Alatri: torna la tradizione della reliquia di San Sisto trasportata dalla mula bianca

Alle 18 di sabato 10 gennaio, presso la Concattedrale San Paolo, l’arcivescovo Santo Marcianò presiederà ad Alatri il primi Vespri solenni in onore di San Sisto, patrono della città e copatrono della diocesi. L’arcivescovo tornerà poi ad Alatri domenica 11 gennaio, per il Pontificale, la cui cerimonia prenderà il via alle 16.45, con il raduno dei fedeli presso la chiesa di San Matteo. Da qui il corteo muoverà verso la Concattedrale di San Paolo e quest’anno, per la prima volta, la mula bianca trasporterà la reliquia del santo, rievocando quanto accaduto nel 1132, così come deciso da monsignor Marcianò, unitamente dal parroco, don Walter Martiello, e al priore, Giulio Di Vico. Anche l’amministrazione comunale ha espresso il pubblico ringraziamento per questa decisione. Alle 17.30 la celebrazione del Pontificale. Celebrazioni che riprenderanno martedì 13, con l’esposizione della reliquia del piede di San Sisto. Nel manifesto trovate il programma completo, con tutte le celebrazioni di questi giorni.

Santuario della Santissima verso la chiusura con le Messe di tre Vescovi

Domenica 19 ottobre l’arcivescovo Santo Marcianò salirà per la prima volta al santuario della Santissima Trinità di Vallepietra dove, una volta accolto dal rettore monsignor Alberto Ponzi, celebrerà Messa alle 11, davanti alle numerose compagnie di fedeli che continuano a salire al santuario. Domenica 12 ottobre, sempre alle 11, la Messa verrà invece celebrata dal vescovo emerito Ambrogio Spreafico. Domenica 26 ottobre l’altro emerito, monsignor Lorenzo Loppa, celebrerà Messa, sempre alle 11. Sabato 1 novembre le Messe verranno celebrate ogni ora, dalle 9 alle 12. Domenica 2 novembre, prima della lunga pausa invernale, chiusura del santuario, con la Messa alle 10.30. La riapertura è prevista, come da calendario di ogni anno, per il 1° maggio del prossimo anno.

L’emozione della comunità di Vallepietra in quel legame antico col “Pianto delle zitelle”

E’ stato un pomeriggio davvero speciale quello di sabato 13 settembre per la comunità di Vallepietra grazie all’opera cinematografica del 1939 e premiata alla rassegna di Venezia in quell’anno “Il Pianto delle Zitelle: in memoria delle comunità pellegrine”. E’ stato un emozionante viaggio tra neorealismo e attualità, tra passato presente e futuro. Ma soprattutto una specifica volontà di voler tramandare alle nuove generazioni il significato profondo del legame storico e religioso tra il suo Santuario, il suo territorio e le comunità pellegrine. Con il chiaro obiettivo di costruire insieme un percorso comune di crescita culturale. Questi alcuni momenti dell’intenso pomeriggio che si è vissuto a Vallepietra dove si è svolto sabato il momento clou del progetto “Restare per raccontare 2025” promosso dalle associazioni “Ara Antica” “Oasi Felice” e “Don Salvatore Mercuri”, con il coordinamento della dott.ssa Elisabetta Giovagnoni. L’evento pomeridiano si è svolto in una sala strapiena dell’Ostello del Pellegrino ed ha vissuto tre specifici momenti: il convegno con ospiti illustri, la proiezione del documentario “Il Pianto delle Zitelle’ (1939). Ed infine la visita alla mostra “Giacomo Pozzi Bellini. Dove tutto ebbe inizio” curata dalla dott.ssa Elisabetta Giovagnoni, una raccolta esclusiva di foto inedite tratte da frames originali del film. Il convegno Hanno portato il loro saluto il sindaco di Vallepietra Daniele Mioni e il rettore del Santuario don Albero Ponzi. A coordinare gli interventi Marjangela Davani. La presidente dell’associazione “Ara Antica” Cristina Dantimi ha sottolineato l’importanza dell’evento ringraziando i partecipanti, le associazioni e tutti coloro che hanno dato un contribuito. . E proprio la dottoressa Giovagnoni storica dell’arte ricercatrice, impegnata nella rivalutazione e divulgazione dell’opera di Pozzi Bellini e che ha curato la mostra ha aperto gli interventi. . Durante gli interventi si è ricordato come l’opera fu censurata dal regime fascista elemento che portò ad una fiera opposizione del regista. Ma su questo punto Arnaldo Bonzi socio senior della Graphicolor S.r.l., già assistente fotografico di Giacomo Pozzi Bellini, dal 1954 al 1964, con cui continuò a collaborare sino alla morte dello stesso Bellini, avvenuta a Roma il 10 luglio 1990 è stato chiaro. . Ha chiuso gli interventi il professore e storico cinematografico Massimo Cardillo ringraziando per l’ospitalità. . Ha chiuso gli interventi Maria Francesca Tiraterra. < Nel 1939 a Venezia il documentario “Il Pianto delle Zitelle” fu premiato e riproporlo oggi nel 2025 a Vallepietra ha un significato profondo. Noi dobbiamo ricordare, raccontare e trasformare. La mostra che proponiamo è per il bene di Vallepietra. Dobbiamo promuovere il sapere confrontandoci, lavorando insieme. Questo progetto “Restare per Raccontare” è un punto d’inizio. Ecco perché è fondamentale lavorare insieme, proporre ed attivarci per il bene della comunità in cui fondamentale è la presenza dei giovani. Dobbiamo ricreare un tessuto sociale comune>.Chiusi gli interventi si è avuta la proiezione del documentario che ha emozionato i presenti che si sono proiettati in un pellegrinaggio del 1939, pellegrinaggi che oggi proseguono con la stessa devozione. Altro aspetto che si è manifestato durante la proiezione è stato quello che durante il racconto sulla proiezione c’è stato un brusio di sottofondo perché ogni presente ha riconosciuto un parente e per questo motivo si sono toccati momenti ancora più emozionanti. A conferma di come il passato sia il presente e futuro della storia di Vallepietra e del Santuario. Infine la visione poi delle tele della mostra “Giacomo Pozzi Bellini. Dove tutto ebbe inizio”, una raccolta esclusiva di foto inedite tratte da frames originali del film “Il Pianto delle zitelle” ha chiuso un pomeriggio e prima serata da incorniciare per Vallepietra. Anche in questa circostanza alcuni presenti hanno rivisto nelle immagini esposte loro familiari e la commozione nei loro occhi e ricordi ha preso il sopravvento. Un pomeriggio speciale che ha evidenziato come questo documentario e immagini sia stato un ritrovarsi tra generazioni. Nella speranza di tutti che sia un inizio di un processo di valorizzazione del territorio e delle sue peculiarità, storiche, religiose e culturali. Nel segno del ricordo e del futuro prossimo.

Tradizione e fede: restaurato il documentario del 1939 “Il pianto delle zitelle”

Sabato 13 settembre 2025, presso le sale dell’Ostello del Pellegrino di Vallepietra, si terrà l’evento clou del progetto pilota “Restare per Raccontare 2025” promosso dalle associazioni “Ara Antica”, “Oasi Felice” e “Don Salvatore Mercuri”, con il coordinamento della dott.ssa Elisabetta Giovagnoni ed il patrocinio della Città Metropolitana di Roma Capitale e del Comune di Vallepietra. L’iniziativa, articolata su due eventi, è un’immersione profonda nella memoria visiva, sociale e poetica del pellegrinaggio al santuario della Santissima Trinità, sospeso tra tradizione e cambiamento. Si parte con l’inaugurazione della mostra “Giacomo Pozzi Bellini. Dove tutto ebbe inizio” curata dalla dott.ssa Elisabetta Giovagnoni: una raccolta esclusiva di foto tratte da frames originali del documentario “Il Pianto delle zitelle” (1939) di Giacomo Pozzi Bellini (sceneggiatura di Emilio Cecchi, musiche di Luigi Colacicchi), custodite per decenni presso la Graphicolor S.r.l. di Roma, ove ha sede l’Archivio Pozzi Bellini, ed ora, finalmente, visibili al pubblico. La mostra si è avvalsa del prezioso contributo del sig. Arnaldo Bonzi, custode dell’archivio e già assistente di Pozzi Bellini dal 1954 al 1964, con cui continuò a collaborare sino alla morte dello stesso Bellini, avvenuta a Roma il 10 luglio 1990. Seguirà la proiezione speciale della versione integrale originale restaurata del documentario “Il Pianto delle zitelle” (1939), regia di Giacomo Pozzi Bellini, che ottenne il primo premio nella sezione documentari alla VII Mostra del Cinema di Venezia del 1939 ma che in fase di distribuzione fu pesantemente amputato dalla censura fascista. Si tratta di un evento molto importante per Vallepietra, dove tutto ebbe inizio e dove la pellicola integrale non è mai stata proiettata. L’evento segue la prima proiezione ufficiale dello scorso ottobre a Roma, in occasione della Festa del Cinema e la seconda, presentata a giugno, nella sezione documenti e documentari del festival “Il Cinema Ritrovato” di Bologna. Il recupero della versione originale integrale del documentario è frutto del lavoro di ricerca della dott.ssa Giovagnoni. La copia recuperata proviene dalla Cinémathèque Française di Parigi, dove lo stesso Pozzi Bellini riuscì a metterla in salvo grazie alla sua amicizia con Henry Langlois. Nel 2024 Il film, a partire dal negativo originale e dalla copia di prima generazione presentata alla VII Mostra del Cinema di Venezia del 1939, è stato sottoposto a restauro in 4K dalla Cineteca di Bologna presso il laboratorio ‘L’Immagine Ritrovata’ (il “Color Grading” è stato supervisionato da Luca Bigazzi). Considerato il primo esempio di documentario antropologico in Italia, e consacrato nel tempo come un’opera neorealista ante litteram, “Il Pianto delle Zitelle” di Giacomo Pozzi Bellini racconta il pellegrinaggio che le genti di Ciociaria e d’Abruzzo compiono ogni anno al Santuario della Santissima Trinità a Vallepietra, sul monte Autore, la domenica dopo la Pentecoste. Culmine della festa il cosiddetto ‘pianto delle zitelle’, il canto delle giovani ragazze non maritate del paese. Sebbene sia stato girato nel 1939, oggi il film assume un valore che travalica quello del semplice documento storico-antropologico trasformandosi in un potente strumento mnemonico: è il filo narrativo che collega il passato al presente documentando i gesti, i canti e le strade percorse, mostra la geografia della devozione, mappando paesaggi fisici e contorni spirituali. Per i promotori dell’iniziativa, questa lettura offre spunti di riflessione sull’evoluzione del pellegrinaggio e del tessuto sociale ed economico dei nostri territori montani, costretti ad affrontare lo spopolamento, il cambiamento dei modelli di lavoro e la diluizione culturale. Il programma Ore 17.30 apertura della manifestazione con indirizzo di saluto del Sindaco di Vallepietra, seguiranno interventi di: Elisabetta Giovagnoni, storica dell’arte ricercatrice, impegnata nella rivalutazione e divulgazione dell’opera di Pozzi Bellini; di Arnaldo Bonzi, custode dell’Archivio Pozzi Bellini, già assistente del fotografo; Massimo Cardillo, storico, critico cinematografico: “La memoria a 35 mm. Ipotesi e proposte per un progetto su Ciociaria e Cinema” e del Direttivo dell’Associazione Culturale Ara Antica: “Vallepietra tra memoria e resilienza”. Ore 19.00 inaugurazione della mostra “Giacomo Pozzi Bellini. Dove tutto ebbe inizio” Ore 20.30 proiezione speciale del documentario restaurato “Il Pianto delle zitelle” (1939), regia di Giacomo Pozzi Bellini

Guarcino celebra la Madonna della Neve

5 Agosto, festa della Madonna della Neve, protettrice di Guarcino. Nel santuario a Lei dedicato martedì 5 agosto alle 17.30 la recita del Rosario e alle 18 la solenne Messa cantata; in occasione della festa, il Santuario resterà aperto ai fedeli tutto il giorno. Il gruppo “Devoti della Madonna della Neve” (di cui è amministratore Pino Flori, che ringraziamo per queste info e per le note che seguono) in occasione della festa offrirà un omaggio floreale alla Vergine della Neve. Il Santuario della Madonna della Neve di Guarcino è stato ricostruito completamente nel 1956 (dopo soltanto un anno di intenso, inizio lavori 11 febbraio 1955 e termine il 5 agosto 1956) dopo la distruzione dell’ultimo conflitto bellico, grazie alla fattiva collaborazione di tutto il popolo di Guarcino, spronato dall’allora parroco don Pietro Di Fabio (nella foto in basso), deceduto il 30 gennaio 2012, dopo aver prestato servizio come parroco e Rettore del Santuario per oltre 50 anni. Il santuario conserva al suo interno l’Immagine della Madonna della Neve che, secondo la tradizione, viene attribuita alla scuola di Giotto e che rimase intatto durante il crollo del sacro tempio. La nuova chiesa è a tre navate e una vetrata posta sulla facciata ricorda questo evento di affraternamento devozionale. Due altre vetrate poste ai lati del portale principale raffigurano Sant’Agnello, patrono del paese, e San Giuseppe. All’interno, oltre all’immagine della Vergine con Bambino risalente all’età tardo medievale, principale oggetto di culto da parte dei fedeli, si può ammirare nell’abside un mosaico, opera di G. Savini raffigurante il Cristo Redentore e due venerate statue di San Luigi Gonzaga e San Pio X.Oggi il Santuario si presenta in tutta la sua bellezza ristrutturato, con al centro dell’abside la miracolosa Immagine della Madonna della Neve e ornato di vetrate con i misteri del Rosario e con un bellissimo mosaico raffigurante il Cristo in trono.La festa della Madonna della Neve, alla quale partecipa tutto il popolo di Guarcino che la venera come protettrice, ma anche da tanti fedeli che provengono dai paesi vicini, si svolge il 5 agosto, ma altre feste si svolgono nel sacro luogo come la festa della Madonna di Lourdes (nel piazzale del Santuario è stata riprodotta fedelmente la Grotta di Lourdes) l’11 febbraio e il mese mariano.

“Parrocchie in comunione con Maria”: il ricavato delle feste per realizzare una struttura per anziani e disabili

Una struttura a servizio dei disabili e degli anziani verrà realizzata grazie anche a parte dei ricavati delle feste patronali delle “parrocchie in comunione con Maria”, ovvero dell’unità pastorale che comprende le comunità di Mole Bisleti, Laguccio, Pignano, Sant’Emidio e Basciano. Si tratta di una iniziativa «che ci permetterà di vivere le feste in maniera autentica, ravvivando il dono di Dio nelle nostre vite», ha scritto il parroco don Luca Fanfarillo in una lettera aperta a tutti i parrocchiani, pubblicata integralmente anche sul sito della diocesi, ricordando anche che tutto muove anche dall’invito di papa Francesco «a un impegno concreto verso le situazioni di svantaggio». Tanto più in questo Giubileo «anno di Grazia per tutti noi, un momento prezioso di profonda riflessione e riconciliazione con Dio e con i fratelli. Le nostre feste patronali – aggiunge il parroco – saranno un’opportunità per riscoprire la fede e sentirci parte attiva della comunità». Ma ecco IL TESTO COMPLETO DELLA LETTERA scritta dal parroco e che contiene anche il calendario delle feste patronali delle varie contrade: “Carissimi parrocchiani e amici delle parrocchie.incomunioneconMaria, in questo Anno Santo del 2025, mentre celebriamo il Giubileo della Speranza, desidero raggiungere ciascuno di voi attraverso queste parole in occasione delle nostre Feste Patronali.  Il Giubileo rappresenta un anno di Grazia per tutti noi, un momento prezioso di profonda riflessione e riconciliazione con Dio e con i fratelli. Le nostre Feste Patronali saranno un’opportunità per riscoprire la fede e sentirci parte attiva della Comunità. Queste celebrazioni hanno il compito essenziale di annunciare Gesù, pertanto, saranno vissute con maggiore sobrietà e spirito religioso. Il programma religioso avrà un ruolo centrale, ma queste feste saranno anche momenti di incontro fraterno e amicizia nella semplicità. Queste le date delle nostre Feste Patronali: – Festa del Sacro Cuore a Laguccio: 29 giugno – Festa di Sant’Emidio: 10 agosto – Festa della Madonna del Rosario a Mole: 7 settembre – Festa di Maria Santissima Addolorata a Pignano: 21 settembre – Festa di San Francesco a Basciano: 4 ottobre   Alcuni parrocchiani passeranno nelle famiglie per raccogliere un’offerta libera. Quest’anno, seguendo l’invito di Papa Francesco che ci incoraggia a un impegno concreto verso le situazioni di svantaggio, come Comunità cristiana abbiamo deciso di destinare parte del ricavato delle feste al progetto proposto dalla Comunità Servizio di Mole Bisleti. Tale progetto mira alla realizzazione di una struttura per l’accoglienza di disabili e anziani delle nostre zone, un’iniziativa che ci permetterà di vivere le feste in maniera autentica, ravvivando il dono di Dio nelle nostre vite. Uniti nel cuore, preghiamo affinché i nostri Santi Patroni ci benedicano e ci guidino sempre nel cammino di fede. Don Luca”.

Il vescovo Ambrogio ai pellegrini della Santissima: «Siate pacifici e pacificatori»

In occasione della festa della Santissima Trinità, nel tardo pomeriggio di sabato 14 giugno il vescovo Ambrogio Spreafico ha presieduto la celebrazione eucaristica al santuario di Vallepietra, davanti ad un migliaio di fedeli, rappresentanza dei circa ottomila che nello scorso fine settimana sono saliti fino agli oltre mille metri del sacro speco, a volte anche con un pellegrinaggio di più giorni a piedi, soprattutto dalle province di Frosinone, Roma e Latina e dal confinante Abruzzo. Pellegrini che il vescovo ha salutato all’inizio della Messa, ringraziandoli per la partecipazione a questa «festa di comunione di vita e di amore tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, perché il Signore si occupa di noi e ci insegna ad occuparci degli altri e non solo di noi stessi, come invece spesso si fa nella vita». Nel corso dell’omelia, il vescovo di Anagni-Alatri ha subito ripreso proprio il concetto iniziale, dicendo tra l’altro: «La Trinità ci mostra una cosa molto bella: il vivere gli uni per gli altri e con gli altri. Così ha voluto Dio Padre, con il Figlio e lo Spirito Santo, per questo noi ascoltiamo la sua Parola,  questa Parola che nella vita della Chiesa è accompagnata dallo Spirito che anima la vita. Ma per vivere in comunione bisogna che la Parola si ascolti. Uno dei grandi problemi del mondo di oggi e che noi non ci ascoltiamo, ognuno si fa gli affari suoi, e quando uno ti vuol parlare, rispondiamo: stringi, che ho da fare. Le famiglie a tavola, a casa, invece di ascoltarsi chattano con il telefonino, qualche volta perfino a Messa ci sono persone che rispondono ai messaggi. Ma così non viviamo bene perché non ci ascoltiamo. Come fai a voler bene ad una persona se non la ascolti, se non capisci chi è, se non ascolti i suoi dolori, le fatiche, le  speranze, le attese? Se quando vedi un tuo amico con la faccia un po’ triste ma non gli chiedi cosa ha?». Monsignor Spreafico ha quindi rimarcato l’importanza «della comunione e dell’ascolto: la comunione d’amore si vive ascoltandoci, parlandoci, nella pazienza di capire che in ognuno di noi c’è il bisogno di essere amato», con l’attenzione anche nelle piccole cose:  «Se un tuo amico compie gli anni chiamalo, non mandargli solo un messaggio; altrimenti, dov’è l’amicizia, la relazione? Come si fa a far crescere i giovani se non li ascoltiamo, se non proviamo a capire cosa hanno dentro?». Rifacendosi alla prima lettura del giorno, Spreafico ha quindi riecheggiato la bellezza del luogo in cui sorge il santuario della Santissima Trinità «ma tante volte sappiamo capire la bellezza in cui viviamo, come ad esempio abbiamo ridotto male la Valle del Sacco per  il denaro, l’affarismo, la corruzione». E qui il vescovo ha ricordato, tracciandone l’esempio, la figura di Floribert Bwana Chui, beatificato domenica 15 giugno (cerimonia cui Spreafico ha preso parte), giovane congolese funzionario doganale e volontario della Comunità di Sant’Egidio che non si fece corrompere a motivo della sua Fede e che per questo fu torturato e ucciso: «Si resiste con il Vangelo e l’amore, l’unica vittoria è l’amore, il resto è perdita: questa è la verità della vita che la Trinità ci dice; se volete essere felici prendetevi cura gli uni degli altri, chi pensa solo a se stesso non sarà mai contento, avrà sempre da lamentarsi, da ridire. Vuoi essere felice? Allora occupati di qualcuno, vai a trovare un vecchio solo nelle Rsa, fai l’elemosina se te la chiedono. Prendetevi cura della vita e di tutti, con rispetto, perché la Trinità ha impresso l’immagine di Dio in ognuno di noi, anche in chi ha fatto il male e che noi dobbiamo aiutare a capire che c’è del bene anche in lui». Il vescovo ha poi esortato a seguire lo Spirito di Dio «che ci deve rianimare, aiutare a cambiare pensieri  e sentimenti che talvolta ci portano lontano dagli altri; lo Spirito è speranza. Non dire: ma io cosa posso fare se sono vecchio, se non ho tempo? No, tu puoi essere uomo e donna dello Spirito, aiutare gli altri, vivere in armonia. Questa non è solo una festa bella ma qualcosa c he ci fa vivere, sperare, essere protagonisti del bene per cambiare il mondo e noi stessi. Non cedete mai alla discordia, all’inimicizia: siate pacifici e pacificatori», è stato l’augurio finale rivolto ai tanti pellegrini. E lo straordinario tributo di fede è stato rimarcato anche da don Alberto Ponzi, rettore della Santissima Trinità e presenza instancabile per le migliaia di pellegrini che da maggio a ottobre salgono al monte di Vallepietra.

Santuario di Vallepietra in festa per la Santissima Trinità

Il santuario diocesano di Vallepietra si appresta a festeggiare la Santissima Trinità, titolo cui è dedicato – tra i pochi in Italia e in Europa, questo sacro speco. Il tutto si articolerà nel fine settimana del 14 e 15 giugno. Questo il programma nel dettaglio, a cominciare da sabato 14 giugno: inizio delle celebrazioni alle 7 e andranno avanti fino alle 12.30; alle 17 la Messa e alle 18 la solenne celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo diocesano Ambrogio Spreafico; alle 23 la suggestiva Messa in notturna. Domenica 15 giugno la Messa dell’alba verrà celebrata alle 5; alle 6 la caratteristica rappresentazione del “pianto delle zitelle”. Per quanto concerne il paese di Vallepietra, sabato 14 giugno si celebreranno due Messe nella chiesa parrocchiale, alle 17 e alle 18.30. Alle 20.30 la processione per le strade del paese, con la partecipazione delle “compagnie”. Ricordiamo che nel mese di giugno il santuario è aperto tutti i giorni, dalle 8 alle 17. La Messa nei giorni feriali viene celebrata alle 10.30, mentre nei giorni festivi le Messe vengono celebrate alle 8-9-10-11-12 e 15.30. Ci sono sempre a disposizione dei sacerdoti per accostarsi al sacramento della Riconciliazione, nell’apposita area al coperto: nei giorni feriali dalle 9 alle 10.30 e nei festivi dalle 8 alle 12. Nella cappella del Santissimo Sacramento c’è inoltre la possibilità dell’adorazione eucaristica. Saranno questi i giorni di maggiore affluenza al santuario di Vallepietra, anche quest’anno meta incessante di pellegrini e fedeli anche dalle province e dalle regioni circostanti, spesso a piedi dopo giorni e giorni di cammino. Si raccomanda sempre, per motivi di sicurezza, di rispettare le delimitazioni dei passaggi pedonali debitamente indicati. E’ previsto anche un servizio navetta dal parcheggio al santuario, per disabili e persone anziane, le cui modalità di utilizzo sono riportate sui social del Comune di Vallepietra.

La Confraternita di Vallepietra al Giubileo: il culto della Santissima per le strade di Roma e nei cuori del mondo

Anche la Confraternita della Santissima Trinità di Vallepietra ha partecipato, nello scorso fine settimana, al Giubileo delle Confraternite che si è tenuto a Roma, vivendolo nell’accezione più piena del significato, ovvero come un’esperienza di fede e comunione. Lasciamo però che sia Paolo De Santis, Priore della Confraternita, a raccontare quanto avvenuto e vissuto a Roma, ringraziandolo per questo prezioso contributo, pubblicato anche sulle pagine social della Confraternita: «Il 17 maggio 2025 resterà una data impressa nei cuori dei confratelli e delle consorelle della Confraternita della Santissima Trinità. In occasione del Giubileo delle Confraternite, abbiamo avuto l’onore e la responsabilità di rappresentare tutte le compagnie legate al culto della Trinità, partecipando alla solenne processione a Roma. Fin dalle prime ore del mattino, la Capitale è stata invasa da migliaia di confraternite provenienti da ogni parte del mondo: una moltitudine di mantelli colorati, stendardi, simboli sacri, tradizioni e accenti diversi, tutti uniti sotto il segno della fede. Il nostro stendardo ha sfilato con orgoglio lungo le vie romane, portando con sé il cuore del Santuario della Santissima Trinità di Vallepietra, un luogo che per tanti è casa spirituale e simbolo di identità religiosa. È stato sorprendente e commovente constatare quante persone, anche straniere, conoscessero il nostro Santuario. In tantissimi si sono avvicinati per chiedere informazioni, scattare una foto con lo stendardo, condividere un ricordo o semplicemente per ringraziare. L’affetto e la curiosità della gente ci hanno profondamente toccato, confermando quanto il nostro Santuario sia un vero patrimonio immateriale, non solo per Vallepietra, ma per l’intera comunità dei fedeli. Intonare l’inno della Trinità per le strade di Roma, e vedere confraternite di altri Paesi – persino non italiane – unirsi al nostro canto è stato uno dei momenti più toccanti della giornata. Un’emozione che difficilmente potrà essere espressa a parole. Abbiamo camminato con fede e devozione fino al Circo Massimo, luogo in cui i due cortei principali si sono incontrati, dando vita a un mosaico straordinario di culture religiose. Particolarmente suggestiva la presenza delle confraternite spagnole, con le imponenti statue della “Semana Santa”, come la Madonna della Esperanza di Malaga, portata da 270 uomini e pesante oltre cinque tonnellate. Un trionfo di fede popolare che ha lasciato senza parole turisti e pellegrini. La nostra presenza alla processione non è stata solo un momento celebrativo, ma un segno concreto di appartenenza, di testimonianza viva e di apertura verso il mondo. Abbiamo stretto nuove amicizie, conosciuto realtà diverse, condiviso esperienze e ampliato i nostri orizzonti spirituali e culturali. Essere a Roma con il nostro stendardo è stato un onore indescrivibile. Abbiamo sentito il calore della gente, l’attenzione sincera verso il nostro Santuario e la forza della nostra fede condivisa. Sfilare tra migliaia di confraternite, vedere persone commuoversi al nostro passaggio, sentirsi parte di qualcosa di grande… sono emozioni che non dimenticheremo mai. La Trinità ci guida e ci unisce, oggi più che mai. Tornati a casa, portiamo con noi non solo l’orgoglio di aver rappresentato Vallepietra e il suo Santuario, ma soprattutto la consapevolezza di far parte di una Chiesa viva, radicata nella storia e proiettata verso il futuro, unita nella fede e nella speranza.