Tra il vescovo Santo e i giovani è subito feeling!

Il feeling tra l’arcivescovo Santo Marcianò e i giovani è nato subito, in maniera spontanea, naturale, con quel moto di simpatia connaturato nei ragazzi quando si sentono accolti e voluti bene, ma al contempo proprio degli adulti che non fanno del finto “giovanilismo”, fine a sé stesso, ma che le braccia le spalancano davvero, per accogliere, per incontrare, per dialogare. Così ha fatto il vescovo Santo nei primi incontri con i giovani – lui che con i ragazzi ha già avuto diverse esperienze pastorali, sia da vescovo in Calabria che con i giovani militari durante l’Ordinariato – e così hanno risposto i “nostri” ragazzi. Il primo abbraccio c’è stato il 21 settembre, giorno dell’ingresso ufficiale del vescovo Santo in diocesi, ad Anagni. E qui va riavvolto il nastro della cronaca: i giovani hanno atteso per un’ora sotto un sole settembrino che nulla aveva da invidiare a quello dell’ultimo ferragosto; pazienti sì, ma anche festosamente “indisciplinati” da un angolo all’altro di piazza Cavour per salutare gli amici che magari non vedevano da tempo o i vecchi compagni di scuola. E hanno colorato la piazza con le loro magliette: da quelle della Pastorale giovanile diocesana, una delle quali è stata donata anche a papa Leone durante il Giubileo dei giovani a Tor Vergata, a quelle dell’Azione Cattolica, da quelle degli “Amici di Madre Claudia” a quelle dell’Istituto scolastico Bonifacio VIII. E hanno avuto un concitato gran daffare anche per srotolare gli striscioni di benvenuto e sistemarli nei punti strategici, anche in alto, sotto il mega schermo della diretta tv di Tele Universo, perché tutti potessero vederli. Così i giovani hanno accolto l’arcivescovo Santo Marcianò, richiamando a gran voce, e anche con alcuni slogan tipici di Ac, l’attenzione del nuovo vescovo, che subito dopo il saluto alle autorità li ha raggiunti, a braccia aperte, salutandoli con gioia e scambiando due battute con don Luca Fanfarillo, responsabile della Pastorale giovanile diocesana, e alcuni degli educatori laici presenti. Ma la festa dei giovani non si è fermata qui, perché hanno voluto “scortare”, festanti e gioiosi, l’arcivescovo Marcianò anche verso il Municipio, fermandosi con lui per delle foto-ricordo sotto la scalinata, e poi ancora verso la Cattedrale. E nel corso dell’omelia, come già accaduto nella celebrazione eucaristica per l’ingresso nella diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino, monsignor Santo Marcianò ha rivolto un pensiero particolare proprio ai ragazzi, a quelli di oggi sicuramente, ma anche a questi che saranno gli adulti e la Chiesa di domani: «Voi, miei giovani, saprete stupirci, come avete fatto nel Giubileo, e sarete artefici del mondo che assieme sogniamo. La Chiesa propone un umanesimo integrale e solidale, all’altezza del disegno di amore di Dio . Un programma meraviglioso: vogliamo provare a svolgerlo assieme? È difficile – ha chiosato l’arcivescovo – ma la Parola di Dio ci offre un altro binomio: fedeli in cose di poco conto – fedeli in cose importanti. Basta iniziare dal poco, con umiltà verso Dio e i fratelli». Domenica 28 settembre, giorno dell’ingresso ad Alatri, le scene di entusiasmo si sono ripetute, con striscioni  e battimani ad accogliere il vescovo Santo, prima che questi salisse sulla mula. E il presule ancora una volta a salutarli da vicino, abbracciandone alcuni, chiedendo il nome ad altri. E l’apoteosi dell’entusiasmo è arrivata quando il vescovo, saluto sul palchetto per il benvenuto ufficiale da parte del Comune, ha perfettamente mimato il gesto del cuoricino con le mani, per dire che porta tutti indistintamente nel cuore, ma scegliendo proprio «il cuoricino come fanno i giovani», ha detto, perché i giovani li porta tutti nel cuore. E più di qualcuno, anche tra i grandi, si è davvero commosso. Ad Alatri c’è stata la piccola variante… meteorologica della pioggia, che ha poi accompagnato il corteo fino in Concattedrale; ma neppure questo ha scoraggiato i ragazzi della Pastorale giovanile e dell’Azione Cattolica, che hanno scortato il Vescovo e la mula fino a Civita, per poi assistere alla Messa, proprio dal retro dell’altare, con il vescovo che durante la celebrazione si è girato proprio verso di loro, al momento dello scambio del segno della pace, ad esempio. E poi, anche durante questa omelia, le parole del vescovo, come a disegnare un programma di cammino pastorale, insieme: «Giovani, interrogatevi su quello che il Signore vuole da voi, non abbiate paura di ascoltare la voce del Signore. Non abbiate paura! Giovani, la Chiesa ha bisogno di voi, il mondo ha bisogno di voi!». di Igor Traboni

«Abbiamo riscoperto l’essenziale»: don Luca traccia il bilancio della presenza dei nostri ragazzi al Giubileo dei giovani

Abbiamo ancora tutti negli occhi le immagini della spianata di Tor Vergata, pacificamente invasa da 1 milione di ragazzi. E nelle orecchie le risposte che Papa Leone ha dato alle domande di tre giovani; così come i canti e i cori dei ragazzi, anche al mattino presto, per niente intimoriti da una notte senza riposo e bagnata perfino dalla pioggia. E abbiamo “ascoltato” il grande silenzio che ha “riempito” il tempo dell’Adorazione eucaristica. Tutte emozioni e sensazioni che hanno vissuto anche i giovani della diocesi di Anagni-Alatri, che hanno compiuto un pellegrinaggio a piedi di 4 giorni, prima del fine settimana a Roma e a Tor Vergata, per attraversare la Porta Santa, incontrare il Papa e pregare con il successore di Pietro. Li abbiamo seguiti, nelle varie tappe di questo Giubileo dei giovani, con i media e i social della diocesi – con un grazie particolare a Elisa Finocchio e Ilaria Fiorini per l’invio dei contenuti – non in maniera forzata e tantomeno fintamente “giovanilistica”. Non ci interessava “acchiappare like” (anche se a dire il vero ne abbiamo… presi come non mai, così come i commenti e i messaggi arrivati da ogni parte d’Italia e perfino dall’estero) ma far sì che media e social diventino proprio «una straordinaria opportunità di dialogo, incontro e scambio tra le persone, oltre che di accesso all’informazione e alla conoscenza», come ha ricordato Papa Leone ai giovani, riprendendo le parole della “Christus vivit”. Dialogo, incontro e scambio che i nostri ragazzi ci danno l’opportunità di rivivere anche con video e foto pubblicati sui media (Facebook e Instagram) della pastorale giovanile Anagni-Alatri. Fatta questa lunga (forse troppo…) premessa, vediamo di tracciare un bilancio dell’esperienza, ma soprattutto di capire come può e deve riflettersi sulla vita della Chiesa locale, non solo a livello di giovani. E lo facciamo con don Luca Fanfarillo, responsabile della pastorale giovanile della diocesi di Anagni-Alatri, che insieme a questi ragazzi ha vissuto il Giubileo e prima ancora il pellegrinaggio a piedi partito da Anagni. Don Luca, quale bilancio puoi fare di questo Giubileo dei giovani e della “spedizione” diocesana? «E’ stata un’esperienza molto bella, a cominciare da quella del pellegrinaggio fino a Roma. Certo, non eravamo tantissimi, anche perché non tutti se la sono sentita di fare quattro giorni a piedi, ma poi a Roma si sono uniti altri giovani di varie parrocchie». Ecco, focalizzando il pellegrinaggio a piedi, come lo avete vissuto? «I ragazzi che hanno partecipato lo hanno vissuto in una maniera straordinaria, legando tantissimo tra di loro. Hanno fatto tutto quello che avevamo programmato, senza mai un mezzo lamento, neppure quando la fatica era tanta. Non hanno chiesto e tanto meno preteso nulla di particolare, di comodo, se non il rispetto del programma in tutte le celebrazioni, le veglie, i momenti di preghiera previsti. Anzi, anche al termine di giornate faticose, del camminare sotto il sole, erano loro a chiedere di fare comunque tutto quanto era in programma: ci tenevano a fare un’esperienza, un cammino di fede. E non solo un qualcosa, pur importante, di bello e da vivere nell’amicizia». Era proprio questo il senso della proposta del pellegrinaggio a piedi? «Sì, con l’equipe diocesana giovanile l’avevamo pensata proprio per riandare all’essenzialità della vita cristiana. E questo è passato anche attraverso il fatto di scegliere cosa portare, cosa mettere nello zaino per non appesantirlo e per non “appesantirci” con cose inutili, spesso futili: è stata una cosa straordinaria, in un mondo in cui, soprattutto ai giovani, oggi si chiede tutt’altro. I ragazzi questo lo hanno capito e lo hanno fatto, portando solo l’essenziale». E adesso, come far proseguire il Giubileo dei giovani anche nelle nostre comunità? «Credo sia necessario, e voglio ribadirlo, tornare all’essenziale, a quello che Papa Leone ci ha detto, ad esempio nelle risposte alle domande dei tre ragazzi, a quel grande momento di silenzio inginocchiati davanti al Santissimo: lì abbiamo ritrovato il centro di tutto! Ora dobbiamo seguire le parole del Papa: essere uniti a Cristo, ritrovare l’amicizia con Lui nella preghiera, nella partecipazione alla Messa, nelle opere di carità. Credo sia importante farlo anche a livello diocesano, magari lasciando perdere certe “esteriorità” per ricentrarci piuttosto su Gesù Cristo». Tu non eri alla prima esperienza del genere, considerando anche le varie Gmg, ma questo Giubileo in particolare cosa ti ha lasciato dentro? «Direi proprio il fatto di riscoprire cosa è centrale nella mia vita di sacerdote e in quello che sono chiamato a testimoniare. E poi l’entusiasmo, quello contagioso dei giovani di tutto il mondo e dei nostri ragazzi, così uniti, così pronti a dar valore alla fede e all’amicizia che mi hanno già chiesto di organizzare altre cose, ma sempre badando all’essenziale». di Igor Traboni

Prosegue il pellegrinaggio a piedi dei nostri ragazzi verso il Giubileo dei giovani

Al termine della seconda giornata del pellegrinaggio – mercoledì 30 luglio – a piedi verso Roma, i nostri ragazzi della pastorale giovanile diocesana di Anagni-Alatri sono arrivati a Velletri, accolti al Don Orione, per trascorrere la notte. Stanchi ma felici, anche quella di oggi è stata una tappa contrassegnata dal cammino tra le bellezze del Creato, come ad esempio la sosta al lago di Giulianello. Lungo il cammino, ovviamente anche spazio alla preghiera – con il momento centrale rappresentato poi dalla celebrazione eucaristica officiata da don Luca Fanfarillo, responsabile della pastorale giovanile diocesana e guida di questo pellegrinaggi. E tra una salita e una discesa, largo pure ad un repertorio musicale, compreso un “Volare” nel blu dipinto di blu (Domenico Modugno li…perdonerà!). Allegramente infaticabili anche suor Christine e suor Evelyne, delle Cistercensi della Carità di Anagni, che stanno partecipando al pellegrinaggio. Domani, giovedì 31 luglio, tappa fino ad Ariccia. Poi venerdì l’arrivo a Roma e l’inizio della “tre giorni” con un milione di coetanei da tutto il mondo Continuiamo ad accompagnarli con simpatia e con le nostre preghiere. (grazie a Elisa Finocchio e Ilaria Fiorini per foto e video, che trovate anche sui social – Facebook e Instagram – della diocesi e della pastorale giovanile)

Preghiera per giovani e benedizione dei maturandi

Un momento di preghiera per giovani e giovanissimi e la benedizione dei maturandi che si apprestano a vivere i prossimi esami scolastici: questo il contenuto dell’iniziativa organizzata per venerdì 13 giugno dalla Pastorale giovanile e vocazionale diocesana e che si terrà presso la chiesa della Santa Famiglia, ad Alatri, con inizio alle 21. Un momento speciale, cui prenderanno parte anche i ragazzi che poi parteciperanno al pellegrinaggio a piedi a Roma per il Giubileo dei giovani. Così gli organizzatori spiegano questa iniziativa: giugno, mese di grandi cambiamenti, conclusioni e nuovi inizi, ci invita a rispondere all’esortazione di papa Leone XIV “di non aspettare, ma di rispondere con entusiasmo al Signore che ci chiama a lavorare nella sua vigna. Non rimandare, rimboccati le maniche, perché il Signore è generoso e non sarai deluso! Lavorando nella sua vigna, troverai una risposta a quella domanda profonda che porti dentro di te: che senso ha la mia vita?”.