Piedi per terra, sguardo verso l’Alto: il racconto del Campo scuola ACR

Si sono spenti i riflettori, le valigie sono svuotate (e la lavatrice sta facendo gli straordinari!), ma nei nostri occhi brilla ancora la luce di un’avventura straordinaria. Il campo scuola ACR di quest’anno è stato un viaggio incredibile che possiamo riassumere in una formula magica: sempre allegri, con i piedi per terra e lo sguardo rivolto verso l’alto. A guidarci in questi giorni intensi di giochi, riflessioni e risate è stato un amico speciale, un compagno di cordata d’eccezione: il Santo Pier Giorgio Frassati. Una Santità “in Scarponi” e Sorrisi Insieme ai ragazzi abbiamo scoperto che la santità non è una cosa noiosa o da “immaginetta polverosa”. Pier Giorgio ci ha dimostrato il contrario! Era un ragazzo come noi: amava la natura, gli scherzi, stare con gli amici e, soprattutto, aveva una gioia contagiosa che nasceva dalla sua profonda amicizia con Gesù. Divisi nelle nostre squadre, abbiamo affrontato le “scalate” delle tappe quotidiane: La Cordata dell’Amicizia: Abbiamo imparato che lungo il sentiero, come nella vita, non si cammina mai da soli. Ci si tiene per mano, si aspetta chi va più lento e si condivide la fatica. La Gioia che non svanisce: Tra grandi giochi a stand, sfide d’acqua e serate attorno al fuoco, l’allegria è stata il vero filo conduttore del campo. Il Mercoledì: Al Cuore del Campo con la Vera Luce Se l’allegria ha fatto da sfondo a tutte le giornate, la tappa più importante ed emozionante del nostro viaggio l’abbiamo vissuta mercoledì. Non è stata una giornata di corse a perdifiato, ma il momento in cui ci siamo fermati per fare l’incontro più decisivo: quello con la vera Luce, che è Gesù. Durante l’Adorazione Eucaristica, in un silenzio pieno di calore, ogni ragazzo ha potuto mettere davanti a Gesù   il proprio zaino colmo di gioie, paure, emozioni, fatiche, speranze e preghiere. Proprio come faceva Pier Giorgio, che passava ore in ginocchio davanti al Santissimo Sacramento, anche noi abbiamo attinto da lì la forza e l’entusiasmo. Abbiamo capito che la nostra allegria non è passeggera, ma nasce proprio da questa Luce che illumina il cuore e scaccia ogni ombra. Alle Cascate di Canneto: La Bellezza del Creato Un altro momento indimenticabile è stata la nostra splendida passeggiata naturalistica verso le cascate di Canneto. Camminando immersi nel verde e accompagnati dal suono rigenerante dell’acqua, abbiamo potuto ammirare la bellezza del Creato, tanto amata anche da Frassati. Arrivati davanti allo spettacolo delle cascate, tra la frescura degli schizzi e lo stupore nei volti dei ragazzi, abbiamo capito ancora meglio il vero significato del motto di Pier Giorgio: “Verso l’alto”. Non significa solo scalare una vetta di roccia, ma saper sollevare lo sguardo dalle cose banali per puntare al cielo, ringraziando Dio per le meraviglie che ci circonda e per la vita di tutti i giorni. “Vivere senza una fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere in una lotta continua la Verità, non è vivere ma vivacchiare.” Il Grazie più Grande  Un’esperienza di questo tipo richiede una lunga e attenta preparazione. Il ringraziamento più grande va ai ragazzi e alle ragazze per l’energia dimostrata, e allo staff di cucina per aver rigenerato le forze del gruppo dopo ogni avventura. Un profondo riconoscimento va alle educatrici Mariangela e Marta, Franca ed Eleonora, costantemente affiancate e accompagnate nel percorso dai seminaristi Lorenzo Ambrosi, Lorenzo Sabellico e Cristian Feudo. Si esprime inoltre una immensa gratitudine ai due sacerdoti, don Roberto Martufi e don Gonzalo, per la loro preziosa guida spirituale e presenza. Un ringraziamento del tutto speciale, infine, è rivolto ai ragazzi animatori – Giorgia, Ettore, Oliviero e Agnese – che hanno dato il massimo per la perfetta riuscita di ogni attività. E adesso? Il campo è finito, ma la vera cordata inizia adesso, nelle nostre case, a scuola, nelle nostre parrocchie. Torniamo alla vita di tutti i giorni con uno zaino pieno di ricordi, nuovi amici e la certezza che la Luce del mercoledì e la freschezza di Canneto rimarranno sempre con noi. Sempre allegri, ragazzi! Verso l’alto di Eleonora Frattali Responsabile diocesana ACR

Una Croce che fa la storia: Azione Cattolica e Cai sul Viglio

Ci sono vette che non si misurano solo in metri, ma in intensità di sguardi, abbracci e preghiere. Salire sul Monte Viglio, lassù dove l’aria si fa sottile e l’orizzonte si spalanca all’infinito, significa da anni, vivere la prima domenica del mese di luglio, un appuntamento che profuma di cielo.La salita è stata dura, sospinta da un caldo afoso che tagliava le gambe e da un vento custode della cresta. Eppure la fatica si è sciolta davanti alla bellezza del camminare insieme. Qualche bambino dai passi instancabili, giovani pieni di sogni, coppie di sposi, adulti legati a questa roccia da ricordi profondi: generazioni diverse, unite dall’unico e potentissimo desiderio di esserci. Lassù, dove la terra tocca il cielo, ogni goccia di sudore è diventata lode.Come ogni anno, questa salita è stata fatta dall’Azione Cattolica e dal Club Alpino Italiano insieme, presenti entrambi con vari gruppi di diversa provenienza (Anagni, Colleferro, Latina, Palestrina, Frascati) ma uniti nell’affinità verso la montagna come segno di trascendenza e di lode al creato. E come ogni anno non è mancato il ricordo di Nicola Caruso, che così bene ha saputo fare sintesi di questa affinità ed essere ponte tra le due esperienze associative.Sotto quella croce ferma nel tempo, gli amici dell’Azione Cattolica e del CAI si sono ritrovati ancora una volta non per una semplice escursione, ma per un rito del cuore: ringraziare, lodare e ricordare. Quest’anno l’emozione è stata ancora più forte. Tra i passi stanchi e i sorrisi felici, si sentiva una presenza speciale: San Piergiorgio Frassati. Il “santo dei giovani” e delle montagne è salito con noi. Con il suo invito eterno ad andare sempre “verso l’alto”, ci ha ricordato che la vetta più bella è quella della santità vissuta nelle cose di tutti i giorni, nell’amicizia vera e nella fede che non teme le salite.Attorno a quella croce, stanchi ma con il cuore colmo di luce, con don Augusto abbiamo riscoperto la bellezza di essere comunità. Una giornata indimenticabile, intessuta all’ombra di una croce: anche così si scrive la storia. L’AC delle Diocesi di:Anagni-Alatri, Latina-Terracina-Sezze-Priverno, Frascati, Tivoli-Palestrina

L’Azione Cattolica diocesana accanto ai detenuti del carcere di Frosinone

Centinaia di confezioni di dentifrici e lamette monouso sono state donate dall’Azione Cattolica della diocesi di Anagni-Alatri alla Pastorale carceraria delle diocesi di Frosinone e di Anagni-Alatri e destinati alla popolazione detenuta nella Casa circondariale di Frosinone. Una richiesta in tal senso era arrivata dalla Pastorale carceraria e quindi, nella giornata di martedì 23 giugno, la presidente diocesana di Ac, Concetta Coppotelli, ha consegnato quanto richiesto al signor David Rapone, che si occupa della messa alla prova dei detenuti che ottengono benefici, grazie anche alla sinergia con la Caritas interdiocesana. Contestualmente è stata consegnata anche una lettera ai cappellani del carcere, don Giudo Mangiapelo e don Onofrio Cannato.   Questo il testo della lettera: Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati (Mt 5,6). Nessuna cella è così isolata da escludere il Signore “Il carcere è diventato una basilica”. Sono le parole pronunciate da Papa Francesco dopo aver aperto la Porta Santa nel carcere di Rebibbia. Una frase che porta con sé un significato profondo e dirompente. Trasformare un luogo spesso percepito come simbolo di esclusione, sofferenza e punizione in uno spazio sacro e comunitario ribalta la prospettiva comune, ricordandoci che la presenza di Dio non conosce barriere. Con questo gesto, il Papa ha voluto ricordarci che dietro ogni sbarra si nascondono storie, dolori e speranze. E proprio rivolgendosi ai detenuti, Papa Francesco ha ricordato che “ognuno di noi può scivolare”, sottolineando quanto sia importante non perdere mai la speranza e quanto abbiamo il dovere di proteggere la dignità umana, anche in situazioni di errore o fragilità. La speranza, per chi vive dietro le sbarre, non è un lusso: è un diritto. E per tutti noi è un dovere trattare con dignità chi ha sbagliato, che non è solo un atto di misericordia, ma una vera e propria prova di forza, oltre che un segno di civiltà. Da sempre, molti soci di Azione Cattolica operano direttamente nelle carceri attraverso l’ascolto, il supporto materiale e umano, e la promozione di percorsi di inclusione sociale e lavorativa. Sorprenderà sapere che il primo coordinamento nazionale fra le associazioni di volontariato penitenziario, il SEAC (Coordinamento Enti e Associazioni di Volontariato Penitenziario) nasce proprio su iniziativa dell’Azione Cattolica alla fine degli anni Sessanta. Una storia ed una memoria da valorizzare. L’AC collabora attivamente per formare volontari e promuovere la mediazione penale. Facciamo nostro l’interrogativo che papa Francesco si poneva ogni volta che incontrava un detenuto: “Perché loro e non io?”. Avere compiuto degli errori in passato non può giustificare condizioni detentive che nessuno potrebbe sopportare, non può consentire di togliere lo sguardo da una visione che, per quanto cruenta, ci mette davanti a quanto di più fragile possa esistere. Guardate con speranza oltre la vostra dimensione odierna perché si può e si deve sempre ricominciare, il Signore fa nuove tutte le cose, noi da parte nostra Vi inviamo un piccolo aiuto fatto di dentifrici e rasoi per la barba che speriamo possano esservi utili, inoltre affidiamo le vostre sofferenze al Signore nelle nostre preghiere. “Che questo tempo sia un’opportunità per scavare a fondo, perdonare sé stessi e ricostruire la propria vita mattone dopo mattone. La vera libertà nasce prima di tutto dentro il proprio cuore”. La Presidente di Azione Cattolica della Diocesi di Anagni Alatri a nome di tutti gli associati! Concetta Coppotelli

“Smuoviti siamo missione”: ad Anagni l’iniziativa dell’Ac diocesana

Dall’introduzione della Lettera Enciclica Magnifica Humanitas del Santo Padre Leone XIV: “La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme. Ogni generazione riceve in eredità il compito di dare forma al proprio tempo: di far maturare la storia come luogo in cui la dignità di ogni persona sia custodita, la giustizia promossa e la fraternità resa possibile. Ma su ogni epoca incombe il rischio di costruire un mondo disumano e più ingiusto. Là dove l’umanità corre il pericolo di smarrire il proprio volto, noi cristiani alziamo gli occhi verso il Dio che si è fatto carne, sapendo che «solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo». Questa magnifica umanità in Gesù Cristo diventa la Via, la Verità e la Vita, aprendo per ciascuno di noi la strada per crescere verso la pienezza.” Le coordinate che il Papa ha iniziato a disegnare per il suo ministero sono preziose e ci incoraggiano ad abitare questo tempo consapevoli che sarà migliore nella misura di quanto ciascuno di noi, e tutti noi insieme, sapremo amare, assumendoci sino in fondo le domande delle persone, le fatiche e i drammi che agitano la storia, giudicandole con amore e nell’amore. La missione dell’Azione Cattolica si fonda sull’evangelizzazione, sulla promozione della pace e sulla formazione dei laici. Il magistero di Papa Leone XIV valorizza questa vocazione incoraggiando l’associazione a essere fermento di unità e ad abitare il servizio con spirito missionario. E’ bello ritrovarsi ogni anno in questa giornata di preghiera, confronto e fraternità! Una giornata che mette insieme adultissimi, adulti, giovani e bambini di tutta la Diocesi. Il titolo scelto quest’anno per la giornata ci ricorda ancora una volta che la nostra Associazione è chiamata ad esercitare un impegno missionario deciso, coinvolto e sinodale per “generare” nuove forme e nuove pratiche di crescita umana e sociale. Il metodo Vita–Parola–Vita diventa lo strumento per leggere l’esperienza concreta, lasciarsi illuminare dal Vangelo e tornare alla realtà con occhi nuovi. “Smuoviti” richiama l’urgenza di una fede che non resta ferma, ma si traduce in scelte, relazioni, responsabilità condivise. La missione parte da ciascuno e si compie nella vita dell’associazione, chiamata a essere segno concreto di presenza e testimonianza.                                                                                                                                                        Quest’anno, proveniente da tante parti della nostra Diocesi, ci siamo incontrati ad Anagni presso il giardino del Vescovado, una location verde e spaziosa, gentilmente concessa dal nostro Arcivescovo Santo Marcianò, dove di buon mattino, il nostro assistente unitario don Rosario Vitagliano ha celebrato Messa accompagnato da padre Alberto. Nell’omelia, partendo dal Vangelo Matteo 10,7-15 e richiamando l’enciclica del Papa, il nostro assistente ha insistito fortemente sul tema della giornata “Smuoviti siamo missione”. Al termine della messa i partecipanti, dopo una buona colazione si sono suddivisi in piccoli gruppi per approfondire e confrontarsi. Obiettivo dell’incontro- Far sperimentare che: Nello spazio adibito al confronto e suddiviso in tre tempi, tutti si sono messi in gioco senza limiti di età. ACR: Camminare insieme nei “luoghi della vita” dei bambini e ragazzi per scoprire che anche loro possono essere missione, ogni giorno, con piccoli gesti di amicizia, aiuto, ascolto e gioia. Obiettivo dell’incontro- Aiutare bambini e ragazzi a riconoscere i luoghi dove vivono ogni giorno:   “Essere missione non vuol dire andare lontano. Vuol dire portare l’amore di Gesù nei posti dove viviamo ogni giorno!” Alcune riflessioni dei gruppi adulti/giovani: Ci si sente spesso in minoranza “come pecore in mezzo ai lupi” ma occorre dare testimonianza della propria identità cristiana con maturità e forza, vincendo ogni paura. Cercando di essere” contagiosi” e presenti nella vita delle persone che incontriamo, riscoprendo il nostro sacerdozio battesimale. Bisogna cercare il buio per illuminarlo, vivendo controcorrente, non stando alla finestra quindi restando fermi. Il bene non è solo una reazione a ciò che accade ma è una scelta attiva di vita quotidiana. Chiamati, quindi, alla missione come testimoni credibili, cercando sempre più di diventare, una comunità con al centro l’amore. Al termine del pranzo al sacco, nel primo pomeriggio divisi in tre gruppi, abbiamo visitato la splendida Cripta della Cattedrale di Anagni e il Palazzo Bonifacio VIII. Alle 16,30 dopo la consegna di un gadget in ricordo della giornata i saluti e gli abbracci hanno chiuso una bella giornata di confronto e di formazione senza tralasciare l’aspetto storico- culturale. a cura della Presidenza Diocesana AC

Campo scuola vocazionale per giovani a Loreto

Un campo scuola vocazionale, per giovani dai 18 ai 35 anni, è stato organizzato dai Centri diocesani vocazioni di Frosinone-Veroli-Ferentino e Anagni-Alatri, insieme alle Pastorali giovanili e all’Azione Cattolica delle due diocesi. Si terrà a Loreto, dal 25 al 27 agosto, all’ombra di quella Santa Casa dove risuona forte il “sì” di Maria. Il pellegrinaggio e lo stare insieme dei giovani a Loreto arriva anche a conclusione – che può essere letto anche come una ulteriore tappa o un nuovo inizio – del cammino che è stato fatto durante tutto l’anno, assieme al vescovo Santo, nel ciclo di incontri “Revolution – La rivoluzione dell’amore”. PER PARTECIPARE E PER ULTERIORI INFORMAZIONI rivolgersi ai numeri di telefono presenti nella locandina

Un lavoro dignitoso al centro della veglia interdiocesana del Movimento Lavoratori di Ac

Lo scorso mercoledì 29 aprile le diocesi di Anagni Alatri e quella di Frosinone Veroli Ferentino, hanno pregato insieme nella veglia che il Movimento Lavoratori di Azione Cattolica organizza in occasione della festività di San Giuseppe Artigiano. Quest’anno il tema proposto è stato: “Un lavoro dignitoso per custodire il creato e coltivare la pace”. Con l’Azione Cattolica della diocesi di Anagni Alatri, è stata individuata la parrocchia di San Giuseppe situata in Anagni ove, in zona Osteria della Fontana, c’è una chiesa dedicata proprio al Santo Artigiano; qui il parroco, don Gianluigi Corriere, dopo aver parlato col comitato dei festeggiamenti del loro santo patrono, ci ha inserito nel programma e fatto fare la veglia. E così per la prima volta le due diocesi hanno potuto fare la veglia insieme alla presenza dei due presidenti diocesani, Giovanni Vasta, per Frosinone, e Concetta Coppotelli per Anagni-Alatri. Dai ringraziamenti al parroco ed alla comunità parrocchiale, per la cortese ospitalità e la possibilità di celebrare la veglia per il Santo patrono del lavoro, della Chiesa universale e anche della parrocchia, si è dato inizio alla funzione officiata da don Giovanni Ferrarelli, assistente all’Azione Cattolica della diocesi di Frosinone Veroli Ferentino, con l’esposizione del Santissimo Sacramento e la lettura dei brani delle sacre scritture, seguiti dalle preghiere e dai commenti dei papi. Il “Lavoro dignitoso” è stato anche il tema del più noto concerto del 1° maggio ma per l’Azione Cattolica la festa è la preghiera. Una preghiera che vuole anche essere azione, interessamento e informazione riguardo ai problemi, non ultimo quello degli incidenti e delle morti sul lavoro. Abbiamo ribadito che noi dell’AC “vogliamo essere parte attivama anche mantenere sempre viva la fiamma dell’amore di Cristo nei nostri cuori e conseguentemente nei nostri gesti”. Abbiamo pregato per il lavoro e la pace, con l’impegno di attuare il tema della veglia nella cui locandina non a caso c’era un altare–banco di lavoro, con alcuni attrezzi e la scritta “Work in progress”, ovvero “lavori in corso”, a significare la nostra necessaria premura ad attuare quanto indicato dai vari Pontefici che hanno donato alla Chiesa dei documenti sul lavoro a partire da Leone XIII fino d arrivare a Leone XIV. di Giuseppe Zambon Delegato regionale MLAC Lazio

A Fiuggi l’assemblea regionale di Azione Cattolica: la giusta strada per essere Chiesa oggi

Ritrovarsi, condividere, passare del tempo di qualità con fratelli e sorelle di tutto il Lazio. Questo è stata l’assemblea regionale di Azione Cattolica, organizzata presso l’Hotel Villa Lina di Fiuggi, il 28 febbraio e il 1° marzo. Due giorni di riflessioni, preghiera e anche di tempi lenti, pensati per viversi senza dover correre dietro a scadenze per attività o riunioni. Con questo spirito i membri dei consigli diocesani delle diocesi del Lazio, hanno dato vita all’assemblea, appuntamento annuale che apre all’ultimo anno del triennio associativo 2024-2027. Il sabato mattina, dopo la preghiera iniziale curata dall’assistente unitario don Nello Crescenzi, si parte con le introduzioni della delegata regionale Caterina Castagnacci. Nel suo discorso ha toccato molti temi della vita associativa, sottolineando la bellezza di vivere l’Ac come una famiglia, nei momenti belli e in quelli più faticosi. Segue l’intervento di Francesco Adamo, membro di equipe nazionale del Movimento Studenti di Ac, e riferimento per il Lazio, che ha raccontato il lavoro fatto in questi mesi per la nascita dei circoli Msac nelle nostre diocesi, ad oggi ben quattro in formazione. La mattinata si conclude con una lettera della Fondazione “Azione Cattolica Scuola di Santità Pio XI” in vista della prossima assemblea dei soci di giugno 2026, invitando le diocesi ad aderire per dare ancora più valore alle testimonianze delle figure di santità vissute nei loro territori. Il pomeriggio si è aperto con Maria Rosaria Soldi, membro dell’Area della promozione associativa, che ci ha aiutato a leggere con le giuste lenti l’andamento dei flussi di adesione alle nostre associazioni, fornendo numerosi spunti ai presidenti diocesani. Grazie al loro contributo come osservatori privilegiati dei loro territori, è nata una discussione ricca e molto aderente ai cambiamenti delle comunità cristiane che l’Ac (e non solo) sta attraversando. Nei laboratori del pomeriggio, spazio alla creatività dei partecipanti, chiamati a pensare all’Ac come a un cantiere aperto: quali sono le fondamenta della nostra associazione? Quali i punti di forza, le fragilità e le proposte per proseguire nel suo percorso? Nel costruire fisicamente un percorso, i gruppi hanno dato vita a una discussione accalorata e sincera sullo stato dell’Ac nelle diocesi, suggerendo alcuni punti a cui porre attenzione e da migliorare. A lavori conclusi, visto che l’obiettivo dell’assemblea era anche quello di vivere un tempo leggero, quale modo migliore che vedere insieme la finale del festival di Sanremo, anche se il nostro (per sempre) Sì lo diciamo ogni anno. La domenica si è aperta con la celebrazione eucaristica, occasione per rimettere al centro la nostra fede in un momento delicatissimo e di grande preoccupazione viste le notizie che ci arrivavano dal Medio Oriente. Ma il confronto con Gesù trasfigurato ci deve aiutare a riconoscere che nella vita anche se il male è tanto passerà, il bene, anche se poco, resterà. Nei successivi laboratori è stata data voce ai singoli settori condividendo, oltre alle attività svolte, anche come i responsabili stanno vivendo il loro servizio in rapporto alla loro vita personale, un aspetto delicato ma fondamentale per tutti. Non sono mancate riflessioni anche in vista del prossimo anno in cui verranno rinnovati gli incarichi diocesani e regionali. Infine, abbiamo accolto con gioia la visita di monsignor Santo Marcianò, vescovo delle diocesi di Anagni- Alatri e di Frosinone-Veroli-Ferentino. Nel suo saluto ha fortemente incoraggiato l’Ac, riconoscendo nei suoi tratti distintivi la giusta strada per essere Chiesa oggi. di Angelo De Santis, incaricato giovani di Ac per la regione Lazio Questo articolo è tratto da Avvenire Lazio Sette di domenica 8 marzo 2026

Bungee jumping: i giovani di Ac “saltano” le paure per affrontare la vita

La sera del 7 febbraio 2026 si è tenuta ad Acuto, presso la chiesa di Santa Maria Assunta, la seconda edizione del passaggio della “Coppa AC”.   L’incontro ha coinvolto gli adolescenti della Diocesi di Anagni-Alatri: giovani provenienti da Acuto, Alatri, Anagni, Fiuggi, Fumone e Piglio.  Intorno alle 18:30 eravamo tutti in chiesa. Dopo i saluti e dopo aver preso posto nei banchi, gli educatori ci hanno presentato l’attività da svolgere, dedicata alle paure.  Quali paure siamo pronti a lasciare indietro? Guidati dagli educatori, siamo stati invitati a scrivere su un bigliettino una paura che sentiamo dentro e che vorremmo lasciare indietro. Una volta riconosciuto e scritto il timore, ci si alzava in piedi e si cominciava a camminare per la navata.  Quando ce la sentivamo, lasciavamo cadere il biglietto a terra, come segno del desiderio di non farci più bloccare da quella paura.  Alzarsi, camminare e lasciare andare Dopo aver lasciato cadere i biglietti, ci siamo confrontati insieme. Nessuno ha detto ad alta voce la propria paura, ma ci è stato chiesto di dare un consiglio ad una persona che avesse il nostro stesso timore. In questo modo, senza accorgercene, abbiamo parlato anche a noi stessi. È emerso che spesso sappiamo incoraggiare gli altri meglio di quanto riusciamo a fare con noi stessi. La parte più complicata arriva quando bisogna mettere in pratica il consiglio.  Si inizia da piccoli gesti: ricordare le parole che abbiamo detto, provarle su noi stessi (con determinazione), accettare di chiedere aiuto, cercare un confronto costruttivo e avere coraggio. Un consiglio diventa reale quando smette di essere tale e si trasforma in una scelta. Le paure non spariscono da sole, ma possono essere affrontate un passo alla volta con il sostegno altrui e con la guida di Dio. Questo momento è stato accompagnato dal passo del Vangelo di Matteo (19,1629), quello del “giovane ricco”. Anche lui si avvicina a Gesù con una domanda importante: «Che cosa devo fare per avere la vita eterna?». È un giovane che ha fatto “tutto nel modo giusto”, ma quando Gesù gli chiede di lasciare ciò a cui è più legato, se ne va triste. Quel giovane non è lontano da noi. Le sue ricchezze non sono solo materiali: possono essere sicurezze, abitudini, aspettative o paure che ci tengono fermi. Come lui, anche noi spesso vorremmo seguire davvero Gesù, ma facciamo fatica a lasciare ciò che ci rassicura, anche quando ci pesa. Il Vangelo ci ricorda che ciò che sembra impossibile agli uomini è possibile a Dio. Lasciare cadere quel biglietto è stato un primo gesto di fiducia. Una volta terminata l’attività, è avvenuto lo scambio della “Coppa AC”, cioè della coppa vinta dalla squadra vincitrice del Campo Scuola diocesano della scorsa estate. I ragazzi di Fiuggi, sulle note di “We Are the Champions”, hanno passato la coppa ai giovani di Anagni.  Applausi, abbracci, foto di gruppo e poi tutti a cena in una delle sale dell’oratorio di Acuto.  Come ogni attività che si rispetti, mi ha segnato dentro. Non ha cancellato le mie paure ma mi ha insegnato a guardarle senza scappare. Quelle dell’AC Giovani sono delle esperienze che ti fanno crescere, e in quanto tali, vanno vissute appieno.                                                          Il vice presidente AC Giovani ha concluso con queste parole: «Ognuno di voi, crescendo, prenderà coscienza delle proprie paure e spero che abbiate poi la forza di usarle per affrontare la vita. L’incontro si chiamava proprio “Bungee jumping” perché è la paura che ti fa saltare; è quando ti senti tremare che capisci di star vivendo davvero. Usate queste paure per saltare, per fare qualcosa, per non restare su quel ponte e vederlo poi da sotto, da una nuova prospettiva. Azzardate, rischiate, piangete, soffrite e poi superate tutto, che siete forti. Con la certezza di avere accanto un amico, Gesù»……. Grazie hai proprio ragione! di Chiara Cataldi

Il messaggio del vescovo Santo al convegno “Amare non fa male!”: «L’uomo è creato dall’Amore, con Amore, per Amore»

Questo il testo integrale del messaggio di saluto dell’arcivescovo Santo Marcianò, fatto pervenire ai partecipanti al convegno “Amare non fa male” – Educare all’amore vero”, tenutosi a Fiuggi sabato 13 febbraio 2026, organizzato dall’Azione Cattolica diocesana, area famiglia & vita, dall’associazione La Caramella buona e dall’Ufficio di pastorale familiare della diocesi di Anagni-Alatri Messaggio convegno (pdf) Carissimi,nell’impossibilità di partecipare ai vostri lavori, non voglio far mancare il mio salutoal convegno: «Amare non fa male!». È un titolo che, partendo dal fotografare la realtà,esprime la speranza che mai più si chiami “amore” ciò che è esattamente il suo contrario: laviolenza, lo sfruttamento, l’uso, l’abuso… ogni forma di prevaricazione e dominio sull’altro,che «fa male», che provoca il male. Un male che spesso riempie le pagine della cronaca e alquale bisogna imparare a dare un nome, per conoscerlo e per contrastarlo. Ecco ladimensione educativa, sulla quale il vostro convegno si vuole concentrare.«L’amore – diceva Giovanni Paolo II – non è cosa che si impari, eppure non c’è cosache sia così necessario imparare». Una definizione paradossale, come paradossale, del resto,è l’amore stesso. Ma una definizione che apre un panorama straordinario: l’apprendimentodell’amore è quanto di più necessario si possa immaginare. Non è una frase fatta, uno slogantra i tanti con i quali oggi si vuole sdoganare un’educazione affettiva che, come si suol dire,comprende “tutto e il contrario di tutto”. Si tratta piuttosto di individuare la radice di questa«necessità» dell’educazione all’amore, che è prettamente antropologica. Del resto, è stato lostesso Giovanni Paolo II, nella sua prima Enciclica (Redemptor Hominis, 10), ad affermareche «l’uomo non può vivere senza amore. Egli rimane per sé stesso un essereincomprensibile, la sua vita è priva di senso, se non gli viene rivelato l’amore, se nons’incontra con l’amore, se non lo sperimenta e non lo fa proprio, se non vi partecipavivamente».Sì, cari amici. Imparare l’amore è necessario per diventare sé stessi; per essere,rimanere, diventare persone umane in senso compiuto e, di conseguenza, evitarecomportamenti che non esiteremmo a definire “disumani”. E ciò che fa di un essere umanouna persona realizzata, prima che il lavoro, la carriera, l’accumulo di titoli e competenze, è lapossibilità di accedere, per così dire, a questo fondamentale “apprendimento”. Educareall’amore è educare all’umano!Il tema dell’educazione all’amore, dunque, è emergenza e urgenza; al contempo, cene rendiamo conto, è estremamente delicato, proprio per l’antropologia, ovvero l’idea diuomo che presuppone e veicola. E l’antropologia personalista, che il cristianesimo riconosce econdivide con molte altre culture e religioni, vede la persona umana come unità integrata eintegrale di corpo, psiche e spirito, fatta per entrare in relazione e chiamata a una libertà cheè anzitutto rispetto della verità e dignità propria e altrui.Tutto questo, se ci pensiamo bene, è «rivoluzionario»! Implica quella «rivoluzionedell’amore» che, riprendendo l’invito di Papa Leone, fin dal giorno di inizio del mio ministeronelle nostre Diocesi ho voluto indicare come programma, offrendone le linee principali nellaLettera Pastorale Capii che l’amore è tutto. In tale testo, partendo proprio dall’affermazionedi Giovanni Paolo II – «l’uomo non può vivere senza amore» – vi invitavo a osservare che«l’amore è oggi una delle parole più complesse ed equivocate», ricordando, al contempo, che «“Dio è amore”, l’amore è Suo dono e si concretizza nel Suo Progetto su ciascuno di noi, suogni vocazione. Occorre dunque chiedersi sempre cosa significhi amare, per rispondere erimanere fedeli alla propria chiamata all’amore in ogni vocazione» perché, in definitiva, «ognivocazione nasce dalla gioia di sentirsi amati a dall’essere chiamati ad amare».Il vostro Convegno affronta il tema dell’educazione all’amore con relatori qualificatie ricchi di esperienza; e la Chiesa ha profondamente a cuore la dimensione vocazionaledell’amore. E pensando alla dimensione formativa dei giovani, desidero riproporre a tutti voil’interrogativo espresso nella Lettera Pastorale, su cui i vostri lavori possono offrire unprofondo contributo di riflessione: «Come impostare una pastorale vocazionale che, partendodalla riscoperta dell’essere e sentirsi amati, aiuti ogni giovane a interrogarsi sul Progetto diamore Dio, unico e irripetibile, e sia integrata da un’educazione affettivo-sessuale e daun’educazione all’amore in grado di indicare l’orizzonte del dono di sé come realizzazionedella persona?»Cari amici, «l’orizzonte del dono di sé»! Ecco la radice antropologica alla quale ladimensione educativa si deve ancorare, per contrastare una cultura edonista e relativista,che riduce l’amore alla dittatura del puro sentimento aprendo il varco a comportamentiegoistici: da diverse forme di immaturità affettiva, fino alla violenza e a ogni genere diabuso, specie nei confronti di donne, minori e persone vulnerabili.La «Rivoluzione dell’amore», come ho voluto sottolineare, «ci pone dinanzi l’amorenon solo come sentimento ma come dinamica di tutta la persona: corpo, psiche, spirito,intelligenza, volontà», nella consapevolezza che amare non significa «sentire o sentirsi benema “perdere”, donare la propria vita»; e che, come ha detto Papa Leone ai giovani alla Vegliadi Tor Vergata lo scorso 2 agosto, «donare sé stessi è la felicità»!Che questo convegno ci aiuti a riscoprire nel “dono di sé” il segreto che permetteall’amore di non fare male e promette all’essere umano la felicità a cui egli è chiamato,perché creato dall’Amore, con Amore, per Amore.A tutti, buon lavoro!

“Amare non fa male – Educare all’amore vero”: il convegno di Ac

Si è tenuto venerdì 13 febbraio, il giorno prima della festa di San Valentino, il convegno sull’affettività promosso dall’Azione Cattolica della Diocesi di Anagni-Alatri. Un convegno fortemente voluto dal Settore Adulti e l’Area Famiglia e Vita, che si inserisce nella programmazione annuale dell’AC in collaborazione con la pastorale diocesana per accompagnare nella formazione e nella spiritualità i propri aderenti e simpatizzanti. Nel discorso di apertura la Presidente Concetta Coppotelli ha ricordato come negli ultimi anni l’Azione Cattolica abbia organizzato appositi convegni aperti a tutti, compresa la società civile, la scuola e la politica, ponendo l’attenzione su diverse tematiche: l’eutanasia, l’intelligenza artificiale, la partecipazione e quest’anno l’Amare. Un convegno per riflettere insieme sul tema dell’affettività e delle relazioni autentiche, consapevoli delle fragilità e delle difficoltà che i giovani incontrano nelle loro vite. Il tema dell’educazione all’amare è oggi molto sentito, ci interpella quotidianamente e riguarda la quasi totalità delle fasce di età. L’Azione Cattolica opera costantemente nella formazione a tutto campo nelle parrocchie e nella diocesi, e quest’anno tramite la coppia cooptata diocesana ha posto l’attenzione proprio sul tema dell’educare all’amore vero. L’Arcivescovo Santo Marcianò ha fatto pervenire un suo messaggio a tutti i presenti sull’importanza di imparare ad amare sottolineando quanto “imparare l’amore è necessario per diventare sé stessi; per essere, rimanere, diventare persone umane in senso compiuto e, di conseguenza, evitare comportamenti che non esiteremmo a definire “disumani”. E ciò che fa di un essere umano una persona realizzata, prima che il lavoro, la carriera, l’accumulo di titoli e competenze, è la possibilità di accedere, per così dire, a questo fondamentale “apprendimento”. […] nella consapevolezza che amare non significa «sentire o sentirsi bene ma “perdere”, donare la propria vita»; e che, come ha detto Papa Leone ai giovani alla Veglia di Tor Vergata lo scorso 2 agosto, «donare sé stessi è la felicità»!” Qui l’intervento completo del Vescovo: Marco Vari e Rossella Salvatori, coppia di sposi di AC che collabora nella pastorale per la famiglia, hanno introdotto con queste parole: “Come adulti impegnati nell’Azione Cattolica, il nostro obiettivo è duplice: da una parte comprendere come accompagnare i giovani nella costruzione di relazioni sane e rispettose; dall’altra, promuovere una cultura dell’amore autentico, capace di unire attenzione alla persona, prevenzione del disagio e responsabilità educativa. Desideriamo essere custodi di fiducia, testimoni coerenti e guide sensibili per le nuove generazioni, perché l’amore autentico non fa male, ma cresce, sostiene e trasforma. […] l’amore autentico non ferisce, non manipola, non domina, ma custodisce, accompagna e fa crescere.” Il convegno è stato animato dall’intervento di relatori qualificati e ricchi di esperienza, appartenenti all’Associazione “La Caramella Buona” e alla Pastorale diocesana della famiglia. Il Dott. Roberto Mirabile, presidente e fondatore, ha parlato della Onlus nata nel 1997 a Reggio Emilia spiegando come essa si spenda contro gli abusi e la tutela dei minori, fornendo assistenza legale, case di accoglienza per donne e bambini in fuga da situazione di violenza, formazione professionale sulla prevenzione e gestione di casi di abuso, sensibilizzazione culturale specie nelle scuole anche per dare voce alle vittime. Per il Dott. Mirabile il convegno ha rappresentato un’occasione di sensibilizzazione in sinergia con la chiesa e altre associazioni che si occupano di tutelare la famiglia e il matrimonio. Ha ricordato come il ruolo sociale dei bambini sia radicalmente cambiato nella storia: da “contenitori vuoti e senza diritti da riempire da parte dell’adulto” – situazione che ancora persiste in alcune parti del mondo attraverso pratiche di schiavitù, bambine spose, infibulazone – alla rivoluzione del Cristianesimo, di come Gesù abbia messo i più piccoli al primo posto, come il bambino sia “proprietà di nessuno perché è figlio di Dio” e, citando il Vangelo di Matteo con riferimento alla giustizia divina, che “chi scandalizza uno solo di questi piccoli sarebbe meglio gli fosse appesa una macina al collo e fosse gettato negli abissi del mare”. Ha poi evidenziato come una società sana sia fatta di adulti che sono stati bambini sani, ecco perché occorre prendersi cura dei piccoli sempre di più. Riferendosi alle finalità della Onlus, ha sottolineato la dedizione alla salvaguardia dei sopravvissuti alle violenze, in particolare attraverso il lavoro di un team di avvocati specialisti che li accompagna nelle aule di tribunale. “Il risultato più bello – dichiara – è il sorriso che torna sul volto delle vittime, aiutare a recuperare la fiducia in sé stessi, negli altri, nella vita, tutte queste cose sono la soddisfazione più grande al di là della punizione del colpevole: può esserci difficoltà ad avere giustizia, ma è più importante che venga fuori sempre la verità”. Non secondaria è poi l’attività di formazione e informazione svolta in favore degli studenti contro le “relazioni tossiche” e le manipolazioni affettive:  “se non hai rispetto, di che amore vuoi parlare?” Ha chiuso il suo intervento ricordando delle proposte di legge presentate al Consiglio dei Ministri  che troppo spesso ricevono tante promesse e pochi fatti. Nonostante questo, ha voluto esprimere la certezza che “occorre agire in sinergia per costruire un futuro di bellezza”. La Dott.ssa Anna Maria Pilozzi, Vice Presidente e Capo Ufficio Stampa de “La Caramella Buona”, responsabile della sede di Acuto, ha concentrato il suo intervento sul concetto che “l’amore non si insegna a parole, ma con l’esempio”. Esempio che i giovani di oggi non sperimentano stando per strada e che un tempo era più facile ricevere all’interno di oratori animati da sacerdoti e religiose che accoglievano i ragazzi dando insegnamenti con gesti amorevoli più che con le parole (ricorda la sua esperienza in AC e con le suore Adoratrici del Sangue di Cristo, in particolare la figura di Suor Assunta Pasqua). L’amore si sperimenta ancora prima all’interno della propria famiglia, anche con esempi di accoglienza e attenzione ai più bisognosi perché “nascere in un contesto sano è una grazia da portare a chi non ce l’ha”. Ha parlato poi della casa di accoglienza per donne vittime di violenze presente ad Acuto e di come l’Associazione non apra solamente le porte delle loro sedi, ma anche quelle dei cuori dei volontari