L’Ebraismo con i personaggi del Venerdì Santo di Alatri – Studenti tra religione e tradizioni locali

Singolare esperienza didattica per gli studenti delle classi 1A e 1B della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo Alatri 1.  Martedì 4 e mercoledì 5 marzo 2026 gli alunni si sono recati  presso i locali della Pro Loco che custodiscono abiti e oggetti dei personaggi della rievocazione storica del Venerdì Santo di Alatri. Immergendosi così dentro la storia della Bibbia proprio attraverso abiti, oggetti e simboli che sono usati nel corso di questa rievocazione storica. Durante l’ora di religione, infatti, con il loro insegnante Gabriele Ritarossi gli alunni hanno studiato l’Ebraismo e i personaggi più importanti della religione ebraica come Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè, i Re di Israele, i profeti e i  simboli e le storie dell’ebraismo. Tutti questi personaggi e i fatti sono raccontati e descritti durante la rievocazione storica del Venerdì Santo che si snoda nelle strade e nei vicoli del centro storico. Il magazzino  custodisce circa 600 abiti. Un piccolo-grande  patrimonio di conservazione e custodia che la città conserva con orgoglio. Così, accompagnati dal loro professore di religione e dalle professoresse Nizzardo e Pilozzi, i ragazzi hanno  non solo scoperto questo angolo nascosto della città ma hanno anche avuto l’opportunità  di indossare alcuni abiti rappresentativi di ogni personaggio e gli oggetti, come le tavole di Mosè, i rotoli dei profeti, la menorah, la cetra di Davide, la collana delle 12 tribù di Israele, l’arca della alleanza, il vitello d’oro, lo Jobel, la legna del sacrificio  di Isacco etc, che vengono portati durante le rievocazione, cercando così di capire e conoscere meglio il motivo per cui ogni personaggio è vestito in un certo modo e porta con sé proprio determinati oggetti che compongono un quadro della rievocazione.  Durante la lezione gli alunni hanno scoperto che alcuni di questi oggetti sono stati protagonisti anche di alcuni film storici come Ben-Hur, un colossal dove   compaiono insegne romane ed armature che sono conservate ad Alatri e utilizzate durante la rievocazione storica del Venerdì Santo. Sono stati mostrati  agli studenti gli antichi cartelli dei primi anni ‘70 in cui non solo veniva presentato il nome del personaggio ma anche un piccola descrizione del quadro, cosa che oggi non compare più ma che, come suggerito dagli stessi ragazzi, permetterebbe di comprendere meglio a chi guarda la storia biblica rappresentata. Preziosa anche la disponibilità dei volontari della Pro loco come Nando Uspini che ha ripercorso con gli alunni anche la sua prima partecipazione da bambino alla rievocazione, suscitando la curiosità dei ragazzi. Sono in programma nelle prossime settimane ulteriori attività didattiche durante l’ora di religione legate alla processione e rievocazione del Venerdì Santo di Alatri. Le classi seconde, infatti, conosceranno più da vicino il Canto del Miserere, il salmo nella versione latina che viene intonata dai cori di Alatri. Le classi terze medie, invece, di avvicineranno alla scoperta della processione religiosa visitando il piccolo museo che la confraternita di San Matteo custodisce nell’omonima chiesa, la storia della confraternita e della processione del Venerdì Santo. Soddisfatta anche la dirigente scolastica Rossella Veglianti: «Apprezzo infinitamente il lavoro che si  svolge con i nostri ragazzi durante l’ora di religione e le occasioni che si offrono loro per comprendere la realtà che li circonda, per scoprire su che cosa si basano e da dove hanno origine le tradizioni, per porsi delle domande e andare alla ricerca delle risposte».

Il “Sì, lo voglio” dei Ministri straordinari della Comunione davanti all’Arcivescovo Santo

La chiesa del Sacratissimo Cuore di Gesù a Frosinone è stata il centro di una funzione liturgica particolarmente emozionante che, per volere dell’Arcivescovo Santo Marcianò, ha riunito, come in un abbraccio paterno, le diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino e Anagni-Alatri, la cui “unione” è ormai sempre più solida e strutturata. L’Arcivescovo Marcianò ha scelto la II domenica di Quaresima, legata al Vangelo della Trasfigurazione, per rinnovare il mandato ai Ministri straordinari della Comunione di entrambe le realtà diocesane: un esercito pacifico di oltre 400 cristiani ha così aderito a questa chiamata, manifestando pubblicamente la volontà di prestare questo servizio speciale: «Grazie per la vostra presenza così numerosa – ha affermato il presule – e ricordate sempre a quale servizio siete stati chiamati, quale responsabilità comporta avere Cristo tra le vostre mani per portarlo agli ammalati, agli anziani, ai sofferenti. La vostra presenza è di supporto al parroco, ma non limitatevi a fare i distributori: dovete avere cura di chi servite, facendo attenzione anche ai bisogni spirituali suggerendo e favorendo l’incontro con il sacerdote, soprattutto per la confessione. Il vostro servizio è straordinario perché sorge quando vi è necessità, nel momento del bisogno. Non dovete dimenticare Chi portate con voi, sostenete il vostro impegno con la preghiera, affinché si dica di voi ciò che si diceva di San Francesco: è un uomo che è diventato preghiera. Pregate incessantemente, perché chi vi vede, dica: “ecco un uomo di preghiera!”. e non semplicemente: “ecco un uomo che prega”. Siamo nel mondo per essere preghiera, non restiamo chiusi nel nostro cuore, scendiamo dal monte della Trasfigurazione per portare Gesù al mondo». I Ministri straordinari che hanno scelto di proseguire il loro servizio sono stati ricevuti da Maria Angela Campioni, direttrice dell’Ufficio Catechistico di Frosinone-Veroli-Ferentino, e presentati all’Arcivescovo da don Piotr Jura, direttore dell’Ufficio Liturgico di Frosinone, con accanto monsignor Bruno Durante, direttore dello stesso Ufficio per la diocesi di Anagni-Alatri. Ad ogni domanda imposta dal rito, è riecheggiato solenne quel “Sì, lo voglio”, che ripetuto con forza e ad una sola voce ha fatto tremare l’aria, suscitando commozione negli altri fedeli presenti, i quali hanno accolto il rinnovo di questa adesione con un applauso spontaneo. di Lidia Frangione

Giornate di raccolta del farmaco: il “grazie” della Caritas interdiocesana

La Caritas Interdiocesana di Frosinone-Veroli-Ferentino e Anagni-Alatri ha partecipato, dal 10 al 16 febbraio scorsi, alla Giornata di raccolta del Farmaco che si è svolta proprio in queste giornate in tutta Italia, grazie alla Fondazione Banco Farmaceutico ETS che opera come ente no-profit. Per una intera settimana i cittadini hanno quindi potuto acquistare farmaci di automedicazione (da banco) nelle farmacie aderenti, raccolti poi da vari enti assistenziali – circa duemila in tutta Italia e decine anche sul territorio ciociaro – che li destinano alle persone in stato di bisogno. Si tratta quindi di una risposta concreta al bisogno farmaceutico dei più fragili, in collaborazione con le realtà della carità, attraverso un cammino di educazione alla condivisione e alla gratuità. Tante sono state le farmacie che hanno aderito anche quest’anno all’iniziativa e molto numerosi sono stati anche i volontari della Caritas che hanno affiancato gli operatori delle farmacie delle due diocesi per la riuscita di questo importante evento di gratuità. La Caritas interdiocesana ringrazia dunque tutti i farmacisti e volontari per questa condivisione di un gesto di carità che si è fatto amore. In tutta Italia, nel 2025 oltre mezzo milione di persone (in crescita dell’8,4% rispetto al 2024) csi sono trovate in condizioni di povertà sanitaria e che hanno dovuto chiedere aiuto a una delle 2.034 realtà assistenziali che in tutta Italia sono convenzionate con Banco Farmaceutico, per ricevere gratuitamente farmaci e cure. Il Banco ha preso il via nel 2000, dall’intuizione di un gruppo di amici farmacisti, con l’aiuto diCdo Opere Sociali e Federfarma, sul modello della Giornata della Colletta Alimentare di Banco Alimentare.

Io, insegnante, vi dico perché avvalersi dell’ora di religione cattolica…

Entro il mese di febbraio, come ogni anno, famiglie e studenti sono chiamati a scegliere se avvalersi dell’ora di religione cattolica per il prossimo anno scolastico. I dati più recenti parlano di un lieve calo nelle adesioni, ma la percentuale resta alta: circa l’80% degli studenti continua a frequentare l’Irc. Un dato che, da insegnante di religione, non posso che leggere con gratitudine e anche con un certo stupore. Viviamo in un contesto culturale profondamente segnato dalla secolarizzazione e da un diffuso disorientamento. I ragazzi crescono in un tempo in cui molte certezze sono state messe in discussione e dove spesso si fatica a trovare punti di riferimento stabili. Eppure, nonostante tutto, scelgono di restare in classe per l’ora di religione… Nella mia esperienza quotidiana vedo che, dietro un apparente scetticismo, c’è una domanda di senso molto forte. I ragazzi portano in aula le loro inquietudini, le paure, le fragilità, ma anche il desiderio di capire chi sono e dove stanno andando. Hanno bisogno di essere ascoltati e presi sul serio. L’Irc diventa così uno spazio prezioso di dialogo, confronto e ricerca, dove è possibile fermarsi a pensare in modo più profondo rispetto ai ritmi veloci dei social e della comunicazione digitale; l’Irc diventa uno spazio dove si possono affrontare le grandi domande sull’identità, sulla libertà, sull’amore, sul dolore, sulla morte e sulla speranza. Mi accorgo che, quando l’ora è proposta con serietà e passione, i ragazzi rispondono. Non cercano risposte superficiali o accomodanti, chiedono chiarezza, autenticità, coerenza. Vogliono capire cosa c’entra la fede con la loro vita concreta. E spesso rimangono colpiti quando scoprono che il Cristianesimo non è un insieme di divieti, ma un annuncio che parla di dignità, di relazione, di senso. Per questo sento che il nostro compito, come docenti di religione, è delicato e decisivo. Siamo chiamati non solo a trasmettere contenuti culturali e teologici, ma ad accompagnare un cammino. L’ora di religione può essere una piccola luce nel percorso scolastico, non impone, non costringe, ma propone. E in molti ragazzi quella proposta intercetta ancora una sete di infinito che, nonostante tutto, non si è spenta. di Emanuela Sabellico

Gli auguri dell’Arcivescovo alla comunità islamica per il Ramadan

Cari fratelli e sorelle della comunità islamica, vi raggiungo all’inizio del Ramadan, tempo per voi prezioso, scandito dalla pratica del digiuno e che, quest’anno, inizia in contemporanea alla Quaresima, il tempo che prepara i cristiani alla Santa Pasqua, in un cammino di conversione aiutato dalla preghiera e dal digiuno.Il digiuno, antica pratica religiosa, si fonda sulla convinzione che l’uomo sia capace di andare oltre sé stesso, di dirigere sé stesso, superando anche bisogni molto semplici, per seguire determinate regole o per essere educato a vincere egoismi e istintualità; e a farlo riconoscendo il primato di Dio. E se l’uomo è capace di vincere i propri egoismi, può crescere in lui, e attraverso di lui, una cultura della cura dell’altro,del rispetto dell’altro, della comprensione dell’altro… una cultura della fraternità, primo germe della cultura della pace.Promuovendo il riconoscimento della dignità di ogni persona umana, le diverse religioni possono così contribuire a ricostruire una forte cultura della vita e della pace, nel mondo e anche nella nostra terra di Ciociaria. Si tratta di passi piccoli, ma che hanno grande valore e le cui conseguenze possono essere straordinariamente significative, sul cammino dei singoli e delle comunità.A nome di tutta la comunità cattolica, desidero pertanto esprimere l’augurio più caro alla comunità islamica: il cammino del Ramadan sia occasione di rinnovamento e preghiera perché, camminando l’uno accanto all’altro verso l’Unico Dio, sappiamo tutti collaborare a costruire un mondo più giusto, più bello, più umano, accogliendo la Sua guida e il Suo amore! Santo Marcianò Arcivescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino e Anagni-Alatri Frosinone, 18 febbraio 2026

“Amare non fa male – Educare all’amore vero”: il convegno di Ac

Si è tenuto venerdì 13 febbraio, il giorno prima della festa di San Valentino, il convegno sull’affettività promosso dall’Azione Cattolica della Diocesi di Anagni-Alatri. Un convegno fortemente voluto dal Settore Adulti e l’Area Famiglia e Vita, che si inserisce nella programmazione annuale dell’AC in collaborazione con la pastorale diocesana per accompagnare nella formazione e nella spiritualità i propri aderenti e simpatizzanti. Nel discorso di apertura la Presidente Concetta Coppotelli ha ricordato come negli ultimi anni l’Azione Cattolica abbia organizzato appositi convegni aperti a tutti, compresa la società civile, la scuola e la politica, ponendo l’attenzione su diverse tematiche: l’eutanasia, l’intelligenza artificiale, la partecipazione e quest’anno l’Amare. Un convegno per riflettere insieme sul tema dell’affettività e delle relazioni autentiche, consapevoli delle fragilità e delle difficoltà che i giovani incontrano nelle loro vite. Il tema dell’educazione all’amare è oggi molto sentito, ci interpella quotidianamente e riguarda la quasi totalità delle fasce di età. L’Azione Cattolica opera costantemente nella formazione a tutto campo nelle parrocchie e nella diocesi, e quest’anno tramite la coppia cooptata diocesana ha posto l’attenzione proprio sul tema dell’educare all’amore vero. L’Arcivescovo Santo Marcianò ha fatto pervenire un suo messaggio a tutti i presenti sull’importanza di imparare ad amare sottolineando quanto “imparare l’amore è necessario per diventare sé stessi; per essere, rimanere, diventare persone umane in senso compiuto e, di conseguenza, evitare comportamenti che non esiteremmo a definire “disumani”. E ciò che fa di un essere umano una persona realizzata, prima che il lavoro, la carriera, l’accumulo di titoli e competenze, è la possibilità di accedere, per così dire, a questo fondamentale “apprendimento”. […] nella consapevolezza che amare non significa «sentire o sentirsi bene ma “perdere”, donare la propria vita»; e che, come ha detto Papa Leone ai giovani alla Veglia di Tor Vergata lo scorso 2 agosto, «donare sé stessi è la felicità»!” Qui l’intervento completo del Vescovo: Marco Vari e Rossella Salvatori, coppia di sposi di AC che collabora nella pastorale per la famiglia, hanno introdotto con queste parole: “Come adulti impegnati nell’Azione Cattolica, il nostro obiettivo è duplice: da una parte comprendere come accompagnare i giovani nella costruzione di relazioni sane e rispettose; dall’altra, promuovere una cultura dell’amore autentico, capace di unire attenzione alla persona, prevenzione del disagio e responsabilità educativa. Desideriamo essere custodi di fiducia, testimoni coerenti e guide sensibili per le nuove generazioni, perché l’amore autentico non fa male, ma cresce, sostiene e trasforma. […] l’amore autentico non ferisce, non manipola, non domina, ma custodisce, accompagna e fa crescere.” Il convegno è stato animato dall’intervento di relatori qualificati e ricchi di esperienza, appartenenti all’Associazione “La Caramella Buona” e alla Pastorale diocesana della famiglia. Il Dott. Roberto Mirabile, presidente e fondatore, ha parlato della Onlus nata nel 1997 a Reggio Emilia spiegando come essa si spenda contro gli abusi e la tutela dei minori, fornendo assistenza legale, case di accoglienza per donne e bambini in fuga da situazione di violenza, formazione professionale sulla prevenzione e gestione di casi di abuso, sensibilizzazione culturale specie nelle scuole anche per dare voce alle vittime. Per il Dott. Mirabile il convegno ha rappresentato un’occasione di sensibilizzazione in sinergia con la chiesa e altre associazioni che si occupano di tutelare la famiglia e il matrimonio. Ha ricordato come il ruolo sociale dei bambini sia radicalmente cambiato nella storia: da “contenitori vuoti e senza diritti da riempire da parte dell’adulto” – situazione che ancora persiste in alcune parti del mondo attraverso pratiche di schiavitù, bambine spose, infibulazone – alla rivoluzione del Cristianesimo, di come Gesù abbia messo i più piccoli al primo posto, come il bambino sia “proprietà di nessuno perché è figlio di Dio” e, citando il Vangelo di Matteo con riferimento alla giustizia divina, che “chi scandalizza uno solo di questi piccoli sarebbe meglio gli fosse appesa una macina al collo e fosse gettato negli abissi del mare”. Ha poi evidenziato come una società sana sia fatta di adulti che sono stati bambini sani, ecco perché occorre prendersi cura dei piccoli sempre di più. Riferendosi alle finalità della Onlus, ha sottolineato la dedizione alla salvaguardia dei sopravvissuti alle violenze, in particolare attraverso il lavoro di un team di avvocati specialisti che li accompagna nelle aule di tribunale. “Il risultato più bello – dichiara – è il sorriso che torna sul volto delle vittime, aiutare a recuperare la fiducia in sé stessi, negli altri, nella vita, tutte queste cose sono la soddisfazione più grande al di là della punizione del colpevole: può esserci difficoltà ad avere giustizia, ma è più importante che venga fuori sempre la verità”. Non secondaria è poi l’attività di formazione e informazione svolta in favore degli studenti contro le “relazioni tossiche” e le manipolazioni affettive:  “se non hai rispetto, di che amore vuoi parlare?” Ha chiuso il suo intervento ricordando delle proposte di legge presentate al Consiglio dei Ministri  che troppo spesso ricevono tante promesse e pochi fatti. Nonostante questo, ha voluto esprimere la certezza che “occorre agire in sinergia per costruire un futuro di bellezza”. La Dott.ssa Anna Maria Pilozzi, Vice Presidente e Capo Ufficio Stampa de “La Caramella Buona”, responsabile della sede di Acuto, ha concentrato il suo intervento sul concetto che “l’amore non si insegna a parole, ma con l’esempio”. Esempio che i giovani di oggi non sperimentano stando per strada e che un tempo era più facile ricevere all’interno di oratori animati da sacerdoti e religiose che accoglievano i ragazzi dando insegnamenti con gesti amorevoli più che con le parole (ricorda la sua esperienza in AC e con le suore Adoratrici del Sangue di Cristo, in particolare la figura di Suor Assunta Pasqua). L’amore si sperimenta ancora prima all’interno della propria famiglia, anche con esempi di accoglienza e attenzione ai più bisognosi perché “nascere in un contesto sano è una grazia da portare a chi non ce l’ha”. Ha parlato poi della casa di accoglienza per donne vittime di violenze presente ad Acuto e di come l’Associazione non apra solamente le porte delle loro sedi, ma anche quelle dei cuori dei volontari

Il Vescovo ai giornalisti: «Dietro ogni comunicazione c’è la persona»

Omelia alla Messa nella festa di San Francesco di Sales, patrono dei GiornalistiFrosinone, Cappella della Curia Diocesana, 23 gennaio 2026 Carissimi, nel Vangelo di oggi (Mc 3,13-19) leggiamo: «Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli -,perché stessero con lui e per mandarli a predicare». In questo brano del Vangelo potrebbe essereracchiuso il senso della vostra professione, che si radica in una vocazione, in una chiamata di Dio.In un certo senso anche voi siete «mandati a predicare», potremmo dire con Gesù. Perché il vostroservizio, in qualunque modo si svolga – quotidiani o periodici, servizio online o fotografici, culturadell’immagine o scritti – è sempre servizio alla Parola. A una parola umana, che, quanto più umana,tanto più si avvicina a diventare trasmissione della Parola di Dio.Mi piace pensare a questo proprio alla Vigilia della Domenica della Parola di Dio, che si celebreràdomani, e che ha per tema: «La Parola di Cristo abiti tra voi». Una Parola che ci deve abitaredentro, vivere dentro, lavorare dentro prima di essere annunciata. Prima di essere «predicata».È bella l’espressione “predicare”: etimologicamente significa “dire prima”, o meglio “dire dinanzi”.È una parola che va detta, annunciata e non taciuta – voi lo sapete bene –, ma “dinanzi”, ovverotenendo presente che essa raggiunge sempre qualcuno, ci mette in relazione con qualcuno,suscitando una reazione.Predicare, dunque. Vorrei provare a coniugare questo verbo con altri tre verbi, tratti dalla Parola eda alcuni spunti che Papa Leone, in questi primi mesi di Pontificato, ha suggerito proprio a voigiornalisti: Ecco allora il secondo verbo: custodire.«Custodire voci e volti umani», titola così Leone XIV il suo Messaggio, esortando a rendersi contoche «il futuro della comunicazione deve assicurare che le macchine siano strumenti al servizio e alcollegamento della vita umana, e non forze che erodono la voce umana».Dietro ogni comunicazione c’è la persona. Ed è bello pensare che Gesù, prima di mandare i suoi apredicare, li chiami «per nome», dia loro un «nome».D’altra parte, ogni vocazione inizia così e dice la nostra unicità, originalità, insostituibilità. Èproprio vero: si può sostituire la mansione, non la persona!Il nome è identità. È appartenenza a una famiglia, a una storia, a una società. A un ambiente che voisiete chiamati a raccontare. Ma il nome è anche assunzione di responsabilità: è la “firma” cheponete sui vostri articoli o i vostri lavori, dietro i quali si riconosce un pensiero, uno stile, unamodalità di interagire che, in definitiva, è comunicazione di vita.Tutto questo va custodito, custodendo anzitutto se stessi. Fare in modo che le parole siano non solostudiate professionalmente ma misurate umanamente; capaci, cioè, di custodire l’umano, che siesprime nella voce e nel volto, dice appunto Papa Leone.Arriviamo così al terzo verbo: amare.Predicare non è sostenere un monologo dotto, per autocompiacimento o per far prevalere il propriopunto di vista; è desiderio di andare incontro all’altro, di condividere, aperti a dare e a ricevere.«Oggi, una delle sfide più importanti è quella di promuovere una comunicazione capace di farciuscire dalla “torre di Babele” in cui talvolta ci troviamo, dalla confusione di linguaggi senza amore,spesso ideologici o faziosi», diceva Leone XIV nel suo primo incontro con voi giornalisti, il 12maggio scorso. E continuava: «Perciò, il vostro servizio, con le parole che usate e lo stile cheadottate, è importante. La comunicazione, infatti, non è solo trasmissione di informazioni, ma ècreazione di una cultura, di ambienti umani e digitali che diventino spazi di dialogo e di confronto» Potremmo dire che predicare e comunicare è anche saper ascoltare.Cari amici, ritorna dunque il rapporto con la Parola di Dio e si fa preghiera. «In te si rifugia l’animamia; all’ombra delle tue ali mi rifugio», abbiamo cantato nel Salmo 56 (57). Mettiamoci sotto questeali, capaci di custodire il nostro pensiero, il nostro linguaggio, la nostra comunicazione perdiventare, come ha detto ancora Papa Leone ai media cattolici riuniti a Lourdes in questi giorni,«seminatori di parole buone, artefici di una parola che abbraccia, di una comunicazione capace diriunire ciò che è spezzato, di un balsamo sulle ferite dell’umanità». Dio vi custodisca in questomodo di predicare, comunicare, amare. E così sia! Santo Marcianò

Giornata del malato: celebrazione interdiocesana nella chiesa della Fiura

Mercoledì 11 febbraio 2026 ricorre la XXXIV Giornata Mondiale del Malato. Il tema scelto da Papa Leone XIV è «La compassione del Samaritano: amare portando il dolore dell’altro». In questo messaggio il Papa invita ognuno di noi a riflettere sulla figura dell’uomo che ci insegna ad amare portando il dolore dell’altro; l’amore ha bisogno di gesti concreti di vicinanza, soprattutto per farsi carico di chi vive la malattia. Nelle nostre Diocesi di Frosinone – Veroli – Ferentino ed Anagni – Alatri, questo solenne momento verrà vissuto insieme ai Cappellani degli ospedali di Alatri e Frosinone e alle associazioni che quotidianamente operano in questo ambito, sabato 14 febbraio alle ore 11 presso la parrocchia Santa Maria della Mercede ad Alatri, località Fiura, con una Messa solenne e l’unzione degli infermi che verrà celebrata da  Monsignor Santo Marcianò, Arcivescovo Vescovo delle due Diocesi.

Pronti, via: è partita la “rivoluzione dell’amore” dei nostri giovani!

Una rivoluzione dell’amore che passa attraverso la preghiera e il “silenzio che parla” dei giovani raccolti davanti al Tabernacolo; così come attraverso la gioia e l’allegria dei piccoli ministranti che servono all’altare. E proprio con due appuntamenti per altrettante fasce di età è entrato nel vivo il calendario di “Revolution – La rivoluzione dell’amore”, il denso programma di incontri, momenti di dialogo, preghiera, condivisione, varato dalle pastorali giovanili e vocazionali delle due diocesi. E se dell’incontro dei ministranti di domenica 25 gennaio a Frosinone parleremo più diffusamente in un altro articolo, vediamo invece cosa di “bello” e importante è successo venerdì 23, nei locali del vecchio Seminario di Veroli, quando alcuni giovani delle due diocesi si sono incontrati con il Vescovo Santo e tra di loro, accompagnati e seguiti da don Francesco Paglia, don Simone Cestra, don Santino Battaglia, don Dino Mazzoli, don Luca Fanfarillo, don Pierluigi Nardi, don Federico Mirabella, presenti anche i seminaristi diocesani Lorenzo Ambrosi e Lorenzo Sabellico. Un incontro aperto dal vescovo Santo, che ha commentato un passo della Genesi sulla vocazione di Abramo, quindi l’Adorazione nella Cappella del seminario e la suddivisione in gruppi dei presenti, arrivati da varie realtà delle due diocesi, per un momento di confronto e condivisione, prima di… condividere anche la cena. Ma vediamo meglio come proprio i diretti protagonisti di questo primo incontro hanno commentato il tutto sui social. Nel post del Centro diocesano vocazioni di Frosinone si legge: «Ascolto, preghiera, condivisione, fraternità. Tanti i momenti che hanno caratterizzato questo primo incontro dei giovani con il nostro Vescovo nel percorso vocazionale appena iniziato!  Siamo solo all’inizio di questa nuova grande avventura!!!». Ed ecco la narrazione che arriva dalla Pastorale giovanile di Anagni-Alatri: «Nel primo incontro di questo cammino vocazionale ci siamo fatti guidare dalla figura di Abramo: come lui siamo chiamati ad andare “senza mappa” seguendo la voce di Dio.  La vocazione nasce da una Parola ascoltata a lungo che ci porta a diventare ciò che ancora non siamo, lasciando andare le nostre sicurezze, le aspettative degli altri su di noi, le identità che abbiamo ricevuto dagli altri. Come Abramo, che non sa quale sarà il suo futuro, ma si fida di un Dio che vede per lui, anche noi siamo chiamati a camminare verso ciò che Dio vede di noi».

Patrono dei giornalisti: l’arcivescovo Santo incontra e celebra Messa per tutti gli operatori dell’informazione

In occasione della festività di san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, venerdì 23 gennaio l’arcivescovoSanto Marcianò presiederà una celebrazione interdiocesana nella Cappella della Curia vescovile di Frosinone,in viale Volsci (ex via Monti Lepini) alle 12. Sarà anche un momento per incontrarsi e, per chi ancora non lo avesse fatto, per conoscere il presule.L’Ufficio interdiocesano per le comunicazioni sociali sta invitando in questi giorni tutti gli operatori dell’informazione (giornalisti professionisti e pubblicisti, di quotidiani, periodici, radio e tv, siti online, tecnici di radio e tv) residenti nelle due diocesi o comunque alle dipendenze di aziende dei due territori (in assenza di unelenco completo, anche la presente è valida come invito). Una celebrazione che viene dunque a fissarsi nel calendario delle due diocesi e che diventerà un appuntamento annuale, fatti salvi altri incontri sempre per tutti gli operatori dell’informazione.