Militante delle Brigate Rosse, tra le fondatrici della colonna genovese (una delle più sanguinarie degli anni di piombo, anche se lei non ha mai ucciso), Fulvia Miglietta oggi ha 85 anni e una vita trasformata dalla Grazia: pagati i conti con la Giustizia, oggi è ministro straordinario dell’Eucarestia, dopo aver insegnato catechismo per anni in una parrocchia genovese. Racconta la sua bella storia di conversione a “Credere”, il settimanale diretto da don Vincenzo Vitale, in un articolo di Agnese Pellegrini.
E dal racconto – dall’infatuazione per la teologia della liberazione alla dissociazione dalla lotta armata al deserto del carcere – viene fuori una pagina che ci interessa da vicino: uscita dal carcere a 49 anni, nel periodo di semilibertà, Fulvia Miglietta continua il suo percorso di fede lavorando nel vescovado di Anagni-Alatri e al Seminario Leoniano, «realtà che l’hanno aiutata – spiega Pellegrini nell’articolo – a percepire l’amore di Dio attraverso le persone. Senza le sbarre che coprono il cielo, la ritrovata libertà è anche un invito a vivere con maggiore consapevolezza la propria fede».
E allora, ancor più illuminanti sono le parole della stessa Miglietta, laddove fa riferimento anche all’esperienza vissuta in Ciociaria: «Se mi guardo indietro, posso dire che tutto, nella mia vita, è stato scandito dall’opera del Signore».
di Igor Traboni
(nella foto, un estratto del servizio di “Credere”)
