Il messaggio del Vescovo per l’inizio del nuovo anno scolastico

Cari studenti,si aprono in questi giorni le porte delle Scuola e inizia un nuovo Anno Scolastico, un altro anno della vostra vita. Sì, perché la Scuola è un luogo, un edificio, una classe… ma è soprattutto un tempo prezioso, che attraversa l’esistenza in fasi particolarmente significative: l’infanzia, l’adolescenza, la giovinezza, il passaggio verso la vita adulta…La Scuola vi vede crescere e vi fa crescere, nella misura in cui la vivete come opportunità di conoscere e sapere, di portare alla luce i vostri doni e scegliere, con libertà e maturità, non solo “cosa fare” ma soprattutto “chi essere”.Vi accompagnano, in questo cammino, la vostra curiosità e creatività, l’intelligenza e la volontà.Soprattutto, vi accompagnano tante persone: i “compagni di scuola” che, tra gioie e piccoli conflitti, sono una presenza fondamentale e rimarranno sempre tra i ricordi più indelebili; vi accompagnano i docenti, i quali vivono una vocazione preziosa e hanno a cuore non solo il vostro apprendimento ma tutto il vostro cammino; vi accompagnano i dirigenti, il personale amministrativo e ausiliare… tutti insieme, come in una famiglia.La Scuola, infatti, è una comunità e, in quanto tale, ci ricorda che siamo fatti per vivere in relazione, in comunione, in fraternità con tutti; ed è importante che in questi anni, accanto “all’alfabeto delle lingue”, voi possiate apprendere anche questo “alfabeto dell’amore e della pace”, di cui il mondo ha infinito bisogno e che voi potrete portare al mondo attraverso lo studio, il lavoro, la famiglia, la relazione con gli altri.Cari studenti, cari docenti, cari membri tutti della comunità scolastica, sia questo un tempo che, sebbene faticoso, possa segnare la crescita intellettiva e umana di tutti voi, di tutti insieme. Non lo dimenticate: da soli non possiamo crescere! Per questo anche noi, come Chiesa, vogliamo camminare con voi, a servizio del nostro territorio e del bene comune, sperando pure in qualche occasione di incontro. Vogliamo crescere insieme in umanità: nella «magnifica umanità» – come l’ha chiamata Papa Leone – che ciascuno di noi è chiamato a vivere in pienezza.Buon cammino e buon anno, con tanto affetto!Vi benedico. Santo Marcianò

Dalla Caritas un “Taxi sociale” per le persone meno abbienti

La Caritas interdiocesana di Frosinone e Anagni-Alatri ha varato il “Taxi sociale” a disposizione di anziani, persone in difficoltà o in situazioni di fragilità. Un servizio gratuito per chi ha bisogno di accompagnamento sociale per varie esigenze (visite mediche, spesa e servizi vari). Il servizio è attivo dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 14. Si può richiedere chiamando il numero 331-6877555, anche su Whatsapp, oppure utilizzando la mail caritas@diocesifrosinone.it

Dalle “Parrocchie in comunione con Maria” una Casa famiglia come opera-segno del Giubileo

L’impegno preso durante il Giubileo della Misericordia 2025 si è meravigliosamente e amorevolmente concretizzato: le “Parrocchie in comunione con Maria” – ovvero l’unità pastorale formata dalle comunità di Mole Bisleti, Laguccio, Pignano, Basciano e Sant’Emidio e che non a caso nel logo hanno inciso a chiare note le parole programmatiche “Insieme per amore” – hanno lasciato un segno concreto, un dono che continuerà a parlare negli anni a venire. Si tratta della Casa-famiglia “Il sorriso di Alessandro”, inaugurata martedì 1 settembre nella zona di Mole Bisleti dove da tempo è presente la Onlus “Comunità servizio di solidarietà sociale”, da decenni una presenza, stabile e concreta, ricca di umanità, accanto ai disabili e alle loro famiglie, una realtà viva e vitale, conosciuta anche fuori diocesi. «Per la nostra cooperativa – ha detto tra l’altro la presidente della stessa, Michela D’Onorio – è un momento davvero speciale. Non inauguriamo semplicemente una casa ristrutturata, ma apriamo un luogo che nasce dal desiderio di accogliere, condividere e continuare a costruire quella comunità solidale in cui abbiamo sempre creduto. Abbiamo scelto di intitolare questa Casa Famiglia “Il Sorriso di Alessandro” perché il suo ricordo è ancora vivo dentro di noi. Alessandro ha frequentato la nostra cooperativa per poco tempo, ma è bastato quel breve periodo per lasciare un segno profondo nel cuore di tutti noi. Un sorriso, una presenza, un ricordo che oggi vogliamo trasformare in qualcosa di concreto, affinché il suo nome possa continuare a vivere in questo luogo». Il primo “grazie” è stato poi per don Luca Fanfarillo: «Quando gli ho parlato di questo progetto, ha creduto subito in me e in quello che avevo immaginato. Il suo sostegno e la sua fiducia sono stati importanti per trasformare un’idea in un progetto concreto. Un grazie sincero va al gruppo IncomunioneconMaria, formato dalle quattro parrocchie, che ha scelto di sostenere questa iniziativa e di lasciare un segno concreto nella nostra comunità». Michela D’Onorio ha quindi ringraziato «l’ing. Marta Latini e l’ arch. Chiara Bastianoni, che hanno messo a disposizione la loro professionalità e accompagnato questo progetto, e il sig. Tommaso D’Onorio, per il suo prezioso lavoro e per tutto ciò che ha fatto affinché questa casa potesse prendere forma. Un grazie va anche a tutte le persone che hanno contribuito alla ristrutturazione, a chi ha donato materiali, tempo, lavoro, competenze e disponibilità. Ognuno ha lasciato un piccolo pezzo di sé e, proprio per questo, questa casa è il risultato di una grande collaborazione». Avviandosi a concludere il suo intervento, la presidente della cooperativa , non ha nascosto di provare «una grande emozione. Perché dietro queste pareti non vedo soltanto un progetto realizzato: vedo persone che hanno creduto, mani che hanno lavorato, cuori che hanno donato e una comunità che si è unita per qualcosa di importante. Spero che questa Casa Famiglia possa diventare davvero un luogo di accoglienza, di serenità, di dignità e di speranza. Un luogo dove le persone possano sentirsi accolte e soprattutto sentirsi a casa». L’inaugurazione della casa famiglia in qualche modo ha anche suggellato la presenza decennale di don Luca Fanfarillo – che ha benedetto i nuovi locali – nelle “parrocchie in comunione con Maria”, fatta di un impegno pastorale continuo, senza mai risparmiarsi, e salutato con affetto da tantissimi fedeli ma anche dai cosiddetti “lontani” che in don Luca hanno comunque sempre trovato una persona rispettosa e aperta al dialogo. Domenica 6 settembre, accompagnato dal vescovo Santo Marcianò, don Luca Fanfarillo si è insediato nelle parrocchie di Alatri centro; al suo posto arriva don Antonio Castagnacci, proveniente da Fiuggi, nell’ambito degli avvicendamenti pastorali decisi dal vescovo Marcianò. (I. Trab.)

Alatri: la Madonna di Portadini e il “miracolo del ciglio gonfio”

Era maggio. Un maggio del 1619, chiaro di bocce e di polvere. A ridosso delle mura di Alatri, dove la portella di Portadini si apre ai campi, c’era una chiesetta di pietra grezza. La chiesetta dei contadini, della Madonna della Resurrezione, che allatta. Un rifugio, non un monumento. Quel giorno un uomo giocava. Perse. E la sconfitta gli fece amaro il cuore. Imprecando contro il Cielo, raccolse un sasso e lo scagliò contro il Volto dolce della Vergine.Il sasso la colse sulla guancia. E accadde l’incredibile. La carne dipinta si fece carne viva. Il ciglio si gonfiò e lo zigomo arrossì. Resta una riga negli archivi del Comune di Alatri, mano del notaio Marcantonio Scascia, asciutta come un verbale e tremante come una preghiera: «Di maggio 1619 se gonfio lo Ciglio della Madonna de Resurresse à Portadini». Si dice che il giovane fuggisse, col terrore negli occhi, e che la fuga gli spezzasse il fiato, fulminato lì, a settantacinque passi dalla sua colpa. Altri dicono che fu Dio. Altri, che fu lo spavento di aver visto la tenerezza ferita. All’inizio del Novecento, smuovendo la terra per dei lavori, la terra ha restituito delle ossa. Proprio a settantacinque passi. Dove la storia diceva. Da allora, la Madre di Portadini non ha smesso di vegliare. Papa Pio IX, il 7 settembre 1877, ne benedisse la festa per mano della Congregazione della Madre di Dio della Resurrezione. E ogni maggio, il mese suo, il mese del miracolo, a Portadini si torna. Si sgrana il Rosario, quella dolce catena che ci rannoda a Dio, sotto il suo ciglio ancora gonfio d’amore per noi. Oggi la sua Confraternita rinasce, giovane, e vuole ridare fiato e luce a quelle pietre. Quest’anno la festa si veste di nuovo: non l’ultima, ma la seconda domenica di settembre, perché l’ultima Alatri si stringerà attorno all’arcivescovo Santo Marcianò nel raduno di tutte le Confraternite. Vi aspettiamo così: 10-11-12 settembre – Il Triduo del CuoreAl Vespro, il Rosario e la Messa con il nuovo parroco, don Luca Fanfarillo. Ha scelto di iniziare il suo cammino in mezzo a noi proprio da qui, da una confraternita giovane e da un miracolo antico, per riscoprire insieme la tenerezza di Maria. Domenica 13 settembre – La FestaRosario al mattino e, alla sera, Eucaristia solenne. Poi la piazza si fa casa: le voci del gruppo folk “Aria di casa nostra”, il profumo di un rinfresco condiviso, la gioia sobria di un popolo che torna a stare insieme. Lunedì 14 settembre – La MemoriaIl Rosario e una Messa sussurrata per tutti i confratelli che ci hanno preceduto, perché nessuno sia dimenticato sotto lo sguardo della Madre. di Gabriele Ritarossi

Omelia di Marcianò alla Messa con i Vescovi amici del Movimento dei Focolari

Cattedrale di Anagni, sabato 5 settembre 2026 Carissimi Confratelli, vi accolgo con gioia in questa Cattedrale, grato che ne abbiate voluto fare una meta di pellegrinaggio in questo incontro che vi vede assieme, nella condivisione fraterna del carisma che custodite e coltivate più da vicino, come vescovi vicini al Movimento dei Focolari.E la Liturgia della Parola, oggi, ci aiuta a riscoprire quel “Gesù in mezzo” che era l’ideale sperimentato e vissuto, fin dall’inizio, dal Chiara Lubich e dalle sue compagne e che oggi unisce voi, unisce noi.Gesù è “in mezzo” nel suo essere «Signore del sabato», dice Egli stesso nel Vangelo (Lc 6,1-5); Egli è «Signore della storia», diceva Paolo VI; si erge nel mezzo della storia, nel mezzo della vita e delle vicende di ogni uomo, delle nostre stesse scelte pastorali. Ci chiede di leggere la storia superando il livello puramente umano, innestandoci in questa sua centralità che irradia di luce vera l’esistenza e illumina concretamente le vie da seguire.Ed è significativo che questa centralità sia stata la prima direttiva offerta un anno fa da Papa Leone quando, appena eletto, incontrava i vescovi italiani, indicando l’importanza della «collegialità» e declinando «alcune attenzioni pastorali»; anzitutto, «uno slancio rinnovato nell’annuncio e nella trasmissione della fede. Si tratta – dice appunto il Papa – di porre Gesù Cristo al centro e, sulla strada indicata da  Evangelii gaudium , aiutare le persone a vivere una relazione personale con Lui, per scoprire la gioia del Vangelo. In un tempo di grande frammentarietà è necessario tornare alle fondamenta della nostra fede, al kerygma. Questo è il primo grande impegno che motiva tutti gli altri: portare Cristo “nelle vene” dell’umanità, rinnovando e condividendo la missione apostolica: “Ciò che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi” (1Gv 1,3). E si tratta di discernere i modi in cui far giungere a tutti la Buona Notizia, con azioni pastorali capaci di intercettare chi è più lontano e con strumenti idonei al rinnovamento della catechesi e dei linguaggi dell’annuncio».Siamo oggi in un luogo significativo. Una Cattedrale che ha una storia splendida e offre scorci di straordinaria bellezza. Un luogo che, nella sua arte e nella sua storia, è espressione della centralità di Gesù ed è, al contempo, un linguaggio di annuncio, è una catechesi in se stessa. Come interpretare diversamente gli affreschi della Cripta, sunto della Storia della Salvezza?Ma Anagni, per il Movimento dei Focolari, è ed ha una storia particolare. Siamo nel secondo dopoguerra quando, attraverso l’incontro tra una delle prime compagne di Chiara Lubich e una donna di Roccasecca, il Movimento arriva in Ciociaria e si diffonde poi ad Anagni, in particolare grazie all’opera di don Francesco Cardinali, un sacerdote che, nel suo “testamento”, lo definirà «la mia seconda famiglia» e parlerà di «Chiara, mia seconda mamma», ringraziandola per avergli «dato fiducia» e affidato tanti suoi «figli spirituali»… egli coinvolge altri sacerdoti, tra i quali don Luigi Sementillio; che porterà il Movimento a Frosinone e, negli anni 60, farà conoscere Chiara a Mons. Giuseppe Marafini, vescovo di Veroli e Frosinone, favorendo un’amicizia spirituale che darà grandi frutti.Oggi, guardando a questi eventi, ci immergiamo in un tempo di grande fecondità per la Chiesa italiana, espressa, peraltro, in contesti sociali segnati da complessità. Il “crollo” provocato dai due grandi conflitti mondiali del ventesimo secolo da una parte, la ripresa economica con le sue illusioni dall’altra, il profilarsi di quel rivoluzionario 68 che avrebbe messo in crisi molte certezze e aperto la strada a una ben più ampia rivoluzione antropologica, le cui conseguenze ancora oggi ci stanno dinanzi…Le ragazze, i giovani, le famiglie di questa zona scoprivano allora l’ideale evangelico, come roccia a cui aggrapparsi e come tesoro da portare al mondo, rivivendo l’esperienza di Chiara e delle sue compagne, che avevano imparato a leggere il Vangelo tra i bombardamenti. Scoprivano quel “Dio Amore” che è risposta alle crisi e alle domande dell’uomo di tutti i tempi.«Tutto vince l’Amore!», ricordava Chiara in una lettera del novembre 1948 alle «carissime sorelle di Anagni», esortandole ad attuare «perfettamente la Divina volontà», nella certezza che «Dio ci butterà in tutti i campi dell’umana società, come tizzoni di fuoco che incendieranno ogni ambiente». Quanto sembrano attuali queste parole! Quanto bisogno abbiamo anche oggi di «incendiare» i campi dell’umana società, dell’umano in senso ampio!Questa Diocesi di Anagni ha dato i natali a Papa Leone XIII, al quale si deve l’intuizione profetica di quella Dottrina Sociale della Chiesa che, provvidenzialmente, Leone XIV ha voluto riproporre con forza al nostro tempo, fin dalla scelta del suo nome e svelandone il principio portante nella prima Enciclica: la Magnifica Humanitas: l’«umano», appunto. E «questa magnifica umanità in Gesù Cristo diventa la Via, la Verità e la Vita, aprendo per ciascuno di noi la strada per crescere verso la pienezza».Ancora una volta Cristo al centro: fondati in Lui, spiega il Papa, «possiamo contribuire con impegno a tutte quelle iniziative che costruiscono un mondo più giusto, e possiamo chiamare altri a collaborare con noi nella promozione dello sviluppo integrale di ogni essere umano… in dialogo con tutti gli uomini e le donne del nostro tempo».Il cristocentrismo diventa spiritualità del dialogo, della pace, della comunione, dell’unità, spesso ribadita da Papa Leone, che impregna di carità i vari campi dell’umano. Penso, solo come esempio, all’“economia di comunione”, così cara ai Focolarini, rileggendola eucaristicamente alla luce delleparole di Gesù: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame?Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, ebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?». Sì, la comunione, l’amore. Perché “Gesù al centro” è il “Dio Amore”! E questa è la risposta della Chiesa, in ogni tempo e ai mali di ogni tempo.Una risposta che si incarna in anime sante come, nel nostro tempo, in Chiara Lubich o MadreTeresa, della quale oggi ricorre la memoria. Anime che costruiscono un mondo nuovo senza mezzi e trionfi umani, ma rivivendo l’esperienza di Paolo (1 Cor 4,6b-15: essere «stolti a

Il Vescovo Santo conduce “Ascolta, si fa sera” su RaiRadio1

Per tutti i lunedì del mese, a partire dal 7 settembre, l’arcivescovo Santo Marcianò condurrà le riflessioni della trasmissione “Ascolta, si fa sera”, sulle frequenze di Rai Radio 1, alle 20.55. Si tratta di uno dei programmi radiofonici più ascoltati, in Italia e all’estero, disponibile anche su Rai Play, e di una delle trasmissioni più longeve, visto che va in onda ininterrottamente dal 1970, proprio per il grande successo che riscuote da sempre. Durante la settimana, dal lunedì al venerdì, al microfono si alternano esponenti di diverse confessioni religiose; al lunedì, per l’appunto, è la volta di un sacerdote cattolico per alcuni minuti di riflessioni spirituali e morali.

La Madonna della Libera, quel cuore che unisce Alatri

Ci sono simboli che non appartengono solo alla fede, ma alla storia profonda di una comunità. Ad Alatri, la Madonna della Libera è uno di quei segni che resistono al tempo, che continuano a parlare anche quando tutto sembra correre più veloce di noi. È un nome che non si pronuncia soltanto, si custodisce. Il titolo “Libera” affonda le sue radici nella tradizione popolare, in quella fiducia semplice e tenace che ha accompagnato il cammino della città nei momenti più difficili. Per generazioni, gli alatrensi hanno guardato a Maria come a una presenza capace di sciogliere paure, di proteggere, di sostenere. Non è un concetto astratto ma è un’esperienza. È la memoria di chi, davanti alle prove della storia, ha trovato nella Madonna della Libera una forza che non delude. L’8 settembre, giorno della Natività di Maria, Alatri si ritrova attorno alla sua Madonna, venerata nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Maggiore, che sorge nell’omonima piazza ed è copatrona della città. È qui che la devozione si fa casa e memoria, luogo in cui la fede della comunità si intreccia con la storia del territorio. Fin dalle prime ore del mattino, famiglie, giovani, anziani, chi vivono stabilmente in città e chi torna apposta per questa ricorrenza, si avvicinano alla chiesa per sostare davanti all’affresco della Madonna della Libera collocato nella cappella che conclude la navata di sinistra della chiesa e partecipare alle celebrazioni eucaristiche che scandiscono la giornata. La piazza si anima di volti e di gesti semplici, di preghiere che salgono come un coro unico, di passi che convergono verso lo stesso punto. È come se, per un giorno, Alatri si guardasse negli occhi, riconoscendo ciò che la tiene unita, la fede condivisa, la tradizione che non si spegne, la presenza materna di Maria che accompagna il cammino della comunità. La festa della Madonna della Libera è un invito a ripartire. Celebrare la nascita di Maria significa credere che ogni storia può ricominciare, che la luce può tornare anche quando sembra lontana. In un tempo segnato da incertezze e paure, questa ricorrenza diventa un’occasione per ritrovare equilibrio, per liberarsi da ciò che appesantisce la vita, per riscoprire la bellezza delle relazioni e della comunità. Quest’anno, la festa avrà un significato ancora più intenso. Il 6 e il 7 settembre, Alatri accoglierà nella chiesa di Santa Maria Maggiore il Vescovo Santo Marcianò, presenza attesa e sentita, che accompagnerà la comunità nei giorni che precedono la celebrazione dell’8 settembre. Sarà anche il momento dell’ingresso del nuovo parroco, don Luca Fanfarillo, chiamato a guidare la comunità con entusiasmo e dedizione. Due giorni che si annunciano come un abbraccio tra la Chiesa e il popolo, un passaggio di consegne che profuma di fiducia e di futuro. La Madonna della Libera non è solo un’immagine o un titolo ma è un punto fermo. Ricorda ad Alatri che la libertà non è individualismo, ma fiducia; non è isolamento, ma legame; non è fuga, ma responsabilità. E ogni anno, l’8 settembre, la città lo ripete con la voce della sua gente: Madonna della Libera, cammina ancora con noi. di Emanuela Sabellico