A Tecchiena l’incontro per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

La parrocchia Santa Maria del Carmine, a Tecchiena, ospiterà lunedì 19 gennaio, con inizio alle 19, l’incontro interdiocesano per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Con l’arcivescovo Santo Marcianò, vescovo di Anagni-Alatri e Frosinone-Veroli-Ferentino, interverranno Massimo Aquilante, pastore della Chiesa valdese; padre Florenti Mititelu, della Chiesa ortodossa romena; Ev. Stefano Cacciatore, della Chiesa neoapostolica. Il tema della celebrazione di quest’anno, dalla Lettera agli Efesini, è “Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito, come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati”.

Alatri: torna la tradizione della reliquia di San Sisto trasportata dalla mula bianca

Alle 18 di sabato 10 gennaio, presso la Concattedrale San Paolo, l’arcivescovo Santo Marcianò presiederà ad Alatri il primi Vespri solenni in onore di San Sisto, patrono della città e copatrono della diocesi. L’arcivescovo tornerà poi ad Alatri domenica 11 gennaio, per il Pontificale, la cui cerimonia prenderà il via alle 16.45, con il raduno dei fedeli presso la chiesa di San Matteo. Da qui il corteo muoverà verso la Concattedrale di San Paolo e quest’anno, per la prima volta, la mula bianca trasporterà la reliquia del santo, rievocando quanto accaduto nel 1132, così come deciso da monsignor Marcianò, unitamente dal parroco, don Walter Martiello, e al priore, Giulio Di Vico. Anche l’amministrazione comunale ha espresso il pubblico ringraziamento per questa decisione. Alle 17.30 la celebrazione del Pontificale. Celebrazioni che riprenderanno martedì 13, con l’esposizione della reliquia del piede di San Sisto. Nel manifesto trovate il programma completo, con tutte le celebrazioni di questi giorni.

Anagni: verso il matrimonio con lo sguardo sulla famiglia di Nazareth

Il 16 gennaio, dalle ore 21, ripartirà nella parrocchia di San Giovanni De Duce ad Anagni il percorso di preparazione al matrimonio per l’anno 2026. Accogliamo coppie che scelgono di fare il percorso e che si mostrano ben motivate e molto interessate ad approfondire le tematiche proposte. Il matrimonio non è punto di arrivo di un percorso ma il punto di partenza di una nuova dimensione: quella familiare. Purtroppo le famiglie oggi vengono fagocitate da un quotidiano che corre sempre più veloce senza fermarsi mai e genera notevoli difficoltà nel prendersi cura del loro rapporto coniugale, in particolare quando arrivano i figli. Noi facilitatori di questo percorso insieme al parroco abbiamo pensato che è molto importante esserci anche dopo, infatti per noi è prioritario seguitare a curare le relazioni, tenere i contatti, incontrarsi, confrontarsi, sanno che noi ci siamo e che possono contare su di noi. Chiaramente non tutte le coppie sono disponibili a proseguire ma una buona parte è presente con una certa regolarità. Il 12 dicembre scorso ci siamo visti in parrocchia con tante famiglie e tanti bambini, famiglie che si sono sposate circa dieci anni fa e famiglie di nuova costituzione, per parlare del Natale e sul come oggi le famiglie vivono questo periodo così importante. In tanti ci hanno detto che il Natale dell’attesa, della venuta di Gesù Bambino, è diventato il Natale del consumo dove sembra non ci sia più alcun freno. Dopo un saluto iniziale, il parroco padre Florent Kasai ha introdotto il tema della serata “Come vivere il Natale in Famiglia”, siamo partiti dal Sinodo delle famiglie rileggendo una frase di papa Francesco: “Nonostante le molte difficoltà che affliggono, oggi le nostre famiglie, le famiglie sono una grande opportunità che dobbiamo curare, proteggere e accompagnare. Sono una benedizione. Quale mondo vogliamo lasciare ai nostri figli, quale società vogliamo per loro? Credo che dobbiamo dire: vogliamo lasciare un mondo di famiglie. È la migliore eredità. Certamente non esiste la famiglia perfetta, non esistono sposi perfetti, genitori perfetti né figli perfetti, ma questo non impedisce che siano la risposta per il domani. Dio ci stimola all’amore e l’amore sempre si impegna con le persone che ama. Dobbiamo aver cura delle nostre famiglie, vere scuole del domani; aver cura delle nostre famiglie, veri spazi di libertà; aver cura delle nostre famiglie, veri centri di umanità”.  Il  Vangelo di Luca 2, 51-52 ci ha proposto l’immagine della famiglia di Nazareth,  ed è l’immagine della famiglia di Nazareth che vogliamo tenere sotto gli occhi in questo Natale. 1. La famiglia come luogo della sosta, del riposo, del dialogo dove vivere l’amore reciproco come stile di vita.  Che la nostra vita sia spesso di corsa e spesso anche affannata, che si faccia fatica a parlarsi, a dialogare …  ne facciamo tutti esperienza. Il ritorno in famiglia, lo stare in famiglia, soprattutto nel tempo del Natale, è il momento in cui tu ti senti al sicuro, riscopri la gioia dello stare insieme, del volersi bene, del dialogare. Il luogo dove fare esperienza dell’amore reciproco come stile di vita. 2. La famiglia come luogo dove vivere la prossimità di Dio. Là dove ci si sono due o tre persone che si amano il Signore è presente. Soprattutto il Signore con il Sacramento del Matrimonio ha deciso di abitare nella vita dell’uomo e della donna: l’uomo e la donna possono fare affidamento su Dio in tutti i momenti della loro vita. 3. La famiglia come luogo della consolazione. La famiglia è il luogo dove ognuno impara a accettare e a vivere la propria vita di ogni giorno. È il luogo dove le situazioni si sdrammatizzano, dove si impara l’arte del sorridere, del non darsi troppa importanza, dell’esprimere gratitudine per ogni attenzione che si riceve. È il luogo dell’incoraggiamento, dove si insegna che ci sono molte ragioni di gratitudine e di bontà. È il luogo dove si impara a guardare la vita dalla parte della speranza. 4. La famiglia come luogo dell’andare contro corrente. E’ il luogo dove impari che vale la pena di lottare e di fare qualche fatica e di sostenere qualche malumore e qualche capriccio per difendere gli spazi dell’intelligenza, la finezza dell’originalità, la priorità di alcuni valori. E’ il luogo dove impari a fare ordine nella vita, a stabilire quali sono le cose che contano, quelle irrinunciabili. 5. La famiglia luogo della bellezza. La grossolanità è uno stile che si diffonde e forse non sempre opponiamo abbastanza resistenza. Se appena si apre la televisione ti si riversano in casa come a cascata parole volgari, insulti offensivi, scene di cattiveria e di violenza; se percorri le strade della città spesso ti accompagnano segni di degrado e di male educazione. Assediati da questo stile, il rischio è quello di arrendersi. È importante non arrendersi. 6. La famiglia luogo della memoria fedele. La famiglia come luogo dove si fa continuamente memoria della propria storia vuole sottolineare l’importanza di prendersi cura delle persone anziane.  La presenza di anziani è una casa abitata dalla fede vissuta, fatta di feste e di battaglie, di fatiche e di lutti è come un riparo. 7. La famiglia luogo della correzione fraterna. Ogni famiglia vive la sua storia, custodisce i suoi segreti, custodisce le scelte delle persone e le accompagna. La famiglia è il luogo dove si possono trovare le parole giuste da dire perché ognuno sia sempre richiamato, corretto, incoraggiato nel suo cammino senza giudicarlo. Tante volte sarà necessario, prima dire qualche parola, guardare il volto di Gesù che non ha condannato nessuno. Su questi punti poi tutti insieme ci siamo confrontati e abbiamo condiviso la nostra esperienza quotidiana dove è apparsa molto chiara la difficoltà per le coppie di ritagliarsi un tempo di qualità, dove nel silenzio e nell’ascolto ci si possa guardare dentro insieme. Abbiamo terminato piccoli e grandi in un’agape fraterna e con un brindisi al Natale e al nuovo anno Padre Florent, Massimo, Concetta, Fausto e Assunta

Marcianò chiude il Giubileo «ma lasciamo aperte le Porte della Speranza, dell’Amore, della Fede»

Omelia alla Messa di chiusura del Giubileo nelle diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino eAnagni-Alatri.Abbazia di Casamari – Festa della Sacra Famiglia, 28 dicembre 2025 Carissimi fratelli e sorelle, Spes non confundit, la speranza non delude!Con questa certezza si apriva un anno fa il Giubileo. E mentre Papa Francesco, visibilmente provatodagli anni e dalla malattia, apriva la Porta Santa della Basilica di San Pietro, nella Notte di Natale,tanti cuori, sia pure sommessamente, si schiudevano a una speranza nuova. Un respiro sembravaattraversarci e restituirci fiato: era ed è il soffio dello Spirito, che in questo Anno Giubilare hasoffiato con abbondanza.Dire che la speranza non delude significa crederlo. Significa discernere i segni del Suo passaggionelle nostre vite e nella vita del mondo, affinché la conclusione di questo tempo di Grazia sia unulteriore nuovo inizio, una ripresa del cammino che vede la Chiesa arricchita da un patrimonioinestimabile. Per valorizzarlo, alla luce della Parola, vorrei porre tre domande: Cosa ha portato ilGiubileo? Cosa lascia? Cosa chiede? Provo a rispondere individuando, per così dire, tre doni, trePorte aperte dal Giubileo: [Quanta preghiera ha accompagnato il Giubileo! Preghiera consegnata alle Porte Sante da chi ègiunto a Roma o cresciuta in chi non ha potuto arrivare! Sì, la speranza è dono di una Chiesa cheprega e la preghiera è “porta” che apre il Cuore di Dio e apre il nostro cuore a essere come Dio. Cifa vedere ciò che non si vede; ci aiuta a leggere nella storia umana il compimento della salvezzavoluta dal Padre. Come non ricordarlo in questa splendida Abbazia di Casamari, simbolo dellanostra preghiera diocesana?È quanto ha sperimentato San Giuseppe nel sogno (Mt 2,13-15.19-23), nel discernimento spiritualeche lo portato a fuggire in Egitto. Un viaggio drammatico, quello della Santa Famiglia, ma segnatodalla speranza del ritorno, avvenuto poi, come alcuni esegeti commentano, quasi ripercorrendo ilcammino di liberazione del popolo di Israele. Dio è fedele: è questa la Speranza della Chiesa cheprega! Cosa lascia il Giubileo? L’amore, Porta di una Chiesa in sinodoIl Dio Fedele è il Dio Amore. E «l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori»: ecco perché «lasperanza non delude» (Rm 5,5)! Il patrimonio del Giubileo è una vera eredità d’amore il cui segreto Cosa chiede il Giubileo? La fede, Porta di una Chiesa in camminoNel Vangelo (Mt 2,13-15.19-23), la fuga della Sacra Famiglia appare come la storia di un cammino:verso l’Egitto, dall’Egitto, verso Nazaret… E il Giubileo, Papa Francesco lo ha ricordato fin dalprincipio, è questo: un cammino, un Pellegrinaggio.«Beato chi teme il Signore e cammina nelle sue vie», abbiamo cantato nel Salmo (Salmo 127 [128]).Il riferimento al timore del Signore ci riporta all’essenza della vita cristiana: le fede. Nel camminola fede cresce, tra dure prove e corse gioiose, tra porte che si chiudono e porte che si aprono.La Porta Santa tra qualche giorno si chiuderà. Ma si è aperta per sempre una Porta della fede, percoloro che l’hanno attraversata, fisicamente o spiritualmente, e che si sono fatti attraversare daGesù, vera «porta» per la quale le «pecore» possono passare (Gv 10,7).Come poche volte nella storia durante un Giubileo, abbiamo vissuto cosa significhi perdere ilPastore, sentendoci smarriti alla morte di Papa Francesco; ma abbiamo sentito con quanta dolcezzail Padre abbia provveduto per noi, quando Papa Leone si affacciato per la prima volta alla finestra.La fede della Chiesa è fondata su Pietro, principio di unità assieme ai vescovi, successori degli apostoli. E sono convinto che questo Giubileo abbia confermato come oggi il cammino di fede sia cammino di unità. Anch’io l’ho sperimentato con forza venendo tra voi, come ho spesso ripetuto. Itale unità, la Porta della fede lega la «città di Dio» alla «città dell’uomo»; ci aiuta a collaborare coni responsabili della cosa pubblica, testimoniando la Speranza dell’“oltre”, che si raggiunge se siamo ancorati al Cielo ma di cui tutti possiamo essere capaci, grazie a gesti di giustizia e pace, bene comune e solidarietà, fraternità e amore. Carissimi, solo se uniti, e insieme, pure dopo il Giubileo, «rimarremo pellegrini di speranza!», comeha detto Papa Leone. Perché «sperare è vedere che questo mondo diventa il mondo di Dio: il mondoin cui Dio, gli esseri umani e tutte le creature passeggiano di nuovo insieme, nella città-giardino, laGerusalemme nuova. Maria, speranza nostra, accompagni sempre il nostro pellegrinaggio di fede edi speranza» 3 .A conclusione canteremo il Te Deum che, aprendoci al ringraziamento, avvierà il giubileo della vitaattraverso le tre porte che rimarranno sempre aperte per noi e da noi: la speranza, l’amore, la fede. Santo Marcianò Arcivescovo

Messaggio di Natale del Vescovo ai giovani: «Scoprite la vostra meravigliosa originalità»

Ai giovani delle Diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino e di Anagni-Alatri Cari giovani, miei giovani… è Natale!Ne sentiamo il clima, in questi giorni, tra le luci splendenti, i canti, i sapori…Vorrei raggiungervi tutti, uno ad uno, e stringervi in un abbraccio di auguri, di gioia. Sì, perché il Natale di Gesù è gioia. Una gioia speciale, che solo la nascita di una persona ci può regalare. La gioia che avranno provato i vostri genitori, i vostri cari, quando ciascuno di voi è venuto al mondo. La gioia che ha provato Dio creandovi nella vostra unicità irripetibile. «Originali, non fotocopie!», come diceva il vostro Santo, Carlo Acutis. Ed è così che voglio darvi il buon Natale: augurandovi di scoprire la vostra meravigliosa originalità, voluta da Dio e fatta a SuaImmagine.Dove trovarla, questa originalità? Il Natale ci aiuta a rispondere.La troviamo alla Grotta di Betlemme, la troviamo nel Volto di un Bambino. È a Lui che la nostra originalità deve somigliare, non ai tanti miti, idoli, “influencer” dei nostri tempi, che ci lasciano vuoti e senza senso.Ma come arrivarci? Proprio con il Natale; seguendo, cioè, i veri suoni e le vere luci di questi giorni.Oltre le musiche natalizie, c’è un canto nella notte, bello e attraente, con il quale gli angelici parlano di Dio e con la Parola di Dio. Esso supera le parole di conflitto, aggressività,superficialità che a volte ci invadono, specie attraverso i “social”, e ci raggiunge ovunque, anchenelle notti della nostra vita, per dire che tutto può rinascere, che tutti possiamo rinascere, come ilBambino Gesù. Soprattutto voi giovani!Rinascere nella vostra originalità, trovare la vostra strada, seguendo la Stella Cometa: nonle luminarie appariscenti del consumismo, dei “like”, del successo, dell’apparire, dell’avere… ma laLuce della verità del vostro essere, scritta nel profondo di ogni cuore.Caro giovane, cara giovane, in questo Santo Natale, ti auguro di trovare la tua verità originale e ti prometto che ti aiuterò a cercarla; soprattutto nei nostri incontri comunitari e personali, che spero siano sempre di più…Non lo dimenticare: il mondo non sarebbe uguale senza di te! La nostra Chiesa e il nostro mondo hanno davvero bisogno della tua originalità, che il Bambino di Betlemme ti indica e ti porta in dono.In questi giorni, guardaLo e accogliLo: in Lui c’è la tua immagine, c’è la gioia che può dare senso, sapore alla tua vita e farti gustare il vero sapore del Natale. Frosinone, 27 dicembre 2025. Santo Marcianò

Il Vescovo alla Professione di tre Clarisse del monastero di Anagni: «Custodite il “sì” alla vita e alla vocazione»

Omelia alla Messa per la Professione delle monache clarisse Maria Chiara Camilla, Maria Chiara Aracoeli, Maria Chiara AuroraAnagni, chiesa Santa Chiara – 26 dicembre 2025 Care sorelle clarisse, carissime Maria Chiara Camilla, Maria Chiara Aracoeli, Maria Chiara Aurora,che dono ritrovarsi qui a celebrare la vostra Professione, in questo giorno particolare e in questotempo particolare! E proprio questo tempo liturgico regala alla nostra celebrazione alcunesuggestioni che segnano provvidenzialmente il vostro cammino di oggi e potranno rimanere comepiccola eredità per il cammino futuro. Ne colgo tre e ve le consegno, con sollecitudine e gioiapaterna. La prima suggestione viene dal Natale Siamo nel Tempo di Natale, nel giorno successivo al Natale. E Natale, se ci pensiamo bene, è lafesta della vita, quella vita che non possiamo non contemplare come la prima vocazione. Lo è lavita di ogni creatura umana, “divinizzata” dall’Incarnazione del Figlio di Dio. Lo è la vostra vita,care sorelle, in cui è scritto un mistero di unicità irripetibile nel quale si dispiega il disegno di Dio,pensato per ciascuna di voi da sempre. Sì, parlare di vita è parlare di unicità.Ma parlare di vita è anche parlare di concretezza, di quotidianità. È lì che la Grazia di questo giornovi raggiunge e vi conduce: una quotidianità che sarà trasformata dalla vostra trasformazioneinteriore. «Alle tue mani, Signore, affido il mio spirito», abbiamo cantato con il SalmoResponsoriale (Salmo 30 [31]). Lasciate fare a Dio, lasciatevi toccare e plasmare da Lui: nulla saràcome prima, dopo oggi, e saprete così trasformare gli eventi concreti, anche quelli più difficili,ricevendoli come Dono dalle mani di Dio e vivendoli come dono di voi stesse. Perché la vita è donoricevuto che, per sua natura, deve essere donato: ecco la risposta alla vocazione!Una vocazione che non vi vede statiche ma chiamate a crescere. Parlare di vita, infatti, è ancheparlare di maturazione. Infatti, la vocazione alla vita cresce, matura e vi matura, conducendoviverso il compimento preparato da Dio per voi: non pensate mai di essere arrivate o che la vita nonoffra più nulla da scoprire. Oggi è solo l’inizio; per meglio dire, oggi è un nuovo inizio della vostrarelazione personale con Dio che è il «Dio delle sorprese», come diceva Papa Francesco. Lasciatevisorprendere da Lui, Sposo e Signore! Conservate lo stupore di Maria e Giuseppe dinanzi alla culladi Gesù Bambino: e questo Natale segnerà per sempre la vostra vita impregnandola di gratitudinegià di fronte alle piccole cose. La seconda suggestione è offerta dalla festa di oggi Celebriamo Santo Stefano Protomartire, consapevoli che la vita cristiana, in particolare la vitaconsacrata, non può essere capita fuori dello spirito del martirio. Non mi riferisco, ovviamente,soltanto al martirio cruento ma a quell’attitudine, a quella testimonianza che si incarna nella totalitàdel dono sponsale di sé.Accanto al martirio del quotidiano che si consuma nella vita di preghiera e di comunione incomunità, c’è il martirio che vi chiama a vedere un “oltre”, non visibile o dimostrabile, che Coluiche è più intimo a noi di noi stessi affida alla vostra contemplazione: vedere ciò che non si vede;vedere Dio nel Volto di Gesù amato. «Ecco, contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che staalla destra di Dio», grida Stefano condotto al martirio, lo abbiamo ascoltato dalla prima Lettura (At6,8-10.12; 7,54-60).Papa Leone, in questo senso, ha messo in guardia da quello che ha chiamato il rischio di un«“arianesimo di ritorno”, presente nella cultura odierna e a volte tra gli stessi credenti: quando si guarda a Gesù con ammirazione umana, magari anche con spirito religioso, ma senza considerarlodavvero come il Dio vivo e vero presente in mezzo a noi» 1 . È questo Dio vivo e vero che voi, caresorelle, siete chiamate a contemplare ogni giorno nella preghiera e a servire con amore,testimoniando la comunione e la maternità, dentro e fuori la comunità. Stefano attinge alla preghierala forza di amare, di perdonare i suoi carnefici, e la sua testimonianza d’amore genererà Paolo, ilquale lo seguirà poi nello stesso martirio. Siate testimoni, martiri: con la fedeltà della preghiera e lagioia di un’appartenenza totale, sponsale a Cristo. L’ultima suggestione viene dalla gioia, dal Giubileo Stiamo chiudendo un tempo di Grazia che è proprio tempo di gioia: giubilare significa anzituttogioire. E l’autenticità della vocazione, di ogni vocazione, ha un criterio irrinunciabile: la gioia!Povertà, obbedienza, castità, non sono negazione o rinuncia ma vie concrete che la Grazia percorreper impregnarvi nella totalità della vostra vita e del vostro amore. Si amerebbe davvero se non sidonasse liberamente a Dio il tutto del proprio avere, del proprio sentimento, della propriaautodeterminazione?La gioia che tutto questo offre, tuttavia, non sta nella generosità istintiva di un momento ma nellacostanza di tutta la vita, nei tempi belli come in quelli duri. «Chi avrà perseverato fino alla fine saràsalvato», dice Gesù nel Vangelo (Mt 10,17-22) E Santa Chiara, nel suo Testamento, lo ricorda:«Poiché stretta è la via e il sentiero, ed angusta la porta per la quale ci si incammina e si entra nellavita, pochi son quelli che la percorrono e vi entrano; e se pure vi sono di quelli che per un poco ditempo vi camminano, pochissimi perseverano in essa. Beati però quelli cui è concesso dicamminare per questa via e di perseverarvi fino alla fine!» 2 . Sì, «beati», cioè felici! Non lodimenticate: senza perseveranza nessuna vocazione, soprattutto la vita consacrata e claustrale, puògustare la vera gioia!Care Maria Chiara Camilla, Maria Chiara Aracoeli, Maria Chiara Aurora, è la gioia, è la felicità il dono che oggi Dio vuole farvi, rivelandovene il segreto.Custoditelo questo segreto: nel “sì” unico alla vita e alla vocazione; nel martirio di fedeltà allapreghiera, alla comunione, alla maternità; nella gioia infinita di appartenere a Cristo in modo totale,sponsale. Nel vostro quotidiano scrutare e indicare nel Suo Volto del Padre, che tutti amadall’eternità e per l’eternità. Lui vi benedica. Buon cammino. E così sia! Santo Marcianò

Il Vescovo ha celebrato la Messa di Natale in carcere: «Nessuno può mortificare la nostra dignità!»

Nel giorno della vigilia di Natale, l’arcivescovo Santo Marcianò ha fatto visita alla Casa Circondariale di Frosinone, celebrando Messa all’interno del carcere. Il presule è stato accolto in un clima di grande cordialità dalla Vicedirettrice, Laura Notaro (che ha portato i saluti del direttore Francesco Cocco, fuori sede), dal Comandante del Reparto di Polizia penitenziaria, primo dirigente Noemi Gennari; dal vice comandante, Commissario Francesco Langella; dal responsabile della sorveglianza generale, sostituto Commissario Antonio Martino; dal coordinatore del 5° Reparto, Ispettore Luigi Cipriani; dal cappellano del carcere, don Guido Mangiapelo; dal responsabile della Pastorale carceraria e delle Caritas interdiocesane, don Onofrio Cannato. Prima e dopo la funzione, monsignor Marcianò ha avuto parole di apprezzamento e stima per quanti prestano servizio nel carcere frusinate, cogliendo sui loro volti in particolare la fatica del lavoro, ma svolto con serenità, oltre alla riconosciuta professionalità. Anche se l’orologio segnava la tarda mattinata, il vescovo ha poi voluto celebrare la Messa della notte di Natale, per dare un ulteriore segno ai detenuti presenti – una sessantina circa del 4° e del 5° Reparto – che ha salutato ed abbracciato uno ad uno prima della Messa, donando poi loro un Rosario e la Lettera pastorale. «Nella notte di Natale – ha detto monsignor Marcianò nel corso dell’omelia della Messa, concelebrata con don Guido Mangiapelo e don Santo Battaglia – da una parte si veglia, ma dall’altra si accoglie. Ed esplode il canto del Gloria alla nascita di Gesù, per dire “grazie” al Signore, “grazie” perché ti aspettavamo, noi uomini amati dal Signore. Ecco, se ci chiediamo perché il Signore viene, la risposta è proprio questa: viene per amarci! L’amore di Dio ci salva». Il vescovo ha fatto quindi un esplicito richiamo all’umiltà di Gesù e al suo voler assumere «i nostri peccati e portarseli sulla Croce». Facendo poi riferimento alla prima Lettura, declamata poco prima da un detenuto, Marcianò si è soffermato sull’importanza della Luce «che vince le tenebre, che è segno di speranza, di vita. Gesù dice anche a noi di essere Luce. Quali sono – ha detto rivolgendosi quindi in maniera più esplicita ai presenti, sui volti dei quali era possibile leggere una profonda commozione – le tenebre nel cuore di un detenuto? Di certo il fatto di trovarsi rinchiusi. E poi il senso di colpa, di quei pesi che qui dentro si acuiscono e rischiano di distruggervi. Ma è bello pensare che la Luce di Cristo arriva nei vostri cuori e porta serenità: Gesù si prende le nostre colpe, e allora il perdono diventa liberazione. Gesù ripara le nostre vite, è come se ci facesse nascere di nuovo. Siamo figli di Dio e nessuno può mortificare la nostra dignità! Il Signore dice: “Ero carcerato e siete venuti a trovarmi”. Il Signore si manifesta nei pastori, negli umili, non nei potenti: Lui è presente in voi. E se aprite con umiltà il vostro cuore a Lui, Lui vi darà la pace e rischiarerà i vostri cuori», si è avviato a concludere il vescovo, rimarcando più volte proprio la dizione “ero carcerato”. Al termine della funzione, il cappellano don Guido Mangiapelo ha voluto ringraziare l’arcivescovo, cogliendo in particolare un aspetto della Messa: il grande silenzio presente nel salone scelto per la funzione. Prima di andar via e dando appuntamento ad un altro incontro, magari in preparazione alla Pasqua, monsignor Marcianò ha voluto anche salutare alcuni familiari arrivati per i colloqui nella Casa circondariale intitolata a Giuseppe Pagliei, agente di custodia, originario di Giuliano di Roma e ucciso l’8 novembre 1978 nei pressi di Patrica nell’attentato terroristico, rivendicato dalle Unità comuniste combattenti, che costò la vita all’allora Procuratore della Repubblica di Frosinone, Fedele Calvosa, e a Luciano Rossi, altro uomo della scorta del giudice. di Igor Traboni

L’omelia dell’arcivescovo Santo nella Messa della notte di Natale, celebrata nella Cattedrale di Anagni

Omelia nella Solennità del Natale, Messa nella Notte – Cattedrale di Anagni, 24 dicembre 2025 «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».Carissimi fratelli e sorelle, è Natale! Lo dice il coro degli angeli, con un canto che si ripete daduemila anni e si inserisce nei canti che, in questi giorni, riecheggiano nelle strade, nelle case, nellescuole, nelle Chiese… ogni canto arriva lì, a cantare la «gloria» del Signore, che unisce «il più altodei cieli» alla «terra», alla nostra terra così provata, sofferente, afflitta da guerre, povertà, morte. Èun «canto nella notte», come vi dicevo nel Messaggio inviatovi per questo Santo Natale, eraggiunge ogni notte umana: quelle della storia e quelle vissute da ogni persona, da ciascuno di noi.Oggi siamo qui con nel cuore l’attesa ma forse pure preoccupati, afflitti, angosciati da qualche notteche ci sta attraversando. Così, come i pastori, sentiamo anche noi l’annuncio del Natale del Signore,l’invito alla gioia che le parole non riescono a trasmettere e per il quale ci vuole solo il canto, solola lode!Sì, il canto è lode, il canto è gioia. Eppure i pastori, nella notte di Betlemme, hanno paura, comeaccade quando, nella Bibbia, la gloria del Signore si manifesta nel suo splendore. Quella luce,all’inizio, sembra accecarli più che consolarli, aiutarli, illuminarli, anche se è Dio, è il Re della terraColui che viene annunciato.Quante volte anche noi abbiamo paura di Dio! Paura che Egli ci invada, ci giudichi, ci limiti, citolga la libertà, ci chieda cose troppo dure e difficili… Quante volte il mondo ha paura di Lui evuole cancellarne i segni nella storia, a cominciare dai segni stessi del Natale. Agiamo in nome diuna libertà che, alla fine, diventa la nostra prigione e rende la terra invivibile, se non permettiamo alCielo di unirsi ad essa, al Dio fatto uomo di incarnarsi nei nostri cuori.Fa paura, la gloria, se è gloria di un Dio lontano ed estraneo alle vicende degli uomini. Se è un reautoritario e solo, alleato con i potenti e i ricchi della storia, i quali continuano ad opprimere,comandare, sfruttare, annientare, violare i piccoli, i poveri, il creato… gli esseri umani.E invece la gloria che gli angeli cantano in questa Notte Santa è proprio per loro, per noi: per «gliuomini, che Dio ama». Il termine greco è preciso: “antropòis”. Non gli uomini in senso generico, ipopoli visti globalmente, ma gli “esseri umani”. Tu, io, noi… la gloria di Dio, che si concretizza neldono della Pace, è per me, per te, per ogni creatura umana di tutti i secoli e in tutte le condizioni efasi di vita. E il «segno» di questo è la conferma: è un Dio fatto Uomo. È un Bambino. È un EssereUmano, come noi; un Re Onnipotente, che non si allea con i potenti della storia ma predilige gliumili, i piccoli, i fragili. Perché sa che la Pace inizia da lì, dall’amare loro.I pastori, quella Notte, hanno capito che la gloria sta lì. Sta nei più piccoli delle nostre famiglie: nelmalato la cui sofferenza ti strugge il cuore, nell’anziano che protesta, nel figlio ingrato, nel bimboche porti in grembo e in quello al quale è impedito di nascere… sta nei fragili, nei poveri, neglistranieri, nei carcerati, nei malati gravi e terminali, che sembrano un peso per la società ma sono nelcuore del Presepe di Gesù e, come Lui, fanno rinascere la storia.Cari amici, basta avere paura di Dio, di un Dio fatto Uomo! Basta avere paura dell’uomo!È il grido che in questo Natale ci raggiunge, non a parole ma con il canto: un canto di lode egratitudine, di fraternità e di contemplazione dinanzi alla Grotta.Fermiamoci, ascoltiamo quel canto nei canti della nostra tradizione; contempliamo il Bambino Gesùnei volti di ogni persona, Sua creatura e immagine. Sì, la gloria di Dio è tutta qui! Non è rimasta «nel più altro dei cieli» ma è venuta in terra e porta laPace cantando la dignità dell’uomo, di tutti «gli uomini, che Egli ama». Per questo Dio si è fattoUomo: perché noi potessimo capire che, come dice un grande Padre della Chiesa, «la gloria di Dio èl’uomo vivente, e la vita dell’uomo consiste nella visione di Dio» . Buon Natale! Santo Marcianò

Messa di Natale del Vescovo ad Anagni e chiusura del Giubileo a Casamari

Alle 23 di mercoledì 24 dicembre, l’arcivescovo Santo Marcianò celebrerà la Messa di Natale nella Cattedrale Santa Maria Annunziata di Anagni. Per quanto concerne invece la diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino, il presule celebrerà la Messa il giorno di Natale, alle 11, nella Cattedrale Santa Maria a Frosinone. La chiusura del Giubileo 2025, si terrà invece, sia per la diocesi di Anagni-Alatri che per quella di Frosinone, come ulteriore momento di comunione tra le due Chiese, domenica 28 dicembre, alle 18, nell’abbazia cistercense di Casamari, con la celebrazione sempre presieduta da monsignor Santo Marcianò e concelebrata dal clero delle due diocesi.

Anagni: i giovani e il Natale, il “grande sconosciuto”

Lunedì 22 dicembre si è tenuta una serata per giovani, nel salone della chiesa di Sant’ Andrea ad Anagni, sul tema “Natale … il grande sconosciuto”.La serata è stata pensata dell’equipe di Pastorale scolastica di Anagni-Alatri, istituita dall’Ufficio Catechistico Diocesano in risposta all’istanza di collaborare come Chiesa all’emergenza educativa.Vi hanno partecipato giovani universitari, che da poco hanno concluso il percorso liceale, e qualche giovane del liceo.Il tema è stato trattato mettendo su un “Processo al Natale” … dove è emersa la domanda: “Chi stiamo festeggiando?”L’attenzione poi si è spostata sul grande mistero dell’Incarnazione, lo “scandalo del Cristianesimo”, come bene lo aveva definito Kierkeggard. E proprio perché incomprensibile dalla pura ragione, ancorata all’esperimento, il salto alla fede richiede coraggio,  rischio … “scommessa”!Dagli organizzatori un grazie sentito a tutti coloro che hanno collaborato per la riuscita della serata.