruire un cammino comune: è, al contrario, la ricchezza da cui partire. Incontrarsi non significa diventare tutti uguali, ma imparare a riconoscerci parte di un’unica missione, valorizzando ciò che ciascuno può donare agli altri. Siamo chiamati a trasformare questo primo incontro in un’opportunità concreta per conoscerci meglio, condividere le risorse, mettere in comune le idee e immaginare insieme il futuro della nostra Azione Cattolica. Il cammino comune non nasce automaticamente dal fatto di trovarsi nello stesso luogo: nasce dalla disponibilità ad ascoltarsi, a fidarsi reciprocamente e ad assumersi insieme delle responsabilità. Per questo, l’inizio di un nuovo anno associativo diventa oggi anche l’inizio di una nuova esperienza di corresponsabilità non solo per programmare attività o definire obiettivi ma per metterci in ascolto, lasciarci interrogare e provare a discernere insieme ciò che il Signore ci chiede, come associazione e come Chiesa, nel nostro tempo e nei nostri territori.
L’assistente diocesano don Rosario Vitagliano, nel giorno in cui la Chiesa ha fatto memoria di S. Luca Evangelista, ha aperto la giornata con un momento di preghiera centrato su un brano degli Atti degli Apostoli (Atti 8, 26-40) in cui Filippo battezza l’eunuco etiope. Una scelta provvidenziale perché, negli Atti San Luca ci parla della Chiesa nascente, ci racconta la gioia di essere comunità in cammino. Filippo riceve una chiamata strana, lasciare la città per andare in una strada deserta. Lì incontra un uomo apparentemente lontanissimo: straniero, eunuco, funzionario della regina d’Etiopia, che legge Isaia senza capirlo. Non si conoscevano. Non avevano nulla in comune. Eppure, in quel carro, nasce subito comunione. Filippo si siede accanto, spiega, ascolta. E quell’uomo chiede di essere battezzato a testimoniare che la Chiesa nasce ai bordi delle strade, sui nostri marciapiedi e non in un palazzo e “pieno di gioia, proseguì la sua strada”.
Un interrogativo rimane: se la gioia piena la può dare solo Dio, come possiamo farla nostra? Quella gioia piena non è una cosa che si conquista con uno sforzo, è un frutto e il Vangelo ci indica tre strade per farla sempre più nostra giorno per giorno:

  1. Stare nella Parola, come l’eunuco sul carro: Lui leggeva senza capire. Non serve capire tutto subito.
    Basta prendere 10 minuti al giorno, un piccolo brano di Vangelo, e restarci. Come ha fatto Filippo con lui:
    lasciarsi spiegare la vita da Dio.
  2. Restare nella comunità: L’eunuco da solo non si sarebbe mai battezzato. Ha avuto bisogno di Filippo che
    si sedesse accanto. La gioia di Dio non è mai solitaria, è condivisa.
  3. Proseguire la strada, con il centro spostato: Dopo il Battesimo, l’eunuco non ha cambiato strada, ha
    cambiato sguardo sulla stessa strada. Dopo l’Assemblea torneremo ognuno nella propria città, al lavoro, alle
    cose di sempre. La domanda è solo: oggi, in una piccola scelta concreta, chi metto al centro? Io o Lui? Non è
    fare cose straordinarie. È fare le cose ordinarie con una presenza straordinaria dentro.

Dopo il saluto dei due Presidenti, l’assemblea è entrata nel vivo delle attività con il supporto del laboratorio della formazione dell’AC di Anagni-Alatri. Silvia e Roberta, dopo una esauriente introduzione ci hanno introdotto nei i tavoli sinodali pervisti nella mattinata. I vari gruppi, nelle loro riflessioni, sono stati guidati da tre parole:
Custodire significa riscoprire il cuore della nostra identità: il battesimo, l’incontro con Gesù Cristo e la gioia
di annunciare il Vangelo. Ci viene chiesto di domandarci quanto la nostra vita associativa sia davvero
radicata nella fede, quanto le nostre proposte formative sappiano accompagnare bambini, giovani e adulti e
quanto siamo capaci di riconoscere la presenza del Signore nella vita delle persone, soprattutto nelle
periferie, nelle solitudini e nelle situazioni di fragilità. Anche questa nuova esperienza inter-diocesana ci
chiede di custodire ciò che è essenziale: la nostra identità, la nostra storia e la nostra passione educativa,
senza chiuderci nelle abitudini di sempre. Custodire non significa conservare tutto com’è, ma mantenere viva
la sorgente da cui nasce la nostra missione, perché possa alimentare anche il cammino che oggi cominciamo
a costruire insieme.
Rinnovare significa prenderci cura delle persone e delle relazioni che fanno vivere la nostra associazione.
Siamo chiamati a essere comunità accoglienti, capaci di accompagnare ciascuno nelle diverse stagioni della
vita, di sostenere educatori e responsabili nel loro servizio e di vivere i passaggi di responsabilità non come
semplici avvicendamenti, ma come occasioni per trasmettere esperienza, aprire spazi nuovi e crescere
insieme. Questo vale anche per noi, oggi. L’incontro tra le associazioni di Anagni e di Frosinone ci invita a
superare eventuali distanze, a conoscerci oltre le consuetudini dei nostri contesti e a riconoscere che
l’esperienza degli uni può arricchire quella degli altri. Non si tratta di annullare le differenze, ma di metterle a
servizio di un progetto più grande.
Sperimentare, infine, significa avere il coraggio di uscire dai nostri abituali circuiti e abitare con maggiore
consapevolezza la vita della Chiesa e della società. La nostra fede ci spinge a essere presenti nei territori, a
educare alla partecipazione e alla cittadinanza responsabile, a costruire alleanze con le realtà ecclesiali e
civili e a metterci in dialogo con chi vive situazioni e sensibilità diverse dalle nostre. La prima assemblea
inter-diocesana è essa stessa una forma di sperimentazione: ci offre la possibilità di provare a pensare e
progettare insieme, di mettere in comune le buone pratiche, di riconoscere le sfide che i nostri territori
condividono e di immaginare risposte nuove. Ci chiede di non limitarci a replicare ciò che ciascuno ha
sempre fatto, ma di domandarci che cosa possiamo generare insieme, con maggiore efficacia e con uno
slancio missionario rinnovato.
Custodire, rinnovare, sperimentare: tre verbi distinti, ma profondamente legati. Perché non possiamo sperimentare strade nuove senza custodire ciò che è essenziale; non possiamo rinnovarci senza prenderci cura delle persone; non possiamo custodire davvero la nostra identità se non la lasciamo diventare testimonianza viva nella storia.
I tavoli sinodali che abbiamo condiviso rappresentano proprio questo stile: uno spazio in cui la voce di ciascuno conta, in cui le differenze possono diventare una ricchezza e in cui le esperienze maturate nelle due realtà diocesane possono incontrarsi, dialogare e generare nuove possibilità. Non abbiamo cercato risposte già pronte, né soluzioni perfette; cerchiamo uno sguardo più attento alla realtà, capace di riconoscere le fatiche, valorizzare le esperienze e individuare passi concreti da compiere insieme. Siamo chiamati a essere un’associazione capace non soltanto di accogliere chi già c’è, ma anche di raggiungere chi è più lontano, ascoltare le domande del nostro tempo e contribuire concretamente al bene comune. E possiamo farlo meglio se impariamo a camminare insieme, mettendo a disposizione di tutti i doni e le risorse di ciascuna comunità.
È proprio questo il miracolo più bello dell’Azione Cattolica, e della Chiesa in generale: persone che, anche se si conoscono poco, si scoprono fratelli e sorelle, perché c’è un filo invisibile che le unisce: lo stesso ideale, la stessa voglia di servire, lo stesso cammino alla sequela di Cristo e del Vangelo. Non è una comunione costruita a tavolino, ma è quella che nasce spontanea quando Cristo è al centro. Dopo la condivisione e il pranzo comunitario, abbiamo terminato la giornata con la S. Messa

Ancora una volta, vivendo l’Assemblea abbiamo scoperto la gioia di sentirci fratelli, domani negli incontri che faremo lungo la strada, a scuola, a lavoro, basterà cambiare lo sguardo: invece di incrociare sguardi distratti, incroceremo storie. Pensiamo: “Quella persona porta una storia che non conosco, ma Dio la conosce e la ama”. Anche solo questo sposterà il centro da noi agli altri e la stanchezza del cammino mattutino verso il lavoro, la scuola, la famiglia, diventerà preghiera silenziosa.
E, il cammino associativo continua… «E vi fu grande gioia in quella città!»

Articolo a cura dell’Ac interdiocesana

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