Pronti, via: è partita la “rivoluzione dell’amore” dei nostri giovani!

Una rivoluzione dell’amore che passa attraverso la preghiera e il “silenzio che parla” dei giovani raccolti davanti al Tabernacolo; così come attraverso la gioia e l’allegria dei piccoli ministranti che servono all’altare. E proprio con due appuntamenti per altrettante fasce di età è entrato nel vivo il calendario di “Revolution – La rivoluzione dell’amore”, il denso programma di incontri, momenti di dialogo, preghiera, condivisione, varato dalle pastorali giovanili e vocazionali delle due diocesi. E se dell’incontro dei ministranti di domenica 25 gennaio a Frosinone parleremo più diffusamente in un altro articolo, vediamo invece cosa di “bello” e importante è successo venerdì 23, nei locali del vecchio Seminario di Veroli, quando alcuni giovani delle due diocesi si sono incontrati con il Vescovo Santo e tra di loro, accompagnati e seguiti da don Francesco Paglia, don Simone Cestra, don Santino Battaglia, don Dino Mazzoli, don Luca Fanfarillo, don Pierluigi Nardi, don Federico Mirabella, presenti anche i seminaristi diocesani Lorenzo Ambrosi e Lorenzo Sabellico. Un incontro aperto dal vescovo Santo, che ha commentato un passo della Genesi sulla vocazione di Abramo, quindi l’Adorazione nella Cappella del seminario e la suddivisione in gruppi dei presenti, arrivati da varie realtà delle due diocesi, per un momento di confronto e condivisione, prima di… condividere anche la cena. Ma vediamo meglio come proprio i diretti protagonisti di questo primo incontro hanno commentato il tutto sui social. Nel post del Centro diocesano vocazioni di Frosinone si legge: «Ascolto, preghiera, condivisione, fraternità. Tanti i momenti che hanno caratterizzato questo primo incontro dei giovani con il nostro Vescovo nel percorso vocazionale appena iniziato!  Siamo solo all’inizio di questa nuova grande avventura!!!». Ed ecco la narrazione che arriva dalla Pastorale giovanile di Anagni-Alatri: «Nel primo incontro di questo cammino vocazionale ci siamo fatti guidare dalla figura di Abramo: come lui siamo chiamati ad andare “senza mappa” seguendo la voce di Dio.  La vocazione nasce da una Parola ascoltata a lungo che ci porta a diventare ciò che ancora non siamo, lasciando andare le nostre sicurezze, le aspettative degli altri su di noi, le identità che abbiamo ricevuto dagli altri. Come Abramo, che non sa quale sarà il suo futuro, ma si fida di un Dio che vede per lui, anche noi siamo chiamati a camminare verso ciò che Dio vede di noi».

Messaggio di Natale del Vescovo ai giovani: «Scoprite la vostra meravigliosa originalità»

Ai giovani delle Diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino e di Anagni-Alatri Cari giovani, miei giovani… è Natale!Ne sentiamo il clima, in questi giorni, tra le luci splendenti, i canti, i sapori…Vorrei raggiungervi tutti, uno ad uno, e stringervi in un abbraccio di auguri, di gioia. Sì, perché il Natale di Gesù è gioia. Una gioia speciale, che solo la nascita di una persona ci può regalare. La gioia che avranno provato i vostri genitori, i vostri cari, quando ciascuno di voi è venuto al mondo. La gioia che ha provato Dio creandovi nella vostra unicità irripetibile. «Originali, non fotocopie!», come diceva il vostro Santo, Carlo Acutis. Ed è così che voglio darvi il buon Natale: augurandovi di scoprire la vostra meravigliosa originalità, voluta da Dio e fatta a SuaImmagine.Dove trovarla, questa originalità? Il Natale ci aiuta a rispondere.La troviamo alla Grotta di Betlemme, la troviamo nel Volto di un Bambino. È a Lui che la nostra originalità deve somigliare, non ai tanti miti, idoli, “influencer” dei nostri tempi, che ci lasciano vuoti e senza senso.Ma come arrivarci? Proprio con il Natale; seguendo, cioè, i veri suoni e le vere luci di questi giorni.Oltre le musiche natalizie, c’è un canto nella notte, bello e attraente, con il quale gli angelici parlano di Dio e con la Parola di Dio. Esso supera le parole di conflitto, aggressività,superficialità che a volte ci invadono, specie attraverso i “social”, e ci raggiunge ovunque, anchenelle notti della nostra vita, per dire che tutto può rinascere, che tutti possiamo rinascere, come ilBambino Gesù. Soprattutto voi giovani!Rinascere nella vostra originalità, trovare la vostra strada, seguendo la Stella Cometa: nonle luminarie appariscenti del consumismo, dei “like”, del successo, dell’apparire, dell’avere… ma laLuce della verità del vostro essere, scritta nel profondo di ogni cuore.Caro giovane, cara giovane, in questo Santo Natale, ti auguro di trovare la tua verità originale e ti prometto che ti aiuterò a cercarla; soprattutto nei nostri incontri comunitari e personali, che spero siano sempre di più…Non lo dimenticare: il mondo non sarebbe uguale senza di te! La nostra Chiesa e il nostro mondo hanno davvero bisogno della tua originalità, che il Bambino di Betlemme ti indica e ti porta in dono.In questi giorni, guardaLo e accogliLo: in Lui c’è la tua immagine, c’è la gioia che può dare senso, sapore alla tua vita e farti gustare il vero sapore del Natale. Frosinone, 27 dicembre 2025. Santo Marcianò

Frosinone: Costanza Miriano presenta il suo nuovo libro

Giornalista, scrittrice di successo e blogger affermata, Costanza Miriano venerdì 19 dicembre sarà a Frosinone (salone della parrocchia Sacro Cuore, alle 18) per presentare il suo ultimo libro “Non desiderare la vita d’altri. Riposo per cuori inquieti” (Sonzogno editore). Sarà l’arcivescovo Santo Marcianò a portare i saluti all’ospite e ai convenuti, prima dell’introduzione di Gabriele Ritarossi, presidente dell’associazione culturale “Radici”, di Alatri, che ha organizzato la presentazione del libro assieme alle Pastorali giovanili e vocazionali delle diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino e Anagni-Alatri e all’Ufficio comunicazioni sociali delle due diocesi; il giornalista Igor Traboni dialogherà con Costanza Miriano sui contenuti e il messaggio del libro. Sposata, madre di quattro figli, ispiratrice di quel monastero wi-fi nato a Roma come esperienza di preghiera e ora diffuso in tutta Italia, Costanza Miriano ha venduto centinaia di migliaia di copie con i suoi precedenti libri, tra cui – tradotti anche all’estero – “Sposati e sii sottomessa”, “Sposala e muori per lei”, “Benedetto il giorno che abbiamo sbagliato. Manuale di manutenzione del matrimonio”. E questo libro – con vari protagonisti che vanno da Giovanni Bosco a Teresa d’Avila a Francesco d’Assisi – sta già ripercorrendo le orme di successo dei precedenti.

Animazione vocazionale a Monte San Marino con i seminaristi delle due diocesi

Due giornate di animazione vocazionale sono state organizzate dal Centro diocesano vocazioni presso la parrocchia di Monte San Marino, nella Forania di Alatri, in occasione dell’arrivo del nuovo parroco, don Antonello Pacella, che prende la cura di questa comunità, assieme a quella di Tecchiena Madonnina, dove è già parroco da alcuni anni, e che nei giorni scorsi ha fatto l’ingresso proprio a Monte San Marino, presentato ai fedeli dall’arcivescovo Santo Marcianò. Per quanto riguarda l’animazione vocazionale, i seminaristi delle diocesi di Anagni-Alatri e Frosinone-Veroli-Ferentino, studenti al Leoniano di Anagni, sabato 13 dicembre animeranno la Messa delle 16.45 e poi prenderanno parte all’Adorazione eucaristica nella chiesa di Monte San Marino, dedicata a San Valentino. Domenica 14 dicembre stessi seminaristi animeranno la Messa delle 10 e quindi incontreranno i ragazzi della catechesi e i giovani della parrocchia. Lo stesso Centro vocazioni della diocesi di Anagni-Alatri, assieme a quello di Frosinone-Veroli-Ferentino e alle pastorali giovanili delle due diocesi, ha intanto stilato un fitto calendario di incontri per tutte le età, dal titolo “Revolution, la rivoluzione dell’amore”, prendendo spunto proprio dall’invito che monsignor Marcianò ha rivolto ai giovani. Sui social e sui media delle due diocesi è disponibile il calendario di questi incontri, reperibile anche attraverso appositi depliant distribuiti nelle parrocchie. Incontri che si terranno fino all’estate 2026, quando, dal 24 al 27 agosto, si terrà un campo scuola unitario, con modalità che verranno rese note successivamente.

I giovani e il vescovo: tanti cuori per fare “la rivoluzione dell’amore!”

«Benvenuti! Mamma mia quanto vi ho atteso: tanto, tanto, tanto! Parlando con i sacerdoti in queste settimane, spesso ho detto loro: non vedo l’ora di incontrare i giovani, i miei giovani. Perché prima di tutto mi sento vostro amico, e poi anche vescovo…». Così l’arcivescovo Santo Marcianò ha accolto oltre 300 ragazzi provenienti da tutte e due le diocesi che, nella serata di venerdì 5 dicembre, si sono ritrovati nella chiesa del Sacro Cuore a Frosinone (accompagnati da decine tra sacerdoti, religiosi, religiose ed educatori di parrocchie, associazioni e movimenti) per il primo di una serie di incontri del ciclo intitolato “Revolution – La rivoluzione dell’amore”. E’ BELLISSIMO RITROVARCI INSIEME! In maniera affabile, secondo quello stile che abbiamo già imparato a conoscere da quando è arrivato in Ciociaria e che ora ha conquistato anche i giovani, ma al tempo stesso profondo (e anche questo ha attirato i ragazzi, basti pensare al grande silenzio durante la mezzora di Adorazione), parlando il linguaggio dei giovani ma senza un “giovanilismo” fine a se stesso, richiamando figure della Chiesa e l’essenza materna della Chiesa stessa, il vescovo Santo ha condotto questo primo incontro, spesso dialogando con i ragazzi, e dicendo subito loro: «Voi siete il fuoco del cuore di Cristo e il fuoco della Chiesa. Chi più dei giovani ha il cuore infuocato? Nessuno! E’ bellissimo ritrovarci qui insieme; siamo due diocesi unite nella mia persona ma presto, lo ha detto il Papa ai vescovi riferendosi a tante diocesi non troppo grandi, sono destinate a diventare una sola. E’ veramente bello ritrovarsi insieme,  è una grazia, un’opportunità ma è anche una responsabilità. E a volte noi ci scordiamo l’essenziale: insegnarvi a pregare». CHE COSA MERAVIGLIOSA QUANDO DUE INNAMORATI SI BACIANO… E qui il vescovo ha usato una dette tante immagini che hanno letteralmente catturato e rapito i ragazzi (bastava guardarli, con  gli occhi sgranati e fissi verso il presule, attenti a non perdersi neppure una parola): «La relazione più intima di due innamorati è quando da soli si possono guardare negli occhi, abbracciare. E quando si baciano: che bello darsi un bacio, è una cosa meravigliosa! Ecco, noi questa relazione d’amore con Lui la viviamo nella preghiera e se un cristiano non sa pregare è come se conoscesse la teoria ma non vivesse la pratica. Entriamo in questa relazione d’amore e facciamo la rivoluzione dell’amore, perché l’amore è tutto, amici miei: ma c’è un’espressione più importante, forte, coinvolgente e sconvolgente del dire che l’amore è tutto?  C’è una cosa più importante dell’amore?  Dice Gesù: vi do un comandamento nuovo, e i comandamenti li porta a compimento nell’amore, perché non c’è gioia più grande di chi ama. L’unica vera rivoluzione è quella dell’amore, non dobbiamo chiedere altro ai sacerdoti,  agli educatori, al mondo, alla Chiesa, a noi stessi: io voglio imparare l’amore! Il più grande rivoluzionario è stato Gesù e la sua rivoluzione ha un nome: l’amore! E nessuno più di voi giovani può capirla perché Gesù era un giovane come voi». E qui Marcianò ha ancor di più calamitato l’attenzione dei ragazzi proponendo loro una sorta di “trucchetto”, ovvero quello di pregare provando a immaginare Gesù giovane, ciascuno per la propria età. «Voi sapete dare voce a quel bisogno d’amore», ha ripreso il vescovo, mettendo in parallelo anche il valore dell’amicizia, che spesso fa soffrire tanti giovani quando un rapporto si incrina «e quante lacrime ho raccolto per rapporti di amicizia spezzati». LA MISURA DELL’AMORE Una delle figure presentate è stata quindi quella di Sant’Agostino e del suo dire che «la misura dell’amore è amare senza misura. L’amore dei vostri genitori e vostro per i genitori, l’amore di un innamorato, di una innamorata, si può pesare su una bilancia o  misurare con il metro? Se tu ami in un modo misurato, tu non ami veramente». E ancora Sant’Agostino che invita ad amare e a fare ciò che vuoi ma… se taci, taci per amore; se parli, parla per amore; se correggi, correggi per amore, se perdoni, perdona per amore». Marcianò ha quindi ricordato quando detto dal Papa nel Giubileo dei giovani a Tor Vergata: solo relazioni sincere e legami stabili fanno crescere storie di vita nuova «e io sono nemico delle falsità – ha raccontato il vescovo  – non sopporto chi mi  sorride davanti e dietro mi pugnala, perché la sincerità è sinonimo di amore». CAPII CHE L’AMORE E’ TUTTO Abbassando volutamente il tono della voce, quasi a sussurrare,  il vescovo ha quindi invitato i giovani, soprattutto nella successiva Adorazione, a porsi questa domanda: Gesù è mio amico?, per poi andare alle parole di Santa Teresa di Gesù Bambino, che danno anche il titolo alla sua prima Lettera pastorale: Capii che l’amore è tutto! «Ma l’amore, oggi, è veramente tutto? La cultura di oggi insinua dentro di voi giovani, ma anche negli adulti, il fatto che dobbiamo avere sempre di più: denaro, potere, successo, quella competitività che ci fa calpestare gli altri pur di superarli. Chi pensa di avere tutto, spesso è infelice e non riesce a comprendere quello che veramente gli manca dentro». QUALI SONO I VOSTRI DESIDERI? Ed eccola l’altra grande domanda che il presule ha posto ai ragazzi, per invitarli a pregare, a riflettere: «Quali sono i vostri desideri, i desideri del vostro cuore? Cosa desiderate avere di più? Ognuno è trascinato dal suo desiderio, dice Virgilio. I nostri desideri ci identificano; noi siamo più o meno ciò che desideriamo. Io sono i miei desideri! Nel profondo del vostro cuore sono certo che vi cogliate la verità delle parole di Santa Teresa; sono certo che dareste di tutto per avere un amore totale. Per vivere questo amore è necessaria una rivoluzione: vorrei la vivesse anche voi,  lasciandovi innanzitutto rivoluzionare dentro». E qui ancora il richiamo a Sant’Agostino, capace di scoprire dentro quella Bellezza che cercava fuori LE FARFALLE NELLO STOMACO… «L’amore – ha ripreso il vescovo –  è vera passione dell’uomo, è rispetto, è sacrificio. Attenti: non confondete mai l’amore solo ed esclusivamente con il sentimento. L’amore è dinamica di

Tra il vescovo Santo e i giovani è subito feeling!

Il feeling tra l’arcivescovo Santo Marcianò e i giovani è nato subito, in maniera spontanea, naturale, con quel moto di simpatia connaturato nei ragazzi quando si sentono accolti e voluti bene, ma al contempo proprio degli adulti che non fanno del finto “giovanilismo”, fine a sé stesso, ma che le braccia le spalancano davvero, per accogliere, per incontrare, per dialogare. Così ha fatto il vescovo Santo nei primi incontri con i giovani – lui che con i ragazzi ha già avuto diverse esperienze pastorali, sia da vescovo in Calabria che con i giovani militari durante l’Ordinariato – e così hanno risposto i “nostri” ragazzi. Il primo abbraccio c’è stato il 21 settembre, giorno dell’ingresso ufficiale del vescovo Santo in diocesi, ad Anagni. E qui va riavvolto il nastro della cronaca: i giovani hanno atteso per un’ora sotto un sole settembrino che nulla aveva da invidiare a quello dell’ultimo ferragosto; pazienti sì, ma anche festosamente “indisciplinati” da un angolo all’altro di piazza Cavour per salutare gli amici che magari non vedevano da tempo o i vecchi compagni di scuola. E hanno colorato la piazza con le loro magliette: da quelle della Pastorale giovanile diocesana, una delle quali è stata donata anche a papa Leone durante il Giubileo dei giovani a Tor Vergata, a quelle dell’Azione Cattolica, da quelle degli “Amici di Madre Claudia” a quelle dell’Istituto scolastico Bonifacio VIII. E hanno avuto un concitato gran daffare anche per srotolare gli striscioni di benvenuto e sistemarli nei punti strategici, anche in alto, sotto il mega schermo della diretta tv di Tele Universo, perché tutti potessero vederli. Così i giovani hanno accolto l’arcivescovo Santo Marcianò, richiamando a gran voce, e anche con alcuni slogan tipici di Ac, l’attenzione del nuovo vescovo, che subito dopo il saluto alle autorità li ha raggiunti, a braccia aperte, salutandoli con gioia e scambiando due battute con don Luca Fanfarillo, responsabile della Pastorale giovanile diocesana, e alcuni degli educatori laici presenti. Ma la festa dei giovani non si è fermata qui, perché hanno voluto “scortare”, festanti e gioiosi, l’arcivescovo Marcianò anche verso il Municipio, fermandosi con lui per delle foto-ricordo sotto la scalinata, e poi ancora verso la Cattedrale. E nel corso dell’omelia, come già accaduto nella celebrazione eucaristica per l’ingresso nella diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino, monsignor Santo Marcianò ha rivolto un pensiero particolare proprio ai ragazzi, a quelli di oggi sicuramente, ma anche a questi che saranno gli adulti e la Chiesa di domani: «Voi, miei giovani, saprete stupirci, come avete fatto nel Giubileo, e sarete artefici del mondo che assieme sogniamo. La Chiesa propone un umanesimo integrale e solidale, all’altezza del disegno di amore di Dio . Un programma meraviglioso: vogliamo provare a svolgerlo assieme? È difficile – ha chiosato l’arcivescovo – ma la Parola di Dio ci offre un altro binomio: fedeli in cose di poco conto – fedeli in cose importanti. Basta iniziare dal poco, con umiltà verso Dio e i fratelli». Domenica 28 settembre, giorno dell’ingresso ad Alatri, le scene di entusiasmo si sono ripetute, con striscioni  e battimani ad accogliere il vescovo Santo, prima che questi salisse sulla mula. E il presule ancora una volta a salutarli da vicino, abbracciandone alcuni, chiedendo il nome ad altri. E l’apoteosi dell’entusiasmo è arrivata quando il vescovo, saluto sul palchetto per il benvenuto ufficiale da parte del Comune, ha perfettamente mimato il gesto del cuoricino con le mani, per dire che porta tutti indistintamente nel cuore, ma scegliendo proprio «il cuoricino come fanno i giovani», ha detto, perché i giovani li porta tutti nel cuore. E più di qualcuno, anche tra i grandi, si è davvero commosso. Ad Alatri c’è stata la piccola variante… meteorologica della pioggia, che ha poi accompagnato il corteo fino in Concattedrale; ma neppure questo ha scoraggiato i ragazzi della Pastorale giovanile e dell’Azione Cattolica, che hanno scortato il Vescovo e la mula fino a Civita, per poi assistere alla Messa, proprio dal retro dell’altare, con il vescovo che durante la celebrazione si è girato proprio verso di loro, al momento dello scambio del segno della pace, ad esempio. E poi, anche durante questa omelia, le parole del vescovo, come a disegnare un programma di cammino pastorale, insieme: «Giovani, interrogatevi su quello che il Signore vuole da voi, non abbiate paura di ascoltare la voce del Signore. Non abbiate paura! Giovani, la Chiesa ha bisogno di voi, il mondo ha bisogno di voi!». di Igor Traboni

La città di Alatri e i giovani accolgono il nuovo Vescovo

Domenica 28 settembre la città di Alatri accoglierà l’arcivescovo Santo Marcianò, con una cerimonia che avrà il suo culmine nella celebrazione eucaristica nel piazzale antistante la Concattedrale (Civita) ma che avrà inizio alle 16, quando il nuovo vescovo di Anagni-Alatri verrà accolto a Porta San Pietro, uno degli antichi ingressi della città (lato Frosinone-Fumone). Il sindaco di Alatri, Maurizio Cianfrocca, consegnerà quindi le chiavi della città di Alatri all’arcivescovo e subito dopo si formerà un corteo (attenzione, non si tratta di una processione) verso la Concattedrale di San Paolo che monsignor Marcianò, così come fatto da alcuni suoi predecessori, compirà a dorso di una mula bianca. Quindi, come detto, la celebrazione della Messa, che verrà concelebrata con il parroco della Concattedrale, don Walter Martiello, e il clero diocesano e religioso di Alatri. A monsignor Marcianò verrà inoltre donato un anello con l’effige di San Sisto I, patrono di Alatri e compatrono della diocesi, come ulteriore segno tangibile dell’unione spirituale tra il vescovo e la comunità dell’antica diocesi alatrense. Ad attendere monsignor Marcianò e quindi ad accompagnarlo festosamente verso Civita, ci saranno anche i ragazzi della Pastorale giovanile diocesana, così come già accaduto ad Anagni, con momenti di grande allegria, i quali danno appuntamento per le 16 a Porta San Pietro a tutti i coetanei che vorranno partecipare. E lungo il percorso in salita fino alla Concattedrale, di certo saranno numerosi i fedeli che accoglieranno il nuovo vescovo, con strade e balconi addobbati da fiori e ornamenti, per sottolineare il momento di festa. Il Comune di Alatri, per facilitare la partecipazione dei fedeli, ha attivato un servizio navetta gratuito, dalle 15 alle 21, con partenza dall’area del mercato. Tornando invece alla simbologia della mula bianca, questa non è legata solo alla memoria dell’arrivo delle reliquie di san Sisto (quando proprio una mula bianca, diretta verso la Campania, scelse all’improvviso di dirigersi invece verso il colle di Civita) ma soprattutto all’ingresso di Gesù a Gerusalemme, con un preciso riferimento alla cavalcata papale con la quale nel IX secolo i papi appena eletti raggiungevano la Cattedrale di Roma.

«Abbiamo riscoperto l’essenziale»: don Luca traccia il bilancio della presenza dei nostri ragazzi al Giubileo dei giovani

Abbiamo ancora tutti negli occhi le immagini della spianata di Tor Vergata, pacificamente invasa da 1 milione di ragazzi. E nelle orecchie le risposte che Papa Leone ha dato alle domande di tre giovani; così come i canti e i cori dei ragazzi, anche al mattino presto, per niente intimoriti da una notte senza riposo e bagnata perfino dalla pioggia. E abbiamo “ascoltato” il grande silenzio che ha “riempito” il tempo dell’Adorazione eucaristica. Tutte emozioni e sensazioni che hanno vissuto anche i giovani della diocesi di Anagni-Alatri, che hanno compiuto un pellegrinaggio a piedi di 4 giorni, prima del fine settimana a Roma e a Tor Vergata, per attraversare la Porta Santa, incontrare il Papa e pregare con il successore di Pietro. Li abbiamo seguiti, nelle varie tappe di questo Giubileo dei giovani, con i media e i social della diocesi – con un grazie particolare a Elisa Finocchio e Ilaria Fiorini per l’invio dei contenuti – non in maniera forzata e tantomeno fintamente “giovanilistica”. Non ci interessava “acchiappare like” (anche se a dire il vero ne abbiamo… presi come non mai, così come i commenti e i messaggi arrivati da ogni parte d’Italia e perfino dall’estero) ma far sì che media e social diventino proprio «una straordinaria opportunità di dialogo, incontro e scambio tra le persone, oltre che di accesso all’informazione e alla conoscenza», come ha ricordato Papa Leone ai giovani, riprendendo le parole della “Christus vivit”. Dialogo, incontro e scambio che i nostri ragazzi ci danno l’opportunità di rivivere anche con video e foto pubblicati sui media (Facebook e Instagram) della pastorale giovanile Anagni-Alatri. Fatta questa lunga (forse troppo…) premessa, vediamo di tracciare un bilancio dell’esperienza, ma soprattutto di capire come può e deve riflettersi sulla vita della Chiesa locale, non solo a livello di giovani. E lo facciamo con don Luca Fanfarillo, responsabile della pastorale giovanile della diocesi di Anagni-Alatri, che insieme a questi ragazzi ha vissuto il Giubileo e prima ancora il pellegrinaggio a piedi partito da Anagni. Don Luca, quale bilancio puoi fare di questo Giubileo dei giovani e della “spedizione” diocesana? «E’ stata un’esperienza molto bella, a cominciare da quella del pellegrinaggio fino a Roma. Certo, non eravamo tantissimi, anche perché non tutti se la sono sentita di fare quattro giorni a piedi, ma poi a Roma si sono uniti altri giovani di varie parrocchie». Ecco, focalizzando il pellegrinaggio a piedi, come lo avete vissuto? «I ragazzi che hanno partecipato lo hanno vissuto in una maniera straordinaria, legando tantissimo tra di loro. Hanno fatto tutto quello che avevamo programmato, senza mai un mezzo lamento, neppure quando la fatica era tanta. Non hanno chiesto e tanto meno preteso nulla di particolare, di comodo, se non il rispetto del programma in tutte le celebrazioni, le veglie, i momenti di preghiera previsti. Anzi, anche al termine di giornate faticose, del camminare sotto il sole, erano loro a chiedere di fare comunque tutto quanto era in programma: ci tenevano a fare un’esperienza, un cammino di fede. E non solo un qualcosa, pur importante, di bello e da vivere nell’amicizia». Era proprio questo il senso della proposta del pellegrinaggio a piedi? «Sì, con l’equipe diocesana giovanile l’avevamo pensata proprio per riandare all’essenzialità della vita cristiana. E questo è passato anche attraverso il fatto di scegliere cosa portare, cosa mettere nello zaino per non appesantirlo e per non “appesantirci” con cose inutili, spesso futili: è stata una cosa straordinaria, in un mondo in cui, soprattutto ai giovani, oggi si chiede tutt’altro. I ragazzi questo lo hanno capito e lo hanno fatto, portando solo l’essenziale». E adesso, come far proseguire il Giubileo dei giovani anche nelle nostre comunità? «Credo sia necessario, e voglio ribadirlo, tornare all’essenziale, a quello che Papa Leone ci ha detto, ad esempio nelle risposte alle domande dei tre ragazzi, a quel grande momento di silenzio inginocchiati davanti al Santissimo: lì abbiamo ritrovato il centro di tutto! Ora dobbiamo seguire le parole del Papa: essere uniti a Cristo, ritrovare l’amicizia con Lui nella preghiera, nella partecipazione alla Messa, nelle opere di carità. Credo sia importante farlo anche a livello diocesano, magari lasciando perdere certe “esteriorità” per ricentrarci piuttosto su Gesù Cristo». Tu non eri alla prima esperienza del genere, considerando anche le varie Gmg, ma questo Giubileo in particolare cosa ti ha lasciato dentro? «Direi proprio il fatto di riscoprire cosa è centrale nella mia vita di sacerdote e in quello che sono chiamato a testimoniare. E poi l’entusiasmo, quello contagioso dei giovani di tutto il mondo e dei nostri ragazzi, così uniti, così pronti a dar valore alla fede e all’amicizia che mi hanno già chiesto di organizzare altre cose, ma sempre badando all’essenziale». di Igor Traboni

Prosegue il pellegrinaggio a piedi dei nostri ragazzi verso il Giubileo dei giovani

Al termine della seconda giornata del pellegrinaggio – mercoledì 30 luglio – a piedi verso Roma, i nostri ragazzi della pastorale giovanile diocesana di Anagni-Alatri sono arrivati a Velletri, accolti al Don Orione, per trascorrere la notte. Stanchi ma felici, anche quella di oggi è stata una tappa contrassegnata dal cammino tra le bellezze del Creato, come ad esempio la sosta al lago di Giulianello. Lungo il cammino, ovviamente anche spazio alla preghiera – con il momento centrale rappresentato poi dalla celebrazione eucaristica officiata da don Luca Fanfarillo, responsabile della pastorale giovanile diocesana e guida di questo pellegrinaggi. E tra una salita e una discesa, largo pure ad un repertorio musicale, compreso un “Volare” nel blu dipinto di blu (Domenico Modugno li…perdonerà!). Allegramente infaticabili anche suor Christine e suor Evelyne, delle Cistercensi della Carità di Anagni, che stanno partecipando al pellegrinaggio. Domani, giovedì 31 luglio, tappa fino ad Ariccia. Poi venerdì l’arrivo a Roma e l’inizio della “tre giorni” con un milione di coetanei da tutto il mondo Continuiamo ad accompagnarli con simpatia e con le nostre preghiere. (grazie a Elisa Finocchio e Ilaria Fiorini per foto e video, che trovate anche sui social – Facebook e Instagram – della diocesi e della pastorale giovanile)

Giubileo dei giovani: pronta la “spedizione” dei nostri ragazzi

Si avvicina il Giubileo mondiale dei giovani, a Roma, e anche i ragazzi della diocesi di Anagni-Alatri sono pronti a viverlo, con una “marcia di avvicinamento” che vuole rappresentare un primo momento giubilare. Una trentina di giovani provenienti da varie parrocchie della diocesi, infatti, raggiungeranno Roma con un pellegrinaggio a piedi che prenderà le mosse martedì 29 luglio dalla Cattedrale di Anagni: luogo dall’alto valore non solo simbolico, trattandosi anche di una delle chiese giubilari della diocesi. LE TAPPE DEL PELLEGRINAGGIO La prima tappa vedrà i giovani – guidato da don Luca Fanfarillo, responsabile della pastorale giovanile diocesana -. raggiungere Segni nel tardo pomeriggio e qui troveranno accoglienza presso i francescani cappuccini. Il giorno dopo, il pellegrinaggio seguirà il tragitto fino a Velletri e qui ci saranno anche dei compagni di strada nel segno dell’amicizia, ovvero dei giovani della diocesi di Bergamo che faranno lo stesso percorso. Dopo una notte di riposo al Don Orione della città veliterna, il 31 luglio si camminerà fino ad Ariccia, anche in questo caso con altri pellegrini, provenienti dalla Polonia, fino all’accoglienza e al ristoro presso l’istituto Don Bosco e in attesa del grande giorno del 1° agosto, quando i nostri giovani arriveranno al Circo Massimo, assieme a quasi due milioni di coetanei da tutto il mondo. A conclusione del pellegrinaggio a piedi, nel tardo pomeriggio attraverseranno la Porta Santa di San Pietro. L’accoglienza sarà invece presso la parrocchia di Nostra Signora del Suffragio e Sant’Agostino di Canterbury, nella borgata di Torre Maura. Sabato 2 e domenica 3 agosto il culmine del Giubileo, con la veglia nella spianata di Tor Vergata e l’incontro con Leone XIV. (nelle foto, alcuni momenti della partecipazione interdiocesana alla Gmg di Lisbona 2023)