Omelia di Marcianò alla Messa con i Vescovi amici del Movimento dei Focolari

6 Settembre 2026

Omelia di Marcianò alla Messa con i Vescovi amici del Movimento dei Focolari


Cattedrale di Anagni, sabato 5 settembre 2026

Carissimi Confratelli,

vi accolgo con gioia in questa Cattedrale, grato che ne abbiate voluto fare una meta di pellegrinaggio in questo incontro che vi vede assieme, nella condivisione fraterna del carisma che custodite e coltivate più da vicino, come vescovi vicini al Movimento dei Focolari.
E la Liturgia della Parola, oggi, ci aiuta a riscoprire quel “Gesù in mezzo” che era l’ideale sperimentato e vissuto, fin dall’inizio, dal Chiara Lubich e dalle sue compagne e che oggi unisce voi, unisce noi.
Gesù è “in mezzo” nel suo essere «Signore del sabato», dice Egli stesso nel Vangelo (Lc 6,1-5); Egli è «Signore della storia», diceva Paolo VI; si erge nel mezzo della storia, nel mezzo della vita e delle vicende di ogni uomo, delle nostre stesse scelte pastorali. Ci chiede di leggere la storia superando il livello puramente umano, innestandoci in questa sua centralità che irradia di luce vera l’esistenza e illumina concretamente le vie da seguire.
Ed è significativo che questa centralità sia stata la prima direttiva offerta un anno fa da Papa Leone quando, appena eletto, incontrava i vescovi italiani, indicando l’importanza della «collegialità» e declinando «alcune attenzioni pastorali»; anzitutto, «uno slancio rinnovato nell’annuncio e nella trasmissione della fede. Si tratta – dice appunto il Papa – di porre Gesù Cristo al centro e, sulla strada indicata da  Evangelii gaudium , aiutare le persone a vivere una relazione personale con Lui, per scoprire la gioia del Vangelo. In un tempo di grande frammentarietà è necessario tornare alle fondamenta della nostra fede, al kerygma. Questo è il primo grande impegno che motiva tutti gli altri: portare Cristo “nelle vene” dell’umanità, rinnovando e condividendo la missione apostolica: “Ciò che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi” (1Gv 1,3). E si tratta di discernere i modi in cui far giungere a tutti la Buona Notizia, con azioni pastorali capaci di intercettare chi è più lontano e con strumenti idonei al rinnovamento della catechesi e dei linguaggi dell’annuncio».
Siamo oggi in un luogo significativo. Una Cattedrale che ha una storia splendida e offre scorci di straordinaria bellezza. Un luogo che, nella sua arte e nella sua storia, è espressione della centralità di Gesù ed è, al contempo, un linguaggio di annuncio, è una catechesi in se stessa. Come interpretare diversamente gli affreschi della Cripta, sunto della Storia della Salvezza?
Ma Anagni, per il Movimento dei Focolari, è ed ha una storia particolare. Siamo nel secondo dopoguerra quando, attraverso l’incontro tra una delle prime compagne di Chiara Lubich e una donna di Roccasecca, il Movimento arriva in Ciociaria e si diffonde poi ad Anagni, in particolare grazie all’opera di don Francesco Cardinali, un sacerdote che, nel suo “testamento”, lo definirà «la mia seconda famiglia» e parlerà di «Chiara, mia seconda mamma», ringraziandola per avergli «dato fiducia» e affidato tanti suoi «figli spirituali»… egli coinvolge altri sacerdoti, tra i quali don Luigi Sementillio; che porterà il Movimento a Frosinone e, negli anni 60, farà conoscere Chiara a Mons. Giuseppe Marafini, vescovo di Veroli e Frosinone, favorendo un’amicizia spirituale che darà grandi frutti.
Oggi, guardando a questi eventi, ci immergiamo in un tempo di grande fecondità per la Chiesa italiana, espressa, peraltro, in contesti sociali segnati da complessità. Il “crollo” provocato dai due grandi conflitti mondiali del ventesimo secolo da una parte, la ripresa economica con le sue illusioni dall’altra, il profilarsi di quel rivoluzionario 68 che avrebbe messo in crisi molte certezze e aperto la strada a una ben più ampia rivoluzione antropologica, le cui conseguenze ancora oggi ci stanno dinanzi…
Le ragazze, i giovani, le famiglie di questa zona scoprivano allora l’ideale evangelico, come roccia a cui aggrapparsi e come tesoro da portare al mondo, rivivendo l’esperienza di Chiara e delle sue compagne, che avevano imparato a leggere il Vangelo tra i bombardamenti. Scoprivano quel “Dio Amore” che è risposta alle crisi e alle domande dell’uomo di tutti i tempi.
«Tutto vince l’Amore!», ricordava Chiara in una lettera del novembre 1948 alle «carissime sorelle di Anagni», esortandole ad attuare «perfettamente la Divina volontà», nella certezza che «Dio ci butterà in tutti i campi dell’umana società, come tizzoni di fuoco che incendieranno ogni ambiente». Quanto sembrano attuali queste parole! Quanto bisogno abbiamo anche oggi di «incendiare» i campi dell’umana società, dell’umano in senso ampio!
Questa Diocesi di Anagni ha dato i natali a Papa Leone XIII, al quale si deve l’intuizione profetica di quella Dottrina Sociale della Chiesa che, provvidenzialmente, Leone XIV ha voluto riproporre con forza al nostro tempo, fin dalla scelta del suo nome e svelandone il principio portante nella prima Enciclica: la Magnifica Humanitas: l’«umano», appunto. E «questa magnifica umanità in Gesù Cristo diventa la Via, la Verità e la Vita, aprendo per ciascuno di noi la strada per crescere verso la pienezza».
Ancora una volta Cristo al centro: fondati in Lui, spiega il Papa, «possiamo contribuire con impegno a tutte quelle iniziative che costruiscono un mondo più giusto, e possiamo chiamare altri a collaborare con noi nella promozione dello sviluppo integrale di ogni essere umano… in dialogo con tutti gli uomini e le donne del nostro tempo».
Il cristocentrismo diventa spiritualità del dialogo, della pace, della comunione, dell’unità, spesso ribadita da Papa Leone, che impregna di carità i vari campi dell’umano. Penso, solo come esempio, all’“economia di comunione”, così cara ai Focolarini, rileggendola eucaristicamente alla luce delle
parole di Gesù: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame?
Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, ebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?». Sì, la comunione, l’amore. Perché “Gesù al centro” è il “Dio Amore”! E questa è la risposta della Chiesa, in ogni tempo e ai mali di ogni tempo.
Una risposta che si incarna in anime sante come, nel nostro tempo, in Chiara Lubich o Madre
Teresa,
della quale oggi ricorre la memoria. Anime che costruiscono un mondo nuovo senza mezzi e trionfi umani, ma rivivendo l’esperienza di Paolo (1 Cor 4,6b-15: essere «stolti a causa di Cristo… deboli… disprezzati» e rispondere sempre con l’amore: «Insultati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; calunniati, confortiamo…»; così, generare per amore: «Potreste infatti avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri: sono io che vi ho generato in Cristo Gesù mediante il Vangelo». Ecco il senso della fecondità, della nostra paternità episcopale!
Carissimi confratelli, l’amore dona senso a tutto, dona senso al tempo. Nelle spighe raccolte dai discepoli di Gesù c’è il kairòs, c’è quel cogliere il seme maturo che non permette attese; ma c’è pure la capacità di accorgersi del campo di grano al primo cenno del suo biondeggiare. È il ministero episcopale. Da una parte guardare dall’alto, custodire con lo sguardo per saper vedere in tempo le spighe mature e coglierle con impegno e fatica; è il ministero di governo e guida, di insegnamento, di santificazione. Dall’altra, intravedere la promessa del raccolto anche nei momenti della crisi, dell’aridità, della difficoltà, nei luoghi in cui altri vedono deserto. È la dimensione della speranza ed è la realtà forte della preghiera, della contemplazione, del silenzio fecondo in cui opera Dio: opera nella storia perché opera nel nostro cuore; è Signore della storia perché è Signore del nostro cuore; è al centro della storia perché è al centro del nostro cuore.
Che Gesù sia “al centro” così, cari confratelli. E così sia!

Santo Marcianò

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