«Abbiamo riscoperto l’essenziale»: don Luca traccia il bilancio della presenza dei nostri ragazzi al Giubileo dei giovani

5 Agosto 2025

«Abbiamo riscoperto l’essenziale»: don Luca traccia il bilancio della presenza dei nostri ragazzi al Giubileo dei giovani

Abbiamo ancora tutti negli occhi le immagini della spianata di Tor Vergata, pacificamente invasa da 1 milione di ragazzi. E nelle orecchie le risposte che Papa Leone ha dato alle domande di tre giovani; così come i canti e i cori dei ragazzi, anche al mattino presto, per niente intimoriti da una notte senza riposo e bagnata perfino dalla pioggia. E abbiamo “ascoltato” il grande silenzio che ha “riempito” il tempo dell’Adorazione eucaristica. Tutte emozioni e sensazioni che hanno vissuto anche i giovani della diocesi di Anagni-Alatri, che hanno compiuto un pellegrinaggio a piedi di 4 giorni, prima del fine settimana a Roma e a Tor Vergata, per attraversare la Porta Santa, incontrare il Papa e pregare con il successore di Pietro.

Li abbiamo seguiti, nelle varie tappe di questo Giubileo dei giovani, con i media e i social della diocesi – con un grazie particolare a Elisa Finocchio e Ilaria Fiorini per l’invio dei contenuti – non in maniera forzata e tantomeno fintamente “giovanilistica”. Non ci interessava “acchiappare like” (anche se a dire il vero ne abbiamo… presi come non mai, così come i commenti e i messaggi arrivati da ogni parte d’Italia e perfino dall’estero) ma far sì che media e social diventino proprio «una straordinaria opportunità di dialogo, incontro e scambio tra le persone, oltre che di accesso all’informazione e alla conoscenza», come ha ricordato Papa Leone ai giovani, riprendendo le parole della “Christus vivit”. Dialogo, incontro e scambio che i nostri ragazzi ci danno l’opportunità di rivivere anche con video e foto pubblicati sui media (Facebook e Instagram) della pastorale giovanile Anagni-Alatri.

Fatta questa lunga (forse troppo…) premessa, vediamo di tracciare un bilancio dell’esperienza, ma soprattutto di capire come può e deve riflettersi sulla vita della Chiesa locale, non solo a livello di giovani. E lo facciamo con don Luca Fanfarillo, responsabile della pastorale giovanile della diocesi di Anagni-Alatri, che insieme a questi ragazzi ha vissuto il Giubileo e prima ancora il pellegrinaggio a piedi partito da Anagni.

Don Luca, quale bilancio puoi fare di questo Giubileo dei giovani e della “spedizione” diocesana?

«E’ stata un’esperienza molto bella, a cominciare da quella del pellegrinaggio fino a Roma. Certo, non eravamo tantissimi, anche perché non tutti se la sono sentita di fare quattro giorni a piedi, ma poi a Roma si sono uniti altri giovani di varie parrocchie».

Ecco, focalizzando il pellegrinaggio a piedi, come lo avete vissuto?

«I ragazzi che hanno partecipato lo hanno vissuto in una maniera straordinaria, legando tantissimo tra di loro. Hanno fatto tutto quello che avevamo programmato, senza mai un mezzo lamento, neppure quando la fatica era tanta. Non hanno chiesto e tanto meno preteso nulla di particolare, di comodo, se non il rispetto del programma in tutte le celebrazioni, le veglie, i momenti di preghiera previsti. Anzi, anche al termine di giornate faticose, del camminare sotto il sole, erano loro a chiedere di fare comunque tutto quanto era in programma: ci tenevano a fare un’esperienza, un cammino di fede. E non solo un qualcosa, pur importante, di bello e da vivere nell’amicizia».

Era proprio questo il senso della proposta del pellegrinaggio a piedi?

«Sì, con l’equipe diocesana giovanile l’avevamo pensata proprio per riandare all’essenzialità della vita cristiana. E questo è passato anche attraverso il fatto di scegliere cosa portare, cosa mettere nello zaino per non appesantirlo e per non “appesantirci” con cose inutili, spesso futili: è stata una cosa straordinaria, in un mondo in cui, soprattutto ai giovani, oggi si chiede tutt’altro. I ragazzi questo lo hanno capito e lo hanno fatto, portando solo l’essenziale».

E adesso, come far proseguire il Giubileo dei giovani anche nelle nostre comunità?

«Credo sia necessario, e voglio ribadirlo, tornare all’essenziale, a quello che Papa Leone ci ha detto, ad esempio nelle risposte alle domande dei tre ragazzi, a quel grande momento di silenzio inginocchiati davanti al Santissimo: lì abbiamo ritrovato il centro di tutto! Ora dobbiamo seguire le parole del Papa: essere uniti a Cristo, ritrovare l’amicizia con Lui nella preghiera, nella partecipazione alla Messa, nelle opere di carità. Credo sia importante farlo anche a livello diocesano, magari lasciando perdere certe “esteriorità” per ricentrarci piuttosto su Gesù Cristo».

Tu non eri alla prima esperienza del genere, considerando anche le varie Gmg, ma questo Giubileo in particolare cosa ti ha lasciato dentro?

«Direi proprio il fatto di riscoprire cosa è centrale nella mia vita di sacerdote e in quello che sono chiamato a testimoniare. E poi l’entusiasmo, quello contagioso dei giovani di tutto il mondo e dei nostri ragazzi, così uniti, così pronti a dar valore alla fede e all’amicizia che mi hanno già chiesto di organizzare altre cose, ma sempre badando all’essenziale».

di Igor Traboni

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