Come ogni anno, con il volgere dell’autunno, il Santuario della Santissima Trinità di Vallepietra vive il momento intenso della sua chiusura stagionale.
Nel silenzio avvolgente e maestoso della montagna, fin dal mattino presto è risuonata forte l’eco della fede; i tanti pellegrini giunti per il tradizionale e sentito “saluto delle Compagnie” alla Santissima Trinità, si sono uniti alla comunità di Vallepietra e con forza hanno riempito la valle con il loro canto di gioia, lode e gratitudine: “Viva viva sempre viva…”.
Un momento denso di emozione, in cui l’imponente rupe del Monte Autore sembra raccogliere le ultime preghiere dell’anno, prima del grande silenzio invernale con la speranza del ritorno alla riapertura primaverile. A coronamento di questo importante momento di fede, la celebrazione eucaristica di domenica 25 O+ottobre, presieduta da Mons. Santo Marcianò, Arcivescovo delle Diocesi di Anagni-Alatri e Frosinone-Veroli-Ferentino, rimasto profondamente commosso nel vedere tante persone, uomini, donne e bambini, giungere in pellegrinaggio.
Ad accogliere l’Arcivescovo, il rettore del Santuario Mons. Alberto Ponzi che ha ringraziato il presule per la «proficua missione che svolge nelle due Diocesi con generosità, lucidità e tenerezza». Nel ringraziamento, il ricordo grato per un anno vissuto con fede, comunione e fraternità, segnato dal dono inaspettato della visita di Papa Leone XIV lo scorso 22 luglio. Un grazie particolare è stato rivolto ai Capi Compagnia che, ogni anno, si impegnano nell’organizzare i pellegrinaggi e nel tenere viva una tradizione secolare. Anche Mons. Marcianò ha espresso un ringraziamento sincero e doveroso a don Alberto per il suo instancabile impegno e per la sua testimonianza quotidiana, estendendo il grazie al Sindaco di Vallepietra, al Presidente del Parco, alle autorità civili e militari, ai sacerdoti, ai confessori, alle suore, a coloro che ogni giorno lavorano al Santuario e a tutti i volontari che rendono possibile l’accoglienza dei pellegrini.
Nel corso della sua omelia, l’Arcivescovo, partendo dalla Parola di Dio, in particolare dal Vangelo sui due grandi comandamenti che devono orientare la nostra vita, “Amare Dio ed il Prossimo”, ha proposto una profonda riflessione sul Mistero della Trinità, sul valore del pellegrinaggio e sul significato di questa chiusura. Prendendo spunto dalle parole di Sant’Agostino: «l’Amore è la chiave per comprendere la Trinità, perché la Trinità non è tanto da vedere con gli occhi ma da accogliere e da vivere», Marcianò ha offerto alla comunità e ai fedeli una profonda chiave di lettura spirituale. Il pellegrinaggio non è solo mosso dalla fede, ma è un cammino che aiuta a crescere in essa, fino a diventarne testimoni; questo significa imparare ad amare e diventare custodi della Trinità stessa. Riprendendo l’insegnamento agostiniano, l’Arcivescovo ha ricordato che, proprio attraverso la carità e l’amore concreto verso il prossimo, diventiamo capaci di accogliere, amare e vivere il mistero trinitario.
Anche le imponenti pareti di roccia che racchiudono il Santuario, come un grembo materno che genera vita, rivolgono ai fedeli un invito forte a generare amore, ad amare i fratelli e a costruire una comunità che, mossa da una gioia grande, trova la sua vera sorgente nella fede.
La chiusura delle porte del Santuario rappresenta soltanto una pausa temporanea legata alle rigide temperature della montagna ma la Trinità non ci lascia soli: continua a rimanere con noi se viviamo la carità e l’amore verso il prossimo, facendoci portatori della Sua presenza, nella vita di tutti i giorni.
di Catia Castagnacci



