Pellegrini a Santarem, sede di un Miracolo Eucaristico simile a quello di Alatri

Una quarantina di fedeli dell’unità pastorale “Parrocchie in comunione con Maria” (Laguccio, Mole, Pignano, Sant’Emidio, Basciano) hanno compiuto un pellegrinaggio in Portogallo. Guidati da don Luca Fanfarillo e con la presenza sempre attenta e preziosa di Bruno Calicchia, direttore dell’Ufficio diocesano pellegrinaggi, la comitiva ha dapprima fatto sosta a Lisbona, alla casa natale di Sant’Antonio. Quindi, il cuore del pellegrinaggio mariano, a Fatima, dove «abbiamo accolto ancora una volta il messaggio della Vergine Maria: l’invito alla conversione del cuore, alla penitenza e alla preghiera quotidiana del Rosario, affinché ogni uomo possa ritrovare la pace e lasciarsi guidare verso suo Figlio Gesù», ha commentato don Luca Fanfarillo. Ma questo viaggio della fede ha vissuto anche un momento particolare a Santarem, città sede di un Miracolo Eucaristico, «così simile – argomenta ancora don Fanfarillo – per il suo profondo significato, a quello di Alatri. A Santarém abbiamo potuto toccare con mano quanto un Miracolo Eucaristico possa essere custodito, valorizzato e venerato, diventando una testimonianza viva della presenza reale di Cristo nell’Eucaristia e una meta di pellegrinaggio per fedeli provenienti da tutto il mondo. Questa esperienza ci ha fatto riflettere ancora di più sul grande dono che il Signore ha affidato alla nostra città: il Miracolo Eucaristico di Alatri. Un tesoro di fede che siamo chiamati non solo a custodire, ma anche a far conoscere e ad amare sempre di più», ha commentato ancora sui social don Luca, che peraltro di recente ha discusso una tesi di licenzia in Teologia Dogmatica, all’Istituto Teologico Leoniano di Anagni, proprio sul miracolo dell’Ostia incarnata di Alatri, offrendo una rilettura teologica di un avvenimento storico. Il Miracolo Eucaristico di Santarem, proprio come quello di Alatri, è compreso tra l’altro anche nella mostra sui Miracoli eucaristici nel mondo, preparata a suo tempo da Carlo Acutis e già ospitata proprio ad Alatri su iniziativa dell’Associazione culturale Radici. di Igor Traboni Alcune immagini del pellegrinaggio dei fedeli delle Parrocchie in comunione con Maria
Pellegrini sui passi di San Giovanni Paolo II, guidati dal vescovo Marcianò

Un pellegrinaggio sulle orme di San Giovanni Paolo II, un viaggio della fede per continuare ad essere pellegrini di speranza anche nelle fatiche quotidiane e lievito per le comunità: questo, in estrema sintesi, il senso del pellegrinaggio che per cinque giorni ha portato un gruppo di fedeli delle diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino e Anagni-Alatri in Polonia, con tappe principali a Czestochowa e Cracovia, ma non solo, come diremo meglio tra poco. Sotto la guida dell’arcivescovo Santo Marcianò, al suo primo pellegrinaggio interdiocesano, al viaggio hanno partecipato anche don Mauro Colasanti, parroco a Frosinone e direttore dell’Ufficio diocesano pellegrinaggi, don Santo Battaglia, segretario del vescovo, don Luigi Crescenzi, parroco a Strangolagalli e che nel penultimo giorno del viaggio ha festeggiato anche il nono anniversario di ordinazione sacerdotale; presente nel gruppo di fedeli, provenienti da diverse parrocchie delle due diocesi, anche Bruno Calicchia, direttore dell’Ufficio pellegrinaggi di Anagni-Alatri. Il primo giorno, il 6 luglio, partenza del viaggio, in collaborazione con l’Opera Romana Pellegrinaggi, dall’aeroporto di Roma fino a Cracovia e subito trasferimento in bus a Czestochowa, con la visita al monastero dei padri Paolini (nella foto sotto), dove si trova il miracoloso quadro della Vergine Maria, detta anche la “Madonna nera”, uno dei più importanti e frequentati siti di pellegrinaggi di tutta Europa, con fedeli che arrivano da ogni parte del mondo. Proprio all’altare della Madonna, il vescovo Marcianò ha presieduto la Messa, conclusa con l’atto di affidamento a Maria, dopo averne ricordato lo sguardo e la presenza materna che sempre ci accompagna, in un clima carico di preghiera e commozione. Il secondo giorno del pellegrinaggio è stato dedicato alla visita ai campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau dove, durante la seconda guerra mondiale e l’occupazione della Polonia, i nazisti internarono e uccisero più di un milione di persone innocenti. I pellegrini hanno visitato tra l’altro le celle dove furono rinchiusi Edith Stein, la monaca carmelitana che Giovanni Paolo II ha poi dichiarato patrona d’Europa, e padre Massimiliano Kolbe (entrambi poi santificati dal pontefice polacco), il fondatore della Milizia dell’Immacolata che più volte soggiornò anche nel convento francescano di Piglio, ospite del confratello e amico padre Quirico Pignalberi e che proprio nel paesino ciociaro iniziò a buttar giù le fondamenta di quel grande movimento di preghiera oggi presente in tutto il mondo. Nel pomeriggio, trasferimento a Wadowice, la cittadina dove il 18 maggio 1920 nacque Karol Józef Wojtyła, La casa natale del futuro pontefice, in parte trasformata in museo, è stata visitata dalla comitiva ciociara, assieme alla dirimpettaia chiesa parrocchiale dove il piccolo Karol venne battezzato il 20 giugno 1920. La mattinata del terzo giorno è stata interamente dedicata alla visita della città di Cracovia, con la sua Cattedrale, la collina e il castello di Wawel, la città vecchia, il palazzo degli arcivescovi, dove abitò il futuro Giovanni Paolo II da arcivescovo metropolita e poi da cardinale, la chiesa dei francescani, situata proprio difronte, dove Wojtyla si recava spesso a pregare e dove è stato conservato il banco dove era solito inginocchiarsi. Una immersione totale, dunque, nei luoghi del santo polacco e dove tutto parla di lui. Nel pomeriggio, la visita a Lagiewniki, con la visita al santuario della Divina Misericordia dove è conservato il quadro “Gesù, in te confido”; un luogo che Giovanni Paolo II ha proclamato “il centro della Divina Misericordia”, durante la sua visita nel 2002, e che ha poi introdotto questa festa nella Domenica in Albis. Nel santuario, il vescovo Marcianò ha guidato la recita della coroncina alla Divina Misericordia. Il 9 luglio, ultimo giorno effettivo di questo intenso pellegrinaggio, è proseguita la visita di Cracovia, con tappa anche presso la nuova Basilica dedicata a Giovanni Paolo II, e quindi partenza per Wieliczka, cittadina a 10 km, dove è presente la miniera di sale, una delle più antiche al mondo e ancora operativa (in funzione dal Medioevo), meta incessante di turisti da ogni dove che nel 1978 è entrata nella lista Unesco come patrimonio dell’umanità. La miniera forma una vera e propria città sotterranea, con laghi e tunnel e la più grande cappella sotterranea esistente al mondo, dedicata a Santa Kinga e interamente scolpita nel sale. E proprio qui (nella foto sopra) monsignor Santo Marcianò ha presieduto la Messa, facendo opportuno riferimento al passo di Matteo “Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini”, con l’invito ai pellegrini presenti, da estendere alle comunità di provenienza, ad esser per l’appunto sale di testimonianza e di speranza, ad avere sempre «il gusto della fede», facendolo assaporare anche agli altri nella vita di tutti i giorni, con una sempre più spiccata vita comunitaria anche tra le due Chiese diocesane di Frosinone e Anagni. Prima di preparare i bagagli per il viaggio di ritorno del mattino dopo, c’è stato anche un bel momento di svago serale in un locale tipico polacco, con danze e canti di quella tradizione. Il prossimo pellegrinaggio interdiocesano, sempre guidato dal vescovo, si terrà a Lourdes dal 2 al 5 ottobre e ci si può ancora iscrivere. (Tutte le info e i contatti nel manifesto qui sopra) di Igor Traboni
L’Azione Cattolica diocesana accanto ai detenuti del carcere di Frosinone

Centinaia di confezioni di dentifrici e lamette monouso sono state donate dall’Azione Cattolica della diocesi di Anagni-Alatri alla Pastorale carceraria delle diocesi di Frosinone e di Anagni-Alatri e destinati alla popolazione detenuta nella Casa circondariale di Frosinone. Una richiesta in tal senso era arrivata dalla Pastorale carceraria e quindi, nella giornata di martedì 23 giugno, la presidente diocesana di Ac, Concetta Coppotelli, ha consegnato quanto richiesto al signor David Rapone, che si occupa della messa alla prova dei detenuti che ottengono benefici, grazie anche alla sinergia con la Caritas interdiocesana. Contestualmente è stata consegnata anche una lettera ai cappellani del carcere, don Giudo Mangiapelo e don Onofrio Cannato. Questo il testo della lettera: Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati (Mt 5,6). Nessuna cella è così isolata da escludere il Signore “Il carcere è diventato una basilica”. Sono le parole pronunciate da Papa Francesco dopo aver aperto la Porta Santa nel carcere di Rebibbia. Una frase che porta con sé un significato profondo e dirompente. Trasformare un luogo spesso percepito come simbolo di esclusione, sofferenza e punizione in uno spazio sacro e comunitario ribalta la prospettiva comune, ricordandoci che la presenza di Dio non conosce barriere. Con questo gesto, il Papa ha voluto ricordarci che dietro ogni sbarra si nascondono storie, dolori e speranze. E proprio rivolgendosi ai detenuti, Papa Francesco ha ricordato che “ognuno di noi può scivolare”, sottolineando quanto sia importante non perdere mai la speranza e quanto abbiamo il dovere di proteggere la dignità umana, anche in situazioni di errore o fragilità. La speranza, per chi vive dietro le sbarre, non è un lusso: è un diritto. E per tutti noi è un dovere trattare con dignità chi ha sbagliato, che non è solo un atto di misericordia, ma una vera e propria prova di forza, oltre che un segno di civiltà. Da sempre, molti soci di Azione Cattolica operano direttamente nelle carceri attraverso l’ascolto, il supporto materiale e umano, e la promozione di percorsi di inclusione sociale e lavorativa. Sorprenderà sapere che il primo coordinamento nazionale fra le associazioni di volontariato penitenziario, il SEAC (Coordinamento Enti e Associazioni di Volontariato Penitenziario) nasce proprio su iniziativa dell’Azione Cattolica alla fine degli anni Sessanta. Una storia ed una memoria da valorizzare. L’AC collabora attivamente per formare volontari e promuovere la mediazione penale. Facciamo nostro l’interrogativo che papa Francesco si poneva ogni volta che incontrava un detenuto: “Perché loro e non io?”. Avere compiuto degli errori in passato non può giustificare condizioni detentive che nessuno potrebbe sopportare, non può consentire di togliere lo sguardo da una visione che, per quanto cruenta, ci mette davanti a quanto di più fragile possa esistere. Guardate con speranza oltre la vostra dimensione odierna perché si può e si deve sempre ricominciare, il Signore fa nuove tutte le cose, noi da parte nostra Vi inviamo un piccolo aiuto fatto di dentifrici e rasoi per la barba che speriamo possano esservi utili, inoltre affidiamo le vostre sofferenze al Signore nelle nostre preghiere. “Che questo tempo sia un’opportunità per scavare a fondo, perdonare sé stessi e ricostruire la propria vita mattone dopo mattone. La vera libertà nasce prima di tutto dentro il proprio cuore”. La Presidente di Azione Cattolica della Diocesi di Anagni Alatri a nome di tutti gli associati! Concetta Coppotelli
L’ora di religione, tra speranza e spazi di riflessione. Una liceale racconta…

Durante la settimana scolastica ci sono così tante materie, quelle che mi appassionano e quelle le cui ore sembrano interminabili. E poi c’è l’ora di religione, un tempo in cui ho avuto modo di riflettere sul senso della vita. Durante i primi anni, in quell’ora ho viaggiato nel mondo delle religioni, nella millenaria storia dell’Ebraismo, del Cristianesimo e della Chiesa, nelle culture del Medio Oriente e del continente asiatico. È stato un viaggio affascinante, che mi ha permesso di acquisire consapevolezza circa le radici della cultura occidentale e del resto del mondo. Poi è arrivato il giorno in cui abbiamo iniziato un percorso di studio sulla risurrezione di Gesù, dalle fonti ai risvolti che tale evento ha per la storia dell’umanità. L’argomento ha segnato una svolta profonda nella mia formazione e non solo a livello culturale. Durante le lezioni è emerso chiaramente che la questione non si limita alla fede personale: l’esistenza storica di Gesù è supportata da una quantità tale di fonti, che sarebbe praticamente irrazionale negarla, esattamente come non mettiamo in dubbio l’esistenza di grandi figure storiche del passato di cui studiamo le opere. Il percorso è divenuto particolarmente coinvolgente quando siamo andati oltre la figura storica e abbiamo esplorato l’evento che più di ogni altro rivela l’identità di Gesù, la Sua risurrezione. Per analizzare e comprendere a fondo la portata di questo evento, abbiamo consultato i quattro Vangeli canonici. Ci siamo domandati se essi si riferiscono a un fatto realmente accaduto e siamo giunti a conclusioni che confermano l’autenticità storica delle testimonianze in essi contenute. Gli apostoli inizialmente potevano nutrire speranza, ma dopo essere stati testimoni oculari della risurrezione del loro Maestro, la speranza ha lasciato il posto a una fede viva. I racconti dei quattro Vangeli sono privi di elaborazioni fantasiose e trionfali apparizioni. Ad esempio, Gesù non appare, per rivalsa, a coloro che lo avevano condannato. Egli non è il protagonista di un fantasy, ma di una realtà che supera le nostre aspettative. Durante la lezione relativa alle fonti sulla risurrezione di Gesù, ho scoperto il significato più profondo del Battesimo: battezzare significa immergere, ecco che questo sacramento permette al Signore di entrare nella nostra vita e a noi di accoglierlo. Quindi, oggi sono consapevole che battezzare il proprio figlio non vuol dire costringerlo a essere cristiano, bensì fargli un regalo grande, prezioso per la sua vita. Sono al termine del quinto anno del Liceo classico e, con i miei compagni di classe, ci siamo trovati di fronte a una delle scelte più importanti e difficili: cosa fare del nostro futuro. L’ora di religione ci ha aiutati a prendere una decisione più consapevole, perché la nostra insegnante ci ha guidati nell’esplorazione antropologica della dimensione della coscienza etica, facendoci riflettere sull’importanza di interpellare il nostro “grillo parlante” per cercare e trovare la giusta direzione nelle nostre scelte e essere un giorno donne e uomini realizzati, capaci di bene, capaci di generare bellezza, capaci di verità…….in una parola capaci di essere felici. Nell’ultimo mese abbiamo affrontato temi di bioetica e per farlo abbiamo adottato un approccio multidisciplinare. Leggendo le riflessioni di filosofi e teologi, come Severino Boezio e Tommaso d’Aquino, abbiamo compreso il significato del concetto di persona e ora siamo più consapevoli del fondamento della nostra dignità e del nostro valore, così come della dignità e del valore dell’altro. Marco Tullio Cicerone nel suo trattato filosofico De natura Deorum, del 45 a.C., considera la religione uno dei pilastri dello Stato. Penso che, nel 2026, l’idea di Cicerone sia ancora valida. In un tempo in cui la dignità della persona umana rischia di essere di fatto negata, in un mondo interconnesso in cui i giovani sono spesso soli, in una società in cui la cura della dimensione spirituale sembra fuori moda, l’ora di religione a scuola è importante perché svolge una funzione civile: dona speranza, dona spazi di riflessione nei quali il nostro io può respirare e il nostro sguardo sulla vita può andare oltre la “siepe”. di Sofia Celani – Classe V sez. A – Liceo classico “Dante Alighieri” di Anagni – FR
Nessuno cammina da solo: ad Anagni “La notte prima degli esami” con il Vescovo e tanti giovani

Arriva un momento, alla vigilia dell’esame di maturità, in cui i libri si chiudono e i pensieri prendono il sopravvento. È il momento delle domande, delle paure, delle aspettative. È la notte in cui ci si accorge che sta per terminare un capitolo importante della propria vita e che un altro, ancora sconosciuto, è pronto ad aprirsi. Per accompagnare i giovani in questo passaggio così significativo, la Diocesi ha voluto offrire loro uno spazio di incontro, ascolto e preghiera nella tradizionale “Notte prima degli esami”, organizzata dall’Ufficio Catechistico diocesano e ospitata il 17 giugno presso l’Oratorio Pier Giorgio Frassati di Anagni, alla presenza dell’arcivescovo Santo Marcianò. Fin dall’accoglienza si è percepita un’atmosfera particolare: i ragazzi sono arrivati con il peso dei giorni che precedono la maturità, ma anche con la voglia di stare insieme e condividere emozioni che spesso si tengono nascoste. Divisi nelle proprie classi e accompagnati dai docenti, i ragazzi hanno partecipato all’attività delle “Scatole delle paure e delle speranze”. Ad introdurre e accompagnare questo momento è stato il professor Gaetano D’Onofrio che, con parole capaci di intercettare le emozioni della vigilia, ha invitato i maturandi a fermarsi e ad ascoltare ciò che abitava il loro cuore. Su piccoli fogli hanno affidato ciò che portavano nel cuore: il timore di non farcela, l’ansia per il futuro, la paura di deludere chi li ama. Ma anche sogni, desideri, progetti, la voglia di libertà e la speranza di costruire il proprio cammino. Nel confronto tra compagni è emersa una scoperta semplice e preziosa: nessuno era solo. Le paure avevano spesso lo stesso volto, così come le speranze. Quello che sembrava un peso individuale si è trasformato in un’esperienza condivisa. Mons. Marcianò ha poi voluto ascoltare la sintesi delle riflessioni emerse dai gruppi, incontrando idealmente il cuore di questi giovani che si preparano ad affrontare una delle prime grandi prove della loro vita. Le sue parole hanno offerto incoraggiamento e fiducia, ricordando che il valore di una persona non si misura dal risultato di un esame, ma dalla ricchezza del cammino che la conduce ad esso. Tra i momenti più significativi della serata vi è stata la benedizione delle penne, un segno semplice, ma capace di esprimere l’affidamento al Signore delle proprie fatiche, dell’impegno di questi anni e delle prove che attendono ciascuno. Durante questo momento, il pensiero dei ragazzi è andato spontaneamente a Caterina, la 18enne di Acuto morta quattro mesi fa. Il suo ricordo ha attraversato il silenzio e la preghiera, unendo tutti in un sentimento di affetto e vicinanza La serata è poi proseguita nella gioia della fraternità, tra musica, sorrisi e conversazioni che avevano il sapore delle ultime ore vissute insieme prima di un appuntamento tanto atteso. E proprio la musica ha regalato le immagini più belle della serata. Quando sono risuonate le note di Notte prima degli esami, i ragazzi hanno lasciato da parte ogni distinzione. Le classi si sono mischiate, le scuole sono scomparse e centinaia di giovani si sono ritrovati stretti in un unico, grande abbraccio. Per qualche minuto è esistita soltanto una generazione che condivideva la stessa emozione: quella di trovarsi sospesa tra ciò che è stato e ciò che sarà. Prima della fine della serata, però, quasi naturalmente, è accaduto qualcosa di ancora più intenso. Le classi si sono ricomposte. Ognuno ha cercato i propri compagni, i volti incontrati ogni mattina per cinque anni, e i professori che hanno accompagnato il percorso di crescita di ciascuno. Lo stesso canto è diventato allora più intimo, più personale. Non era più l’abbraccio di tutti, ma quello della propria storia. Quella fatta di verifiche, risate, difficoltà superate insieme, amicizie nate tra i banchi e sogni condivisi. Due immagini diverse, ma profondamente legate tra loro: la forza di sentirsi parte di una comunità più grande e la bellezza dei legami costruiti giorno dopo giorno. E mentre il futuro bussa alla porta, resta nel cuore la certezza che quella notte non è stata soltanto l’attesa di un esame, ma la celebrazione di un tratto di strada percorso insieme. di Adele Giglio
Maturandi di Anagni in pellegrinaggio alla Santissima di Vallepietra

Gli esami di maturità, per gli studenti del Liceo “Dante Alighieri” e del Convitto Nazionale Regina Margherita di Anagni, sono iniziati con qualche giorno d’anticipo, ma lontano dai banchi di scuola. Sabato 13 giugno, infatti, alcune classi dell’ultimo anno hanno scelto di inaugurare il proprio percorso verso il traguardo del diploma con un’iniziativa comunitaria speciale: un pellegrinaggio a piedi verso il Santuario della Santissima Trinità di Vallepietra. Un evento a metà strada tra la tradizionale cerimonia di avvicinamento e un profondo momento di condivisione di valori spirituali, religiosi e didattici, vissuto insieme ai propri docenti, guidato da don Gianluigi Corriere e organizzato dall’Ufficio Catechistico diocesano. La mattinata ha avuto inizio di buon’ora, quando il gruppo composto da studenti, insegnanti e accompagnatori ha raggiunto il territorio di Vallepietra. Da lì, lasciati i mezzi di trasporto, è cominciata la vera e propria ascesa. Il percorso, noto per la sua pendenza e per le insidie del terreno montano, si è rivelato una camminata faticosa e impegnativa, durata oltre due ore. La fatica fisica, tuttavia, non è stata un mero ostacolo, ma è diventata parte integrante di un cammino pedagogico e spirituale. Lungo i sentieri che portano al luogo di culto, la marcia è stata infatti intervallata da alcune tappe di sosta e di raccoglimento. Momenti di riflessione condotti da don Gianluigi, che ha saputo sfruttare la durezza del tracciato come metafora della vita e dello studio. Davanti ai giovani prossimi alla prova d’esame, il sacerdote ha sviluppato concetti centrali per la crescita personale: la necessità della sofferenza e dell’impegno costante come passaggi inevitabili per raggiungere qualsiasi conclusione significativa e per dare valore ai propri traguardi; l’importanza fondamentale di mettere e provare passione in ogni attività intrapresa, nello studio così come nelle future scelte esistenziali. Dopo lo sforzo della salita, la comunità scolastica ha raggiunto il Santuario di Vallepietra, incastonato nella roccia viva. Ad accogliere i ragazzi c’è stata un’opportunità di grande valore culturale e spirituale: una piccola visita guidata all’interno del complesso sacro. Per alcuni minuti, intensi e silenziosi, gli studenti si sono fermati a riflettere sulla spiritualità millenaria del posto, contemplando i simboli religiosi che da decenni attirano migliaia di pellegrini. Il culmine religioso della mattinata si è toccato con la celebrazione della Messa, officiata da don Gianluigi alla presenza raccolta degli studenti e dei loro docenti. Durante l’omelia, sono stati richiamati i temi dell’alleanza educativa tra scuola e Chiesa e del sostegno spirituale nei momenti di transizione come quello della maturità. Conclusa la liturgia, la giornata ha previsto un momento di convivialità e condivisione del cibo nell’area adiacente al santuario, un pranzo al sacco che ha permesso di stemperare le tensioni dell’esame imminente e di rafforzare i legami comunitari prima del rientro a casa. Una giornata intensa e indubbiamente faticosa, che ha dimostrato come la preparazione alla maturità possa passare attraverso la condivisione di ideali alti, l’impegno fisico e il raccoglimento dell’anima. di Paolo Carnevale
Campo scuola vocazionale per giovani a Loreto

Un campo scuola vocazionale, per giovani dai 18 ai 35 anni, è stato organizzato dai Centri diocesani vocazioni di Frosinone-Veroli-Ferentino e Anagni-Alatri, insieme alle Pastorali giovanili e all’Azione Cattolica delle due diocesi. Si terrà a Loreto, dal 25 al 27 agosto, all’ombra di quella Santa Casa dove risuona forte il “sì” di Maria. Il pellegrinaggio e lo stare insieme dei giovani a Loreto arriva anche a conclusione – che può essere letto anche come una ulteriore tappa o un nuovo inizio – del cammino che è stato fatto durante tutto l’anno, assieme al vescovo Santo, nel ciclo di incontri “Revolution – La rivoluzione dell’amore”. PER PARTECIPARE E PER ULTERIORI INFORMAZIONI rivolgersi ai numeri di telefono presenti nella locandina
Studenti in pellegrinaggio alla Santissima e poi la “Notte prima degli esami” con il Vescovo

Un pellegrinaggio delle classi quinte (dai 18 anni in su) al santuario della Santissima Trinità di Vallepietra è stato organizzato, per sabato 13 giugno, dall’Ufficio catechistico diocesano. I giovani muoveranno verso la meta seguendo questo tema scelto per la giornata: “3 in 1: l’algoritmo perfetto. L’amore”. Il punto di incontro è fissato per le 7.45 nel paese di Vallepietra, presso la chiesa di San Giovanni, e da qui alle 8 ci si muoverà verso la montagna e il santuario. Alle 12 un momento centrale di riflessione e preghiera; alle 13 fraternità e condivisione, con l’invito degli organizzatori a portare un rustico da condividere e tanta voglia di gioire insieme. TROVATE TUTTE LE INFO NELLA LOCANDINA Sempre l’Ufficio catechistico diocesano ha promosso anche “Notte prima degli esami”, una serata con l’arcivescovo Santo Marcianò, per mercoledì 17 giugno presso l’oratorio Frassati di Anagni, con inizio alle 19, organizzato in collaborazione con le suore Adoratrici del Sangue di Cristo. Anche in questo caso, tutte le info nella locandina
Don Angelo Conti e i suoi anni da padre spirituale dei seminaristi: «Un servizio nella gioia»

Don Angelo Conti, nominato dall’arcivescovo Santo Marcianò vicario generale della diocesi di Frosinone, si appresta a lasciare l’incarico di servizio, ricoperto per quasi 10 anni, di padre spirituale del Pontificio Collegio Leoniano, il seminario regionale di Anagni. Con lui tracciamo un bilancio di questa esperienza, parlando ovviamente soprattutto di vocazioni. In sintesi, cosa vuol dire essere un padre spirituale? «Vuol dire interrogarsi, assieme ai giovani del seminario, circa la bontà e la verità del loro cammino vocazionale; aiutarli a discernere, nella concretezza della loro vita, i segni della chiamata del Signore alla vita presbiterale. Il padre spirituale è anche un amico di questi giovani? «Il padre spirituale deve essere padre spirituale. Le amicizie no, nell’accezione classica del termine: nel rapporto di direzione spirituale si preferisce non invadere questa sfera». Hai avuto un osservatorio privilegiato, in questi anni, dell’universo giovanile: sono cambiati, stanno cambiando questi giovani? «Certo, i giovani cambiano come cambia la società, con un ritmo abbastanza rapido, accelerato, perché la società impone questi ritmi. Però i punti fondamentali del cammino spirituale rimangono sempre quelli». La crisi della vocazioni è un “fenomeno” in atto: da cosa dipende? «E’ dovuta a tanti fattori, ma non stiamo qui ad elencarli tutti perché il discorso sarebbe troppo lungo. Diciamo però una cosa: certamente c’è nella società attuale la difficoltà del trovare spazi di silenzio interiore, ed anche esteriori, per porsi all’ascolto del Signore, della Sua volontà, perché la frenesia della vita attuale cospira contro questi momenti di silenzio, di calma». Quindi, la scelta che poi un giovane fa di entrare in seminario è ben ponderata? «Certo, è ponderata. E prevede un percorso di vari anni e soprattutto il contributo di altri formatori, non solo del padre spirituale ma anche di altri formatori che hanno a cuore la crescita e il cammino vocazionale dei seminaristi». Un luogo comune, retaggio del passato, vuole i seminari come posti oscuri, inaccessibili, ma sappiamo che oggi non è così… «Ma no! Il seminario è un luogo dove si vive e si vivono determinati valori e dove ci si impegna ad assumere stili di vita evangelici. E questo significa sempre vivere appieno la vita. C’è gioia nel cammino del seminario, non ci sono ombre o zone d’ombra». Quella gioia è stata anche la tua in questi anni al Leoniano? «Sì, la mia gioia è stata grande! Anzitutto perché ho vissuto nel Leoniano che è stato il mio seminario, Ma gioia anche per aver contribuito al cammino vocazionale di tanti giovani, per aver dato il mio apporto alla loro maturazione spirituale. E tanta gioia perché anche io, con i giovani, mi sono messo all’ascolto della Parola del Signore. E’ stato un cammino di verità, da entrambe le parti». L’arcivescovo Marcianò fin dal suo arrivo nelle due diocesi ha iniziato a curare in maniera particolare la pastorale giovanile e vocazionale, attraverso la “rivoluzione dell’amore”: è questa la chiave di volta per un nuovo impulso? «Sì, ed è la chiave di volta giusta, perché rivoluzione dell’amore significa mettere al centro della propria esperienza di vita innanzitutto l’amore di Dio. E quindi saper mettere in gioco anche il nostro amore di risposta. Amore che poi si manifesta per coloro che il Signore ci mette accanto». di Igor Traboni
“Avvocati per la solidarietà” e Caritas insieme per i diritti

Avvocati per la solidarietà: è questo il nome di un gruppo di 15 legali del Foro di Frosinone che hanno deciso di mettere le loro professionalità, ma anche tanta umanità e vicinanza umana e cristiana, a disposizione dei meno fortunati, di persone con varie problematiche – anche per l’appunto di natura legale – già presi in carico dalla Caritas interdiocesana. Non si tratta di una nuova associazione, ma di un movimento spontaneo di questi professionisti che, con un cuore grande così, daranno ascolto e consigli legali, muovendosi in tutti gli ambiti della professione e dunque delle necessità di persone spesso vittime di violenze o i cui diritti civili sono stati violati: penale, civile, amministrativo, diritto del lavoro, della famiglia, bullismo, cyber bullismo e altro. Il tutto, come detto, raccogliendo le segnalazioni della Caritas interdiocesana, il cui direttore, don Onofrio Cannato, e i vari operatori e volontari (altri cuori grandi così…) nella mattinata di giovedì 21 maggio hanno presentato gli avvocati al vescovo Santo Marcianò. «Devo dirvi subito un grande “grazie” e il fatto che per me è un onore conoscervi – ha detto il presule – perché non è affatto scontato che professionisti come voi, si dedichino a questa vera e propria forma di carità, avvicinandosi al mondo dei poveri, di quelli che hanno bisogno. Il vostro gesto mi commuove – ha aggiunto Marcianò, che ha poi voluto conoscere uno ad uno i legali presenti – e alimenta in me tanta speranza. E anche la speranza che, grazie a persone come voi, è davvero possibile realizzare quella “rivoluzione dell’amore” di cui ho parlato fin dal mio arrivo in queste diocesi». Un incontro tanto significativo quanto semplice, e poi, subito al “lavoro”, cioè “al servizio”, con alcuni legali che hanno già affrontato i primi due casi segnalati dalla Caritas. di Igor Traboni
