Omelia alla S. Messa per la Professione Solenne delle monache Clarisse, Anagni, Cattedrale– 1/10/2026
Cari fratelli e sorelle, carissime Monache Clarisse,
è una grande gioia per me, vescovo e padre, unirmi, assieme a tutta la Diocesi, al rendimento di grazie e alla festa della vostra comunità, che celebra la Professione Solenne di Suor Maria Chiara Noemi, Suor Maria Chiara Cecilia, Suor Maria Chiara Beatrice. Un dono immenso per il vostro Monastero, per la famiglia delle Clarisse, per tutti noi: grazie, Signore, per questo Tuo regalo!
La Parola di Dio tesse una vera e propria Liturgia nuziale: possiamo leggervi un colloquio confidenziale, intimo, tra Dio e l’anima, tra lo Sposo e la sposa; un dialogo “Io – tu”. Cristo, potremmo dire, “da del tu” a ciascuna di voi, ed è bellissimo. Lui è l’“Io”, Lui prende l’iniziativa; ma Lui suscita e attende la vostra, la tua risposta di oggi.
«Io la sedurrò», dice Dio nella prima Lettura (Os 2, 16.21-22). «Io ti seduco», dice a te, Maria Chiara Noemi, a te, Maria Chiara Cecilia, a te, Maria Chiara Beatrice. All’inizio di tutto c’è questa speciale “seduzione”. C’è una scelta imponderabile di Dio, per la quale Egli ti attira, ti conduce a Sé, ti attrae. Come ogni persona chiamata alla vita consacrata, alla vita contemplativa, voi conoscete molto bene questo verbo che fa sussultare nell’intimo. «Io ti ho sedotto». «Io ti seduco», Egli dice a ciascuna di voi. E voi, e tu come rispondi?
«Tu dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre», esclama il Salmista (Salmo 44 [45]). La vita consacrata, contemplativa, risponde alla “seduzione” di Dio, «lasciando»; e voi avete lasciato quella che il Salmo definisce la «casa paterna». Avete lasciato il vostro il Nicaragua, Paese in cui siete nate, il lavoro e la carriera, le persone care… Ma Dio dice di più, chiede di più: non solo «lascia» ma addirittura «dimentica». Sarebbe disumano inquadrare tale richiesta in una semplice dinamica psicologica o affettiva, credendo che non dovete più pensare al vostro popolo e alla vostra terra, alla vostra famiglia e ai vostri amici, alle persone con le quali siete cresciute e che vi hanno
educato anche nella vocazione…
Cosa significa, allora, dimenticare? Vorrei provare a spiegarlo così: dimenticare è il contrario di ricordare. E se è vero che ricordare significa “riportare al cuore”, al proprio cuore, dimenticare potrebbe significare “svuotare” il proprio cuore; non per cancellare, ignorare o rimuovere persone, pensieri, nostalgie… ma per portare e consegnare tutto e tutti al Cuore di Dio. È bellissimo! Ed è questo, carissime, il senso del voto di povertà che voi oggi pronunciate, per sempre e con gioia: consegnare tutto a Lui! E Dio, subito, vi conferma: «Io la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore».
Care Maria Chiara Noemi, Maria Chiara Cecilia, Maria Chiara Beatrice: lasciare tutto è andare in un «deserto» in cui sembra mancare ciò che umanamente ci tiene in vita. Eppure questo è un deserto scelto liberamente, dove il Cuore di Dio, al quale avete consegnato tutto e tutti, al quale vi siete consegnate, parla e parlerà al vostro cuore. E quando si fa una tale esperienza si capisce che il deserto, come in tutta la storia del popolo di Israele, è luogo di liberazione e di Rivelazione del Signore. Certo, rimane luogo di difficoltà e di prova e le difficoltà e le prove non mancheranno neppure a voi; ma quel Dio che parla al vostro cuore farà sempre fiorire il deserto, ogni deserto,
pure i deserti del mondo, anche grazie al vostro “sì”. «Io parlo al tuo cuore», dunque. E tu, come rispondi?
«Tu ascolta, figlia, guarda, porgi l’orecchio».
Nel deserto della solitudine e della preghiera, cresce un ascolto che è davvero contemplativo perché «guarda e porge l’orecchio»; un ascolto che vi chiede di leggere e meditare la Parola, di condividerla nella lode fraterna, di vederla con gli occhi di quel cuore al quale Dio si rivolge chiamando ciascuna di voi «figlia»: «ascolta, figlia….».
Ecco il senso del voto di obbedienza che oggi pronunciate. L’obbedienza a un Dio scoperto come Padre e che vi tratta come figlie, dentro una comunità di sorelle che il Padre stesso vi dona. Un’obbedienza nutrita di ascolto contemplativo della Parola, alla quale dovete dare la cura e il tempo che il mondo veloce e tecnologico di oggi nega a Dio, cancellando il Suo primato. E Dio formula una promessa meravigliosa: «Io ti farò mia sposa»; e oggi questa promessa si compie «per sempre»!
Quel Dio che in tutta la Storia della Salvezza ha instaurato un’Alleanza Sponsale con il Suo popolo, oggi si lega come uno Sposo a te, Maria Chiara Noemi, a te, Maria Chiara Cecilia, a te, Maria Chiara Beatrice. Il cuore di ogni consacrazione sta in questo amore sponsale; un amore che non si può spiegare fino in fondo ma al quale non può sfuggire chiunque si senta amato così. E tu, sposa, come rispondi a un tale Amore?
«Tu conoscerai il Signore», dice il profeta Osea.
Il cammino della conoscenza di Gesù parte dal dialogo, dall’ascolto, e poi, per il significato biblico del termine, giunge alla totalità. Conoscere, nella Bibbia, è sinonimo di amore intimo e totale, un vero e proprio amore sponsale. Come non vedere qui il senso del voto di castità che oggi voi fate, donandovi totalmente a Dio, e che Dio stesso si impegna a sostenere con il Suo Amore? «Il suo amore vi farà casta, le sue carezze più pura, il possesso di Lui vi confermerà vergine – scriveva Santa Chiara alla Beata Agnese di Praga -. Poiché la sua potenza è più forte d’ogni altra, più larga è la sua generosità; la sua bellezza è più seducente, il suo amore più dolce ed ogni suo favore più fine. Ormai stretta nell’amplesso di Lui, Egli ha ornato il vostro petto di pietre preziose; alle vostre orecchie ha fissato inestimabili perle; e tutta vi ha rivestita di nuove e scintillanti gemme, come a primavera, e vi ha incoronata di un diadema d’oro, inciso col simbolo della santità»
La santità, ecco il cuore della vocazione cristiana, della vostra vocazione! Come raggiungerla? Il Vangelo (Gv 15,9-17) offre un’indicazione: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore».
Per «andare» verso la santità voi, care Maria Chiara Noemi, Maria Chiara Cecilia, Maria Chiara Beatrice, siete chiamate a «rimanere». Un verbo che vi accompagnerà sempre, nei momenti luminosi e in quelli bui. È il verbo della fedeltà, con la quale Dio per primo si impegna verso di voi: Egli, infatti, ci chiede di rimanere in quell’amore con cui ci ha amato; in quell’amore con il quale voi vi siete sentite amate, in quell’amore che vi ha scelto e che avete scelto. È un impegno di fedeltà, di libertà.
E la vostra libertà oggi si compie nel voto di clausura: «Coloro che professano questa vita sono tenute fermamente a rimanere rinchiuse entro il recinto del monastero e l’intera clausura assegnata, per tutto il tempo della loro vita» leggiamo nella Regola dove, peraltro, ritorna il verbo rimanere», così significativo in Giovanni.
Carissime Maria Chiara Noemi, Maria Chiara Cecilia, Maria Chiara Beatrice, rimanete! Rimanete «perseveranti nella preghiera», come dice Paolo nella seconda Lettura (Rm 12,1-12). Rimanete nella clausura che vi permette di vivere la vostra vocazione all’amore e che vi renderà madri di tutti, paradossalmente sempre più vicine al mondo assetato di Dio e bisognoso della Sua pace, come ha ricordato con forza Leone XIV nel suo recente viaggio in Francia. Lo ha sperimentato un’altra grande contemplativa, Teresa di Lisieux, santa di cui oggi celebriamo la memoria, diventata patrona delle missioni. Come lei e Santa Chiara, siate testimoni della tenerezza di questo Amore di Dio che è davvero «tutto», l’ho voluto sottolineare nella prima Lettera Pastorale che porta la data esatta di un anno fa. E Dio vi darà tutto, vi darà la santità e farà grandi cose, in voi e attraverso voi, come con Maria.
Vi affido a Lei e vi benedico. E così sia!
Santo Marcianò

L’arcivescovo Marcianò con le tre Clarisse, la Badessa del monastero di Anagni e i concelebranti al termine del rito della professione solenne, nella Cattedrale di Anagni