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“Le guarigioni nella Bibbia”: presentazione del libro del vescovo Spreafico

28 Maggio 2024

“Le guarigioni nella Bibbia”: presentazione del libro del vescovo Spreafico

Ognuno di noi, più o meno direttamente, ha fatto esperienza della malattia, finendo con il porsi delle domande: perché la malattia, il dolore, la sofferenza? E le nostre risposte spesso non bastano o comunque sono insufficienti o lacunose; a meno che su tutto non si posi uno sguardo altro e alto, che è quello della Bibbia, scrigno inesauribile anche rispetto e davanti a temi come questi. E ad offrire la giusta inclinazione per questo sguardo arriva il libro Le guarigioni nella Bibbia. Da Giobbe a Gesù”, scritto dal vescovo Ambrogio Spreafico assieme a Maria Cristina Marazzi e Francesco Tedeschi. Biblista e docente di Sacra Scrittura monsignor Spreafico; medico e docente universitario la Marazzi; mentre Tedeschi è sacerdote e docente di Liturgia e Teologia Sacramentaria , accomunati dall’impegno nella Comunità di Sant’Egidio verso i più deboli. Il libro è stato pubblicato dalla Morcelliana nella collana “Cieli aperti” (nella nuova serie anche volumi di Andrea Riccardi e Mario Marazziti) della Comunità di Sant’Egidio. Un libro che in diocesi di Anagni- Alatri verrà presentato giovedì 30 maggio, al Centro pastorale di Fiuggi alle 18.30, con gli interventi di Loredana Piazzai (pediatra, Comunità di Sant’Egidio), don Paolo Cristiano (docente di Teologia biblica al Leoniano di Anagni), Vito Grazioli (medico, fondatore di Ancda) e alla presenza del vescovo Spreafico.

«Le pagine di questo libro – scrive Marco Impagliazzo nella prefazione – aiutano l’uomo e la donna contemporanei, abitatori di un oggi liquido e a volte superficiale, a leggere in maniera più fruttuosa “i segni” del tempo, anche quelli amari e indesiderati del dolore (…) Emerge l’invito a non scoraggiarsi, a lasciarsi contagiare dalla speranza, a cercare “nel contatto con Gesù una buona notizia per la propria vita”». Come a rispondere ad un sos che spesso non osiamo neppure lanciare – quasi provassimo una sorta di pudore a confrontarci con la malattia – questo libro, conclude Impagliazzo, «ci aiuterà a non fare come il levita e il sacerdote, ma ad essere “samaritani”, e cioè più umani».

Queste pagine fanno così comprendere come rispetto alla malattia, e per tornare al termine di paragone iniziale, ci sono anche sguardi inusitati e valori spesso dimenticati. Come quello dell’amicizia, che gli Autori presentano da par loro nel capitolo sul paralitico di Cafarnao e nel gesto che oggi definiremmo “eroico” dei quattro amici che issano il ploro amico sopra la casa, scoperchiano il tetto e lo calano davanti a Gesù, facendosi carico della vita dell’uomo paralizzato fino a diventarne le sue gambe e le sue braccia. E, tornando invece ai grandi interrogativi che ci poniamo rispetto alla sofferenza, uno dei più frequenti è il “perché Dio manda le malattie?”. E qui gli Autori rispondono in un altro capitolo del volume, così denso di riflessioni che non si può certo sintetizzare nelle poche righe di una recensione, non a caso intitolato “Dio non manda le malattie”, attraverso l’episodio ben noto del cieco nato e il suo autentico e niente affatto recondito significato: dopo aver riacquistato la vista, quel cieco deve comunque imparare a guardare perché tutta la sua vita – esattamente come la nostra – torni ad essere luminosa. Oltremodo preziose queste pagine perché pongono il lettore anche davanti ad episodi e figure bibliche che sovente diamo per scontate, probabilmente senza conoscerle a fondo. E’ il caso dell’emorroissa, che gli Autori offrono come paradigma delle pagine in cui affrontano un altro tema delicato e pure questo un po’ rimosso da certa narrazione contemporanea: la vergogna di non esser sani. Anche qui l’indicazione è netta: «C’è uno “sfogo” silenzioso del dolore dei malati che bisogna imparare a comprendere e ad ascoltare. Ed è a volte il segno di una fede nascosta che non si riesce ad esprimere con parole e preghiere». Quella donna si aggrapperà dunque al lembo del mantello di Gesù: «La sua non è una fede particolare, ma è la fede di una donna che non ha perso la speranza di guarire».

di Igor Traboni

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