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L’omelia del vescovo Ambrogio per la Giornata della vita consacrata

10 Febbraio 2024

L’omelia del vescovo Ambrogio per la Giornata della vita consacrata

Questo è il testo dell’omelia pronunciata dal vescovo Ambrogio Spreafico nella Messa per la Giornata della vita consacrata, celebrata a livello interdiocesano il 2 febbraio 2024 nella chiesa della Madonna del Carmine a Tecchiena. 

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Cari fratelli e sorelle

celebriamo con gioia la festa della Presentazione al tempio di Gesù secondo la Torà, l’insegnamento di Dio al suo popolo Israele. Maria e Giuseppe non si sottraggono a questa prescrizione, ma al tempio incontrano due custodi di quella Parola di Dio, antica ma sempre attuale, sempre capace di parlare con un antico alfabeto un nuovo linguaggio. Simeone e Anna. Quei due anziani avevano custodito nel cuore quella Parola attraverso la preghiera e la frequentazione di quel luogo sacro. Erano persone di speranza, perché custodi di quella parola antica “lampada per i nostri passi, luce sul nostro cammino”, come recita il Salmo (119,105).

Cari fratelli e sorelle, cari consacrati e consacrate, voi avete risposto alla chiamata di Dio in modo del tutto particolare. Di questo ringraziamo il Signore, come lo ringraziamo per la vostra testimonianza e i vostri carismi radicati in questa terra. Lo facciamo anche con le monache dei nostri monasteri di clausura, che non sono qui in presenza, ma si uniscono alla nostra celebrazione e alla nostra preghiera, e che salutiamo con affetto. Mi chiedo: come Simeone e Anna, siete anche voi ascoltatori e custodi della Parola antica di Dio nella vostra vita? E ancora: sapete rinnovare la vostra vita e le vostre opere alla luce di quella Parola che continua a parlarvi oggi, in questo tempo così complesso e nuovo rispetto magari alla storia dei vostri carismi? Oppure siete ancorati alle vostre tradizioni senza interrogarvi sul senso che esse hanno nel tempo in cui siamo? Oppure siete dominati dal mantenimento delle vostre strutture senza la fretta di condividerne le fatiche e le sofferenze perché siano luoghi in cui parla il Signore attraverso la vostra presenza?

A volte ci prende il pessimismo, l’idea di un tramonto di cose antiche e ci lasciamo andare alla tristezza e a un senso di declino. Eppure, il Signore continua a parlarci, come fece con Simeone e Anna, i quali ascoltando seppero riconoscere nel Signore l’atteso delle genti. E noi? Come possiamo essere portatori della luce di Dio per il mondo, per i giovani o gli anziani affidati alle nostre cure? Chi parlerà di Lui se non saremo profeti della sua Parola e testimoni del suo amore con generosità e passione? Come costruiremo comunità che sanno essere luoghi di umanità, solidarietà, pace in un mondo violento e di tanti che si isolano e combattono?

“Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui”. Care sorelle e cari fratelli, sappiamo ancora stupirci davanti alla Parola di Dio che ci parla di quanti aspettano la salvezza? Nelle nostre comunità ci sono spesso molti anziani, custoditeli. Come Simeone e Anna sono custodi di una storia e di uno spirito. Siano con noi donne e uomini di speranza, luce di Dio nelle tenebre del male, forza di amore e di pace. Cari amici, le luci con cui abbiamo accompagnato Gesù nella sua casa con Maria e Giuseppe, siano sempre con noi, siano guida per la nostra vita e luce per tutti coloro che noi incontriamo. Il mondo, a cominciare dai poveri, dai soli, dagli anziani, dai deboli, ha bisogno della luce di Dio. Non nascondiamola sotto il moggio, non nascondiamola a nessuno, mai, anche a chi è lontano dal Signore e dalla Chiesa. Tutti la aspettano. Tutti ne hanno bisogno.

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