Il messaggio dell’Arcivescovo Santo per la Quaresima 2026

L’Amore è tutto… è il cuore della conversione La Quaresima è tempo di conversione. La Chiesa ce lo ricorda ogni anno e Leone XIV lo sottolinea nel titolo del suo Messaggio: Ascoltare e digiunare. La Quaresima come tempo di conversione. La conversione ci aiuta a «rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita», a proiettare su Lui il nostro amore. La conversione sarebbe impensabile senza l’amore, perché il cambiamento di rotta, di scelte, di vita, non è diretto a dei comportamenti ma a una Persona: Dio. A Lui e con amore! L’Amore è tutto, vorrei ripetere richiamando il titolo e l’invito della mia prima Lettera Pastorale; l’Amore è il cuore della conversione. Il Papa ci invita a declinare tale conversione in tre parole: ascoltare, digiunare, insieme. Provo a riproporle suggerendo alcune modalità concrete per viverle. Ascoltare: ama il tuo Dio e ama il tuo fratello L’esperienza dell’ascolto ci introduce nel valore della Parola di Dio da conoscere, meditare, amare, amando in essa Dio stesso. Egli ci parla ma anche, ricorda il Papa, ci ascolta, «ascolta il grido dei suoi figli». Egli ci insegna, così, ad ascoltare, «tra le molte voci che attraversano la nostra vita personale e sociale», il grido dei fratelli, specie quello «che sale dalla sofferenza e dall’ingiustizia». – Scegli una modalità di ascolto quotidiano della Parola di Dio: il Vangelo del giorno, un Libro della Bibbia letto di continuo, un semplice versetto ripetuto nel cuore… fallo anche per pochi minuti, ma andando nella profondità di te stesso, per intercettare la Voce di Dio. E fai attenzione al grido di aiuto di qualche fratello: un familiare, un vicino, una situazione più difficile… cercando di rispondere generosamente, più che concentrarti sulle tue esigenze. Digiunare: ama il tuo corpo e ama il bene Il digiuno ci educa a questo. Ci fa passare dal “mangiare-fare ciò che mi va”, al “mangiare–fare ciò che devo”, secondo la persona che scelgo di essere. Possiamo farlo perché il corpo ne è capace, data la sua dignità; e l’agire così ci permette di «disciplinare il desiderio, di purificarlo e renderlo più libero, ma anche di espanderlo, in modo tale che si rivolga a Dio e si orienti ad agire nel bene». – Proponiti una forma di digiuno, anche piccola ma reale: evitare un tipo di cibo; regolare il tempo sui social; ridurre la mole di lavoro e di impegni per stare di più in famiglia, con gli amici, con Dio nella preghiera. E prova a digiunare «dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo», imparando a «coltivare la gentilezza» e a desiderare il bene dell’altro. Insieme: ama la tua Chiesa e la tua comunità Cercare il bene altrui ci porta a vivere per l’altro e con l’altro; e la Quaresima, ci ricorda il Papa, è alla fine un tempo da vivere «insieme». È un tempo di Chiesa, in cui sperimentare «la dimensione comunitaria dell’ascolto della Parola e della pratica del digiuno», consapevoli che «la conversione riguarda, oltre alla coscienza del singolo, anche lo stile delle relazioni». È un tempo per crescere in quella comunione che ci fa Chiesa unita e missionaria; per crescere nell’Amore che è tutto! – Cura le tue relazioni, nella comunità familiare, lavorativa, ecclesiale. E aiuta gli altri, e fatti aiutare, alla fedeltà nel cammino di conversione, promuovendo, in parrocchia o in comunità, momenti di preghiera condivisa, per camminare insieme nell’amore di Dio e dei fratelli. Affidiamo a Maria il cammino quaresimale: ci doni Lei di vivere, anche attraverso piccoli propositi, la gioia della perseveranza e la grazia della conversione, aprendo il cuore verso la luce della Pasqua Frosinone, 18 febbraio 2026 Santo Marcianò Arcivescovo-Vescovo di Anagni-Alatri e di Frosinone-Veroli-Ferentino
Il Vescovo alla Giornata del malato: «Il Signore è accanto alla nostra sofferenza»

Una bella e sentita partecipazione per la XXXIV Giornata del malato, tenutasi a livello interdiocesano e organizzata dagli uffici della Pastorale della salute delle due diocesi, presso la parrocchia Santa Maria della Mercede, in località La Fiura ad Alatri, sabato 14 febbraio.Presieduta dall’arcivescovo Santo Marcianò e concelebrata dai direttori degli uffici di Pastorale della salute delle diocesi di Anagni-Alatri e Frosinone, don Alexandre Tannaus e don Giuseppe Vitelli, dagli assistenti delle Unitalsi delle due diocesi, don Pietro Bonome e don Francesco Frusone, da diversi sacerdoti delle due Chiese, con una celebrazione arricchita dalla presenza dei volontari che quotidianamente si occupano di disabilità nel territorio delle due diocesi: le Unitalsi diocesane, la Siloe e l’associazione Peter Pan. Presente anche l’Arvas (Associazione Regionale Volontari Assistenza Ospedaliera) che ogni giorno fa assistenza ospedaliera in ospedale. Presente anche sindaco di Alatri, Maurizio Cianfrocca. «Che bello essere qui con voi, oggi, nella trentaquattresima Giornata del Malato – ha esordito il vescovo Santo nell’omelia – Voi malati non siete soggetti passivi, ma siete soggetti attivi, siete i protagonisti di questa Giornata. Spesso ci chiediamo: che cosa posso fare io? Tutti noi abbiamo un talento, dei talenti. Gesù si è caricato della nostra sofferenza e delle nostre fatiche, andando sulla Croce. Il Cristianesimo è prossimità, è farsi prossimo, è amore e compassione ed è donazione di sé stessi. La preghiera si lega con la speranza e attraverso la sofferenza viviamo la Pasqua del Signore, dobbiamo vivere la dimensione dell’amore del Signore, dobbiamo vivere nella sua dimensione. Papa Leone ci parla anche dell’importanza della cura. Attenzione: non è che il Signore non soffre con noi, il Signore vive accanto a noi, alla nostra sofferenza, una sofferenza che non è solo fisica ma è anche psichica. E la sofferenza psichica distrugge tutto. L’evangelista Luca, nel Vangelo, ci parla del Samaritano a cui fascia le ferite con la cura, ma ci parla anche di chi scende e chi sale perché la vita è un po’ come una salita e una discesa di chi si è fatto prossimo al Samaritano, chiediamo al Signore di aiutarci», ha concluso il presule. Particolarmente importante il momento dell’unzione degli infermi, che l’arcivescovo ha voluto sottolineare come un atto di cura integrale della Chiesa verso chi soffre, che trasforma la malattia in un momento di unione con Cristo.Ricordiamo che la Giornata del malato coincide con la festa della Madonna di Lourdes perché Lourdes è il simbolo della sofferenza, della malattia e della guarigione da essa attraverso la fede, come certificato dalla guarigione di Antonietta Raco, una donna italiana, guarita in modo inspiegabile dalla Sclerosi Laterale Primaria nel 2009 durante un pellegrinaggio con l’Unitalsi. Riconosciuta come il 72° miracolo di Lourdes, la sua guarigione ha comportato la scomparsa immediata dei sintomi dopo un bagno nelle piscine. La celebrazione interdiocesana si è conclusa con la fiaccolata in chiesa aux flambeaux e il canto dell’Ave Maria di Lourdes, in onore della Vergine Maria. di Francesco Santoro
Il messaggio del vescovo Santo al convegno “Amare non fa male!”: «L’uomo è creato dall’Amore, con Amore, per Amore»

Questo il testo integrale del messaggio di saluto dell’arcivescovo Santo Marcianò, fatto pervenire ai partecipanti al convegno “Amare non fa male” – Educare all’amore vero”, tenutosi a Fiuggi sabato 13 febbraio 2026, organizzato dall’Azione Cattolica diocesana, area famiglia & vita, dall’associazione La Caramella buona e dall’Ufficio di pastorale familiare della diocesi di Anagni-Alatri Messaggio convegno (pdf) Carissimi,nell’impossibilità di partecipare ai vostri lavori, non voglio far mancare il mio salutoal convegno: «Amare non fa male!». È un titolo che, partendo dal fotografare la realtà,esprime la speranza che mai più si chiami “amore” ciò che è esattamente il suo contrario: laviolenza, lo sfruttamento, l’uso, l’abuso… ogni forma di prevaricazione e dominio sull’altro,che «fa male», che provoca il male. Un male che spesso riempie le pagine della cronaca e alquale bisogna imparare a dare un nome, per conoscerlo e per contrastarlo. Ecco ladimensione educativa, sulla quale il vostro convegno si vuole concentrare.«L’amore – diceva Giovanni Paolo II – non è cosa che si impari, eppure non c’è cosache sia così necessario imparare». Una definizione paradossale, come paradossale, del resto,è l’amore stesso. Ma una definizione che apre un panorama straordinario: l’apprendimentodell’amore è quanto di più necessario si possa immaginare. Non è una frase fatta, uno slogantra i tanti con i quali oggi si vuole sdoganare un’educazione affettiva che, come si suol dire,comprende “tutto e il contrario di tutto”. Si tratta piuttosto di individuare la radice di questa«necessità» dell’educazione all’amore, che è prettamente antropologica. Del resto, è stato lostesso Giovanni Paolo II, nella sua prima Enciclica (Redemptor Hominis, 10), ad affermareche «l’uomo non può vivere senza amore. Egli rimane per sé stesso un essereincomprensibile, la sua vita è priva di senso, se non gli viene rivelato l’amore, se nons’incontra con l’amore, se non lo sperimenta e non lo fa proprio, se non vi partecipavivamente».Sì, cari amici. Imparare l’amore è necessario per diventare sé stessi; per essere,rimanere, diventare persone umane in senso compiuto e, di conseguenza, evitarecomportamenti che non esiteremmo a definire “disumani”. E ciò che fa di un essere umanouna persona realizzata, prima che il lavoro, la carriera, l’accumulo di titoli e competenze, è lapossibilità di accedere, per così dire, a questo fondamentale “apprendimento”. Educareall’amore è educare all’umano!Il tema dell’educazione all’amore, dunque, è emergenza e urgenza; al contempo, cene rendiamo conto, è estremamente delicato, proprio per l’antropologia, ovvero l’idea diuomo che presuppone e veicola. E l’antropologia personalista, che il cristianesimo riconosce econdivide con molte altre culture e religioni, vede la persona umana come unità integrata eintegrale di corpo, psiche e spirito, fatta per entrare in relazione e chiamata a una libertà cheè anzitutto rispetto della verità e dignità propria e altrui.Tutto questo, se ci pensiamo bene, è «rivoluzionario»! Implica quella «rivoluzionedell’amore» che, riprendendo l’invito di Papa Leone, fin dal giorno di inizio del mio ministeronelle nostre Diocesi ho voluto indicare come programma, offrendone le linee principali nellaLettera Pastorale Capii che l’amore è tutto. In tale testo, partendo proprio dall’affermazionedi Giovanni Paolo II – «l’uomo non può vivere senza amore» – vi invitavo a osservare che«l’amore è oggi una delle parole più complesse ed equivocate», ricordando, al contempo, che «“Dio è amore”, l’amore è Suo dono e si concretizza nel Suo Progetto su ciascuno di noi, suogni vocazione. Occorre dunque chiedersi sempre cosa significhi amare, per rispondere erimanere fedeli alla propria chiamata all’amore in ogni vocazione» perché, in definitiva, «ognivocazione nasce dalla gioia di sentirsi amati a dall’essere chiamati ad amare».Il vostro Convegno affronta il tema dell’educazione all’amore con relatori qualificatie ricchi di esperienza; e la Chiesa ha profondamente a cuore la dimensione vocazionaledell’amore. E pensando alla dimensione formativa dei giovani, desidero riproporre a tutti voil’interrogativo espresso nella Lettera Pastorale, su cui i vostri lavori possono offrire unprofondo contributo di riflessione: «Come impostare una pastorale vocazionale che, partendodalla riscoperta dell’essere e sentirsi amati, aiuti ogni giovane a interrogarsi sul Progetto diamore Dio, unico e irripetibile, e sia integrata da un’educazione affettivo-sessuale e daun’educazione all’amore in grado di indicare l’orizzonte del dono di sé come realizzazionedella persona?»Cari amici, «l’orizzonte del dono di sé»! Ecco la radice antropologica alla quale ladimensione educativa si deve ancorare, per contrastare una cultura edonista e relativista,che riduce l’amore alla dittatura del puro sentimento aprendo il varco a comportamentiegoistici: da diverse forme di immaturità affettiva, fino alla violenza e a ogni genere diabuso, specie nei confronti di donne, minori e persone vulnerabili.La «Rivoluzione dell’amore», come ho voluto sottolineare, «ci pone dinanzi l’amorenon solo come sentimento ma come dinamica di tutta la persona: corpo, psiche, spirito,intelligenza, volontà», nella consapevolezza che amare non significa «sentire o sentirsi benema “perdere”, donare la propria vita»; e che, come ha detto Papa Leone ai giovani alla Vegliadi Tor Vergata lo scorso 2 agosto, «donare sé stessi è la felicità»!Che questo convegno ci aiuti a riscoprire nel “dono di sé” il segreto che permetteall’amore di non fare male e promette all’essere umano la felicità a cui egli è chiamato,perché creato dall’Amore, con Amore, per Amore.A tutti, buon lavoro!
Norme Diocesane per Comitati feste patronali e feste ad esse equiparate

Ecco le norme decise dall’arcivescovo Santo Marcianò Norme Diocesane per Comitati feste patronali e feste ad esse equiparate (pdf)
Il vescovo ha incontrato l’Aiam, Associazione interparrocchiale Anagni medievale

Nella serata di sabato 7 febbraio, nel salone del seminario regionale Leoniano, l’arcivescovo Santo Marcianò ha incontrato i membri dell’Aiam, l’associazione interparrocchiale Anagni medievale. Protagonisti indiscussi della serata sono stati i figuranti e i collaboratori delle contrade medioevali che hanno avuto modo di incontrare e conoscere l’Arcivescovo. Tra i vari interventi, quelli dei responsabili cittadini e regionali. L’arcivescovo di Anagni-Alatri e Frosinone-Veroli-Ferentino è stato accolto dal presidente dell’Aiam e parroco della Cattedrale di Anagni, don Marcello Coretti, dal vice presidente dell’associazione, Carlo Cerasaro. Tra i vari ospiti, don Rodolfo Baldazzi, presidente regionale della Federazione Manifestazione Storiche del Lazio e presidente della Federazione Italiana Giochi Storici, che ha tra l’altro preannunciato la nomina del giovane anagnino Carlo Cerasaro a segretario nazionale della Federazione Italiana Giochi Storici. Nel suo intervento, Marcianò ha invitato i componenti dell’associazione ed i figuranti ad essere portatori di speranza «continuando a seminare i valori fondanti dell’AIAM» ed ha altresì esortato i giovani a seguire il virtuoso cammino intrapreso, ricordando loro che la città di Anagni è anche «cattedra di sapienza e crocevia di diplomazia». Dopo l’incontro, l’Aiam ha così espresso, attraverso i proprio canali social, la piena soddisfazione per l’esito della serata: «Vogliamo ringraziare monsignor Marcianò per le bellissime parole rivolte alla nostra associazione. Accogliamo il suo invito ad essere portatori di speranza nella nostra città continuando a seminare i valori fondanti dell’Aiam».
Gorga ha abbracciato con gioia il vescovo Santo

Nella giornata di domenica 8 febbraio 2026 la piccola comunità di Gorga ha accolto con grande gioia il vescovo Santo Marcianò. Tante persone si sono radunate in piazza Vittorio Emanuele II per dare il benvenuto al vescovo, giunto in paese per conoscere più da vicino la parrocchia di San Michele Arcangelo e l’intera comunità. In piazza era presente il parroco, padre Efrain Mora Garcia, il sindaco, Andrea Lepri, altri esponenti dell’amministrazione comunale e le autorità militari. A rendere ancor più festoso il clima ha contribuito la presenza del complesso bandistico “Cipriani”. Il parroco ha avuto cura di porgere al vescovo Santo, a nome di tutta la cittadinanza, un caloroso saluto di benvenuto. Durante un breve itinerario all’interno del paese, il vescovo ha avuto modo di visitare il laboratorio di restauro in piazza Ernesto Biondi, dove è in atto il recupero di pregevoli tele appartenenti alle diverse chiese di Gorga e, successivamente, il palazzo Cardinal Santucci e la vicina chiesa dei “frati” sulla quale sono stati recentemente fatti importanti interventi di ristrutturazione. Accompagnato dalle gioiose note della banda, il corteo si è avviato verso la chiesa di San Michele Arcangelo per la celebrazione della Messa. Numerose e sincere le manifestazioni di affetto tributate al vescovo dai fedeli durante il tragitto, tutte calorosamente corrisposte dal presule. All’interno della chiesa aleggiava un’atmosfera calda, colma di attesa per le parole che il pastore avrebbe pronunciato al suo gregge. Ai piedi dell’altare i bambini che frequentano il catechismo hanno accolto e salutato il vescovo offrendo, raccolte in un cartellone, alcune lettere per esprimere, con affetto sincero, la gioia del momento. La celebrazione della Messa è stata animata dal coro parrocchiale, attenta e composta la partecipazione dei fedeli. Il vescovo, nell’omelia, ha ricordato come in questi tempi difficili, sia sempre valida l’ esortazione di Gesù ad essere «luce del mondo e sale della terra», al fine di dare un senso alla nostra vita ed a quella delle persone a noi vicine. Conclusa la celebrazione monsignor Marcianò si è recato al palazzo del Municipio per il saluto da parte del sindaco e dell’Amministrazione comunale. La mattinata si è chiusa con un momento conviviale condiviso con la comunità. di Ernesta Tosco
Il Vescovo ai consacrati: «Grazie per il vostro essere profezia di amore»

XXX Giornata mondiale della vita consacrata – festa della Presentazione del Signore Cattedrale di Anagni – 2 febbraio 2026 Carissimi fratelli e sorelle, Consacrate e Consacrati, incontrarvi per la prima volta tutti assieme in questa Cattedrale è motivo di gioia, di festa. È una Festa la celebrazione di questa XXX Giornata Mondiale della Vita Consacrata. Ed è tanta la mia gratitudine di padre per il vostro esserci, per la presenza, con i diversi tipi di apostolato che svolgete in diocesi; e per l’anniversario significativo, che illumina ancora di più questo nostro “primo incontro” comunitario. In realtà, abbiamo già avuto modo di incontrarci con tanti di voi. Siete tanti, tante forme di vita consacrata, tanti carismi diversi; ma un “cuore” vi accomuna tutti, svelato nel bellissimo brano evangelico di oggi: la Presentazione di Gesù al Tempio ((Lc 2,22-40). E il cuore è proprio questo: «presentare»: «Portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore», scrive Luca, utilizzando il greco parastèsai che, tradotto con «presentare», significa in realtà anche «offrire», riferito a quanto avviene con i sacrifici del Tempio. Si tratta, cioè, di un’offerta che esprime l’appartenenza totale a Dio: quanto si offre, si riconosce essere Sua proprietà esclusiva. D’altra parte, il verbo ritorna anche in Rm 12,1: «Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale». È veramente bella questa modalità di appartenenza che vi contraddistingue e, al contempo, indica l’Assoluto di Dio! E se è vero che ogni creatura appartiene al Signore, è anche vero che essere presentati così, essere offerti così, offrire se stessi come «sacrificio», ha una sfumatura del tutto peculiare: sacerdotale e sponsale. Si vede qui tuttoil senso della vostra esistenza: dall’ascolto della chiamata di Dio che vi ha scelti per Sé, alla gioia della vostra risposta libera e innamorata, alla quotidianità che a volte sembra spingere verso lo scoraggiamento, al tempo della croce che visita ciascuno in modo diverso, alla fecondità che si manifesta dove non avremmo mai immaginato… Tutto è offerta d’amore! Tutto è sacrificio d’amore! Tutto appartiene a Dio e al Suo Amore! Presentare, dunque; offrire in sacrificio. Un verbo che, per certi versi, il Vangelo ci aiuta a caratterizzare ulteriormente con le figure di Simeone ed Anna. Due prospettive diverse e complementari: potremmo dire, una statica e l’altra dinamica. Anna, infatti, si offre con il suo «stare» nel Tempio. Simeone lo fa con il suo andare, «recandosi» al Tempio. E potremmo qui pensare ai diversi carismi della vita consacrata. Pensiamo allo «stare» della vita monastica, claustrale, con il servizio a Dio di un cuore che Gli appartiene talmente da «non allontanarsi mai» dalla preghiera, dal coltivare l’interiorità, dal posare lo sguardo su di Lui. Non è scontato ai nostri giorni, anche a motivo della pervasività di alcune tecnologie – inclusi social e intelligenza artificiale – che possono insinuarsi al punto da sostituire l’anelito al soprannaturale con un certo bisogno di “evasione”. E si tratta di un rischio che tutti corriamo, assieme al rischio di dimenticare come lo «stare» riguardi in realtà tutti i consacrati, pure nelle diverse fasi della vita. Come portare avanti una feconda vita apostolica senza lo «stare» della preghiera? E come non cogliere la misteriosa fecondità dello Spirito anche nei momenti di malattia, di prova della fede, di crisi e di fallimento, come pure nella fase anziana della vita, quando le forze declinano e ci si può sentire marginalizzati? Simeone, d’altra parte, è Icona di colui che va, che corre, mosso dallo Spirito e mosso dall’attesa che, potremmo dire, ha affinato la sua sensibilità allo Spirito. Quanto è importante che ogni vostra missione abbia questo profumo spirituale! Che le vostre opere siano interiormente mosse dallo Spirito Santo, per seguire veramente la Volontà di Dio e per portare gli altri a vedere quel Dio che è «salvezza» del mondo! E questo è vero tanto a livello personale quanto a livello comunitario. Non bisogna precipitarsi per mantenere la docilità allo Spirito; bisogna evitare che l’emergenza dell’organizzazione, della mancanza di vocazioni, della stessa economia pressino e sostituiscano la risposta della fiducia in Dio. Allo stesso tempo, quando lo Spirito manda, non bisogna tirarsi indietro, per paura o lentezza: è solo in quel preciso momento che Gesù si lascia incontrare da Simeone. Infatti, lo Spirito che nutre l’attesa frenando la fretta inopportuna è lo stesso Spirito che infonde il coraggio e la prontezza di andare verso la novità di Dio, anche se ci sentiamo “anziani” o sentiamo “anziana” e appesantita la nostra Congregazione. È bellissimo pensare che a Simeone ed Anna, anziani, Dio si manifesta come Bambino, come novità assoluta, Vita appena nata. E proprio ieri abbiamo celebrato la Giornata per la Vita, alla quale i Vescovi Italiani hanno dato come tema “Prima i bambini”! Presentare, stare, andare. In tutto questo, il racconto evangelico trasuda di profezia, riprendendo peraltro la profezia di Malachia (Mal 3,1-4) che parla del Signore che «entra» nel Suo Tempio e dell’«offerta» che sarà gradita al Signore. La Vita Consacrata è profezia! Attraverso l’«offerta» di se stessi diventa profezia di un Tempio che è di Dio, appartiene a Dio; di un Dio che, entrando nel Tempio come un Bambino, entra nella storia umana – nei tempi, nei luoghi e nelle persone, che sono il «santo tempio di Dio», come dice Paolo (cfr. 1 Cor 3,17) – e ne conferma l’appartenenza al Signore. C’è una profezia che, come persone consacrate, vi è affidata, oggi, nelle nostre Diocesi. Ciascuno potrà dettagliarla e lo faremo anche assieme nelle vostre realtà. Vi lascio però due indicazioni concrete. Nel Messaggio per questa Giornata, il Dicastero per la Vita Consacrata parla della «dimensione profetica della vita consacrata come “presenza che resta”: accanto ai popoli e alle persone ferite, nei luoghi dove il Vangelo si vive spesso in condizioni di fragilità e di prova… restare con amore, senza abbandonare, senza tacere, facendo della propria vita la Parola per questo tempo e per questa storia» 1 . È
In tanti alla Marcia della Pace interdiocesana di Azione Cattolica

Sabato 31 gennaio, ore 14.30 ad Alatri, in Piazza Santa Maria Maggiore, il silenzio del dopo pranzo prevale su qualche motore che sporadicamente attraversa la piazza. Alle 15 cominciano a risuonare le voci dei primi arrivati, convocati dall’Azione Cattolica per la consueta Marcia della pace, che la nostra diocesi organizza a conclusione del mese della pace da oltre 35 anni. Sono bastati pochi minuti per vedere la piazza gremita di bambini, ragazzi, giovani e adulti, provenienti dalle diocesi di Anagni-Alatri e Frosinone-Veroli-Ferentino che, insieme, con questa iniziativa hanno voluto dare voce al messaggio di pace che Papa Leone XIV ha lasciato al mondo il primo gennaio del 2026 e che le presidenze di Azione Cattolica hanno raccolto e a loro volta, consegnato a tutti i partecipanti. Una pace disarmata e disarmante, chiede il Santo Padre. Quella pace che dagli arrivi ai saluti finali, abbiamo potuto assaporare nei sorrisi dei bambini che, durante il corteo, gridavano di volere la pace; quella pace che abbiamo visto negli abbracci e nelle pacche sulle spalle che i giovani si scambiavano con semplicità scherzosa; quella pace che gli adulti hanno trasmesso accogliendo le differenze e le unicità di ciascuno, condannando la violenza come mezzo di risoluzione dei conflitti che, nel mondo adulto, tendono a portare divisione e violenza, soprattutto a danno dei più piccoli. I saluti del sindaco di Alatri, Maurizio Cianfrocca, che ha elogiato l’iniziativa, accogliendola con gioia e che ha chiesto soprattutto ai giovani di impegnarsi a vivere per un mondo in pace; il saluto del parroco di Alatri, don Walter Martiello e degli assistenti Ac don Rosario Vitagliano e don Giovanni Ferrarelli, che hanno consegnato ai partecipanti il saluto del nostro Vescovo Santo Marcianò, impossibilitato ad essere presente, ma con il pensiero rivolto a tutta la piazza; il saluto dei presidenti di entrambe le diocesi Concetta Coppotelli e Giovanni Vasta, che hanno unito le due realtà associative per vivere insieme questo importante richiamo alla pace. Significativa, la presenza dei parroci don Pierluigi Nardi, don Antonio Castagnacci, Padre Efrain Mora Garcia e naturalmente don Walter a sostegno delle rispettive associazioni parrocchiali; una presenza che ha mostrato quanto sia importante la collaborazione, l’accompagnamento e l’amicizia tra laici e parroci, per lavorare per il regno di Dio. Un gesto condiviso da tante persone, che hanno acquistato la spilla della pace con lo scopo di fare del bene a qualcuno. Dopo i saluti, la divisione in settori Adulti, Giovani, ACR per lo svolgimento delle attività propedeutiche alla marcia e infine il corteo: un fiume di persone, tanti striscioni, cartelloni e slogan gridati. Un corteo colorato, rumoroso che urlava e pregava la pace. Una marcia partecipata, che parlava di unione, di condivisione, di fratellanza e di vita. Si, la marcia era viva! E Dio ci accompagnava, come sempre! Un’emozione unica vedere diverse generazioni insieme, unite, con lo stesso desiderio di dire no alla violenza e di dire sì all’ascolto e al rispetto, dell’uomo e del creato. Uno spazio importante, come detto, è stato dedicato alla vendita del gadget pensato dall’Azione Cattolica Nazionale per il mese della Pace 2026, la spilla della pace, il cui ricavato sarà destinato ad aiutare la Terra Santa, martoriata dalla guerra. La marcia,dopo aver percorso le vie di Alatri, si è conclusa con un momento di preghiera unitaria, presso la chiesa degli Scolopi, per ringraziare il Padre che ci ha voluti figli e dunque fratelli, in Cristo e che ci ha permesso di vivere un momento così significativo ed emozionante. La certezza che lui è sempre accanto a noi per farci sperimentare questa bellezza in ogni giorno della nostra vita, è ciò che ci guida ad essere suoi discepoli nel mondo in cui lui stesso ci ha pensati. di Giusy Secondino Vicepresidente adulti Presidenza Azione Cattolica diocesi Anagni-Alatri
“Prima i bambini!”: il messaggio del Vescovo Santo per la Giornata nazionale per la Vita

Guardatevi dal disprezzare qualcuno di questi piccoli; perché io vi dico che i loro angeli in cielovedono continuamente la faccia del Padre mio (Mt 18,10).Le parole di Gesù, riprese dai Vescovi italiani nel Messaggio per la 48° Giornata per la Vita – “Prima ibambini” – mettono, potremmo dire, “i bambini al centro”. Ed è questo il gesto con cui Gesù stessoaccompagna la sua ammonizione, quando i discepoli gli chiedono chi sia più grande: «Allora chiamò a séun bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: “In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventeretecome i bambini, non entrerete nel regno dei cieli”» (Mt 18,1-3).Mettere al centro i bambini significa mettere in campo gesti concreti: valori, priorità, leggi, opere… alivello personale, familiare, sociale, ecclesiale. E per assicurare una tale concretezza, i Vescovi ci invitanoanzitutto a pensare a tanti bambini, oggi, nel mondo: dai bambini soldato a quelli “vittime collaterali”delle guerre degli adulti; dai bimbi considerati un diritto e “fabbricati” in laboratorio per soddisfare idesideri degli adulti a quelli cui viene sottratto il fondamentale diritto di nascere, talora perché malati; daibimbi che pagano egoismi e conflitti familiari e sono maltrattati o abbandonati a loro stessi, implicati neicasi di separazione e divorzio dei propri genitori, sfruttati come lavoratori o coinvolti nelle violenzedomestiche, ai piccoli fatti oggetto di attenzioni sessuali, fino all’infernale piaga degli abusi, che affliggefamiglie, ambienti educativi e persino la Chiesa. Quella Chiesa che invece è, e deve diventare sempre più,“casa accogliente” per loro nelle celebrazioni liturgiche, nelle attenzioni alle varie povertà che licolpiscono, nell’adozione di modalità adeguate alla loro età per l’annuncio della fede e nelle occasioni divita comunitaria.Sogno sempre più così la nostra Chiesa! Un luogo in cui i bambini siano “al centro” e siano “a casa”: daipiccoli nel grembo materno fino ai ragazzi delle nostre città, che dobbiamo proteggere da pericoli ediscriminazioni ma anche da una cultura del provvisorio, del consumismo, dell’immagine, che rischia difarli crescere in un clima di vuoto e competizione, violenza e odio; persino nell’odio di sé. Sogno che lanostra Chiesa ami sempre più la vita amando i bambini: quanti ne incontro nelle nostre parrocchie e conquanta gioia! Sogno che le famiglie non si scoraggino nel trasmettere loro la vita e, assieme a sacerdoti eoperatori pastorali, non si stanchino di educarli alla fede e all’incontro con Gesù. E sogno la nostra Chiesa,e anche il nostro mondo, come un luogo in cui, per dirla con l’autore del “Piccolo Principe”, i grandi nondimentichino di essere stati bambini: sappiano ascoltarli, capirli e operare, con coraggio, scelte rispettosedella dignità e della vita di ciascuno. Sì, sebbene il rispetto per la vita umana non si limiti al rispetto per l’infanzia, esso inizia proprio da lì: dacolui che è piccolo, quasi “invisibile agli occhi”, come direbbe ancora il Piccolo Principe, ma vive e ciinsegna ad amare. Per questo, assieme ai Vescovi, dico grazie a tutte quelle persone e istituzioni che, nellanostra Chiesa, operano attivamente per educare e custodire i bambini nonché per proteggere la vita umanain tutte le sue fasi e situazioni. Ogni vita! A cominciare da quella dei piccoli che devono ancora nascere,fino a quella dei malati o degli anziani che talora sembrano tornati bambini, tanto sono deboli e bisognosidi tutto, ma la cui esistenza non può essere soppressa.Mettiamo dunque i bambini al centro: metteremo al centro la vita, metteremo al centro l’umano! Santo Marcianò Frosinone, 30 gennaio 2026
“Una Chiesa per i giovani”: corso di aggiornamento al Leoniano

Nuova iniziativa dell’Istituto Teologico Leoniano di Anagni che ha varato il corso di aggiornamento dal titolo “Una Chiesa per i giovani”, rivolto a sacerdoti, diaconi, operatori pastorali e insegnanti di religione cattolica di ogni ordine e grado. Dall’11 febbraio al 20 maggio si susseguiranno le lezioni di vari docenti, per una durata complessiva di 24 ore; al termine verrà richiesta la stesura di un elaborato. Tra i relatori che si alterneranno al Leoniano, Paola Bignardi, Carlo Lembo, Agostino Orilia, Augusto Cinelli, Pasquale Bua, Lorenzo Ucciero, Paolo Spaviero, Elena Massimi, Gianni Di Santo, Giovanni De Ciantis, Leonardo D’Ascenzo. Ci si può iscrivere fino al 7 febbraio. Per tutte le informazioni è possibile consultare il sito internet dell’Istituto teologico Leoniano, oppure chiamare al numero 0775-7338335.
