Dalla Caritas un “Taxi sociale” per le persone meno abbienti

La Caritas interdiocesana di Frosinone e Anagni-Alatri ha varato il “Taxi sociale” a disposizione di anziani, persone in difficoltà o in situazioni di fragilità. Un servizio gratuito per chi ha bisogno di accompagnamento sociale per varie esigenze (visite mediche, spesa e servizi vari). Il servizio è attivo dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 14. Si può richiedere chiamando il numero 331-6877555, anche su Whatsapp, oppure utilizzando la mail caritas@diocesifrosinone.it

Dalle “Parrocchie in comunione con Maria” una Casa famiglia come opera-segno del Giubileo

L’impegno preso durante il Giubileo della Misericordia 2025 si è meravigliosamente e amorevolmente concretizzato: le “Parrocchie in comunione con Maria” – ovvero l’unità pastorale formata dalle comunità di Mole Bisleti, Laguccio, Pignano, Basciano e Sant’Emidio e che non a caso nel logo hanno inciso a chiare note le parole programmatiche “Insieme per amore” – hanno lasciato un segno concreto, un dono che continuerà a parlare negli anni a venire. Si tratta della Casa-famiglia “Il sorriso di Alessandro”, inaugurata martedì 1 settembre nella zona di Mole Bisleti dove da tempo è presente la Onlus “Comunità servizio di solidarietà sociale”, da decenni una presenza, stabile e concreta, ricca di umanità, accanto ai disabili e alle loro famiglie, una realtà viva e vitale, conosciuta anche fuori diocesi. «Per la nostra cooperativa – ha detto tra l’altro la presidente della stessa, Michela D’Onorio – è un momento davvero speciale. Non inauguriamo semplicemente una casa ristrutturata, ma apriamo un luogo che nasce dal desiderio di accogliere, condividere e continuare a costruire quella comunità solidale in cui abbiamo sempre creduto. Abbiamo scelto di intitolare questa Casa Famiglia “Il Sorriso di Alessandro” perché il suo ricordo è ancora vivo dentro di noi. Alessandro ha frequentato la nostra cooperativa per poco tempo, ma è bastato quel breve periodo per lasciare un segno profondo nel cuore di tutti noi. Un sorriso, una presenza, un ricordo che oggi vogliamo trasformare in qualcosa di concreto, affinché il suo nome possa continuare a vivere in questo luogo». Il primo “grazie” è stato poi per don Luca Fanfarillo: «Quando gli ho parlato di questo progetto, ha creduto subito in me e in quello che avevo immaginato. Il suo sostegno e la sua fiducia sono stati importanti per trasformare un’idea in un progetto concreto. Un grazie sincero va al gruppo IncomunioneconMaria, formato dalle quattro parrocchie, che ha scelto di sostenere questa iniziativa e di lasciare un segno concreto nella nostra comunità». Michela D’Onorio ha quindi ringraziato «l’ing. Marta Latini e l’ arch. Chiara Bastianoni, che hanno messo a disposizione la loro professionalità e accompagnato questo progetto, e il sig. Tommaso D’Onorio, per il suo prezioso lavoro e per tutto ciò che ha fatto affinché questa casa potesse prendere forma. Un grazie va anche a tutte le persone che hanno contribuito alla ristrutturazione, a chi ha donato materiali, tempo, lavoro, competenze e disponibilità. Ognuno ha lasciato un piccolo pezzo di sé e, proprio per questo, questa casa è il risultato di una grande collaborazione». Avviandosi a concludere il suo intervento, la presidente della cooperativa , non ha nascosto di provare «una grande emozione. Perché dietro queste pareti non vedo soltanto un progetto realizzato: vedo persone che hanno creduto, mani che hanno lavorato, cuori che hanno donato e una comunità che si è unita per qualcosa di importante. Spero che questa Casa Famiglia possa diventare davvero un luogo di accoglienza, di serenità, di dignità e di speranza. Un luogo dove le persone possano sentirsi accolte e soprattutto sentirsi a casa». L’inaugurazione della casa famiglia in qualche modo ha anche suggellato la presenza decennale di don Luca Fanfarillo – che ha benedetto i nuovi locali – nelle “parrocchie in comunione con Maria”, fatta di un impegno pastorale continuo, senza mai risparmiarsi, e salutato con affetto da tantissimi fedeli ma anche dai cosiddetti “lontani” che in don Luca hanno comunque sempre trovato una persona rispettosa e aperta al dialogo. Domenica 6 settembre, accompagnato dal vescovo Santo Marcianò, don Luca Fanfarillo si è insediato nelle parrocchie di Alatri centro; al suo posto arriva don Antonio Castagnacci, proveniente da Fiuggi, nell’ambito degli avvicendamenti pastorali decisi dal vescovo Marcianò. (I. Trab.)

Alatri: la Madonna di Portadini e il “miracolo del ciglio gonfio”

Era maggio. Un maggio del 1619, chiaro di bocce e di polvere. A ridosso delle mura di Alatri, dove la portella di Portadini si apre ai campi, c’era una chiesetta di pietra grezza. La chiesetta dei contadini, della Madonna della Resurrezione, che allatta. Un rifugio, non un monumento. Quel giorno un uomo giocava. Perse. E la sconfitta gli fece amaro il cuore. Imprecando contro il Cielo, raccolse un sasso e lo scagliò contro il Volto dolce della Vergine.Il sasso la colse sulla guancia. E accadde l’incredibile. La carne dipinta si fece carne viva. Il ciglio si gonfiò e lo zigomo arrossì. Resta una riga negli archivi del Comune di Alatri, mano del notaio Marcantonio Scascia, asciutta come un verbale e tremante come una preghiera: «Di maggio 1619 se gonfio lo Ciglio della Madonna de Resurresse à Portadini». Si dice che il giovane fuggisse, col terrore negli occhi, e che la fuga gli spezzasse il fiato, fulminato lì, a settantacinque passi dalla sua colpa. Altri dicono che fu Dio. Altri, che fu lo spavento di aver visto la tenerezza ferita. All’inizio del Novecento, smuovendo la terra per dei lavori, la terra ha restituito delle ossa. Proprio a settantacinque passi. Dove la storia diceva. Da allora, la Madre di Portadini non ha smesso di vegliare. Papa Pio IX, il 7 settembre 1877, ne benedisse la festa per mano della Congregazione della Madre di Dio della Resurrezione. E ogni maggio, il mese suo, il mese del miracolo, a Portadini si torna. Si sgrana il Rosario, quella dolce catena che ci rannoda a Dio, sotto il suo ciglio ancora gonfio d’amore per noi. Oggi la sua Confraternita rinasce, giovane, e vuole ridare fiato e luce a quelle pietre. Quest’anno la festa si veste di nuovo: non l’ultima, ma la seconda domenica di settembre, perché l’ultima Alatri si stringerà attorno all’arcivescovo Santo Marcianò nel raduno di tutte le Confraternite. Vi aspettiamo così: 10-11-12 settembre – Il Triduo del CuoreAl Vespro, il Rosario e la Messa con il nuovo parroco, don Luca Fanfarillo. Ha scelto di iniziare il suo cammino in mezzo a noi proprio da qui, da una confraternita giovane e da un miracolo antico, per riscoprire insieme la tenerezza di Maria. Domenica 13 settembre – La FestaRosario al mattino e, alla sera, Eucaristia solenne. Poi la piazza si fa casa: le voci del gruppo folk “Aria di casa nostra”, il profumo di un rinfresco condiviso, la gioia sobria di un popolo che torna a stare insieme. Lunedì 14 settembre – La MemoriaIl Rosario e una Messa sussurrata per tutti i confratelli che ci hanno preceduto, perché nessuno sia dimenticato sotto lo sguardo della Madre. di Gabriele Ritarossi

Omelia di Marcianò alla Messa con i Vescovi amici del Movimento dei Focolari

Cattedrale di Anagni, sabato 5 settembre 2026 Carissimi Confratelli, vi accolgo con gioia in questa Cattedrale, grato che ne abbiate voluto fare una meta di pellegrinaggio in questo incontro che vi vede assieme, nella condivisione fraterna del carisma che custodite e coltivate più da vicino, come vescovi vicini al Movimento dei Focolari.E la Liturgia della Parola, oggi, ci aiuta a riscoprire quel “Gesù in mezzo” che era l’ideale sperimentato e vissuto, fin dall’inizio, dal Chiara Lubich e dalle sue compagne e che oggi unisce voi, unisce noi.Gesù è “in mezzo” nel suo essere «Signore del sabato», dice Egli stesso nel Vangelo (Lc 6,1-5); Egli è «Signore della storia», diceva Paolo VI; si erge nel mezzo della storia, nel mezzo della vita e delle vicende di ogni uomo, delle nostre stesse scelte pastorali. Ci chiede di leggere la storia superando il livello puramente umano, innestandoci in questa sua centralità che irradia di luce vera l’esistenza e illumina concretamente le vie da seguire.Ed è significativo che questa centralità sia stata la prima direttiva offerta un anno fa da Papa Leone quando, appena eletto, incontrava i vescovi italiani, indicando l’importanza della «collegialità» e declinando «alcune attenzioni pastorali»; anzitutto, «uno slancio rinnovato nell’annuncio e nella trasmissione della fede. Si tratta – dice appunto il Papa – di porre Gesù Cristo al centro e, sulla strada indicata da  Evangelii gaudium , aiutare le persone a vivere una relazione personale con Lui, per scoprire la gioia del Vangelo. In un tempo di grande frammentarietà è necessario tornare alle fondamenta della nostra fede, al kerygma. Questo è il primo grande impegno che motiva tutti gli altri: portare Cristo “nelle vene” dell’umanità, rinnovando e condividendo la missione apostolica: “Ciò che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi” (1Gv 1,3). E si tratta di discernere i modi in cui far giungere a tutti la Buona Notizia, con azioni pastorali capaci di intercettare chi è più lontano e con strumenti idonei al rinnovamento della catechesi e dei linguaggi dell’annuncio».Siamo oggi in un luogo significativo. Una Cattedrale che ha una storia splendida e offre scorci di straordinaria bellezza. Un luogo che, nella sua arte e nella sua storia, è espressione della centralità di Gesù ed è, al contempo, un linguaggio di annuncio, è una catechesi in se stessa. Come interpretare diversamente gli affreschi della Cripta, sunto della Storia della Salvezza?Ma Anagni, per il Movimento dei Focolari, è ed ha una storia particolare. Siamo nel secondo dopoguerra quando, attraverso l’incontro tra una delle prime compagne di Chiara Lubich e una donna di Roccasecca, il Movimento arriva in Ciociaria e si diffonde poi ad Anagni, in particolare grazie all’opera di don Francesco Cardinali, un sacerdote che, nel suo “testamento”, lo definirà «la mia seconda famiglia» e parlerà di «Chiara, mia seconda mamma», ringraziandola per avergli «dato fiducia» e affidato tanti suoi «figli spirituali»… egli coinvolge altri sacerdoti, tra i quali don Luigi Sementillio; che porterà il Movimento a Frosinone e, negli anni 60, farà conoscere Chiara a Mons. Giuseppe Marafini, vescovo di Veroli e Frosinone, favorendo un’amicizia spirituale che darà grandi frutti.Oggi, guardando a questi eventi, ci immergiamo in un tempo di grande fecondità per la Chiesa italiana, espressa, peraltro, in contesti sociali segnati da complessità. Il “crollo” provocato dai due grandi conflitti mondiali del ventesimo secolo da una parte, la ripresa economica con le sue illusioni dall’altra, il profilarsi di quel rivoluzionario 68 che avrebbe messo in crisi molte certezze e aperto la strada a una ben più ampia rivoluzione antropologica, le cui conseguenze ancora oggi ci stanno dinanzi…Le ragazze, i giovani, le famiglie di questa zona scoprivano allora l’ideale evangelico, come roccia a cui aggrapparsi e come tesoro da portare al mondo, rivivendo l’esperienza di Chiara e delle sue compagne, che avevano imparato a leggere il Vangelo tra i bombardamenti. Scoprivano quel “Dio Amore” che è risposta alle crisi e alle domande dell’uomo di tutti i tempi.«Tutto vince l’Amore!», ricordava Chiara in una lettera del novembre 1948 alle «carissime sorelle di Anagni», esortandole ad attuare «perfettamente la Divina volontà», nella certezza che «Dio ci butterà in tutti i campi dell’umana società, come tizzoni di fuoco che incendieranno ogni ambiente». Quanto sembrano attuali queste parole! Quanto bisogno abbiamo anche oggi di «incendiare» i campi dell’umana società, dell’umano in senso ampio!Questa Diocesi di Anagni ha dato i natali a Papa Leone XIII, al quale si deve l’intuizione profetica di quella Dottrina Sociale della Chiesa che, provvidenzialmente, Leone XIV ha voluto riproporre con forza al nostro tempo, fin dalla scelta del suo nome e svelandone il principio portante nella prima Enciclica: la Magnifica Humanitas: l’«umano», appunto. E «questa magnifica umanità in Gesù Cristo diventa la Via, la Verità e la Vita, aprendo per ciascuno di noi la strada per crescere verso la pienezza».Ancora una volta Cristo al centro: fondati in Lui, spiega il Papa, «possiamo contribuire con impegno a tutte quelle iniziative che costruiscono un mondo più giusto, e possiamo chiamare altri a collaborare con noi nella promozione dello sviluppo integrale di ogni essere umano… in dialogo con tutti gli uomini e le donne del nostro tempo».Il cristocentrismo diventa spiritualità del dialogo, della pace, della comunione, dell’unità, spesso ribadita da Papa Leone, che impregna di carità i vari campi dell’umano. Penso, solo come esempio, all’“economia di comunione”, così cara ai Focolarini, rileggendola eucaristicamente alla luce delleparole di Gesù: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame?Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, ebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?». Sì, la comunione, l’amore. Perché “Gesù al centro” è il “Dio Amore”! E questa è la risposta della Chiesa, in ogni tempo e ai mali di ogni tempo.Una risposta che si incarna in anime sante come, nel nostro tempo, in Chiara Lubich o MadreTeresa, della quale oggi ricorre la memoria. Anime che costruiscono un mondo nuovo senza mezzi e trionfi umani, ma rivivendo l’esperienza di Paolo (1 Cor 4,6b-15: essere «stolti a

Le “stories” di vita dei giovani Ac. Che ci raccontano il loro Campo scuola…

Dal 23 al 28 agosto scorsi si è tenuto – presso il Monastero San Vincenzo di Bassano Romano (Viterbo) – il Campo scuola giovani 2026 dell’Azione Cattolica della diocesi di Anagni-Alatri. Una esperienza che Ilenia, Lorenzo e Telemaco ci raccontano, e fanno rivivere, nel bellissimo “diario” che segue… Anche quest’anno siamo arrivati alla fine di questo incredibile campo scuola. Abbiamo spento l’ultimo cerchio di gioia, chiuso i bagagli e intrapreso la strada verso casa, ma sappiamo bene che il viaggio più importante inizia solo adesso. È stato un campo intenso, ricco di momenti costruttivi che ci hanno permesso di guardare oltre la superficie, creando legami del tutto nuovi e cementando in modo indistruttibile quelli che già ci univano. Quest’anno il nostro filo conduttore è stato “Stories”… Ci siamo messi in gioco per fare la cosa più coraggiosa di tutte: raccontare noi stessi per conoscerci davvero. Ogni ragazzo/a di voi ha aperto una pagina del proprio diario personale, permettendo agli altri di leggerla. Abbiamo scavato nel nostro passato, guardando alle radici di ciò che siamo; abbiamo abitato il nostro presente, con le sue fatiche e le sue bellezze; e abbiamo lanciato uno sguardo pieno di speranza verso il futuro, verso gli adulti che diventeremo. A guidarci in questo viaggio il primo capitolo del Libro della Genesi, con il racconto della creazione del mondo. (Gen 1, 1-31): nella prima parola che Dio pronuncia per chiamare all’esistenza il mondo, tutto prende forma. Ci troviamo di fronte una Parola che crea, connette, mette ordine, separa e costruisce relazioni. Da lì comincia la storia dell’amore di Dio per l’umanità; lì si inserisce, come in un mosaico pieno di tasselli, anche lanostra piccola storia. Giorno dopo giorno, abbiamo capito che quella creazione non è un evento confinato in un passato lontano, ma qualcosa che si ripete ogni volta che ci apriamo all’altro. Come Dio ha dato forma al caos primordiale creando la luce, la terra, il mare e le stelle, così anche noi, condividendo le nostre storie, abbiamo fatto ordine dentro di noi. Abbiamo riflettuto su cosa sia effettivamente ciò che ci circonda durante la vita di tutti i giorni, accorgendoci di quanti dettagli invisibili popolano la nostra quotidianità.  E la cosa più bella è stata riscoprire l’ultimo versetto del testo: “Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona”. Guardando le vostre storie, i vostri sforzi per aprirvi, le vostre fragilità e i vostri sorrisi, anche noi responsabili abbiamo visto che tutto questo era cosa molto buona. I giovani/giovanissimi che vi hanno partecipato, sono stati loro quella bellezza. Custodite le storie che vi siete scambiati! Abbiate cura dei legami nati tra queste mura e non abbiate paura di continuare a scrivere i capitoli più importanti della vostra vita con la stessa autenticità che avete mostrato qui. Un campo scuola, però, non prende vita da solo ed è per questo che ci teniamo a dire un “grazie” a chi ha reso possibile tutto ciò. Un sentito grazie ai cuochi, Gianfranca, Claudio, Ilaria e Ennio, ai nostri adulti che si sono messi in campo per accompagnarci in questo cammino, Pino, Eleonora, Michela e Alessandra e infine un grazie particolare al nostro caro Don Luca Fanfarillo, responsabile della Pastorale giovanile diocesana che si è preso cura della parte Spirituale, fatta di momenti di deserto e di confronto sulla Parola. Non è mancato il tempo per l’Adorazione Eucaristica e per il sacramento della Riconciliazione e alla fine del campo abbiamo concluso con una veglia di preghiera. Come in ogni campo AC non è mancata la parte ludica e ricreativa: divisi in quattro gruppi ci siamo sfidati in una serie di giochi molto divertenti, alla fine il gruppo vincitore viene premiato con una Coppa messa in palio dall’Azione cattolica Diocesana e che successivamente, come ogni anno, attraverserà i paesi della diocesi per incontrare tutti i giovani, partecipanti e non. D’altronde il campo è attento ad approfondire la parte formativa senza trascurare la parte ludica e vi aspettiamo per costruire ancora insieme altre lunghe “stories”. di Ilenia -Lorenzo -Telemaco

Il Vescovo Santo conduce “Ascolta, si fa sera” su RaiRadio1

Per tutti i lunedì del mese, a partire dal 7 settembre, l’arcivescovo Santo Marcianò condurrà le riflessioni della trasmissione “Ascolta, si fa sera”, sulle frequenze di Rai Radio 1, alle 20.55. Si tratta di uno dei programmi radiofonici più ascoltati, in Italia e all’estero, disponibile anche su Rai Play, e di una delle trasmissioni più longeve, visto che va in onda ininterrottamente dal 1970, proprio per il grande successo che riscuote da sempre. Durante la settimana, dal lunedì al venerdì, al microfono si alternano esponenti di diverse confessioni religiose; al lunedì, per l’appunto, è la volta di un sacerdote cattolico per alcuni minuti di riflessioni spirituali e morali.

Il “Dopo di Noi” ha una casa anche a Fiuggi per i diritti delle persone con disabilità

E’ stata una giornata ricca di emozioni quella vissuta mercoledì 2 settembre a Fiuggi: con l’apertura della casa del “Dopo di Noi Fiuggi”, infatti, il territorio compie un passo fondamentale sul fronte dell’inclusione sociale. La casa è stata fortemente voluta e realizzata grazie all’impegno sinergico della Cooperativa Sociale La Meridiana, che gestisce altre tre case nei Comuni del Distretto A di Frosinone (Anagni, Alatri, Guarcino), e all’impegno della famiglia Callori che ha consegnato, nella stessa data del 2 settembre 2026,  le chiavi della struttura completamente restaurata. La struttura nasce per dare una risposta concretamente umana alle famiglie che credono nella L.112/16 che tutela i diritti delle persone con disabilità e dà loro la possibilità di vivere una vita autonoma e indipendente rispetto alla famiglia. Alla cerimonia inaugurale hanno preso parte numerose autorità civili, religiose e militari del territorio, insieme ai rappresentanti della Cooperativa La Meridiana, agli operatori sociali, ai volontari e, soprattutto, a tante famiglie. Nel corso degli interventi è stata sottolineata la centralità di un traguardo che trasforma un diritto sulla carta in una realtà tangibile di civiltà. Con questa inaugurazione la cooperativa La Meridiana consolida ulteriormente la rete di protezione sociale già attiva in provincia di Frosinone, sul territorio del Distretto A, trasformando il “Dopo di Noi” da timore a speranza concreta, fondata sui pilatri della dignità, della cura e del diritto a una vita indipendente. All’inaugurazione sono intervenuti tra gli altri l’arcivescovo Santo Marcianò, che ha benedetto i locali, Maria Assunta Trinti, dirigente del Comune di Fiuggi, Sara Battisti, consigliera regionale, Maria Teresa Formisano, Garante per la tutela delle persone con disabilità della Regione Lazio.

Amicizia, festa, adozioni… e una strada bella che porta a casa, con i “Ragazzi in cammino” di Vico

“Ragazzi in festa”: questo il titolo della manifestazione tenutasi nella serata di sabato 29 agosto – organizzata da “Ragazzi in cammino ETS” – nel piazzale della chiesa Santa Maria Goretti a Pitocco (frazione di Vico nel Lazio), ospiti del parroco don Gigino Battisti. Ed è stata veramente una festa di ragazzi e famiglie, un sabato sera di divertimento e riflessione con cena, canti, testimonianze, balli e riffa, con regali offerti dagli esercizi commerciali del territorio, marmellate donate da una volontaria dell’ AVSI ed olio offerto dal frantoio Cavalli. A presentare l’iniziativa la presidente dell’ETS, Angela Cavalli che, dopo aver ringraziato il Comune di Vico nel Lazio per il sostegno alla manifestazione, si è soffermata sul nome  dell’associazione: i ragazzi sono “in cammino verso la parte più autentica di se stessi, fatta per il bene e per il bello” e gli educatori sono in cammino accanto a loro. Angela, di ritorno dal Meeting di Rimini e colpita dalla frase di Sant’Agostino riportata in una mostra a lui dedicata (“cerchiamo di vivere bene e i tempi saranno buoni. I tempi siamo noi”), ha raccontato di sentire tutta la  responsabilità educativa insita in questa frase.. Nello stare con i ragazzi l’obiettivo allora «non è riempire il tempo con varie attività ma mostrare quello che si  considera importante, raggiungere, attraverso le attività proposte, qualcosa di più grande, più vero e più bello, risvegliare la loro umanità, toccare il loro cuore». Durante la cena sono state proiettate le foto dell’ultima vacanza organizzata ad Ovindoli con alcuni ragazzi della scuole superiori;  successivamente Livia Velluti, una giovane universitaria, ha parlato della sua esperienza iniziata durante le scuole superiori, con i ragazzi di Pitocco che tramite l’associazione hanno incontrato l’esperienza di GS (Gioventù Studentesca), secondo il metodo educativo di don Luigi Giussani. Ha raccontato dell’amicizia che si era creata tra i ragazzi e di come questa sia sfociata in una trama di incontri  e di amicizie vere all’Università. Momento centrale della serata la testimonianza dei coniugi Anna e Francesco D’Amico, di Veroli, sulla loro esperienza di adozione internazionale di tre ragazzi colombiani e, a seguire, la testimonianza di Leidy Tatiana D’Amico, figlia della coppia ed autrice del libro “Nati due Volte”. Anna e Francesco  hanno descritto la loro come una famiglia qualunque, con alti e bassi come in tutte le famiglie, specificando che l’adozione è una via per tutti. Si diventa capaci di accogliere e di dare amore non perché si è bravi ma perché in primis si è stati accolti e ci si è sentiti voluti bene da un Altro. La famiglia allora diventa un porto sicuro, dove si può ritornare in qualsiasi momento, è una casa dove sentirsi amati e ritrovare se stessi.   E  “La Casa del Melograno” del cantautore Claudio Chieffo, è stata la canzone scelta dall’associazione per introdurre la testimonianza di Leidy Tatiana, a sottolineare il desiderio di tutti di trovare una casa dove essere accolti. Grande l’attenzione e la commozione dei presenti nell’ascoltare l’autrice del libro, soprattutto quando la ragazza ha chiamato accanto a sé la sorella maggiore Erica Janeth ed il fratello Johan Sebastian. Il libro infatti racconta la storia inscindibile di loro tre, dalla vita difficile presso la famiglia di origine, all’ingresso in un Istituto per minori, all’incontro con i coniugi D’Amico fino alla nuova vita in Italia, iniziata 21 anni fa, definita da Leidy Tatiana “una nuova nascita” in un luogo dove sentirsi voluti bene. La serata è continuata con canti e balli, animata dai chitarristi Riccardo Gianni di Roma e Pietro Di Girolamo da Terracina che hanno allietato i presenti con una vasta scelta di canti della tradizione italiana e della storia del gruppo, mentre i fratelli Diego e Valerio di Pitocco hanno fatto cantare e ballare tutti con stornelli e  saltarelli  ciociari. A concludere la serata il canto “La strada” di Chieffo, perché è bella la strada per chi cammina… è bella la strada che porta a casa!

Guarcino festeggia il patrono Sant’Agnello

La comunità di Guarcino torna a festeggiare Sant’Agnello, patrono del paese. Il programma religioso prevede, per sabato 29 agosto, nella Collegiata di San Nicola, alle 18, i solenni Vespri e la celebrazione della Messa vespertina.Domenica 30 agosto, sempre nella Collegiata di San Nicola, il solenne Pontificale alle 10.30 e, a seguire, la processione con la statua del Santo patrono. Alle 18 la Messa vespertina. Per il programma civile, spettacoli musicali in entrambe le serate e, domenica 30, fuochi pirotecnici e l’estrazione della lotteria. Originario di Napoli, l’abate Agnello trovò rifugio a Guarcino nel 581, quando si allontanò volontariamente dai napoletani per sfuggire alla popolarità che lo aveva avvolto, dopo aver difeso la città dall’invasione longobarda. A Guarcino rimase 7 anni, ma la sua fama rimase anche nei tempi successivi.