I giovani raccontano il Cammino di Santiago: così l’abbiamo vissuto passo dopo passo…

19 Agosto 2026

I giovani raccontano il Cammino di Santiago: così l’abbiamo vissuto passo dopo passo…

Ci sono percorsi in cui i passi non servono soltanto a misurare la distanza geografica, ma a scandire la profonda trasformazione interiore di chi li compie. Il Cammino Inglese, storica rotta marina e terrestre battuta dai pellegrini del Nord Europa sbarcati nei porti galiziani, possiede questa peculiare caratteristica: non regala la vastità infinita e orizzontale delle campagne iberiche, ma immerge fin da subito in un’atmosfera densa, quasi sospesa. È un itinerario fatto di boschi secolari di eucalipto e scorci sporadici sull’Oceano Atlantico. Iniziato a Ferrol, questo viaggio non si è fermato al traguardo canonico di Santiago de Compostela, ma si è allungato di altri novanta chilometri, spingendosi fino alla scogliera di Finisterre, dove gli antichi credevano che la terra finisse e iniziasse l’ignoto.

​Davanti alla pietra miliare che segna l’inizio del tragitto, non c’era ancora complicità, ma solo la naturale timidezza che precede le grandi imprese e la consapevolezza condivisa di una sfida fisica e spirituale imminente.​ Il Cammino, tuttavia, possiede un proprio codice invisibile: dopo le prime impegnative salite, i ritmi individuali hanno iniziato gradualmente ad armonizzarsi e le barriere iniziali si sono sciolte davanti alla fatica comune.

​I primi tre giorni sul Cammino Inglese richiedono un discreto impegno e un grande spirito d’adattamento. In questo tratto, caratterizzato da lunghi e idilliaci passaggi nei boschi e vecchie strade di campagna, la fatica condivisa ha solidificato definitivamente l’unione del gruppo. Le soste serali nelle locande tradizionali per degustare i piatti locali, dalla famosa tortilla al polpo alla galiziana, sono diventate un rito fondamentale non solo per recuperare forze ed energie fisiche, ma per confrontarsi sui chilometri percorsi e condividere i pensieri accumulati durante le ore di cammino.

Varcare la soglia di Santiago de Compostela ha portato con sé una prima, intensa ondata di sollievo ed emozione. Vista inizialmente da lontano e poi raggiunta a piedi attraversando l’intricato centro storico, la Cattedrale ci ha accolti sotto le sue imponenti torri barocche. Lì, nell’ufficio del pellegrino, la consegna della Compostela ha ufficializzato il compimento del primo grande obiettivo, ma il viaggio chiedeva un ultimo sforzo.

​La seconda parte del viaggio, da Santiago verso Finisterre, ha trasformato la spedizione in un’esperienza ancora più essenziale, quasi selvaggia. Attraversando i ponti medievali, sotto i quali le acque di fiumi scorrono veloci e invitano a pause rigeneranti, e le campagne isolate della Galizia occidentale, ci siamo lasciati alle spalle la grande massa di pellegrini per ritrovare un contatto diretto con la natura e con il silenzio. Il paesaggio si è fatto gradualmente più aspro e sferzato dalla brezza marina, preannunciando chilometro dopo chilometro la vicinanza dell’immenso specchio d’acqua.

​Al chilometro zero, sul promontorio roccioso del faro di Finisterre, il percorso ha trovato il suo epilogo naturale proprio dove le rocce scoscese incontrano le onde dell’Atlantico e il sole tramonta inghiottito dall’acqua in un’esplosione di sfumature. L’antica tradizione di guardare il tramonto nel punto che per secoli è stato considerato il confine occidentale dell’Europa ha chiuso un cerchio perfetto. Toccare l’estremità della Terra conosciuta dagli antichi ha impresso nei nostri cuori ciò che ogni camminatore scopre lungo il tragitto: il traguardo finale non è mai una città di pietra o un documento firmato, ma la profonda consapevolezza maturata passo dopo passo lungo la strada.

di Agnese Ricci

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