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L’omelia del vescovo per San Sisto: «Mai indifferenti al dolore e alla morte!»

12 Aprile 2023

L’omelia del vescovo per San Sisto: «Mai indifferenti al dolore e alla morte!»

Cari fratelli e sorelle, “è bello e dà gioia che i fratelli siano insieme”, recita il Salmo. Sì, in un mondo diviso e violento, è bello che i Santi ci riconducano a quell’unità e a quella fraternità così preziosa e spesso assente. Oggi il nostro patrono, Papa e martire, esprime in sé stesso questa caratteristica quando la Chiesa era ancora unita: essere insieme, un unico corpo, un cuor solo e un’anima sola. È un sogno illusorio? Una visione irrealizzabile? San Sisto non sarebbe d’accordo, lui che cercò di mantenere l’unità della Chiesa d’occidente e di Oriente senza sminuirne le diversità. Eppure, noi viviamo in un mondo dove le divisioni e la violenza sono accettate come se fosse normale, come se fosse la vita, come se le guerre fossero una parte ineliminabile della storia, come se per vivere e affermarsi si debba ricorrere alla violenza e imporsi sugli altri. Un giovane, Thomas, è stato ucciso in queste strade. Mi chiedo: saremo capaci di ribellarci a un vivere in cui alla fine tutto passa e si dimentica, oppure questa morte violenta pone una domanda personale e collettiva di cambiamento di noi stessi, come molti hanno cercato di fare in queste settimane? Non accettiamo mai di essere indifferenti al dolore e alla morte!

Il corpo di San Sisto fu portato ad Alatri, anzi si fermò ad Alatri perché la mula si era rifiutata di continuare la strada verso Alife, e le preghiere rivolte a lui permisero alla pestilenza di finire. I santi, cari fratelli e sorelle, sono testimoni di un sogno che si realizza, il sogno di un Vangelo che si fa vita, cura degli altri, unità, fraternita, pace, vittoria sul nostro io, sulla violenza e sul male che affligge il mondo. Siamo qui per rendere onore alla sua testimonianza, ma soprattutto per impegnarci a seguirlo nell’ascolto della Parola di Dio e non di noi stessi, nell’impegno a prendersi cura degli altri, soprattutto dei sofferenti e dei poveri. Conosco la solidarietà di questa città, che si esprime non solo nelle opere di carità della Chiesa che qui vive, ma anche in tante donne e uomini che si prendono cura di chi ha bisogno. Fate di questo spirito il cuore della vostra vita e il sogno per un mondo pacifico, in cui ognuno inizi a prendersi cura degli altri, la medicina migliore per il nostro animo.

Gesù si accompagna a noi, Conosce le nostre incertezze, le delusioni, l’abitudine al pessimismo e il cedimento alla paura che fa chiudere in sé stessi. Abbiamo ascoltato di quei due discepoli, che scendevano da Gerusalemme a Emmaus, con il cuore pieno di delusione. Che fine aveva fatto quel loro amico, Gesù, in cui avevano posto la loro speranza, il sogno di un mondo nuovo? Un viandante si avvicinò loro e li interrogò. I due espressero la loro delusione e le loro attese. Quel viandante era Gesù, ma non lo riconobbero. Ma lui con pazienza spiegò loro quello che non avevano capito partendo dalla Parola di Dio, la Bibbia. Quanto è preziosa questa Parola! Fu per l’apostolo Pietro quella forza che gli permise di prendersi cura di quell’uomo storpio dalla nascita che chiedeva l’elemosina alla porta del tempio: “Non possiedo né oro né argento, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, alzati e cammina!” Quanta forza potremmo avere anche se noi ci affidassimo alla Parola di Gesù che può cambiare la vita. Chiediamoci: chi di noi conosce la Bibbia, la legge, la medita? In essa è nascosto il segreto della sapienza di Dio, il sogno di Dio sul mondo, di una umanità di fratelli e sorelle, quella che Gesù vuole realizzare anche con noi. Mi immagino che Gesù cammini anche con noi, quando ci incammineremo per le strade di questa città, e, attraverso il nostro patrono, ci voglia parlare, voglia che noi poniamo davanti a lui le nostre fatiche, la nostra fragilità, le nostre delusioni, le nostre speranze e attese. La sua parola ci smuove il cuore, fa nascere il desiderio di rimanere con lui, di continuare ad ascoltarlo. Così si siede con noi, come con quei due. Spezza il pane e lo dà loro. È l’Eucarestia, la santa Messa. Allora noi lo riconosciamo e diciamo: “Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli camminava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?”  Non arde anche a noi il cuore quando siamo qui, ascoltiamo il Signore che ci parla, ci spiega, ci dà il pane dell’Eucarestia che nutre il nostro animo, allarga il nostro cuore forse ancora un po’ stretto e chiuso, e così possiamo non scappare più, non andarcene per fatti nostri, ma tornare a incontralo ogni domenica, per farci aiutare, perché la sua Parola sia luce in questo tempo difficile, perché ci faccia immaginare e sognare un mondo rinnovato dalla sua presenta amorevole, lui che ha portato la croce addossandosi il dolore nostro e del mondo, e per questo ha vinto la morte? Allora, cari fratelli sorelle, camminiamo con lui assieme a San Sisto, che lo ha ascoltato prima di noi e con la forza della sua Parola ha guidato la Chiesa.  Così lo invochiamo e confidiamo nella sua intercessione. Amen

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