Torre Cajetani ha ricordato fra’ Marcello, morto in odore di santità

La comunità di Torre Cajetani ha reso omaggio alla memoria di fra’ Marcello da Torre, un religioso originario del paese, insigne predicatore e morto in odore di santità nel 1609, con una Messa in suffragio celebrata dal parroco don Rosario Vitagliano nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta. “La morte di fra Marcello  – come scrive lo storico locale Gabriele Paris in una dettagliata pubblicazione – suscitò interesse nelle cronache Francescane e non solo del suo tempo. Un errore di trascrizione nella prima edizione degli Annali lo indicò originario di Torre in Sabina. Nonostante ciò, la devozione e la narrazione popolare dei torrigiani rimasero inalterate. Nei resoconti dell’epoca, fra Marcello è descritto come un autentico ‘penitente cristiano’, una figura straordinaria, esemplare nella virtù e dotata di grande eloquenza. Nel corso degli anni, gli abitanti di Torre fecero frequenti pellegrinaggi alla sua tomba a Priverno. Intorno alla metà del XVII secolo il suo corpo fu traslato nella chiesa locale, mantenendo intatta la fervente devozione dei compaesani; anche dopo la sua morte, si narrarono numerose grazie e miracoli attribuiti a lui. Con il passare del tempo, la venerazione andò progressivamente affievolendosi, finché nel 1872 l’Arciprete di Torre Don Serafino Dell’Uomo eseguì una prima ricognizione delle sue spoglie, ravvivando l’interesse. Nel 1946, su impulso di Giulio Cesare Gerlini, l’urna venne trasferita nel reliquiario della chiesa, contribuendo a rinvigorire la devozione grazie alle sue ricerche storiche e fotografiche. Nel luglio 1972, in occasione del centenario della prima ricognizione, fu eseguito un nuovo controllo sulle spoglie e l’urna fu spostata a destra dell’entrata della chiesa, dove precedentemente si ergeva l’altare delle Anime Purganti5. Infine, nel 2019, con i lavori di restauro della chiesa, l’urna fu collocata nella sua attuale sistemazione. Un’iscrizione sotto l’urna commemora questa storia, testimonianza di una devozione che ha attraversato i secoli”. Diversi i miracoli ricondotti a questo religioso, sia in vita che dopo la morte. Il nome preciso di fra’ Marcello, invece, non è stato ancora individuato. Nel 1664 il dottor Felice De Luca scrisse una biografia sul frate, ma ad oggi non è mai stata rinvenuta. In paese, inoltre, già nel 1900 non c’erano più suoi discendenti diretti, per cui non è stato possibile attingere ad altre fonti. Al religioso è stata dedicata anche questa poesia, scritta  da Maria Pia Fagiolo: FRA MARCELLINO (dalla Torre) Si partito dalla Tore pe’ i a fatte cappuccino – predicatore pe’ convertì la gente a nóstro Signore. Di sacrifici ni si fatti tanti, ca’ tinaristi sta’ tra gli Santi. Stai sulo in “odore di Santità” e pe’ ‘sta causa tèta pregà pe’ ottené le grazie ca ce vóto… pe’ diventà Santo te tinimota ‘nvocà vidi ‘n po’, se ‘nu miraculo iu po’ fa’. Nù ricurdamoce perciò quanno passimo denanze a fra Marcellino de di’ ‘n’orazione pi ‘stu Capuccino e de ghiedece de facce ca grazia che ghiedimo accusì, iu fao Beato e doppo Santo e pe’ la Tore sarà ‘n’atro vanto. Maruma me diceva che ‘nu scalino della chiesa, all’entrata laterale o alloco vicino, era iu cuscino de fra Marcellino. È vero o no, nu’ lu saccio ma lo vóglio raccuntà, è ’na tradizzione da tramandà. Ti prighimo fra Marcellino De prutegge i torriciani Che da oggi te pregheno tanto pure se nu’ t’ao fatto Santo.

Alatri, canti, religiosità e tradizioni: quante riscoperte

Sarà una domenica speciale per i ragazzi dell’Associazione Insieme di Alatri, una onlus che segue da vicino persone diversamente abili, che oggi presenteranno il canto tradizionale “Madonna della Civita”, nell’ambito di un progetto per riscoprire le cosiddette “cantarelle” alatrensi. Con fisarmonica e coro i ragazzi si esibiranno in tre chiese cittadine: alle 15 alla Madonna di Lourdes, in località Porpuro; alle 16 nella chiesa parrocchiale dell’Immacolata Concezione, a Collelavena, e alle 17.15 a Santa Maria della Mercede, nella frazione della Fiura.Sempre per quanto concerne i suoni e i canti popolari di Alatri, proprio in questi giorni arriva a compimento un progetto, varato nel 2019, con la pubblicazione (per i tipi di Squilibri) di un volume e tre CD allegati: è questo l’ultimo atto di “Our Folksongs”, iniziativa dell’Associazione Gottifredo che mette insieme ricerca folclorica, raccolta e scrittura dei canti e delle musiche, rielaborazione artistica e attività formative. E che porta anche a far conoscere, mezzo secolo dopo la registrazione, un prezioso “corpus” di canti raccolti nella campagna di Alatri. Il tutto è stato curato dalla etnomusicologa Giuseppina Colicci, con un prezioso e certosino un lavoro di ricerca e rielaborazione di canti popolari dell’area di Alatri, città che ha iniziato piuttosto tardi ad affrontare con metodologia scientifica il suo repertorio di musiche di tradizione orale tanto che di esso non reca traccia neppure la raccolta più importante di musica popolare ciociara, quella di Luigi Colacicchi. Una sezione di canti popolari di Alatri, registrati nella zona di Intignano, e come viene ricostruito dalle note introduttive al libro, in realtà è presente nel volume di Ivan Cavicchi, “Mo ci risento ‘ste voci antiche”, che ha costituito una base di partenza per i giovani del gruppo I Trillanti che si sono messi alla ricerca dei cantori e dei brani censiti in quel testo e che, grazie a una continua, affettuosa opera di interrogazione hanno ricostruito e arricchito i lineamenti di un mondo musicale ormai avviato alla scomparsa. Dalle ricerche de “I Trillanti” e dal loro incontro con i compositori Antonio D’Antò e Luca Salvadori è nato tutto il resto.

Miracolo eucaristico di Alatri: le celebrazioni

Da martedì 12 a domenica 17 marzo si rinnova ad Alatri la devozione verso il miracolo eucaristico, detto anche dell’ostia incarnata, con il momento centrale che verrà vissuto mercoledì 13 con la Messa presieduta dal vescovo Ambrogio Spreafico e il rinnovarsi del recente gemellaggio di fede stabilito con Verona, di cui diremo meglio tra poco. Ricordiamo innanzitutto che il miracolo risale al 1228 quando – secondo una tradizione così tramandata – una ragazza del posto, delusa da un amore finito, si recò da una fattucchiera e questa le suggerì di bere un filtro magico, che però andava preparato con un’ostia consacrata. La ragazza andò quindi a comunicarsi ma riuscì a nascondere l’ostia e la nascose in un fazzoletto, riponendola in una madia, ma non portandola subito dalla fattucchiera perché presa da sensi di colpa. Quando si decise a farlo, tre giorni dopo, invece della particella bianca trovò un’ostia viva, di carne e rossa di colore. Si rivolse quindi ad un sacerdote e questi al vescovo che a sua volta interpellò papa Gregorio IX; il pontefice riconobbe l’avvenuto miracolo e lo certificò con una Bolla del 13 marzo 1228. Da allora la devozione non è mai venuta meno e da secoli l’ostia si trova in un ostensorio-reliquiario conservato nella Concattedrale di San Paolo (Civita), con quello di Alatri che è stato inserito a pieno titolo nel novero dei miracoli eucaristici italiani. Tornando al programma religioso di questi giorni, martedì  12 si comincia con la Messa in Santa Maria Maggiore, alle 17.30 e, a seguire l’adorazione eucaristica. Il 13 marzo, giorno anniversario della Bolla “Fraternitas tuae” di papa Gregorio IX, dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 17.15 l’ostensorio verrà debitamente esposto alla visione e alla preghiera dei fedeli, con un servizio di vigilanza garantito dai volontari dell’associazione carabinieri in congedo. Alle 17, e prima della processione con la reliquia, il vescovo Ambrogio Spreafico presiederà la solenne celebrazione eucaristica, assieme a 4 sacerdoti della diocesi di Verona, che torneranno in Ciociaria, assieme ad un gruppo di fedeli, a poche settimane di distanza dal pellegrinaggio dell’ostia incarnata di Alatri nella diocesi veneta. Un pellegrinaggio che ha visto migliaia di fedeli nelle varie tappe tra chiese, monasteri e altri luoghi di culto a Verona e dintorni.  Domenica 17 marzo, infine, sempre in Concattedrale, con inizio alle 17, si terrà la rassegna di musica corale sacra, giunta alla 18^ edizione, con la partecipazione delle corali di Alvito, Veroli e Alatri.

Ministero del Lettorato per i nostri due seminaristi

Nuovo passo verso il sacerdozio per i seminaristi diocesani Lorenzo Ambrosi e Lorenzo Sabellico: entrambi riceveranno il ministero del Lettorato mercoledì 13 marzo, alle 18.30, nel corso di una celebrazione eucaristica che si terrà presso la cappella Mater Salvatoris del seminario regionale Leoniano di Anagni, presieduta dal vescovo di Tivoli e Palestrina, Mauro Parmeggiani. Ambrosi e Sabellico, di Fiuggi il primo e di Fumone il secondo, sono entrati insieme in seminario 5 anni fa e si trovano ora al quarto anno formativo. Con i due seminaristi della diocesi di Anagni-Alatri, il Lettorato verrà conferito anche ad altri 5 seminaristi di varie diocesi del Lazio meridionale e suburbicarie di Roma, pure studenti del Leoniano, ovvero Agostino De Santis, Agostino Iafano, Leonardo Conte, Paolo Cola, Samuele Mazzoli. Tutti loro accompagniamo con la nostra preghiera.

Alatri: il vescovo in visita in ospedale e alla parrocchia della Fiura

Sabato 10 e domenica 18 febbraio il vescovo Ambrogio Spreafico ha fatto visita ad Alatri a due importanti realtà: una, l’ospedale San Benedetto, importante per l’intero territorio diocesano ma anche per quello provinciale, e l’altra – la parrocchia della Fiura – tra le più grandi presenze pastorali della città, con i suoi circa 4.500 abitanti e un territorio che arriva fino ai confini con Veroli e Collepardo. All’ospedale di Alatri il vescovo è stato accolto dal cappellano, don Alessandro Tannous, e con questi ha celebrato Messa al cambio turno delle 14, così da dare la possibilità a più personale possibile, sia medico che paramedico, di partecipare al rito, insieme ai malati che hanno potuto deambulare fino alla cappella ospedaliera. Spreafico, che ha così voluto suggellare le celebrazioni per la Giornata del malato insieme a quella interdiocesana di Fiuggi di domenica 11 febbraio, nel corso dell’omelia ha ricordato l’importanza di farsi prossimi con i malati e i sofferenti. La solitudine per queste persone è ancora più brutta, ha argomentato il vescovo, e tutti noi siamo chiamati a dare del tempo alle persone, a comunicare con gli altri, a non vivere isolati, in tanti “io” che non producono niente e che, anzi, fanno solo intristire le persone, giovani compresi, tutti intenti solo a pigiare sul telefonino, a chattare, senza curarsi del vicino di casa solo, dell’anziano che non ha nessuno che lo vada a visitare. Nella mattinata di domenica 18 febbraio, poi, il vescovo è tornato ad Alatri, nella contrada della Fiura e nella sua parrocchia, dedicata a Santa Maria della Mercede. Anche qui, insieme al sindaco Maurizio Cianfrocca,  è stato accolto da don Alessandro Tannous, il sacerdote che, insieme all’ospedale, porta avanti quest0altro compito pastorale. Originario del Libano, 47 anni, don Alessandro ora è anche cittadino italiano ed è parroco a La Fiura dal 2020, dopo aver servito in precedenza la parrocchia di Collepardo. Il vescovo Spreafico ha celebrato la Messa delle 11 e nel corso dell’omelia ha invitato a rapporti sempre più umani, nel segno della fratellanza e non di quelle critiche che servono solo a distruggere l’altro. «C’è bisogno di recuperare una dimensione sempre più umana e di costruire rapporti di armonia, di simpatia, senza star sempre lì a correre da una parte all’altra». Il vescovo ha benedetto anche gli anelli di una coppia di sposi della contrada, Giselda e Loreto, nel 50° di matrimonio e, al termine della Messa, si è intrattenuto a lungo con i fedeli per scambiare due chiacchiere.

Il vescovo pellegrino a piedi alla Santissima: «Camminiamo insieme»

Oltre duemila persone hanno partecipato, nella mattinata di venerdì 16 febbraio, al pellegrinaggio al santuario della Santissima Trinità, in occasione della festa dell’Apparizione, unico giorno in cui il sacro speco, chiuso da inizio novembre e maggio, riapre ai fedeli. In molti sono saliti a piedi da Vallepietra, guidati dal vescovo Ambrogio Spreafico, per un pellegrinaggio che è iniziato per l’appunto nella chiesa del piccolo borgo, dove il vescovo è stato accolto alle 7 del rettore del santuario e parroco di Vallepietra, monsignor Alberto Ponzi, e dal sindaco Flavio De Santis. «Ci tenevo tanto ad essere qui con voi, a farmi pellegrino con voi – ha detto il vescovo in un breve saluto prima della benedizione ai fedeli già radunati in chiesa – ed essere pellegrini vuol dire proprio questo: imparare a camminare con gli altri nella vita; durante un pellegrinaggio ci aiutiamo, ci sosteniamo; certo, ognuno ha il suo passo, ma nel cammino siamo sempre pronti ad aiutare gli altri. E non si va dove ognuno vuole, ma in questo caso insieme verso la Triniità». E così è stato: un fiume di gente ha quindi preso le mosse dalla bella piazzetta del paese, per inoltrarsi nei vicoli del borgo, quindi sfiorare le ultime case del paese, i campi coltivati, qualche cavallo e un asinello, il piccolo cimitero, un antico molino, zigzagando tra il Simbrivio che qui scorre, prima di gettarsi più a valle nell’Aniene. Così camminando, è stato anche recitato il Rosario, prima dell’ascesa vera e propria al santuario, dove alle 10.30 è stata celebrata la Messa, presieduta da Spreafico e con una decina di sacerdoti provenienti anche da diocesi limitrofe e pure dall’Abruzzo, alla testa di altrettante “compagnie” di fedeli. «E’ bello fare il pellegrinaggio in questo luogo dove veramente c’è il Dio unico in tre persone», ha detto all’inizio il vescovo di Anagni-Alatri e Frosinone-Veroli-Ferentino. Ringraziamo il Signore che ci aiuta a stringerci attorno all’altare, ad essere una comunità di fratelli e sorelle, anche con la grazia di Dio del silenzio, in un mondo dove le chiacchiere si sprecano». Nel corso dell’omelia, e prendendo spunto dalla lettura di Isaia appena declamata, Spreafico ha fatto riferimento al tempo difficile in cui viviamo, dove anche oggi «ci sono pochi ricchi e tanti poveri, in un mondo profondamente ingiusto. Quanta gente porta dei pesi e noi non ce ne accorgiamo? Gli anziani delle Rsa, i malati, quelli che vivono da soli. Ma abbiamo mai bussato alla porta del vicino che non vediamo da giorni, invece di giudicarlo?». Spreafico ha quindi invitato i presenti a vivere la Trinità «in un mondo che dovrebbe essere di fratelli. E allora, ognuno di noi può costruire un mondo migliore, però finiamola di lamentarci, di svegliarci la mattina e ce l’abbiamo sempre con tutti. No, la mattina diciamo una preghiera, fermiamoci almeno un minuto con il Signore e poi quando usciamo facciamo un sorriso al vicino che magari ci sta poco simpatico. Questi si meraviglierà, ma l’avremo “convertito” ad una nuova umanità». Sul senso del pellegrinaggio , il vescovo è tornato quindi ad esaltarne la bellezza «perché i pellegrini si fermano se c’è uno in difficoltà, si salutano, fanno amicizia. E noi nella fatica non dobbiamo mai dimenticare gli altri. Abbiamo bisogno di quella gentilezza che rende la vita più bella. In questo tempo di guerre, di tante violenze, anche nelle nostre città, noi però non dobbiamo cedere alla paura: affidiamoci a Dio, tenendoci per mano, abbracciandoci. Perché l’amore fa vivere, mentre la solitudine abbrevia la vita. Ognuno di noi deve star bene dove sta, deve essere felice dove si trova, perché non è il posto, ma quello che hai dentro che ti cambia la vita». Spreafico si è avviato a concludere l’omelia, volgendo ancora una volta lo sguardo alla montagna che sovrasta il santuario, rivolgendo un augurio ai presenti, ma anche alle comunità di appartenenza e a quanti saliranno da maggio prossimo al santuario: «La Trinità vorrebbe che fossimo felici così: amandoci l’un l’altro. Chiediamo alla Trinità che ci faccia vivere proprio così». di Igor Traboni

L’Ostia Incarnata è tornata ad Alatri dopo la peregrinatio a Verona

Il 12 febbraio si è conclusa la peregrinatio della reliquia dell’Ostia Incarnata del Miracolo eucaristico di Alatri in alcune parrocchie della diocesi di Verona. La reliquia è stato presa in consegna dalla delegazione della diocesi di Anagni Alatri, composta dal Vicario generale Mons. Alberto Ponzi, da don Edoardo Pomponi e don Pierluigi Nardi e quindi riportata in Ciociaria e ricollocata in sede nella concattedrale San Paolo di Alatri. La peregrinatio ha rappresentato ovunque, nelle parrocchie e chiese della diocesi veronese, un momento intenso di preghiera, come auspicato dal vescovo Ambrogio Spreafico nella Messa ad Alatri per la consegna della reliquia.

Il vescovo Ambrogio guida il pellegrinaggio a piedi alla Santissima

Il 16 febbraio si ricorda l’Apparizione della Santissima Trinità e, come consuetudine, dalla chiesa parrocchiale di Vallepietra, si sale in pellegrinaggio al Santuario. Questo è l’unico momento, nei mesi in cui il Santuario è chiuso (dal 3 novembre al 30 aprile), nel quale si può accedere a questo luogo sacro, santuario diocesano e punto di riferimento di fedeli e pellegrini della nostra diocesi, di tutto il Lazio e delle regioni limitrofe. Come ogni anno le celebrazioni si dividono in due giornate: il giorno dell’apparizione, venerdì 16 febbraio, alle 7 si parte a piedi dalla chiesa parrocchiale di Vallepietra. E quest’anno il pellegrinaggio sarà guidato da Monsignor Ambrogio Spreafico, Vescovo di Anagni-Alatri, che condurrà personalmente il corteo in pellegrinaggio verso il Santuario, dove poi presiederà alla celebrazione eucaristica, insieme a Monsignor Alberto Ponzi, rettore del Santuario. Il giorno successivo, sabato 17, alle 16.30 ci sarà la recita del Rosario, seguito alle 17 dalla celebrazione eucaristica presieduta dal Rettore Mons. Alberto Ponzi; a seguire, la processione del quadro con l’immagine della Trinità per le vie del paese. Negli ultimi anni la festa dell’apparizione sta diventando sempre più importante e molto partecipata, conducendo a Vallepietra centinaia di pellegrini che visitano e rendono grazie alla Trinità nell’unico giorno di riapertura della pausa invernale.

Dama Africa: solidarietà e iniziative concrete per la Tanzania

Metti un caldo ma piacevole pomeriggio d’estate nell’ambito di una bella festa parrocchiale come quella di Tecchiena Castello, con la presentazione del libro “La strada antica” di Silvio Campoli, un uditorio attento ma soprattutto partecipe dello scopo benefico dell’iniziativa ed ecco che un’altra cospicua somma di denaro – frutto delle vendite del libro interamente devolute alla causa – raggiunge la Tanzania per sostenere le opere di Dama Africa, la Onlus di Alatri che da circa 20 anni è vicina alla gente di quel Paese tra i più poveri del mondo, in maniera mirata, con progetti specifici. Grazie a questa e ad altre iniziative solidali, infatti, la Onlus ciociara ha potuto costruire il dispensario ‘Dama Africa’ con un laboratorio analisi, a Manioni, dove sono state edificate anche delle scuole dirette ora dalle suore. A Kimbici, invece, è stato realizzato un centro sociale diretto dai padri della Consolata ed è stata costruita anche una chiesa dedicata a San Sisto, patrono di Alatri. Nella popolosa area di Mafinca, infine, è attivo un laboratorio e ci sono scuole frequentate da più di trecento ragazzi, fino ad un anno fa in rapporto stretto con l’apostolato di padre Antonio Scaccia, originario di Frosinone, morto il 26 gennaio di un anno fa e che i volontari di Dama ricordano con grande affetto per l’amore e la generosità senza fine in 60 anni di apostolato in Africa. Ma c’è un altro, indissolubile filo che lega la Onlus di Alatri, e dunque la terra di Ciociaria, alla Tanzania ed è rappresentato dalla presenza in quel Paese delle suore Adoratrici del Sangue di Cristo, l’ordine religioso fondato da Santa Maria De Mattias, originaria di Vallecorsa e che da Acuto iniziò la sua opera oggi diffusa in tutto il mondo. In particolare, suor Luisina e suor Eufrasia sono sempre in prima linea, anche accanto alle realizzazioni di Dama Africa. Per tornare a queste ultime, c’è da dire che gli interventi in Tanzania  si sono concentrati in un primo momento per migliorare le condizioni di vita di quella popolazione, con aiuti a distanza per i bambini, poi costruendo pozzi, edificando aule per le scuole dei fanciulli, realizzando il grande progetto di far nascere a Wicavue un dispensario che, negli anni, si è trasformato in un vero e proprio centro sanitario per le donne, in particolare per le partorienti e per i bambini. Aiuti che ora si stanno focalizzando, grazie anche alle iniziative solidali di cui sopra, nell’espansione dei progetti che riguardano l’educazione, i servizi igienici e sanitari, la formazione e la difesa dei diritti dei bambini, delle bambine e delle donne, nel coinvolgimento delle comunità locali. In particolare, si sta procedendo allo sviluppo dell’ospedale con un laboratorio di analisi, in un Paese dove restano limitati gli accessi ai servizi di base, come l’assistenza sanitaria, il sistema educativo, l’acqua potabile e le fonti di energia affidabili; così facendo Dama Africa  dà risposte vere  al bisogno di crescita sociale. Sebbene la Tanzania abbia compiuto passi avanti in determinati settori socio-economici, infatti, sono ancora numerose le sfide da affrontare. Dama Africa è impegnata, nel suo piccolo, a migliorare le condizioni di vita di quelle popolazioni. E così con piacere si è potuto constatare che, grazie anche all’attività di Dama e alle donazioni ricevute, sono emerse nuove leve di promotori sociali delle popolazioni locali, come don Jose Giraldo e don Deogratias Mlay: quei ragazzini visti crescere, alcuni di loro abbracciati con affetto in questi anni di attività dai volontari italiani, ora gestiscono le opere dei centri educativi e sanitari che sono diventati punti di riferimento irrinunciabili per le genti del circondario. «Le donazioni che vengono raccolte dai nostri volontari – afferma il presidente di Dama Africa Onlus, Germano Frioni- vanno ad incrementare i progetti e attività volte a migliorare le condizioni di vita di quelle popolazioni vulnerabili, a sostenere i bambini, le bambine e le comunità locali nella lotta contro la povertà e le disuguaglianze, per uno sviluppo sostenibile. I donativi, in particolare quelli raccolti dalla pubblicazione del libro “La strada antica” di Silvio Campoli, sono stati subito investiti in agricoltura nell’acquisto delle sementi. come testimoniato dal giovane don Deogratias Mlay. Continueremo nel nostro modo di fare- continua il presidente Germano Frioni – a dare aiuti per affrancarsi dai bisogni di prima necessità a quei territori bisognosi, in stretta collaborazione con le genti del posto, continueremo a sviluppare quei servizi alla persona, a dare risposte ai bisogni di quelle aree geografiche citate: educazione, servizi igienici e sanitari, nutrizione, diritti dei bambini e delle donne e coinvolgimento delle comunità, sono le nostre direttrici.” «Sì, con grande piacere- chiosa dal canto suo Silvio Campoli– condivido la gioia e la mia gratitudine per aver contribuito in piccola parte alla esultanza di giovani lontani. Vedere che in pochissimo tempo una donazione possa essere subito utilizzata dalla missione, in questo caso per aggiornare il laboratorio e attività in agricoltura, spero possa invogliare sempre più conterranei a frequentare il dono. La solidarietà, l’amore, arrivano nei posti più impensati e lontani e, come afferma papa Francesco, si confermano unici mezzi per il progresso dei popoli e per costruire la pace». di Igor Traboni

L’alfabeto della pace dei ragazzi delle “parrocchie in comunione con Maria”

Dalla A di Amore alla Z di Zelo, passando per la D di Donare, la P di Perdono, la S di Speranza e perfino la H, la “mutina” di un tempo tanto trascurata e che invece hanno accostato magnificamente alla parola Happy. Così i ragazzi della catechesi dell’unità pastorale delle “parrocchie in comunione con Maria” hanno scritto un grande e meraviglioso Alfabeto della pace, raccogliendo in pieno l’invito fatto loro dal vescovo Ambrogio Spreafico che domenica scorsa, 21 gennaio, li ha incontrati nella chiesa di Mole Bisleti (vedi altro articolo sul sito). Durante il catechismo, insieme al parroco don Luca Fanfarillo e agli educatori, i ragazzi hanno poi approfondito i concetti espressi dal vescovo Ambrogio – con il consueto linguaggio affabile così da arrivare a tutti – e ne hanno tirato fuori 21 parole, tante quante sono le lettere dell’alfabeto, a comporre un mosaico che sa di Bontà, Rispetto, Tolleranza, Unione, tanto per citare solo alcuni degli altri termini scelti. Un alfabeto per i loro coetanei, indubbiamente, ma che dovrebbe esser mandato giù a memoria – e messo in pratica – anche e soprattutto dai grandi. Igor Traboni