Il messaggio del vescovo Santo al convegno “Amare non fa male!”: «L’uomo è creato dall’Amore, con Amore, per Amore»

Questo il testo integrale del messaggio di saluto dell’arcivescovo Santo Marcianò, fatto pervenire ai partecipanti al convegno “Amare non fa male” – Educare all’amore vero”, tenutosi a Fiuggi sabato 13 febbraio 2026, organizzato dall’Azione Cattolica diocesana, area famiglia & vita, dall’associazione La Caramella buona e dall’Ufficio di pastorale familiare della diocesi di Anagni-Alatri Messaggio convegno (pdf) Carissimi,nell’impossibilità di partecipare ai vostri lavori, non voglio far mancare il mio salutoal convegno: «Amare non fa male!». È un titolo che, partendo dal fotografare la realtà,esprime la speranza che mai più si chiami “amore” ciò che è esattamente il suo contrario: laviolenza, lo sfruttamento, l’uso, l’abuso… ogni forma di prevaricazione e dominio sull’altro,che «fa male», che provoca il male. Un male che spesso riempie le pagine della cronaca e alquale bisogna imparare a dare un nome, per conoscerlo e per contrastarlo. Ecco ladimensione educativa, sulla quale il vostro convegno si vuole concentrare.«L’amore – diceva Giovanni Paolo II – non è cosa che si impari, eppure non c’è cosache sia così necessario imparare». Una definizione paradossale, come paradossale, del resto,è l’amore stesso. Ma una definizione che apre un panorama straordinario: l’apprendimentodell’amore è quanto di più necessario si possa immaginare. Non è una frase fatta, uno slogantra i tanti con i quali oggi si vuole sdoganare un’educazione affettiva che, come si suol dire,comprende “tutto e il contrario di tutto”. Si tratta piuttosto di individuare la radice di questa«necessità» dell’educazione all’amore, che è prettamente antropologica. Del resto, è stato lostesso Giovanni Paolo II, nella sua prima Enciclica (Redemptor Hominis, 10), ad affermareche «l’uomo non può vivere senza amore. Egli rimane per sé stesso un essereincomprensibile, la sua vita è priva di senso, se non gli viene rivelato l’amore, se nons’incontra con l’amore, se non lo sperimenta e non lo fa proprio, se non vi partecipavivamente».Sì, cari amici. Imparare l’amore è necessario per diventare sé stessi; per essere,rimanere, diventare persone umane in senso compiuto e, di conseguenza, evitarecomportamenti che non esiteremmo a definire “disumani”. E ciò che fa di un essere umanouna persona realizzata, prima che il lavoro, la carriera, l’accumulo di titoli e competenze, è lapossibilità di accedere, per così dire, a questo fondamentale “apprendimento”. Educareall’amore è educare all’umano!Il tema dell’educazione all’amore, dunque, è emergenza e urgenza; al contempo, cene rendiamo conto, è estremamente delicato, proprio per l’antropologia, ovvero l’idea diuomo che presuppone e veicola. E l’antropologia personalista, che il cristianesimo riconosce econdivide con molte altre culture e religioni, vede la persona umana come unità integrata eintegrale di corpo, psiche e spirito, fatta per entrare in relazione e chiamata a una libertà cheè anzitutto rispetto della verità e dignità propria e altrui.Tutto questo, se ci pensiamo bene, è «rivoluzionario»! Implica quella «rivoluzionedell’amore» che, riprendendo l’invito di Papa Leone, fin dal giorno di inizio del mio ministeronelle nostre Diocesi ho voluto indicare come programma, offrendone le linee principali nellaLettera Pastorale Capii che l’amore è tutto. In tale testo, partendo proprio dall’affermazionedi Giovanni Paolo II – «l’uomo non può vivere senza amore» – vi invitavo a osservare che«l’amore è oggi una delle parole più complesse ed equivocate», ricordando, al contempo, che «“Dio è amore”, l’amore è Suo dono e si concretizza nel Suo Progetto su ciascuno di noi, suogni vocazione. Occorre dunque chiedersi sempre cosa significhi amare, per rispondere erimanere fedeli alla propria chiamata all’amore in ogni vocazione» perché, in definitiva, «ognivocazione nasce dalla gioia di sentirsi amati a dall’essere chiamati ad amare».Il vostro Convegno affronta il tema dell’educazione all’amore con relatori qualificatie ricchi di esperienza; e la Chiesa ha profondamente a cuore la dimensione vocazionaledell’amore. E pensando alla dimensione formativa dei giovani, desidero riproporre a tutti voil’interrogativo espresso nella Lettera Pastorale, su cui i vostri lavori possono offrire unprofondo contributo di riflessione: «Come impostare una pastorale vocazionale che, partendodalla riscoperta dell’essere e sentirsi amati, aiuti ogni giovane a interrogarsi sul Progetto diamore Dio, unico e irripetibile, e sia integrata da un’educazione affettivo-sessuale e daun’educazione all’amore in grado di indicare l’orizzonte del dono di sé come realizzazionedella persona?»Cari amici, «l’orizzonte del dono di sé»! Ecco la radice antropologica alla quale ladimensione educativa si deve ancorare, per contrastare una cultura edonista e relativista,che riduce l’amore alla dittatura del puro sentimento aprendo il varco a comportamentiegoistici: da diverse forme di immaturità affettiva, fino alla violenza e a ogni genere diabuso, specie nei confronti di donne, minori e persone vulnerabili.La «Rivoluzione dell’amore», come ho voluto sottolineare, «ci pone dinanzi l’amorenon solo come sentimento ma come dinamica di tutta la persona: corpo, psiche, spirito,intelligenza, volontà», nella consapevolezza che amare non significa «sentire o sentirsi benema “perdere”, donare la propria vita»; e che, come ha detto Papa Leone ai giovani alla Vegliadi Tor Vergata lo scorso 2 agosto, «donare sé stessi è la felicità»!Che questo convegno ci aiuti a riscoprire nel “dono di sé” il segreto che permetteall’amore di non fare male e promette all’essere umano la felicità a cui egli è chiamato,perché creato dall’Amore, con Amore, per Amore.A tutti, buon lavoro!
In tanti alla Marcia della Pace interdiocesana di Azione Cattolica

Sabato 31 gennaio, ore 14.30 ad Alatri, in Piazza Santa Maria Maggiore, il silenzio del dopo pranzo prevale su qualche motore che sporadicamente attraversa la piazza. Alle 15 cominciano a risuonare le voci dei primi arrivati, convocati dall’Azione Cattolica per la consueta Marcia della pace, che la nostra diocesi organizza a conclusione del mese della pace da oltre 35 anni. Sono bastati pochi minuti per vedere la piazza gremita di bambini, ragazzi, giovani e adulti, provenienti dalle diocesi di Anagni-Alatri e Frosinone-Veroli-Ferentino che, insieme, con questa iniziativa hanno voluto dare voce al messaggio di pace che Papa Leone XIV ha lasciato al mondo il primo gennaio del 2026 e che le presidenze di Azione Cattolica hanno raccolto e a loro volta, consegnato a tutti i partecipanti. Una pace disarmata e disarmante, chiede il Santo Padre. Quella pace che dagli arrivi ai saluti finali, abbiamo potuto assaporare nei sorrisi dei bambini che, durante il corteo, gridavano di volere la pace; quella pace che abbiamo visto negli abbracci e nelle pacche sulle spalle che i giovani si scambiavano con semplicità scherzosa; quella pace che gli adulti hanno trasmesso accogliendo le differenze e le unicità di ciascuno, condannando la violenza come mezzo di risoluzione dei conflitti che, nel mondo adulto, tendono a portare divisione e violenza, soprattutto a danno dei più piccoli. I saluti del sindaco di Alatri, Maurizio Cianfrocca, che ha elogiato l’iniziativa, accogliendola con gioia e che ha chiesto soprattutto ai giovani di impegnarsi a vivere per un mondo in pace; il saluto del parroco di Alatri, don Walter Martiello e degli assistenti Ac don Rosario Vitagliano e don Giovanni Ferrarelli, che hanno consegnato ai partecipanti il saluto del nostro Vescovo Santo Marcianò, impossibilitato ad essere presente, ma con il pensiero rivolto a tutta la piazza; il saluto dei presidenti di entrambe le diocesi Concetta Coppotelli e Giovanni Vasta, che hanno unito le due realtà associative per vivere insieme questo importante richiamo alla pace. Significativa, la presenza dei parroci don Pierluigi Nardi, don Antonio Castagnacci, Padre Efrain Mora Garcia e naturalmente don Walter a sostegno delle rispettive associazioni parrocchiali; una presenza che ha mostrato quanto sia importante la collaborazione, l’accompagnamento e l’amicizia tra laici e parroci, per lavorare per il regno di Dio. Un gesto condiviso da tante persone, che hanno acquistato la spilla della pace con lo scopo di fare del bene a qualcuno. Dopo i saluti, la divisione in settori Adulti, Giovani, ACR per lo svolgimento delle attività propedeutiche alla marcia e infine il corteo: un fiume di persone, tanti striscioni, cartelloni e slogan gridati. Un corteo colorato, rumoroso che urlava e pregava la pace. Una marcia partecipata, che parlava di unione, di condivisione, di fratellanza e di vita. Si, la marcia era viva! E Dio ci accompagnava, come sempre! Un’emozione unica vedere diverse generazioni insieme, unite, con lo stesso desiderio di dire no alla violenza e di dire sì all’ascolto e al rispetto, dell’uomo e del creato. Uno spazio importante, come detto, è stato dedicato alla vendita del gadget pensato dall’Azione Cattolica Nazionale per il mese della Pace 2026, la spilla della pace, il cui ricavato sarà destinato ad aiutare la Terra Santa, martoriata dalla guerra. La marcia,dopo aver percorso le vie di Alatri, si è conclusa con un momento di preghiera unitaria, presso la chiesa degli Scolopi, per ringraziare il Padre che ci ha voluti figli e dunque fratelli, in Cristo e che ci ha permesso di vivere un momento così significativo ed emozionante. La certezza che lui è sempre accanto a noi per farci sperimentare questa bellezza in ogni giorno della nostra vita, è ciò che ci guida ad essere suoi discepoli nel mondo in cui lui stesso ci ha pensati. di Giusy Secondino Vicepresidente adulti Presidenza Azione Cattolica diocesi Anagni-Alatri
Il Vescovo a Mole Bisleti: «Amicizia e comunione, i doni più belli»

«Quello dell’amicizia è il dono più grande. Quanto è bello dire: tu sei mio amico, un altro me stesso! Ma ricordiamoci pure che si impara a diventare amici, perché il dono dell’amicizia si accoglie». Con queste parole – che sono risuonate anche come un ulteriore augurio di proseguire nel cammino già intrapreso – l’arcivescovo Santo Marcianò ha concluso l’omelia della Messa celebrata nel tardo pomeriggio di giovedì 22 gennaio nella chiesa parrocchiale di Mole Bisleti, nell’ambito della sua visita all’unità pastorale delle “Parrocchie in comunione con Maria”, formata anche dalle comunità di Pignano, Laguccio, Sant’Emidio e Basciano, affidate a don Luca Fanfarillo. E non poteva esserci filo conduttore migliore di quello dell’amicizia nell’incontrare delle comunità che in questi ultimi anni hanno saputo unirsi, pastoralmente ma non solo, proprio nel segno di una “comunione” a tutto tondo, dando vita a molteplici attività e con una serenità negli animi che è apparsa evidente anche nella gioia con cui è stato accolto il vescovo, culminata in un bel momento conviviale dopo la celebrazione. Una Chiesa-comunione che è stato l’elemento ulteriore colto da Marcianò, che ha detto tra l’altro: «Se dovessimo definire la Chiesa, non solo quella di mattoni, parleremmo di una unione di cuori. E qui questo è ancor più vero perché tutti collaborate e la comunione parla più delle parole: testimoniamo Dio attraverso il volerci bene. L’amore è il grido di verità di Dio. Quando due persone si vogliono bene, si alleano per amore. E questa è la vera alleanza di cui oggi c’è bisogno. Nell’amicizia bisogna credere nella misura in cui due cuori sono in uno. In quell’amicizia che scaturisce dall’Amico per eccellenza. Lui che ha dato la vita per i suoi amici, per tutti, senza mai chiamare nessuno “nemico”. Chi ama è una persona libera. E allora, domandiamoci: io come sono un amico, cosa faccio per i miei amici?». Il vescovo Marcianò, che prima della celebrazione ha visitato la vicina cooperativa che accoglie persone fragili «e sono rimasto incantato dall’amore degli operatori», è stato accolto dal parroco don Luca Fanfarillo, che ha presentato la molteplicità delle iniziative parrocchiali, presenti anche don Rodrigues Muzola Diyamona, sacerdote congolese collaboratore parrocchiale, il diacono Giovanni Straccamore, il sindaco Maurizio Cianfrocca, i seminaristi diocesani Lorenzo Ambrosi e Lorenzo Sabellico. All’inizio della celebrazione, don Luca Fanfarillo ha illustrato al vescovo le varie attività interparrocchiali: i gruppi liturgici, quello dei catechisti, la Caritas. E poi i gruppi di servizio: dal Santa Marta, che si occupa della pulizia delle chiese, al San Giuseppe, che provvede alla manutenzione ordinaria degli edifici sacri; dal San Camillo, accanto agli anziani al San Lazzaro, vicino alle famiglie nel tempo del lutto. E ancora, i comitati che si occupano delle feste parrocchiali. Insomma, una comunità viva che, anche alla luce della Lettera pastorale del vescovo Santo, ha preso l’impegno di dare ancora più attenzione alla cura delle famiglie, dei giovani, dei bambini, della catechesi. E di lasciare un segno concreto, anche oltre il Giubileo, con l’avvio del progetto di una casa-alloggio per anziani e persone fragili. «Andate avanti così – ha poi detto il vescovo unendo tutte queste componenti in un solo, grande “grazie” – e mi raccomando, perché io mi aspetto ancora altre grandi cose da voi!». di Igor Traboni
Delegazione di Ac nel carcere di Frosinone, perché “l’uomo non è il suo errore”

Sabato 8 novembre, invitati da don Guido Mangiapelo e da don Onofrio Cannato, responsabili della Pastorale penitenziaria delle diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino e Anagni-Alatri, una rappresentanza dell’Azione Cattolica diocesana, guidata dai vice adulti e accompagnata dall’assistente diocesano don Rosario Vitagliano, ha incontrato, presso la Casa circondariale di Frosinone (nella foto) alcuni detenuti, in occasione del Giubileo a loro dedicato. Un incontro voluto per portare ai detenuti il messaggio di speranza che l’Anno Santo ci ricorda ogni giorno e che noi, laici di AC ma soprattutto cristiani, siamo chiamati a portare in ogni luogo, anche in carcere. Incertezza, dubbio, paura e sicuramente anche curiosità: queste le emozioni che hanno avvolto ciascuno di noi. Varcare le soglie del carcere, tra permessi, perquisizioni, metal detector, cancellate rumorose che si aprivano e chiudevano alle nostre spalle, ci ha da subito scossi. Non abbiamo pensato che i detenuti, con le loro azioni, avessero meritato quel luogo, ma abbiamo provato forte empatia verso di loro, per la perdita di un bene prezioso, quello della libertà. Perché a stare lì dentro, anche per poco tempo ti manca proprio la libertà. E, purtroppo, ce ne siamo resi conto dal vivo. In un primo momento ci ha accolto Pasquale, operatore Caritas e membro della pastorale penitenziaria. Un uomo che, con grande umiltà, dedica il suo tempo a farsi prossimo dei detenuti, in particolare di coloro che al di fuori del carcere non hanno una famiglia alle spalle o che ce l’hanno, ma che non ha “accettato” lo sbaglio dei loro familiari. Una frase che spiega la difficoltà di comprendere appieno la loro condizione è: “L’uomo non è il suo errore”. Ci ha spiegato poi che in carcere, i detenuti godono di vitto e alloggio e di niente altro. Se non hai una famiglia che da fuori ti sostiene, è possibile che tu non abbia neppure spazzolino e dentifricio per lavarti i denti, oppure un rasoio per raderti o un paio di calzini da indossare dentro le scarpe, le scarpe stesse e tanto altro. E allora Pasquale e i tanti altri volontari delle varie associazioni che collaborano con la pastorale penitenziaria, si occupano di procurare loro questi semplici oggetti, che tanto semplici non sono, perché sono le piccole cose che danno dignità all’uomo, come potersi vestire o come potersi lavare i denti. Verso le 11 incontriamo alcuni detenuti, li immaginavamo vestiti tutti uguali, con tute anonime, come nei film, invece erano lì, come noi e non era un film. Don Onofrio ha preso la parola parlando di Giubileo e del suo significato, partendo dalle origini storiche e arrivando a quello che per noi è oggi. Subito dopo, ci ha invitati a vedere un video, il cortometraggio “Il circo della farfalla”. Venti minuti circa, ma pieno di significato per tutta una vita: se hai qualcuno che crede in te, puoi fare l’impossibile. Ed è stato proprio sul messaggio del film che ci siamo confrontati con i detenuti. Divisi in gruppo, ci siamo presentati e abbiamo lasciato libero sfogo alle emozioni che il film ha suscitato. Ed ecco allora che Mario chiede se davvero esistono persone che sono disposte ad aiutarti anche dopo che hai commesso degli errori, perché lui non ci crede. Del resto, la sua famiglia lo ha abbandonato da quando ha commesso ‘lo sbaglio’. Ma in carcere ha imparato l’arte della sartoria, ora sa cucire, sa usare le macchine e il suo sogno è quello di aprire un laboratorio una volta uscito dal carcere. E allora Mario, chi ti ha insegnato a cucire, non è forse una di quelle persone che tu pensi non esistano? Incontri Paolo che ama cucinare e che cucina nel carcere e che vorrebbe insegnare ad altri; c’è Marian, costruttore, che ha il sogno di “raddrizzare” la sua ditta di costruzioni per realizzare opere concrete. Siamo andati per testimoniare che nonostante la mancanza della libertà e dei tanti errori che si possono fare nella vita, è sempre possibile rialzarsi, soprattutto se siamo aiutati, se sappiamo chiedere aiuto, e se siamo accolti per quello che siamo, anche per i nostri errori, esattamente come Dio fa con noi. Siamo andati per portare speranza e speranza ci è stata donata. I vice presidenti di AC Diocesi Anagni-Alatri
L’Azione Cattolica diocesana al cuore della comunità

Sabato 4 e domenica 5 ottobre 2025, presso il Centro Pastorale di Fiuggi, l’Azione Cattolica di Anagni-Alatri si è incontrata nel consueto appuntamento annuale dell’Assemblea Diocesana dal titolo “Al cuore della comunità: abitare il servizio, generare il bene”. Questa è stata l’occasione per vivere dei momenti di formazione e programmazione ma anche di confronto e riflessione sulla vita associativa, alla presenza anche della delegata regionale Caterina Castagnacci. In particolare, la prima giornata è iniziata con i saluti a tutti gli associati da parte della presidente Concetta Coppotelli che, presentando il Vangelo che guiderà l’anno associativo «Signore, è bello per noi essere qui» (Mt 17, 1-9), ricorda, come per i discepoli, quanto è bello per l’A.C. stare e camminare nel mondo insieme con il Signore, vivendo la realtà associativa, sognando, pensando, vivendo insieme per essere parte di un “antidoto straordinario contro la solitudine e la pigrizia”. E ancora, non si deve dimenticare l’importanza di “scendere dal monte” per immergersi con uno sguardo nuovo nella quotidianità. Serve accorgersi che il nostro vivere, pensare e progettare ha bisogno di impregnarsi in quell’esistenza verticale così cara a Pier Giorgio Frassati… «Verso l’Alto». Un dono da scoprire per tutte e tutti noi”. A seguire, i vice-presidenti dei settori hanno presentato i testi annuali suggerendo alle associazioni parrocchiali nuovi spunti ed idee da sviluppare all’interno delle singole realtà. Le attività poi, si sono concentrate su un momento formativo in gruppi di lavoro tematici. I tre gruppi, ciascuno con un simbolo e un focus specifico, hanno approfondito gli svariati aspetti della vita associativa e spirituale dei laici impegnati nella Chiesa e nel territorio. Il primo gruppo “Cacciatori di Speranza, la spiritualità laicale”, guidato da don Bruno Durante e Maria Letizia Fenicchia, ha esplorato il tema della spiritualità laicale. “Una spiritualità che non è al di sopra o separata dall’esistenza, ma che ne custodisce l’interezza permettendo di tenere insieme il vissuto delle persone ed evitando che ci sia una separazione fra le varie dimensioni della vita.” Durante il confronto, i partecipanti hanno condiviso esperienze personali, sottolineando che la spiritualità è innanzitutto ascolto della Parola di Dio, forza interiore e capacità di leggere la propria vita alla luce dello Spirito Santo. Don Bruno ha ricordato, inoltre, che vivere nel mondo e non secondo il mondo significa lasciarsi guidare dallo Spirito in ogni stato di vita, nel lavoro, nella parrocchia e nella diocesi. Lo slogan “Fedeli nel mondo, laici nella Chiesa”, scaturito dalla riflessione, ha sintetizzato l’identità spirituale dell’associato di Azione Cattolica e guardando al futuro sono emerse le proposte su cui lavorare per rafforzarla costantemente ovvero esercizi e weekend spirituali, incontri di discernimento sulla realtà contemporanea e momenti comunitari di fraternità. Il secondo gruppo, “Tessitori di Speranza, il legame associativo”, guidato da Caterina Castagnacci e Marilena Ciprani, ha posto al centro la cura delle relazioni come elemento essenziale della vita associativa. “La cura del legame associativo e le relazioni fraterne sentite come primaria responsabilità, vissuti nell’unitarietà e arricchiti dall’intergenerazionalità, con la consapevolezza che il contributo di tutti è importante a prescindere dall’incarico associativo o dall’esperienza.” Attraverso due domande – “Quando ci siamo sentiti parte viva dell’associazione?” e “Qual è il tessuto comune che ci unisce?” – i partecipanti hanno cercato di riconoscere il filo rosso che lega le singole esperienze personali all’interno dell’Azione Cattolica. Dal confronto sono emersi alcuni elementi condivisi che definiscono il senso di appartenenza e di corresponsabilità: la responsabilità, vissuta nel prendersi cura dei gruppi, nel guidare attività parrocchiali o nel ricoprire ruoli di coordinamento; la cura reciproca, che si manifesta tanto nel sostenere gli altri quanto nell’essere sostenuti nei momenti di difficoltà associativa; la collaborazione, non solo all’interno dell’Azione Cattolica ma anche con altre realtà ecclesiali e sociali, per costruire una comunità viva e accogliente; l’incontro, come momento di apertura e relazione che fa sentire accolti e parte di un progetto più grande; il dono del tempo, che diventa espressione concreta di impegno; la crescita personale, perché vivere nell’associazione significa conoscersi meglio, maturare nella fede e imparare a stare nel mondo con autenticità. Riflettendo sul futuro, il gruppo ha sottolineato l’importanza di continuare a essere testimoni, non solo attraverso i ruoli di responsabilità diretta, ma con la preghiera che sostiene, la presenza che incoraggia e l’impegno nel far crescere i più piccoli: come un filo che attraversa le generazioni, l’Azione Cattolica si rinnova ogni volta che un “semino di un bambino” cresce fino a diventare una “pianta vigorosa di un adulto”. Il terzo gruppo “Seminatori di speranza, il legame con la chiesa e il territorio”, guidato da Raniero Marucci, ha affrontato il tema del rapporto tra fede, comunità e territorio. “La cura per la propria comunità e il proprio territorio, per essere costruttori di alleanze “dentro e fuori” il mondo ecclesiale, e aiutare le associazioni locali a pensare la loro proposta formativa in chiave missionaria.” Essere seminatori di speranza significa restare presenti e attivi nei luoghi della vita quotidiana, con uno sguardo di fiducia e dialogo. La speranza, illuminata dalla fede, non è un semplice ottimismo, ma la certezza che nasce dal Cristo risorto: è la consapevolezza che la parola definitiva sulla nostra vita è l’amore del Padre. Per questo, seminare speranza vuol dire anche costruire sempre di più alleanze dentro e fuori la Chiesa, leggere i bisogni del territorio, sostenere le comunità in difficoltà e partecipare alla vita ecclesiale con spirito missionario. Dunque, le riflessioni emerse in Assemblea mostrano un’Azione Cattolica viva, consapevole e desiderosa di rinnovarsi. “Cacciatori”, “Tessitori” e “Seminatori” di Speranza non sono solo immagini evocative, ma espressioni concrete di un impegno condiviso: custodire la fede dentro la vita concreta, intrecciare relazioni e generare speranza nel mondo vivendo la propria spiritualità come presenza attiva, responsabile e missionaria nella Chiesa e nella società di oggi con il cuore, le mani e la mente sempre rivolti alla speranza. La prima giornata d’incontro si è conclusa con l’arrivo dell’arcivescovo Santo Marcianò il quale, accogliendo con entusiasmo l’invito dell’Azione Cattolica Diocesana, ha condiviso il momento dei Vespri del sabato e successivamente la cena comunitaria. Quest’ultimo
Tra il vescovo Santo e i giovani è subito feeling!

Il feeling tra l’arcivescovo Santo Marcianò e i giovani è nato subito, in maniera spontanea, naturale, con quel moto di simpatia connaturato nei ragazzi quando si sentono accolti e voluti bene, ma al contempo proprio degli adulti che non fanno del finto “giovanilismo”, fine a sé stesso, ma che le braccia le spalancano davvero, per accogliere, per incontrare, per dialogare. Così ha fatto il vescovo Santo nei primi incontri con i giovani – lui che con i ragazzi ha già avuto diverse esperienze pastorali, sia da vescovo in Calabria che con i giovani militari durante l’Ordinariato – e così hanno risposto i “nostri” ragazzi. Il primo abbraccio c’è stato il 21 settembre, giorno dell’ingresso ufficiale del vescovo Santo in diocesi, ad Anagni. E qui va riavvolto il nastro della cronaca: i giovani hanno atteso per un’ora sotto un sole settembrino che nulla aveva da invidiare a quello dell’ultimo ferragosto; pazienti sì, ma anche festosamente “indisciplinati” da un angolo all’altro di piazza Cavour per salutare gli amici che magari non vedevano da tempo o i vecchi compagni di scuola. E hanno colorato la piazza con le loro magliette: da quelle della Pastorale giovanile diocesana, una delle quali è stata donata anche a papa Leone durante il Giubileo dei giovani a Tor Vergata, a quelle dell’Azione Cattolica, da quelle degli “Amici di Madre Claudia” a quelle dell’Istituto scolastico Bonifacio VIII. E hanno avuto un concitato gran daffare anche per srotolare gli striscioni di benvenuto e sistemarli nei punti strategici, anche in alto, sotto il mega schermo della diretta tv di Tele Universo, perché tutti potessero vederli. Così i giovani hanno accolto l’arcivescovo Santo Marcianò, richiamando a gran voce, e anche con alcuni slogan tipici di Ac, l’attenzione del nuovo vescovo, che subito dopo il saluto alle autorità li ha raggiunti, a braccia aperte, salutandoli con gioia e scambiando due battute con don Luca Fanfarillo, responsabile della Pastorale giovanile diocesana, e alcuni degli educatori laici presenti. Ma la festa dei giovani non si è fermata qui, perché hanno voluto “scortare”, festanti e gioiosi, l’arcivescovo Marcianò anche verso il Municipio, fermandosi con lui per delle foto-ricordo sotto la scalinata, e poi ancora verso la Cattedrale. E nel corso dell’omelia, come già accaduto nella celebrazione eucaristica per l’ingresso nella diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino, monsignor Santo Marcianò ha rivolto un pensiero particolare proprio ai ragazzi, a quelli di oggi sicuramente, ma anche a questi che saranno gli adulti e la Chiesa di domani: «Voi, miei giovani, saprete stupirci, come avete fatto nel Giubileo, e sarete artefici del mondo che assieme sogniamo. La Chiesa propone un umanesimo integrale e solidale, all’altezza del disegno di amore di Dio . Un programma meraviglioso: vogliamo provare a svolgerlo assieme? È difficile – ha chiosato l’arcivescovo – ma la Parola di Dio ci offre un altro binomio: fedeli in cose di poco conto – fedeli in cose importanti. Basta iniziare dal poco, con umiltà verso Dio e i fratelli». Domenica 28 settembre, giorno dell’ingresso ad Alatri, le scene di entusiasmo si sono ripetute, con striscioni e battimani ad accogliere il vescovo Santo, prima che questi salisse sulla mula. E il presule ancora una volta a salutarli da vicino, abbracciandone alcuni, chiedendo il nome ad altri. E l’apoteosi dell’entusiasmo è arrivata quando il vescovo, saluto sul palchetto per il benvenuto ufficiale da parte del Comune, ha perfettamente mimato il gesto del cuoricino con le mani, per dire che porta tutti indistintamente nel cuore, ma scegliendo proprio «il cuoricino come fanno i giovani», ha detto, perché i giovani li porta tutti nel cuore. E più di qualcuno, anche tra i grandi, si è davvero commosso. Ad Alatri c’è stata la piccola variante… meteorologica della pioggia, che ha poi accompagnato il corteo fino in Concattedrale; ma neppure questo ha scoraggiato i ragazzi della Pastorale giovanile e dell’Azione Cattolica, che hanno scortato il Vescovo e la mula fino a Civita, per poi assistere alla Messa, proprio dal retro dell’altare, con il vescovo che durante la celebrazione si è girato proprio verso di loro, al momento dello scambio del segno della pace, ad esempio. E poi, anche durante questa omelia, le parole del vescovo, come a disegnare un programma di cammino pastorale, insieme: «Giovani, interrogatevi su quello che il Signore vuole da voi, non abbiate paura di ascoltare la voce del Signore. Non abbiate paura! Giovani, la Chiesa ha bisogno di voi, il mondo ha bisogno di voi!». di Igor Traboni
Assemblea diocesana di Azione Cattolica

Il 4 e 5 ottobre, presso il Centro pastorale di Fiuggi, si svolgerà l’assemblea diocesana di Azione Cattolica sul tema “Al cuore della comunità: abitare il servizio, generare il bene”. Nella locandina tutte le info sul programma.
Pre-posizioni semplici: il racconto del campo scuola di Azione Cattolica

Dal 24 al 30 agosto 2025 si è tenuto a Monte San Giovanni Campano il campo-scuola dell’Azione Cattolica della diocesi di Anagni-Alatri. Hanno partecipato 46 ragazzi delle scuole superiori. provenienti da Anagni, Alatri, Piglio, Fiuggi e Fumone supportati dai responsabili diocesani del settore giovani AC, dagli educatori, dalla collaborazione ormai consolidata di Suor Cleopatra Subiaco e da don Walter Martiello. Il tema trattato: “Pre-posizioni semplici”. Ci piace pensare a noi come “preposizioni”, come elementi costitutivi della comunità e della società che possono influenzarne il significato e la struttura. Ognuno e ognuna di noi è, in fondo, una preposizione semplice, una connessione tra le persone e nei luoghi che abitiamo. Nel periodo del Giubileo dal tema “Pellegrini di speranza” è anche possibilità di vivere una specie di allenamento per recuperare la connessione con gli altri e con il mondo e per coltivare la capacità di avere sguardi ampi sulla vita. Questo nostro essere preposizioni semplici ci esorta e ci sprona ad assumere posture nuove e stili rinnovati. Non possiamo essere ‘’cittadini del quotidiano’’ se non traduciamo in scelte concrete quei bisogni di cambiamento che percepiamo continuamente attorno e dentro di noi. Siamo chiamati, allora, a non fare rivoluzioni ma a vivere, da giovani, per posizioni semplici. Ad accompagnarci in questo viaggio, ancora una volta in mare aperto, ci sarà, oltre all’apostolo Pietro, anche Ulisse. Ripercorrendo le sue avventure, attraverso cinque particolari incontri, proveremo a riconoscere alcune connessioni fondamentali per la nostra vita. Come le preposizioni non possono essere pensate sole, sganciate dalle altre parti che compongono una frase, così anche noi non possiamo immaginarci isolati e sconnessi: scopriremo e/o rinnoveremo la bellezza del sentirci parte di una comunità più grande. Il cristiano, nei luoghi dove abita e si relazione, deve poter avere la funzione delle preposizioni all’interno di una frase, connettere e aiutare a esprimere il significato della stessa, così il cristiano è chiamato ad essere il legame di comunione, accoglienza e solidarietà tra individui, radicato nella fede nel Cristo risorto. I giovani sono stati aiutati a riflettere su se stessi e su come vivono la propria fede attraverso diverse attività e cinque parole chiave: 1-spazi abitati da … zone di conforto e spazi di fraternità; Obiettivo del giorno Riflettere su quali sono le nostre zone di comfort e se l’altro può accedervi. Riscopriamo insieme la fraternità come una chiave possibile per vivere nei propri spazi sicuri o per uscire dai propri confini. 2-veri con … nudità tra verità e vulnerabilità; Obiettivo del giorno Facciamo i conti con la nostra nudità. Esploriamo cosa significhi realmente “mettersi a nudo” e accogliere la vulnerabilità dell’altro senza giudicare. Affrontiamo la vergogna e apriamoci senza paura alla verità di chi siamo. 3-fatti per … compartecipazione nella storia della salvezza; Obiettivo del giorno Proviamo a non ridurre la fede a un’attesa passiva di salvezza, ma adoperiamoci perché qualcosa di bello come un miracolo possa compiersi a partire dal nostro coinvolgimento. 4-affidati a … la fede oltre il dubbio e la rottura; Obiettivo del giorno Ripercorriamo il nostro personale percorso di fede, ricostruiamolo passo passo. Domandiamoci come cambia nel tempo il nostro rapporto con il Signore, anche attraverso i momenti di rottura e di dubbio. 5-responsabili di … lo stile e l’impegno per la Chiesa e il mondo. Obiettivo del giorno Facciamo della responsabilità uno stile di vita nei confronti di quanto e di chi ci viene affidato. Interroghiamoci su cosa significhi essere laici e laiche impegnati nella Chiesa e nel mondo. Significativi sono stati i momenti di preghiera come la Celebrazione della CROCE e l’Eucarestia nei quali abbiamo meditato sul “mistero pasquale”. La grande gita a prato di Campoli e il torneo hanno reso il campo-scuola gioioso. I falò,il Midbar e i canti sotto le stelle con finale “quante stelle” storico canto AC da generazioni, come sempre, hanno creato un’atmosfera suggestiva e rassicurante. Vi salutiamo con le parole di un giovane partecipante e chiudiamo con una preghiera: “Mi dispiace rubarvi questi cinque minuti, ma sentivo che fosse giusto condividere con voi un momento del genere. Sinceramente, all’inizio ero scettico, sia l’anno scorso che quest’anno. Credevo che fosse solo un modo per perdere tempo, una cosa come un’altra. Alla fine, però, mi sono ricreduto. Non penso sia normale, o perlomeno non pensavo, ricevere questo tipo di affetto da persone che vedo una volta l’anno, o addirittura nemmeno quella. Il punto è che il mondo gira, va avanti e indietro, e bisogna stargli dietro… però, quando arriva questa settimana, il mio mondo si ferma…” Ecco, avete appena letto una parte di una lettera scritta da un ragazzo del campo. Con queste poche parole possiamo capire come il campo possa portare a porre delle riflessioni, domande nei ragazzi e anche negli educatori. Si è lavorato con i ragazzi sulle loro fragilità, sull’essere vulnerabili alle parole altrui. Quale è il loro posto nel quale sono al sicuro? La loro Confort zone? Di questo ne abbiamo parlato apertamente con loro, di come ne tengono cura e di come questa li faccia stare bene ma di prestare attenzione nel non farla diventare una “scusa” per non aprire gli occhi su nuove possibilità che la vita gli mette davanti. Ci sono stati vari momenti di confronto veramente molto profondi, avendo a volte toccato dei loro punti molto delicati, ma dando sempre loro il modo di avere qualcuno con cui confrontarsi e dialogare. Questo lo si è fatto soprattutto per abituarli ad aprirsi e non tenersi tutto dentro. Nelle varie attività abbiamo, noi educatori, voluto lasciare che i ragazzi si mettessero in dialogo tra di loro per farli esprimere liberamente. Durante la settimana si sono svolte attività e serate dedicate al tema del campo, mettendo in gioco le loro abilità. Concludiamo questa fantastica esperienza con una preghiera per i nostri ragazzi: “Ti prego Signore per chi non riesce a credere più nell’ umanità, per chi fatica a sentirsi forte, per chi non ha più speranza, per chi si sente inadatto, per chi ti ha già incontrato, per chi non ha ancora una
Azione Cattolica diocesana “verso l’Alto” con Pier Giorgio e Carlo

Nel cuore del Giubileo della Speranza, la canonizzazione congiunta dei beati Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis rappresenta un segno profetico, un invito forte e chiaro rivolto alla coscienza del nostro tempo. Due giovani, due laici, due storie diverse ma convergenti, che parlano al presente con la forza di una santità incarnata, concreta, profondamente radicata nell’amore per Dio e per l’umanità. «La canonizzazione di Pier Giorgio rappresenta un momento significativo per tutta l’AC e la sua figura è un esempio per generazioni di laici giovani e adulti impegnati nella Chiesa e nel mondo» Come ha ricordato Papa Leone XIV: «La sua vita, semplice e luminosa, ci ricorda che, come nessuno nasce campione, così nessuno nasce santo». Per l’Azione Cattolica Italiana – di cui fu membro e testimone eloquente – è un momento di grazia e di gratitudine profonda. L’Azione Cattolica Diocesana domenica 7 Settembre 2025 si è avviata verso Roma per condividere in Piazza S.Pietro, la gioia della canonizzazione dei beati Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis. Due pullman, uno per i giovani e uno per gli adulti, sono partiti di buon mattino, attraversando i paesi della diocesi (Alatri, Trevi Nel Lazio, Fiuggi, Piglio, Anagni con l’aggiunta di alcuni adulti e giovani di Palestrina) per radunare circa 90 partecipanti Arrivati in Via della Conciliazione 1, l’AC Nazionale ci ha consegnato i cappellini e le bandiere ci ha rifornito di bottigliette d’acqua, dopodche con gioia e entusiasmo ci siamo avviati verso la piazza, alle 7,30 eravamo tutti seduti in attesa della celebrazione. Tra le 80mila presenze anche i nostri giovani con il loro entusiasmo, cantando e sventolando le bandiere e esponendo lo striscione dell’AC Diocesana. Le frasi più significative dei due giovani laici venivano riportate sui tantissimi cartelloni e striscioni che riempivano la piazza. Pier Giorgio Frassati “Vivere, non vivacchiare”, Carlo Acutis “Tutti nasciamo come originali”. All’improvviso una bellissima sorpresa, sul sagrato è apparso Papa Leone XIV per un saluto e un ringraziamento rivolto ai tantissimi presenti, il suo saluto si è levato come un abbraccio universale. “Oggi è una festa bellissima per tutta l’Italia, per tutta la Chiesa, per tutto il mondo!”. Poco dopo è iniziata la solenne celebrazione, concelebrata, tra gli altri, dal cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino; monsignor Mario Delpini, arcivescovo di Milano; monsignor Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Azione Cattolica Italiana; monsignor Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e Foligno. Tra i presenti, anche presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella. Un boato di applausi ha inondato la Piazza al momento della proclamazione dei due Santi. Leone XIV nell’omelia, rivolto in particolare ai giovani, ha richiamato la loro testimonianza di vita vissuta, il loro “essere innamorati di Gesù” e la loro incessante volontà di “donare tutto per Lui”. Un amore coltivato attraverso “mezzi semplici, alla portata di tutti”, per vivere autenticamente la “santità della porta accanto”. “Cosa devo fare perché nulla vada perduto?” Il Papa evoca una domanda della Prima Lettura, tratta dal Libro della Sapienza e proclamata da Michele Acutis, fratello di Carlo. Cosa devo fare perché nulla vada perduto? La risposta è la richiesta di un dono più grande: la Sapienza di Dio, per conoscere e aderire ai suoi progetti Chiamati a “buttarci” Leone XIV si è soffermato poi sul Vangelo, dove viene delineato un altro progetto radicale, “a cui aderire fino in fondo”. Quello indicato da Gesù: E quanti altri santi e sante potremmo ricordare! A volte noi li raffiguriamo come grandi personaggi, dimenticando che per loro tutto è cominciato quando, ancora giovani, hanno risposto “sì” a Dio e si sono donati a Lui pienamente, senza tenere nulla per sé. “Frassati Impresa Trasporti” In questa cornice, Leone XIV ripercorre le vite di Frassati e Acutis. Del primo sottolinea l’impegno nella scuola, nei gruppi ecclesiali – Azione Cattolica, Conferenze di San Vincenzo, FUCI (Federazione universitaria cattolica italiana) e Terz’Ordine domenicano. La sua fede si esprime nella preghiera, nell’amicizia e nella carità. “Frassati Impresa Trasporti” è il soprannome affettuoso con cui gli amici lo chiamano, vedendolo portare aiuti ai poveri per le strade di Torino. La sua testimonianza è “una luce per la spiritualità laicale ”Per lui la fede non è stata una devozione privata: spinto dalla forza del Vangelo e dall’appartenenza alle associazioni ecclesiali, si è impegnato generosamente nella società, ha dato il suo contributo alla vita politica, si è speso con ardore al servizio dei poveri Preghiera, sport, studio e carità Di Carlo, il Papa ricorda l’incontro con Gesù attraverso la famiglia – menziona Michele, Francesca, la sorella, e i genitori, Andrea e Antonia, tutti presenti in basilica – e la scuola, ma “soprattutto nei Sacramenti celebrati nella comunità parrocchiale. È cresciuto, così, integrando naturalmente nelle sue giornate di bambino e di ragazzo preghiera, sport, studio e carità “Non sciupare la vita” I nuovi santi diventano così un “invito”, rivolto specialmente ai giovani, “a non sciupare la vita, ma a orientarla verso l’alto e a farne un capolavoro”. Diceva Pier Giorgio: Se avrai Dio per centro di ogni tua azione, allora arriverai fino alla fine E Carlo: Non io, ma Dio San PierGiorgio Frassati e San Carlo Acutis invitano a non sciupare la vita ma a orientarla verso l’alto. Un “bivio della vita” si apre davanti a ogni giovane: il rischio più grande è lasciarsi sfuggire il tempo. Ma c’è “un’avventura” che chiama, invitando a gettarsi “senza esitazioni”, a spogliarsi di sé, delle “cose”, delle “idee” che ci tengono prigionieri. Basta alzare lo sguardo verso il cielo, assaporare ogni respiro della propria esistenza e camminare “incontro al Signore, nella festa eterna del Cielo”. Un grazie speciale al nostro Vescovo uscente S.E. Ambrogio Spreafico che ha sostenuto insieme all’Azione Cattolica Diocesana questa iniziativa, permettendo ai ragazzi e alle famiglie di aderire con una quota minima. A cura dell’Azione Cattolica Diocesi Anagni-Alatri
Il mini-campo adulti di Azione Cattolica per riflettere sull’importanza dei laici nella Chiesa

Nella splendida cornice delle montagne del Matese a 1429 mt di altezza e alle pendici del monte Miletto (2050 mt) da sabato 26 luglio a martedì 29 luglio, si è svolto il mini-campo adulti di Azione Cattolica per ritrovarci insieme per un breve periodo di riposo, preghiera e condivisione. Guidati da don Agostino Santucci e dalle parole del cap. 31 della Lumen Gentium, si è cercato di approfondire l’importanza del ruolo dei laici nella Chiesa di oggi; la CHIAMATA, la SCELTA, la SANTITA’: momenti della vita del laico su cui è necessario confrontarsi instancabilmente, proprio come si impegna a fare il settore adulti dell’Azione Cattolica diocesana, guidato dai vice-presidenti attualmente in carica, Giusy Secondino e Marcello Ambrogi. Non sono mancati, per gli adulti partecipanti, i momenti di gioco, attraverso i quali gli argomenti trattati hanno trovato concreto riscontro nella riscoperta delle vocazioni personali, nella prima giornata, anche attraverso un “gioco dell’oca” <sui generis>. Nel secondo giorno si è cercato di arrivare alla consapevolezza che, a seguito di una chiamata, è necessario fare una scelta e rispondere, e alimentare la scelta giorno dopo giorno, per portare buoni frutti di testimonianza, sempre e solo illuminati dallo Spirito di Dio. Per arrivare a ciò, è stato realizzato un grande albero, dove le radici erano i valori, i rami le scelte, i frutti ciò che Dio ha operato in noi con la sua grazia. Nel terzo giorno, con una mega caccia al tesoro, i partecipanti hanno cercato materialmente e riscoperto quelle virtù necessarie al laico per tendere alla santità, cui siamo chiamati, in virtù del Battesimo, rendendoci sacerdoti, re e profeti, come ricordato da don Agostino: siamo nel mondo ma non siamo del mondo. La Messa al mattino, i Vespri, la Compieta, i continui confronti sui brani biblici che anticipavano ogni attività di gioco, hanno arricchito di preghiera le giornate del campo. Non sono mancate le passeggiate e le visite ai borghi circostanti, come Sepino e San Massimo, purtroppo disturbate dal maltempo. La visita al Santuario di Castelpetroso, piccola Lourdes italiana, di ritorno verso casa, con visita al luogo dell’apparizione di Maria Santissima a due pastorelle e alla sorgente d’acqua benedetta, ha dato conclusione al campo adulti 2025. Tante cose, tante emozioni e l’augurio che questa esperienza possa ripetersi e soprattutto stimolare una maggiore partecipazione, perché in tanti possano sperimentare la bellezza dello stare insieme nel nome del Signore Gesù. A cura de: I vice-presidenti diocesani Azione Cattolica Anagni Alatri
