All’insegna di quella Quaresima di carità che in tutte LE settimane di avvicinamento alla Pasqua ha spinto le comunità parrocchiali diocesane a farsi prossime ai bisogni degli altri, così come auspicato dal vescovo Ambrogio Spreafico, sabato 23 marzo si è tenuta una giornata speciale di raccolta alimentare, organizzata dalla Caritas di Anagni-Alatri e con il supporto dei ragazzi della Pastorale giovanile diocesana. Davanti a tanti supermercati, nei giorni recedenti la raccolta già segnalati con degli appositi manifesti colorati, si sono così ritrovati numerosi volontari, di tutte le età, per raccogliere e sistemare le donazioni fatte da tante persone, sensibili e sensibilizzate verso l’aiuto a quanti spesso non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena o a far fronte alle più elementari esigenze pratiche (bollette, istruzione dei figli, ecc) per la conduzione di una normale vita familiare.

«La raccolta alimentare è andata abbastanza bene – racconta soddisfatto Piergiorgio Ballini, responsabile della Caritas diocesana – Molta gente si è fermata per donare, lasciando beni di prima necessità e non deperibili nei carrelli che abbiamo lasciato fuori dai supermercati che hanno aderito all’iniziativa e che ancora una volta ringraziamo per la disponibilità. Tutti gli alimenti sono stati raccolti e sono già in distribuzione alle varie Caritas parrocchiali, secondo le rispettive esigenze che ci hanno comunicato. Una parte di questi beni alimentari verrà invece destinata all’emporio solidale, che si troIn azione volontari Caritas e tanti giovani delle parrocchie va alle porte di Fiuggi venendo da Alatri, e al Centro Caritas che nelle prossime settimane apriremo ad Anagni, nei locali delle suore del Preziosissimo Sangue, nei pressi di Porta Cerere». Se la generosità delle persone anche questa volta non si è fatta attendere, è anche vero che, in generale, occorre fare uno sforzo ancora maggiore, perché, come rimarca Ballini «le esigenze sono aumentate e purtroppo continuano ad aumentare: sono sempre più numerose le singole persone e soprattutto le famiglie che si rivolgono alla Caritas diocesana o a quelle parrocchiali per ricevere almeno un pacco, perché impossibilitate pure a fare una normale spesa. Tanta gente è rimasta senza lavoro e purtroppo con scarse possibilità di trovarne un altro, a causa dell’età. Molti vivono in situazioni economiche comunque precarie, perché in cassa integrazione o con stipendi troppo bassi rispetto all’aumento del costo della vita. In tanti non riescono a far fronte alle spese sanitarie oppure hanno difficoltà anche nell’acquisto dei libri per far studiare i figli. E poi c’è un capitolo a parte, e che stiamo riscontrando sempre più come allarmante, che è quello delle bollette per le utenze domestiche o per mandare avanti attività commerciali e artigianali: energia elettrica e gas sono di nuovo fortemente aumentate e molta gente viene da noi per chiedere un aiuto per pagare le bollette ed evitare così il distacco di luce o gas. Noi facciamo quello che possiamo ma, ripeto, le urgenze sono sempre di più, anche perché in tanti confidavano su incentivi vari, come il reddito di cittadinanza, che ora sono venuti a mancare». E dalla Caritas diocesana non nascondono un altro, grande problema: «Sta diminuendo anche il numero delle persone generose che hanno sempre donato. Diciamolo chiaramente: sono tempi difficili per tanti e se prima potevi permetterti di donare cento, adesso devi ridurre a cinquanta o a dieci. Speravamo che dopo la pandemia la situazione potesse normalizzarsi, ma così non è stato».

Alla raccolta, come detto, hanno partecipato anche tanti ragazzi volontari: «La loro risposta e l’entusiasmo che hanno portato – commenta a tal proposito don Luca Fanfarillo, responsabile della Pastorale giovanile diocesana – è stato senza dubbio buona, soprattutto in alcuni centri della diocesi, e dunque si tratta di qualcosa da ripetere. Tutto però si può e si deve migliorare e, in tal senso, è auspicabile un maggior coinvolgimento delle varie comunità parrocchiali perché a loro volta coinvolgano i giovani in questo slancio di solidarietà».

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