«E quando furono saziati, disse ai discepoli: Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». È attraverso queste parole del Vangelo di Giovanni, ricordate da don Marcello Coretti, che domenica 23 agosto 2026, presso la chiesa Santa Maria Assunta di Torre Cajetani, si è svolta la presentazione del libro di Gabriele Paris “Storia, documenti e amministrazione della Comunità di Torre dal 1599 al 1897”,. Parole che riecheggiano quello che è stato il lavoro degli ultimi due anni dell’autore: raccogliere, pezzo dopo pezzo, traduzione dopo traduzione, biblioteca dopo biblioteca, archivio dopo archivio, le visite pastorali che si sono succedute nel paese di Torre Cajetani, dal 1599 al 1897, affinché nulla andasse perduto, appunto. Un lavoro certosino, riconosciuto da Biagio Cacciola, presente all’evento, ed emblematicamente rappresentato dall’immagine data da Don Marcello di “topo da biblioteca”: il topo torrigiano, in un passaggio simbolico e meraviglioso che segna il testimone da quella che fu (ed è) l’ “Ape Torrigiana” ( nella figura ricordata e sempre viva del maestro Giulio Cesare Gerlini al quale tanto deve la memoria storica del paese) a quella che è l’opera incessante di Gabriele Paris di riscoperta delle radici culturali e storiche di Torre.
Ed eccoci, allora, alle visite pastorali, la cui istituzione è stata ricordata dall’intervento iniziale di don Rosario Vitagliano, il quale, con grande precisione, ha evidenziato come, a partire dal Concilio di Trento ( 1545-1563), esse abbiano ricoperto una duplice funzione: da una parte, infatti, si erano rese necessarie per capire la situazione religiosa, spirituale e morale delle parrocchie, con l’obiettivo samaritano di curare le anime dei fedeli; dall’altra offrivano la possibilità di avere una conoscenza terrena, materiale e culturale delle comunità del luogo.
A ben pensare, l’autore ha ritenuto, dunque, che i verbali redatti alla fine di suddette visite siano un’inesauribile fonte storica delle varie epoche che si sono succedute nel territorio del paesino ciociaro; ed è per questo, riprendendo le parole iniziali del vangelo di Giovanni, li ha raccolti in “canestri”, ovvero nei vari capitoli del libro, a sottolineare, come segnalato da Cacciola, che la storia è sempre la stessa: passano i secoli, ma le anime mostrano sempre le stesse debolezze, gli stessi bisogni e le stesse virtù. Il volume allora ci conferma che la sfera culturale di un luogo, che sia esso un paese o una parrocchia, non possa essere distaccata da quella religiosa, e conoscere quest’ultima amplifica il sentirsi appartenenti ad una comunità concreta e reale e non fittizia e parziale. E il Vangelo della mattina ce lo dimostra chiaramente: in un momento di intimità con i propri discepoli, Gesù prima chiede loro “La gente, chi dice che sia il figlio dell’uomo?”, poi, guardandoli dritti negli occhi chiede “Ma voi, chi dite che io sia?”, quasi a ricordarci che non serve il sentito dire, il conoscere superficialmente la nostra storia, ma serve la relazione vera, serve sporcarsi le mani e metterci il cuore. Quel cuore che Gabriele Paris sta mettendo nel suo lavoro di ricerca da anni e che, grazie anche a questo volume, sta donando a tutti noi.


Gabriele Paris con don Marcello Coretti (a destra) e don Rosario Vitagliano. In basso, un momento della presentazione del libro
