Fede, colori, comunità: l’Infiorata di Piglio

Se ogni petalo posato nella notte fosse stato una preghiera, le strade del nostro paese avrebbero sussurrato al cielo. L’infiorata del Corpus Domini a Piglio, ha trasformato l’asfalto in un tappeto di fede, colori e comunità. Quando la fede si fa strada, quando la comunità diventa famiglia, quando i petali diventano preghiere, nasce un connubio che ha un solo nome: Infiorata. E dietro la bellezza di quei tappeti c’è una notte intera di schiene chine, di mamme e papà fianco a fianco con i ragazzi dell’Istituto comprensivo “Ottaviano Bottini” a riempire di colore i riquadri, di consigli sottovoce, pizze e bibite che arrivano e vengono condivise con i presenti, di caffè bevuti alle prime luci dell’alba. Si respira un clima di festa, di serenità, con bambini, giovani e adulti contenti di partecipare e sistemare anche una sola piccola tessera di un puzzle più grande. C’è il lavoro silenzioso di una parrocchia che ha fatto da casa: ha aperto le porte alle riunioni, grazie alla solita disponibilità di don Raffaele Tarice, custodito offerte e tenuto il filo preparando e progettando l’evento per tutto l’inverno, condividendo le scelte con la scuola, con la Pro Loco e con tra tutte le associazioni coinvolte. Perché questa è la verità: la bellezza non nasce da sola. Nasce quando un paese decide di farlo insieme. Insieme alle Confraternite, custodi della tradizione, ai realizzatori degli altarini e a tutti i volontari e le associazioni: mani che pregano costruendo, mani che hanno trasformato ogni angolo di strada in un luogo di raccoglimento. E quest’anno, tra i quadri, uno ha avuto un significato speciale. Quello dedicato al viaggio di Egeria, realizzato dalle classi della secondaria di Piglio. La pellegrina che 1600 anni fa usava la Bibbia come bussola, capitoli e versetti come tappe del suo viaggio alla scoperta della fede lasciando con il suo “diario” una testimonianza preziosissima dei riti e delle liturgie dei primi secoli del cristianesimo. Ammirare il suo viaggio disegnato con i petali ci ha ricordato una cosa semplice e profonda: anche noi, in fondo, stiamo facendo lo stesso cammino. Questo è stato il connubio che non finisce all’alba, perché quando la strada torna ad essere asfalto, noi restiamo comunità. QUI LA FOTOGALLERY
Campo scuola vocazionale per giovani a Loreto

Un campo scuola vocazionale, per giovani dai 18 ai 35 anni, è stato organizzato dai Centri diocesani vocazioni di Frosinone-Veroli-Ferentino e Anagni-Alatri, insieme alle Pastorali giovanili e all’Azione Cattolica delle due diocesi. Si terrà a Loreto, dal 25 al 27 agosto, all’ombra di quella Santa Casa dove risuona forte il “sì” di Maria. Il pellegrinaggio e lo stare insieme dei giovani a Loreto arriva anche a conclusione – che può essere letto anche come una ulteriore tappa o un nuovo inizio – del cammino che è stato fatto durante tutto l’anno, assieme al vescovo Santo, nel ciclo di incontri “Revolution – La rivoluzione dell’amore”. PER PARTECIPARE E PER ULTERIORI INFORMAZIONI rivolgersi ai numeri di telefono presenti nella locandina
Ultimo giorno di scuola con San Francesco e il “Cantico delle creature” in trebano

Lunedì 8 giugno, ultimo giorno di scuola, il plesso di Trevi nel Lazio della scuola secondaria di primo grado “Bottini” ha concluso l’anno con una giornata dedicata alla figura di Francesco d’Assisi, in occasione dell’VIII centenario del Cantico delle Creature, il primo testo della letteratura italiana. Il progetto ha visto il coinvolgimento delle discipline di Religione Cattolica, Lettere, Arte e Musica. Durante l’anno, gli alunni hanno approfondito vari aspetti spirituali, letterari, artistici e musicali ispirati a San Francesco, lavoro che si è concluso per l’appunto lunedì 8 giugno con una rappresentazione a tema. Coordinati e guidati dai docenti Gabriele Ritarossi (Religione), Rita Terrinoni (Lettere), Nicole Patete (Lettere), Barbara Gagliarducci (Arte) e Cristina Terrinoni (Musica), i ragazzi delle tre classi della scuola media, nell’anfiteatro di Trevi, hanno raccontato, dipinto, narrato e suonato la vita di Francesco, le opere d’arte di Giotto, la regola, l’abito e la struttura del Cantico delle Creature. Hanno inoltre eseguito alcuni brani della tradizione francescana, come “Dolce Sentire”, in un clima di gioia e amicizia condiviso anche con i genitori. Gli alunni di Trevi hanno poi tradotto in vernacolo trebano il Cantico delle Creature e realizzato una serie di cartelloni artistici inerenti al componimento. L’evento si è concluso con una merenda naturale, come segno concreto di rispetto per il creato, di amicizia e di fratellanza. Si ringrazia la dirigente scolastica Sabrina Morrea, che ha sostenuto fin da subito questo progetto, il parroco di Trevi, don Pierluigi Nardi, che ha voluto presenziare a questo momento conclusivo, e i genitori che hanno collaborato per la realizzazione di questo appuntamento finale, che sancisce in qualche modo la collaborazione tra scuola, famiglie e territorio. San Francesco è un modello educativo capace di offrire ai ragazzi l’opportunità di scoprire la bellezza delle gioie semplici, che sono le più grandi, dell’amicizia fatta di gesti concreti di gentilezza e carità, dell’aiuto verso l’altro e dell’impegno a tutela dell’ambiente, costruendo relazioni sane e profonde.
Omelia dell’arcivescovo Santo per il Corpus Domini

Omelia alla Celebrazione della Solennità del Corpus DominiCattedrale di Anagni, Domenica 7 giugno 2026 «Ricordati»! Inizia così la Liturgia della Parola di oggi. «Mosè parlò al popolo dicendo: “Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere”», abbiamo ascoltato dalla prima Lettura (Dt 8,2-3.14b-16a). Ed è proprio “ricordare” il verbo che caratterizza la Solennità che celebriamo: il Corpus Domini.È una Festa che, nei nostri paesi e nelle nostre contrade, si colora ancora di tradizioni, canti, fiori, come era un tempo, lo può ricordare chi di noi ha più anni; potremmo dire che, nella pietà popolare, dopo le Feste Mariane e quelle dei Santi Patroni, è sicuramente una delle più sentite.Tra poco ci muoveremo in Processione dietro Gesù Eucaristia. Ripercorreremo il cammino che assomiglia a quello dei nostri padri nel deserto: staremo lì con le nostre storie, le tentazioni, le fatiche, le attese, l’impegno, le speranze… con la nostra fame e sete di giustizia, di bellezza, di amore… percorreremo le strade del nostro paese, metafora delle strade di tutto il mondo, perché i cristiani, come diceva la Lettera a Diogneto, non sono «del mondo» ma sono e devono essere «nel mondo»… Ma ciò verso cui tendiamo, in questo cammino, non è una semplice «terra promessa», bensì l’incontro con una Persona: con Gesù!Lo ha ripetuto con forza Benedetto XIV, fin dalla sua prima Enciclica: «all’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva». E’ Gesù questa Persona. Celebrare il Suo Corpo e Sangue ci aiuta a cogliere l’umanità di Cristo, con la quale, come dice Paolo nella seconda Lettura (1Cor 10,16-17), siamo «in comunione». E questo non in senso meramente spiritualistico ma in quanto – Gesù lo dice nel Vangelo (Gv 6,51-58) – siamo chiamati a «mangiare la sua carne e bere il suo sangue».Non c’è un gesto più intimo che l’Eucaristia, per spiegare la forza meravigliosa del legame tra Dio e l’uomo!Per fare questo dobbiamo «ricordare», un verbo essenziale, che introduce a ciò che, nella Liturgia, chiamiamo non semplicemente «memoria» ma «memoriale», ovvero un ricordo che attualizza. Se ci pensiamo bene, in ogni Messa noi ricordiamo, ripetiamo le parole che Gesù rivolse agli apostoli nell’Ultima Cena, andiamo con la memoria a quel momento… E le stesse parole diventano Vita. Cristo Vivo.D’altra parte nella cultura ebraica, di cui la Parola di Dio è intrisa, corpo e sangue sono simboli di vita; fare memoria non è solo ricordare ma rivivere. Sì, c’è qualcosa di “vivo”, nella Festa di oggi.C’è Gesù, il Vivente, che desidera camminare tra le strade del mondo: non solo attraverso le Celebrazioni, ma grazie alla nostra vita trasformata dall’incontro con Lui, dalla comunione con Lui. Dire Eucaristia, lo sappiamo, è dire comunione, con Cristo e con i fratelli: «Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane», dice ancoraPaolo. E partecipare dell’unico Pane significa, dicevamo, mangiare; significa mangiare insieme. «Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».Il cammino degli Israeliti nel deserto aveva conosciuto la fame, il cibo che non sazia, la morte. Gesù, invece, ci fa entrare in una vita piena, eterna, perché Egli “si fa cibo”.Pensare al cibo, oggi, significa entrare in una serie infinita di contraddizioni, a livello personale e sociale. Da una parte l’opulenza e i cibi raffinati, dall’altra la miseria e la fame; da una parte la malattia e la morte per mancanza di cibo, dall’altra la malattia e la morte per eccesso di cibo; da una parte l’inquinamento e la contaminazione che avvelenano i prodotti della terra, dall’altra le povertà che impediscono di utilizzare risorse di terreni fertili e incontaminati; da una parte lo scandalo degli sprechi alimentari, dall’altra le diete estreme provocare da ricerche eccessive di estetismo o a paure del cibo… Pensare al cibo, però, significa anche chiedersi cosa noi ingeriamo: non solo con labocca ma con gli occhi, con i desideri, con le ambizioni, con le dipendenze, con le tecnologie e le intelligenze artificiali…Arriva qui, pacata ma limpidissima, la prima Enciclica di Leone XIV, nella quale si fa strada la denuncia di una tecnologia che può invadere l’umano, sostituire l’umano, soggiogare l’umano ma anche creare nuove tasche di povertà ed esclusione persino quando sia di aiuto all’umano, se non è accessibile a tutti. Al contrario, scrive Papa Leone, «l’Eucaristia ci apre alla giustizia e alla condivisione, con un’attenzione preferenziale verso chi porta il peso della povertà e dell’emarginazione. E mentre le nuove reti economiche e tecnologiche possono generare esclusione, isolamento e dipendenze, la Chiesa, nutrita dell’Eucaristia, è chiamata a rendere visibile un’altra misura, custodendo legami, restituendo voce agli invisibili e orientando i processi verso la dignità delle persone».La dignità, ecco il cuore di tutto! E l’Eucaristia, potremmo dire, ci rivela questa dignità infinita, questa magnificenza dell’umano. Se, infatti, Dio si fa «cibo» dell’uomo, quanto è grande la dignità dell’essere umano? Se Dio si dona a noi e si fa mangiare per darci una vita che non muore e sostenere così il nostro cammino, quale importanza e valore deve avere la vita concreta di ogni persona, nel suo percorso terreno e verso l’eternità del Cielo?La Festa del Corpus Domini ci pone queste domande inquietanti; lo fa non in senso puramente teorico ma perché quel Dio che si fa cibo e ci nutre di Se stesso, come ogni cibo, ci cambia; converte il nostro cuore alla carità.Ecco la salvezza che, in questa Celebrazione Solenne, vogliamo accogliere e portare tra le strade del mondo!Cari amici, è bello il coinvolgimento che accompagna questa Festa e questa Processione: i fiori, i suoni, le coperte ai balconi… mi verrebbe di dire che è qualcosa di “visibile”, così come visibile, nella persona, è il corpo.Nell’Eucaristia, che ha la significatività e la visibilità del Sacramento, noi vediamo il Corpo di Cristo, Lo adoriamo e cogliamo l’invito del Papa «a
Don Andrea Sbarbada vice-rettore e amministratore del Santuario della Santissima Trinità di Vallepietra

L’arcivescovo Santo Marcianò ha disposto l’avvicendamento di alcuni parroci, anche tra le due diocesi: don Andrea Sbarbada, parroco a Madonna del Piano di Castro dei Volsci, in diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino, sarà vice-rettore e amministratore del Santuario della Santissima Trinità a Vallepietra, in diocesi di Anagni-Alatri (decreto Vescovile Prot. N.10/2026, a decorrere dal 1 maggio 2026) don Sergio Reali, ora parroco a Supino, sarà vicario della Cattedrale e delle chiese del centro storico di Frosinone; don Riccardo Mabilia, ora vicario parrocchiale nel centro storico di Frosinone, nuovo parroco a Patrica; Don Angelo Conti, Vicario generale della diocesi di Frosinone,, farà il suo ingresso come parroco della Cattedrale di Frosinone, di San Benedetto e dell’Annunziata, e inizierà dunque il suo ministero pastorale in queste comunità, domenica 14 giugno, con la Messa delle 18, presieduta dall’arcivescovo Santo Marcianò.
Studenti in pellegrinaggio alla Santissima e poi la “Notte prima degli esami” con il Vescovo

Un pellegrinaggio delle classi quinte (dai 18 anni in su) al santuario della Santissima Trinità di Vallepietra è stato organizzato, per sabato 13 giugno, dall’Ufficio catechistico diocesano. I giovani muoveranno verso la meta seguendo questo tema scelto per la giornata: “3 in 1: l’algoritmo perfetto. L’amore”. Il punto di incontro è fissato per le 7.45 nel paese di Vallepietra, presso la chiesa di San Giovanni, e da qui alle 8 ci si muoverà verso la montagna e il santuario. Alle 12 un momento centrale di riflessione e preghiera; alle 13 fraternità e condivisione, con l’invito degli organizzatori a portare un rustico da condividere e tanta voglia di gioire insieme. TROVATE TUTTE LE INFO NELLA LOCANDINA Sempre l’Ufficio catechistico diocesano ha promosso anche “Notte prima degli esami”, una serata con l’arcivescovo Santo Marcianò, per mercoledì 17 giugno presso l’oratorio Frassati di Anagni, con inizio alle 19, organizzato in collaborazione con le suore Adoratrici del Sangue di Cristo. Anche in questo caso, tutte le info nella locandina
Gli alunni di Guarcino alla scoperta del Santuario della Madonna delle Neve

A Guarcino, incastonato in uno splendido angolo a ridosso delle mura medievali, c’è il Santuario diocesano della Madonna della Neve. Un patrimonio di storia e spiritualità immerso nella natura e molto caro alla popolazione. Ricostruito interamente dall’ intera popolazione dopo la seconda guerra mondiale, grazie all’intuizione dell’allora parroco don Pietrino di Fabio, fu eretto nel 1956 e dedicato alla Madonna della Neve. Curioso è il fatto che proprio nel 1956 è l’anno della grande nevicata che imbianco l’Italia e gran parte della Ciociaria. All’interno si conserva un bellissimo affresco di scuola giottesca e delle meravigliose vetrate colorate che rendono il Santuario, con la luce del sole, un trionfo di colori sotto un soffitto straordinario completamente stellato. Il Santuario conserva nei guarcinesi questa memoria di partecipazione dell’intera comunità che si prodigò con ogni mezzo alla sua rinascita. Come ha ricordato Giuseppe Flori, detto Peppino, memoria storica del Santuario che ha accompagnato gli alunni in questi viaggio nei suoi ricordi di bambino che veniva ad aiutare gli adulti nella ricostruzione. Lunedì 25 maggio è stata quindi una giornata particolare per le classi della scuola secondaria di primo grado, con una attività didattica in cui essi stessi sono stati relatori delle notizie storico-artistiche e spirituali del luogo, che fu anche teatro di rifugio durante la seconda guerra mondiale e purtroppo anche di un bombardamento che, tuttavia, non distrusse l’antica effige. I ragazzi si sono poi esibiti nella recita del canto della Divina Commedia “Vergine Madre”. L’iniziativa è stata promossa dai docenti di religione cattolica Gabriele Ritarossi e di Lettere, Elisa Mariani. Sostenuti anche dai docenti Antonio Pelloni ed Ennia Rondinara. L’attività didattica è stata possibile anche grazie alla collaborazione con i rappresentanti di classe, in modo particolare un grazie va a Massimiliano Lisi. L’esperienza si colloca dentro un costante riferimento con la storia della comunità guarcinese dove arte, religione, storia, si intrecciano e consentono di aprirsi al territorio.
“Settimana biblica” al Leoniano

Dal 29 giugno al 2 luglio si terrà la nuova edizione della Settimana Biblica, organizzata dall’Istituto Teologico Leoniano di Anagni (aggregato alla Pontificia Facoltà Teologica Teresianum di Roma) in collaborazione con l’Associazione Biblica Italiana. Il tema scientifico e pastorale scelto per l’anno 2026 si basa sul passo evangelico: «Perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome». Il corso offre diverse opzioni di riconoscimento formativo e professionale. Aggiornamento docenti: l’iniziativa è accreditata sulla piattaforma SOFIA e l’acquisto è compatibile con l’utilizzo della Carta del docente. Riconoscimento accademico: per gli iscritti all’Istituto, la partecipazione e la stesura di un elaborato finale permettono il conseguimento di 4 crediti. Altre info qui nel manifesto e sul sito dell’Istituto.
Il vescovo al santuario della Santissima: «Il vero pellegrinaggio inizia adesso, quando tornate a casa»

Nel pomeriggio di sabato 30 maggio, vigilia della festa, l’arcivescovo Santo Marcianò è di nuovo salito al santuario della Santissima Trinità per celebrare Messa nella chiesa all’aperto. Il benvenuto che il presule ha dato ai fedeli presenti è stato proprio «nel nome della Trinità, ovvero del nostro Dio uno e trino», ha detto all’inizio della celebrazione, no prima di aver salutato i padri salesiani per il prezioso servizio che prestano al santuario, così come i diaconi, le suore, i volontari, e alcune delle compagnie presenti (impossibile citarle tutte) , ovvero Subiaco, Colli di Monte San Giovanni Campano, Magliano dei Marsi, Ortucchio, Cerreto Laziale, Frosinone parrocchia San Paolo, Madonna della Figura di Sora, Piglio, Marano Equo, Rocca Santo Stefano. «Quando si dice Vallepietra – ha quindi rimarcato Marcianò nell’omelia – un po’ ovunque si dice migliaia di persone che accorrono qu, e tra queste tanti giovani: li ho visti lo scorso anno, li vedo ancora oggi e so che i giovani sono veramente tanti. E se confrontiamo la grande frequenza in questo santuario, un santuario dedicato alla Trinità, questa cosa ci fa pensare e interroga: come mai tanta gente? Tanti giovani? Se è vero che la frequenza dei giovani alla vita sacramentale è un po’ diminuita rispetto a prima, così come in generale dei credenti cattolici, allora è una domanda che dobbiamo porci tutti, io per primo come vescovo, e poi coloro che qui confessano, che hanno responsabilità nell’organizzazione soprattutto spirituale. Qualcuno potrebbe rispondere: è la tradizione che ci fa venire qui, perché si è sempre fatto così. Ma questa risposta non basta, perché ci sono tradizioni che si sono spente e non tutte le tradizioni reggono. Allora penso che ci sia un motivo ancora più profondo: quel primato che è la fede della gente!». Proseguendo nella sua riflessione scaturita dagli interrogativi iniziali, il vescovo ha aggiunto: «Credo che Vallepietra in qualche modo interroghi il senso di Dio che portiamo dentro, che l’uomo porta dentro, perché l’uomo non è solo qualcuno che costruisce, che fa, ma è l’uomo che vive, che interroga la propria coscienza, l’uomo che si pone il problema dell’esistenza e quindi di Dio. Perché esserci, ed essere in relazione con gli altri, ti obbliga ad andare oltre, alla ricerca di un’origine ma anche di un fine della vita, di un senso. Tanti vivono rincorrendo beni, ricchezze, potere, dentro realtà che in qualche maniera sembrano soddisfare i bisogni della persona ma di fatto tradiscono questi bisogni e riducono la persona non ad essere una persona ma, come il figliol prodigo, ad allontanarsi dalla casa del Padre. E quindi credo che i santuari, e quindi Vallepietra, facciano sorgere questa domanda in ogni pellegrino: perché vengo, cosa mi spinge, cosa mi muove? C erto, le compagnie sono cosa una cosa bellissima, il ritrovarsi insieme, fare il cammino a piedi, è anche emozionante. Ma è questo il motivo? Vado a Vallepietra perché qui c’è un unicum, la Trinità!», ha sottolineato Marcianò, per poi aggiungere: «E’ difficile dare risposta a questa domanda allo stesso tempo è difficile comprendere la Trinità. Ma noi crediamo in un Dio che è uno e trino: il cuore della nostra fede! L’uomo è portato alla ricerca della verità e c’è un assoluto nella verità, non ci sono verità relative, anche all’interno della fede ci sono degli assoluti. La Trinità è l’oggetto della fede dei cristiani, è Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, E’ il nostro Dio e noi crediamo in questo Dio. Ma la fede – ha detto ancora il presule, richiamando ulteriormente l’attenzione dei fedeli – ha dei risvolti esistenziali, deve esprimersi nella vita, la Trinità deve dare un messaggio a ciascuno di noi, alla vita dei credenti. Credo che la parola sintesi della Trinità sia amore, comunione, fraternità, famiglia, chiesa, umanità! In queste categorie comprendiamo il messaggio di Dio e viviamo in pienezza, con autenticità la nostra fede, sapendo che Dio è Dio di misericordia». Marcianò ha poi ricordato come per Sant’Agostino il Padre è l’amante, il Figlio amato e lo Spirito Santo l’amore tra padre e figlio «e questa circolazione di amore è un amore espresso, circolante, assoluto, perché Dio è l’amore assoluto. E quando penso al bisogno di trascendenza che l’uomo porta dentro, penso al bisogno di amore che viene meno oggi, di comunione, di fraternità. L’esplicitazione esistenziale del mistero della Trinità ce la dice San Paolo ai Corinzi: Siate gioiosi, se credete nella Trinità. Tendete alla perfezione, che non vuol dire vestitevi bene e mettetevi profumi, anche se curare l’umano è bello, ma la perfezione è altro, è del creato, dell’essere che passa attraverso la fede, la speranza e la carità. La fratellanza passa anche attraverso l’abbraccio e il bacio, come il saluto nell’antichità. E allora chiediamo al Signore, soprattutto per chi viene qui senza una fede adulta, che possa far maturare questa fede. E a noi devono stare a cuore i fratelli e la loro salvezza, testimoniatela questa fede, questo amore che Dio ci dona, perché tanti fratelli e giovani possano vivere questa fede». Dopo la Messa, prima di chiudere il rito e di scendere in paese per salutare le compagnie, monsignor Marcianò ha invocato la benedizione «anche sui bisogni spirituali», rimarcando che «chi viene a Vallepietra deve tornarsene con il desiderio di quella perfezione di cui parla Paolo e che riguarda l’anima e anche il corpo che esprime l’amore che Dio è. Portate Dio nelle vostre famiglie, pregate: la fede non si può rinchiudere, circoscrivere ed esaurire in un pellegrinaggio, perché il pellegrinaggio inizia adesso, quando tornate a casa, perché è il pellegrinaggio della vita! E si riprenda la preghiera in famiglia, insegnate a pregare ai vostri figli! E’ bello il pellegrinaggio alla Trinità se arricchisce l’anima. Ce lo chiede la Trinità, e la Trinità vi vuole bene, vi ama e vi ringrazia», ha concluso il vescovo, prima di intonare una preghiera a Maria «che ci indica la Trinità». di Igor Traboni
Il Forum del Leoniano su una teologia capace di dialogare con il mondo

Si è svolta venerdì 22 maggio la XXX edizione del Forum interdisciplinare di Teologia, promosso dall’Istituto Teologico Leoniano di Anagni. “La teologia aiuta a ripensare il pensiero. Per una formazione teologica del popolo di Dio”: è stato questo il titolo dell’edizione 2026. Dopo l’introduzione dei lavori, da parte del direttore dell’Istituto teologico, Walter Fratticci, si sono alternati gli interventi del vescovo di Verona, Domenico Pompili, che proprio trent’anni fa diede vita al primo Forum dell’istituto, quindi dell’economista Luigi Bruni, del professore Emilio Baccarini e del sindaco di Rignano Flaminio, Vincenzo Marcorelli. A moderare il dibattito Marco Ronconi. Può la teologia essere un sapere capace di dialogare con il mondo? È stato questo il tema centrale, ripreso più volte durante il suo intervento dall’economista Luigino Bruni, e se sì, come la teologia può assolvere a questo compito? Molte volte, infatti, sembra che le teologia discuta di questioni che appaiono distanti dalle cose della gente comune. Molte volte i saperi che entrano nel dibattito sociale nascono soprattutto dalla psicologia, dalla scienza, dalla medicina, dall’economia, mentre la teologia appare come qualcosa che tratta solo di temi dogmatici lontani dalle esigenze e dalla domanda della gente. Tuttavia, la domanda teologica è sempre antropologica; ragion per cui la teologia non può esimersi dal non offrire un contributo, perché la teologia, cioè la cultura teologica, ha offerto nel tempo un contributo al mondo sotto diversi piani: quello artistico, musicale, letterario. In realtà, come ha ricordato il vescovo Domenico Pompili, non si tratta nemmeno tanto di far dialogare la teologia con il mondo, ma di essere dentro il mondo con una prospettiva teologica, spirituale, e quindi antropologica. “Ne aut- aut” ne “et – et” ma “in”. Una teologia potremmo dire che in- con- tra il mondo. Cioè che è nel mondo, con il mondo, tra il mondo. È stata poi, a pensarci bene e in ultima analisi, proprio questa la sfida della costituzione conciliare Gaudium et Spes. Interessante è stata, in questa prospettiva, la lettura offerta dal filosofo Beccarini ( ex docente al pari di Pompili dell’Istituto Teologico di Anagni) attraverso l’interpretazione di alcuni miti greci che esprimono bene la realtà nella quale viviamo, per arrivare alla figura di Abramo come homo viator che attraversa il mondo in una prospettiva teologica. Questa presenza teologica è traducibile poi nella vita, nella polis, come ha ricordato il sindaco Marcorelli. L’azione amministrativa infatti, può e deve per un cristiano ispirarsi ad una lettura teologica capace di interpretare la realtà con scelte amministrative che si ispirino ai valori del Vangelo e della carità. Una continuità, quindi, tra piazza e campanile. L’edizione di questo Forum lascia, quindi, questa consapevolezza cioè che la teologia non è solo una disciplina dogmatica che disquisisce sulle questioni teologiche, come se queste non avessero nulla da offrire all’uomo moderno, anzi: può e deve offrire una lettura del mondo, attraversandolo e interpretarlo alla luce del Vangelo, della identità e della proposta cristiana, senza contaminarsi ma immergendosi dentro la realtà, consapevoli che la parola di Dio è in fondo una parola per l’uomo. L’Istituto Teologico Leoniano si appresta ora a vivere un’altra importante iniziativa, dal 29 giugno al 2 luglio prossimi, con la nuova edizione della Settimana Biblica, organizzata in collaborazione con l’Associazione biblica italiana. Il tema scientifico e pastorale scelto per l’anno 2026 si basa sul passo evangelico: «Perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome». Il corso offre diverse opzioni di riconoscimento formativo e professionale. Per tutte le informazioni utili per partecipare e conseguire anche i crediti formativi per insegnanti e iscritti, è possibile consultare il sito dell’istituto. di Gabriele Ritarossi (da Avvenire Lazio Sette di domenica 31 maggio 2026)
