Le “stories” di vita dei giovani Ac. Che ci raccontano il loro Campo scuola…

Dal 23 al 28 agosto scorsi si è tenuto – presso il Monastero San Vincenzo di Bassano Romano (Viterbo) – il Campo scuola giovani 2026 dell’Azione Cattolica della diocesi di Anagni-Alatri. Una esperienza che Ilenia, Lorenzo e Telemaco ci raccontano, e fanno rivivere, nel bellissimo “diario” che segue… Anche quest’anno siamo arrivati alla fine di questo incredibile campo scuola. Abbiamo spento l’ultimo cerchio di gioia, chiuso i bagagli e intrapreso la strada verso casa, ma sappiamo bene che il viaggio più importante inizia solo adesso. È stato un campo intenso, ricco di momenti costruttivi che ci hanno permesso di guardare oltre la superficie, creando legami del tutto nuovi e cementando in modo indistruttibile quelli che già ci univano. Quest’anno il nostro filo conduttore è stato “Stories”… Ci siamo messi in gioco per fare la cosa più coraggiosa di tutte: raccontare noi stessi per conoscerci davvero. Ogni ragazzo/a di voi ha aperto una pagina del proprio diario personale, permettendo agli altri di leggerla. Abbiamo scavato nel nostro passato, guardando alle radici di ciò che siamo; abbiamo abitato il nostro presente, con le sue fatiche e le sue bellezze; e abbiamo lanciato uno sguardo pieno di speranza verso il futuro, verso gli adulti che diventeremo. A guidarci in questo viaggio il primo capitolo del Libro della Genesi, con il racconto della creazione del mondo. (Gen 1, 1-31): nella prima parola che Dio pronuncia per chiamare all’esistenza il mondo, tutto prende forma. Ci troviamo di fronte una Parola che crea, connette, mette ordine, separa e costruisce relazioni. Da lì comincia la storia dell’amore di Dio per l’umanità; lì si inserisce, come in un mosaico pieno di tasselli, anche lanostra piccola storia. Giorno dopo giorno, abbiamo capito che quella creazione non è un evento confinato in un passato lontano, ma qualcosa che si ripete ogni volta che ci apriamo all’altro. Come Dio ha dato forma al caos primordiale creando la luce, la terra, il mare e le stelle, così anche noi, condividendo le nostre storie, abbiamo fatto ordine dentro di noi. Abbiamo riflettuto su cosa sia effettivamente ciò che ci circonda durante la vita di tutti i giorni, accorgendoci di quanti dettagli invisibili popolano la nostra quotidianità. E la cosa più bella è stata riscoprire l’ultimo versetto del testo: “Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona”. Guardando le vostre storie, i vostri sforzi per aprirvi, le vostre fragilità e i vostri sorrisi, anche noi responsabili abbiamo visto che tutto questo era cosa molto buona. I giovani/giovanissimi che vi hanno partecipato, sono stati loro quella bellezza. Custodite le storie che vi siete scambiati! Abbiate cura dei legami nati tra queste mura e non abbiate paura di continuare a scrivere i capitoli più importanti della vostra vita con la stessa autenticità che avete mostrato qui. Un campo scuola, però, non prende vita da solo ed è per questo che ci teniamo a dire un “grazie” a chi ha reso possibile tutto ciò. Un sentito grazie ai cuochi, Gianfranca, Claudio, Ilaria e Ennio, ai nostri adulti che si sono messi in campo per accompagnarci in questo cammino, Pino, Eleonora, Michela e Alessandra e infine un grazie particolare al nostro caro Don Luca Fanfarillo, responsabile della Pastorale giovanile diocesana che si è preso cura della parte Spirituale, fatta di momenti di deserto e di confronto sulla Parola. Non è mancato il tempo per l’Adorazione Eucaristica e per il sacramento della Riconciliazione e alla fine del campo abbiamo concluso con una veglia di preghiera. Come in ogni campo AC non è mancata la parte ludica e ricreativa: divisi in quattro gruppi ci siamo sfidati in una serie di giochi molto divertenti, alla fine il gruppo vincitore viene premiato con una Coppa messa in palio dall’Azione cattolica Diocesana e che successivamente, come ogni anno, attraverserà i paesi della diocesi per incontrare tutti i giovani, partecipanti e non. D’altronde il campo è attento ad approfondire la parte formativa senza trascurare la parte ludica e vi aspettiamo per costruire ancora insieme altre lunghe “stories”. di Ilenia -Lorenzo -Telemaco
Piedi per terra, sguardo verso l’Alto: il racconto del Campo scuola ACR

Si sono spenti i riflettori, le valigie sono svuotate (e la lavatrice sta facendo gli straordinari!), ma nei nostri occhi brilla ancora la luce di un’avventura straordinaria. Il campo scuola ACR di quest’anno è stato un viaggio incredibile che possiamo riassumere in una formula magica: sempre allegri, con i piedi per terra e lo sguardo rivolto verso l’alto. A guidarci in questi giorni intensi di giochi, riflessioni e risate è stato un amico speciale, un compagno di cordata d’eccezione: il Santo Pier Giorgio Frassati. Una Santità “in Scarponi” e Sorrisi Insieme ai ragazzi abbiamo scoperto che la santità non è una cosa noiosa o da “immaginetta polverosa”. Pier Giorgio ci ha dimostrato il contrario! Era un ragazzo come noi: amava la natura, gli scherzi, stare con gli amici e, soprattutto, aveva una gioia contagiosa che nasceva dalla sua profonda amicizia con Gesù. Divisi nelle nostre squadre, abbiamo affrontato le “scalate” delle tappe quotidiane: La Cordata dell’Amicizia: Abbiamo imparato che lungo il sentiero, come nella vita, non si cammina mai da soli. Ci si tiene per mano, si aspetta chi va più lento e si condivide la fatica. La Gioia che non svanisce: Tra grandi giochi a stand, sfide d’acqua e serate attorno al fuoco, l’allegria è stata il vero filo conduttore del campo. Il Mercoledì: Al Cuore del Campo con la Vera Luce Se l’allegria ha fatto da sfondo a tutte le giornate, la tappa più importante ed emozionante del nostro viaggio l’abbiamo vissuta mercoledì. Non è stata una giornata di corse a perdifiato, ma il momento in cui ci siamo fermati per fare l’incontro più decisivo: quello con la vera Luce, che è Gesù. Durante l’Adorazione Eucaristica, in un silenzio pieno di calore, ogni ragazzo ha potuto mettere davanti a Gesù il proprio zaino colmo di gioie, paure, emozioni, fatiche, speranze e preghiere. Proprio come faceva Pier Giorgio, che passava ore in ginocchio davanti al Santissimo Sacramento, anche noi abbiamo attinto da lì la forza e l’entusiasmo. Abbiamo capito che la nostra allegria non è passeggera, ma nasce proprio da questa Luce che illumina il cuore e scaccia ogni ombra. Alle Cascate di Canneto: La Bellezza del Creato Un altro momento indimenticabile è stata la nostra splendida passeggiata naturalistica verso le cascate di Canneto. Camminando immersi nel verde e accompagnati dal suono rigenerante dell’acqua, abbiamo potuto ammirare la bellezza del Creato, tanto amata anche da Frassati. Arrivati davanti allo spettacolo delle cascate, tra la frescura degli schizzi e lo stupore nei volti dei ragazzi, abbiamo capito ancora meglio il vero significato del motto di Pier Giorgio: “Verso l’alto”. Non significa solo scalare una vetta di roccia, ma saper sollevare lo sguardo dalle cose banali per puntare al cielo, ringraziando Dio per le meraviglie che ci circonda e per la vita di tutti i giorni. “Vivere senza una fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere in una lotta continua la Verità, non è vivere ma vivacchiare.” Il Grazie più Grande Un’esperienza di questo tipo richiede una lunga e attenta preparazione. Il ringraziamento più grande va ai ragazzi e alle ragazze per l’energia dimostrata, e allo staff di cucina per aver rigenerato le forze del gruppo dopo ogni avventura. Un profondo riconoscimento va alle educatrici Mariangela e Marta, Franca ed Eleonora, costantemente affiancate e accompagnate nel percorso dai seminaristi Lorenzo Ambrosi, Lorenzo Sabellico e Cristian Feudo. Si esprime inoltre una immensa gratitudine ai due sacerdoti, don Roberto Martufi e don Gonzalo, per la loro preziosa guida spirituale e presenza. Un ringraziamento del tutto speciale, infine, è rivolto ai ragazzi animatori – Giorgia, Ettore, Oliviero e Agnese – che hanno dato il massimo per la perfetta riuscita di ogni attività. E adesso? Il campo è finito, ma la vera cordata inizia adesso, nelle nostre case, a scuola, nelle nostre parrocchie. Torniamo alla vita di tutti i giorni con uno zaino pieno di ricordi, nuovi amici e la certezza che la Luce del mercoledì e la freschezza di Canneto rimarranno sempre con noi. Sempre allegri, ragazzi! Verso l’alto di Eleonora Frattali Responsabile diocesana ACR
Una Croce che fa la storia: Azione Cattolica e Cai sul Viglio

Ci sono vette che non si misurano solo in metri, ma in intensità di sguardi, abbracci e preghiere. Salire sul Monte Viglio, lassù dove l’aria si fa sottile e l’orizzonte si spalanca all’infinito, significa da anni, vivere la prima domenica del mese di luglio, un appuntamento che profuma di cielo.La salita è stata dura, sospinta da un caldo afoso che tagliava le gambe e da un vento custode della cresta. Eppure la fatica si è sciolta davanti alla bellezza del camminare insieme. Qualche bambino dai passi instancabili, giovani pieni di sogni, coppie di sposi, adulti legati a questa roccia da ricordi profondi: generazioni diverse, unite dall’unico e potentissimo desiderio di esserci. Lassù, dove la terra tocca il cielo, ogni goccia di sudore è diventata lode.Come ogni anno, questa salita è stata fatta dall’Azione Cattolica e dal Club Alpino Italiano insieme, presenti entrambi con vari gruppi di diversa provenienza (Anagni, Colleferro, Latina, Palestrina, Frascati) ma uniti nell’affinità verso la montagna come segno di trascendenza e di lode al creato. E come ogni anno non è mancato il ricordo di Nicola Caruso, che così bene ha saputo fare sintesi di questa affinità ed essere ponte tra le due esperienze associative.Sotto quella croce ferma nel tempo, gli amici dell’Azione Cattolica e del CAI si sono ritrovati ancora una volta non per una semplice escursione, ma per un rito del cuore: ringraziare, lodare e ricordare. Quest’anno l’emozione è stata ancora più forte. Tra i passi stanchi e i sorrisi felici, si sentiva una presenza speciale: San Piergiorgio Frassati. Il “santo dei giovani” e delle montagne è salito con noi. Con il suo invito eterno ad andare sempre “verso l’alto”, ci ha ricordato che la vetta più bella è quella della santità vissuta nelle cose di tutti i giorni, nell’amicizia vera e nella fede che non teme le salite.Attorno a quella croce, stanchi ma con il cuore colmo di luce, con don Augusto abbiamo riscoperto la bellezza di essere comunità. Una giornata indimenticabile, intessuta all’ombra di una croce: anche così si scrive la storia. L’AC delle Diocesi di:Anagni-Alatri, Latina-Terracina-Sezze-Priverno, Frascati, Tivoli-Palestrina
L’Azione Cattolica diocesana accanto ai detenuti del carcere di Frosinone

Centinaia di confezioni di dentifrici e lamette monouso sono state donate dall’Azione Cattolica della diocesi di Anagni-Alatri alla Pastorale carceraria delle diocesi di Frosinone e di Anagni-Alatri e destinati alla popolazione detenuta nella Casa circondariale di Frosinone. Una richiesta in tal senso era arrivata dalla Pastorale carceraria e quindi, nella giornata di martedì 23 giugno, la presidente diocesana di Ac, Concetta Coppotelli, ha consegnato quanto richiesto al signor David Rapone, che si occupa della messa alla prova dei detenuti che ottengono benefici, grazie anche alla sinergia con la Caritas interdiocesana. Contestualmente è stata consegnata anche una lettera ai cappellani del carcere, don Giudo Mangiapelo e don Onofrio Cannato. Questo il testo della lettera: Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati (Mt 5,6). Nessuna cella è così isolata da escludere il Signore “Il carcere è diventato una basilica”. Sono le parole pronunciate da Papa Francesco dopo aver aperto la Porta Santa nel carcere di Rebibbia. Una frase che porta con sé un significato profondo e dirompente. Trasformare un luogo spesso percepito come simbolo di esclusione, sofferenza e punizione in uno spazio sacro e comunitario ribalta la prospettiva comune, ricordandoci che la presenza di Dio non conosce barriere. Con questo gesto, il Papa ha voluto ricordarci che dietro ogni sbarra si nascondono storie, dolori e speranze. E proprio rivolgendosi ai detenuti, Papa Francesco ha ricordato che “ognuno di noi può scivolare”, sottolineando quanto sia importante non perdere mai la speranza e quanto abbiamo il dovere di proteggere la dignità umana, anche in situazioni di errore o fragilità. La speranza, per chi vive dietro le sbarre, non è un lusso: è un diritto. E per tutti noi è un dovere trattare con dignità chi ha sbagliato, che non è solo un atto di misericordia, ma una vera e propria prova di forza, oltre che un segno di civiltà. Da sempre, molti soci di Azione Cattolica operano direttamente nelle carceri attraverso l’ascolto, il supporto materiale e umano, e la promozione di percorsi di inclusione sociale e lavorativa. Sorprenderà sapere che il primo coordinamento nazionale fra le associazioni di volontariato penitenziario, il SEAC (Coordinamento Enti e Associazioni di Volontariato Penitenziario) nasce proprio su iniziativa dell’Azione Cattolica alla fine degli anni Sessanta. Una storia ed una memoria da valorizzare. L’AC collabora attivamente per formare volontari e promuovere la mediazione penale. Facciamo nostro l’interrogativo che papa Francesco si poneva ogni volta che incontrava un detenuto: “Perché loro e non io?”. Avere compiuto degli errori in passato non può giustificare condizioni detentive che nessuno potrebbe sopportare, non può consentire di togliere lo sguardo da una visione che, per quanto cruenta, ci mette davanti a quanto di più fragile possa esistere. Guardate con speranza oltre la vostra dimensione odierna perché si può e si deve sempre ricominciare, il Signore fa nuove tutte le cose, noi da parte nostra Vi inviamo un piccolo aiuto fatto di dentifrici e rasoi per la barba che speriamo possano esservi utili, inoltre affidiamo le vostre sofferenze al Signore nelle nostre preghiere. “Che questo tempo sia un’opportunità per scavare a fondo, perdonare sé stessi e ricostruire la propria vita mattone dopo mattone. La vera libertà nasce prima di tutto dentro il proprio cuore”. La Presidente di Azione Cattolica della Diocesi di Anagni Alatri a nome di tutti gli associati! Concetta Coppotelli
“Smuoviti siamo missione”: ad Anagni l’iniziativa dell’Ac diocesana

Dall’introduzione della Lettera Enciclica Magnifica Humanitas del Santo Padre Leone XIV: “La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme. Ogni generazione riceve in eredità il compito di dare forma al proprio tempo: di far maturare la storia come luogo in cui la dignità di ogni persona sia custodita, la giustizia promossa e la fraternità resa possibile. Ma su ogni epoca incombe il rischio di costruire un mondo disumano e più ingiusto. Là dove l’umanità corre il pericolo di smarrire il proprio volto, noi cristiani alziamo gli occhi verso il Dio che si è fatto carne, sapendo che «solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo». Questa magnifica umanità in Gesù Cristo diventa la Via, la Verità e la Vita, aprendo per ciascuno di noi la strada per crescere verso la pienezza.” Le coordinate che il Papa ha iniziato a disegnare per il suo ministero sono preziose e ci incoraggiano ad abitare questo tempo consapevoli che sarà migliore nella misura di quanto ciascuno di noi, e tutti noi insieme, sapremo amare, assumendoci sino in fondo le domande delle persone, le fatiche e i drammi che agitano la storia, giudicandole con amore e nell’amore. La missione dell’Azione Cattolica si fonda sull’evangelizzazione, sulla promozione della pace e sulla formazione dei laici. Il magistero di Papa Leone XIV valorizza questa vocazione incoraggiando l’associazione a essere fermento di unità e ad abitare il servizio con spirito missionario. E’ bello ritrovarsi ogni anno in questa giornata di preghiera, confronto e fraternità! Una giornata che mette insieme adultissimi, adulti, giovani e bambini di tutta la Diocesi. Il titolo scelto quest’anno per la giornata ci ricorda ancora una volta che la nostra Associazione è chiamata ad esercitare un impegno missionario deciso, coinvolto e sinodale per “generare” nuove forme e nuove pratiche di crescita umana e sociale. Il metodo Vita–Parola–Vita diventa lo strumento per leggere l’esperienza concreta, lasciarsi illuminare dal Vangelo e tornare alla realtà con occhi nuovi. “Smuoviti” richiama l’urgenza di una fede che non resta ferma, ma si traduce in scelte, relazioni, responsabilità condivise. La missione parte da ciascuno e si compie nella vita dell’associazione, chiamata a essere segno concreto di presenza e testimonianza. Quest’anno, proveniente da tante parti della nostra Diocesi, ci siamo incontrati ad Anagni presso il giardino del Vescovado, una location verde e spaziosa, gentilmente concessa dal nostro Arcivescovo Santo Marcianò, dove di buon mattino, il nostro assistente unitario don Rosario Vitagliano ha celebrato Messa accompagnato da padre Alberto. Nell’omelia, partendo dal Vangelo Matteo 10,7-15 e richiamando l’enciclica del Papa, il nostro assistente ha insistito fortemente sul tema della giornata “Smuoviti siamo missione”. Al termine della messa i partecipanti, dopo una buona colazione si sono suddivisi in piccoli gruppi per approfondire e confrontarsi. Obiettivo dell’incontro- Far sperimentare che: Nello spazio adibito al confronto e suddiviso in tre tempi, tutti si sono messi in gioco senza limiti di età. ACR: Camminare insieme nei “luoghi della vita” dei bambini e ragazzi per scoprire che anche loro possono essere missione, ogni giorno, con piccoli gesti di amicizia, aiuto, ascolto e gioia. Obiettivo dell’incontro- Aiutare bambini e ragazzi a riconoscere i luoghi dove vivono ogni giorno: “Essere missione non vuol dire andare lontano. Vuol dire portare l’amore di Gesù nei posti dove viviamo ogni giorno!” Alcune riflessioni dei gruppi adulti/giovani: Ci si sente spesso in minoranza “come pecore in mezzo ai lupi” ma occorre dare testimonianza della propria identità cristiana con maturità e forza, vincendo ogni paura. Cercando di essere” contagiosi” e presenti nella vita delle persone che incontriamo, riscoprendo il nostro sacerdozio battesimale. Bisogna cercare il buio per illuminarlo, vivendo controcorrente, non stando alla finestra quindi restando fermi. Il bene non è solo una reazione a ciò che accade ma è una scelta attiva di vita quotidiana. Chiamati, quindi, alla missione come testimoni credibili, cercando sempre più di diventare, una comunità con al centro l’amore. Al termine del pranzo al sacco, nel primo pomeriggio divisi in tre gruppi, abbiamo visitato la splendida Cripta della Cattedrale di Anagni e il Palazzo Bonifacio VIII. Alle 16,30 dopo la consegna di un gadget in ricordo della giornata i saluti e gli abbracci hanno chiuso una bella giornata di confronto e di formazione senza tralasciare l’aspetto storico- culturale. a cura della Presidenza Diocesana AC
Campo scuola vocazionale per giovani a Loreto

Un campo scuola vocazionale, per giovani dai 18 ai 35 anni, è stato organizzato dai Centri diocesani vocazioni di Frosinone-Veroli-Ferentino e Anagni-Alatri, insieme alle Pastorali giovanili e all’Azione Cattolica delle due diocesi. Si terrà a Loreto, dal 25 al 27 agosto, all’ombra di quella Santa Casa dove risuona forte il “sì” di Maria. Il pellegrinaggio e lo stare insieme dei giovani a Loreto arriva anche a conclusione – che può essere letto anche come una ulteriore tappa o un nuovo inizio – del cammino che è stato fatto durante tutto l’anno, assieme al vescovo Santo, nel ciclo di incontri “Revolution – La rivoluzione dell’amore”. PER PARTECIPARE E PER ULTERIORI INFORMAZIONI rivolgersi ai numeri di telefono presenti nella locandina
Veglia di Pentecoste, il vescovo Santo: «Lo Spirito è vita!». Le testimonianze e due Chiese sempre più «una cosa sola»

Troppo piccola la pur grande chiesa parrocchiale del Sacro Cuore, a Frosinone, per accogliere le oltre mille persone che nella serata di sabato 23 maggio sono arrivate dalla città capoluogo e un po’ da tutti i centri delle due diocesi, per partecipare alla Veglia di Pentecoste, interdiocesana, guidata dal vescovo Santo Marcianò. Preghiera, testimonianze, canti, la meditazione del presule: una serata di quelle che difficilmente si dimenticano e che lasciano dentro un senso di “pienezza” di «vita compiuta» grazie all’azione dello Spirito Santo, come monsignor Marcianò ha poi voluto sintetizzare, in un passaggio che riprenderemo tra poco. Preziose le quattro testimonianze, di fede e di speranza che hanno arricchito la veglia: i coniugi Amorati hanno raccontati della forza della preghiera che li ha aiutati, li sta aiutando, ad andare avanti nelle difficoltà del loro adorato Massimiliano, un amore di ragazzo che è stato sul punto di non farcela, ma sorretto proprio dall’amore fatto preghiera – e viceversa – di mamma e papà, capaci così di sopportare la pesantezza della Croce e di croci su croci, La forza della carità, nella testimonianza di Tonino Nobile, massima espressione del diaconato, ministero che si identifica proprio nella carità, che non più giovanissimo ha lasciato la sua Agrigento con la famiglia e ora vive nella Comunità In Dialogo di padre Matteo Tagliaferri, a Trivigliano, dove è carità piena quello spendersi per i giovani in difficoltà, quelli che la società etichetta come “scarti”. La forza della vocazione in Gabriele Marcoccia, di Castelmassimo di Veroli, che a 40 anni non ha saputo, e tantomeno voluto, restare sordo davanti alla chiamata dl Signore e che prossimi mesi entrerà in seminario, dopo aver lasciato la fidanzata e un lavoro ben avviato. La forza della missione in risposta all’azione dello Spirito Santo da parte di Fabio e Antonella Riscica, genitori di 3 figli e professioni ben avviate, ma hanno lasciato tutto e per 10 anni sono andati missionari laici in Siberia, con la loro unione poi benedetta dal sacerdozio di uno dei figli. Come prassi del Cammino Neocatecumenale di cui fanno parte, sono andati lì andati senza nulla e ora, tornati in Italia, si sono dovuti rimettere in discussione anche con il lavoro. Questi testimoni della discesa dello Spirto Santo sono stati poi caldamente abbracciati dal vescovo Marcianò, che nel corso del suo intervento ha poi voluto riprendere alcuni tratti salienti di storie in cui «lo Spirito Santo si è fatto alito di vita», ha rimarcato, tra la commozione generale (e in presa diretta abbiamo notato soprattutto lo sguardo attento, praticamente a bocca aperta, delle decine di scout e guide sedute ai piedi dell’altare). «Stiamo celebrando il compimento della Pasqua – ha detto il vescovo – E’ bello pensare che Gesù stia dinanzi al Padre in una continua preghiera di intercessione, a dire “Mi sono fatto uomo, ho assunto il peccato, la storia di tutto il genere umano”, è questa è la Passione. Il dono dello Spirito diventa la presenza di Dio in noi, lo spirito che continua Cristo nella Chiesa, attraverso la celebrazione dei sacramenti e la comprensione di quanto Gesù ha detto e ha fatto: Lui vi insegnerà ogni cosa. Il compimento della Pasqua è proprio in questa presenza che è forza, che è vita, perché lo Spirito ci trasforma in Lui: non sono più io che vivo ma Cristo che vive in me. No, non si può pensare ad una vita che non trovi il proprio compimento. E queste testimonianze ci hanno offerto la parola-sintesi di questa veglia: vita e vita compiuta! Questa veglia non è un fatto esclusivamente liturgico, emozionale, di segni, luci che si spengono e accendono, creano emozioni buone per il cuore, ma di discesa dello Spirito Santo. Lo Spirito abbonda, è vita che si compie nelle esperienze ascoltate: trasformazione! Lo Spirito è vita, vita, e vita piena! Ragazzi, Dio non si lascia vincere in generosità», ha rimarcato il vescovo, tanto più che la veglia è arrivata anche a conclusione del percorso “Revolution-La rivoluzione dell’amore”, guidato dal presule assieme alle pastorali giovanili e vocazionali delle due diocesi e al centro diocesano vocazioni di Frosinone. «Lo Spirito Santo – ha concluso così la sua meditazione il vescovo – ci ha convocati: questa è la Chiesa. E facciamo sì che queste due nostre sorelle Chiese, che stanno diventando, e di fatto sono una cosa sola, siano sempre più testimoni di questa universalità e di questo amore infinito di Dio». Un altro pensiero, monsignor Marcianò ha voluto poi rivolgerlo, prima della benedizione finale, ringraziando i presbiteri presenti (provenienti dalle due diocesi, con i vicari generali don Angelo Conti e don Roberto Martufi) e tutti coloro che hanno organizzato la veglia interdiocesana, ovvero associazioni e movimenti «nel rispetto del carisma di ognuno, ma tutti insieme per l’unità». di Igor Traboni
Un lavoro dignitoso al centro della veglia interdiocesana del Movimento Lavoratori di Ac

Lo scorso mercoledì 29 aprile le diocesi di Anagni Alatri e quella di Frosinone Veroli Ferentino, hanno pregato insieme nella veglia che il Movimento Lavoratori di Azione Cattolica organizza in occasione della festività di San Giuseppe Artigiano. Quest’anno il tema proposto è stato: “Un lavoro dignitoso per custodire il creato e coltivare la pace”. Con l’Azione Cattolica della diocesi di Anagni Alatri, è stata individuata la parrocchia di San Giuseppe situata in Anagni ove, in zona Osteria della Fontana, c’è una chiesa dedicata proprio al Santo Artigiano; qui il parroco, don Gianluigi Corriere, dopo aver parlato col comitato dei festeggiamenti del loro santo patrono, ci ha inserito nel programma e fatto fare la veglia. E così per la prima volta le due diocesi hanno potuto fare la veglia insieme alla presenza dei due presidenti diocesani, Giovanni Vasta, per Frosinone, e Concetta Coppotelli per Anagni-Alatri. Dai ringraziamenti al parroco ed alla comunità parrocchiale, per la cortese ospitalità e la possibilità di celebrare la veglia per il Santo patrono del lavoro, della Chiesa universale e anche della parrocchia, si è dato inizio alla funzione officiata da don Giovanni Ferrarelli, assistente all’Azione Cattolica della diocesi di Frosinone Veroli Ferentino, con l’esposizione del Santissimo Sacramento e la lettura dei brani delle sacre scritture, seguiti dalle preghiere e dai commenti dei papi. Il “Lavoro dignitoso” è stato anche il tema del più noto concerto del 1° maggio ma per l’Azione Cattolica la festa è la preghiera. Una preghiera che vuole anche essere azione, interessamento e informazione riguardo ai problemi, non ultimo quello degli incidenti e delle morti sul lavoro. Abbiamo ribadito che noi dell’AC “vogliamo essere parte attivama anche mantenere sempre viva la fiamma dell’amore di Cristo nei nostri cuori e conseguentemente nei nostri gesti”. Abbiamo pregato per il lavoro e la pace, con l’impegno di attuare il tema della veglia nella cui locandina non a caso c’era un altare–banco di lavoro, con alcuni attrezzi e la scritta “Work in progress”, ovvero “lavori in corso”, a significare la nostra necessaria premura ad attuare quanto indicato dai vari Pontefici che hanno donato alla Chiesa dei documenti sul lavoro a partire da Leone XIII fino d arrivare a Leone XIV. di Giuseppe Zambon Delegato regionale MLAC Lazio
A Fiuggi l’assemblea regionale di Azione Cattolica: la giusta strada per essere Chiesa oggi

Ritrovarsi, condividere, passare del tempo di qualità con fratelli e sorelle di tutto il Lazio. Questo è stata l’assemblea regionale di Azione Cattolica, organizzata presso l’Hotel Villa Lina di Fiuggi, il 28 febbraio e il 1° marzo. Due giorni di riflessioni, preghiera e anche di tempi lenti, pensati per viversi senza dover correre dietro a scadenze per attività o riunioni. Con questo spirito i membri dei consigli diocesani delle diocesi del Lazio, hanno dato vita all’assemblea, appuntamento annuale che apre all’ultimo anno del triennio associativo 2024-2027. Il sabato mattina, dopo la preghiera iniziale curata dall’assistente unitario don Nello Crescenzi, si parte con le introduzioni della delegata regionale Caterina Castagnacci. Nel suo discorso ha toccato molti temi della vita associativa, sottolineando la bellezza di vivere l’Ac come una famiglia, nei momenti belli e in quelli più faticosi. Segue l’intervento di Francesco Adamo, membro di equipe nazionale del Movimento Studenti di Ac, e riferimento per il Lazio, che ha raccontato il lavoro fatto in questi mesi per la nascita dei circoli Msac nelle nostre diocesi, ad oggi ben quattro in formazione. La mattinata si conclude con una lettera della Fondazione “Azione Cattolica Scuola di Santità Pio XI” in vista della prossima assemblea dei soci di giugno 2026, invitando le diocesi ad aderire per dare ancora più valore alle testimonianze delle figure di santità vissute nei loro territori. Il pomeriggio si è aperto con Maria Rosaria Soldi, membro dell’Area della promozione associativa, che ci ha aiutato a leggere con le giuste lenti l’andamento dei flussi di adesione alle nostre associazioni, fornendo numerosi spunti ai presidenti diocesani. Grazie al loro contributo come osservatori privilegiati dei loro territori, è nata una discussione ricca e molto aderente ai cambiamenti delle comunità cristiane che l’Ac (e non solo) sta attraversando. Nei laboratori del pomeriggio, spazio alla creatività dei partecipanti, chiamati a pensare all’Ac come a un cantiere aperto: quali sono le fondamenta della nostra associazione? Quali i punti di forza, le fragilità e le proposte per proseguire nel suo percorso? Nel costruire fisicamente un percorso, i gruppi hanno dato vita a una discussione accalorata e sincera sullo stato dell’Ac nelle diocesi, suggerendo alcuni punti a cui porre attenzione e da migliorare. A lavori conclusi, visto che l’obiettivo dell’assemblea era anche quello di vivere un tempo leggero, quale modo migliore che vedere insieme la finale del festival di Sanremo, anche se il nostro (per sempre) Sì lo diciamo ogni anno. La domenica si è aperta con la celebrazione eucaristica, occasione per rimettere al centro la nostra fede in un momento delicatissimo e di grande preoccupazione viste le notizie che ci arrivavano dal Medio Oriente. Ma il confronto con Gesù trasfigurato ci deve aiutare a riconoscere che nella vita anche se il male è tanto passerà, il bene, anche se poco, resterà. Nei successivi laboratori è stata data voce ai singoli settori condividendo, oltre alle attività svolte, anche come i responsabili stanno vivendo il loro servizio in rapporto alla loro vita personale, un aspetto delicato ma fondamentale per tutti. Non sono mancate riflessioni anche in vista del prossimo anno in cui verranno rinnovati gli incarichi diocesani e regionali. Infine, abbiamo accolto con gioia la visita di monsignor Santo Marcianò, vescovo delle diocesi di Anagni- Alatri e di Frosinone-Veroli-Ferentino. Nel suo saluto ha fortemente incoraggiato l’Ac, riconoscendo nei suoi tratti distintivi la giusta strada per essere Chiesa oggi. di Angelo De Santis, incaricato giovani di Ac per la regione Lazio Questo articolo è tratto da Avvenire Lazio Sette di domenica 8 marzo 2026
Bungee jumping: i giovani di Ac “saltano” le paure per affrontare la vita

La sera del 7 febbraio 2026 si è tenuta ad Acuto, presso la chiesa di Santa Maria Assunta, la seconda edizione del passaggio della “Coppa AC”. L’incontro ha coinvolto gli adolescenti della Diocesi di Anagni-Alatri: giovani provenienti da Acuto, Alatri, Anagni, Fiuggi, Fumone e Piglio. Intorno alle 18:30 eravamo tutti in chiesa. Dopo i saluti e dopo aver preso posto nei banchi, gli educatori ci hanno presentato l’attività da svolgere, dedicata alle paure. Quali paure siamo pronti a lasciare indietro? Guidati dagli educatori, siamo stati invitati a scrivere su un bigliettino una paura che sentiamo dentro e che vorremmo lasciare indietro. Una volta riconosciuto e scritto il timore, ci si alzava in piedi e si cominciava a camminare per la navata. Quando ce la sentivamo, lasciavamo cadere il biglietto a terra, come segno del desiderio di non farci più bloccare da quella paura. Alzarsi, camminare e lasciare andare Dopo aver lasciato cadere i biglietti, ci siamo confrontati insieme. Nessuno ha detto ad alta voce la propria paura, ma ci è stato chiesto di dare un consiglio ad una persona che avesse il nostro stesso timore. In questo modo, senza accorgercene, abbiamo parlato anche a noi stessi. È emerso che spesso sappiamo incoraggiare gli altri meglio di quanto riusciamo a fare con noi stessi. La parte più complicata arriva quando bisogna mettere in pratica il consiglio. Si inizia da piccoli gesti: ricordare le parole che abbiamo detto, provarle su noi stessi (con determinazione), accettare di chiedere aiuto, cercare un confronto costruttivo e avere coraggio. Un consiglio diventa reale quando smette di essere tale e si trasforma in una scelta. Le paure non spariscono da sole, ma possono essere affrontate un passo alla volta con il sostegno altrui e con la guida di Dio. Questo momento è stato accompagnato dal passo del Vangelo di Matteo (19,1629), quello del “giovane ricco”. Anche lui si avvicina a Gesù con una domanda importante: «Che cosa devo fare per avere la vita eterna?». È un giovane che ha fatto “tutto nel modo giusto”, ma quando Gesù gli chiede di lasciare ciò a cui è più legato, se ne va triste. Quel giovane non è lontano da noi. Le sue ricchezze non sono solo materiali: possono essere sicurezze, abitudini, aspettative o paure che ci tengono fermi. Come lui, anche noi spesso vorremmo seguire davvero Gesù, ma facciamo fatica a lasciare ciò che ci rassicura, anche quando ci pesa. Il Vangelo ci ricorda che ciò che sembra impossibile agli uomini è possibile a Dio. Lasciare cadere quel biglietto è stato un primo gesto di fiducia. Una volta terminata l’attività, è avvenuto lo scambio della “Coppa AC”, cioè della coppa vinta dalla squadra vincitrice del Campo Scuola diocesano della scorsa estate. I ragazzi di Fiuggi, sulle note di “We Are the Champions”, hanno passato la coppa ai giovani di Anagni. Applausi, abbracci, foto di gruppo e poi tutti a cena in una delle sale dell’oratorio di Acuto. Come ogni attività che si rispetti, mi ha segnato dentro. Non ha cancellato le mie paure ma mi ha insegnato a guardarle senza scappare. Quelle dell’AC Giovani sono delle esperienze che ti fanno crescere, e in quanto tali, vanno vissute appieno. Il vice presidente AC Giovani ha concluso con queste parole: «Ognuno di voi, crescendo, prenderà coscienza delle proprie paure e spero che abbiate poi la forza di usarle per affrontare la vita. L’incontro si chiamava proprio “Bungee jumping” perché è la paura che ti fa saltare; è quando ti senti tremare che capisci di star vivendo davvero. Usate queste paure per saltare, per fare qualcosa, per non restare su quel ponte e vederlo poi da sotto, da una nuova prospettiva. Azzardate, rischiate, piangete, soffrite e poi superate tutto, che siete forti. Con la certezza di avere accanto un amico, Gesù»……. Grazie hai proprio ragione! di Chiara Cataldi
